BRESCIA DONNA 3.0

Brescia donna 3.0: Alessia Tagliabue

Buon lunedì e benvenute al nuovo appuntamento con al rubrica dedicata alle leonesse di Brescia.

Lo scorso mese abbiamo parlato di come volersi bene e mettersi al centro assieme a Clara de “I BIOsegreti di Clara”.

La protagonista della puntata di oggi invece ci parlerà di un tema diverso: l’affermazione di sè e la scrittura. Si chiama Alessia, è giovanissima e ha al suo attivo già 3 libri pubblicati. (Se volete sapere quali sono, non avete che da chiedere. Le recensioni sono in programma…)

Perché l’ho scelta

Fin da quando l’ho vista per la prima volta, ho capito che Alessia è un po’ quella figlia che tutte additeremmo come esempio alle nostre.

Perchè? Perché in lei arde la fiamma di una passione che la spinge a studiare, documentarsi, migliorarsi in modo costante. Una persona così può essere un modello positivo per ogni bambina, ma anche per ogni bambino.

Intervista ad Alessia Tagliabue

1. Alessia in breve: descriviti in tre righe (eh, per te questo è facilissimo) 

Mi chiamo Alessia Tagliabue, ho diciotto anni e frequento la quinta liceo scientifico tradizionale. Mi sono sempre considerata una ragazza vivace, solare, curiosa, con voglia di scoprire e sperimentare cose nuove. Amo scrivere, leggere, ascoltare musica, uscire con i miei amici, guardare partite di calcio, viaggiare e conoscere luoghi e culture diverse.

2. Che tipo di scrittore sei? 

Benché non sia ancora certa di potermi definire tale, credo di essere tanti tipi di scrittrice diversa. Una scrittrice in erba, prima di tutto, poi una scrittrice lettrice che ama rileggere sempre le pagine che ha appena concluso, una scrittrice di pancia, perché avverto dentro quando ho una storia, un’idea, una forza che mi spinge per forza a fermarmi e ritagliare un momento per quello che sento di dovere e potere raccontare.

3. Hai un luogo dove preferisci scrivere? 

Non c’è un luogo che preferisco. Che sia camera mia, la macchina durante i viaggi lunghi, l’aria aperta, il salotto non importa. Basta che abbia una buona idea in mente e voglia di scrivere, e poi un posto vale l’altro.

4. Hai rituali “propiziatori” che segui? 

Ho tantissimi rituali propiziatori: prima delle verifiche o delle interrogazioni, prima che giochi la Juventus, quando sono sotto stress… Eppure non ne ho neanche uno per la scrittura in generale e sinceramente credo sia un buon segno.

Vuol dire che la scrittura è qualcosa che sento come prolungamento di me stessa, come sfogo, momento solo e completamente mio, e che quindi non ho bisogno di propiziare nulla.

5. Segui una scaletta prima di scrivere un romanzo o un racconto o vai dove ti porta la storia? 

Dipende. In un racconto solitamente scrivo di getto, seguendo una storia di cui ancora non conosco il finale ma che mi piace costruire passo passo mentre la narrazione continua. In un romanzo invece per forza di cose è necessario avere una scaletta, conoscere il finale, avere chiari i personaggi e la scansione temporale degli avvenimenti, altrimenti la storia rischia di diventare incomprensibile e poco chiara a chi legge.

6. Come e quando ti sei accorta di essere una scrittrice? 

Non sono ancora sicura di essere una scrittrice a tutti gli effetti a dire la verità. Credo che la strada sia ancora lunga, che ho bisogno ancora di esperienze, letture, conoscenze. Ho capito di voler seguire questa strada fin da quando piccolina immaginavo di tenere tra le mani un libro con il mio nome scritto sulla copertina, e con gli anni tra concorsi letterari, articoli giornalistici e pubblicazioni ho iniziato a vedere sempre di più la scrittura come ciò che volevo diventare da grande.

7. Raccontaci l’emozione del tuo primo libro (o racconto o storia) pubblicato. 

La mia prima soddisfazione in campo letterario è arrivata quando frequentavo la seconda media. Mi trovavo a Parigi con i miei genitori e mio fratello, eravamo appena tornati in albergo dopo aver visitato Versailles e ho ricevuto una telefonata nella quale mi informavano che il mio racconto “Passione e Ragione: le due metà di una regina di Francia”, si era classificato secondo in un concorso di scala nazionale. L’argomento era la storia romanzata di Maria Antonietta, proprio sullo sfondo della reggia che avevo appena lasciato, e dopo qualche mese è diventato il mio primo romanzo. Mi sono sentita al posto giusto, come se quella telefonata fosse il segno che qualcosa che mi apparteneva stava iniziando. E’ difficile da spiegare. 

8. Il romanzo o racconto che hai scritto a cui ti senti più legata? 

Tutto ciò che ho scritto mi ha lasciato qualcosa, e ad ogni racconto o romanzo sono legata per motivi particolari e diversi. Mi sento talmente giovane e all’inizio della mia strada da dire che forse il romanzo o il racconto migliore che ho scritto deve ancora arrivare, e che solo quando lo avrò finito saprò che lì ho scritto davvero tutta me stessa.

9. Vista la giovane età, non metto in dubbio che tu segua i maggiori canali social come Facebook, Instagram, Snapchat, Wattpad, Anobii e così via. In relazione alla tua passione, quanto pensi che possano essere utili? 

In effetti sono iscritta a Facebook (che ormai non appartiene più alla mia generazione quindi uso pochissimo), Wattpad (che non uso praticamente mai), e uso tantissimo Instagram. Sinceramente non so quanto possano essere utili per la mia passione: ci sono pagine interessanti di poesia o testate giornalistiche che riprendono le notizie sui social network, ma di solito non li uso per questo motivo. Nella mia passione sono molto più old school: un pomeriggio ad accarezzare i bordi dei libri in Feltrinelli in centro a Brescia batte di gran lunga i supporti tecnologici.

Però sono sicuramente utili per parlare di me, di ciò che penso e di ciò che scrivo e per intessere relazioni stimolanti con gli altri. Devo ancora capire bene come destreggiarmi con questo strumento ma ci sto lavorando…

10. C’è qualche gruppo on line a cui sei iscritta? 

No, nessuno per ora.

11. Internet e la scrittura: segui qualche blog al riguardo? 

Da adesso sicuramente questo.

12. Cosa ne pensi del self-publishing? 

E’ un’opzione che non ho mai preso in considerazione sinceramente. Sono consapevole degli interessi spesso poco lodevoli che gravitano nel mondo dell’editoria e della difficoltà a farsi notare, ma ho avuto la fortuna di incrociare editori che fanno il loro lavoro con passione e sanno riconoscere la qualità in uno scritto, mettendo in gioco tempo e soldi, perciò reputo la loro categoria adatta a riconoscere se un libro valga la pena di essere pubblicato o meno. Non dubito che tra i libri auto pubblicati vi siano sicuramente dei lavori notevoli e di pregio, ma in generale diffido della categoria. Se in Italia si pubblica tantissimo ma si legge pochissimo sicuramente un motivo ci sarà.

13. Quante ore al giorno dedichi alla scrittura? 

Durante l’anno scolastico non tanto, purtroppo, ma non c’è una media precisa in generale. Possono passare giorni interi senza che non scriva neanche una riga, oppure settimane nelle quali scrivo almeno un’ora o due al giorno. All’inizio cercavo di impormi una media giornaliera di scrittura, ma poi mi sono accorta che non ha affatto senso. Quando mi siedo davanti al computer e capisco che non è il momento di scrivere l’unica cosa da fare è spegnere e riprovarci in un altro momento. Rileggendo a posteriori è facilissimo accorgersi di quali sono le pagine scritte in un momento in cui non avevo ispirazione o voglia. La scrittura deve essere qualcosa di naturale, e qualsiasi forzatura secondo me ne uccide la bellezza.

14. Cosa ne pensano i tuoi familiari di questa passione? 

Beh, si dice che ogni scarrafone è bello a mamma sua… Scherzi a parte mi hanno sempre sostenuto tantissimo. Mia mamma e mia zia sono sempre le prime lettrici di quello che scrivo, i miei genitori mi accompagnano ad ogni premiazione e presentazione, mio nonno ha letto il mio terzo romanzo in un pomeriggio affermando che era il primo libro che leggeva da trent’anni. Sono i miei ultras personali.

15. Quali sono i tre valori più importanti che ti hanno trasmesso i tuoi genitori? 

Il rispetto, la tenacia e la sincerità.

16. Consigliaci un libro non tuo. 

Solo uno non ce la posso fare. Dico “Madame Bovary”, “L’amore ai tempi del colera”, “Piccole Donne” e “Una storia quasi solo d’amore”, ma potrei fare un elenco infinito.

17. Prossimamente… 

L’esame di maturità, la patente, la scelta dell’università, un contratto come corrispondente al Giornale di Brescia, si spera un’estate in redazione, alla fine del liceo più tempo per scrivere su carta qualche idea che mi frulla in testa da un po’. Sarà un anno folle, ma ci divertiremo.

Conclusione

Alessia è una diciottenne consapevole di sé, della propria strada e che non si lascia condizionare da ciò che di lei potrebbero pensare i suoi coetanei (che, per inciso la sostengono e la idolatrano). E’ l’esempio che seguire le proprie passioni fa parte della nostra natura e che il sostegno di chi ci sta accanto può essere determinante. Da genitore spero di essere in grado di fare altrettanto con i miei figli.

SAVE THE DATE: il nostro appuntamento per la sedicesima puntata di “Brescia donna 3.0” è per il giorno 23 dicembre.

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