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vita con i bambini

Il cassetto delle meraviglie


Credo che in ogni casa che si rispetti, grande o piccola che sia, esista un cassetto delle meraviglie.

Il cassetto delle meraviglie altro non è se non quel cassetto, appunto, in cui vengono buttati alla rinfusa gli oggetti più diparati che altrimenti non si saprebbe dove mettere.

E’ un retaggio molto antico che ereditiamo dalle nostre ave. Sono sicura che se potessimo andare indietro nel tempo fino all’epoca delle caverne troveremmo una donna intenta ad accumulare piccoli ossicini, selci e bastoncini in un buco nella parete perché ” non si sa mai che possa sempre servire”

Al suono di questo motto intere generazioni di casalinghe ma non solo hanno radunato senza una ragione logica gli oggetti più vari all’interno di un cassetto o, in mancanza di esso, all’interno di una scatola.

A casa di mia nonna questo cassetto era quello del tavolo, solitamente riservato alle posate. In realtà a lungo andare le posate sono state ricollocate in un altra parte della stanza e, salvo qualche forchetta spaiata o qualche coltello che aveva perso il filo, il cassetto è diventato la dimora di un’accozzaglia di piccoli aggeggi.

Mozziconi di matite, tappi di sughero o plastica, nastrini chiudipacco, spremiaglio, pennelli da cucina, vecchie candele, scatole di fiammiferi, ricette tagliate da vecchie riviste la cui ultima pubblicazione risaliva agli anni Cinquanta, guanti spaiati, attrezzi per forare il cuoio, gessi da lavagna sbocconcellati…

Una ridda di cose che, al buio, attendeva con pazienza di essere richiamata alla vita. A volte l’attesa poteva durare anni e anni ma alla fine arrivava, quasi per magia, il fatidico momento.

Poteva capitare, per esempio, che un bel giorno la zia riesumasse dagli anfratti del suo armadio una vecchia cintura di cuoio rosso fiammante e decidesse, sull’onda del sentimentalismo, di riutilizzarla. Ma oibò la vita non è più quella di una volta e alla zia servirebbe fare un paio di buchi per allargare la cintura.

A questo punto, dalle nebbie della memoria, nella mente del nonno si affaccia l’immagine del vecchio punteruolo self made abbandonato nel cassetto.

Il magico attrezzo viene recuperato immantinentemente dal luogo ove era stato buttato una decina di anni prima; il nonno lo impugna con un misto di tenerezza e sacralità mentre la zia gli porge cerimoniosamente la cintura, il labbro inferiore che comincia a tremare per l’emozione.

Noi bambini quasi tratteniamo il fiato, pervasi dalla solennità di quel momento.

Il nonno alza con mano ferma il punteruolo e in un attimo buca la pelle logora della cintura.

Et voilà, il gioco è fatto: la zia lancia un gridolino di gioia pronta a tornare giovane per qualche giorno.

La nonna ripone lo strumento nel cassetto del tavolo, condannandolo nuovamente ad un oblio indefinito.

Agli occhi di noi bambini quel cassetto pieno di cianfrusaglie appariva come un cilindro magico da cui estrarre, al bisogno, l’oggetto giusto, un po’ come la stanza delle necessità di Hogwards.

In versione meno magica ma sempre affascinante il cassetto delle meraviglie c’era anche a casa mia. Ben più grande di quello del tavolo dei nonni, perché mia madre utilizzava l’intero cassetto di una credenza vetusta a cui lei è ancora molto affezzionata.

Essendo più capiente, mia mamma aveva anche fatto un vago tentativo di organizzazione: niente oggetti sbattuti dentro alla rinfusa, ma riposti con cura all’interno di vecchie scatole di latta e di scarpe secondo un criterio logico.

Peccato che tale criterio seguisse la sua logica (quella di mia madre, intendo), per cui l’unica a raccapezzarsi tra i vari contenitori era lei.

A noi figli toccava l’arduo compito di passare ore a cercare quel che lei ci chiedeva: dalla rotella per tagliare la pasta fatta in casa alla carta velina.

Ma per noi era un momento eccitante: non potevi mai sapere cosa sarebbe saltato fuori una volta sollevato il coperchio.

Proprio lì ritrovavamo vecchie biglie di vetro che oramai pensavamo smarrite per sempre, elastici in buono stato per le fionde da fare con il nonno, mollette colorate per i capelli e campioni di profumo o creme staccate dalle riviste che mia mamma leggiucchiava in bagno, quasi vergognandosi.

Un piccolo tesoro pronto per essere scoperto e che ci aiutava a tenere lontano la noia nei lunghi pomeriggi di pioggia.

In linea con la tradizione familiare, mi sono accorta, mio malgrado, di aver portato avanti la pratica del cassetto delle meraviglie, arrivando addirittua a perfezionarmi.

Sì, perché in casa mia di casseti delle meraviglie non ne abbiamo uno, bensì due: uno per me e uno per CF, perché lui, benché uomo, ha ereditato il gene di sua madre.

Sono due piccoli cassetti, uno in cucina e uno all’ingresso.

In quello della cucina, nei vari anni, ho accumulato oggetti tanto interessanti quanto inutili: dallo strumento per separare il tuorlo dell’uovo dall’albume al temperino gigante per carote (mai utilizzati, ma come potevo non averli?), ai tappi per lattine (che non compero mai) al termometro da cucina.

Ci sono anche vecchie presine natalizie, chiazzate da macchie indefinite, il vecchio spremiaglio della nonna, la rotella per tagliare la pasta fatta in casa, penne, etichette per i barattoli di marmellata e conserve, un vecchio accendino e qualche magnete da attaccare al frigo.

Cannucce colorate, spago da cucina, scovolini per meloni, ferri per lavorare a maglia, bigliettini carini fatti dai bambini, carte dei Baci Perugina e menù delle pizzerie d’asporto della zona.

In quello all’ingresso invece ci sono un paio di cacciaviti, rondelle, viti, colla a presa rapida, vecchi portachiavi, un metro, una scatola di mentine (vuota), una chiavetta USB, un pennello con punta fine, un foglietto con un messaggio cifrato che ancora devo capire cosa dice ma che prima o poi riuscirò a decifrare.

Penso che questi cassetti siano gli unici posti della casa per cui non valga la regola aurea“ogni cosa al suo posto e ogni posto per la sua cosa”.

E come da perfetta tradizione, gli oggetti che vengono riposti al loro interno scompaiono per anni per poi essere tirati fuori al momento opportuno.

Per esempio  quando Ringhio torna a casa da scuola in pausa pranzo, affranto, perché il pomeriggio avrebbero dovuto fare degli esperimenti ma siccome la maestra ha dimenticato le cannucce e il colorante alimentare non si può, quindi si prospetta un pomeriggio noiosissimo.

Niente paura, come per magia dal cassetto saltano fuori vecchi tubetti di colorante ormai inutilizzabili per essere mangiati e tante cannucce, da quelle piccole dei brick di succo di frutta a quelle grosse e nere da coctail.

Indovinate chi è diventato l’eroe del giorno?

E siccome buon sangue non mente, pure la Ninfa sta mettendo su la sua scatola delle meraviglie. Chissà cosa tirerà fuori da lì in futuro…

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6 Comments

  • Patty_unanimainviaggio

    Io ahimé ho mille cassetti delle meraviglie.
    A volte credo di essere una accumulatrice seriale di qualsiasi genere di cose. Oltre ai cassetti ho una grande cantina e lì davvero si trova di tutto, una miriade di cose, molte dimenticate, alcune perché non si sa mai, come tu dici, altre sono alcuni ricordi o cose da cui non riesco a distaccarmi, e io ti dirò, quando riesco a sbarazzarmi di qualcosa sono tanto contenta come quando qualcosa mi ritorna utile!

  • Erica

    E se invece di un cassetto ho un intero appartamento?… Io sono per la serie tutto può servire e la maggior parte delle volte quando devo riporre un qualcosa (di mio naturalmente 😁) beh metto nel primo posto che mi viene tra le mani che sia un cassetto o una scatola , in questo o quel mobile … Magari un giorno qualsiasi cercando un oggetto ben preciso ne ritrovo sempre dei più svariati che avevo proprio dimenticato l’esistenza …
    Io vivo nel cassetto delle meraviglie 😂😂😂

  • Susanna

    Mia madre non aveva proprio un cassetto delle meraviglie ma ogni volta riusciva a tirare fuori dai posti più impensati cose eccezionali e ogni volta io mi meravigliavo perché non capivo come facesse

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