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vita con i bambini

E allora come va?

”E allora come va?” Questa è senza dubbio la domanda che Priscilla si sente rivolgere più spesso da quando la Ninfa ha iniziato la prima elementare.

Se l’interrogativo è fatto da conoscenti e rientra nel classico tormentone delle domande di rito, anche la risposta sarà quella di rito, un prevedibile quanto banale “Tutto bene grazie e tu?”

Se invece a farla sono le amiche, allora la risposta può variare a seconda dei giorni.

L’inizio della nuova avventura scolastica ha avuto ripercussioni profonde sulla vita dell’intera famiglia.

Andare in prima elementare vuol dire passare ore e ore seduti in classe a sentire la maestra che parla,  vuol dire uscire più tardi rispetto all’asilo, vuol dire avere quella strana cosa chiamata compiti da fare a casa.

Che per un bambino si traduce in avere meno tempo per giocare e per noi poveri genitori vuol dire dedicare del tempo a seguire i pargoli mentre scrivono file infinite di vocali, inframezzando il tutto con sbuffi, gomma che cade, punta della matita da temperare, devo cambiare posizione…

In una parola sola un vero supplizio!  Il tutto reso ancora più faticoso da eventuali altri figli. Nel mio caso un Ringhio in fasi alterne che vuole fare i compiti come la sorella oppure giocarle sotto il naso.

Sia nel primo che nel secondo caso, il risultato non cambia:  ci sarà comunque un certo clima di tensione e di confusione, perché i due esserini si contenderanno l’attenzione del genitore di turno.

Ma tranquilli, dopo un mesetto posso dire che alla fine si riesce a trovare il ritmo, ossia a capire  come giostrarsi tra un bambino e l’altro, seguendo le più raffinate tecniche psicologiche: motivare, blandire, ricompensare, punire. Manco la CIA e il KGB riescono così bene come noi genitori in queste sporche faccende.

Priscilla poi è diventata talmente esperta nel gestire i nuovi ritmi che quando torna a casa dal lavoro spesso sta già assegnando al figlio piccolo un disegno da colorare e leggendo le consegne degli esercizi alla primogenita mentre si sfila scarpe e giacca.

Perché poi questa faccenda dei compiti da fare quando si torna a casa dopo essere stati a scuola dalle  7,30 alle 16,30 non se la spiega ancora. E soprattutto non si capacita del motivo per cui i genitori insorgano contro i compiti estivi e non contro quelli da fare tutto il resto dell’anno.

In estate in fondo un’ora al giorno mica li sciupa ‘sti fanciulli…

Vabbè, la povera Priscilla inveisce mentalmente mentre mette assieme una cena commestibile pensando che in fondo è così un po’ per tutte, per cui mal comune mezzo gaudio.

La cosa che la spaventava di più, ossia una possibile crisi di Ringhio nel ritrovarsi alla materna senza la sorella, non si è avverata per niente.

Anzi, il piccolo -ma guai adesso a chiamarlo così, si arrabbia come un cane idrofobo- è diventato il galletto del pollaio: se ne va in giro per l’asilo col petto in fuori e una certa baldanza da little boss. Quell’aria da duro e il suo carattere tenero mietono conquiste tra le bambine, le maestre e le bidelle.

A casa cerca la sorellona, giocano assieme, ma sicuramente è del tutto scomparso quel rapporto di dipendenza emotiva che Priscilla aveva notato – o immaginato?- alcuni mesi prima.

La Ninfa poi, dopo settimane turbolente in cui ha provato millemila sport, ha trovato la sua dimensione nella danza.

Al solo pensiero alla nostra eroina si rizza il pelo: la danza non le è mai andata  giù, quelle bambine esaltate che facevano a gara a chi era più magra, aggraziata, con i capelli più lunghi…E le mamme poi peggio ancora!

Ora si ritrova lei stessa dalla parte della mamma snob che ha mandato sua figlia a danza ( per fortuna moderna), mentre avrebbe preferito qualcosa di diverso. Ma tant’é, l’importante è che la Ninfa ci vada volentieri.

E lei ci va eccome,  con il suo zaino della scuola e il suo grembiulino, accompagnata dall’adulto di turno che non è mai la mamma, perché la mamma alle 17 è ancora al lavoro.

Fa merenda, si cambia da sola nello spogliatoio perché i maschi non possono entrare quindi il papà o il nonno la spettano fuori mentre lei segue attenta le istruzioni della maestra.

Ringhio invece per ora niente sport, inizierà il prossimo anno. Priscilla spera in qualcosa di più appassionante del calcio.

E allora, come va?

Va che ci sono giorni in cui la Ninfa vuole stare con lei, sere in cui le si incolla addosso come faceva da neonata e le chiede incessantemente se le vuole bene.

Ci sono volte in cui sbuffa e mal tollera che Priscilla esca senza di lei, cosa che prima non aveva mai fatto.

Di conseguenza anche Ringhio imita il suo comportamento e quindi il peso da sopportare raddoppia.

Priscilla non sa come facciano certe mamme a fare tutto così apparentemente senza fatica, lei si sente sfatta, altro che sentirsi come una super eroina.

Allora stare con i bambini a casa, in quelle due ore prima di andare a dormire, diventa il nocciolo della giornata.

E per mettere a tacere la coscienza, la nostra mamma lavoratrice non si perde una riunione scolastica, un’assemblea, una votazione, perché i modi per dimostrare di tenere ai propri figli sono tanti, e questo è uno di quelli. O almeno, uno di quelli che lei riesce a fare, incastrando le cose qua e là.

Non si sente una super mamma,  però, come a volte le dicono. Sa di essere una madre che sta facendo del suo meglio. Questo è tutto.

E allora,  come va?

 

 

 

 

 

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4 Comments

  • Mamma Avvocato

    Che bello questo post, così intimo ed intriso di famiglia!
    Quanto alla domanda, sono d’accordo con te, quasi nessuno vuole la vera risposta.
    Bene che il Ringhio non abbia patito, penso sia giusto un buon rapporto tra fratelli ma male la dipendenza, se non si tratta solo di un periodo transitorio di crescita.
    Quanto alla scuola ed ai compiti, io la penso come te: passi i compiti estivi ma quelli infrasettimanali o durante la settimana, che strazio! E poi, servono davvero? Io sono convinta di no, a parte leggere, che deve essere all’inizio un esercizio quotidiano.
    Per il resto, qui uguale: si fa quel che si può incastrando di tutto e di più e in aggiunta con le frequenti visite di Signor Diarrea e Signora Vomitina, uffi!
    Quanto alla danza, io come te non la amo, forse perchè ho praticato danza classica per sette anni 😉 e ho finito per odiarla. Per il calcio ho profonda antipatia, frutto di anni di panchina a guardare le noiossissime partite di mio fratello maggiore.
    Però se mia figlio o mio figlio sceglieranno quella o il calcio, lascerò fare e cercherò di nascondere la delusione perchè alla fine basta che facciano sport e piaccia loro. E sono sicura che, quando a praticarlo sono i nostri bambini, finisce per piacere anche a noi!!!!
    Non so se i nostri figli, un domani, apprezzeranno gli sforzi per non mancare a riunioni, assemblee e votazioni: forse no, avrebbero preferito una torta insieme o un libro in più, però anche io mi sforzo come una prova di amore e dedizione e per rispetto a maestre ed allenatori che dedicano tempo anche alla comunicazione con le famiglie ed alla programmazione delle attività.

    • Priscilla

      Eh, spero che Signor Diarrea e Signora Vomitina non ci vogliano far visita quest’anno…Grazie per quello che scrivi, a volte essere comprese da chi legge è già di per sè un sollievo!

  • L'angolo di me stessa

    Io sponsorizzo il rugby per Ringhio!!
    Io non lavoro, ma li ho a casa il pomeriggio e, a parte adesso che ho il piccolino appena nato, sono io la taxista di turno con tre che hanno sport+vita sociale che Ferragni spostati! Quindi…sono una di quelle mamme ben contente dell’arrivo delle vacanze!!

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