DI TEMPO LIBERO E SERIE TV- #timeismine

Non sono una a cui piace molto guardare la televisione.

Diciamo che quando si hanno due bambini piccoli, un compagno che monopolizza il telecomando, un lavoro a tempo pieno, una casa e qualche altro interesse trovare il modo di poter decidere e soprattutto seguire in santa pace qualcosa in televisione diventa complicato.

Però ogni tanto ce la faccio: il giovedì sera non mi perdo mai  "Masterchef", per esempio, e ogni tanto quando mi appassiono mi piace seguire qualche serie tv, anche se ultimamente non ne ho trovate di interessanti.

Ci sono periodi in cui soffro di insonnia.

Allora in piena notte ne approfitto per fare altro: leggo libri, scrivo mail, magari guardo pure i social...

Un paio di sere fa mi sono accorta che sul tablet c'era un'icona nuova a me sconosciuta: Tim vision.

Incuriosita, ho schiacciato e mi è apparso un mondo: film, cartoni animati e serie tv.

So che non c'è nulla di strano in questo: con Netflix, Infinity, Sky Go...sono cose all'ordine del giorno e alla portata di tutti.

Ma per me è stata una rivelazione perché ho ritrovato una vecchia serie tv di cui avevo seguito la prima stagione anni fa e che poi non avevo più avuto modo di vedere.

Sto parlando di "Parenthood", una serie televisiva che mi aveva molto appassionato alcuni anni fa e che vi voglio presentare qui, per la mia rubrica mensile #timeismine.

"Parenthood" la serie tv sempre attuale

"Parenthood" è prodotta dalla NBC e nasce da un'idea di Jason Katims, lo sceneggiatore americano che, tra i suoi lavori, annovera anche "Tre amici, un matrimonio e un funerale" e "About a boy".

"Parenthood" si basa sul film omonimo uscito in America nel 1989 e conosciuto qui da noi con il titolo "Parenti, amici e tanti guai" che andrò a vedere non appena potrò.

Ogni decade è caratterizzata da una o più serie televisive che hanno come protagonisti i membri di una famiglia.

Basta pensare a "Happy Days", a "La famiglia Bradford" o a "Settimo cielo", tanto per citarne alcune.

Quello che accomuna le famiglie delle serie tv generalmente è la serie di sfortunati eventi che devono fronteggiare.

"Parenthood" rispetta questa regola appieno. Nelle sue sei stagioni (in onda dal 2010 al 2015)  i vari componenti della famiglia Braverman si trovano a far fronte a eventi come la malattia, il divorzio, la perdita del lavoro, la morte.

Scommetto che adesso state facendo i dovuti scongiuri e vi state chiedendo perché mai una persona sana di mente dovrebbe guardare una fiction così triste.

La risposta è che in realtà "Parenthood" non è affatto triste.

Certo, non è così comica e dissacrante come "Speechless" (che adoro) o così incalzante come "Modern family" (che invece non sopporto), ma sicuramente ha un suo perché.

Credo che il punto di forza di questa serie televisiva sia il fatto di proporre tante situazioni familiari in cui ognuno di noi può in qualche modo impersonarsi.

"Parenthood": i personaggi principali e un breve accenno alla trama

Senza fare troppe anticipazioni, voglio presentarvi i membri della famiglia Braverman:

  • Ezekiel "Zeek" Braverman (l'attore Craig T. Nelson) interpreta il capofamiglia del clan Braverman: diretto, un po' all'antica, incarna i valori tipici americani;
  • Camille Braverman (l'attrice Bonnie Bedelia), moglie di Zeek: perfetta padrona di casa, ottima cuoca, capace di dare la giusta attenzione ad ogni membro della famiglia e di tenerla unita;
  • Adam Braverman (Peter Krause): primogenito della coppia, solido, affidabile e altruista. Ha sposato Kristina (Monica Potter), la classica casalinga perfetta da cui ha avuto una figlia, Haddie (interpetata da Sarah Ramos), desiderosa di essere notata dai suoi genitori e Max ( Max Butkholder), a cui viene diagnosticata la sindrome di Asperger, una forma di autismo.
  • Sarah Braverman, interpretata dall'attrice Lauren Graham (sì, proprio quella di "Una mamma per amica"), costretta dopo il divorzio a tornare a vivere con i suoi genitori portandosi appresso i due figli adolescenti Amber (Mae Whitman) e Drew (Miles Heizer). Sarah ha una vita complicata, ma cerca di fare del suo meglio per allevare Amber, in piena ribellione, e Drew, ipersensibile ragazzo alla ricerca di una figura paterna.
  • Crosby Braverman (Dax Shepard) terzogenito, apparentemente affetto dalla sindrome di Peter Pan, costretto a crescere di colpo e ad assumersi le proprie responsabilità quando scopre di essere padre di Jabbar (Tyree Brown), un sensibile bambino di cinque anni nato dalla relazione con la bellissima ballerina Jasmine Trussell (joy Bryant).
  • Julia Braverman (interpretata da Erika Christensen) completa il quadretto familiare. Brillante avvocato di successo, è sposata con Joel (l'attore Sam Jaeger) che preferisce fare il padre casalingo e badare alla figlioletta Sydney (Savannah Paige Rae), dal carattere mite ed introverso.

Le vicende narrate nella serie tv riguardano tutti o solo alcuni dei personaggi.

Di solito la storia narrata è una storia corale, in cui è l'intera famiglia a fare da protagonista.

"Parenthood": perché vale la pena guardare questa serie tv

La famiglia Braverman è una famiglia moderna: c'è la mamma che lavora, la mamma che sta a casa, il figlio adolescente, il bimbo più piccolo, il bambino malato.

Si nota quindi una certa autenticità, anche se in alcuni casi i personaggi vengono stereotipati magari un tantino troppo, come avviene per esempio per Julia.

Il punto di forza di "Parenthood" non è tanto in quel che viene raccontato, ma in come viene presentato.

Le scene sono sempre delicate, mai forzate o cacofoniche. Il punto di vista dei personaggi si alterna e ad ognuno di essi è data la giusta rilevanza.

I momenti tragici o più profondi vengono quasi sempre stemperati da scene più leggere.

I temi trattati, come la mancanza della figura paterna, la destabilizzazione di una famiglia che deve fronteggiare una malattia o la ricerca della propria identità individuale ci vengono presentati in maniera spontanea e molto empatica.

Messi al bando falsi buonismi: ogni personaggio ha pregi e difetti, ognuno sbaglia e a volte vuole riparare al proprio errore a volte invece no.

Alla fine si arriva quasi a sentirsi davvero parte del clan Braverman.

Se non la conoscete, io vi consiglio proprio di provare a guardarla: la serie tv "Parenthood" vi appassionerà sicuramente.

Voi invece a quale serie tv vi sentite particolarmente legate?

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2 pensieri su “DI TEMPO LIBERO E SERIE TV- #timeismine

  1. L'angolo di me stessa

    Io non guardo la TV, è davvero raro che si accenda in casa nostra, a parte qualche eccezioni tipo Olimpiadi, qualche puntata delle Iene, partite di rugby (ma solo ultimamente). Ma non posso perdermi Grey's Anatomy per nulla al mondo e lo vedo ogni settimana in streaming con i sottotitoli in italiano

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    1. Priscilla

      Ahhhh, i bei tempi di Grey's! Devo però confessarti che sono riuscita a guardare solo le prime tre stagioni, poi l'interesse è lentamente scemato...

      Rispondi

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