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Buon lunedì, questa è una piccola comunicazione di servizio: volevo solo informarvi che il blog si prende una piccola pausa per andare in vacanza.

Ci aspetta il sole della Puglia, il suo mare, la sua cultura e il suo cibo.

Ci attendono nuovi incontri, nuove avventure e nuove esperienze.

E poi come continuerà la nostra estate? Non abbiamo ancora fatto progetti, ma sarà fantastica.

Qui sul blog non ci saranno nuovi post, ma se volete possiamo sempre tenerci in contatto attraverso la pagina Facebook e Instgram o, se siete più moderni, cercate il mio canale su Telegram.

Vi auguro una buona estate, stimolante e rilassante.

Riposatevi, viaggiate, divertitevi, semplicemente godetevi la vita.

Ci sentiamo al rientro, avrò sicuramente tante cose da raccontarvi.

Buone vacanze!

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Margherita Oggero è una scrittrice italiana, torinese, ex professoressa di lettere.

Scrive gialli. Ed io non la conoscevo affatto.

Ultimamente mi sto rendendo davvero conto che la mia ignoranza degli autori nostrani contemporanei è alquanto gigantesca.

Il caso ha voluto che facessi la mia conoscenza di Margherita Oggero proprio con "La collega tatuata", il suo primo romanzo.

La collega tatuata di Margherita Oggero: la trama in breve

Protagonista della vicenda è la profia, cioè professoressa, Camilla.

Donna di quarant'anni, realista, cinica, auto ironica con un carattere irriverente e a tratti esuberante, la nostra Camilla ama la letteratura che tenta di insegnare nel miglior modo possibile  -cioè con tanta passione e scarsi risultati- ai suoi studenti.

Sposata da anni con Renzo, uomo solido e a suo modo brillante, hanno una figlia di otto anni, Livietta, acuta e divertente.

Compongono la famiglia la vecchia madre di Camilla e un bassotto dispettoso e vendicativo.

Con l'inizio dell'anno scolastico, nell'istituto torinese dove lavora Camilla arriva lei, Bianca De Lenchantin, la nuova professoressa di inglese.

Es è subito antipatia a prima vista. Bianca è così perfetta, nei suoi eleganti tailleur, così ricca, con borse firmate e un'agenda di prim'ordine, così snob, con la puzza sotto il naso.

Inoltre odia i cani e basterebbe solo questo per farla risultare antipatica a Camilla, che la etichetta subito come "la stronza".

La profia conduce una vita molto abitudinaria, tentando a volte con risultati discutibili di conciliare lavoro e famiglia.

Finché un giorno tutto cambia: il giornale riporta la notizia dell'assassinio di Bianca.

In Camilla si risveglia un'insana curiosità che la porta ad indagare servendosi di una rete di informatori non convenzionale.

Le indagini ufficiali vengono condotte da Gaetano, commissario affascinante e intrigante.

Tra Gaetano e Camilla scoccherà un'imprevedibile scintilla.

Chissà se si trasformerà in qualcosa di più...

Intanto la strana coppia, con fatica e perseveranza, riuscirà a far luce sull'omicidio di Bianca.

Ma le loro indagini non finiscono qui, perché alla profia è dedicata una serie di romanzi, per mia immensa gioia.

La collega tatuata di Margherita Oggero: recensione

"La collega tatuata" non è un libro che ti prende subito.

Sei lì che leggi un giallo, ti aspetti che accada qualcosa e invece niente fino a pagina sessanta.

Non è che dopo il ritmo diventi più serrato, ma per lo meno ora sai cosa aspettarti.

Noioso, direte voi. Beh, non proprio.

La particolarità della Oggero sta nei personaggi: per essere un thriller è uno di quelli vecchio stampo, un po' sulla base della signora in giallo, per intenderci.

Un'impeccabile professoressa, con famiglia al seguito, che si improvvisa detective.

Eppure, non risulta tanto improbabile. E questo per merito della penna dell'autrice.

La Oggero ha uno stile molto particolare che o odi o ami: periodi lunghi, poche virgole ed un uso non convenzionale della punteggiatura.

Non pesante, semmai faticoso: prima di abituarmi mi ci sono volute quasi venti pagine!

Superato questo scoglio, se vogliamo definirlo così, ci imbattiamo nella gestione dell'impianto narrativo.

Come ho detto sopra, non succede nulla fino a pagina sessanta.

Se considerate che le pagine in totale sono XXX, capite cosa implica questa scelta.

Così si rischia che il lettore si scoraggi subito e abbandoni il libro lì, sul comodino.

Ma secondo me quello della Oggero è stato un rischio calcolato: non sono i frequenti colpi di scena il suo punto di forza, ma piuttosto un modo di narrare che non è facile incontrare.

La scrittrice è donna di spessore, colta, raffinata e si diverte a giocare con il suo lettore in modo sottile: un riferimento letterario qui, uno là, una cosa detta velatamente per bocca di un personaggio...et voilà, la sua tela è pronta.

Come se non bastasse, un altro punto a suo favore è la caratterizzazione dei personaggi, dalla protagonista alla vecchia madre, passando per Livietta e non trascurando neppure l'amato bassotto.

Non si dilunga in descrizioni sterili e prolisse, ma delinea la personalità dei personaggi attraverso le loro idiosincrasie e le loro azioni.

Maestra della penna, la Oggero ci regala splendide e vivide immagini anche dei suoi concittadini, all'apparenza freddi e composti, ma sotto sotto con una propensione al pettegolezzo quasi comica.

Avrete capito che io mi sono molto rispecchiata in Camilla: madre lavoratrice che fa i salti mortali per fare tutto e bene, con un bassotto dispettoso che si sente trascurato e si vendica facendo pipì ovunque (qui sostituite con la gatta), una relazione lunga e stabile, a volte un po' noiosa, una grande curiosità...

Insomma, "La collega tatuata" è un romanzo che sa stupire ma non è una lettura per tutti i palati.

Come sempre, un ringraziamento a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Buona lettura!

datemiunam-chiara-gamberale-la-zona-cieca-libro-romanzo-recensione-tramaQuando ho preso in mano "La zona cieca" di Chiara Gamberale non sapevo a cosa sarei andata incontro.

Non avevo mai letto niente prima di quest'autrice italiana, tanto famosa e tanto osannata.

Dopo le prime due pagine, mi sono detta: "Ma no, dai, un romanzo d'amore, ma che palle!".

Però non ho voluto mollare e ho proseguito.

Alla decima pagina avevo già cambiato idea: altro che romanzo d'amore, qui l'amore viene vivisezionato, tritato e sputato fuori.

Ho proseguito, piena di curiosità e aspettative, e ho finito il romanzo in una notte (ecco perché oggi mi sento molto rincoglionita stanca).

La zona cieca di Chiara Gamberale: trama

Lidia e Lorenzo sono una coppia come -purtroppo- tante altre: lei ha un passato di gravi disturbi alimentari e di cliniche psichiatriche, lui è uno scrittore narcisista con un matrimonio fallito alle spalle.

Il 29 febbraio si incontrano per caso in un luna-park e capiscono subito di essere attratti l'uno dall'altra. Del resto, già il fatto di essersi incontrati in un giorno così speciale è un chiaro segno del destino.

Inizia così la loro relazione amorosa che finisce con il trascinarsi  inevitabilmente tra alti e bassi, tra tradimenti, sospetti, litigi e riappacificazioni.

E' una storia all'apparenza scontata, ma non lo è affatto.

La trama poggia le basi sull'assioma che ognuno di noi ha una zona cieca, cioè una il lato di noi che noi non vediamo ma gli altri sìserie di caratteristiche che noi non riusciamo a vedere ma gli altri sì.

Per dirla come la Gamberale:

La zona cieca è il pezzettino di insalata che ci rimane tra i denti.

Lidia, conduttrice radiofonica di un programma chiamato "Sentimentalismi anonimi", è la tipica donna insicura, che ha bisogno di sentirsi ascoltata e accudita, innamorata più dell'amore stesso che del suo innamorato.

Lorenzo, di contro, è il classico artista tormentato, narcisista, che ricerca in modo compulsivo l'adorazione degli altri.

Fin da subito appare chiaro quali siano le dinamiche della coppia: Lorenzo è il maliardo tiranno, mascalzone, che non vuole alcun legame sentimentale.

Lidia è il suo contraltare, convinta di poter salvare l'amato da se stesso, innamorata di lui alla follia, cieca di fronte ai suoi atteggiamenti meschini e cinici tanto è forte il suo bisogno di essere amata.

Il tratto che li accomuna entrambi e che permette alla storia di andare avanti è che hanno disperatamente bisogno l'uno dell'altra.

Questa forma di dipendenza emotiva che li unisce e li separa al tempo stesso è il binario che conduce la trama, di per sé quasi nulla.

Il punto di rottura avviene quando entra in gioco  un amico di penna, il misterioso e improbabile Brian, sciamano irlandese.

La sua funzione è proprio quella di gettare luce sulla zona cieca dei personaggi, di renderli coscienti di quella parte di loro stessi così evidente agli altri.

Grazie ai suoi consigli oscuri e mistici, Lorenzo riesce a finire il suo libro e Lidia riesce a trovare finalmente qualcuno che la ascolti davvero.

Questa è la spinta che porterà i due innamorati, chiusi in una storia che gli altri vedono come malata, a dare una nuova svolta alla loro vita, in un crescendo di emozioni che si concluderà in modo totalmente inaspettato.

La zona cieca di Chiara Gamberale: recensione

Leggere "La zona cieca" non è per niente facile, semmai il contrario.

La vicenda di Lorenzo e Lidia è raccontata attraverso lettere, frammenti di trasmissioni radiofoniche, narrazioni in terza persona, narrazioni in prima persona.

Lo stile è sempre veloce, periodi brevi, secchi quasi "maleducati".

Lo scopo del romanzo è analizzare e sminuzzare questa relazione amorosa malata che non ha apparentemente motivo di esistere.

Trovo affascinante l'idea dell'autrice di parlare dei sentimenti dei protagonisti attraverso i racconti radiofonici, quasi fossero dei messaggi inequivocabili per dire a Lidia "Ehi, ragazza, svegliati! Quello che ti sto raccontando è capitato anche a te."

Ma Lidia è una di quelle donne che preferiscono far finta di niente, mettere la testa sotto la sabbia, piuttosto che affrontare la realtà: succube di Lorenzo, si attacca a lui come una patella allo scoglio.

Anche Lorenzo dal canto suo fa la stessa cosa: continua a dire che vuole andarsene, ma per una faccenda che inizialmente sembra di comodo resta con Lidia, negando sempre di essere innamorato di lei.

Se è facile provare una forte antipatia nei confronti di Lorenzo, il nemico per eccellenza, diversi sono i sentimenti del lettore nei confronti del personaggio femminile: pena, rabbia, indignazione.

Prima o poi nella vita di ogni donna è inevitabile incappare in un narcisista come Lorenzo che fa scattare la nostra innata sindrome della Crocerossina.

Ciononostante, ho apprezzato davvero l'evolversi della vicenda.

In un crescendo emozionale, la Gamberale ci conduce ad un finale che sembra scontato ma non lo è.

"La zona cieca", in definitiva, non è un romanzo d'amore ma un romanzo sull'amore, in primisi sull'amore verso noi stesse.

Ricco di pathos, tira fuori il lato peggiore di noi e attraverso questa catarsi arriviamo alla fine emotivamente sfiancati, ma liberi e puliti.

"La zona cieca" è una lettura scomoda, amara e difficile, sicuramente non un romanzo da leggere sotto l'ombrellone.

Eppure quel che rimane alla fine è la sensazione di essere più vicini a noi stesse.

Come sempre, un grazie di cuore alla mitica Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

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Oggi è l'ultimo giorno di vacanza dei miei bambini, che sono stati con i nonni in montagna.

Domani sera la casa si riempirà di nuovo delle loro risa, dei loro litigi, delle loro chiacchiere.

Stare dieci giorni senza bambini non è stata una passeggiata dal punto di vista emotivo.

Come ho cercato di spiegare, in questi casi passo da uno stato di smodata ilarità ad uno stato di cupa malinconia.

Non so se avete presente il cartone animato "Rapunzel", la scena dove la protagonista è combattuta tra la gioia sfrenata della libertà e il senso di colpa per la preoccupazione che darà alla madre.

Ecco, una cosa così, insomma.

Siccome oramai so che questo stato di temporanea bipolarità è inevitabile e anche piuttosto comune, sono arrivata ad una sorta di accettazione consapevole.

Per questo, nella mia immensa bontà, voglio condividere con voi mamme 10 cose che si possono fare sfruttando l'assenza dei figli.

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10 cose che le mamme fanno quando i bambini sono in vacanza

Questo che segue non è un elenco esaustivo, ma piuttosto una traccia che voglio condividere con quelle mamme che si trovano per la prima volta nella mia stessa situazione.

Tutto quel tempo da gestire, ore e ore che prima erano dedicate in qualche modo all'organizzazione dei figli, improvvisamente libero.

Questo può creare un momentaneo stato confusionale e, se siete ipocondriache, anche un lieve senso di ansia.

Ma non preoccupatevi, care mamme, tali stati sono, nella maggior parte dei casi, solo temporanei.

L'improvviso surplus di tempo (che purtroppo non si può stoccare per le emergenze, scade subito) può essere una vera e propria manna dal cielo.

Potete per esempio decidere di dedicare un paio di ore al restauro  alla cura  della vostra persona.

Basta con la passata di lametta tattica sulle gambe dal ginocchio in giù, ora possiamo fare le cose seriamente: un salto dall'estetista che, dopo avervi guardato schifata come se foste uno yeti, provvederà a rendervi lisce come delle saponette in ogni zona del corpo.

Quando uscirete, arrossate ma felici, avrete perso come minimo due chili, tra peli e sudori freddi.

Anche il viso vuole la sua parte per cui perché non utilizzare una sera della settimana per maschere e peeling? Nel frattempo possiamo anche applicare lo smalto sulle unghie, base-colore-top. Che figata, eh?

Un altro uso smodato di tempo è intrattenersi al telefono in lunghe quanto futili chiacchierate con persone che non si sentono dall'estate prima, quando i bambini erano giustappunto in ferie con i nonni.

Potete chiacchierare senza barricarvi in bagno e senza pericolo di interruzioni, finché il vostro operatore non chiuderà la telefonata per esaurimento di credito.

Sempre nell'ambito delle public-relations avrete finalmente l'inaspettata opportunità di uscire con quelle amiche single che non frequentate da tempo.

Voi vi divertirete da sballo, mentre a loro sembrerà di uscire con una ottuagenaria, specialmente quando pochi minuti dopo la mezzanotte collasserete sulle poltroncine del dehor di quel locale così trendy e loro saranno costrette a caricarvi a braccia sull'auto.

Vi ci vorranno un paio di giorni per riprendervi, ma ora di tempo ne avete in abbondanza.

Figurati, cara mamma-coi-bambini-in-vacanza, potrai dormire finanche otto ore di fila a notte, senza le inquietanti vocine che ti riportano alla realtà mentre aleggi in uno stato di dormiveglia e Morfeo ti sta tendendo la mano, per fare la pipì, bere un bicchiere d'acqua e raccontarti un fatto di importanza vitale proprio in quel fatidico momento.

Ma l'ebrezza più grande che le donne apprezzano solo quando diventano genitrici, secondo me, è la libertà di poter prendere impegni all'ultimo minuto, senza dover programmare tutto con settimane d'anticipo.

Decidere in cinque nanosecondi di fermarsi a prendere un aperitivo con le colleghe dell'ufficio e chiacchierare senza guardare l'orologio ogni tre minuti o fermarvi in un negozio solo perché avete visto un vestito che vi chiamava invitante dalla vetrina.

E quando avrete fatto il pieno di vita sociale, potrete concedervi sul serio una serata rilassante, in compagnia di quel bel libro che non siete riuscite a terminare dall'estate prima.

Magari deciderete anche di guardare la serie tv del momento sparandovi dodici puntate senza interruzione, finché avrete delle crisi d'identità e l'unica realtà sarà quella della fiction in cui vi siete forse  immedesimate  un po' troppo.

Ma non è finita qui: rispolverate le vostre doti artistiche e intellettuali e datevi senza ritegno a spettacoli teatrali, vernissage o visite ai musei.

Magari anche un salto al cinema, giusto solo per mangiare pop-corn e altre schifezze che normalmente, in presenza dei vostri figli, snobbate e vietate.

Ed infine, ma non in ordine di importanza, date nuovo lustro alla vostra vita di coppia: concedetevi una romantica cena in un posto dove normalmente non mettereste piede con prole al seguito, che sia un ristorante di lusso o un ritrovo di metallari.

Ritrovate la vostra sintonia, fate quelle attività che appassionano entrambi, siano scalate a pareti di roccia o pennichelle vicini vicini a bordo piscina.

Rafforzate il dialogo, ma tenete presente che quando non si hanno figli attorno anche i momenti di silenziohanno un certo non so ché.

Siate passionali a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza remore e senza pensieri: ricordatevi che, prima di essere madri, siete anche donne. E vostro marito è sempre un uomo (si capisce che va bene anche se siete dello stesso sesso, quel che conta è l'amore, vero?).

Qualunque cosa facciate, cercate di godervi ogni istante come fosse l'ultimo.

Una volta rientrati i vostri figli, tutto tornerà alla normalità.

E se è vero che la vita con i bambini è ricca e interessante, ricordatevi anche che "una volta all'anno è lecito impazzire".

Ci risentiamo la prossima estate 😉

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datemiunam-cosa-mettere-in-valigia-bambini-vacanza-estateSabato scorso i pupi sono partiti per le ferie.

Come lo scorso luglio hanno davanti a loro dieci giorni di vacanze con i nonni.

La differenza però è che questa volta i nonni hanno proposto una vacanza in montagna.

La meta è abbastanza vicino a casa, circa tre ore e mezza, un campeggio in Trentino dalle parti di Bolzano.

Ora, io non ho mai fatto una vacanza in montagna d'estate con i bambini.

L'estate per me è sempre stato sinonimo di mare, massimo ci scappa qualche week-end ma niente di più.

Qui invece si trattava di una cosa più seria, ben dieci giorni.

Cosa preparare quindi per stare via tutti quei giorni sui monti?

In montagna a certe altitudini infatti il clima è traditore: la giornata può iniziare con un cielo azzurro, terso e senza nubi, salvo poi coprirsi durante il pomeriggio e riservare acquazzoni improvvisi con abbassamento delle temperature.

Per chi come me non è esperta di montagna e ha in programma una vacanza breve o lunga sui monti, ecco una lista che potrebbe aiutarvi per preparare la valigia dei bambini.

Vacanza estiva in montagna: cosa mettere nella valigia dei bambini

Da anni ho adottato il metodo delle liste con le cose da mettere in valigia quando parto per le vacanze.

Trovo queste liste molto utili perché mi permettono di preparare i bagagli in quattro e quattr'otto senza dover correre in giro per la casa e rischiare di dimenticarmi qualcosa.

Una lista ben fatta, magari suddivisa per tipologie di elementi (per esempio vestiario, calzature, toilette, primo soccorso...), vi permette di risparmiare un sacco di tempo.

Non vi sto neanche a dire quanto risparmiare tempo sia vitale per una mamma che lavora: sappiate che con una lista in mano posso preparare la valigia comodamente in un quarto d'ora.

Per capire cosa mettere nella valigia dei bambini mi sono fatta consigliare dalla mamma di CF, che ha più esperienza di me in fatto di montagna.

Questo quindi è l'elenco delle cose da mettere nella valigia dei bambini per una vacanza estiva in montagna di dieci giorni:

Vestiario:

  • mutandine 10 + 3 di scorta
  • canottiere intime di cotone 7
  • calzini 10 paia +3 di scorta
  • magliette di cotone a maniche lunghe 7
  • magliette di cotone a maniche corte 7
  • camicie di flanella 2
  • pantaloni lunghi pesanti 3
  • pantaloni lunghi leggeri 7
  • pantaloncini corti 7
  • felpa leggera 1
  • felpa in micropile 1
  • felpa pesante con cappuccio 1
  • cappellini estivi 1
  • cappellini invernali 1
  • k-way

Ho calcolato i capi per ciascun bambino considerando che nel campeggio è presente una lavatrice e quindi in caso di necessità i vestiti si possono lavare.

Non ho preso in considerazione giacche pesanti per il loro ingombro: in caso di freddo una felpa in pile pesante è più che sufficiente e sopra possiamo fare indossare ai bambini il k-way antipioggia e antivento.

Partendo dal presupposto che in montagna le giornate possono anche essere calde, ho inserito sia capi estivi sia capi più pesanti.

Il metodo migliore è sempre quello di sovrapporre vari capi, come magliette e felpe, nel classico stile di vestiti "a cipolla".

So che in commercio esistono pantaloni modulari, ossia che da lunghi diventano corti grazie ad una pratica cerniera e anche vestiti tecnici specifici per le escursioni, ma a mio parere non mi è sembrato conveniente comperarli solo per quest'occasione.

Se questa sarà la prima di altre vacanze in montagna, allora lo farò.

Calzature:

  • scarponcini da montagna impermeabili
  • scarpe da ginnastica
  • ciabatte di gomma

Per quanto riguarda gli scarponcini da montagna, sono un'acquisto indispensabile da fare . Si possono trovare scarponcini ben fatti anche senza spendere cifre elevate.

Gli scarponcini da montagna sono molto importanti perché prevengono vesciche e piaghe durante le passeggiate e inoltre tengono molto più al sicuro il piede e la caviglia dei bambini, prevenendo possibili distorsioni.

Ogni tanto a noi piace andare a camminare in montagna per cui li avevamo già.

Se volete sapere quale modello è quello che fa per voi, vi rimando a questo articolo.

Le scarpe da ginnastica sono utili in qualsiasi occasione: per giocare nell'area bimbi del campeggio, per scorazzare per i prati o per fare una passeggiata nei paesi limitrofi.

Un paio di ciabatte di gomma sono invece essenziali per entrare nei bagni pubblici a farsi la doccia o in caso ci sia una piscina.

Toilette:

  • docciashampo
  • dentifricio
  • spazzolino
  • pettine/spazzola
  • crema solare 50+
  • crema idratante
  • burrocacao
  • tagliaunghie

La crema solare è importante in montagna tanto quanto al mare: ogni trecento metri di altitudine  infatti l'intensità dei raggi aumenta del 4%.

Il burrocacao per non far screpolare le labbra sensibili dei bambini in caso di vento forte mentre la crema idratante è ideale a fine giornata dopo la doccia o il bagno.

Primo soccorso:

  • salviettine disinfettanti
  • cerotti
  • ghiaccio secco
  • termometro
  • antipiretico
  • antidolorifico
  • spray antizanzara
  • dopopuntura
  • fazzolettini di carta

Una delle cose per me indispensabili quando viaggio sia sola che con i bambini sono le salviettine disinfettanti, possibilmente senza alcol da tenere in borsetta.

Sono antibatteriche e non bruciano, quindi si possono usare sia quando dobbiamo andare in bagno sia se dobbiamo medicare piccole ferite superficiali.

Il ghiaccio secco si è rivelato pratico in certe situazioni fuori casa, come per esempio in caso di botte e contusioni.

Giocattoli:

qui non vi scrivo l'elenco.  I bambini e i nonni hanno pattuito cinque giocattoli a testa e un libro ciascuno.

Ringhio si è portato i suoi fedelissimi dinosauri e qualche macchinina, mentre la Ninfa un paio di Barbie e due pupazzi, più naturalmente i loro inseparabili peluches con cui dovrebbero, almeno in teoria, dormire.

I nonni poi nel campeggio hanno montato una piccola tenda fuori dal camper per permettere ai bimbi di utilizzarla come loro rifugio personale.

Oltre a queste cose, ho fatto portare ai bambini anche un piccolo zainetto e una bottiglietta per l'acqua da utilizzare durante le camminate in montagna.

Lo scopo di passare le vacanze sui monti è quello di godere della natura, di stare all'aria aperta e di fare camminate rilassanti e tonificanti, quindi riempirsi di giochi è davvero superfluo.

Chi di voi ha esperienza di vacanze in montagna con bambini?

Secondo voi ho tralasciato qualcosa nella mia lista?

Non esitate a lasciarmi i vostri suggerimenti nei commenti.

"Il giardino dei musi eterni lo hai mai letto?", mi chiede un giorno il mio collega.

"Dovresti provare, è incredibile."

Ed io l'ho fatto. Ed è stato fantastico.

Quindi il mio suggerimento per questo venerdì del libro non può essere che questo romanzo di Bruno Tognolini.

Il giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini: brevi cenni alla trama

Il romanzo si apre con la gatta Ginger, razza Maine Coon, che si risveglia la mattina, bene come non si sentiva da tempo immemorabile.

Si guarda attorno spaesata perché non riconosce il luogo in cui si trova. Pare un giardino, ci sono anche degli strani poggia schiena di pietra.

Il suo sconcerto aumenta quando viene apostrofata da una vetusta testuggine, un piccolo uccellino e un grosso cagnolone.

Lo sconcerto si tramuta in terrore puro quando Ginger realizza di essere passata a miglior vita e che il posto in cui si trova è un cimitero per animali.

Grazie al fantastico trio, soprattutto grazie alla guida della vecchia tartaruga, Ginger comincerà a confrontarsi con i grandi quesiti legati alla vita e alla morte.

A poco a poco la gatta si abituerà al suo nuovo status di Animan, si abituerà ad essere individuo e totalità, ad essere gatto, cane e tutti gli altri animali assieme.

E mentre noi con lei prendiamo pian piano confidenza con il mondo dei morti, con le sue regole e le sue abitudini, e facciamo conoscenza con tutta la moltitudine di Animan che popolano il cimitero, le cose pian piano cominciano a cambiare.

I toni del romanzo si fanno da poetici e filosofeggianti a cupi e misteriosi ed improvvisamente la trama prende la svolta di un thriller: alcuni abitanti del cimitero cominciano misteriosamente a scomparire.

La saggia tartaruga, antica quanto il mondo, raduna una squadra di emergenza per far fronte all'accaduto.

Ginger, come tutti i gatti, spicca per le sue doti investigative e comincia a tenere d'occhio il custode che, con il suo cane, vaga tra una tomba e l'altra impegnato in qualche misteriosa ricerca.

Le sue investigazioni non risparmiano nessuno, nemmeno la Vecchina, una medium - Saltafossi nel linguaggio degli Animan- che ogni giorno si reca a fare quattro chiacchiere con gli spiriti degli animali.

Il mistero si infittisce quando, durante le visite degli umani, Ginger si scontra con degli inquietanti peluches, dallo sguardo assai vivido e tormentato.

Chi sarà il responsabile delle sparizioni? Riusciranno gli Animan a conservare il loro giardino dei musi eterni che il comune è intenzionato a utilizzare in altro modo?

Le risposte nel finale che getta una nuova luce sul rapporto tra esseri umani e animali.

Il giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini: recensione

Non ho mai letto nulla di Bruno Tognolini, per cui "Il giardino dei musi eterni" è stato il primo romanzo con cui mi sono approcciata a questo autore.

La scrittura di Tognolini mi ha ricordato, per certi versi, quella di Stefano Benni: poetica, visionaria, ricca di nuovi termini.

Tognolini ha la particolarità di affrontare i grandi temi come la morte e la vita dopo la morte con un approccio semplice ma allo stesso tempo intenso e per nulla scontato.

Attraverso le parole della saggia Mama Kurma lo scrittore ci comunica la sua idea di spiritismo: nella morte ognuno di noi, pur mantenendo una sua identità ed individualità, diventa un tutt'uno con gli altri esseri viventi, con gli altri elementi della terra, quasi come se avvenisse un ritorno al brodo primordiale che ha dato origine alla vita stessa.

Anche la "virata" verso il romanzo giallo non si discosta da questo contesto: trovare il colpevole delle sparizioni misteriose significa mettere in discussione il rapporto che noi come esseri umani abbiamo con gli altri animali.

Tognolini attraverso le azioni del responsabile mette in evidenza l'egoismo della specie umana, il disprezzo con cui la nostra razza tratta gli altri esseri viventi, attribuendosi addirittura la facoltà di decidere per loro dopo la morte stessa.

Per fortuna lo scrittore evidenzia anche il retro della medaglia: ci sono esseri umani, soprattutto i bambini, ancora in grado di creare un legame empatico con i loro amici a quattro zampe, di entrare in simbiosi con loro in modo tanto forte da prevaricare la morte stessa.

"Il giardino dei musi eterni" è un romanzo caleidoscopico che cambia a seconda del lettore che si trova di fronte.

Adatto anche ad un pubblico di adolescenti e perfino ai bambini per il messaggio universale che trasmette; ognuno poi capisce e approfondisce la lettura in base alla propria età.

E' impossibile rimanere impassibili durante la lettura, soprattutto se amate gli animali: commovente, ironico e a tratti divertente.

"Il giardino dei musi eterni" è un libro che scava nell'anima e nel cuore: dopo averlo letto è impossibile non sentirsi diversi.

Tu sei tutti e tu sei tu"

Come ogni venerdì, un grande e doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

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