IL DELITTO DELLA VIA ACCATTAPANE DI MARGHERITA CAPITO’

Lettrici e lettori buongiorno.

Per questo venerdì del libro ripesco un romanzo del 2016, intitolato "Il delitto della via Accattapane" di Margherita Capitò.

Questa volta ad intrigarmi non è stato il titolo del libro e nemmeno la sua copertina, ma la biografia dell'autrice.

Margherita nasce a Lisbona da padre siciliano e madre francese, ed è molto legata al nostro Bel Paese, come dimostra l'ambientazione del suo romanzo.

Il delitto della via Accattapane di Margherita Capitò: trama

Protagonista del romanzo è il commissario Sonia Castelbarco che dal Nord viene trasferita in Toscana, precisamente nella ridente località turistica di Donoratico.

La giovane Sonia, come ogni eroina delle favole della Walt Disney, è buona, bella e brava.

Adora mangiare da sola al ristorante, le piace fare lunghe nuotate solitarie ma ama anche la compagnia dei colleghi soprattutto dell'ispettore Giampiccolo.

Sonia si trova a dover risolvere un mistero: nella tranquilla cittadina viene ritrovata un'auto incendiata con un corpo carbonizzato.

Le indagini, che coinvolgono persone molto in vista anche nella sfera politica, si riveleranno molto complicate: si parla addirittura di un intrigo internazionale, ma non vi svelo di più.

Il delitto della via Accattapane di Margherita Capitò: recensione

"Il delitto della via Accattapane" è un romanzo d'esordio di una scrittrice che, benché per metà di origini italiane, dell'Italia non sa tutto.

Ci tengo a specificare questo perché nel testo si trovano alcune imprecisioni linguistiche che potrebbero fare arricciare il naso ad un lettore di gialli esperto, ad esempio l'uso intercambiabile  di "ispettore" e "commissario", termini che indicano in realtà due ruoli differenti.

Un ulteriore difficoltà è legata all'uso indiscriminato di nomi o cognomi per designare i vari personaggi, per cui nella parte iniziale del romanzo mi sono sentita spiazzata: chi era stato presentato con il nome dopo due paragrafi veniva invece designato con il cognome.

Se si vuole fare questo, allora è meglio mettere all'inizio un elenco dei personaggi per non creare confusione durante la lettura.

Apprezzabile l'idea di caratterizzare ogni personaggio legandolo alla sua provenienza, per cui troviamo il simpatico Pasquale Ciriello che dialoga in napoletano.

Purtroppo però questa è l'unica caratterizzazione di cui ci degna l'autrice: i suoi personaggi, compresa la protagonista, sono in realtà così stereotipati da risultare solo delle banali macchiette.

Niente introspezione psicologica, niente riflessioni profonde, niente scheletri nell'armadio.

A risentirne è anche la trama, che pare essere fuggita dalle mani della scrittrice.

La vicenda prende una direzione e, quasi inspiegabilmente, ci si ritrova alcuni capitoli dopo su un nuovo binario.

I pochi colpi di scena sono in realtà abbastanza prevedibili così come le reazioni dei personaggi.

Credo che Margherita Capitò abbia messo troppa carne al fuoco per un primo romanzo.

Ci sono notevoli spazi di miglioramento, anche perché comunque l'autrice ha uno stile fresco e scorrevole, senza inutili orpelli che appesantirebbero la lettura.

Per me l'errore principale è la scelta di una protagonista così perfetta da sembrare quasi irreale che, se non controbilanciata da un oscuro passato o da qualche vizio nascosto rischia di suscitare l'antipatia dei lettori.

Siamo ben lontani per esempio da protagoniste femminili come la schietta Petra Delicadoo la simpatica Alice, per dire.

In conclusione "Il delitto della via Accattapane" è un romanzetto da leggere in poche ore, magari durante un viaggio in treno o nella sala d'aspetto di un ambulatorio.

Come ogni venerdì, ringrazio Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Il delitto della via Accattapane

Autore: Margherita Capitò

Casa editrice: Giunti

Data di pubblicazione: anno 2016

pagine: 184

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