Questa vignetta è stata creata da Stefania Gervasoni del blog "Il mondo di Hat" Anche lei prende parte all'iniziativa, quindi non perdetevela!

La vita di noi mamme è sempre molto indaffarata. Col tempo si impara a godere dei pochi attimi a disposizione per esempio quando si è in coda alle poste.

L'altro giorno avevo giusto quei dieci minuti liberi e ne ho approfittato per sguazzare in rete.

Internet è un luogo bellissimo e spesso ci si imbatte in post davvero interessanti, come quello di Mamamadeinitaly intitolato "Cosa aspettarsi dopo che sia aspetta" parte 1

Dopo averlo letto e sghignazzato, potevo non dire la mia?

Ecco quindi che raccolgo il testimone di Isabella e vi porto nel fantastico mondo della mamma di due, riagganciandomi anche ad un mio vecchio post.

Da uno a due: la vita dopo il secondo figlio

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la mia prima bimba, meglio nota come la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: il mio secondogenito, Ringhio, è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Come cambia la vita dopo il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora bene come non abbia fatto a perdere la ragione.

Non me ne vogliate, mono-mamme, ma sorrido sempre  sotto i baffi quando sento dire a voi, che avete un unico figlio, che  non avete mai tempo  e siete sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh, sia chiaro.

Tornando a noi, comunque, vi vedo già lì, col dito puntato, a bisbigliare: "Ma chi te lo ha fatto fare?"  o "Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!"

Sì, ragazze, l'ho proprio voluta 'sta bicicletta, l'ho desiderata con la stessa intensità con cui un bambino desidera i regali il giorno di Natale.

E, credetemi, quando la bicicletta è arrivata, dopo qualche giorno, mi son detta: "Ma che, posso mica restituirla e prendere, chessò, un peluscino carino carino? Ma non potevo almeno desiderare quella elettrica?"

Per cui, care mamme di uno, fate attenzione a cosa desiderate perché potrebbe avverarsi. E non dite poi che non vi avevo avvertito.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza (im)motivata che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, infatti, sai già benissimo cosa aspettarti dopo che si aspetta. O meglio, ti culli nell'illusione di saperlo.

Benedetta ignoranza!

Ma partiamo dal principio: la gravidanza.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, in confronto, sarà un paseggiata: curva glicemica, toxoplasmosi, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, questo in teoria, ché, come tutti sanno, la pratica è una cosa diversa.

Inutile dirlo, ma ogni gravidanza infatti è a sé.

La prima volta avete passato il primo trimestre a vomitare ad ogni minimo odore, il vostro stomaco si contorceva solo a sentire il nome dell'elegante Chanel n.5 o al solo vedere la pubblicità delle cialde del caffè?

Tranquille, questa volta sarà diverso. Le nausee, a cui siete preparate tanto da non uscire mai senza sacchettini e mentine in borsetta, non si faranno nemmeno vedere.

In cambio, sarete afflitte da una grave forma di narcolessia che vi coglierà ovunque, perfino intanto che siete in coda al supermercato.

Ma tranquille, poi passa, eh. A distrarvi e a tenervi sveglie ci penserà infatti lui, il primo figlio.

Il primo figlio, benchè piccino, grazie al suo sesto senso, sa già che  qualcosa bolle in pentola.

Mentre la vostra pancia comincia a crescere (vi ho già detto che con la seconda gravidanza la panza si vede prima, per cui già al terzo mese vi chiederanno quanti giorni mancano o se avete già passato la data prevista?), il vostro figlio primogenito continua nei suoi consueti comportamenti da bimbo piccolo.

E come tutti i bimbi piccoli, vuole, anzi, pretende, di essere preso in braccio.

Perché voi, care mamme, lo avete sempre fatto. Prima.

Quindi ora, con tutto l'amore, la pazienza e la comprensione di cui siete dotate, tentate di spiegare al vostro pupo che nella vostra pancia c'è un altro bimbo, il suo fratellino o la sua sorellina, e che quindi mammina non riesce a prenderlo in braccio.

Per quanto siate brave a comunicare, amiche mie, credetemi che far capire al vostro rampollo perché non riesci più a sollevarlo è un altro paio di maniche.

Senza contare che, scellerate, volete sul serio che vostro figlio cominci ad essere geloso e ad odiare il nuovo venuto ancor prima che esca dalla patata pancia?

Io ho risolto il problema mettendomi la pupa direttamente sulle spalle, cervicale assicurata ma rapporto tra fratelli salvato.

Nove mesi passano in fretta, ed infine arrivata l'ora di dare alla luce il vostro bimbo.

Avete passato gli ultimi sei mesi di gravidanza a preparare psicologicamente il "grande" al fatto che la mamma starà via qualche giorno e che tornerà con una bella sorpresa.

I vostri ripetuti discorsi non impediranno a vostro figlio di sentirsi abbandonato quando correrete all'ultimo minuto in ospedale.

E nemmeno vi preserveranno dal suo sguardo deluso quando tornerete a casa con il pupo nell'ovetto.

"Mamma, me stai a pijà p'er culo? Quando t'ho detto che volevo l'ovetto, intendevo quello di cioccolato con la sorpresa che si monta!"

Anche per il parto vale sempre la legge del contrappasso: se per partorire la prima volta avete sofferto le pene dell'inferno e vi siete fatte quasi tre giorni di travaglio, al secondo giro sarete graziate.

Tranquille, il secondo parto sarà veloce. Ma non indolore. Patirete sempre le pene dell'inferno. Sapevatelo.

Infine, quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Nei mesi precedenti, durante la fase comunemente nota come "caccia alla cicogna" avete sempre pensato che avere un secondo figlio fosse la soluzione perfetta per tutti.

In fondo, da brave genitrici, pensavate in buona fede che fosse la risposta se non a tutti a tanti dei vostri problemi.

Un secondo figlio sarebbe stato un compagno di gioco perfetto per il primogenito, voi avreste avuto una seconda chance per rimediare ad eventuali errori commessi col primo e l'intera famiglia sarebbe stata felice e contenta.

Già vi vedo, con gli occhi sbarluccicanti a forme di cuoricino, mentre immaginate i vostri bambini che giocano teneramente sul tappeto della loro cameretta.

Come se questo non bastasse, vi siete autoconvinte che accudire un neonato in concomitanza con un pupo di circa due anni fosse una passeggiata.

Posso farcela, vi siete dette, perché in fondo sto ancora prendendomi cura di un bimbo relativamente piccolo.

Ho già avuto a che fare con pappe e cacche, ho appena finito di spannolinare il primogenito, che ora gode di una certa autonomia.

Anche dal punto di vista del vile denaro che non fa la felicità, vi sentite tutelate: questa volta non dovrete fronteggiare grosse spese.

Lettino, passeggino, fasciatoio e tutto l'ambaradan  in linea di massima li avete già, al massimo vi farete regalare dai parenti quello che vi manca.

Nel caso fortunato in cui i rampolli siano dello stesso sesso, ancora meglio:  riciclo sarà la vostra parola d'ordine anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Quindi vi sentite in una botte di ferro: avete fatto tutto secondo la tabella di marcia più appropriata.

Il primo figlio andrà alla materna, ma prima passerete qualche mese assieme al neonato, tutti e tre (beh, quattro se contiamo anche il papà) così quando inizierà non si sentirà parcheggiato e non soffrirà di gelosia.

Amiche mamme di due, tutte assieme, in coro diciamo: "Ma povere illuse!"

Innanzitutto, i ritmi di un bambino di uno-due anni sono diversi da quelli di un neonato.

Il vostro bimbo grande mangia già come un adulto: colazione-pranzo-merenda-cena magari spuntino a metà mattina.

Un bimbo appena nato mangia in media...sempre, o ve lo siete dimenticate?

Vi troverete a preparare un pranzo equilibrato e sano per il vostro primogenito con un poppante attaccato al seno intento a tracannare latte materno svuotandovi di ogni energia, tentando di non infilarlo nel forno al posto dei bastoncini di pesce che, a causa del vostro stato fisico, propinerete al grande ché tanto per una volta non muore mica.

Oppure infilerete il biberon con il latte in polvere nella bocca del primogenito mentre metterete una baguette nelle fauci del secondo, favorendo in questo modo la fase di auto svezzamento del neonato alla sua ottava settimana di vita e dando il via alla fase di regressione del grande.

Infatti, quel delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito, dopo una serie praticamente infinita di esperimenti ed errori di varia portata, se ne va tranquillamente a quel paese in un soffio.

Siete state in grado di impostare una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siete riuscite a  rendere partecipe anche il vostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio.

Credetemi, mamme di uno, per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire un secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è affatto semplice.

Un neonato è come un enorme buco nero: assorbe tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi alzerete più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande", dedicandogli tutte le attenzioni che merita e forse anche qualcosa in più per lenire i vostri perenni sensi di colpa.

Cominciate a provarle tutte. La tattica migliore, stando agli esperti, è coinvolgere il figlio maggiore nell'accudimento del neonato.

Ecco, evitate però di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

Ci sono casi documentati di primogeniti affetti da forme di gelosia talmente forti che hanno tentato di affogare il piccolo nella vasca da bagno o di soffocarli con il borotalco.

Diffidate anche di quei primogeniti che sembrano amare i nuovi venuti della più alta forma di amore puro e sincero.

Questi, come dice il mio pediatra, sono i peggiori: infidi e letali come delle vipere. Della serie Caino scànsate!

Ma, c'è un ma, perché c'è sempre un ma.

Ricordatevi, care amiche, che la vita è un gioco.

Per la precisione, quella di una mamma bis può essere tranquillamente paragonata ad un videogioco: ad ogni livello  la mamma di due guadagna punti resistenza, punti conoscenza e punti forza.

Per esempio, avete mai notato che braccia muscolose ha una mamma di due? E mica si è fatta i muscoli in palestra -che ci sono mamme che trovano il tempo di andarci?-

No, la bismamma i muscoli se li è fatti trasportando in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, con  le borse della spesa appese ai mignoli e la confezione da sei bottiglie di acqua oligominerale ideale per l'alimentazione dei neonati in testa.

Vogliamo poi parlare delle doti organizzative di una mamma di due?

L'organizzazione di una bismamma è a livelli così alti da far impallidire quella della Casa Bianca.

Care mamme, se riuscite a superare indenni i primi mesi, le cose cominciano lentamente a migliorare.

Volete un esempio? Quando si devono gestire due bambini si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Allo stesso modo, notiamo che perfino il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvoltonel nostro menage anche nonni, zii, la cognata del cuggino di nostra suocera, l'uomo che consegna il pane, il postino...Insomma, tutti quelli che si trovano a passare accidentalmente nei pressi della vostra abitazione.

E così torniamo finalmente a respirare.

Ed è proprio ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Per mia figlia, per esempio, questa fase è coincisa con i primi passi del fratellino.

Il piccolo ora era in grado di muoversi e quindi di invadere i suoi spazi, toccare i suoi giocattoli, arrampicarsi sulle gambe della mamma...

Si aprano quindi le danze:  litigi, scazzottate, capricci saranno all'ordine del giorno.

Però non temete, care mamme, che c'è sempre il lato bello della cosa.

Ad un certo punto, infatti, entrambi i vostri bambini crescono e come per magia sono in grado di capire e fare dei ragionamenti. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto cio', siete ancora certe di voler passare da mamma di uno a mamma di due e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!

4

Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

Le feste di fine anno scolastico sono sempre una grande gioia.

Per prima cosa proprio perché la scuola finisce e già questa è di per sé una bella notizia, tranne per quei poveri genitori che lavorano entrambi e devono pensare a dove piazzare i figli-

In secondo luogo perché è un'occasione per far festa assieme ai nostri bambini e festeggiare è sempre bello.

Insomma, andare alle feste di fine anno, come avrete dedotto, non è un gran peso per me, anzi.

Quest'anno per me è stata la seconda volta alla festa di fine anno.

Infatti, anche se la Ninfa è già tre anni che frequenta la materna, il primo anno si era ammalata e quindi niente festa.

Inoltre questa era la prima volta di Ringhio che ha avuto il suo battesimo del palco (esiste? Si dice?) con la recita di Natalere

Qui da noi però a Natale si fa solo la recita senza la festa.

Purtroppo il papà non è riuscito a prendere le ferie ma stavolta erano presenti tutti e quattro i nonni, cosa alquanto incredibile.

Per motivi di spazio la recita viene fatta nel vicino teatro comunale anziché nell'edificio della scuola materna.

E proprio lì ci siamo diretti, in una soleggiata giornata di sole.

Il teatro era gremito di genitori e parenti, eccitati e accaldati.  Niente aria condizionata a mitigare la calura pomeridiana.

C'è stato un brevissimo discorso del sindaco seguito da quello del parroco, che ospita la festa all'interno dell'oratorio.

Le maestre, a turno, hanno presentato i vari gruppi di bambini, spiegando il percorso fatto durante l'anno scolastico e introducendo le scene che avremmo visto.

Il tema dell'anno erano le fiabe, partendo dalla figura centrale del cantastorie, che a me fa sempre venire in mente il simpatico menestrello del cartone animato "Robin Hood".

A questo poi hanno collegato il percorso sulla psico-motricità, sulla musica e su un paio di altre tematiche sviluppate prevalentemente dal gruppo dei grandi.

Trovo sempre interessante vedere come le maestre riescono a mettere assieme tutti questi aspetti differenti creando qualche cosa a misura di bambino che sia però comprensibile anche al mondo degli adulti.

La recita si è aperta con una canzone introduttiva di gruppo che ha visto sul palcoscenico tutti gli alunni, quindi quasi un centinaio di bambini.

Ogni gruppo, a seconda dell'età e del ruolo, era vestito con colori differenti e questo creava un impatto visivo davvero forte.

Dopo il canto iniziale, siamo entrati nel vivo dello spettacolo.

Hanno cominciato i piccoli e i piccolissimi, tra cui Ringhio, vestiti di bianco e blu e travestiti da topolini.

La scenetta era basata sulla storia di un topolino che viveva in biblioteca. I bimbi, in fila indiana, dovevano cimentarsi in un circuito sportivo con birilli, cerchi, saliscendi da panche e cose di questo genere.

Il mio pupo, che durante la canzone si stava quasi addormentando, si è improvvisamente risvegliato dal coma soporifero e ha avuto uno sprint inaspettato.

Ha fatto il suo giro con un po' di incertezza dovuta al sonno, poi non si sa bene perché ha cominciato a fare il circuito a velocità sostenuta doppiando i suoi compagni.

Correva come un fulmine, come morso dalla tarantola, una, due, tre volte finché una maestra è riuscita a placcarlo e a farlo sedere, tra gli applausi e il divertimento generale della platea.

Dopo l'inchino, i piccoli sono scesi dal palco. Tutti ordinati con i loro pantaloncini blu e la maglietta bianca.

Tutti tranne il mio. Che si era tranquillamente addormentato finiti gli esercizi e quindi è stato adagiato da qualche parte fuori scena.

Non preoccupatevi, eh, alla fine ce lo hanno riconsegnato.

E' stato quindi il turno dei mezzani. Siccome sono un gruppo molto numeroso, hanno suddiviso i bambini in tre sottogruppi.

La Ninfa recitava nella prima parte. La fiaba narrava di due moscerini (o erano altri insetti?) che non riuscivano a danzare finché non ritrovavano l'ispirazione grazie ai suoni della natura.

La Ninfa aveva la parte di un fiore, maglietta verde, gonna blu e corolla gialla a mò di colletto.

Come sempre, ha avuto un attimo di timidezza iniziale, subito passato quando la musica ha preso piede.

Si è comportata in modo serio, sempre attenta e composta, perfino quando ha dovuto danzare a ritmo sostenuto con un fiore suo compagno, che lei tiranneggia abitualmente già in classe.

Insomma, compassata e molto professionale. Ma poi mi ha detto che era agitata ma che, nonostante ciò, si è divertita davvero tanto.

Finita la favola dei moscerini, si sono esibiti tutti gli altri, portando in scena la fiaba di Rosinka, Popof, I tre porcellini e una canzone di commiato.

Per finire, la consegna dei diplomi ai bambini grandi, che è sempre fonte di orgoglio e di commozione.

L'anno prossimo toccherà anche alla Ninfa, ma intanto che si goda ancora un anno di giochi e serenità, che per studiare poi avrà tutta la vita davanti.

Prima di lasciare il teatro, c'è stata la lotteria. Il ricavato va tutto nelle casse dell'asilo.

Inutile dire che, ovviamente, nonostante i dieci biglietti comprati, non ho vinto un bel niente.

Finita la recita, con la consegna di un Ringhio di nuovo desto e arzillo, ci siamo recati tutti all'oratorio per la festa vera e propria: giochi, trucca-bimbi che non può mancare mai, intrattenimenti vari e buon cibo.

Non siamo rimasti molto perché, visto che lavoro tutta settimana, volevo approfittare del pomeriggio anche per andare a fare la spesa in modo tale da non doverla fare il sabato.

La recita di fine anno è un momento davvero importante per la vita dei nostri bambini.

Secondo me, la recita ha un grande valore educativo: i bambini devono imparare a collaborare, devono sapersi adattare ai ruoli e alla stesso tempo imparano il rispetto delle regole.

Esibirsi significa  anche sviluppare creatività e doti artistiche, sconfiggere la timidezza e rafforzare la propria autostima.

Queste sono competenze che a lungo andare formeranno parte del bagaglio culturale dei nostri bambini.

La recita è la parte conclusiva di un percorso durato un intero anno che ha sicuramente cambiato e formato i bambini, anche se magari noi genitori ce ne accorgiamo poco.

Siamo tutti lì, a guardare i nostri figli, a commentare e a stupirci.

"Oh, come sono diventati grandi!"

"Come passa il tempo"

"Come crescono i nostri figli!"

Già, perché il nocciolo della questione è quello: come crescono i nostri figli, e non solo fisicamente.

I nostri bambini crescono, diventano grandi, sviluppano abilità e competenze che saranno alla base della loro vita futura e non solo della loro istruzione.

I genitori non dovrebbero essere solo semplici spettatori e starsene in disparte, pensando che tanto è "solo" la scuola dell'infanzia.

La recita scolastica non è un banale spettacolino, ma è molto di più.

Anche per i genitori, comunque, la recita è una palestra emotiva: l'impatto di vedere i nostri bambini sul palcoscenico, che recitano, cantano e ballano davanti a tante persone sconosciute è davvero grande, specialmente il primo e l'ultimo anno.

Vi posso consigliare di non stare troppo addosso ai bambini, di non pretendere troppo da loro, di insegnare loro che essere sul palco è divertente e stimolante.

Godetevi la giornata e...non dimenticate a casa i fazzolettini!

8

Siamo a giugno, il mese dell'anno che rimanda immediatamente alla chiusura delle scuole.

La scuola dell'infanzia (ho già detto che per me sarà sempre l'asilo?) chiuderà i battenti il trenta giugno, ma, oltre alla festa di fine anno con cui vi sbomballerò di cui vi parlerò più avanti, con la chiusura delle scuole finisce ufficialmente anche la stagione dei compleanni.

Niente da dire contro le feste di compleanno. Io sono una di quelle mamme che adora andare alle feste, perfino a quelle bambinesche.

Semplicemente io non ci vado, perché la maggior parte delle volte vengono fatte quando sono ancora in ufficio.

Il che non significa che i miei bambini non ci vadano. Se i nonni sono disponibili o il papà è a casa, anche loro si trasformano volentieri in party-children.

La cosa di cui mi devo sempre occupare invece restano i regali di compleanno.

Che se già è difficile regalare qualcosa a qualcuno che si conosce, figuriamoci poi farlo a bambini che sono solo un nome e niente più, il cui volto riesco a vedere solo nella foto di gruppo di Natale.

Ecco, prossimamente Ringhio presenzierà al compleanno di un suo compagno di classe.

Il mio vispo pargolo è tornato a casa raggiante per la quinta volta con un invito in mano.

Cf ed io non lo eravamo altrettanto: lui perché deve accompagnare il pupo e presenziare (e CF non è un party-boy), ché mollare Ringhio ad una festa equivale a sabotarla e finire in causa con i genitori del festeggiato, ed io perché devo provvedere al temutissimo regalo.

Ecco quindi il dilemma:  cosa regalare ad un bambino di quattro anni?

Beh, mi son detta, facciamocelo dire da lui, da Ringhio!

Ho la (s)fortuna di avere un esemplare maschio di quattro anni in perfette condizioni sotto mano, perché non sfruttarlo?

Tralasciando la sua passione smodata e intramontabile per i dinosauri, che spero non affligga altre madri, cosa desiderano i bambini di quattro anni?

Siccome mio figlio ha problemi di linguaggio, più che farmelo dire a parole mi sono servita delle esperienze precedenti.

Secondo la mia esperienza di mamma di un maschio di quattro anni, questi sono i regali papabili.

Cosa vorrebbe come regalo un bambino di quattro anni

Monopattino

A quatto anni i bambini sanno già muoversi bene, alcuni (non faccio nomi) si divertono a scalare la qualunque, sono diventati abili e coordinati e hanno già un senso dell'equilibrio abbastanza sviluppato.

Ora che sta arrivando l'estate è bello stare all'aria aperta, per cui il regalo numero uno è un bel monopattino: se ne trovano oramai di tutti i tipi ad un prezzo abbordabile.

Costruzioni di ogni tipo

I bambini impazziscono all'idea di costruire qualcosa, di montare e di smontare, di creare.

Ho avuto modo di affrontare l'argomento costruzioni con diverse mamme e papà nel periodo di dicembre, per la notte magica di Santa Lucia e per Natale.

Meglio le Lego Duplo o quelle della Playmobil? Secondo me i pupi si divertono sia con uno che con l'altro e poi ci sono talmente tante proposte che è impossibile non trovare qualcosa di carino: animali, città, mezzi di trasporto...

E' già uscita la serie dedicata ai dinosauri sull'onda dell'ultimo film di Jurassic World:il regno distrutto, sapevatelo.

Ma costruzioni non vuol dire solo mattoncini: esistono anche le costruzioni magnetiche, molto originali e molto versatili, forse un tantino meno scontate.

Per cui costruzioni è la mia idea regalo numero due.

Banco da lavoro

Come tutti i bambini di quattro anni, Ringhio è affascinato dalle riproduzioni in formato bambino che gli permettono di imitare i grandi.

A quattro anni siamo ancora nella fase del gioco di ruolo, per cui un banco da lavoro, quello con seghe, martello e trapano, potrebbe essere una buona idea, soprattutto se magari ci si associa con altre mamme (e qui whatsapp torna utile, no?)

Ci sono comunque anche dei banchi da lavoro interessanti in versione compatta che non sono affatto male.

Ho detto banco di lavoro, ma potrebbe essere anche una cucina o una valigetta del dottore.

Quindi banco di lavoro o affini è la mia terza opzione per un regalo.

Giochi da tavolo

Questo è un campo che non conosco molto bene. Non ho ancora comperato giochi da tavolo per i miei bimbi perché mi sono sempre sembrati piccoli.

Invece iniziano proprio ora a sviluppare le doti sociali, a capire come giocare con gli altri e anche come rispettare le regole.

Devo dire infatti che recentemente Ringhio e la Ninfa hanno avuto modo di provare alcuni giochi da tavolo molto divertenti che, secondo me, mi chiederanno come regalo tra qualche mese.

I giochi in questione sono "Acchiappa il coniglio", "Lampo di genio" e "Occhio al fantasma".

Si sono divertiti un sacco e non solo loro!

Per cui questo è il mio suggerimento numero quattro per un fantastico regalo di compleanno.

Sabbia cinetica

Ed infine ecco la proposta numero cinque: la sabbia cinetica.

La sabbia cinetica è stata una scoperta del Seridò: è un composto particolare formato da sabbia e altri ingredienti che permette ai bambini di darle qualsiasi forma, dalle classiche formine ad altro.

La particolarità di questa sabbia -udite, udite!- è che non sporca. Ripeto, care mamme: la sabbia cinetica non sporca.Non macchia né i vestiti né le superfici dei mobili.

Se sbadatamente (perché sono sicura che non lo farà mai apposta) vostro figlio la sparge per la casa tranquille: basta usare una pallina fatta fatta con la sabbia stessa e raccattare quella che trovate in giro che come per magia si incollerà alla palla!

La bellezza della sabbia cinetica è che si modella come sabbia normale, per cui via con la fantasia: castelli, roccaforti, poste per biglie o paesaggi di dune per macchinine o animali.

Insomma, una figata pazzesca!

Ho scritto che sono proposte per un bambino, ma è sotto inteso che vanno bene anche per una bambina, no?

Non so su cosa mi orienterò, ma sono sicura che comunque al pupo piacerà il mio regalo (almeno spero...)

Se volete aiutarmi ad allungare la lista, i vostri suggerimenti sono ben graditi.

Avete tempo fino a sabato...

datemiunam-cosa-regalare-ragalo-bambino-bambina-quattro-anni

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datemiunam-rimedi-naturali-contro-formicheIl calendario non è il solo strumento che ci fa capire quando arriva la bella stagione.

A casa mia sappiamo che sta ufficialmente cominciando il caldo quando avvistiamo le formiche.

Le formiche hanno sempre fatto parte della nostra esistenza da conviventi fin da quando siamo venuti ad abitare qui.

Fino a qualche anno fa, però, questi simpatici insetti effettuavano la loro transumanza passando radente il muro del soggiorno per scomparire dall'altro lato della casa.

Erano formiche educate, tutte in fila come scolareretti, seguivano le linee delle piastrelle senza mai cambiare percorso.

In due giorni la casa era di nuovo tutta per noi.

Ora invece no. Si vede che è venuta a mancare la vecchia regina e quella nuova non ha un pugno di ferro, preferisce regole meno rigide.

Così le formiche sono diventate indisciplinate e hanno cominciato a scorrazzare per la casa.

Dapprima hanno tentato una timida sortita in cucina.

Hanno scoperto la frutta, che tengo a maturare fuori dal frigorifero -quando si compra al supermercato è sempre molto indietro-.

Non sarà parso loro vero, tutto quel ben di Dio a portata delle loro zampette.

In un attimo hanno dato inizio ad un attacco di massa, un'invasione in piena regola.

Mi hanno trovato totalmente impreparata, soprattutto perché io detesto uccidere gli insetti.

Se c'è una cosa che mi fa proprio schifo, sono gli insetti morti.

E poi non mi piace proprio l'atto in sé. Non ho mai schiacciato le formiche, non uso le palette contro le mosche e non friggo le zanzare.

Ma a volte non c'è altra soluzione. I mutui accordi di pace sono stati violati, ogni trattativa per risolvere il conflitto in modo pacifico è risultata impossibile.

Del resto, benché laureata in lingue, non parlo il formichese.

A malincuore, abbiamo accolto la dichiarazione di guerra.

Cosa fare in caso di formiche in casa: i metodi naturali più efficaci

Calata nel mio ruolo di novello Nelson, ho chiamato alle armi l'intera famiglia, gatticompresi.

Mentre schieravo le truppe, ho specificato che i disertori sarebbero stati puniti severamente: niente dolce per una settimana almeno.

Ho subito ribadito il mio fermo no per le armi chimiche: al bando gli insetticidi, con bambini e animali non mi sento affatto tranquilla.

Ma come vincere la guerra e bonificare la casa?

Sono andata a rispolverare gli antichi volumi della nonna e mi sono affidata ai rimedi naturali.

Come un degno generale che si rispetti, ho coordinato la controffensiva affidando una missione ad ogni membro della squadra.

Per prima cosa sono partiti i ricognitori, con il compito di scoprire da dove penetrasse il nemico.

"Il nemico ha approfittato di un varco aperto nel settore ovest, generale"

Partiamo subito all'attacco: per spezzare l'avanzamento degli insetti, interrompiamo la colonna di formiche usando fondi di caffé e pepe di cayenna.

Il nemico è destabilizzato e batte in ritirata.

"Avanti col sale!" comando a gran voce.

La Ninfa e Ringhio, ubbidienti, cospargono il perimetro delle stanze con quintalate di sale, mentre il mio coraggioso compagno fa lo stesso lungo il perimetro esterno delle mura domestiche.

"Soldati, abbiamo vinto la battaglia, ma non la guerra!" urlo per risollevare il morale dell'esercito e fare in modo che rimangano comunque vigili.

Approfittando del momentaneo sbandamento delle truppe nemiche, ergiamo una barricata con bucce d'arancia e cetriolo rinforzate da bastoncini di cannella e foglie di alloro.

Nel frattempo, non diamo tregua agli insetti e piombiamo loro addosso sganciando sui gruppetti di formiche-soldato bustine di thè alla menta.

In un attimo avviene un fuggi-fuggi generale.

"Serrate i ranghi!" grido ai miei impavidi soldati.

"Via con l'artiglieria pesante!"

E' il caos: accerchiamo le formiche da ogni lato brandendo i nostri spruzzini carichi di acqua e sapone e oli essenziali agli agrumi.

La battaglia infuria da ogni lato. Guadagniamo la cucina, piastrella dopo piastrella, armadietto dopo armadietto.

Spugnette intrise di aceto per rimuovere le briciole spazzano i piani senza sosta, eliminando alle formiche la possibilità di ritrovare la via di casa seguendo eventuali tracce olfattive.

I corpi del nemico cadono come mosche ma noi, senza curarci d'altro se non della missione, procediamo impavidi con sprezzo del pericolo.

La cucina è libera, sul pavimento giacciono solo i corpi dei morti.

"Generale, non abbiamo riscontrato nessuna perdita!"

La fortuna ci ha assistito, ma la lotta è ancora lunga.

Benché stremati, dobbiamo approfittare di questo vantaggio.

"Disponete le trappole!" ordino perentoria.

Grossi barattoli contenenti qualche cucchiaino di miele vengono disposti sui mobili della cucina.

"Se mai quelle bastarde riusciranno a penetrare le nostre difese, troveranno una gran brutta sorpresa ad attenderle: la morte dolce"

Le tenebre calano sulle stanze devastate dalla guerra.

Mentre la luna si alza in cielo, andiamo a controllare se la barricata di bucce resiste.

La sentinella mi avvisa che ci sono stati strani movimenti.

Non possiamo permettere che le formiche ci sorprendano durante il sonno.

"Fai portare le luci!" gracchio, salda e ferma mentre dentro di me imperversa una tempesta.

Un paio di luci notturne comperate per i bambini vengono posizionate in corrispondenza della falla. Questo trucchetto dovrebbe sballare i ritmi di approvvigionamento delle formiche e farle andare in tilt.

"Con questo siamo al sicuro" borbotto, incrociando le dita, mentre assegno i turni di guardia.

Il tempo scorre lento, i minuti si trasformano in interminabili ore.

Sembra tutto tranquillo, ma mi sento addosso gli occhi ostili di quei piccoli insetti.

Infine il sole sorge su un nuovo giorno, per fortuna privo di formiche.

Le difese hanno retto, il nemico è distrutto, battuto.

Mi guardo attorno, soddisfatta.

La casa pare un'immondezzaio, tra bucce di frutta e verdura, fondi di caffè, sale e insetti morti.

Se non ripuliamo in fretta, la prossima volta ad invaderci non saranno le formiche, ma nemici ben peggiori: scarafaggi, blatte o chissà cos'altro.

Ma noi non ci faremo più trovare impreparati: il nuovo motto è tolleranza zero, ogni insetto a casa sua.

Da oggi in poi ogni animale con sei zampe (massì, dai, mettiamoci pure gli aracnidi che ne hanno otto) deve sapere che casa nostra non è un luogo sicuro.

Insetto avvisato, mezzo salvato.

Ok, alla fine, nonostante tutto, avete deciso di avere un secondo figlio.

Avete dimostrato di avere un grande coraggio e anche un pizzico di incoscienza, ma ora siete pronte per passare dallo stato di mamma mono-figlio allo stato di bismamma.

La mamma bis- o bismamma- è quella genitrice che, una volta arrivato il secondo figlio, soprattutto se a distanza abbastanza ravvicinata rispetto al primo, farà di tutto per negare l'evidenza.

Fingerà che la vita sia semplice, nonostante lo stato larvale e semi-vegetativo dei primi mesi.

Ignorerà le occhiaie perenni, i crampi alle braccia a forza di ninnare il pargoletto, i vestiti stazzonati con evidenti segni di rigurgito.

La bismamma procederà nella sua fase di negazione arrivando perfino a pavoneggiarsi con le amiche mono-figlio.

Certo, avere un secondo figlio è davvero stancante, non hai più un briciolo di tempo per te, ti devi dividere in due, ma ne vale la pena.

Innanzi tutto perché....perché... Sei rimasta senza parole? Non sai più cosa dire?

Ecco, ci sono qui io, non preoccuparti.

Ho giusto qui alcuni suggerimenti con cui potrete far diventare livide di invidia le madri con un solo figlio.

10 motivi + uno per fare un secondo figlio

Le gioie dell'essere mamma di due  sono molte, tanto da compensare largamente i lati negativi che oramai tutte conosciamo.

Innanzi tutto, avere due figli è bello per la regola della moltiplicazione: non è solo la fatica ad essere moltiplicata, ma, soprattutto, l'amore e le attenzioni che ricevete: doppi abbracci, doppie coccole, doppi regali.

Quando arriva un secondo figlio, imparate ad essere meno gelose e possessive: non esiterete un attimo ad affidare i pargoli a terzi, che siano nonne, cognate o vicine di casa, pur di farvi una doccia o una semplice dormita.

Dite anche addio ai sensi di colpa: se chi ha un solo figlio  ogni tanto ha il dubbio che potrebbe fare di più, chi ne ha almeno due sa che è matematicamente impossibile fare di più.

Avere due figli significa che possono -prima o poi- giocare assieme senza coinvolgervi: loro si divertono, voi vi rilassate. I bimbi con uno o più fratelli imparano prima le regole della socializzazione e della condivisione.

Le bismamme raramente soffrono di solitudine: i momenti senza figli divengono una manna dal cielo, un'occasione d sfruttare al massimo, rischiando di cadere nell'iper-attività.

Quando i figli sono due, anche le aspettative vengono equamente distribuite e quindi si riducono al minimo anche le possibilità di avere un figlio che soffra di ansia da prestazione in maniera patologica.

Una mamma di due, da ottima stratega, può far leva sulla competizione tra fratelli e volgerla a proprio vantaggio: "vediamo chi è il primo a fare il letto" o frasi simili sono comuni in tutte le famiglie non mono-figlio.

Allo stesso tempo, soprattutto man mano che i bambini crescono, è bello osservare come tra di loro nasce una certa complicità e un certo senso di protezione.

I fratelli si spalleggiano, si difendono e si sostengono a vicenda e vivono i conflitti sociali con minor apprensione.

Imparano più in fretta ad avere fiducia e questo permette loro di sviluppare un atteggiamento assertivo nei confronti del mondo.

Da quando i miei bambini sono diventati grandicelli, ho notato che hanno sviluppato anche un certo senso di giustizia.

Se uno riceve una caramella, lo stesso deve valere per l'altro: insomma, non si fanno differenze, si misura tutto, perfino la durata degli abbracci della mamma.

Avere un secondo figlio per una mamma  significa anche avere una seconda opportunità di rivivere le famose "prime volte": il primo sorriso, i primi passi, la prima parola.

E solo questa grandissima emozione, per me, vale come ricompensa per tutte le fatiche, le nottate in bianco, i litigi e i capricci affrontati.