LA CASA DI CARTA: 5 (BUONI) MOTIVI + 1 PER VEDERE LA SERIE TELEVISIVA SPAGNOLA #timeismine

"I bambini si sono addormentati, finalmente!" esclamo con un filo di voce.

"Bene, cosa guardiamo ora?" chiede CF, afferrando il telecomando con una certa ansia e stoppando l'immagine dell'ennesimo cartone animato.

"Mah, non saprei. In giro parlano tutti di questa nuova serie televisiva, "La casa di carta" o qualche cosa del genere. Dicono che sia davvero bella" la butto lì, così tanto per.

CF cerca su Netflix e la trova subito. Io mi preparo a godere appieno della serata.

Già dopo il primo quarto d'ora capiamo che è la nostra serie.

Ci guardiamo quattro episodi uno di seguito all'altro finché diventa chiaro che dobbiamo andare a dormire.

Ma oramai è fatta: "La casa di carta" ci ha stregato.

Nei giorni successivi ci spariamo tutta la prima serie e poi tutta la seconda.

La terza deve ancora uscire. Inutile dire che la attendiamo con ansia.

"La casa di carta": la trama della nuova serie spagnola che affascina il mondo

"La casa di carta" titolo originale "La casa de papel" - sapete che io amo informarmi quando le cose mi affascinano- è una serie spagnola nata dalla mente di Alex Pina.

Inizialmente è stata trasmessa dall'emittente Antenna 3 nel 2017 e solo dopo è stata acquistata da Netflix.

L'idea originale prevedeva quindici episodi totali ognuno della durata di settantacinque minuti.

La Netflix, che ci vede lungo, ha deciso di tagliare a metà ciascun episodio, raddoppiando quindi il numero di puntate.

Ha creato perciò una prima serie di tredici episodi e una seconda di nove della durata media di quarantacinque minuti.

Come ho accennato prima, la terza serie è in corso d'opera.

"La casa di carta": trama (senza anticipazioni)

La trama di "La casa di carta" è davvero molto semplice: un personaggio misterioso, chiamato il Professore, recluta otto delinquenti di vario genere per tentare un colpo grosso: entrare nella Zecca di Stato spagnola per stampare 2400 milioni di euro.

Ognuno dei malviventi è stato scelto e selezionato con cura sulla base di proprie specifiche abilità ma, soprattutto, perché non ha nulla da perdere.

L' identità di ciascun membro del team deve essere mantenuta segreta anche per gli altri membri e per questo ciascuno sceglie il nome di una città: Berlino, Tokyo, Mosca, Nairobi, Helsinki, Oslo, Denver e Rio.

Dopo un periodo di addestramento in un luogo isolato, gli otto capitanati dal Professore sono pronti per il colpo.

Con un geniale espediente riescono a penetrare nella Zecca di Stato e a prendere in ostaggio chiunque si trovi all'interno.

La polizia viene subito allertata e comincia una vera e proprio battaglia strategica tra il Professore, la mente suprema che tira i fili all'esterno della Zecca, e Raquel Murillo, la negoziatrice che ha la responsabilità dell'intervento.

Ovviamente non vi accenno niente di più, se no vi rovino la visione.

Sicuramente non è originalissima come trama, però funziona bene.

La voce narrante è quella di Tokyo, ragazza giovane e affascinante.

Ogni personaggio -chi più, chi meno- riceve il suo spazio.

Le informazioni vengono presentate con la tecnica consolidata del flash-back e lo spettatore le raccoglie ad ogni puntata come i cocci di un vaso rotto che andrà poi a ricomporre.

Questo però non basta a rendere "La casa di carta" una delle serie più memorabili e apprezzate degli ultimi anni.

"La casa di carta": cinque (buoni) motivi + 1 per guardarla

Allora, se la vicenda in sé non è particolarmente originale, perché "La casa di carta" è riuscita ad essere tanto affascinante?

Non sono un critico cinematografico e queste sono solo le mie considerazioni personali.

Secondo me i punti di forza de "La casa di carta" sono questi:

L'immedesimazione

Una buona storia, che sia scritta o narrata attraverso le immagini , è destinata a fallire se il "lettore" non riesce ad immedesimarsi in almeno uno dei personaggi.

Qui di personaggi ne abbiamo molti e possiamo dividerli in tre schieramenti: i rapinatori, la polizia e gli ostaggi.

Ogni gruppo ha un suo leader, una figura di spicco, ma anche le altre figure riescono a ritagliarsi il loro quarto d'ora di gloria.

Alex Pina pone l'accento sui "cattivi", sfruttando una corrente che si è andata consolidando già da tempo immemorabile e portando lo spettatore a parteggiare per loro.

La polizia d'altro canto non ci fa una bella figura: l'ispettrice, che ha già di suo tanti problemi personali, non pecca per la sua perspicacia e per la sua intelligenza.

Quando l'ho vista all'opera, mi è venuto in mente il povero sfigato di Matthew del manga "Occhi di gatto" o l'ispettore Zenigata di "Lupin III".

Per quanto riguarda gli ostaggi, anche qui brillano Arturo, i direttore della Zecca, e la sua amante che contribuiranno a tenere vivo il ritmo della narrazione.

La credibilità dei personaggi

Accanto ad una trama abbastanza solida e per permettere allo spettatore di immedesimarsi, i personaggi devono risultare credibili.

Nella società attuale la gente si è stufata di eroi buoni: la bontà sempre e comunque è diventata qualcosa di incredibile, un miraggio, noiosa tanto quanto la perfezione.

Siamo affascinati da personaggi umani, imperfetti, che si lasciano tentare dal "lato oscuro" o che sono diventati cattivi a seguito di eventi e circostanze in cui ognuno di noi non avrebbe potuto fare altro.

Nel caso specifico, quello più azzeccato de "La casa di carta" è Berlino: bello, elegante, affascinante ma cinico ed egoista, con un suo senso dell'onore, che divide le simpatie anche dei suoi stessi colleghi.

I colpi di scena

Come nel miglior genere thriller che si rispetti, la vicenda è costellata da infiniti colpi di scena.

I colpi di scena possono essere volutamente creati dal Professore oppure possono essere "falle" del suo piano infallibile.

In questo caso derivano proprio dalla natura umana dei protagonisti e dall'impossibilità di prevedere al cento per cento le loro reazioni in determinate situazioni.

L'aspettativa

Grazie ai colpi di scena, al modo in cui la vicenda viene narrata, alle micro-storie dei personaggi e all'imprevedibilità dei protagonisti, il senso di aspettativa che viene instillato nello spettatore è davvero pazzesco, tanto da creare una sorta di vera e propria dipendenza.

Si ha sempre la sensazione di essere sul filo del rasoio, che prima o poi il precario equilibrio che si è creato sia all'interno che all'esterno della Zecca crollerà come un fatiscente castello di carte.

Non si sa ancora ad opera di chi, ma è certo che qualcuno farà qualcosa che farà precipitare la situazione. Effetto domino, insomma.

I riferimenti alla cultura pop

Ecco, questa parte è quella che ho apprezzato appieno solo grazie all'aiuto di CF, che in questo se la cava meglio di me.

"La casa di carta" è una serie che si rifà molto alla cultura pop dei decenni passati, sia nelle citazioni stesse sia nei dettagli presenti nei diversi episodi.

Riconoscibili anche per chi non se ne intende (la sottoscritta) i riferimenti a Tarantino così come le analogie con i più noti film sulle rapine, come "Inside man".

L'uso stesso delle maschere di Dalì, i nomi finti, i problemi dei vari ispettori, i cambi di prospettiva sono elementi tipici che costellano le migliori pellicole crime e trhriller della cinematografia internazionale.

La lotta contro il sistema

"La casa di carta", come tante serie della nostra problematica era, non si esime dal lanciare un messaggio socio-politico chiaro e definito.

La Zecca diviene il simbolo di quell'un percento della popolazione mondiale che detiene il vero potere politico ed economico e che determina le sorti del mondo.

Negli intenti del Professore prendere la Zecca significa ribaltare le sorti e dare il potere al popolo.

Chi infatti meglio di delinquenti, di "scarti" della società potrebbe essere la nemesi perfetta?

Il Professore stesso afferma: "Noi siamo la Resistenza" e sempre sua è l'idea di far imparare una nota canzone (ma non vi dico quale) ai suoi ragazzi.

Se non vi ho ancora convinto a guardare almeno le prime puntate de "La casa di carta", sappiate che basterebbe l'ottima recitazione degli attori e delle attrici a farlo.

Il cast, quasi tutto spagnolo, non è molto famoso al di fuori del confine, ma grazie a questa serie lo diventerà molto presto.

Sono certa che sentiremo ancora parlare di Alvaro Morte, Ursula Corberò o Pedro Alonso.

E volete mettere la soddisfazione di poter dire "Io me li ricordo quando hanno recitato nella serie "La casa di carta"?

Questo è l'argomento che ho scelto di proporvi per la mia rubrica # Time is mine.

Ora vorrei sapere quali sono le vostre opinioni in merito alla serie, nel caso l'abbiate vista.

Ma soprattutto, quali sono le cose che avete fatto per voi stesse nell'ultimo mese?

I commenti sono graditissimi, qui sul blog come su FB.

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2 pensieri su “LA CASA DI CARTA: 5 (BUONI) MOTIVI + 1 PER VEDERE LA SERIE TELEVISIVA SPAGNOLA #timeismine

    1. Priscilla

      Ciao Marina, prova! Secondo me ti piace e anche molto. Per capire se fa per te ti consiglio di guardare almeno i primi tre episodi, perché solo una puntata non è sufficiente.
      Poi aspetto di avere la tua opinione.

      Rispondi

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