IN FILIO VERITAS: PERCHE’ NON CONVIENE INSEGNARE AI FIGLI A DIRE SEMPRE LA VERITA’

Tra i mille compiti educativi di noi poveri genitori c'è l'annosa questione di insegnare ai nostri figli a non dire bugie.

Ci sono i genitori estremisti che non concepiscono nessun tipo di bugia o di mezza verità, per cui fin da subito patti chiari e amicizia lunga: Babbo Natale non esiste, la fata dei Dentini neppure, il Paradiso  solo se si è fortemente credenti.

Ci sono invece quelle coppie che credono nella scarsa capacità intellettiva dei bambini, per cui dicono loro la qualsiasi, tanto i pupi sono piccoli e ancora non capiscono.

E poi ci sono i genitori delle mille sfumature, quelli che si barcamenano in base al contesto in cui si trovano, per cui se una piccola omissione o una mezza verità può salvare la situazione esitano solo un pochino.

Io credo che insegnare ai propri figli ad essere sempre onesti sia senza dubbio un' ottima lezione di vita, ma sono sicura che non paghi sempre e comunque.

I bambini non hanno il filtro per capire che certe volte non si deve dire per forza la verità ad ogni costo, non sanno cosa sono le convenzioni sociali.

Soprattutto mia figlia.

L'altro giorno ero in coda alla cassa del supermercato con la Ninfa.

Una signora che conosco solo di vista mi saluta con il solito "Salve, tutto bene?"

Come da prassi, le rispondo con un "Sì, grazie e lei?"

La Ninfa dal suo metro e dieci sbuffa e con aria angelica e voce cristallina udibile a metri di distanza informa la suddetta signora che non è vero che va tutto bene, perché la mamma ha il mal di pancia ed è corsa al supermercato per prendere gli assorbenti e se non facciamo in fretta a trovare un bagno si sporcherà tutta di sangue.

Al che come per magia la coda davanti a me sparisce e tutti si spostano per farmi passare, con l'espressione tra lo schifato e il divertito.

La pupa ha detto la verità, proprio tutta la verità.

Non sapevo neppure come sgridarla, tecnicamente non aveva fatto nulla di sbagliato.

Era solo stata onesta e non aveva detto nemmeno una bugia.

Le situazioni imbarazzanti in cui un incauto genitore si viene a trovare solo per aver insegnato ai propri figli a non dire le bugie sono innumerevoli.

Volete un altro esempio?

Il figlio di quattro anni di una mia amica è in casa con il papà mentre la mamma è in bagno.

Squilla il campanello ed entra il loro consulente finanziario.

"Mia moglie arriva subito. Finisce di sbrigare una faccenda e scende."

Il papà manda il figlio ad avvisare la mamma che è arrivato l'ospite che aspettavano.

Il bimbo ubbidisce e poi torna.

"La mamma ha detto che finisce di fare la cacca e poi arriva"

Ecco, sicuramente il bambino è stato l'onestà fatta persona. Magari la mamma avrebbe potuto suggerire qualche altra frase.

Ci si dimentica davvero troppo spesso che i bambini non hanno quelle capacità sociali che si imparano diventando adulti, quel substrato culturale che impedisce a noi grandi di dire ogni cosa che ci passa per la testa sempre e comunque.

E questo come si insegna ai bambini?

Voglio dire, come faccio a spiegare a un bimbo di tre anni che certe informazioni non è necessario che vengano dette e che si può rispondere in altro modo?

Perché se quello che diciamo non è la verità allora è una bugia e quindi noi diventiamo dei bugiardi agli occhi dei nostri figli.

In un caso o nell'altro facciamo sempre una figura barbina.

Per il futuro, quindi,  sappiate che se volete sapere i segreti più oscuri di una famiglia vi basta porre le domande corrette ai bambini, perché "in filio veritas".

Ecco perché sostengo che non sempre è conveniente insegnare ai bambini a non dire le bugie.

Voi vi siete mai trovati in situazioni imbarazzanti a causa della lingua dei vostri figli?

Sono curiosa di leggere cosa vi è capitato.

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5 pensieri su “IN FILIO VERITAS: PERCHE’ NON CONVIENE INSEGNARE AI FIGLI A DIRE SEMPRE LA VERITA’

  1. L'angolo di me stessa

    Oppure far capire che certe cose non sono carine da dire, che le persone magari ci rimangono male (con frasi tipo "quanto è grassa/brutta"), è un buon metodo per imparare l'empatia e a cominciare ad usare i filtri.

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    1. Priscilla

      Ciao, sì, infatti mi sto orientando verso questa posizione: ho spiegato alla pupa (il pupo ancora non parla molto) che a volte dire certe cose può creare dei problemi, delle situazioni imbarazzanti o addirittura far star male le persone.
      Vedo che un certo miglioramento c'è già stato: per lo meno non si permette più di fare commenti poco gradevoli sui passanti.

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  2. Hermione

    Ti posso dire che con la crescita le cose non cambiano. Per fortuna non siamo arrivati a casi come quelli citati da te, ma mio figlio, nove anni, ancora fatica a capire che quando incontriamo qualcuno che non conosce e ci fermiamo a parlare, non può chiedere con insistenza "chi è?", ma deve aspettare che la persona sia fuori dalla nostra portata uditiva. Perché a volte basta dire "è il fratello del cognato della cugina Tizia" ma dire, ad esempio, "è l'ex fidanzato della zia" potrebbe risultare più complicato, soprattutto se poi il figlio se ne esce con domande tipo "e perché non stanno più insieme?" o "ah quello che la zia dice che era un deficiente?". Che sarà pure la verità, ma talvolta, si sa, la verità è amara da digerire.

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    1. Priscilla

      Ahahaha! Esatto, anche questo è un fatto da tenere in considerazione: le opinioni che sentono sulle altre persone da noi e che poi ripetono in presenza delle suddette interessate.
      Comunque, se hai qualche consiglio o qualche strategia non esitare a condividerla con noi 😉

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