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viaggiare con i bambini

Gita in Val di Mello al Bidet della Contessa

Avete mai sentito parlare del bidet della Contessa?

No, non è un sanitario, ma il nome buffo e particolare di un piccolo lago alpino situato ai piedi del Monte Disgrazia.

Si trova nella val di Mello, una valletta parallela alla Valtellina, in provincia di Sondrio.

Se non ci siete ancora stati, vi consiglio caldamente di andarci.

Perché visitare il bidet della Contessa

Incassato tra alti monti ricoperti da ghiacciai -il Monte Disgrazia raggiunge i 3.300 metri-, il Bidet della Contessa ci dona un magnifico spettacolo. Le sue acque cristalline sono sempre in movimento perché l’acqua che alimenta il lago proviene da diversi ruscelli.

Questi scendono saltellando dalle impervie pareti di roccia, formando delle spumeggianti cascate, si dividono in vari torrenti che danno vita al nostro laghetto alpino.

 

Poi defluiscono piano formando altri ruscelletti intervallati da rocce moreniche.

Questo paesaggio roccioso è ben lungi però dall’essere grigio e monotono: le sponde del bidet della Contessa sono ricoperte da prati verdeggianti e folte foreste.

In una parola sola, la val di Mello è un luogo magico e incantato, il posto ideale per un’escursione non impegnativa e adatta ai bambini.

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Val di Mello: escursioni a misura di bambino

Il nostro fine settimana in val di Mello inizia nel piccolo borgo di San Martino, in provincia di Sondrio.

San Martino è l’ultimo posto raggiungibile con le auto private: per proseguire si può scegliere la bicicletta, il bus navetta che fa risparmiare un mezz’oretta oppure si può decidere di passeggiare.

Noi abbiamo optato per l’ultima possibilità, perché il sentiero per giungere alla meta finale non è per niente complicato ma risulta avventuroso per i bambini.

Il nostro punto di partenza è stato il B&B “La tana dell’orso”, dove abbiamo alloggiato per una notte.

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Ci siamo incamminati lungo il sentiero di montagna, insegnando ai bambini come leggere se la strada è giusta servendosi dei colori e dei simboli del CAI.

Camminare tra gli alberi secolari è stata per i nostri figli un’esperienza unica: si sono divertiti a raccogliere pigne, sassi e foglie, a cercare i funghi – li abbiamo solo guardati, non toccati che nessuno di noi è un esperto-, ad assaggiare le more selvatiche e a cercare le tracce degli orsi e dei lupi.

Il sentiero non ha particolari dislivelli, in alcuni punti si passa tra i grandi massi morenici che suscitano sempre grandi espressioni di stupore e meraviglia anche da parte degli adulti.

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Dopo circa mezz’ora a passo di bambino il percorso attraversa un ponte di legno e ci si ritrova sulla mulattiera, larga e più comoda, ma meno affascinante.

Il primo insieme di casette che ci accoglie è Cà Panscer, dove si ferma il bus navetta. Sono poche casette, ma su tutte troneggia la trattoria “Il gatto rosso”, che offre menù fissi a prezzi abbordabili e una selezione di portate alla carta, tutti prodotti locali freschi e stagionali.

Da buone forchette noi ci portiamo avanti e prenotiamo un tavolo per la sera.

Ci incamminiamo seguendo la mulattiera, che si snoda sulle rive del torrente, tra prati verdi e profumati.

Passeggiando si rimane un po’ soggiogati dalla bellezza del luogo: i monti sono altissimi, cascate scendono dai declivi di aspre rocce, massi erratici giacciono nei prati come giganti addormentati.

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E poi, inaspettato, si vede il bidet della Contessa: un laghetto naturale creatosi in seguito ad una frana, con le acque verde-azzurro che solo i laghi di montagna sanno offrire.

Ci fermiamo ad ammirare il posto, a respirare l’aria pulita e frizzante.

Poi decidiamo di proseguire la nostra escursione. Senza eccessivi sforzi, con i bambini che giocano a fare gli esploratori, raggiungiamo un altro ponticello che dà accesso al primo rifugio e alle casette di Cà di Carna.

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Ci fermiamo a scambiare quattro chiacchiere con gli altri turisti che ci invitano a proseguire ancora un po’.

Con lo zaino in spalle e gli scarponi ai piedi, in lieve salita, raggiungiamo un altro insieme di baite chiamato Cascina Piana.

Il luogo è valso sicuramente la camminata: pareti impervie incorniciano le casette sparse su un largo prato piano.

Qui si trovano anche altri due rifugi: il rifugio di Mello e il rifugio Luna Nascente. Passeggiamo tra le costruzioni fino a giungere ai piedi di un masso gigantesco, su cui è possibile salire.

Dalla cima si può ammirare il panorama della Cascina Piana.

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E, come tutte le escursioni che si rispettino, non manca la classica tappa alla fontana per bere l’acqua gelata che scende dai ghiacciai.

Soddisfatti, decidiamo di tornare sui nostri passi e di bivaccare sulle rive del Bidet della Contessa, con grande gioia dei bambini.

In barba all’acqua fredda, infatti, decidono di farsi un bel bagno e non esitano, come piccoli selvaggi, a gettare il pudore tra i cespugli, assieme ai loro vestiti.

Fanno in fretta a fare amicizia con altri bambini, meno selvaggi e più coperti di loro. Passano l’intero pomeriggio a costruire fortini con i sassi della riva o a trasportare i medesimi sulle rocce, facendosi venire le chiappette rosse a causa dell’attrito con la roccia.

Niente frena il loro entusiasmo o la loro voglia di giocare e, non contenti, dai bambini passano ai cani, sfidandoli a tuffarsi nelle acque cristalline.

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Noi grandi li guardiamo, invidiosi, perché non ci siamo portati il costume per farci il bagno. Ci accontentiamo di immergerci fino alle cosce e rabbrividiamo della sferzata di vitalità che il lago ci dà.

Verso sera, dopo aver assistito all’arrivo e all’andata di escursionisti di ogni età e anche di rocciatori esperti che scalano le aspre pareti dei monti, ci dirigiamo verso “Il gatto rosso” dove ci aspettano pizzocheri, polenta e funghi.

Per smaltire la cena, ci concediamo la discesa verso San Martino a piedi, lungo la mulattiera, visto che l’ultimo bus navetta riparte alle 18,30.

Il crepuscolo ci trova per strada, assorti, mentre ripensiamo alle bellezze della giornata.

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Il passo dei bambini si fa più strascicato e meno baldanzoso, la stanchezza si fa sentire.

“La tana dell’orso” ci regala il meritato ristoro: doccia calda e comodi letti. Mentre i pupi ronfano beati nei loro lettini, come piccoli orsetti, noi grandi ce ne andiamo fuori, in mezzo al prato, ad ammirare le stelle e le luci dei lampi di un temporale che si sta avvicinando lento e inesorabile.

La notte si scatena il diluvio: è stupendo addormentarsi sentendo il rumore della pioggia, il boato dei tuoni mentre si sta accoccolati al calduccio.

La mattina dopo le temperature sono decisamente basse, ma questo non ci scoraggia. La nostra ospite ci regala assieme al suo sorriso un’abbondante e ricca colazione che non può che metterci di buon umore.

Con la pancia piena, ringraziamo e ci avviamo verso nuove mete e nuove avventure.


 

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4 Comments

  • Sara - Cappellacci a Merenda

    Sai che non conoscevo minimamente questa località? Sembra stupenda, ottima per respirare in mezzo alla natura e rilassarsi. Mi sembra il luogo adatto per una bella passeggiata e perché no, magari qualche escursione, ottime info, grazie mille!

    P.S. Anche io amo addormentarmi al calduccio con il suono della pioggia, è quasi magico!

  • Alessandra

    Ma che bella questa gita! Ed é simpatico pure il nome che hanno dato al laghetto!! Comunque io penso che la montagna sia un luogo ideale x i bambini: possono trovare aria buona, tanto divertimento, avventura e anche tanti insegnamenti pratici! Fate benissimo a portarli!

    • Priscilla

      Ciao, sì il nome del laghetto è proprio buffo e ha fatto ridere un sacco i bambini. Andare in montagna per i piccoli è istruttivo e divertente, specialmente se noi grandi siamo in grado di proporgli l’esperienza come se fosse un gioco.
      Grazie per essere passata!

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