IL RUGBY: LO SPORT CHE FA DAVVERO CRESCERE

Ottobre è il mese in cui si scelgono le attività extrascolastiche a cui dovranno partecipare i nostri figli.

Premesso che non è scritto da nessuna parte che un bambino debba per forza seguire corsi sportivi o artistici, siamo tutti consapevoli che lo sport fa bene ai bambini.

Nel mio caso ho optato per un corso di acquaticità per la Ninfa e stavo valutando qualcosa per il pupo. Ringhio ha un debole per la palla, ma non gli piace usare i piedi.

I bambini sono istintivi in ogni cosa che fanno.

Quando un bambino vede una palla il suo primo gesto non è calciarla  ma afferrarla con le mani, esplorarla e infine lanciarla.

Se i bimbi sono più di uno, quello con la palla in mano cercherà sicuramente di non farla prendere agli altri e scapperà-indovinate un po' di chi si tratta?-.

Ma scommetto che anche voi vi siete trovate spesso in una situazione del genere.

C'è uno sport, relativamente recente, che si fonda su queste caratteristiche innate. E' lo sport della palla ovale: il rugby.

Il rugby sta finalmente prendendo piede anche in Italia, soprattutto tra i più piccoli.

I preconcetti che lo vedevano come sport pericoloso e violento stanno scomparendo per lasciare emergere invece la vera natura di questa disciplina.

Il rugby è una scuola di vita che insegna il rispetto verso i compagni e gli avversari, basato sulla libertà e sulla partecipazione.

Dai cinque-sei anni fino ai quattordici  più che di rugby si parla di minirugby: si gioca con tredici giocatori e in panchina sono ammessi da un minimo di tre a un massimo di sei bambini.

Tutti devono partecipare alla partita (questa è addirittura una regola federale).

Non esistono discriminazioni neppure per quanto riguarda il fisico: anche chi ha una costituzione più minuta può imparare a giocare sotto ogni aspetto e viene addestrato per risolvere ogni situazione si presenti in campo con i mezzi adatti.

Le squadre sono miste, il che, udite-udite, significa che anche le femmine possono giocare.

Questo garantisce il massimo coinvolgimento: nel rugby non resta fuori nessuno.

Durante gli allenamenti, di solito bisettimanali,  si alternano attività aerobiche e anaerobiche per sviluppare resistenza e velocità.

Fino ai 12 anni si gioca senza porte, senza mischie, senza rimesse laterali e senza colpi.

La cosa più importante è sviluppare gli schemi motori: si insegna a correre, saltare, rotolare (anche nel fango, per la gioia dei bambini!).

E si insegna anche come cadere senza farsi male e a placcare un avversario senza provocare danni nel massimo rispetto per l'altro.

Credo che quest'aspetto sia molto importante.

I nostri bambini hanno poche occasioni per correre liberamente, saltare o "fare la lotta": gli spazi si sono ridotti, i luoghi pubblici non sono dotati di aree per giocare liberamente ed è sempre più frequente che quando uno dei nostri figli cade si faccia male, proprio perché ha perso la capacità primordiale di "saper cadere".

Nel rugby gli scontri sono regolati: l'unico che può essere placcato è il bambino che ha la palla che, consapevolmente, è preparato e sa come reagire.

Durante gli allenamenti si insegna a parare i colpi e ad attenuarne la portata.  Inoltre ricordiamoci che gestire uno scontro dal punto di vista psicologico rafforza l'autostima e aiuta a superare le proprie paure.

Quindi, contrariamente a quanto spesso si crede, il rugby non è affatto uno sport violento: il rischio di traumi c'è ma non più che in altri sport .

Anche i colpi in testa, oggi studiati dalla medicina per essere potenzialmente dannosi, non sono più frequenti che in altri sport.

Pensate addirittura che le pallonate di testa nel calcio sono molto più rischiose, al punto tale che negli Stati Uniti le vorrebbero vietare fino ai dodici anni!

Nel minirugby non si insegna solo a correre, a saltare, a placcare e a cadere.

Si insegna a divertirsi in maniera corretta e civile, nel pieno rispetto delle regole.

Chi vince non sono i più furbi, quelli che barano.

I veri vincitori sono quelli che partecipano.

Vincere vuol dire assegnare un compito a ciascun giocatore e alla squadra e portarlo a compimento, non arrivare primi nel torneo.

Uno sport che mira solo alla vittoria finale inevitabilmente sacrifica i meno dotati e questo contraddice i principi stessi del rugby.

Fondamentale è l'allenatore della squadra, che diventa educatore dei piccoli, si prende cura di loro e non lascia indietro nessuno.

Verso di lui scatta una forma di affettività.

L'allenatore per i bambini diviene un esempio da seguire, perché coerente nelle sue parole e nelle sue decisioni, mai contraddittorio , in grado di rispondere ai bisogni di ogni singolo e di creare allo stesso tempo un senso di appartenenza al gruppo.

Il rispetto viene praticato perfino nei confronti del tanto bistrattato arbitro: nessuno, all'infuori del capitano, può parlare con lui e contestare le sue decisioni.

Se qualcuno lo fa, tutta la squadra viene penalizzata.  Quindi, quando si è in campo, non ci sono nemici, ma avversari.

La prova più lampante è il terzo tempo, che esiste unicamente nel rugby.

A fine partita infatti i bambini  fraternizzano con la squadra avversaria  e i genitori fanno amicizia.

Ognuno porta da mangiare e si fa una vera festa. Il terzo tempo serve per insegnare che le partite sono un gioco da giocare divertendosi e seguendo le regole nel pieno rispetto degli altri.

Se educare i bambini può essere facile, il "banco di prova" sono i genitori, soprattutto quelli appassionati di calcio.

Non è raro infatti vedere adulti incivili che aizzano i figli contro gli avversari o che maltrattano arbitro e allenatore.

C'è sempre chi pensa che il proprio figlio sia migliore degli altri e che debba giocare per portare la squadra alla vittoria.

Le mamme e i papà devono capire la funzione educativa di questo sport e supportare il lavoro degli allenatori.

Per tutti questi aspetti il rugby è considerato come uno sport che educa ad essere cittadini democratici.

Quindi perché un paese deve avere due o più campi da calcio e nessun campo da rugby?!

I bambini dovrebbero essere messi nella condizione di poter scegliere che cosa fare, non buttarsi sul calcio o sulla pallacanestro o sulla ginnastica artistica perché l'offerta formativa è questa.

Mio figlio adesso è ancora piccolo ma mi auguro con tutto il cuore che quando verrà il suo turno si guardi attorno e scelga il rugby, lo sport che fa davvero crescere.

Il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie." (cit. Henry Blaha)

 

 

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *