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Avviso: questo non  è un post su Halloween.

E' il grido disperato di una madre che si chiede ininterrottamente: "Ma perché mia figlia ha un gusto per il macabro così spiccato? Avrà qualche turba psichica? Dove avrò sbagliato?"

Ho già scritto che la Ninfa ha una predilezione esagerata per la saga di Jurassic Park e per i film d'animazione dove spadroneggiano mostri e cattivi.

Ma ultimamente mi sembra che questo suo gusto un pò sopra le righe stia degenerando. Ogni volta che accendiamo la TV o raccontiamo una storia lei chiede nell'ordine:

  1. ci sono i mostri?
  2. ci sono i cattivi?
  3. c'è il sangue?

Ma io mi dico e mi domando: secondo voi è una cosa normale? Anche quando siamo fuori e vede qualche bambino che cade il suo primo pensiero va al sangue.

"Mamma, guarda, quel bambino è caduto! Andiamo a vedere se c'è il sangue!"

Qualche giorno fa giocava con il suo fratellino.

"Ringhio, facciamo finta che tu sei morto perché il dinosauro ti ha mangiato. Mamma, non camminare lì! Non vedi tutto il suo sangue sul pavimento?"

La faccenda mi inquieta e non poco. Le altre bambine amano le farfalle, le fatine, le principesse. Anche alla mia piacciono, beninteso, ma lei le inserisce sempre in un contesto un pò... splatter.

Anche quando è lei in prima persona a farsi male fa di tutto per farsi uscire il sangue. Sta a spremersi come un'arancia per vedere se ne esce qualche goccia. Poi, tutta estasiata, mi dice: "Mamma, guarda che male che mi sono fatta, esce il sangue!"

Altre mamme mi hanno detto che anche i loro figli (spesso più grandicelli) hanno un incomprensibile interesse per questo tema, a volte correlato con:

  1. incidenti stradali e veicoli di soccorso;
  2. auto della polizia e dei carabinieri con sirene e lampeggianti;
  3. cimiteri delle macchine;
  4. insetti schiacciati;
  5. mostri e co.

Ora mi sento in buona compagnia. Insomma, mal comune mezzo gaudio, come dice il proverbio.

Spulciando qua e là,, ho trovato che potrebbe esistere una spiegazione: i bambini attraverso questi giochi entrano in contatto con le proprie paure e angosce profonde ed in qualche modo le esorcizzano.

E' lo stesso procedimento che mettono in atto durante Halloween o Carnevale: i bambini distinguono tra realtà e fantasia e si muovono all'interno di un ambito su cui sentono di avere il controllo. Sono loro i primi a sapere che "stanno facendo finta" e sono sempre loro ad essere coscienti che quello che avviene in un film non è vero ma è una finzione.

Sinceramente? La cosa non mi fa sentire tranquilla comunque. Ma vedo che la Ninfa non ha incubi, non ha problemi a dormire col buio o ad andare nel bosco a passeggiare (nonostante la favola di Hansel e Gretel o di Cappuccetto Rosso).

Quindi pensiamo positivo: il suo interesse  per il sangue magari la farà diventare un'infermiera o una dottoressa.

E comunque meglio una bambina che non si impressiona: devo già rianimare CF che quando vede due gocce di sangue, pure dipinte, sviene, figuriamoci se dovevo rianimare pure lei!

E voi, ditemi: i vostri figli amano lo splatter? O magari lo amate voi?

 

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Se sei una di quelle fortunatissime donne che dopo la gravidanza si ritrova con un fisico da modella pari o addirittura meglio di prima, questo post non fa per te.

Fammi un piacere, passa oltre, grazie.

Se invece sei una di quelle donne normali a cui la gravidanza ha lasciato qualche regalo sul corpo, ecco, allora sei dei nostri.

Anche a te ad un certo punto sarà venuto in mente che era ora di ricominciare.

A fare? Ma a fare sport, naturalmente!

E come si riconosce una mamma in palestra?

Non dai chili di troppo (che, mannaggia, non vogliono saperne di scendere dalla panza o dalle chiappe).

La mamma in palestra si riconosce subito perché giustifica i chili in eccesso con la gravidanza stessa.

"Sì, sono mamma e ho qualche chilo da smaltire".

Nella maggior parte dei casi non specifica che mamma lo è già da un pò, magari giusto giusto quei cinque o sei anni.

E che magari quell'aumento di peso è imputabile ad altro.

Tipo che ti abbuffi di cibo-spazzatura, ti alimenti in modo del tutto casuale mangiandoti pure gli avanzi del pupo  ingurgiti cioccolata senza un domani.

La mamma in palestra si riconosce subito perché ha un aria smarrita e perplessa.

Nell'ordine si chiede :

"Non so perché ho deciso di venire.

Ma sarò nel posto giusto?

E' il corso base, non un livello avanzato, vero?".

La mamma in palestra si distingue dal suo abbigliamento.

Se era una sportiva anche prima di rimanere incinta, sicuramente avrà indosso gli stessi capi di allora.

Con un effetto devastante.

Pantaloni Freddy a vita bassa da cui la pancia straborderà stile bevitore di birra tedesco.

Canottiera super aderente rosa shocking da cui spunteranno due braccia da panettiere con la ciccia che sobbalza ad ogni movimento.

Tette compresse in un ergonomico reggiseno sportivo di due taglie più piccolo.

L'effetto push-up è garantito, ma anche la fuoriuscita delle vostre grazie al minimo salto.

Se invece non era una sportiva, avrà indosso:

pantaloni della tuta sformati che usa tutti i gironi in casa;

maglietta a mezze maniche, bianca o nera, taglia extra-large, con evidenti tracce del passaggio dei pargoli (giusto giusto un bacino prima di andare via);

reggiseno contenitivo con ferretto color carne.

La mamma in palestra tenderà a defilarsi.

Adotterà la tecnica degli studenti nel giorno dell' interrogazione.

Si mimetizzerà nell'ultima fila, possibilmente dietro una colonna.

La mamma in palestra si ritroverà a sbuffare dopo i primi cinque minuti di riscaldamento.

Tenterà di inspirare più aria possibile con suoni tipo mantice.

Sbufferà come un toro impazzito il giorno della corsa dei tori a Pamplona.

Infine si rannicchierà sfatta aspettando che il battito del cuore torni normale, guardando invidiosa le altre donne saltellare senza il minimo sforzo al ritmo della musica.

 

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A volte capita anche a me di essere presa dal sacro fuoco del riordino e delle pulizie.

Questo week-end ho messo mano alla mia piccola libreria. Dal fondo di un cassetto ho ripescato un'agenda vecchia, dell'epoca ante-figli.

Ebbene sì, care amiche, quando sei mamma la tua vita si divide in due epoche: quella ante figli e quella post figli.

E sì, so benissimo che l'agenda cartacea è un pò superata, che le più tecnologiche utilizzano quella elettronica, ma io rimango una fedele sostenitrice della carta.

Ma tant'è, volete vedere come è cambiata?

Settimana tipo della me ante-figli

Lunedì pausa pranzo: pranzo con Simo (amica dei tempi dell'università)

Lunedì ore 19: spinning (perché la forma fisica è importante!)

E il pacchetto comprende anche un bel giretto nella zona relax della palestra, con sauna e bagno turco...

Martedì ore 13: appuntamento dall'estetista. Manicure, pedicure e magari un bel massaggio. Perché anche l'occhio vuole la sua parte!

E la sera ore 19,15: aperitivo con due amiche, G. e P. per discutere della festa di compleanno dell'amica S.

Mercoledì: ricordarsi il regalo per la suddetta amica e la sera un bel salto al cinema con CF! Poi magari una birretta al pub lì vicino.

Giovedì pausa pranzo: salto dalla parrucchiera,  l'ordine comincia dalla testa!

La sera di nuovo palestra, magari dopo si fa un salto a casa dell'amica a dare un'occhiata al vestito nuovo che ha preso e magari mi presta pure quella favolosa pochette argento griffata che fa tanto VIP!

Venerdì sera: tutti carichi per la festa di S!!!  Cena in qualche locale trendy e poi via a ballare in qualche posto fichissimo! Al ritorno cornetto e cappucino non ce lo toglie nessuno.

E immuni alla stanchezza, sabato mattina si parte all'alba, si prende un aereo con CF e si va a Barcellona per il week-end!

Ed ecco a voi, siore e siori, l'agenda della me figli-munita:

Lunedì pausa pranzo: stendere e caricare un'altra lavatrice

Lunedì sera: mentre si prepara la cena, intrattenere due pargoli exagitati e con una mano rispondere alla telefonata della nonna di turno, mentre una parte del cervello si occuperà di continuare a ricordarti di preparare i soldi per la gita dell'asilo da consegnare l'indomani.

Martedì pausa pranzo: stirare, stirare, stirare

Martedì sera: sperare di riuscire a sfamare la famiglia, riordinare la casa e schizzare alla velocità della luce alla noiosissima riunione dell'asilo, dove si discuterà di varie ed eventuali. E della gita. Di cui ovviamente avrete dimenticato i soldi.

Mercoledì pausa pranzo: correre con Ringhio alla visita di controllo dal pediatra, riportarlo a casa e ritornare al lavoro.

Mercoledì sera: crollare sfrante sul divano con due bambini belli carichi che saltellano per la stanza mentre CF imperturbabile si prepara per andare al lavoro.

Giovedì pausa pranzo: "Si, salve, purtroppo devo annullare la lezione di spinning di questa sera...Sì, lo so, dovevo chiamare ieri ora devo pagarla. Pazienza!" La panza ringrazia, il portafoglio no.

Giovedì sera: ci spariamo per la trecentotrentatreesima volta "Frozen", cercando di arginare la palpebra che cala, mentre chi doveva tenere i bambini è a casa malata.

Venerdì pausa pranzo: correre in quel negozio dove è appena partita l'offerta dei pannolini per Ringhio. Arraffare quante più confezioni possibile, arrivare alla cassa e scoprire che al massimo se ne possono comperare due. Bofonchiare contro le stupide regole e scoprire di aver dimenticato il bancomat a casa!

Venerdì sera: oltre alla normale routine, ricordarsi di preparare le cose per la piscina.

Sabato mattina: altro che voli ed emozionanti week end in città straniere! Caricare una recalcitrante Ninfa in auto e andare in piscina per la lezione di nuoto. Seguirà emozionantissimo tour per le corsie sovraffollate del supermercato di turno, con un Ringhio incazzato e strillante costretto a stare nel carrello, mentre la Ninfa e CF saranno alla festa di compleanno dell'amica di turno (speriamo che CF si sia ricordato il regalo!)

E per finire cena a casa con pizza a domicilio. Che verrà consegnata da un nuovo ragazzetto brufoloso con un'ora di ritardo. Fredda e gommosa.

Domenica non vi sveglierete tra le coltri di un hotel a cinque stelle con colazione in camera, ma i vostri pargoli vi tireranno giù dal letto alle 6,30 fregandosene che la domenica sia un giorno festivo. Ancora in coma, vi sbatterete per preparare la colazione, valuterete se vestirvi e opterete per rimanere in pigiama almeno fino al primo pomeriggio.

Poi caricherete i pupi in macchina e andrete con CF al campo del paese vicino dove avete appuntamento con altri disgraziati genitori per la partita di calcio organizzata dall'istituto durante la riunione del lunedì sera precedente.

E buona vita a tutte!

 

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La Ninfa e Ringhio hanno ventitré mesi di differenza, lei è di gennaio 2013 e lui di dicembre 2014 ( a vedere solo le date sembra che siano nati a un anno di distanza, ma sono quasi due anni).

Quando abbiamo deciso che eravamo pronti per avere un secondo figlio, mi aspettavo che le cose fossero più semplici.

Non ero ancora uscita dal tunnel pannolini e co. con la Ninfa e pensavo quindi che un altro neonato non mi avrebbe dato molti problemi.

Ovviamente sbagliavo. Su tutta la linea. La Ninfa usava ancora il pannolino e doveva essere seguita sotto alcuni aspetti, ma per il resto era già molto autonoma.

Il rapporto mamma-papà- Ninfa era ancora in via di sviluppo, ma ne avevamo già gettato le basi: c'erano giochi e momenti che ognuno di noi dedicava alla pupa, altri comunitari e altri in cui lei era libera di autogestirsi.

La Ninfa non è mai stata una bambina morbosamente attaccata a mamma e papà, si è sempre adattata bene ai nostri ritmi e, seppur con le sue stravaganze e il suo carattere lunatico, siamo riusciti insieme a trovare una routine in cui perfino io riuscivo a ritagliarmi del tempo libero.

E' superfluo dire che Ringhio ha destabilizzato tutto questo, vero? Mica per colpa sua, povera creatura (o forse sì, visto il carattere non troppo accomodante).

Ricominciare da capo con un neonato quando si sta seguendo una bimba già praticamente grande è faticosissimo.

La Santa Trinità del neonato, pappa-nanna-cacca, torna a scandire le tue giornate.

Nella fattispecie:

  1. allattare un pupo voracissimo minimo dieci volte al giorno, notte compresa;
  2. cambiare suddetto neonato che produce tonnellate di pupù maleodorante che a volte stravolgendo qualsiasi legge fisica riesce a risalire fino alle spalle;
  3. tentare con qualsiasi mezzo di far addormentare suddetto frugoletto ( e quando dico qualsiasi intendo qualsiasi).

E in più seguire la tua primogenita tentando di mantenere le stesse abitudini di prima, per non incrinare il suo equilibrio e ridurre al minimo il rischio di gelosia.

Abbiamo sempre lavorato partendo dal presupposto che Ringhio doveva essere inserito nel menage familiare con il minimo sconvolgimento delle abitudini degli altri membri, soprattutto della pupa, senza farlo diventare il fulcro principale dell'intera routine.

Insomma, una faticaccia e per molti aspetti anche una pia illusione!

Ora siamo quasi fuori dal tunnel, manca la fase spannolinamento di Ringhio e poi tutto sarà più facile (mamme di figli grandi, vi prego, non disilludetemi).

E tutto questo per avere due bambini con una differenza d'età minima, perché "se i fratelli non hanno tanti anni di differenza il loro rapporto è più forte e simbiotico".

Non so se sia vero o no.

Li osservo spesso in questi ultimi mesi, quando giocano assieme.

Ci sono momenti in cui se ne stanno pacifici a costruire casette o torri con le lego salvo poi cominciare a litigare perché si trovano in disaccordo su dove collocare quel mattoncino.

Altre volte invece la Ninfa gioca in solitaria, presa nel suo mondo di fate cattive, unicorni e dinosauri e Ringhio le va dietro cercando di imitare ogni sua più piccola mossa.

Spesso la Ninfa pretende di giocare con Ringhio come se fosse un suo subordinato: lei gli ordina cosa fare e poi si arrabbia quando lui non ubbidisce. Insomma, lo schiavizza e lo mena se non ci sta.

Ma la sorpresa più grande l'ho avuta qualche giorno fa.

Approfittando dei saldi, siamo andati in un centro commerciale alla ricerca di scarpe per CF.

All'interno di questo centro c'è uno spazio adibito a far giocare i bambini. Niente di ché, solo una specie di corridoio delimitato da morbidi sedili imbottiti al cui interno sono stati messi in successione tre grossi materassoni con dei cubi di varie dimensioni, tutti colorati.

Per i bambini è meglio del luna-park. Entrano senza scarpe e cominciano a correre e saltare come dei matti. Ci sono decine di bambini di ogni nazionalità e di ogni età. Un vero pandemonio.

Io ero lì a tenerli d'occhio dal perimetro. Li guardavo saltare, correre, buttarsi per terra.

La Ninfa oramai agile che faceva capriole e che tentava di imparare a fare la ruota dalle bimbe più grandi.

Ringhio che si lanciava impavido dai cubi atterrando anche di testa.

Ho notato che il piccoletto però si sentiva perso se non aveva sott'occhio la Ninfa. Le volte in cui non riusciva a vederla tra la folla dei bambini cominciava a vagare con uno sguardo allarmato e smarrito, finché non riusciva ad individuarla.

La Ninfa si trova bene con tutti, sia grandi che piccoli. Se i più grandi sono fonte di ispirazione, verso i bambini piccoli ha un atteggiamento molto protettivo.

C'erano due o tre bimbe di un anno circa, con il loro ciuccio in bocca, che tentavano di stare in piedi in mezzo a quel caos di bambini che correvano e saltavano. La Ninfa si è avvicinata, le ha prese per mano e le ha fatte sedere al bordo del tappeto. Poi ha cominciato a giocare con loro, a raccontargli favole e canzoncine.

Le mamme delle bimbe erano stupite e le hanno fatto dei video (alla faccia della privacy, eh!).

Poi è arrivato Ringhio, che si è buttato addosso alla sorella e ha cominciato a baciarla, quasi volesse dire "Ehi bimbe, giù le mani, questa è mia sorella, capito?"

Dopo questa esibizione d'affetto, se n'è tornato ai suoi salti.

Anche la Ninfa dal canto suo dimostra di tenere al fratellino. Lo ha difeso quando un bambino più grande ha spinto Ringhio giù dal cubo, ne ha sgridato un altro quando non voleva farlo giocare e l'ha sempre tenuto d'occhio.

Io invece, a parte verificare che non si facessero male e che non ne facessero agli altri, me ne sono sempre stata in disparte. Volevo solo osservare come si comportavano in mezzo agli altri bambini e posso ritenermi soddisfatta da quello che ho visto.

Anche se spesso litigano e a volte si picchiano, sono una il punto di riferimento dell'altro. Non sono bimbi che se ne stanno solo tra di loro, ma socializzano volentieri con gli altri.

Allo stesso tempo però hanno ben chiaro che il rapporto che li lega è speciale e unico, diverso da quello che li unisce agli altri bambini.

Vedendoli così, mi sono fatta i complimenti da sola. Perché allora non sono proprio la più incapace delle madri, eh!

 

 

 

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Ogni genitore si ingegna come può per superare le situazione d'impasse della propria prole.

Come già accennato diverse volte, il nostro problema principale con la Ninfa e Ringhio è il sonno.

Veniamo da una condizione di co-sleeping forzata che siamo riusciti a superare solo da qualche mese.

Di comune accordo (strano ma vero) io e CF abbiamo deciso di agire in questo modo:

  • si va a letto tra le 20,30 e le 21,15
  • si racconta una favola
  • si chiacchiera un momento
  • ci si scambia la buona notte

Questo atteggiamento fermo e deciso ci è stato d'aiuto nelle prime settimane.

Bisogna però aggiungere che siamo anche abbastanza elastici: ogni bambino è bene accetto nel lettone ma a partire da una certa ora.

Se i pupi si presentano per esempio alle due di notte vengono riaccompagnati nella loro camera (poi a volte capita che pure la mamma svenga in uno dei lettini dei figli e non riemerga più dalla cameretta, ma questo è un altro discorso).

Il colpo di genio però è stato l'arrivo del folletto del lettino.

Il folletto del lettino è una simpatica creatura che si aggira di primo mattino per lasciare un dolcetto ai bimbi che hanno dormito tutta notte nella loro cameretta.

Il folletto del lettino

In questo modo, quelle (poche) volte che i bambini dormono tutta la notte da soli, si ritrovano una piccola caramellina e l'elogio di mamma e papà.

Come in qualsiasi altro campo educativo, ci sono molte controversie riguardo a se  sia meglio ricompensare i bambini con cose materiali o elogiarli con parole e complimenti.

La critica più severa sostiene che premiare materialmente i bambini sia controproducente: i piccoli si focalizzano sul premio e non sulla motivazione. Poi ci ritroviamo con sedicenni che, alla prima richiesta d'aiuto, ti chiedono: "E cosa mi dai in cambio?"

Parole sante! Ma provate a spiegare a un bimbo di 2-3 anni che deve dormire da solo perché mamma e papà vogliono dormire comodamente e vediamo cosa succede.

Io sono una sostenitrice del motto: "Sopravvive solo chi si adatta".

In parole povere: dare una ricompensa per ogni cosa che i bambini fanno è sicuramente esagerato.

Trovare un modo alternativo che premi i figli piccoli in casi particolari e li incentivi secondo me è cosa lecita.

Tanto più che questo piccolo regalo non viene lasciato da mamma e papà, ma da un'entità "altra" che quindi va a rafforzare l'idea che quella determinata cosa si deve fare non solo perché lo dicono i genitori, ma perché è giusta a prescindere.

Chiaramente l'idea è quella che, quando le notti di sonno completo diventeranno molto frequenti, andranno scemando anche le ricompense.

Per ora mi sembra che stia funzionando. Non so se sia un metodo educativo brillante e da imitare, però credo che sia un buon escamotage.

Del resto si parla tanto di punizioni e castighi, quando e come darli. Mi sembra quindi giusto che a volte i premi ci possano stare e non solo a parole.

Voi cosa fate? Date qualche ricompensa materiale ai vostri bambini o sono l'unica mamma depravata che lo fa?

 

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Ieri nel mio piccolo paese situato in una valle non molto felice è accaduto un fatto tragico.

Lo sto scrivendo solo perché devo liberarmi da questo peso, perché non posso fare a meno di continuare a pensarci, perché mi ha proprio sconquassato l'anima nel profondo.

Ieri è morta una bambina di cinque anni, che frequentava la stessa classe della Ninfa alla materna. Si è spenta dopo una corsa disperata all'ospedale e un  inutile tentativo di rianimazione.

L'abbiamo appreso all'ora di pranzo, quasi per caso. CF guardava Facebook e si è ritrovato a leggere la notizia del giornale locale.

Nel frattempo il vicino di casa ottantenne mi suona il campanello, col volto preoccupato, per darmi la triste notizia.

Lo ringrazio e torno da CF.

Insieme leggiamo le poche righe che parlano del decesso di una bambina di 5 anni avvenuta per una forma non contagiosa di meningite da pneumococco.

Va detto che viene specificato che i medici non hanno disposto nessun tipo di profilassi nemmeno per i parenti stretti per la non contagiosità della forma di meningite.

Credo comunque di aver perso dieci anni di vita.

In questi ultimi mesi il binomio "meningite" e "decesso" all'interno della stessa frase ha il potere di gelare il sangue a tutte le mamme.

Ci siamo interrogati sull'identità della piccola, dal momento che ultimamente un sacco di bambini sono a casa decimati da varicella o influenza.

Poi ci siamo chiesti se fosse il caso o meno di andare a verificare in loco che tutto stesse andando bene.

Se mi conoscete, sapete che non sono ansiosa, per cui ho optato per un no. Ho dato fiducia a chi ha detto che non c'era nulla di cui preoccuparsi.

Ho pensato che, se si doveva andare a prendere i bambini, le maestre ci avrebbero contattato.

Salvo poi essere chiamata da CF che, uscito per andare al lavoro, mi avvisa che davanti all'asilo c'è una coda infinita di genitori che stanno portando via i bambini.

A quel punto devo per forza andare.

Quando arrivo mi accorgo che è in corso un'evacuazione generale: mamme, papà e nonni sconvolti portano a casa i loro pargoli, come se un' uscita lampo dall'istituto abbia il potere di prevenire un eventuale contagio.

Le maestre sono divise: c'è chi comprende lo stato d'animo dei genitori e chi invece ne è molto infastidito.

Nel frattempo il panico serpeggia.

Su whatsapp è tutto un intrecciarsi di messaggi per scoprire l'identità della piccola e per capire come muovere i prossimi passi.

Nel primo pomeriggio le rappresentati ci rassicurano: a breve ci sarà una riunione con maestre e direttrice del plesso e rappresentanti dell'ASL, che devono emettere un documento ufficiale che attesti la non pericolosità dell'accaduto.

Con il cuore pesante mi avvio al lavoro, mentre mia figlia ignara di tutto mi saluta con la mano.

In seguito si apprende che la bimba, di origine pakistana, era una compagna di classe della Ninfa e sarebbe deceduta in seguito a meningite da pneumococco.

Dall'ASL continuano a ripetere che non ci sono pericoli di contagio. Se da una parte la notizia mi rinfranca, dall'altra mi sento addolorata per la famiglia della bambina.

Il tam-tam sul gruppo dell'asilo riprende incessante.

La cosa che mi sconvolge di più è notare che, da quando la piccola ha un nome, un volto, un'identità sembra essere passata in secondo piano.

Perché era pakistana. Perché non era "una di noi". Perché se proprio deve capitare è meglio che succeda a "quegli altri".

La priorità ora è sapere se i bambini l'indomani possono o no tornare all'asilo.

Questo fatto mi rattrista moltissimo. E' vero, la comunità pakistana presente sul nostro territorio non fa grandi sforzi per integrarsi. E non li fanno nemmeno gli Italiani.

Tranne loro, i bambini.

Ai bambini non importa da dove vieni, che cosa puoi mangiare, di che colore hai la pelle. I bambini non ti giudicano se fai l'ora di religione o se non vai a messa la domenica.

Ai bambini importa solo se sei simpatico o antipatico, se hai voglia di giocare o di disegnare. O di essere mio amico.

Come lo era M. della Ninfa.

M. che, a quanto pare, non aveva fatto le vaccinazioni.

M. che era stata in pronto soccorso con la febbre alta ed era stata rimandata a casa perché aveva l'influenza.

M. che, forse per una diagnosi sbagliata (ora hanno aperto un'inchiesta), è morta.

M. che invece dell'influenza aveva contratto una forma particolare di meningite da pneumococco.

M. che era vispa, allegra, chiacchierina con quel suo italiano un pò stentato.

M. che era una bellissima bambina.

M. che ora non c'è più.

Di M. rimarrà la foto di gruppo di Natale, un paio di articoli dedicati alla sua tragica scomparsa, poi il ricordo sbiadirà lentamente dalle nostre menti e diventerà un fatto di cronaca da raccontare.

Non so quando né come spiegherò alla Ninfa perché M. non andrà più all'asilo. Forse, da codarda, le dirò che è tornata a vivere in Pakistan.

Non perché credo che la Ninfa non sia pronta per affrontare certe esperienze, ma perché sono io che mi sento impreparata.

Come spieghi a una bimba di quattro anni che una sua amica è morta perché si è ammalata? Come le dici che se i suoi genitori l'avessero vaccinata sarebbe ancora qui?

Come le racconti questo fatto senza provocare poi ansie e paranoie?

Come puoi impedire l'associazione "se mi ammalo poi muoio" o "se la mamma si ammala poi muore"?

E' comodo affrontare certe notizie quando le leggi sui giornali o le ascolti in televisione o alla radio!

Quando ti piombano addosso, tra capo e collo, e riguardano persone che si conoscono allora la faccenda cambia.

Torna l'eterno dilemma sulle vaccinazioni, se sia meglio o meno farle, se renderle o meno obbligatorie.

Si insinua il dubbio: "Se non è contagioso, come ha fatto a prenderlo? Da qualche parte l'avrà pur preso."

Riappare il clima di sospetto sugli immigrati, accusati più o meno esplicitamente di portare in Italia malattie che qui non c'erano più o non ci sono mai state.

Si affaccia la questione sulla malasanità, sulla gestione di un Pronto Soccorso in cui il personale lavora a ritmi estenuanti ed è sotto numerato.

Emerge l'impreparazione di un plesso scolastico che, a mio parere, poteva gestire la questione in un altro modo, evitando che si diffondesse il panico.

Non credo che i genitori debbano venire a conoscenza di questioni così delicate e destabilizzanti da un social o dal vicino di casa ottantenne!

In ogni caso, piccola M., la tua memoria verrà onorata, almeno da me. Non credo che riuscirò a dimenticarmi di te. Mai più.

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