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vita con i bambini

E dalla zona rossa questo è tutto

“Ciao, come va? A casa tutto bene?”

“Sì, grazie, per ora sì, toccando ferro…”

Questo è il tenore dei dialoghi che si orecchiano mentre si fa la spesa rigorosamente uno per famiglia con mascherina le mani spelacchiate spalmate da un generoso strato di gel battericida.

Non si avverte più la paura che aleggiava nei mesi di marzo, aprile e maggio, piuttosto una sorta di rassegnazione e un senso quasi di fastidio.

Ci si chiama a distanza, da un lato all’altro della strada, le bocche coperte da strati di stoffa. Ci si saluta toccandosi col gomito, anche se sembrano farlo solo i più arditi. Gli altri si accontentano di alzare una mano.

Le auto in strada si sono diradate, salvo nelle ore di punta dove il traffico c’è ancora anche se più sostenibile. La gente passeggia o va in bicicletta, nei pressi della propria abitazione, anche se la residenza è nella frazione accanto.

Ci si ferma a sorseggiare un caffè in bicchierini di carta o a fare quattro chiacchiere sul sagrato della chiesa.

Gli unici capannelli di gente sono quelli che si formano per cinque minuti fuori dalle scuole, quando mamme furtive si calano la mascherina per stampare un bacio illegale sulle guance tonde dei loro bambini.

Niente più paura, ma l’ansia permane. L’ansia per un futuro incerto, per non essere in grado di programmare cosa si farà la settimana dopo.

“Aspettiamo che ci liberino”

Come animali in gabbia, mi viene da pensare. Un recinto grande quanto i confini del proprio comune, ma che è diventato davvero troppo troppo stretto.

Qui in zona rossa si tenta di vivere in modo normale, di non farsi abbattere.

“Finché si può andare a lavorare e a scuola non siamo messi così male” dice la gente.

I bambini sembrano i meno infastiditi. Ma chi è genitore sa che sotto quella facilità di adattamento si nasconde un groviglio di sentimenti, di paure inespresse, di desideri spezzati che alla lunga si riverserà fuori sotto forma di ansie notturne, comportamenti aggressivi e capricci logoranti.

Non è più il momento delle spiegazioni, è passata anche l’aria della novità che in qualche modo ci ha aiutato a sopportare il precedente lockdown.

Viviamo come sospesi, senza goderci davvero il presente, in un’eterna tensione verso un futuro che ci appare fumoso e lontano.

Ci siamo creati delle nuove abitudini per andare avanti e continuiamo a ripeterci che prima o poi passerà.

Ma confesso che dei giorni sono incredibilmente pesanti. Lavoro-spesa-casa-passeggiata-prendere i bimbi a scuola-videochiamate…

Guardo Ringhio, che ha cinque anni. I ricordi dei primi tre anni si può dire che siano dei flash nella sua testolina, poi dai tre ai cinque la memoria ne trattiene di più e li fissa per gli anni futuri. Che ricorderà allora di questo strano e inquietante periodo?

A casa abbiamo creato un ambiente tranquillizzante, ricco di stimoli, senza edulcorare la situazione ma puntando sui lati positivi: la possibilità di stare di più assieme, i ritmi più lenti, il tempo in più magicamente comparso…

Una lunga parentesi all’insegna di quanto abbiamo guadagnato anziché di quanto abbiamo perso. 

La capacità di vedere le cose da una prospettiva diversa, un mettersi a testa in giù non per superare il momento, ma per viverlo anche nei suoi aspetti più belli.

Lo so, soffro della sindrome di Pollyanna e di questo sono profondamente grata all’universo, soprattutto oggi nel giorno del Ringraziamento che ahimè in Italia ancora non si festeggia.

Penso che questo sarà uno dei doni più belli che lascerò ai miei figli.

Guardo fuori dalla finestra, il sole beffardo in un cielo tersissimo. Prendo l’agenda, il motto stampato “Always be kind”, mi appunto pensieri sparsi per eventuali post futuri che so già non scriverò mai.

Sto scrivendo poco, in questo periodo. E’ come se mi sentissi impastoiata. Le idee si rifiutano di concretizzarsi in parole, si accontentano di vivere nella mia testa, eterei riccioli di vapore.

In compenso ascolto, leggo, parlo, cucino e, per assurdo, mi sento meno sola adesso di quando ci si poteva frequentare e vedere.

E’ bastato che le relazioni umane smettessero di essere scontate per riacquistare il profondo valore che hanno.

Uscirò a sgranchirmi le gambe. Il solo poterlo fare in una situazione in cui normalmente non avrei potuto farlo rende speciale anche questo piccolo gesto.

“Ciao, come va? A casa tutto bene?”

“Sì, grazie, per ora sì, toccando ferro…”

E dalla zona rossa, nel giorno del Ringraziamento che ahimè in Italia ancora non si festeggia, questo è tutto.

 

(Foto presa da Freepik)

 

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6 Comments

  • L'angolo di me stessa

    Qui zona arancione con restrizioni per non arrivare ad essere zona rossa…insomma una zona rossa travestita da arancione. E un papà partito per 4 mesi. Una mamma esausta, 4 bambini uno più isterico dell’altro…ma almeno vanno a scuola.
    Io ringrazio di essere abituata al futuro fumoso, è l’unica cosa che non mi tange, ma tutto il resto…
    Finirà.

  • Manu

    Qui nella zona arancione non siamo messi molto diversamente. Condivido tutto ciò che hai scritto aggiungendo alla rassegnazione anche un po’ di rabbia. Rabbia, perché qualcuno poteva aver fatto più cose a fatte meglio per evitare che andasse in sofferenza il sistema sanitario. Ma sono parole al vento e penso che il giudizio finale saranno i posteri a darlo; a noi non resta che questo presente e l’obbligo di viverlo. Come zona di montagna possiamo uscire dal comune (anche perché diversamente non mangeremmo, o ci laveremmo, o entrambi!) quindi posso anche vedere i miei che sono anziani. La Pissi va a scuola, fra mille allarmi e classi in quarantena, ma ci va per fortuna. La Tata invece è a casa da fine ottobre e, dopo un primo momento d’insofferenza, ora paventa il possibile imminente ritorno in presenza: ha paura. Specialmente dopo che uno dei suoi amici più cari si è ammalato, ha paura. E anche questo non va bene. Non va bene affatto. Purtroppo stavolta il virus ha bussato alla porta anche di persone vicine ed il timore c’è, è inutile negarlo. Il nuovo miraggio è il Natale. Si spera, per quanto mi riguarda, di poterlo passare almeno con i nonni, che hanno tanto bisogno di vicinanza. Ma chissà … Non voglio più sentire. Rifuggo tv e giornali, preferisco i cartoni animati. Sono stanca, siamo tutti stanchi, ma l’inverno è solo alle porte e sperare nel domani diventa uno sport estremo.

    • Priscilla

      Mi spiace sentire che il virus ha attaccato chi vi è vicino. Mi auguro che le cose migliorino presto, non solo per gli ammalati ma anche per i bambini e gli anziani.

  • Gianluca

    Piacevole leggerti. E chissà davvero cosa e come ricorderanno i bambini di questo momento storico.
    Forse lo leggeranno nei libri, ma noi potremo essere testimoni diretti.
    E dalla redazione è tutto… 😁
    Ciao

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