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La Ninfa ha scoperto relativamente tardi la televisione. No, non complimentatevi con me, non è il caso, non sono una di quelle mamme che "la televisione per me potrebbe anche non esistere". O meglio, la televisione è una grande risorsa se gestita nel modo corretto.

In breve: io c'ho tentato di propinare qualche programma educativo (ma anche no) a mia figlia, di mollarla davanti allo schermo giusto il tempo per andare in bagno, ma lei niente, non ha mai subito il fascino della scatola magica.

Questo fino allo scorso anno, con la scoperta della oramai nota serie TV "Mascha e l'orso". Ma bene, mi sono detta, forse riesco a fare qualcosa senza essere pedinata e sorvegliata a vista. Già immaginavo lei piazzata sul divano con Ringhio e col padre che, volente o nolente (sotto pesanti minacce), si trastullava guardando i classici della Disney.

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Grosso grossissimo errore: la mia piccola bambina, così femminile nelle posture, nelle abitudini e negli atteggiamenti odia le principesse! Le piace giocare con bambole dai vestiti principeschi, adora travestirsi da principessa o da fatina ma detesta Belle, Ariel o Cenerentola. Proprio non ce la fa a guardare questi film d'animazione per più di venti minuti consecutivi.

Abbiamo scoperto che la Ninfa ha una propensione per quei cartoni animati e film i cui protagonisti sono draghi o mostri. CF non ci poteva credere: ho visto i suoi occhi illuminarsi. Con un plateale sospiro di sollievo ha subito fatto vedere alla pupa Shreck e da lì non ci siamo più fermati.

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Quindi, nell'ordine: tutta la serie dell'orco verde (i suoi preferiti sono l'uno e il tre), tutta la serie di Kung Fu Panda, tutta l'Era Glaciale, Hotel Transilvania 1 e 2 e DragonTrailer 1 e 2.

CF ha tentato con la  "Cars" ma senza successo. Un paio di mesi fa complice un'amichetta la Ninfa ha visto per la prima volta "Frozen". Che dire? Amore a prima vista con crollo dei castelli in aria del papà. Ma è stata la defaiance di un momento.La Ninfa più che il film adora il merchandising: bambole, libri, pigiama...

Il mese scorso avevo voglia di guardare "Jurassic Park- Il mondo perduto". I bimbi dormivano già per cui via libera. Dopo una mezz'oretta, la pargola si sveglia e ci raggiunge sul divano. L'ho tenuta con noi nella speranza che si riaddormentasse. Indovinate un pò? S'è vista tutto il film con un interesse quasi comico. Come suo solito, non stava zitta un attimo:

"Perchè scappano?"

"Perchè il dinosauro li insegue."

"Perchè?"

"Perchè vuole mangiarli. Ma solo nella televisione, nella realtà il dinosauro non c'è"

"Si, mamma, lo so, è per finta".

Non inorridite, per favore, vi assicuro che non ha subito traumi di sorta, anzi.

Dal mese scorso quindi nella hit parade della Ninfa sono entrati anche tutti e quattro i film di Jurassik Park. 

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Ora, se ho bisogno di fare delle cose le accendo la tv e le dico:

"Amore, guarda che tra poco arrivano i dinosauri!"

Sì, sono subdola e ingannatrice, ma almeno così la pipì riesco a farla in pace!

Uno di questi giorni provo con la saga de "Il signore degli anelli"...

Se volete, ditemi quali sono i programmi che amano i vostri figli. E quali stratagemmi utilizzate per andare in bagno in santa pace.

 

 

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Ieri sera è venuta a trovarci una coppia di amici che non vedevamo da qualche mese. Aspettano un bambino. Sono frizzanti e agitati come tutte le coppie in attesa.

Ma sono anche molto pratici, o meglio lei è molto pratica. Sotto tutta quell'aurea rosa piena di cuoricini e sdolcinatezze varie tipica delle donne incinte, spicca una donna dal carattere forte.

Inevitabilmente abbiamo parlato di figli (no, tranquille, non ho fatto terrorismo psicologico).

Mi ha fatto una domanda spiazzante: "Ma voi l'avete fatto il pre-riconoscimento?"

Scena muta. Io e CF siamo scesi dalle nuvole. Il pre-ri-cosa?

In poche parole ci ha spiegato cos'è.

Quando si convive (ma anche se non si convive), al momento della nascita dei figli, entrambi i genitori devono andare all'anagrafe per riconoscere il frugoletto. Se ci va solo la mamma, al bambino viene dato il suo cognome di default. Il padre da solo non viene neppure preso in considerazione. Invece nelle coppie sposate questa procedura può essere fatta solo da un genitore.

Ma cosa succede se uno dei due non ha la possibilità di andare? Per esempio, se la mamma in seguito al parto (porella!) ha avuto delle complicazioni e non può andare all'anagrafe o se il padre è tragicamente venuto a mancare prima del termine (sì, sono ammessi scongiuri di ogni tipo), come fa a riconoscere il proprio figlio?

Ecco allora che i legislatori hanno avuto un colpo di genio: il riconoscimento posteriore al concepimento. Trattasi di una procedura semplicissima che ogni coppia non sposata che vuole riconoscere il proprio bambino dovrebbe fare.

Quando il figlio se ne sta ancora bello placido nella pancia della mamma, i futuri genitori muniti di documenti d'identità validi e di certificato che attesti la gravidanza vanno all'anagrafe e firmano una dichiarazione che afferma che, dall'unione naturale dei conviventi, è stato concepito un figlio che entrambi si impegnano fin da subito a riconoscere.

Una copia della dichiarazione viene rilasciata ai futuri genitori e, dopo il parto, basterà che uno solo di loro si rechi all'anagrafe. Et voilà!

Semplice, immediato ed efficace!

Noi non lo sapevamo. Non ce l'hanno spiegato neppure al corso pre-parto, quando ci è stato detto quello che dovevano fare le coppie non sposate.

Certo, per fortuna non ne abbiamo avuto bisogno. E se invece così non fosse stato? Mi vengono i brividi solo a pensarci.

E' soddisfacente sapere che pian piano la legislatura si sta adoperando per parificare e tutelare i figli non concepiti all'interno del matrimonio. Ma allo stesso tempo trovo strano che l'informazione non venga divulgata. Personalmente io non conoscevo questa pratica, ma chiedendo qua e là ho assodato che nessuna delle coppie non sposate con cui sono in contatto ne era a conoscenza. Fa parte della Legge numero 219 del 10 Dicembre 2012. Io ho avuto la Ninfa nel 2013  e Ringhio nel 2014, per cui qualcuno avrebbe potuto informarmi.

Francamente sono costernata. Insomma, non è un'informazione da poco!

Ho fatto una telefonata al comune dove viviamo, tanto per vedere che aria tira. La signora dell'anagrafe mi ha detto che è una pratica che nell'ultimo anno hanno fatto spesso, ma effettivamente non ci sono volantini o brochure che la incoraggiano. Davvero, ha detto proprio così, "incoraggiano"!

Neppure al consultorio ho trovato materiale informativo, ma mi hanno rassicurato dicendo che durante il corso pre-parto sono informazioni che si danno. Delle due, allora, l'una: o la nostra ostetrica si è dimenticata di dirlo o non lo sapeva nemmeno lei. Su dieci coppie (di cui tre non sposate) nemmeno una si ricorda di questo.

Che dire, per fortuna non ci è capitato nulla di grave! E' chiaro che se tornassi indietro lo farei subito immediatamente al volo.

Che di mamma (e anche di papà) in questo caso ce n'è una sola.

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L'altro sera stavo finendo di sistemare la casa.

"E guardo il mondo da un'oblò mi annoio un po'" canticchio a mezza voce.

La Ninfa è stesa sul divano. A gambe in su, si contempla le punte dei piedi. Assorta, molto assorta.

"Mamma, cosa vuol dire annoio?"

Mi fermo con il panno in mano.

"Bhè..." Scusate, ma come si spiega la noia ai bambini?

Attimo di riflessione. Noia nella nostra cultura è una parola negativa. Essere annoiati è brutto. Ma la noia spesso e volentieri è la scintilla che ci fa fare qualcosa, ci fa creare e inventare. Quindi tanto brutta non è.

Appoggio il peso da una gamba all'altra. La Ninfa mi guarda con gli occhioni sgranati. Per me ci gode, la monella, ad avermi messo in difficoltà. Mi sento sotto pressione.

"Dunque, amore, annoiarsi vuol dire che in quel momento tu non sai bene cosa vuoi fare, non sai se vuoi giocare, disegnare, mangiare, giocare col didò...E te ne stai lì a pensare"

"Ahhhh"- esclama "Allora posso stare qui e annoiarmi ancora un po', mamma? Intanto tu finisci i mestieri e io decido cosa fare dopo". Mica scema, la bambina. Mi complimento con me stessa.

Torno a spolverare e intanto rifletto. Mi ricordo che da piccola non mi sono mai annoiata. O meglio, probabilmente mi sarò anche sentita così, ma il sentimento di sconforto, di abbattimento in realtà mi viene in mente solo legato ad una me stessa più grande.

Da piccoli, escluse le ore passate alla scuola dell'infanzia, non si ha molto da fare. Anzi, non è vero, noi non avevamo molto da fare. La maggior parte dei bambini di oggi ha una settimana ricca di impegni.

Oltre alle ore passate a scuola, in media un bambino di sei anni segue almeno un'attività extra scolastica che lo tiene impegnato per un'ora minimo due pomeriggi a settimana. Se è un'attività sportiva, probabilmente sarà impegnato anche il sabato o la domenica. Nulla di male, ci mancherebbe, lo sport fa bene al corpo e alla mente.

Spesso però i genitori si dimenticano che i bambini, sono, appunto, bambini. Li sovraccaricano di attività: musica, sport, disegno...Quando sono a casa i piccoli sono sempre iper -stimolati, anche quando sembra che non stiano facendo niente: televisione, radio, consolle, videogiochi...Il risultato è che vivono seguendo gli stessi ritmi incalzanti di un adulto. E se vivere così causa stress a noi, che siamo grandi, figuriamoci a loro!

Mamme e papà lo fanno in buona fede: stimolano i figli per fare in modo che facciano molte esperienze. In questo modo saranno più preparati ad affrontare quello che la vita gli offrirà. Non perderanno le occasioni e diventeranno.....(mettete voi a vostra scelta: medico, astronauta, scrittore, calciatore, velina...). Torniamo sempre al discorso che noi genitori siamo competitivi  e abbiamo infinite aspettative nei confronti della nostra prole. E pecchiamo per eccesso di zelo. D'altro canto, si sa, le vie che conducono all'inferno sono lastricate di buone intenzioni!

Proviamo a sostituire la parola "noia" con la parola "ozio". Alzi la mano a chi di noi, soprattutto mamme, non fa piacere oziare di tanto in tanto. Quindi perché non dovrebbe essere così anche per i bambini?

Quando siamo lì polleggiate in pieno relax, pensiamo. Ci guardiamo dentro, osserviamo il mondo, ci ricarichiamo e magari ci vengono anche delle belle idee (non solo cosa fare per pranzo, spero!).

I bambini, negli ormai rari momenti in cui sono liberi di sperimentare la noia, diventano creativi. Non sto dicendo che di colpo ci troviamo di fronte a novelli Picasso o Marconi in erba, ma un bambino strutturerà il suo tempo facendo ciò che in quel momento gli piace. Potrà giocare, sfogliare un libro, ballare, ma anche guardare le gocce di pioggia sul vetro di una finestra o contare i fili d'erba.

In questo modo le sue celluline grige verranno stimolate e le sinapsi si creeranno da sole. Un bambino interiorizza e impara dalle esperienze che fa e quelle che gli rimangono di più sono quelle che fa da solo, senza imposizioni.

Adesso non fate le furbette, però. Non ho detto che dovete abbandonare i vostri figli a loro stessi.

Per prima cosa i bimbi hanno bisogno di sentirsi rassicurati sul fatto che se hanno bisogno noi siamo lì pronti a intervenire e a proporre loro attività magari da fare assieme.

Inoltre dobbiamo fornire  un contesto e un ambiente ideale a far nascere in loro lo stimolo creativo: materiali e spazi a misura di bambino, senza eccedere con giochi, giocattoli e affini.

Per cui, care mamme e cari papà, basta ottimizzare la giornata dei vostri figli, basta sovraccaricarli con impegni che manco un manager, basta renderli competitivi fin da piccoli. Hanno tutta la vita davanti!

E anche voi, presi dal lavoro, smettetela di correre come trottole per portare i figli da un corso all'altro. Rilassatevi, sedetevi e guardatevi le punte dei piedi!

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CF ed io lavoriamo entrambi a tempo pieno. Io ho degli orari  di merda d'ufficio per cui esco di casa la mattina verso 7,15 e rientro verso le 18,30.

CF invece ha orari diversi.Capita che lavori di notte  e parta alle 21 per rientrare alle 7.00.

Quando succede così più che una coppia sembriamo dei coinquilini. Manca solo che mettiamo le iniziali sugli alimenti in frigorifero.

Mattina

Lui torna stanco; io sono già sveglia e generalmente di fretta.

"Come è andata?"

"Bene. Qui?"

"I bimbi hanno dormito fino alle 4.00 poi via nel lettone. Tesoro dai il biberon a Ringhio?"

"Bimba bella della mamma saluta papà"

Grugniti non meglio definiti.

"Vado a fare la doccia poi vado a letto"

"Ok".

"Mamma mi scappa la pipì!"

"Ma è appena entrato il papà in bagno."

"Allora fallo uscire mi scappa tantissimoooo"

Tafferugli tra padre e figlia per l'uso del bagno. Non oso immaginare quando avrà sedici anni...

"Io vado, sono già in ritardo!"

"Ciao stai attenta" risponde CF da sotto la doccia.

Bacio ai pargoli, saluto alla nonna di turno che nel frattempo è arrivata.

Pausa pranzo

VrrrVrrrVrrr. Meno male c'è whatsapp.

"Mi sono svegliato ora. Vieni a pranzo?"

"No. Spesa"

"Ok"

"Tocca a te svuotare la lavastoviglie e fare i letti"

Sfreccio col carrello tra le corsie, un occhio ai prodotti un altro alla lista. Mentalmente controllo: celo, celo, manca.

Arrivo alla cassa. Davanti a me una vecchietta arzilla ma sorda. Qualcuno prima o poi mi spiegherà perché i pensionati e gli anziani in generale vadano a fare la spesa all'una con tutta la giornata a disposizione!

Sospiro rassegnata, mentre la vecchietta conta la monetina con l'aiuto della cassiera. Inizio a mettere le cose sul nastro.

VrrrVrrrVrrr.

"Hai preso le arance?"

"Sì"

"E' finito lo scalogno."

Mannaggia, ma che tempismo! Proprio ora che avevo messo tutto sul nastro? Corro velocissima al reparto frutta e verdura, intanto che la vecchina imbusta la spesa.

Torno in tempo.

"Ha la tessera? Buste?" Sto pagando quando VrrrVrrrVrrr. Saluto la cassiera e leggo.

"Finita carta igienica". Merda, è proprio il caso di dirlo.

Butto tutto in auto e torno dentro, a rotta di collo. Afferro il primo pacco di carta igienica triplo velo trapuntata extraforte al profumo di lavanda color glicine, rifaccio la coda (ora tocca al signore col cappello) e torno a casa.

Parcheggio in culo ai lupi, mi carico come un mulo e saltello coi tacchi cercando di non rompermi una caviglia tra i crateri dell'asfalto.

Infilo le buste in casa e urlo:" Spesa qui sistema tu". Ritorno al lavoro.

Pomeriggio

VrrrVrrrVrrr.

"Sono andato a prendere la Ninfa dall'asilo. Ora fa merenda. Vuole yogurt al pistacchio ma dov'è?"

"Non c'è dagli quello alla banana"

"Già provato non vuole"

"Arrangiati. Sto lavorando"

Più tardi.

VrrrrVrrrrVrrrr.

"Nonna M ha riportato Ringhio. Dice che secondo lei scotta. Termometro?"

"Bagno armadietto farmaci. Fammi sapere."

"37. Nulla di che"

Sera

Apro la porta di casa.

"E' arrivata la mamma. Tutti a salutarla"

In bilico sui tacchi resisto all'urto sincronizzato dei bambini che mi assalgono. Barcollo fino in camera, mi spoglio e li ascolto a metà mentre cerco il loro papà.

CF si è defilato. Ma come fa ?! Forse si è nascosto nell'armadio o sotto il letto. Controllo ma niente.

Tento di imbastire una cena, cercando di ricordare cosa ha mangiato ogni membro della famiglia. Impossibile. Stasera pasta e amen.  Accendo la TV sui cartoni animati. Ringhio e la Ninfa li ignorano e proseguono nelle loro scorribande. Inseguono i gatti. I bambini sembrano divertirsi un mondo. I felini un pò meno. Il caos regna sovrano.

Compare CF (ma dov'era?!). Ceniamo assieme con il gioco dell'inglese, poi i bambini mi aiutano a sparecchiare.

Mentre riordino, la Ninfa e Ringhio fanno la lotta col papà. Dopo, andiamo a fare la doccia e ci prepariamo per la nanna. Sono le 20,30, CF aspetta il suo turno per prepararsi. Nel frattempo, guardiamo un paio di cartoni animati.

Ore 21: si va a nanna. Tutti in cameretta per la favola.

"Bambini, salutate papà che va al lavoro".

Sbaciucchiamenti vari e poi nel letto. Quando i bimbi dormono, sguscio fuori dalla cameretta e preparo i vestiti per i giorno dopo, apparecchio per la colazione e do da mangiare a gatti, pesci e criceto.

Mi preparo per andare a letto. Pregusto il momento in cui aprirò il libro.

VrrrrVrrrrVrrrr. "Amore, dai da mangiare tu al cane? Mi sono dimenticato" Impreco come uno scaricatore di porto ed esco di casa al freddo. Rientro e praticamente svengo nel letto.

Uno dei capisaldi della vita di coppia è il dialogo. Ad eccezione dei messaggi telegrafici da cui ormai sono bandite ogni tipo di smancerie (richiedono tempo pure quelle per essere digitate), in casi come questo noi ci scambiamo forse 50 parole al giorno.

Le coppie con figli devono ritagliarsi i loro momenti di intimità (opteremo per il sesso virtuale tramite whatsapp) e ognuno dovrebbe avere i propri spazi (se arrivi a sera e non sei stanca allora puoi. Metti in conto però almeno due risvegli notturni causati da bambini che vogliono bere-fare pipì-raccontarti qualcosa-giocare. Le 6,30 arrivano in fretta...).

Poi dicono che non è vero che il matrimonio è la tomba dell'amore....

 

 

 

 

 

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Oggi è il 25 Novembre, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

A me dà fastidio. A me dà fastidio il fatto che ogni giorno sia la giornata mondiale di qualcosa. Perché quando poi ci sono argomenti importanti, come questo, non risaltano più, in mezzo a 'ste giornate mondiali.

Mi dà fastidio che possa esistere un giorno specifico dedicato alla violenza contro le donne. Si fa di tutto per eliminare le distinzioni di genere e poi ci si casca anche su queste tematiche così importanti. Qualcuno di voi sa anche gli uomini sono vittime di violenza da parte delle donne? Sicuramente la percentuale non sarà così alta come per le femmine, ma ci sono e nessuno ne parla.

Per par condicio allora dovevano chiamarla GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA su ogni essere vivente, donna, uomo, bambino o animale che sia.

La cultura cambia, almeno da noi, cambia lentamente ma inesorabilmente. Noi genitori di ultima generazione proclamiamo davanti ai nostri figli che una donna è libera di diventare tutto quello che vuole così come lo è un uomo. Mostriamo con il buon esempio che mamma e papà (o meglio che entrambi i genitori) possono lavorare e seguire la casa. Mamma lavora, papà anche. Mamma cucina, papà pure. Papà stira, mamma idem (no, lo ammetto, nel mio caso solo papà).

Madre e padre (ma leggete pure genitore 1 e genitore 2) possono occuparsi altrettanto bene delle stesse cose, seppur con approcci differenti, proprio in virtù del fatto che siamo persone diverse. Il rapporto che posso avere io con i miei figli è sicuramente diverso da quello che ha CF quando è con loro, ma va altrettanto bene.

Alla domanda: "La mamma è diversa dal papà?" la Ninfa una volta ha detto: "Sì, perché la mamma è una femmina e il papà un maschio." Approfondendo la questione, questa è stata l'unica differenza rilevata. CF può e di fatto fa (seppur magari con risultati discutibili) le stesse cose della mamma.

Quindi il messaggio che abbiamo trasmesso ai nostri figli è che il papà è un mammo? Non credo proprio. Abbiamo solo messo davanti ai loro occhi il fatto che entrambi i genitori si occupano dei loro bambini, della casa, della famiglia e del lavoro.

Stiamo dando a Ringhio e a Ninfa la miglior dimostrazione possibile che bambini e bambine sono uguali: possono giocare tutti e due con le bambole, con la cucina, con le macchinine, con le lego. Allo stesso modo hanno entrambi dei piccoli compiti da svolgere: apparecchiare, sparecchiare, riordinare, spolverare. Aiutano con la spesa e cucinano volentieri.

Vengono sgridati allo stesso modo: se Ringhio picchia la Ninfa o un altro bambino, sia maschio o femmina, viene mandato in castigo. Non ho mai detto a Ringhio "le femmine non si toccano nemmeno con un fiore", ma ho sempre detto: "Non si deve picchiare e basta!" ad entrambi i miei figli. "Avete mai visto il papà che picchia la mamma o la mamma che picchia il papà?"

Cambiare il mondo significa cambiare la mentalità della prossima generazione. Vuol dire impegnarsi a fondo per spiegare ai bambini che anche i maschi possono piangere se sono tristi o emozionati, che anche le bambine possono giocare a calcio o a rugby se ne hanno voglia, che la forza fisica nella vita non è tutto ed essere forte non dà il diritto di essere prepotenti. La forza vera di una persona non risiede nei muscoli, ma viene da dentro. Le femmine per conformazione fisica sono più deboli fisicamente rispetto ai maschi ma questo non dà loro il diritto di maltrattarle.

Con costanza dobbiamo lavorare per scardinare quelle gabbie mentali che, ahimè, ci tengono ancora prigionieri, che vedono il maschio libero di fare quello che vuole dopo le ore lavorative e la femmina regina della casa anche se lavora, il maschio "che non deve chiedere mai", la femmina "con un fisico da urlo" ma che deve mimetizzare la propria intelligenza.

Usciamo da questi stereotipi, spieghiamo ai nostri bambini che nessuno è inferiore ad un altro e che nessuno ha il diritto di farci sentire inferiori. La violenza non è solo quella fisica, ma è anche quella psicologica.

Solo educando i nostri bambini al rispetto verso se stessi e verso ogni essere vivente potremo attuare un vero cambiamento. Non stanchiamoci mai di dire loro che la violenza è una cosa sbagliata, da qualunque parte provenga. Le percosse non sono dei forti, sono dei deboli, dei perdenti, di coloro che non hanno altro modo per fronteggiare la situazione.

Rendiamo consapevoli i bambini che la cattiveria purtroppo esiste, ma che non siamo costretti a subirla. Fin da piccoli, spieghiamo loro che in caso capitasse di essere oggetto di bullismo ne devono parlare subito. In questo modo non avremo giovani donne o uomini convinti che il partner dimostri il proprio amore a suon di pugni e schiaffoni come se fosse la cosa più naturale del mondo, perché è sempre stato così dalla notte dei tempi.

Rendiamo i nostri bambini liberi di essere ciò che vogliono essere, liberi di amare chiunque vogliono amare, ma soprattutto liberi di capire che la cosa più importante è l'amore verso se stessi.

 Ama il prossimo tuo come te stesso.

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Aspetto impaziente vicino al cancello. Lei arriva e mi saluta calorosamente. Guinzaglio e via, pronte a partire.

Oggi piove, ma non mi importa. E' una pioggerellina fine fine, non ho bisogno di un ombrello, io. Voglio camminare, mi sento tutta anchilosata. L'inattività di questi giorni si fa sentire.

Scendiamo lungo la via. Le automobili e i motorini ci passano vicino. Quanto odio quegli orrendi trabiccoli a due ruote, con il loro rumore assordante mi danno fastidio alle orecchie.

Non c'è in giro nessuno, nemmeno un cane. Perché poi, mi domando. Imbocchiamo una strada in salita. Oggi nuovo giro. Niente motori rombanti qui. Si sta bene, la strada è infangata e si sente profumo di erba. C'è anche un altro odore, sottile ma intenso. La pioggia lo sta lavando via pian piano.

Dai su andiamo, veloce. Sono curiosa di sapere che cos'è quest'odore. Cammina, dai, non posso sempre trascinarti io. Sbuffi, eh? Ti manca il fiato, sei proprio fuori allenamento. Ma dove saresti se non ci fossi io che ti obbligo a camminare almeno un pò?

Rumori di passi lungo il sentiero. Allora c'è vita attorno a noi. Arriva una coppia. Sono due femmine? No, maschio e femmina.

"Salve"

"Salve. E' maschio o femmina?"

"Femmina"

"Ok, allora noi giriamo di qua". Perché  ti chiedono sempre il sesso? Non lo capirò mai, questo ragionamento.

Di nuovo soli. La guardo intensamente negli occhi. Forza, saliamo ancora un pò. Ma sembra stanca. E' proprio fuori allenamento.

Torniamo indietro, questa volta rallento il passo. Sia mai che le venga un infarto, poi cosa faccio io? Arriviamo di nuovo sulla strada asfaltata. Giro l'angolo, voglio percorrere questa via con tutte le casette in fila e i giardini ben curati. E i cani. Che cominciano ad abbaiare non appena ci vedono. E' inutile che fate i gradassi quando siete dentro. Poi fuori tutti agnellini, eh?

Qui c'è più animazione. Gruppi di bambini salgono lunga la strada. Li guardo truce. State alla larga, per cortesia. Loro sembrano capire e tirano diritto. I bambini hanno reazioni imprevedibili, non dovrei trovarmi di fronte a situazioni imbarazzanti.

A proposito di situazioni imbarazzanti, mi scappa la cacca. Andiamo, che è meglio! O porca vacca, guarda chi arriva ora! La vecchia vicina di casa, adesso attacca un bottone infinito.

Infatti si avvicina e comincia a chiacchierare. Blablabla, blablabla...Niente, io non ce la faccio più. Ahhhhhhhh, che sollievo!

"Cara, il tuo cane ha fatto la cacca" Bercia la vecchia ciabatta.

Lei mi guarda, allarmata. Te l'avevo detto che mi scappava.

Fruga veloce nelle tasche, in cerca di un sacchettino. Ma io so che li ha dimenticati. Tiro leggermente il guinzaglio. Dai andiamo. La vicina logorroica che puzza di cavolo bollito se ne sta andando.

Finge ancora di cercare, ma so che è solo per darsi un tono. Dopo un paio di minuti, si guarda furtivamente attorno. Non c'è nessuno, te lo assicuro. Forza, allontaniamoci.

Attraversiamo la strada e con aria noncurante continuiamo a passeggiare. La cacca rimane lì, la pioggia la laverà via. Se un pedone distratto la calpesterà, tanto meglio. Porta fortuna, no? Con tutto quello che c'è in giro per le strade preoccuparsi di un pò di pupù mi sembra eccessivo. Tipico degli umani, crearsi problemi dove non ce ne sono.

Arriviamo a casa. Ci salutiamo con il nostro solito trasporto. Dai, entra che sennò poi ti ammali. Già sei fuori forma, ci manca pure la bronchite.

Mandami l'uomo per la pappa. Ci vediamo domani.

Io ti aspetto qui. Sempre.

 

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