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Figlia della cenere di Ilaria Tuti

Teresa Battaglia è tornata, tornata veramente, nell’ultimo romanzo “Figlia della cenere” della scrittrice friulana Ilaria Tuti.

Dopo la breve apparizione del commissario in “Luce della notte”,  Teresa Battaglia ci conduce in una nuova ed intensa indagine.

Siccome adoro questo personaggio e ho un debole per Ilaria Tuti come scrittrice, non poteva che essere “Figlia della cenere” il nuovo protagonista di questo venerdì del libro.

“Figlia della cenere”: brevi cenni alla trama

Se con “Luce della notte” la trama temporale del percorso di Teresa e del suo vice Marini aveva fatto un salto indietro, quest’ultimo romanzo è invece il sequel di “Fiori sopra l’inferno” e “Ninfa dormiente”.

Teresa Battaglia ha preso la decisione definitiva di lasciare il lavoro. Del resto, raggiunta l’età pensionabile, la donna deve fare i conti  non solo con il diabete, ma con un avversario ben più temibile: il morbo di Alzheimer, che sta letteralmente erodendo la sua mente.

Purtroppo un nuovo caso la richiama con prepotenza sulla scena: Giacomo Mainardi, un serial killer pericoloso, pretende di parlare solo con lei.

Giacomo “il senza cuore”, dopo essere stato arrestato da Teresa ed essere rimasto in carcere per 27 anni, è riuscito ad evadere. Ma la sua libertà è durata poco: il pluriomicida, commesso un ultimo delitto, si è costituito.

Già di per sé questo è un fatto molto strano: il delitto è stato commissionato da un uomo misterioso che ora pare abbia tutte le intenzioni di eliminare anche Giacomo.

Dal canto suo il serial killer sembra quasi contento di essere tornato in carcere: forse aveva nostalgia degli incontri settimanali con il nostro commissario.

La storia di Mainardi infatti è legata a doppio filo a quella della protagonista: tra i capitoli dedicati all’indagine attuale riaffiora il passato crudele di Teresa, a cui si era già accennato a sprazzi nei romanzi precedenti.

Mentre noi lettori acquisiamo nuove importanti informazioni su questa formidabile donna, Teresa perde lentamente brandelli importanti della sua essenza: non solo ricordi, ma anche sensazioni, capacità razionali e intellettive, sentimenti.

Qui più che nelle vicende precedenti, la lotta contro il tempo diventa vivida e reale: solo il commissario Battaglia, grazie al suoi intuito e alle sue doti empatiche, può mettere assieme le tessere del puzzle per risolvere il mistero.

Questa indagine è la svolta decisiva anche sotto altri aspetti: le vicende raccontate in “Ninfa dormiente” e “Fiori sopra l’inferno” confluiscono qui e creano un vero e proprio mosaico del terrore.

Qualcuno o qualcosa di ancora indefinito si cela dietro le quinte, una potenza indistinta che affonda le sue radici nel IV secolo collegata al culto isiaco, una delle correnti del primo cristianesimo ormai completamente scomparsa. Oppure no?

“Figlia della cenere”: recensione

Grande grande ritorno della mitica Teresa e della sua inventrice, l’inimitabile Ilaria Tuti.

Dopo la breve apparizione del commissario e della sua squadra in “Luce della notte”, contestata da molti che evidentemente non ne hanno capito l’importanza non solo per l’autrice ma anche per l’associazione a cui sono stati devoluti i fondi, è con quest’ultimo romanzo che Teresa Battaglia ci apre le porte del suo cuore e del suo spirito.

Devastata dalla malattia, provata dalle innumerevoli sofferenze che la vita le ha versato addosso, Teresa vorrebbe solo tirarsi fuori dai giochi e andare alla deriva.

Se da una parte ha quindi accettato lo stato delle cose ed è quasi rassegnata, dall’altra rimane in lei uno spiccato senso del dovere non legato al lavoro in sé ma legato alle persone che la circondano.

Marini per quanto sia bravo non è ancora pronto a prendere il suo posto. Se infatti sta allenando il suo intuito e le sue doti investigative, al giovane investigatore manca ancora la qualità essenziale che rende il commissario quella persona eccezionale che é: l’empatia.

Chi meglio di Teresa, nata dalla cenere come una fenice dopo innumerevoli sofferenze, è in grado di capire i moti oscuri di assassini e serial-killer?

Lei pare essere l’unica a provare compassione non solo per le vittime, ma anche per i carnefici. Il suo scopo non è solo quello di assicurarli alla giustizia, ma di ricordare agli altri che non sempre la distinzione tra vittima e carnefice è così netta.

Basta un attimo a tirare fuori la bestia sanguinaria che dorme dentro ognuno di noi.

Con uno stile elegante e a tratti quasi lirico, Ilaria Tuti intreccia momenti di profonda crudeltà con momenti di grande compassione.

Ogni tanto è necessario difendere la Bestia, Marini, e ricordare il bambino che ogni mostro è stato. Vi sto offrendo una diversa prospettiva da cui osservare i fatti.

Questo sali-scendi emotivo ricorda i sentieri montuosi del Friuli, quelle montagne così impervie eppure in grado di regalare una profonda pace e serenità a chi sa andare oltre l’apparenza, così vivide in “Fiore di Roccia”.

La terra infatti è sempre una co-protagonista nelle avventure narrate dalla Tuti. Qui oltre a boschi e valli, l’autrice sceglie e non a caso una delle bellezze storiche del suo territorio: la basilica di Santa Maria Assunta, ad Aquileia.

I suoi mosaici millenari raccontano simbolicamente il percorso iniziatico di un culto ormai dimenticato: quello dei primi cristiani, che erano stati in grado di integrare simboli egizi e greci nella nuova ideologia dedicata ad un unico dio.

Il culto maschile che con violenza prende il posto di quello femminile dedicato alla grande madre. Del resto, la lotta tra uomo e donna è il filo conduttore di tutta la trilogia dedicata a Teresa Battaglia.

Basta guardare la poesia scelta dall’autrice , “Corpo di pane” di Elisa Ruotolo e la dedica “a tutte le donne ferite”.

Da un passato di violenza domestica, di soprusi sul lavoro, di lotte di potere Teresa è in grado di affrancarsi e di rinascere, non senza fatica, più impavida e intrepida, ma soprattutto conservando all’interno di sé quel nucleo, quella luce, quell’umanità che la contraddistinguono dai mostri che girano là fuori, alcuni dei quali destinati a restare impuniti.

Ma Teresa non cercava guerra e vendetta personale, solo giustizia, un modo più limpido e corretto di stare al mondo. Voleva ripulire la strada per le altre donne che sarebbero arrivate, o per chiunque, al di là del sesso con cui era nato, poteva essere un possibile  bersaglio per il gruppo dei forti. Quei forti, d’ora in avanti, avrebbero dovuto stare molto attenti prima di muovere anche un solo passo.

Ho letto “Figlia della cenere” due volte, perché volevo farlo mio, capirlo il più possibile e sì, anche perché ad una lettura veloce e superficiale, fatta per placare “la fame” perché mi mancava la Battaglia, alcuni passaggi non risultano chiari.

La vicenda si svolge infatti su tre piani temporali distinti e intrecciati, non su due come avveniva nei romanzi precedenti.

All’indagine in essere si alternano capitoli dedicati al passato di Teresa che ci portano a capire come lei sia diventata quella donna incredibile che è ora e che è destinata pian piano a scomparire.

La novità in “Figlia della cenere” sta nell’introduzione di una misteriosa vicenda avvenuta ad Aquileia secoli e secoli fa e che, ad una prima lettura, risulta quasi forzata.

A che scopo infatti inserire questo racconto nell’indagine?

A parte il parallelismo tra i tasselli del mosaico e quelli della memoria, credo che la Tuti abbia voluto creare un evento che fungesse da base anche alle storie narrate in “Fiori sopra l’inferno”, “Ninfa dormiente” e “Luce della notte”, quasi un filo conduttore creato a posteriori che servisse a rendere l’intero piano narrativo più coeso e a dare una sorta di continuità non solo temporale all’intera opera.

Questo mi solleva non poco, perché è la prova tangibile che anche la Tuti non vuole mollare il personaggio di Teresa Battaglia, il che significa che non sarò costretta a salutarla qui.

Sono sollevata, anche perché a mio parere la Tuti ha ancora molto da scrivere e approfondire. Ampio spazio è stato dato a Marini nel corso dei romanzi, al rapporto con Teresa e all’evoluzione interiore del personaggio.

Poi è toccato a Bianca che è entrata per ultima a far parte della squadra. Ed ora è stato il turno di Albert e di Antonio Parri. A chi toccherà la prossima volta?

Sono curiosa di vedere in che modo si evolverà la situazione: come potrà essere utile Teresa alle future indagini?

Non concludendo la serie, ma optando per un finale aperto, la Tuti si è data la possibilità di continuare a parlarci della mitica Battaglia, ma correndo anche un rischio enorme: quello di deludere i lettori rischiando di far collassare su se stesso questo personaggio così particolare.

Io sono sicura che Ilaria non ci deluderà. Del resto, anche lei come la Battaglia, è una vera combattente che non si dà per vinta.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola, di “Homemademamma”, l’inventrice del venerdì del libro.

Voi cosa state leggendo?

Alla prossima!

Comunicazione di servizio: ricordatevi di postare le vostre foto e i vostri commenti sui social utilizzando l’hashtag #anchelemammeleggono oltre a quello #datemiunam, così riesco a trovarvi più velocemente!

 

SCHEDA TECNICA

Titolo: Figlia della cenere

Autore: Ilaria Tuti

Anno di pubblicazione: maggio 2021

Casa editrice: Longanesi Editore

Pagine: 366

 

 

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