Seridò: perché sì, perché no.

Queste le esatte parole di una mamma amica che pochi giorni fa mi ha chiesto se vale davvero la pena portare là i bambini.

Per chi non ha figli, Seridò è una parola senza senso dal significato oscuro.

Per chi figli invece ne ha, assume un significato ben preciso dai toni contrastanti.

Seridò è quell'evento che si tiene una volta l'anno, di solito a cavallo tra aprile e maggio,al Centro Fiera del Garda di Montichiari, in provincia di Brescia.

E' la fiera che ha per protagonisti i bambini: otto e sottolineo otto stand pensati e studiati per il loro divertimento.

Il significato di Seridò per i genitori che ci sono già stati porta con sé anche l'immagine di folle di bambini urlanti, code che si snodano come serpenti, genitori impazziti che rincorrono la propria prole....

Insomma, un vero e proprio delirio.

Se è la prima volta che ci andate, questi sono i miei consigli: vestitevi a strati, indossate scarpe comode, se il tempo è bello portate un costume da bagno per i bambini (poi vi spiego il perché), se volete potete portarvi il pranzo al sacco e... preparatevi a combattere!

Seridò è il regno dei bambini, ma è un campo minato che mette a dura prova la sanità mentale di qualsiasi genitore.

Dovrete seguire i vostri figli che si muovono come schegge impazzite da un'attrazione all'altra, dovrete attendere pazientemente mentre fanno la fila per salire sulle varie attrazioni -loro da soli, perché i genitori non salgono-, dovrete giocare con loro nei laboratori didattici...

Se siete pronti a farlo, allora cominciamo.

Seridò occupa otto padiglioni del complesso fieristico di Montichiari più le aree all'aperto.

I padiglioni sono suddivisi per aree tematiche: sport, gonfiabili, laboratori, spazio per i più piccoli e tanto altro.

Per ogni gioco è indicata la fascia d'età a cui è indirizzato, anche se gli animatori/educatori dimostrano una certa elasticità.

Nessuna delle attrazioni è a pagamento. Si paga solo l'ingresso, che fino ai dodici anni è gratuito, mentre i grandi pagano il biglietto intero di € 13,00.

Seridò viene fatta da ventitue anni, per cui è bene organizzata: spazi per i pic-nic, bancomat, servizi igienici abbastanza puliti, aree ristoro...

Noi siamo partiti dallo stand dedicato allo sport: si può provare di tutto, calcio, bocce, tiro con l'arco, arrampicata e arti marziali.

Ringhio che impara a strisciare assieme ai ragazzi di Karate

 

I bimbi poi si sono voluti buttare sui gonfiabili, prima quegli esterni e poi quelli interni.

Uno dei numerosi gonfiabili che fanno impazzire i bambini

 

Per calmarli un attimo, siamo andati al padiglione "Tutti giù per terra": tutti assieme abbiamo giocato con le intramontabili lego, le costruzioni a incastro, le biglie, i dinosauri...

Quest'anno Ringhio è stato particolarmente fortunato: oltre a poter provare più giochi rispetto allo scorso anno, ha potuto partecipare al laboratorio dedicato ai rettili estinti, la sua grande passione!

I dinosauri non mancano mai...
Costruzioni a incastro

 

Una volta recuperato il fiato -noi, non loro!- abbiamo affrontato l'area "Giochi e città". Dopo aver saltato sui tappeti elastici, Ringhio e la Ninfa hanno affrontato il "gioco" del Pronto Soccorso.

Due salti sul tappeto elastico

 

Come lo scorso anno, i volontari insegnano ai bambini sotto forma di gioco come effettuare una chiamata al 112 in caso di necessità e come vengono trattati i pazienti.

I volontari del Pronto Soccorso insegnano ai bambini

 

Ogni bimbo sceglie un peluche, finge che sia malato, chiama il 112, viene caricato sull'ambulanza, affronta il Triage ed infine viene dimesso.

"Il mio piccolo sta tanto male..."

 

Ad ogni partecipante i volontari rilasciano un attestato di partecipazione.

Nel frattempo i genitori possono cimentarsi nelle manovre di primo soccorso che spiegano come affrontare un arresto cardiaco e come effettuare una manovra di disostruzione.

Oltre all'ambulanza, ci sono anche le moto della polizia, i vigili del fuoco, i carabinieri...

Il giro poi continua, perché i bambini non si scaricano mai, eh!

Case per le bambole, piste delle biglie, memory gigante...

Siamo riusciti a tenere fermi i bambini giusto il tempo di mangiare un boccone (se non vi portate il pranzo da casa all'interno del Seridò trovate pizze al trancio, panini, gelati, bibite e tanto altro) e poi ci siamo rimessi in moto.

Una breve capatina al Truccabimbi che non può mai mancare, altri giri sui gonfiabili e poi una capatina veloce alla biblioteca per l'evento dedicato ai "silent books""

Immancabile Truccabimbi

 

Contrariamente allo scorso anno, Ringhio e la Ninfa non hanno voluto fare il giro con il trenino e neppure vedere lo spettacolo teatrale, cosa che mi è dispiaciuta.

Approfittando però della bella giornata, sono riusciti a fare un giro a cavallo e a provare le mitiche barchette.

Qui è consigliato avere un costume perché ci si bagna. La maggior parte dei bambini però è salita in mutande salvo scendere con il culetto bagnato...Il prossimo anno ci organizzeremo, l'esperienza insegna.

Barchette da spingere a forza di...braccia

 

Siamo entrati alle 10 e siamo usciti alle 17,30, stremati ed esausti.

Ringhio e la Ninfa si sono divertiti tantissimo, per loro Seridò è ancora magico.

Mi sento invece di dire che non lo trovo adatto a bambini più grandi, diciamo dai dieci anni in su, perché per me a parte qualche attrazione rischiano di annoiarsi.

Allo stesso modo la sconsiglio a chi ha bambini al di sotto dei tre anni, perché a parte un padiglione il resto non lo possono sfruttare.

Sicuramente è un'esperienza da fare almeno una volta, per noi è stata la seconda  ma abbiamo la fortuna di abitare abbastanza vicino.

Ricordatevi di mettere in conto che è una giornata ricca di stimoli per i bambini e che può risultare faticosa per i genitori, ma sono convinta al cento per cento che tutta la nostra fatica è ben ripagata.

La Ninfa a fine giornata. Non voleva più andare via...

"Torto marcio" di Alessandro Robecchi è un thriller italiano molto avvincente.

Robecchi è un autore che ho conosciuto solo recentemente, quindi adesso devo recuperare il tempo perso e leggere i suoi libri.

Per fortuna esistono le biblioteche, altrimenti mi svenerei.

Ha all'attivo diversi romanzi che, benché abbiano una certa continuità per quanto riguarda i personaggi, possono benissimo essere letti senza seguire la cronologia della pubblicazione.

Torto marcio di Alessandro Robecchi

"Torto marcio" è ambientato nella Milano dei giorni nostri, che viene scombussolata da un triplice omicidio.

Apparentemente, l'unico denominatore comune sembra essere il sasso bianco che viene ritrovato sui cadaveri.

Carella e Ghezzi devono far luce sull'intricata vicenda le cui radici affondano in fatti politici avvenuti negli anni Ottanta.

Questa volta però i due poliziotti devono svolgere le indagini in segreto: i morti infatti facevano parte della Milano bene e la vicenda ha fatto più scalpore del dovuto.

Da Roma è arrivata una task-force e addirittura un profiler. Si pensa perfino che gli omicidi possano essere di matrice terroristica...

Mentre Milano vive nella paura, Ghezzi sotto copertura si infiltra nella città sommersa, nella Milano dei poveri e degli emarginati, terra con sue regole e suoi equilibri.

Nel frattempo Carlo Monterossi  viene ingaggiato assieme al misterioso Oscar Falcone da Katia Sironi, sua agente, per ritrovare un anello di famiglia dal valore inestimabile che qualcuno ha sottratto all'anziana madre.

Carlo aspetta con impazienza che si concluda il programma televisivo da lui ideato e di cui si vergogna molto.

Si annoia e, quando gli arrivano alle orecchie delle informazioni che sembrano legate ai delitti dei sassi, non esita un istante a contattare Ghezzi.

Basteranno questi labili indizi per risolvere l'ingarbugliata faccenda e riportare la pace a Milano?

Alessandro Robecchi scrive un giallo che solo giallo non è.

L'intera vicenda è costellata da critiche sociali volte a dimostrare quanto sia marcia la società occidentale dei nostri giorni, piena di contraddizioni.

L'emblema di questo è rappresentato dallo show televisivo "Crazy Love"  che sfrutta i delitti per aumentare la propria audience.

Ma non solo: come sempre, Robecchi ci mostra come la Milano ricca sia moralmente decaduta, ciò che appare non è mai ciò che è.

Al contrario, pare che l'autore punti tutto sui tessuti sociali deboli, sui vecchi, i poveri, gli immigrati, dove traspare ancora qualche barlume di umanità.

"Torto marcio" è un romanzo coinvolgente, satirico e a tratti ironico.

La trama è ben costruita, non ci sono parti deboli, anche se personalmente ridurrei i paragrafi dedicati alle riflessioni monterossiane che scaturiscono dall'ascolto della musica di Bob Dylan.

Lo stile di Robecchi è graffiante, attuale ma mai esagerato o eccessivamente volgare.

Anche quando descrive il ritrovamento dei cadaveri non si spreca in descrizioni troppo crude, Robecchi è uno che ha stile, cattura i lettori in un altro modo.

"Torto marcio" è un giallo che vale la pena di essere letto, oltre che per le vicende narrate, anche per l'analisi acuta e puntuale della nostra società.

Voi lo sapete come funziona con le idee, no? Si affacciano per un istante e poi scompaiono appena le colpite con una raffica di "no, no, ma che mi viene in mente". Poi fanno ciao con la manina e si sporgono un po' di più. Poi tu fingi di non vederle e loro sono lì a dirti: "Beh, e a me non ci pensi?"

Come sempre, ringrazio Paola del blog "Home made mamma", che mi dà la possibilità di partecipare al venerdì del libro.

E come sempre, mi farebbe molto piacere leggere i vostri commenti: conoscete quest'autore? In caso, cosa ne pensate?

Potete lasciarmi anche i vostri suggerimenti sui romanzi che avete letto, non solo gialli ma di qualsiasi genere.

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Sabato pomeriggio, complice un bellissimo sole primaverile, per la prima volta dopo tanti mesi io e i pupi ce ne siamo andati al parco.

Il parco che abbiamo scelto però non è quello vicino a casa dove di solito bazzichiamo la sera dopo il lavoro.

La nostra meta è un parco più grande e più bello, situato nel paese vicino, a circa venti minuti di camminata.

La foto rappresenta il Ponte Romano di Inzino, uno dei pezzi più belli della passeggiata. E' stata scattata da Zanotti Ivan.

Che con i bambini si dilata in un lasso di tempo indefinito e interminabile.

Quando passeggio con loro ho spesso la sensazione di essere scivolata, non so bene come dove quando e perché, dentro ad un buco spazio-temporale.

Mi dico che questo deve essere simile a quello che ha provato Alice quando è precipitata nella tana del Bianconiglio.

Il tragitto diventa una lunga strada verso il parco, costellata da un milione di cose da vedere e da provare.

Ringhio per il primo tratto di strada ci coinvolge in questo divertentissimo gioco: contiamo le cacche di cane.

Sì, ringraziamo pubblicamente i possessori di canidi che non rispettano la legge e non raccolgono le deiezioni canine, consentendoci così di imparare i numeri e pure il concetto di grande e piccolo.

Ogni volta che Ringhio si imbatte in un "tesoro", si gira soddisfatto verso di me e chiede: "Che cos'è?", una delle poche frasi che pronuncia.

"La pupù di un cane"

"Grande o piccolo?"

"Grande"- mera deduzione calcolare la taglia dell'animale basandosi sulla grandezza delle feci, ma per il discorso del parallelismo ai bimbi questo basta e avanza.

Continuando a camminare sulla lunga strada per il parco, i bimbi vengono attratti dai fiori di tarassaco che punteggiano di giallo le aiole.

Ne raccolgono interi mazzi, di cui mi omaggiano con devozione filiale.

Io non so dove metterli, ringrazio con un sorriso e fingo di infilarli nella borsa.

Ma loro sono già corsi avanti, insaziabili di curiosità, persi dietro al volo di un'ape.

"Mamma, guarda, se la seguiamo troviamo l'alveare e possiamo prendere il miele come fa Winnie the Pooh."

La Ninfa e Ringhio saltellano e piroettano, inebriati e pieni di vita.

Quei pochi passanti che incontriamo lungo la pista ciclo-pedonale guardano la coppia di monelli, qualcuno azzarda perfino un complimento.

Adesso lungo la strada c'è un marciapiede alto due spanne e mezza, irresistibile per qualsiasi bambino.

Ringhio e la Ninfa salgono e iniziano a percorrerlo.

I loro passi titubanti si fanno sempre più spediti man mano che acquistano sicurezza.

"Mamma, sono un'equilibrista!" Urla la pupa, pazza di felicità come solo i bambini di quell'età sanno essere.

Un salto e sono giù, pronti per un nuovo gioco.

"Un, due, tre via!" sbraita Ringhio.

Insieme si lanciano a rotta di collo lungo la ciclabile, improvvisando una gara di velocità.

Poi si arrestano bruscamente vicino alle prime panchine per aspettarmi.

Li raggiungo ma vedo che stanno osservando qualcosa sotto una panchina.

Per un attimo penso alla proverbiale capra.

Invece no: si tratta solo delle operose formiche.

Mi guardo attorno un secondo, quasi certa che di lì a poco salterà fuori anche la cicala.

I pupi non hanno intenzione di ripartire tanto presto: le formiche indaffarate che stanno lavorando sotto la panca per il momento offrono loro uno stimolo forte e catalizzano tutta la loro attenzione.

Dal canto mio, mi siedo sul bordo della panchina e aspetto.

Guardo i miei bambini in religioso silenzio mentre loro seguono i percorsi dei piccoli insetti, rispettando i loro tempi.

Non ho intenzione di far loro fretta, non oggi.

Il sole è piacevolmente caldo, i rumori del traffico sono quasi inesistenti.

Oggi posso permettermi di essere lenta, di godermi ogni istante, di assaporare i raggi del sole, le risate allegre dei miei figli.

Qualcuno mi ha fatto un dono inaspettato, questa giornata è davvero particolare.

I bimbi non hanno ancora litigato, per dire.

Forse non ci arriveremo neppure, al parco, ma che importa?

Sono contenta così, questo mi basta.

Sulla lunga strada per il parco la Ninfa e Ringhio hanno imparato più di quanto potrebbero apprendere in un'intera giornata di scuola: il valore inestimabile e infinito della lentezza.

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Ho approfittato del bel sole primaverile del lunedì dell'Angelo per regalarmi due ore di sana lettura, solo per me.

Mentre i bambini scorrazzavano sui prati fioriti come due selvaggi, mi sono seduta comodamente ai piedi di un olivo e ho iniziato a leggere "Viola e verde".

"Viola e verde" di Pamela della Mina è il primo (e mi auguro non ultimo) romanzo letto grazie al book-crossing ideato dalla creatrice del blog Fiore di Collina.

Pamela della Mina in sole 160 pagine ci presenta una serie di variopinti personaggi.

Dalle tinte più brillanti alle tonalità più opache e torbide, attraverso i colori l'autrice ci guida fin nei recessi più reconditi e segreti dell'animo umano.

La storia narrata in "Viola e verde" è un racconto che parla di amicizia, di amore, di relazioni umane e di personalità border-line con un finale a sorpresa.

E' un romanzo forte, che ti colpisce nel profondo, dove a farla da padrone sono le emozioni e i sentimenti, quelli che la giovane Futura tiene schedati e imprigionati in un armadio viola.

Viola e verde sono colori estremi proprio come i protagonisti del romanzo stesso.

Allo stesso modo rappresentano però due facce della stessa medaglia: un paio di lenti bicromatiche con cui osservare una Milano opaca e tediosa, in una perfetta bicromia sinfonica.

Attraverso un surreale caleidoscopio, veniamo scaraventati in un mondo in cui "le cose vanno come devono andare", dove il libero arbitrio serve "per scegliere il percorso, ma non la destinazione".

Mi chiamo Melarancia Ripamonti de-Lie [...] Proteggo ragazze fiere, confuse, depresse, euforiche, fragili, violente, ingenue, sfiduciate, arrabbiate; sommate e sottratte insieme"

"Lei era Futura, ma era anche Giada, era Sara, era Diana. E ora che le loro scatole erano aperte, le ragazze le volteggiavano intorno."

In conclusione, "Viola e verde" è un libro da leggere tutto d'un fiato da cui è impossibile staccarsi e al termine del quale è impensabile essere come prima.

Credo che dovrebbe essere consigliato come proposta di lettura anche nelle scuole, magari in terza media o prima superiore.

Oltre a Fiore, come sempre, ringrazio Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro

Ci sono dei libri a cui ognuno di noi è particolarmente affezionato.

Uno dei libri che mi accompagnano da tempo immemorabile è "Gatti da legare" di Doreen Tovey.

Anche se lo conosco praticamente a memoria, ogni tanto mi piace rileggerlo.

A volte, quando spolvero la libreria e me lo ritrovo tra le mani, non resisto: lo apro a caso e ne leggo qualche pagina, ridendo tra me e me.

Siccome come ben sapete adoro gli animali e soprattutto ho un feeling particolare con i gatti, ho deciso che ve ne dovevo assolutamente parlare.

"Gatti da legare" di Doreen Tovey: recensione

Doreen Tovey è una scrittrice inglese di cui non si sa molto.

Nata nel 1918, appassionata di gatti, diventa presidente del "Siamese Cat Club" e del "Club del gatto dell'Inghilterra Occidentale".

Durante la sua vita, passata in un paese della campagna inglese vicino a Bristol, Doreen scrive una serie di libri autobiografici che hanno come protagonisti alcune generazioni di gatti Siamesi.

Un'epopea familiare dedicata ai piccoli felini, dunque.

Ho letto tutta la serie, ma l'unico libro che possiedo è "Gatti da legare", il terzo volume.

Ogni libro infatti può essere letto come una storia a sé stante e non è nemmeno necessario leggere i romanzi in ordine cronologico.

In "Gatti da legare" troviamo i coniugi Tovey alle prese con la ristrutturazione del loro cottage.

Ma soprattutto facciamo la conoscenza di Seeley e Shebalu, un seal point e un blue point, arrivati come dei terremoti a spazzare via la tranquillità della vecchia Sheeba.

Doreen ci propone delle divertentissime scene, raccontando come solo un inglese sa fare, le disavventure e le situazioni strane in cui lei e il marito Charles si vengono a trovare a causa dei due pestiferi gattini.

Tra le avventure feline, l'autrice ci presenta una galleria di strani personaggi, dal cacciatore miope all'improvvisata addestratrice di cani.

E tanti sono anche gli animali che animano la scena: dall'asinello all'oca selvaggia, dagli animali del bosco a quelli della campagna inglese.

Suggestivi sono i paesaggi che Doreen ci dipinge con grande abilità: la campagna inglese che ha sempre un che di affascinante, almeno su di me.

"Gatti da legare" è un piccolo romanzo che riesce a farsi strada fino al cuore, che strappa più di un sorriso e che tiene compagnia in queste giornate ancora così poco primaverili.

Vale la pena leggerlo, in un pomeriggio, sorseggiando una tazza di the caldo, magari davanti al caminetto acceso.

Quali sono i libri a cui voi siete particolarmente legate?

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, la creatrice del #venerdidellibro.

Buon fine settimana e buone feste!

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Fiore di cappero è un titolo inconsueto.

I titoli originali sono una delle basi che mi portano a scegliere determinati libri, assieme alle copertine.

Sì, lo so, non è una cosa razionale, ma nelle mie passioni mi lascio guidare molto dall'istinto.

A volte prendo delle belle cantonate, eh, il libro magari fa veramente schifo.

Ma a volte ci azzecco anche.

Ecco, questa è una di quelle.

Fiore di cappero di Antonella Zucchini: recensione

Fiore di cappero non è un libro di giardinaggio o di cucina.

E' un romanzo dalle note dolci e struggenti, eppure intense, come è intenso il paesaggio dove è ambientato, la Toscana.

Protagonista della storia è Anna, una rampante quarantenne, emancipata e sicura di sé.

Anna vive a Londra, assieme al fidanzato Jean-Luc, francese di origini calabresi.

La donna si divide tra il lavoro nel pub, la vita casalinga nel piccolo appartamento nei pressi del British Museum e la frenetica movida londinese, così diversa rispetto ai ritmi lenti della variopinta Toscana.

Le cose cambiano all'improvviso quando Anna viene chiamata dalla sorella: il padre ottantenne ha seri problemi di salute e tocca a lei assisterlo.

Anna, a malincuore, è costretta  far ritorno al paese natio e a convivere con il vecchio padre con cui non è mai andata d'accordo.

La sua sfortuna in realtà si rivela essere la più grande fortuna che le potesse capitare.

Grazie ai racconti della vita della formidabile nonna Ida, la sua nonna paterna, Anna cambierà punto di vista nei confronti della sua famiglia e della sua terra.

"Fiore di cappero" è un romanzo che parla di rapporti familiari, di quanto sia importante capire da dove si viene e di quanto sia forte la voce del passato.

E' una storia di riscoperte, di amore e di amicizia, di affermazione della propria identità.

L'autrice si destreggia meravigliosamente tra le vicende attuali di Anna e quelle passate di Ida, dipingendo il ritratto di due donne a loro modo formidabili.

A me ha ricordato molto sia dal punto di vista della struttura narrativa che dal punto di vista della trama i romanzi di Lucinda Riley

Antonella Zucchini per me è stata una scoperta. Ora ho messo in lista anche il suo secondo romanzo "Tutto il resto vien da sé".

Voi la conoscete?

Come sempre, un ringraziamento a Paola di Homemademamma creatrice dell'iniziativa #venerdìdellibro.