Questo venerdì settembrino, bigio e grigio, mi mette addosso un po' di malinconia.

E la malinconia, si sa, porta con sé molti ricordi, a volte felici e a volte tristi.

Lo sanno molto bene i protagonisti del libro che vi presento oggi, "La forma imperfetta delle nuvole" di Antonella Zucchini.

Prima di iniziare, come sempre, un doveroso ringraziamento a Paola, di Homemademamma, creatrice del venerdì del libro.

La forma imperfetta delle nuvole di Antonella Zucchini: brevi cenni alla trama

"Casa serena" è un centro diurno per anziani, che accoglie le più disparate personalità.

Vecchietti di ogni genere, con le loro manie e i loro problemi, personale variegato e dalle storie impensabili.

Le voci narranti della Dide, di Giovanni, di Caterinangela, della Santuzza, della Zelmira e degli altri ospiti di "Casa serena" sono i binari che ci conducono in un viaggio nel passato.

I loro ricordi, a volte tragici a volte allegri, ci mostrano lo spaccato della terra fiorentina con excursus che arrivano fino a prima della Grande Guerra.

Le storie di questi personaggi, ognuno appartenete ad una classe sociale differente, dipingono un quadro complesso e veritiero di com'era la vita in quel periodo storico: la fatica del lavoro, la dignità della gente umile, la felicità delle piccole cose, gli enormi dolori che la guerra ha portato con sé.

Ma si parla anche di rinascita, sociale ed economica, del periodo degli anni Sessanta, della rivolta sindacale e del potere delle donne.

Un viaggio lungo quasi un secolo, che non tralascia il periodo attuale, più vero della Storia ufficiale che si apprende sui manuali di scuola.

La storia di Santuzza e Zelmira, separate in tenera età a causa della stupidità umana, che si ritrovano ormai vecchie a "Casa serena" dimostra come il destino lavori per vie oscure e imprevedibili.

Quel destino scritto proprio nelle nuvole e nella loro forma imperfetta, così come imperfetti siamo noi esseri umani.

Le guardi ancora le nuvole?

E' nella loro forma imperfetta che intravedi la perfezione del mondo.

Un po' come la vita, se ci pensi, che non sempre è perfetta, anzi non lo è quasi mai, ma se la sai guardare dal lato giusto può offrire prospettive inaspettate"

La forma imperfetta delle nuvole di Antonella Zucchini: recensione

Con "La forma imperfetta delle nuvole" Antonella Zucchini ci riporta nella sua amata terra, la Toscana.

Collaudando una forma di narrazione a lei cara, che mischia eventi passati ad eventi attuali, ci regala un'altra volta un romanzo carico di emozioni.

Attraverso le molte voci narranti, abilmente alternate, l'autrice ci fa indignare, commuovere, ridere, sospirare, divertire e riflettere.

Soprattutto riflettere: sull'animo umano, portato a cadere sempre nei soliti errori, sull'imperfezione di ognuno di noi, sull'intensità dei sentimenti da cui a volte non si può proprio riuscire a sfuggire.

In questo romanzo la scrittrice ci insegna a capire, attraverso un'accurata e spassionata analisi, cosa significa invecchiare: il decadimento del corpo, la perdita di lucidità, la sensazione di abbandono.

Ma, soprattutto, la dignità di ogni essere umano, la sua unicità che sta proprio nell'essere imperfetto.

"La forma imperfetta delle nuvole" ci dimostra in modo lampante che grande risorsa siano gli anziani, che detengono la memoria storica e fungono da tramite per le generazioni future.

Ho adorato questo libro, dalla prima all'ultima riga.

Rispetto ai due romanzi precedenti, "Fiore di Cappero" e "Tutto il resto vien da sé" l'ho trovato più maturo, più profondo, sia nell'impianto narrativo sia nelle tematiche affrontate.

Mi sento quindi di consigliarne la lettura.

E, ad Antonella, suggerisco di iniziare a scrivere il quarto romanzo.

Chi di voi conosce questa scrittrice italiana?

Ed ecco la scheda del libro

Titolo: La forma imperfetta delle nuvole

Autore: Antonella Zucchini

Editore: Ciesse Edizioni

Anno di pubblicazione: luglio 2018

Pagine: 384

 

 

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Le ferie sono finite, è vero, ora però c'è il periodo post- ferie, che coincide con il rientro.

Rientrare dalle ferie significa anche confrontarsi con amici e parenti, raccontarsi reciprocamente le proprie esperienze, mostrarsi a vicenda le foto.

E non dimentichiamoci lo scambio quei piccoli souvenir che si comperano a peso da distribuire a destra e a manca, prova inconfutabile e imperitura del nostro soggiorno vacanziero.

Ligia a questo, approfitto della bella giornata ancora estiva e del fatto che tanti comunque non hanno ancora goduto delle tanto sospirate vacanze per narrarvi la nostra vacanza in Salento con bambini.

Salento con i bambini: cosa fare e cosa vedere

Andare in Salento era uno dei miei desideri già da qualche anno.

La Puglia è una terra fantastica, che offre molto: natura, arte, cucina, leggende.

Ho fatto una vacanza in Puglia, nel Gargano, quando avevo dieci anni con i  miei genitori, ma il Salento non l'avevo ancora visitato.

Quest'anno, per noi, le vacanze hanno rappresentato uno spartiacque importante: ora che i bambini si sono fatti più grandicelli ci sembrava giusto fare delle vacanze on the road.

Abbiamo prenotato abbastanza in ritardo rispetto agli standard, ma siamo riusciti a trovare un appartamento all'interno di un residence a Torre dell'Orso, nel comune di Melendugno, da usare come base.

Abbiamo optato per un viaggio in auto, ma si può scegliere l'opzione aereo e noleggiare la macchina all'aeroporto di Brindisi.

Vista la lunghezza del percorso - circa 1050 Km- abbiamo deciso di dividere il viaggio in due tappe, per cui ci siamo fermati in Abruzzo a pernottare.

Raggiungere la meta finale è stato un attimo.

Le marine di Melendugno

Melendugno è un paese in provincia di Lecce che si trova vicino a Otranto.

Dal punto di vista balneare, offre una grande varietà di attrattive.

La prima è San Foca, un piccolo villaggio di pescatori, molto pittoresco. I pescatori utilizzano ancora le vecchie grotte naturali, che una volta fungevano anche da abitazioni, come deposito per le reti da pesca.

Molto famosa è la Grotta degli Amanti, che, secondo una leggenda locale, diede riparo ad una giovane coppia di innamorati.

Da qui, quando il cielo è particolarmente terso, è possibile spaziare con lo sguardo fino ai monti albanesi.

Da San Foca si giunge poi a Grota Vecchia, famosa per la sua conca naturale, chiamata Grotta della Poesia.

Da qui i più arditi possono tuffarsi in un mare cristallino, sotto lo sguardo ammirato dei bambini.

Proseguendo il nostro percorso arriviamo a Torre dell'Orso, la meta ideale per i bambini.

Spiagge di sabbia bianca, morbida, dove costruire castelli e scavare buche, mare poco profondo con acque limpide, il tutto circondato da una fresca pineta.

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La spiaggia di Torre dell'Orso, in una giornata ventosa, con le due Sorelle

Dalla spiaggia di Torre dell'Orso si ammirano le Due Sorelle, due scogli in mezzo al mare.

Secondo la leggenda locale, le Due Sorelle prendono il nome da due sorelle, appunto, che affogarono in quel lembo di mare e furono trasformate dagli dei in faraglioni perché potessero rimanere in eterno nel luogo che tanto amavano.

Infine, l'ultima marina è quella di Torre Sant'Andrea, secondo me meno indicata per i bimbi piccoli perché fatta da lastre di pietra.

Torre Sant'Andrea è invece apprezzata dagli adolescenti, perché offre molti locali e qualche discoteca. Se amate la movida è il posto ideale.

Otranto

Otranto è una piccola cittadina davvero affascinante. Devo dire che ci ha ammaliato per cui ci siamo tornati ben tre volte, due di sera e una il pomeriggio.

Magnifica la Cattedrale, stupendo il Castello Aragonese.

Perdersi tra le piccole vie e ammirare le opere dell'artigianato locale, mangiare le specialità tipiche del territorio...

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Uno dei vicoli caratteristici di Otranto

I bambini sono rimasti affascinati dal camminamento alto da cui si vede la città e dalla ruota panoramica.

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Vista di parte della città dal camminamento alto

Laghi Alimini e Baia dei Turchi

Se le marine di Melendugno sono stupende, nella nostra vacanza itinerante non posso non parlare delle spiagge dei Laghi Alimini, a nord di Otranto.

Nella mia ingenuità, quando ce l'hanno consigliata, ho pensato: "Ma che ci vado a fare sulla spiaggia di un lago?"

In realtà la cosa è differente. Innanzi tutto i laghi sono due, il Grande e il Piccolo.

Il primo è alimentato dal mare ed è salato, il secondo invece è d'acqua dolce.

Ma né l'uno né l'altro sono balneabili: l'intera zona infatti è una riserva naturale.

E' possibile ammirare varie specie di uccelli, altri animali acquatici e piante tipiche della zona.

Purtroppo non siamo riusciti a visitare la cava di Bauxite di cui avevo tanto sentito parlare.

Con "spiagge degli Alimini" si intende invece un lungo lembo di spiaggia bianchissima che contrasta con un mare blu, tanto che il paesaggio ricorda molto quello delle spiagge oceaniche.

Per arrivarci bisogna lasciare l'auto in uno dei tanti parcheggi a pagamento lungo la strada e attraversare la pineta.

Se non volete andare a piedi, potete utilizzare il bus navetta gratuito convenzionato però solo con gli stabilimenti balneari.

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Spiaggia degli Alimini

Sempre nei pressi della spiaggia degli Alimini, passando tra fitte pinete e scavalcando dune sabbiose si arriva a quella che, secondo me, è la spiaggia più bella della zona: la Baia dei Turchi.

E' stata chiamata così perché pare sia il luogo dove i Turchi sbarcarono nel 1400 per assaltare Otranto.

La Baia dei Turchi è stata inserita nel Fondo per l'Ambiente Italiano nei cento posti italiani da salvaguardare proprio per la suggestiva bellezza del paesaggio.

Sappiate quindi che, a differenza delle altre spiagge dove stabilimenti balneari si alternano a spiagge libere, qui l'ambiente è ancora selvaggio e incontaminato.

Con i bambini è possibile andare a vedere il relitto della nave "Dimitros", che si incagliò nel 1978 e giace su un fianco a pochi metri dalla spiaggia.

Lecce

Quest'anno per la prima volta da quando sono nati i bambini abbiamo fatto una vacanza tenendo in considerazione i gusti e le esigenze di tutta la famiglia.

Quindi sì a mare e spiaggia, ma un occhio anche alle bellezze naturali e alle città d'arte.

Lecce è una piccola perla che offre molto da visitare. Non per niente è chiamata la Firenze del Sud!

Lecce è colma di monumenti in stile barocco:  ghirlande, festoni, tralci, animali, figure mitologiche, fiori e frutti di ogni tipo si susseguono sulle facciate di palazzi e chiese.

Il centro storico è solo pedonale per cui ci siamo incantati tutti e quattro con il naso all'insù, senza timore di essere investiti.

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Lecce, uno dei tanti vicoletti che portano al centro storico

I bambini sono rimasti affascinati dal campanile del Duomo, alto circa settanta metri, che li ha lasciati a bocca aperta.

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Lecce, lo spettacolare soffitto del Duomo

I resti dell'anfiteatro romano invece si sono rivelati una grande attrattiva per i bambini per i suoi occupanti: tanti gatti di taglie e colori differenti, acquattati tra le ombre delle rovine.

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Lecce, i resti dell'anfiteatro romano

Ma Lecce non è famosa solo per i suoi monumenti, la sua storia e la sua arte.

Lecce è nota anche per la cartapesta. Oggetti di ogni genere, da sacro al profano, si possono ammirare nelle vetrine dei vari negozi di artigianato locale.

E per finire, non si può lasciare la città senza aver assaggiato i pasticciotti, dolcetti di pasta frolla riempiti di crema pasticcera, marmellata o cioccolato, accompagnati da un profumato caffè in ghiaccio con latte di mandorla.

Santa Maria di Leuca e Gallipoli

Santa Maria di Leuca, la cittadina più a sud della Puglia, mi manca.

Mi manca nel senso che non siamo riusciti a vederla, a parte di sfuggita, ma la prossima volta ce la faremo.

Anche visitare Gallipoli, la "Città Bella" è stato quasi impossibile. Per farlo ci abbiamo provato tre volte, perché la città era troppo piena.

Alla fine siamo riusciti a trovare un parcheggio molto distante dal centro storico.

Dopo una bella camminata al tramonto, che i bambini però non hanno molto gradito, ci siamo avventurati nel fascino della città.

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Tramonto verso Gallipoli

Il castello angioino, eretto nel 1200, è il monumento che ci ha entusiasmato più di tutti.

Bella anche la fontana sul lungomare, forse una delle più antiche della penisola.

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Fontana greca (immagine tratta dal sito www.gallipolinelsalento.it.
La mia era inutilizzabile: troppi passanti )

Nel complesso la città non mi ha stupito molto, l'ho trovata gradevole ma caotica, forse perché era davvero troppo piena di turisti.

Porto Cesareo, Torre Lapillo e Punta Prosciutto

Andare sul versante ionico della Puglia da Torre dell'Orso richiede poco tempo davvero, circa un'oretta.

Ma, credetemi, ne vale davvero la pena.

Spiagge caraibiche smisurate, un mare color lapislazzulo, che degrada dolcemente, le cui acque, a differenza del versante adriatico, sono più fresche.

Qui la spiagge  family-friendly più famosa è sicuramente quelle di Porto Cesareo.

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Porto Cesareo
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Porto Cesareo, spiaggia attrezzata

Mi rimarrà sempre nel cuore la spiaggia delle Dune, così come quella di Punta Prosciutto, veri gioielli attrezzati ma non troppo.

Conclusioni

Scegliere di fare una vacanza on the road in Salento con i bambini si è rivelato più facile del previsto.

Le distanze da coprire non sono grandi, muoversi è stato facile anche se eravamo in alta stagione.

Il problema più grande si ha in zone come Gallipoli, non ancora pronte ad accogliere così tanti turisti, dove perfino trovare un parcheggio risulta davvero un'impresa epica.

Abbiamo adorato il Salento per i suoi contrasti, per il calore della gente, per i suoi meravigliosi piatti e per le meraviglie che la natura offre.

La cosa più bella e che spero rimanga ancora così negli anni a venire è che anche nelle zone più gettonate gli stabilimenti balneari convivono con le spiagge libere.

Poter scegliere se affittare un ombrellone o portarsi il proprio per me è un grande vantaggio.

Noi abbiamo provato sia l'una che l'altra opzione: quando le spiagge libere risultavano troppo affollate per piantare un ombrellone siamo ricorsi agli stabilimenti balneari.

Certo, agosto non è sicuramente il periodo ideale per organizzare una vacanza itinerante in Salento, ma del resto a noi non è dato scegliere.

Ma agosto in Salento significa anche sagre e feste popolari: la Sagra del Polpo, per esempio, o la festa di Sant'Oronzo a Lecce, per non citare il famoso Festival della Taranta.

Ma il nostro viaggio in Puglia non è finito qui!

(To be continued...)

 

Dopo la pausa estiva ricomincio con piacere l'appuntamento settimanale con il venerdì del libro, ideato da Paola di Homemademamma che non finirò mai di ringraziare abbastanza (e non solo per questo).

Prima di iniziare, un piccolo avviso. Chi mi segue su FB sa già che ho fatto un sondaggio da cui è emerso che i lettori ritengono importanti i dati "tecnici" riferiti ai libri che recensisco, anche se questo blog non è un blog esclusivamente dedicato a questo argomento.

Per cui, da oggi, seguirò il vostro consiglio e inserirò questi dati alla fine del post.

Il protagonista del venerdì del libro di questa settimana è "Il silenzio dei chiostri" di Alicia Gimenez-Bartlett.

Anni fa mi era capitato di leggere qualche suo romanzo che, in verità, non mi aveva affascinato molto.

Siccome però ho la memoria di un pesce rosso, il mese scorso in biblioteca mi è capitato di toglierne un altro senza fare nessuna connessione mentale.

Il silenzio dei chiostri di Alicia Gimenez Bartlett: brevi cenni sulla trama

"Il silenzio dei chiostri" è uno degli ultimi romanzi della serie poliziesca che ha come protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.

E' chiaro che ogni romanzo è autoconclusivo nella trama principale ma si basa sulle informazioni di quelli precedenti.

Mi sono trovata dunque di fronte una donna al suo terzo matrimonio con un architetto di nome Marcos, reduce da due divorzi e con ben quattro figli.

Petra, donna forte e indipendente ma anche molto incline a perdersi in riflessioni non sempre ottimiste, viene chiamata in via ufficiosa ad indagare su uno strano caso.

In un convento di suore, nella moderna Barcellona, viene ritrovato cadavere un vecchio frate che stava lavorando sulla salma di un frate ancor più vecchio, la principale "attrazione" del convento stesso.

La madre superiora, suor Guillermina, chiede a Petra di far luce sulla scomparsa e sull'omicidio.

Il caso da ufficioso, però, diventa ufficiale.

Petra e il suo vice Garzòn con l'aiuto della loro squadra tentano di dipanare la matassa ingarbugliata che sembra affondare le sue radici nel lontano passato.

Come accade spesso quando si brancola nel buio più totale, è un piccolo dettaglio a condurre Petra verso la soluzione del caso, più attuale di quello che si pensava.

Il silenzio dei chiostri di Alicia Gimenez-Bartlett: recensione

Alicia Gimenez Bartlett è una scrittrice abile e originale.

Se questo romanzo appartiene al filone poliziesco, è altrettanto vero che convivono anche molti dettagli storici.

L'autrice gioca molto sulle contrapposizioni: la Spagna odierna contro la Spagna degli anni di Franco, idee e concetti tradizionali contro idee cosmopolite.

Lo staticismo del convento rappresentato da Suor Guillermina contro la concezione di donna moderna ed emancipata rappresentata da Petra, posizioni non inconciliabili che hanno comunque molti punti di incontro.

Inoltre Petra deve affrontare anche problemi a livello personale: la gestione di un matrimonio, il rapporto con quattro figli "ereditati" dal marito, le relazioni burrascose con le mogli precedenti.

Nonostante questo, "Il silenzio dei chiostri" non è un libro che mi ha convinto del tutto.

Molto credibile nell'analisi dei rapporti interpersonali della protagonista, un po' pesante sulle digressioni storiche ma è la trama da giallo che per me non funziona completamente.

L'autrice ha disatteso le mie aspettative.

Per buona parte della trama il lettore pensa di trovarsi di fronte ad un poliziesco storico, mentre alla fine ho avuto quasi l'impressione che la scrittrice ci abbia offerto una soluzione fin troppo facile e veloce, quasi "di comodo".

La virata verso la risoluzione del caso è stata troppo improvvisa, almeno dal mio punto di vista.

Ora voglio comunque provare a leggere altri romanzi di Alicia Gimenez Bartlett  per farmi un'opinione più reale su questa serie.

Ed ecco la scheda del libro

Titolo: Il silenzio dei chiostri
Autore: Alicia Gimenez-Bartlett
Editore: Sellerio Editore
Anno di pubblicazione: 2009
Traduttore: Maria Nicola
Pagine: 527

Voi invece cosa avete letto di interessante durante la vostra estate?

I commenti sono sempre graditi!

Mi piace molto leggere i post scritti dalle altre blogger sugli argomenti più svariati, che siano temi impegnati o articoli più leggeri.

E adoro allo stesso modo prendere parte alle loro bellissime iniziative, come il bookcrossing, l'l'ingrediente in comuneo la serie di post legati a cosa aspettarsi dopo che si aspetta.

Oggi rispondo ad una proposta lanciata da Elisabetta, del blog "Elisabetta Grafica", a cui avevo aderito anche lo scorso anno.

Si tratta di scegliere una canzone, un luogo e una frase che hanno rivestito un significato particolare per noi durante questa estate 2018, nominare un'altra blogger e, ovviamente, taggare l'ideatrice della proposta utilizzando l'hashtag #top5summer.

Ecco quindi in che modo ho deciso di farlo.

***

Questa sera non ti dico no 
Arriviamo in Cile in autostop 
Non chiedermi la luna tanto la conosco..."

Cantano a squarciagola i bambini, sulle note travolgenti di uno dei tanti tormentoni estivi.

Canzone che non mi dispiace affatto, con il suo ritmo incalzante ed orecchiabile.

Ad essere onesti, devo ammettere che questa volta i tormentoni estivi mi stanno quasi tutti simpatici.

Mi giro e sorrido allusiva al mio compagno.

Lo specchietto retrovisore mi rimanda l'immagine del mio viso abbronzato: perfino le occhiaie non si vedono più.

Merito del sole o del riposo? Scuoto le spalle e mi perdo nel paesaggio circostante.

Ulivi, ulivi e ancora ulivi. Il Salento è il regno di questi magnifici alberi, che si perdono indefiniti all'orizzonte.

Il sole, egoista, continua a spadroneggiare con prepotenza nel cielo profondo.

Sa bene che oramai è solo questione di ore ed il turchese sfumerà in un delicato blu cobalto. Ma nonostante questo non molla.

Ne sono ben coscienti anche le cicale che sembrano intensificare ancor di più il loro canto, quasi a voler procrastinare l'inevitabile.

Il loro frinire è assordante, soverchia perfino la radio.

Chiudo gli occhi e assaporo la perfezione di quell'istante: hic et nunc, qui ed ora, non vorrei essere da nessun'altra parte se non qui, in nessun altro momento se non in questo.

Perdo coscienza del mio corpo, vado alla deriva, stordita da quelle sensazioni.

E' tutto troppo: troppa luce, troppi odori, troppi rumori, troppi profumi, troppi colori.

La Puglia entra in ogni fibra del mio essere, si insinua attraverso il naso, gli occhi, le orecchie, la bocca e la pelle fino ad arrivare al centro morbido dell'anima.

Alla fine mi sento una supernova, colma di luce ed energia, pronta ad esplodere.

Portami giù

dove non si tocca

dove la vita è loca..."

****

Lascio volentieri il testimone a Paola, di Homemademammae ringrazio ancora Elisabetta e Fiore di Collina del blog Casalinga per caso.

Non serve dirvi che sono curiosa di sapere le vostre risposte, vero?

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Buon lunedì, questa è una piccola comunicazione di servizio: volevo solo informarvi che il blog si prende una piccola pausa per andare in vacanza.

Ci aspetta il sole della Puglia, il suo mare, la sua cultura e il suo cibo.

Ci attendono nuovi incontri, nuove avventure e nuove esperienze.

E poi come continuerà la nostra estate? Non abbiamo ancora fatto progetti, ma sarà fantastica.

Qui sul blog non ci saranno nuovi post, ma se volete possiamo sempre tenerci in contatto attraverso la pagina Facebook e Instgram o, se siete più moderni, cercate il mio canale su Telegram.

Vi auguro una buona estate, stimolante e rilassante.

Riposatevi, viaggiate, divertitevi, semplicemente godetevi la vita.

Ci sentiamo al rientro, avrò sicuramente tante cose da raccontarvi.

Buone vacanze!

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Margherita Oggero è una scrittrice italiana, torinese, ex professoressa di lettere.

Scrive gialli. Ed io non la conoscevo affatto.

Ultimamente mi sto rendendo davvero conto che la mia ignoranza degli autori nostrani contemporanei è alquanto gigantesca.

Il caso ha voluto che facessi la mia conoscenza di Margherita Oggero proprio con "La collega tatuata", il suo primo romanzo.

La collega tatuata di Margherita Oggero: la trama in breve

Protagonista della vicenda è la profia, cioè professoressa, Camilla.

Donna di quarant'anni, realista, cinica, auto ironica con un carattere irriverente e a tratti esuberante, la nostra Camilla ama la letteratura che tenta di insegnare nel miglior modo possibile  -cioè con tanta passione e scarsi risultati- ai suoi studenti.

Sposata da anni con Renzo, uomo solido e a suo modo brillante, hanno una figlia di otto anni, Livietta, acuta e divertente.

Compongono la famiglia la vecchia madre di Camilla e un bassotto dispettoso e vendicativo.

Con l'inizio dell'anno scolastico, nell'istituto torinese dove lavora Camilla arriva lei, Bianca De Lenchantin, la nuova professoressa di inglese.

Es è subito antipatia a prima vista. Bianca è così perfetta, nei suoi eleganti tailleur, così ricca, con borse firmate e un'agenda di prim'ordine, così snob, con la puzza sotto il naso.

Inoltre odia i cani e basterebbe solo questo per farla risultare antipatica a Camilla, che la etichetta subito come "la stronza".

La profia conduce una vita molto abitudinaria, tentando a volte con risultati discutibili di conciliare lavoro e famiglia.

Finché un giorno tutto cambia: il giornale riporta la notizia dell'assassinio di Bianca.

In Camilla si risveglia un'insana curiosità che la porta ad indagare servendosi di una rete di informatori non convenzionale.

Le indagini ufficiali vengono condotte da Gaetano, commissario affascinante e intrigante.

Tra Gaetano e Camilla scoccherà un'imprevedibile scintilla.

Chissà se si trasformerà in qualcosa di più...

Intanto la strana coppia, con fatica e perseveranza, riuscirà a far luce sull'omicidio di Bianca.

Ma le loro indagini non finiscono qui, perché alla profia è dedicata una serie di romanzi, per mia immensa gioia.

La collega tatuata di Margherita Oggero: recensione

"La collega tatuata" non è un libro che ti prende subito.

Sei lì che leggi un giallo, ti aspetti che accada qualcosa e invece niente fino a pagina sessanta.

Non è che dopo il ritmo diventi più serrato, ma per lo meno ora sai cosa aspettarti.

Noioso, direte voi. Beh, non proprio.

La particolarità della Oggero sta nei personaggi: per essere un thriller è uno di quelli vecchio stampo, un po' sulla base della signora in giallo, per intenderci.

Un'impeccabile professoressa, con famiglia al seguito, che si improvvisa detective.

Eppure, non risulta tanto improbabile. E questo per merito della penna dell'autrice.

La Oggero ha uno stile molto particolare che o odi o ami: periodi lunghi, poche virgole ed un uso non convenzionale della punteggiatura.

Non pesante, semmai faticoso: prima di abituarmi mi ci sono volute quasi venti pagine!

Superato questo scoglio, se vogliamo definirlo così, ci imbattiamo nella gestione dell'impianto narrativo.

Come ho detto sopra, non succede nulla fino a pagina sessanta.

Se considerate che le pagine in totale sono XXX, capite cosa implica questa scelta.

Così si rischia che il lettore si scoraggi subito e abbandoni il libro lì, sul comodino.

Ma secondo me quello della Oggero è stato un rischio calcolato: non sono i frequenti colpi di scena il suo punto di forza, ma piuttosto un modo di narrare che non è facile incontrare.

La scrittrice è donna di spessore, colta, raffinata e si diverte a giocare con il suo lettore in modo sottile: un riferimento letterario qui, uno là, una cosa detta velatamente per bocca di un personaggio...et voilà, la sua tela è pronta.

Come se non bastasse, un altro punto a suo favore è la caratterizzazione dei personaggi, dalla protagonista alla vecchia madre, passando per Livietta e non trascurando neppure l'amato bassotto.

Non si dilunga in descrizioni sterili e prolisse, ma delinea la personalità dei personaggi attraverso le loro idiosincrasie e le loro azioni.

Maestra della penna, la Oggero ci regala splendide e vivide immagini anche dei suoi concittadini, all'apparenza freddi e composti, ma sotto sotto con una propensione al pettegolezzo quasi comica.

Avrete capito che io mi sono molto rispecchiata in Camilla: madre lavoratrice che fa i salti mortali per fare tutto e bene, con un bassotto dispettoso che si sente trascurato e si vendica facendo pipì ovunque (qui sostituite con la gatta), una relazione lunga e stabile, a volte un po' noiosa, una grande curiosità...

Insomma, "La collega tatuata" è un romanzo che sa stupire ma non è una lettura per tutti i palati.

Come sempre, un ringraziamento a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Buona lettura!