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Il diner nel deserto di James Anderson

Primo post dell’anno che ha come argomento un libro.

Il romanzo di cui vi parlo oggi non fa parte della lista dei Booksdream 2019 ma, se l’avessi fatta, avrebbe fatto parte di quella del 2018.

James Anderson, scrittore e poeta americano, è da poco approdato nello Stivale grazie alla casa editrice NNE che ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “Il diner nel deserto”.

“Il diner nel deserto” è il primo della Serie del Deserto -il secondo si intitola “Lullaby” e la NNE dovrebbe pubblicarlo nei prossimi mesi-.

Con questa sua opera prima l’autore riceve un successo di critica e di pubblico spettacolari e, secondo me, a ragione.

Il diner nel deserto di James Anderson: brevi cenni alla trama

La Serie del Deserto ha come protagonista Ben Jones, quarantenne orfano di sangue misto che sopravvive facendo consegne lungo la statale 117, nel deserto dello Utah.

Ben, sull’orlo della bancarotta, vive secondo un personale codice etico che lo porta a disprezzare i soldi facili se fatti in modo illegale.

Con i suoi quasi due metri di altezza, la pelle rossa bruciata dal sole e la sua massa muscolare, Ben potrebbe quasi intimidire.

Ma sotto la scorza dura si nasconde un cuore d’oro che lo porta a prendersi cura, anche economicamente, delle persone più bisognose di lui.

Un giorno, per caso, Ben scopre una piccola valle semi-nascosta di rimpetto al diner di Walt.

Walt e il suo locale sono quasi dei “monumenti” storici per chi vive nel deserto: il diner infatti è stato utilizzato per molti anni nelle scenografie di diversi film famosi.

Ma questo accadeva “prima”.

Prima che la giovane moglie coreana di Walt venisse barbaramente uccisa, un fatto di sangue ancora irrisolto dopo quarant’anni.

Da quel dì il diner è sempre rimasto chiuso e il suo proprietario si occupa ora di ristrutturare vecchie motociclette.

In una villetta disabitata della piccola valle si nasconde Claire, un’affascinante quanto misteriosa donna.

Ed è proprio lei che, involontariamente, dà il via ad una serie di disastrosi eventi che scuotono profondamente gli equilibri di tutti coloro che abitano lungo la statale 117.

Le ombre del passato e del presente si addensano attorno a Ben che, ignaro, prosegue a consegnare pacchi.

Benché ingenuo, il camionista riesce però a captare da piccoli segnali che qualcosa sta cambiando.

Seguendo le regole non scritte del deserto, Ben sa di non poter chiedere nulla agli altri.

Del resto, chi ha scelto di vivere volontariamente in un posto tanto inospitale, ai margini della società, è perché ha qualche segreto da proteggere.

Come nelle più famose tragedie, è l’amore a far collassare tutto: il mondo della statale 117 crolla come un castello di carte e niente sarà più come prima.

Il diner nel deserto di James Anderson: recensione

James Anderson è un maestro della penna. Riesce a far convivere la trama noir accanto ad una spiccata vena poetica in maniera totalmente naturale.

“Il diner nel deserto” si caratterizza per descrizioni vibranti e vivide: il deserto ci compare in tutta la sua meravigliosa ostilità, nella sua incredibile bellezza.

Un sole rosso stava in bilico sull’orizzonte quando arrivai al Premiato Diner del Deserto. Le ombre dell’alba ne avvolgevano gli angoli. Nel cielo che si andava rischiarando era ancora visibile una pallida luna piena. Posteggiai l’autoarticolato lungo il perimetro esterno del parcheggio in ghiaia. Sulla porta era appeso il cartello CHIUSO. A sinistra, come una specie di monumento a Superman, una cabina telefonica in vetro e metallo. Dentro c’era un vero telefono con il disco che ruotava scattando su dieci numeri bianchi. A differenza dei telefoni nei film, questo funzionava-se avevi abbastanza monetine.

La vicenda ci viene raccontata in prima persona. La prospettiva è quella di Ben.

Ogni consegna rappresenta il modo migliore per introdurre i vari personaggi in modo spontaneo senza forzature.

Benché il tratto distintivo che li accomuna tutti sia la ritrosia a parlare di sé, l’autore riesce comunque a farceli vedere tratteggiando particolari fisici e psicologici, senza descrizioni vere e proprie, dandoci dei particolari qua e là.

“Il diner nel deserto” rappresenta un tipo particolare di thriller: per buona parte della narrazione sembra non accadere nulla, mentre poi gli avvenimenti accadono tutti assieme nella parte finale.

Ciononostante il lettore rimane avvinto, non riesce a smettere di leggere. La magia è data dal modo di narrare: lo stile è secco, conciso e graffiante.

E’ come se James Anderson con pochi tratti di pennello riuscisse, là dove ad altri servono mille passaggi, a disegnare una figura completa: l’essenzialità del linguaggio, l’uso accurato e bilanciato della parola che torna a farsi pura e semplice, recuperando tutto il suo potere evocativo.

La peculiarità di questo romanzo è proprio nella sua forza visiva: il deserto dello Utah, famoso per il ritrovamento dei fossili di dinosauri, è così reale che sembra di esserci dentro.

Possiamo vedere il riverbero del sole sull’asfalto della statale 117, respirare l’aria densa e calda, ammirare il cielo limpido e terso di notte.

Mi ha fatto venire così voglia di andarci che a momenti chiamavo l’agenzia di viaggi!

In conclusione, “Il diner del deserto” di James Anderson è un romanzo d’esordio che fa ben sperare. Ora non resta altro da fare se non leggere il seguito.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Il diner nel deserto

Autore: James Anderson

Editore: NNE

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 309

Come sempre, un doveroso ringraziamento a Paola, di Homemademamma, creatrice del venerdì del libro.

Un quesito per voi: cosa rende un libro speciale? Descrizioni, personaggi, trama…?

Spiegatemelo qui sotto.

Alla prossima settimana!

 

 

 

 

 

 

 

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4 Comments

  • Manu

    Ma che bella recensione Priscilla! Mi hai fatto venire una voglia matta di leggere questo libro. Ora non mi darò pace finché non l’avrò trovato.
    Per rispondere alla tua domanda: tutto. Scusa la banalità. Un libro è speciale quando tutto ciò che lo compone ti fa vibrare qualcosa dentro, quando si accorda con la tua anima. Diversamente, magari sarà un buon libro, ma niente di più. Baci Manu.

    • Priscilla

      Ciao Manu, ma che bella risposta! Sì, credo anche io che si tratti di una sorta di armonia interna: deve risultare perfetto in ogni dettaglio, ma perfetto per quello che serve a noi in quel particolare momento.
      Esistono poi dei libri che possono contenere degli elementi belli (personaggi, originalità della trama, scrittura…) ma poi finisce che li ricordiamo solo per quello e null’altro.

  • Fiore

    questo libro ha una trama molto avvincente direi, proprio il genere che mi piace, grazie per la segnalazione.

    sono passata anche x ringraziarti per aver partecipato alla foto sfida la volta scorsa. a presto.

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