L'arrivo di un bambino in famiglia cambia inevitabilmente gli equilibri di coppia e il ménage familiare (diffidate di quelli che dicono il contrario, vi stanno tirando per il cu.., ehm, prendendo in giro).

Si parla diffusamente di quanto cambi una donna, di quanta fatica faccia e di come debba "imparare" ad essere madre (possibilmente buona) senza dimenticare di essere anche se stessa. (E ci mancherebbe, direte voi, con tutto il mazzo che ci facciamo per conciliare casa-lavoro-famiglia).

Tutto giustissimo, ma vorrei sapere: i papà in tutto questo dove li mettiamo? 

A parte quei vili che fuggono non appena scoprono che la loro compagna aspetta un bambino (e credetemi ci sono), tutti gli altri dove sono? Sembra che nessuno li tenga in considerazione, poracci. Ogni tanto si legge qua e là cosa dovrebbe fare il neo papà, ma sembra che dopo i primi mesi la figura del padre scompaia dall'orizzonte.

Quindi io vi chiedo: ma come cambia la vita di un uomo quando diventa padre?

Dall'osservazione attentissima di questi quasi quattro anni dalla nascita della Ninfa, prendendo come cavia Compagno Fedele che incarna lo stereotipo maschile dell'uomo medio italiano, posso fare le seguenti considerazioni: anche la vita dei nostri partner cambia in maniera sconvolgente. La cosa più evidente è che la loro capacità di adattamento ai cambiamenti è, ahimè, di gran lunga inferiore a quella della donna media italiana che diventa madre.

Entriamo più nel dettaglio:

  1. cambiamento dei ritmi circadiani del sonno: mediamente un uomo ha bisogno di dormire almeno dodici ore durante il giorno. Solitamente la ripartizione delle ore del sonno è la seguente: otto ore a notte, le restanti quattro spalmate durante la giornata tra pennichelle dopo pasto e sonnellino pomeridiano. Tale fenomeno diventa più evidente durante il fine settimana. Quando arriva un neonato le cose cambiano, soprattutto se non allattate al seno: durante la notte la creaturina si sveglia almeno due volte per mangiare e "spontaneamente" i neo papà si alzeranno a preparare il biberon. Durante il giorno, a fine pasto, i padri faranno fare il ruttino al pargolo e, mentre la mamma si occuperà delle faccende domestiche, il papà intratterrà il bambino e gli cambierà il pannolino. I più dotati potranno perfino fare il bagnetto e mettere a nanna il bambino. A volte capita di vedere padri che, alle tre di notte, portano il pargolo piangente a fare un giro in auto, nella speranza che si addormenti;
  2. cambiamento nell'alimentazione: prima dell'arrivo del bambino gli uomini avevano un'alimentazione molto varia, con particolare predilezione per enormi hamburger, hot-dog grondanti salse di ogni genere, patatine fritte, enormi porzioni di lasagne o melanzane alla parmigiana che manco un dinosauro. Quando comincia lo svezzamento del bambino, in tavola compaiono nell'ordine: minestrine con brodo vegetale, passati di verdura, pollo bollito, pesce lesso, purè e formaggini. La mamma cucina solo quello, perché, si sa, la casa non è un albergo e con tutto quello che c'è da fare figurati se si può preparare una pietanza diversa per ogni membro della famiglia. Massimo massimo in tavola ci sarà un piatto di pasta con un sugo pronto. E il bravo padre finirà diligentemente il purè di broccoli bio con la sogliola al vapore e la mela al forno avanzata dal bambino, che con tutto quello che costa il cibo mica lo butteremo?! Finito lo svezzamento le cose non cambiano: bisogna dare il buon esempio ai bambini, per cui sì a frutta e verdura, a minestroni e minestrine, alle cotture alla piastra e al vapore;
  3. cambiamenti nelle abitudini comportamentali: quando i pargoli crescono e cominciano a capire, bandito il rutto libero, bandite ogni sorta di flatulenze più o meno sonore e puzzolenti. In presenza di bambini, il buon padre deve essere morigerato: è concesso il vino ai pasti, la birra la sera durante la partita, i superalcolici quando i bambini sono a letto;
  4. vietato il turpiloquio: se per strada o sul tram sentite uomini che invece di un sonoro caz.. esclamano "opperbacco", ecco, quegli uomini sicuramente hanno figli;
  5. siccome siamo per la parità dei sessi e vogliamo dare il buon esempio, anche il papà più pigro si occuperà della casa in maniera plateale, senza vergognarsene. Gruppi di padri al parco parleranno non solo del rigore dell'ultima partita di campionato, ma anche delle tecniche avanzate per togliere le macchie di cioccolato dai vestiti dei bambini. Viva il progresso!
  6. cambiamenti nei palinsesti televisivi: evitiamo che i nostri figli diventino violenti o aggressivi. Offriamo loro programmi di qualità: quindi, cari papà, no ai film di guerra, agli action-movies e ai film erotici (questo se volete evitare domande imbarazzanti a cui non sapreste rispondere). Al massimo un documentario di Piero Angela sul regno animale, tra una Peppa Pig e un Paw Patrol. Potrete farvi una cultura e riscoprire i grandi classici Disney: impara l'arte e mettila da parte, si sa mai che prima o poi possa servirvi;
  7. bandita la consolle di qualsiasi marca, soprattutto per gli spara tutto e i picchia duro. Il tempo che prima trascorrevate con gli amici giocando interminabilmente le domeniche invernali ora lo trascorrerete in compagnia dei vostri bambini. Se siete fortunati, potrete comunque giocare con le macchinine come quando eravate piccoli. Se no, fate buon viso a cattivo gioco: un thè con vostra figlia e le sue bambole è un bel modo per passare i freddi pomeriggi invernali;
  8. limitate le uscite da soli e con gli amici: anche la vostra compagna ha diritto a svagarsi e quindi...un pò per uno in braccio alla mamma!
  9. cambiamenti nella vita sessuale: se non è stanca la vostra compagna siete stanchi voi e il letto in condivisione con figli e animali domestici non aiuta affatto;
  10. cambiamenti economici: fare figli, si sa, costa. Se la mamma rinuncia alla nuova borsa di Prada, anche voi dovete rinunciare col sorriso sulle labbra all'ultimo modello della Ducati appena uscito.

Per il resto la vita degli uomini che diventano padri rimane uguale a prima.

E come sono cambiati i vostri partner?

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Siamo all'inizio di Novembre e i più fortunati tornano a lavorare dopo un ponte di due giorni. I più  avranno passato il fine settimana e la festa di Halloween a riposarsi e divertirsi. Tra questi magari anche alcune mamme. Ovviamente io non sono tra quelle.

Io sono tra quei pochi sfortunati che il 31 non hanno fatto il ponte ma la sera hanno deciso di festeggiare comunque. Perché oramai chi non festeggia il 31 ottobre? Quindi  esco dal lavoro e mi scapicollo per arrivare a casa il prima possibile. Alle ore 20.30 abbiamo appuntamento a casa di amici per la classica festa in maschera fatta a misura di bambino.

Arrivo a casa e trovo Compagno Fedele già in fermento che ha fatto il bagno ai bambini e aspetta me per travestirli. I due girano mezzi nudi per la casa elettrizzati come dopo aver mangiato due cucchiai di zucchero. Mi tolgo scarpe-giacca-borsa e recupero il necessario.

La Ninfa è dotata di cerchietto con orecchiette da gatto, leggins e maglietta nera. Deve solo essere truccata. Quindi le dico di vestirsi. Ringhio invece ha un pigiamino rosso fuoco, cerchietto con piccole corna luminose e una piccola forca nera. Incarico CF di vestirlo e corro a preparare il dolce.

Quest'anno è toccato alla torta morbida alla zucca. Intanto che preparo gli ingredienti, il bzz-bzzz del telefono mi avverte che è arrivato un messaggio. Il gruppo di what's up è quello relativo alla festicciola, ovviamente.

"Ciao, sono P. mamma di E.Stasera non veniamo perché E. ha la febbre, crediamo sia solo influenza"

Seguono raffiche di "Oh, speriamo si riprenda presto", "Che peccato!" "Mi dispiace" e via discorrendo.

Butto nella'impastatrice farina zucchero uova e impasto. Intanto CF è riuscito a preparare Ringhio che non vuole indossare il cerchietto con le corna.

"Mamma, lui è un maschio il cerchietto me lo metto io!" E addio alle orecchiette da gatta.

Bzzz-bzzz-bzzz. CF guarda il telefonino e legge: "Ciao, sono D. papà di F.Stasera non ci siamo perché la mamma di F. è indisposta". CF mi guarda e sogghigna sornione:" E' la classica scusa per dire che hanno litigato". Poi si dilegua come solo lui sa fare.

Verso l'impasto nella tortiera. La Ninfa mi raggiunge e comincia a martellarmi: "Mamma mi trucchi? Mamma mi trucchi?". Inutile tentare di sottrarsi. Prendo la matita nera e le disegno dei bei baffi sulle guance e un bel nasino nero.

Soddisfatta, torna a giocare. Bevo un bicchiere di acqua. Cosa darei per un prosecco o meglio ancora per qualcosa di più forte! Inforno la torta e comincio a dare da mangiare nell'ordine ai gatti, ai criceti e ai pesci. Il cane riceverà la pappa dopo, quando usciremo. Sto versando il mangime nell'acqua dei pesci quando tutto piomba nel buio più assoluto.

CF ha acceso il phon in concomitanza con il forno. Sospiro e a tentoni raggiungo il pannello per far tornare l'elettricità.

Pam, pum, sbang....Ueeeeeeee! La luce torna e trovo Ringhio in lacrime: è inciampato nei giochi sul pavimento e ha picchiato la fronte contro il muro. Lo prendo in braccio e lo bagno con l'acqua fredda. CF compare con aria colpevole. Lo incenerisco e continuo a consolare Ringhio. Sulla fronte ha un bel paio di bozzi rossi. Le corna non servono più adesso.

Lascio i pargoli col padre e vado a prepararmi. Nel bagno pare ci sia stata un'esondazione: acqua ovunque, vapore che rende impossibile vedere la parete di fronte, aroma pestilenziale di dopobarba. Apro la finestra, faccio cambiare l'aria con abbassamento drastico della temperatura. Pazienza, mi lavo in fretta e comincio a vestirmi. Toc toc toc toc... " Mamma, la sveglia è suonata!".

Merda, la torta! Corro in cucina lasciando orme bagnate sul pavimento, afferro il guanto e sforno il dolce, che sembra in buone condizioni. Lo posiziono su una gratella per farlo raffreddare e finisco di prepararmi. Mi guardo sconsolata allo specchio: ho l'aria talmente sfatta con dei bei cerchi neri che quasi quasi non mi trucco neppure...

Sto finendo di sistemarmi quando una lacrimante Ninfa mi raggiunge.

"Amore che è successo?"

"Guarda cosa mi ha fatto Ringhio" E mi mostra l'avambraccio su cui è stampato un bell'orologio.

La consolo pazientemente, mentre lancio un'occhiata assassina a suo fratello. Le lacrime hanno ridotto il suo viso a un'unica macchia nera, quindi la lavo e la trucco di nuovo.

Seguita dai pupi, torno in cucina per spolverizzare la torta con lo zucchero a velo. I bambini mi aiutano a posizionare la scritta e il disegno della zucca sulla torta e poi cospargiamo il tutto con la polverina bianca.

"Che bella!" esclama mia figlia soddisfatta.

Bzzz-bzzz-bzzz. Afferro il telefono e vedo che nel frattempo ho ricevuto trentacinque nuovi messaggi.

"Ciao, la famiglia B. ringrazia per l'invito ma i nostri tre bimbi hanno preso il virus gastrointestinale e stanno vomitando come degli idranti". Risposte a raffica e poi messaggio di V. che ci informa che invece a casa loro l'idrante non è la bocca.

Sospiro e ordino al Compagno di caricare i bambini in macchina e di dare da mangiare al nostro amico a quattro zampe. Mentre sto chiudendo la porta, vedo CF che mi corre incontro con Ringhio tra le braccia.

"Che succede?"

"Puzza da morire. Devi cambiarlo."

E che cavolo però! Sono le 20,20. Arriveremo in ritardo. Cambio il pargolo maleodorante alla velocità della luce, lo metto sul suo seggiolino e partiamo.

Bzzz-bzzz-bzzz. Frugo nella mia enorme borsa e agguanto il telefonino.

"Amici, mi dispiace! Festa annullata perché M. ha preso la piedi-mani-bocca!"

Non credo ai miei occhi!

"Cosa facciamo adesso?"

"Quanti sono quelli sani?" Chiede CF.

Due calcoli rapidi. Credo che tra genitori e bambini siamo circa una decina.

"OK", dice facendo inversione a U "Tutti da noi!".

"Yeeeeeeee", urla felice la Ninfa.

Io non dico niente. Decisamente Halloween non è una festa per tutti.

 

Ottobre è il mese in cui si scelgono le attività extrascolastiche a cui dovranno partecipare i nostri figli. Premesso che non è scritto da nessuna parte che un bambino debba per forza seguire corsi sportivi o artistici, siamo tutti consapevoli che lo sport fa bene ai bambini. Nel mio caso ho optato per un corso di acquaticità per la Ninfa e stavo valutando qualcosa per il pupo. Ringhio ha un debole per la palla, ma non gli piace usare i piedi.

I bambini sono istintivi in ogni cosa che fanno.  Quando un bambino vede una palla il suo primo gesto non è calciarla  ma afferrarla con le mani, esplorarla e infine lanciarla. Se i bimbi sono più di uno, quello con la palla in mano cercherà sicuramente di non farla prendere agli altri e scapperà-indovinate un pò di chi si tratta?-. Ma scommetto che anche voi vi siete trovate spesso in una situazione del genere.

C'è uno sport, relativamente recente, che si fonda su queste caratteristiche innate. E' lo sport della palla ovale: il rugby.

Il rugby sta finalmente prendendo piede anche in Italia, soprattutto tra i più piccoli. I preconcetti che lo vedevano come sport pericoloso e violento stanno scomparendo per lasciare emergere invece la vera natura di questa disciplina: il rugby è una scuola di vita che insegna il rispetto verso i compagni e gli avversari, basato sulla libertà e sulla partecipazione.

Dai cinque-sei anni fino ai quattordici  più che di rugby si parla di minirugby: si gioca con tredici giocatori e in panchina sono ammessi da un minimo di tre a un massimo di sei bambini. Tutti devono partecipare alla partita (questa è addirittura una regola federale). Non esistono discriminazioni neppure per quanto riguarda il fisico: anche chi ha una costituzione più minuta può imparare a giocare sotto ogni aspetto e viene addestrato per risolvere ogni situazione si presenti in campo con i mezzi adatti. Le squadre sono miste, il che, udite-udite, significa che anche le femmine possono giocare. Questo garantisce il massimo coinvolgimento: nel rugby non resta fuori nessuno.

Durante gli allenamenti, di solito bisettimanali,  si alternano attività aerobiche e anaerobiche per sviluppare resistenza e velocità. Fino ai 12 anni si gioca senza porte, senza mischie, senza rimesse laterali e senza colpi. La cosa più importante è sviluppare gli schemi motori: si insegna a correre, saltare, rotolare (anche nel fango, per la gioia dei bambini!). E si insegna anche come cadere senza farsi male e a placcare un avversario senza provocare danni nel massimo rispetto per l'altro.

Credo che quest'aspetto sia molto importante: i nostri bambini hanno poche occasioni per correre liberamente, saltare o "fare la lotta": gli spazi si sono ridotti, i luoghi pubblici non sono dotati di aree per giocare liberamente ed è sempre più frequente che quando uno dei nostri figli cade si faccia male, proprio perché ha perso la capacità primordiale di "saper cadere".

Nel rugby gli scontri sono regolati: l'unico che può essere placcato è il bambino che ha la palla che, consapevolmente, è preparato e sa come reagire: durante gli allenamenti si insegna a parare i colpi e ad attenuarne la portata.  Inoltre ricordiamoci che gestire uno scontro dal punto di vista psicologico rafforza l'autostima e aiuta a superare le proprie paure.

Quindi, contrariamente a quanto spesso si crede, il rugby non è affatto uno sport violento: il rischio di traumi c'è ma non più che in altri sport . Anche i colpi in testa, oggi studiati dalla medicina per essere potenzialmente dannosi, non sono più frequenti che in altri sport. Pensate addirittura che le pallonate di testa nel calcio sono molto più rischiose, al punto tale che negli Stati Uniti le vorrebbero vietare fino ai dodici anni!

Nel minirugby non si insegna solo a correre, a saltare, a placcare e a cadere. Si insegna a divertirsi in maniera corretta e civile, nel pieno rispetto delle regole. Chi vince non sono i più furbi, quelli che barano. I veri vincitori sono quelli che partecipano. Vincere vuol dire assegnare un compito a ciascun giocatore e alla squadra e portarlo a compimento, non arrivare primi nel torneo. Uno sport che mira solo alla vittoria finale inevitabilmente sacrifica i meno dotati e questo contraddice i principi stessi del rugby.

Fondamentale è l'allenatore della squadra, che diventa educatore dei piccoli, si prende cura di loro e non lascia indietro nessuno. Verso di lui scatta una forma di affettività. L'allenatore per i bambini diviene un esempio da seguire, perché coerente nelle sue parole e nelle sue decisioni, mai contraddittorio , in grado di rispondere ai bisogni di ogni singolo e di creare allo stesso tempo un senso di appartenenza al gruppo.

Il rispetto viene praticato perfino nei confronti del tanto bistrattato arbitro: nessuno, all'infuori del capitano, può parlare con lui e contestare le sue decisioni. Se qualcuno lo fa, tutta la squadra viene penalizzata.  Quindi, quando si è in campo, non ci sono nemici, ma avversari.

La prova più lampante è il terzo tempo, che esiste unicamente nel rugby. A fine partita infatti i bambini  fraternizzano con la squadra avversaria  e i genitori fanno amicizia. Ognuno porta da mangiare e si fa una vera festa. Il terzo tempo serve per insegnare che le partite sono un gioco da giocare divertendosi e seguendo le regole nel pieno rispetto degli altri.

Se educare i bambini può essere facile, il "banco di prova" sono i genitori, soprattutto quelli appassionati di calcio. Non è raro infatti vedere adulti incivili che aizzano i figli contro gli avversari o che maltrattano arbitro e allenatore. C'è sempre chi pensa che il proprio figlio sia migliore degli altri e che debba giocare per portare la squadra alla vittoria. Le mamme e i papà devono capire la funzione educativa di questo sport e supportare il lavoro degli allenatori.

Per tutti questi aspetti il rugby è considerato come uno sport che educa ad essere cittadini democratici. Quindi perché un paese deve avere due o più campi da calcio e nessun campo da rugby?! I bambini dovrebbero essere messi nella condizione di poter scegliere che cosa fare, non buttarsi sul calcio o sulla pallacanestro o sulla ginnastica artistica perché l'offerta formativa è questa.

Mio figlio adesso è ancora piccolo ma mi auguro con tutto il cuore che quando verrà il suo turno si guardi attorno e scelga il rugby, lo sport che fa davvero crescere.

Il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie." Henry Blaha

 

 

2

Noi che da vere mamme sopportiamo stoicamente la puzza della cacca dei nostri figli ( ma come, non sapete che la pupù dei neonati è santa?!).

Noi che raccogliamo eroicamente rigurgiti e vomiti anche nel pieno della notte ad occhi chiusi.

Noi che dopo aver visto uscire dal nostro corpo la placenta non ci schifiamo davanti a niente.

Noi che abbiamo un collega che puzza più della cloaca massima e ce lo dobbiamo tenere per forza.

Non c'è posto di lavoro in cui non ci sia un collega allergico all'acqua e al sapone e anche da noi è così. E' quello che sale sempre solo in ascensore, quello a cui tutti rifiutiamo un passaggio in auto, quello che appena lo vediamo arrivare ci alziamo per andare in bagno. Fortunatamente il collega in questione non staziona nel nostro ufficio, ma ci viene a trovare spesso. In estate abbiamo le finestre aperte e cambiare l'aria diventa facile.

Durante la brutta stagione invece le cose sono più complicate: tenere aperto per molto tempo è causa di licenziamento diretto ( ma come, io pago il riscaldamento e tu tieni la finestra aperta? Impiegato ingrato, se hai caldo spogliati!!).

Come fare allora a rendere l'aria respirabile senza intossicarsi con prodotti chimici? I deodoranti industriali infatti sono nocivi, per noi e per l'ambiente, causano problemi di allergie, difficoltà respiratorie e a volte sono composti da sostanze che pare possano essere cancerogene. Inoltre non hanno un effetto duraturo e nella maggior parte dei casi "camuffano" l'odore sgradevole ma non lo eliminano.

Le vecchie e sagge nonne ci vengono in aiuto anche in questo caso. Perché oltre a ricordarci di metterci la maglietta della salute anche a luglio con 40°, ci insegnano diversi trucchetti interessanti.

Visto che è arrivato l'autunno, un buon deodorante naturale sono gli agrumi. Se non avete gli oli essenziali, portate al lavoro mandarini, arance o pompelmi, mangiatevi la polpa e utilizzate la buccia per profumare l'ambiente: potete metterla  a seccare sui termoconvettori o spezzettarla e aggiungerla all'acqua degli umidificatori. Potete mettere anche dei pezzi di cannella in stecche o un paio di fiori di anice stellato.

Per potenziare l'effetto degli agrumi, prendete una bella arancia e infilate nella buccia dei chiodi di garofano: diventerà un insolito soprammobile da appoggiare alla scrivania e allo stesso tempo debellerà i possibili fetori del vostro amato collega.

Come ho accennato prima, potete anche usare gli oli essenziali. Ne bastano poche gocce nell'umidificatore: con il calore rilasceranno nell'aria il vostro aroma preferito. Ne trovate di ogni fragranza: bergamotto, eucalipto, lavanda...Sbizzarritevi!

Se invece volete fare un prodotto da usare all'occorrenza, fate così: in uno spruzzino mescolare un cucchiaio di vodka ( o di alcool puro) con 20-30 gocce di olio essenziale ( io vi consiglio pino ed eucalipto), agitate bene e aggiungere poi 500 ml di acqua. Aspettate che il collega esca e spruzzate! Sentirete che buon profumo!

Se lavorate in un ambiente particolarmente agitato e nevrastenico, provate la lavanda che oltre ad un buon odore ha effetti calmanti e rilassanti.

E se a lungo andare la situazione non migliora, cominciate a lasciare sulla scrivania del vostro collega saponette e deodoranti: vedrete, prima o poi capirà l'antifona!

 

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Alzi la mano che non ha mai passato tutta la notte in giro per locali a divertirsi con gli amici. Eppure la mattina vi alzavate per andare al lavoro o  restavate a poltrire nel vostro letto tutta la domenica. Non è mai stato un peso, anzi. Ci faceva sentire vive.

E come mai invece ora se ci capita di non dormire per una notte ci sentiamo morte? Altro che sintomi da dopo sbronza: cerchio alla testa, occhi gonfi e pesanti, cerchiati di nero che un panda al vostro confronto è niente, camminata da zombie...In una parola sola: DISTRUTTE.

Ecco, quando prima di diventare mamma le mia amiche già mamme mi descrivevano come si sentivano sfatte la mattina dopo aver passato la notte in bianco, ho sempre creduto che ingigantissero il problema. "Non hanno il fisico, non sono abituate", pensavo ingenuamente.

Finché sono diventata mamma anch'io. E allora ho capito. Ho capito che non lo ingigantivano affatto, il problema, ma anzi che dai loro racconti non emergeva tutta la drammaticità di cosa vuol dire passare una notte in bianco per colpa di un bambino insonne. Perché ci sta che i neonati siano per natura programmati per svegliarsi frequentemente, ma un bambino di (quasi) due anni sano come un pesce, col pancino pieno ma non troppo, che non ha sete-caldo-freddo e che ha il pannolino pulito che cosa avrà mai da continuare a piangere?

Ieri sera dopo una seduta di coccole bacini abbracci che solo a pensarci mi viene il diabete, ho messo Ringhio a dormire nel suo lettino. La Ninfa era già tra le braccia di Orfeo, per cui niente favola.

"Ciao amore della mamma ci vediamo domani mattina". Bacino bacino bacetto e mi infilo nel letto.

Dopo venti minuti: "Mamma, mamma" e il pupo, bello come il sole, si affaccia alla porta della camera.

Scosto il piumone, abbraccio Ringhio e lo riporto nel suo lettino.

"Amore adesso è ora di fare la nanna. Stanno dormendo tutti, vedi? Perciò stringi forte il tuo coniglio e dormi". Esco dalla porta e il peluche di mio figlio mi atterra davanti.

"Non si buttano i giochi! Giù subito a fare la nanna!"

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"

Parte la sirena. Afferro rapida il bimbo prima che si svegli la Ninfa e lo porto in sala.

"Allora non vuoi dormire asinello? Va bene, guardiamo un pò cosa fanno in tv. Oh, guarda, c'è Poirot! Niente di più soporf...indicato vero?". Peccato che poi io dormissi sul divano mentre Ringhio metteva la casa a soqquadro.

Rientra CF.

"Come mai ancora svegli?"

"Mah, Ringhio non riesce a dormire. Ho provato con una camomilla intanto che guardavamo la tv ma non è servito a niente. Io dovrei ancora farmi la doccia..."

"Vai vai amore che ci penso io."

Secondo voi me lo faccio ripetere due volte? Quando esco dal bagno trovo i due nel lettone.

"Che ci fa lui qui dentro? Non si era detto niente lettone che poi ripartiamo con il circolo vizioso?"

"Stavamo aspettandoti e intanto guardavamo cose da maschi sul tablet". E mi fa vedere uno spezzone di Top Gear.

"Su, Ringhio, dai un bacio al papà che facciamo la nanna."

Col piccolo in cameretta, mi infilo velocemente nel mio letto.

"Brummm brummm brummm"

"No, non è possibile. Adesso ti alzi tu che hai avuto la brillante idea di fargli vedere le automobili prima di andare a letto".

CF si alza brontolando e ricompare dopo un'eternità.

"Penso si sia addormentato". Finalmente dormo, penso.

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".

Non ci posso credere, è l'una e lui è ancora sveglio.

"Tocca a te stavolta" dice CF. Poi si gira sul fianco e riprende a russare. Ma come è possibile?!

Ciabatto fino in cameretta."Senti tu, piccolo assatanato, si può sapere che cosa succede?" Lui mi guarda con il labbro tremolante. E ricomincia a piangere. Implacabile e inarrestabile. Mi siedo, lo prendo in braccio ma niente. E' inconsolabile. Provo a metterlo a terra, ma è ancora peggio. Mi si aggrappa come una scimmietta.

Lo riprendo in braccio e torno in sala. Comincio a camminare e saltellare come facevo quando era più piccolo. Peccato ora che con i suoi quasi dieci chili la differenza si senta. Già dopo cinque minuti i bicipiti mi fanno male. Ringhio si è placato e si ciuccia il pugnetto. Sbadiglia, sbadiglia ma non crolla. Inutile, le sue pile sono inesauribili.

Mi accascio sul divano. Mi sembra un incubo: sono tornata indietro nel tempo, Ringhio è di nuovo piccolo e noi non dormiamo. Anzi, è peggio: adesso se per sbaglio mi appisolo questa peste bubbonica accende le luci, sveglia la sorella e fanno un party alla facciazza mia. Che faccio? Niente Valium, ma posso provare a passarlo sul gas? Magari funziona davvero, così dormo per un pò. Vi preeeegoo voglio solo chiudere gli occhi in pace. Dieci minuti. Ok, anche cinque fa lo stesso. Mi raggiunge CF.

"Cosa succede? Avrà fame? Sete? Il pannolino?"

Gli tiro un cuscino. Scalpiccio di piedini. Ecco, di bene in meglio: si è svegliata anche la Ninfa.

"Ho sete." Beve un goccio di acqua e poi prende Ringhio per mano.

"Dai andiamo a letto che è tardi". Lui, il piccolo disgraziato figlio degenere che mi ha tenuto sveglia fino alle tre, si fa accompagnare docile nel suo lettino. La Ninfa si stende vicino a lui, si coprono con il piumino e, voilà, in dieci nanosecondi dormono.

Sono esterrefatta. Incredula. Interdetta. Sull'orlo delle lacrime.

CF si riprende prima di me e borbottando come una pentola di fagioli torna a dormire. Io rimango lì, sul divano. Non ho la forza di alzarmi. Tanto alle sei suona la sveglia...

 

 

 

 

I bambini, si sa, giocano. E giocano un sacco. Maria Montessori, non a torto, affermava addirittura che "il gioco è il lavoro dei bambini".

Mi fermo spesso a osservare, non vista, la Ninfa e Ringhio mentre giocano. Non lo fanno ancora assieme, per esempio se giocano con le lego condividono i materiali ma ognuno poi va per la sua strada e lo stesso succede quando cucinano: si dividono i giocattoli in maniera più o meno equa ma l'interazione avviene quando Ringhio ruba quello che sta usando la Ninfa o viceversa ( e non dovete sforzarvi per immaginare cosa succede).

Ultimamente le cose stanno cambiando: la Ninfa tenta di coinvolgere suo fratello quando gioca a "facciamo finta che", anche se lui poco si presta a seguire le sue direttive.

In questo periodo si nota proprio che stanno attraversando delle tappe evolutive diverse: Ringhio sta superando la fase esplorativa mentre la Ninfa è oramai nel pieno della fase del gioco simbolico.

Si parla di gioco esplorativo soprattutto in riferimento al primo anno di vita quando i bambini utilizzano un oggetto alla volta e imparano a conoscere la realtà utilizzando i cinque sensi. In questo periodo si sviluppa anche la sfera motoria. Pian piano il bambino impara a manipolare gli oggetti e comincia a metterli in relazione tra di loro.

A partire dal secondo anno e fino al settimo l'attività preferita dei bambini diventa il gioco simbolico o di rappresentazione. "Facciamo finta che io sono la maestra e tu sei la bambina", esclama la Ninfa rivolta a suo fratello che la guarda estasiato, sorride e va avanti a impilare i cubi uno sull'altro. Lei alza gli occhi al cielo, lo sgrida e va a prendere le sue bambole che improvvisamente diventano le sue compagne d'asilo (devo dotarmi di bambolotti maschili perché vedere un Federico in gonnella mi lascia sempre perplessa).

Ho scoperto che il gioco dei bambini è stato studiato da eminenti psicologi, quali Piaget e Vygotskij.

Secondo il primo il gioco simbolico si può dividere in cinque livelli:

  1. gioco di passaggio: il bimbo comincia a creare dei simboli (ecco quindi che Ringhio usa il suo telefonino giocattolo e se lo porta all'orecchio),
  2. gioco simbolico verso se stessi: i bambini fingono di fare qualcosa ( la Ninfa finge di farsi la doccia e pettinarsi);
  3. gioco simbolico verso altri: la Ninfa abbraccia per esempio una bambola o un peluche perché si sono fatti male;
  4. Sequenza di giochi simbolici: Ringhio finge di fare il numero sul suo cellulare giocattolo e poi telefona;
  5. Simbolizzazione sostitutiva: quando i bambini usano un oggetto che per loro diventa però qualcosa di diverso ( sempre il nostro fedele Ringhio che utilizza il telecomando fingendo che sia un telefonino).

Quando la Ninfa gioca al "facciamo finta che" è raro che mi chieda di farlo con lei (ed io spesso ci rimango male). Ma il saggio Vygotskij mi rassicura: il gioco simbolico è un'attività formativa che avviene grazie all'interazione tra adulto e bambino. L'adulto aiuta il bambino fino a quando il pargolo non ha appreso specifiche abilità che gli permettono di essere autonomo ( ergo, la Ninfa gioca da sola perché ha le abilità per farlo, per cui non sono proprio una mamma scacciona).

Il gioco simbolico del "far finta" viene utilizzato anche per valutare gli aspetti della crescita e lo stato di benessere del bambino. I bambini riproducono con bambole e pupazzi ciò che accade durante la loro giornata, rappresentando le loro emozioni e quello che è loro capitato .

Guardando i bambini giocare in tanti casi si sono scoperti problemi di rabbia e di abusi. Adesso però non spaventatevi se vedete i vostri figli che picchiano o sgridano o mettono in punizione le loro bambole: è facile che stiano imitandoci in uno dei nostri momenti non proprio brillanti.

A me è proprio successo l'anno scorso, quando la Ninfa ha cominciato ad andare alla materna: in seguito all'ennesima zuffa con il fratello che ancora non sapeva difendersi da solo, l'ho sgridata violentemente e l'ho messa in castigo. Lei è andata avanti a riprodurre la scena per giorni: sgridava veementemente la sua bambola e la metteva nell'angolino. Dopo un pò la cosa ha preso una brutta piega: la Ninfa picchiava addirittura la bambola! Ho pensato: "Oddio, se le maestre vedono una cosa del genere magari chiamano anche gli assistenti sociali!".Già mi vedevo a tentare di giustificarmi mentre mi portavano via la bimba... Ero davvero angosciata, ma la cosa si è risolta spontaneamente.

Ho scoperto che la rappresentazione di una storia aiuta il bambino a esorcizzare le sue paure e le sue debolezze (interpretando il ruolo del cattivo i bambini esorcizzano la rabbia). Il gioco simbolico ha effetti positivi anche sulla creatività del bambino che impara a usare gli oggetti in modo fantasioso. Inoltre stimola i bambini a relazionarsi con gli altri, perché quando  giocano assieme a "facciamo finta che" ognuno di loro interpreta un ruolo, impara a gestirlo e ad interagire con gli altri personaggi.

Per incentivare la creatività dei nostri figli basta davvero poco. A loro piace imitare le attività degli adulti e in commercio troviamo giochi già pronti all'uso: cucine, kit di falegnameria, borse da dottore... Se siete brave con le attività manuali (io non rientro tra quelle) potete addirittura costruire una cucina servendovi di una grande scatola di cartone. I miei bambini hanno usato sia quella già fatta sia quella hand-made a casa della nonna. Ora la riproducono su un mobiletto basso, utilizzando i sottopentola al posto dei fornelli e prediligono pentole e posate vere rispetto a quelle giocattolo.

Per quanto riguarda la Ninfa, lei adora travestirsi "da grande", per cui mi chiede braccialetti, collane, scarpe col tacco o foulard. Poi si mette davanti allo specchio e si trucca, si pettina e si profuma. Infine saluta tutti e va al lavoro. Mi fa sorridere quando spiega alle sue bimbe che "la mamma va al lavoro ma poi torna sempre dai suoi bambini che sono la cosa più importante di tutte".

Quando la Ninfa è andata al pronto soccorso, ha passato la settimana successiva a fare punture e flebo a tutti quelli che venivano a trovarci, a somministrare pillole e sciroppi e a consolare malati immaginari.

Quando invece vengono altri bambini a trovarci, la Ninfa organizza il gioco del lupo: Ringhio è il lupo che mangia gli altri bambini e questi si costruiscono una tana per nascondersi. Solitamente tirano fuori tutte le tovaglie, gli asciugamani e i plaid a disposizione, cercano un angolo comodo, utilizzano le sedie per fare la struttura e accatastano cuscini e altre cose per fare una barriera anti Ringhio.

Io a volte mi stendo sul tappeto e faccio finta di dormire. Quanto vorrei poterlo fare davvero, ma ci sono le piccole pesti sempre in piena attività...

E ai vostri bambini cosa piace fare? E voi, vi ricordate quali erano i vostri giochi preferiti quando eravate piccoli?