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Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno

“Il sogno della macchina da cucire”, di cui vi voglio parlare per questo venerdì del libro, è stato una vera e propria rivelazione.

Bianca Pitzorno è un’autrice a cui mi sono sempre sentita molto legata: come potrei scordarmi “Ascolta il tuo cuore”, “Speciale Violante” o “Principessa Laurentina”, romanzi che hanno accompagnato la mia infanzia?

Così, ritrovarmela come scrittrice per adulti per me è stata una sorpresa. Intendiamoci, la Pitzorno ha scritto saggi letterari e romanzi anche per un pubblico più maturo, sono  io che non ne avevo letto ancora uno.

“Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Pitzorno: trama

Nell’Italia di fine Ottocento, sullo sfondo di una città non meglio identificata, vive la giovane protagonista del romanzo.

La sua famiglia è stata decimata dal colera e lei e la nonna sono le uniche sopravvissute.

Benché povera, la nonna – precorritrice dei tempi- non rinuncia all’idea di tenere con sé la bambina insegnandole tutto quello che sa: come cucire per guadagnarsi i soldi necessari a sopravvivere e come vivere secondo una propria morale.

Con grandi sacrifici, la nonna riesce perfino a far imparare alla nipote a leggere e scrivere!

Gli anni passano, la ragazza -che è la voce narrante della vicenda- cresce apprendendo il mestiere di sartina a giorno.

Le sartine in quegli anni erano molto ricercate per confezionare corredi o abiti di tutti i giorni, fatti su misura. Sono state una delle prime figure femminili ad ottenere una certa indipendenza economica.

Non che ci si potesse diventare ricche cucendo a giornata, ma ci si poteva per lo meno mantenere dignitosamente.

Essere una sartina significava avere accesso ai palazzi della borghesia e della nobiltà, luoghi normalmente interdetti a certi classi sociali.

In una società dove le apparenze contano più della sostanza, la divisione in ceti è netta e rigorosa: ognuno deve imparare a stare al suo posto.

Dalle stanze del cucito la protagonista osserva le vite intime delle famiglie più  in vista dell’epoca: lo scandalo dei Provera, che ci fa sorridere, la cattiveria della centenaria donna Licinia, le stravaganze di Miss Lily, giornalista americana la cui morte rimane un mistero.

Nonostante tutto, trova anche l’amicizia nella figura della “marchesina” Ester, che studia ingegneria e lettere antiche, impara le lingue e a cavalcare come un uomo.

La narrazione copre un arco temporale che abbraccia la prima parte della vita della protagonista e la nostra sartina affronta tante e dure battaglie, per mantenere la sua indipendenza e procedere nella sua emancipazione.

E l’amore? Sì, c’è anche quello, un amore osteggiato come nei migliori romanzi del genere rosa.

Il finale non poteva che essere dolce-amaro: la nostra sartina, ormai centenaria, sopravvissuta a due guerre ne ha vista passare di acqua sotto i ponti!

“Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Pitzorno: recensione

L’avete capito benissimo che ho adorato questo romanzo dall’inizio alla fine.

La scelta di una figura femminile così comune eppur così particolare, che ne ha passate tante, suscita la nostra empatia e accende il nostro interesse.

Ma anche tutta la variegata galleria che gira attorno alla figura della sartina è comunque interessante: l’avvocato Provera con la sua taccagneria, la marchesina Ester e suo padre con le loro stravaganze, Miss Lily con la sua bicicletta e la perfida nobildonna…

Si sorride ma si piange anche, quando per esempio l’amica stiratrice, irrimediabilmente malata, saluta la figlioletta prima di entrare volontariamente in ospedale certa di non uscirne più.

Bianca Pitzorno è un’incantatrice, in grado con poche parole di definire un personaggio, un luogo o un’atmosfera.

Questo salto indietro nel tempo ha il duplice scopo di tramandare la storica figura della sarta a giornata, mestiere oramai scomparso, e di parlare in modo leggero degli inizi dell’emancipazione femminile.

Già la nonna della protagonista aveva capito che imparare un mestiere ci permette di non dover dipendere da nessuno: per la nostra sartina poter guadagnare lo stretto necessario e magari qualcosa in più per andare a teatro due volte l’anno è già sufficiente.

“Il sogno della macchina da cucire” è un romanzo intenso, che si presta a molteplici letture, proprio come molte sono le sfaccettature di noi donne.

Vi consiglio davvero di leggerlo, è abbastanza breve e scorrevole, in un paio di sere lo terminate.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Il sogno della macchina da cucire

Autore: Bianca Pitzorno

Editore: Bompiani

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 240

Ed ora, ho una domanda per voi: qual è il vostro personaggio femminile preferito?

Infine, come sempre, un grande ringraziamento a Paola di “Homemademamma”, l’inventrice del venerdì del libro.

 

 

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