vita di coppia

“Dopo” ovvero gli uomini e l’arte di procrastinare

I bambini, si sa, non hanno il concetto del tempo.

Non sanno cos’è un’ora, un giorno o un mese, vivono nel “qui e ora”.

Ve ne sarete accorte anche voi, quando per esempio dite loro “ancora cinque minuti e poi andiamo” e, quando arriva il momento, loro esclamano “ma no è passato pochissimo”.

Oppure quando siete in coda alla cassa e vi fanno gentilmente notare che “è almeno un anno che sono lì in piedi”.

Però in compenso sono in grado di passare davvero un’ora d’orologio ad osservare una formichina attraversare il prato o le gocce di pioggia inseguirsi sul vetro della finestra.

Pare che la relatività del tempo contagi anche i padri dei nostri figli.

Non appena divengono genitori, infatti, avviene qualche mutazione genetica: scatta un primordiale istinto contemplativo.

Se già prima, quando eravate solo una coppia, pretendere di avere il tavolo sparecchiato dopo mezz’ora dalla fine del pasto era un miraggio, ora che avete figli mezz’ora, se vi va bene, diventerà uno standard.

Gli uomini sono procrastinatori per natura. Tranne che su una cosa, e avete già capito quale.

Perché si deve fare oggi quello che può essere fatto domani?

Tutte le faccende domestiche, in generale, non vengono avvertite come prioritarie.

Prima di sparecchiare non è meglio digerire con calma?

C’è sempre tempo per mettere i piatti in lavastoviglie, non cambia niente se li metti alle 20.00 o alle 22.00.

E ti perdi il bello della vita, ammirare i pupi neonati mentre dormono o mentre gorgheggiano, in fondo crescono così in fretta…

“Dopo” diventa il loro mantra. 

E questo fa a botte con il mio: “prima il dovere e poi il piacere”.

“Tesoro, puoi portare fuori la spazzatura?”

“Sì, dopo, adesso sto giocando con le Lego”

“Amore, puoi passarmi la pentola?”

“Certo, dopo, ora finisco di fare la lotta con Ringhio”

“Caro, puoi preparare il caffè?”

“Adesso? No, dai, dopo, ora stiamo guardando un cartone”

Insomma, utilizzano senza vergogna i  bambini.

“Ma come, dici sempre che dovrei dedicare più tempo ai nostri figli e quando sono con loro mi chiedi di fare delle cose che non sono urgenti?!”  esclamano, con tono incredulo e amareggiato.

E qui scatta la trappola: sì, perché siamo così ingenue da abboccare ingoiando esca, amo e tutto.

Con gli occhi a cuoricino, sentendoci perfino in colpa, balbettiamo un “non ti preoccupare, faccio io”, orgogliose che il padre dei nostri figli faccia “il papà”.

Uè, balenghe, non sarà il caso di svegliarsi un pò?

O siete particolarmente zen, per cui riuscite veramente ad aspettare il non meglio definito “dopo” che potrebbe quantificarsi in minuti, ore o giorni o trovate una soluzione alternativa.

Siccome “c’è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù”, io scelgo la strada alternativa.

“Bambini, aiutate il papà a sparecchiare che dopo la mamma vi dà una caramella gommosa?”

Sì, lo so, baro, gioco sporco.

Ma funziona: i bimbi costringono l’uomo di casa a fare qualcosa subito perché, vivendo “qui e ora” , il “dopo” del padre per loro non ha molto senso.

“Dopo quando?” chiedono.

“Dopo aver sparecchiato”rispondo io serafica.

Bastano due o tre volte e l’arte del procrastinare viene assoggettata alle esigenze di routine familiare.

Così dopo tutti, compresa la mamma, hanno tempo a volontà da dedicare alle arti contemplative, nella fattispecie sedersi sul divano e contemplare i bambini giocare con il papà.

Che non può sfuggire cavandosela con un “gioco con voi dopo aver aiutato la mamma”.

 

 

 

 

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4 Comments

  • Martina

    Bellissimo post! Mi hai fatto sorridere dall’inizio alla fine… E anche in questo ambito rivedo tanto la mia quotidianità! 🙂

    • Priscilla

      Grazie! Affrontiamo la vita col sorriso…Le piccole vittorie quotidiane sono quelle che alla fine cambieranno il mondo!
      Buona continuazione e se hai suggerimenti non esitare a scriverli!

      • Martina

        io non ti conosco ma da quello che leggo di te e delle tue avventure… mi sembra che sei bravissima a destreggiarti nei mille impegni e incombenze, dando sempre e comunque priorità ai tuoi 2 (!!!) bambini.
        Senza dimenticare che fai tutto questo con il sorriso, senza piangerti addosso o lamentarti per la stanchezza. Almeno, questo è quello che traspare dalle tue righe e penso di non sbagliare.
        Per tutto questo meriteresti una statua! bravissima!
        Se avrò suggerimenti ti scriverò volentieri ma credo che al momento ho ancora molto da imparare da te!

        • Priscilla

          Martina, le tue parole sono un’iniezione di autostima!
          Su una cosa hai ragione: non mi piace piangermi addosso, anche se i momenti no capitano a tutti. Dopo lo sconforto, il panico, cerco sempre di vedere che opportunità può darmi la situazione. Cambiare la prospettiva è già un passo avanti, te lo assicuro.
          Comunque sono sicura che anche tu sei in gamba, tra lavoro e impegni familiari trovi anche il tempo per te stessa.
          Avanti tutta, allora!

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