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Il treno delle occasioni perdute

-Ti avevo chiesto espressamente di farlo!-

Sbraita Priscilla, in preda al sacro fuoco dell’ira, talmente alterata che perfino il pelide Achille non avrebbe esitato ad utilizzare l’amico Patroclo come scudo umano.

CF ribatte ostinato, la sua voce si sovrappone a quella della compagna, intrecciandosi in un saliscendi di note minacciose.

-Se me l’hai detto, e sottolineo se, io non ho sentito!-

-Ah, allora lo ammetti, eh, lo ammetti! E’ proprio questo il punto: tu non mi ascolti mai!”-

La discussione, iniziata in sordina, ha ora assunto i contorni e le dimensioni di una lite in piena regola.

I toni si fanno accesi, la tensione sale, finché CF si ritira serrando forte le mascelle, i denti che stridono.

La schiena voltata, i pugni serrati, la testa incassata nelle spalle.

Questo è quello che fa più male a Priscilla.

Si sente addosso tutto il fardello della gestione familiare, incombenze da incastrare in modo preciso, come  i delicati ingranaggi di un orologio svizzero.

Le preoccupazioni personali, i problemi che gli altri le rovesciano addosso a secchiate, forse sperando che lei tiri fuori la soluzione dal fantomatico cilindro.

Et voilà, problema risolto!  Applausi del pubblico, come in un ben congegnato numero circense. Fosse così facile…

In momenti come questi, quando sente che proprio non ce la fa più, le viene voglia di rinnegare tutto e tutti, figli compresi.

Ed è di poca consolazione pensare che la colpa non è la loro, povere innocenti creature.

Che poi quando smettono di essere innocenti, i bambini? Qual è la soglia dopo la quale non si è più nell’ “età dell’innocenza”?

Priscilla non lo sa, non ha ancora trovato una risposta.

Quando senti di aver toccato il fondo, saresti disposta  a fare carte false, perfino a stringere un patto con il diavolo, pur di cambiare la situazione.

Davanti a un caffè bollente e amaro -non proprio la bibita ideale per calmare l’animo, ma lei ha questa dipendenza da caffeina, ad ognuno il suo- Priscilla si lascia sopraffare da ondate di autocommiserazione.

S’immagina come sarebbe stata la sua vita se quel fatidico giorno avesse deciso di prendere il treno.

Anzi, l’aereo, quello che in poco tempo l’avrebbe portata a Madrid, la sua città.

Immagini vorticose, ancora indefinite,  prendono forma in modo naturale davanti ai suoi occhi.

L’ebrezza di vivere in una metropoli cosmopolita, ricca di storia e di vita.

La curiosità e il piacere di partire da zero, tra persone che non ti conoscono, che non hanno preconcetti su di te.

La sfida per affermarsi in un ambiente lavorativo competitivo, dinamico e stimolante.

Un mondo nuovo, pronto per essere assaporato, esperienze meravigliose, opportunità da cogliere.

Il suo avatar si materializza davanti a lei, seduto al tavolo a sorseggiare un caffé.

Americano, in un bicchiere di cartone.

La silhouette invidiabile, per lei oramai solo un ricordo lontano, le uniche testimonianze una decina di foto ficcate in un vecchio album sgualcito.

Look impeccabile, sorriso accattivante, aria sbarazzina, le ammicca con quella verve da ragazza parigina, tra il dolce e l’imbronciato.

Le racconta in uno spagnolo fluido la sua giornata, trascorsa al Muséo del Prado, mentre ticchettando sui sui tacchi illustrava quelle meraviglie ad un gruppo di studenti svedesi.

Le narra la sua serata, passata a tapear con gli amici conosciuti i mesi passati, ognuno con i suoi esilaranti e pittoreschi racconti.

Le mostra sul suo smarthphone di ultima generazione le foto dei luoghi incantevoli che ha visitato, i selfie fatti con Ramòn, il ragazzo del momento, mentre il suo dito curato scorre veloce sullo schermo.

Lo scalpiccio di piedi infantili che corrono sopra la sua testa la strappa a quelle sterili riflessioni.

Il suo avatar la saluta allegramente, agitando una mano.

-Hasta luego-

-Hasta luego un cazzo!– grida Priscilla. Le parole rimbombano nella sua mente.

Tutto questo gettato alle ortiche, in un attimo di follia, quel fatidico momento in cui a parlare fu il cuore.

Può ancora udirla, la sua voce, mentre sussurra: “Ho deciso che resto. Proviamo e vediamo. Tanto la Spagna è sempre là”.

CF che la osserva, incredulo, sul suo viso l’alternarsi di mille espressioni, come le ombre gettate dai coni di luce dei fari delle altre auto, quell’indimenticabile sera.

L’amore è sopravvalutato.

Se solo, se solo, se solo…

Lo scalpiccio di piedi infantili continua imperterrito sopra la sua testa.

-Se solo un cazzo!-

Inutile piangere sul latte versato.

E poi guardiamo in faccia la realtà: senza soldi, senza un lavoro, senza conoscenze, senza appoggi.

Con la crisi economica che sta opprimendo l’Europa, dove sarebbe ora?

Probabilmente a fare la cameriera in un qualche locale o a fare la baby-sitter o la ragazza alla pari in casa d’altri.

Altro che Carrie ispanica!

Che a lei Carrie non è mai piaciuta troppo. Se proprio proprio allora Charlotte.

La vera opportunità è qui, adesso e ora: vivere giorno per giorno, costruire qualcosa assieme, nonostante i se e i ma.

Priscilla si alza, getta senza pietà giù dallo scarico del lavandino il caffè ormai freddo (che bere un caffè freddo è sacrilegio), assieme alle fantasticherie di una ragazzina ingenua e sognatrice.

-Che poi il caffè americano mi fa pure schifo-  puntualizza rivolta al nulla, quasi lanciando una sfida.

Si appiccica un sorriso fasullo sulle labbra, scrolla le spalle e va ad aprire la porta.

I bimbi entrano, chiassosi. Priscilla richiude, non abbastanza velocemente da non notare il suo alter ego che le strizza l’occhio.

E la vita va avanti.

Fino alla prossima inevitabile crisi.

Questo post partecipa al tema del giovedì #trenoperso proposto dal gruppo degli #Aedidigitali.

Immagine tratta dal film d’animazione “Polar expres”
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