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La gentilezza salverà il mondo

La gentilezza salverà il mondo è un titolone altisonante per un post, lo so. Ma è pur sempre meglio di “riflessioni sulla gentilezza” o del solito “10 consigli pratici per insegnare la gentilezza ai bambini” o “come insegnare la gentilezza ai bambini”.

Che poi alla fin fine è proprio di questo che parla, il post.

So anche di essere in largo anticipo, visto che la Giornata Mondiale della Gentilezza è il 13 Novembre, ma cosa volete farci? A me è venuta voglia di parlarne adesso, ma potete sempre tornare qui e leggere il post tra un mesetto circa.

Perché parlare di gentilezza ai giorni nostri

Parlare di gentilezza ai giorni nostri è un po’ démodé, fa quasi anticonformista, come quando dici che il tuo hobby preferito è la lettura o che il tuo sport preferito è il criquet.

La gentilezza è out in una società come la nostra, tutta incentrata sull’individualismo, su “guarda come sono bello, bravo, ricco e di successo” e che vede nell’uomo americano, il self-made man, il modello per eccellenza.

Non sto dicendo che arrivare ad avere successo sia di per sé negativo, ma credo anche che ci siano moltissime persone realizzate a cui non è mai importato un bel fico secco di arrivare ad essere ai vertici di qualche società o ad avere una cifra a sei zeri sul conto corrente.

La realizzazione di sé è un concetto davvero molto personale, così come i gusti del gelato: ad uno piace il cioccolato e all’altro la fragola. Non c’è un gusto giusto e un gusto sbagliato, c’è solo il fatto che quando mangio il cioccolato io mi sento più felice. Io, però.

Che ci crediate o meno, quindi, al mondo ci sono persone che si sentono perfettamente felici ed appagate praticando atti di gentilezza disinteressata. E a volte queste piccole azioni gentili possono cambiare la vita di tante persone.

Madre Teresa di Calcutta, per esempio, ha sempre aiutato gli altri e, pare impossibile, ma ha sempre sostenuto di essere felice così.

Adesso, non sto dicendo che dobbiamo diventare tutte delle Sante, ma via, ad essere gentili una volta ogni tanto non ci rimettiamo nulla.

La gentilezza si può insegnare

Sì, può sembrare strano, ma la gentilezza si può insegnare, un po’ come la fisica ma molto meno complicata.

Purtroppo ad essere gentili non si impara sui banchi di scuola, ti pare che mettono nell’orario definitivo un’ora di gentilezza il venerdì pomeriggio, tra motoria e musica, così concludiamo  la settimana in bellezza.

Ad essere gentili si impara giorno per giorno, forse ci sono bambini più empatici e quindi più ricettivi e altri meno, ma non demoralizziamoci perché se immersi nel giusto ambiente e con i giusti stimoli anche i più recalcitranti possono imparare ad essere persone gentili.

Per cortesia, per cortesia, cerchiamo di non fare confusione: dire “grazie, prego e per favore” non è gentilezza, è buona educazione. Che non guasta mai, intendiamoci, ma la gentilezza è qualcosa di più.

La gentilezza è quell’insieme di comportamenti che hanno come scopo il fare del bene all’altro.

Tenere la porta aperta al vicino carico di pacchi è un atto di gentilezza. Condividere la merenda con il compagno (ora no, c’è il Covid e non si può!) è un atto di gentilezza. Donare un milione di euro in beneficenza è un atto -fantascientifico- di gentilezza.

Ma allora, in soldoni, come insegno a mio figlio di ad essere gentile?

Come insegnare la gentilezza ai bambini

E niente, non glielo insegni a un bambino ad essere gentile. Ti ho confuso, eh?

Ma scusa, pensi di sommergere tuo figlio con una carrellata di istruzioni? Regola numero uno: bimbo, da oggi tu presterai il tuo gioco preferito al primo bambino che passa!

Covid a parte, prova tu a fare un ragionamento del genere ad un pupo, capace che ti stacca la mano a morsi mentre tenti di togliergli il giocattolo per darlo all’amichetto incontrato al parco!

Cerchiamo di essere realiste, la fase del “è tutto mio!” è normale in ogni bambino. Invece del gioco preferito facciamogli prestare qualcosa di meno personale e accompagniamo il gesto con una frase come “oh, sei stato molto gentile a prestare il fazzolettino al bambino! Ti meriti proprio un bell’abbraccio!”

I pupi infatti stanno costruendo la loro identità e la loro autostima che passa anche attraverso i nostri occhi: se noi mostriamo loro come li “vediamo” cercheranno la nostra approvazione e di conseguenza saranno più portati ad essere gentili nei confronti degli altri.

Un trucchetto molto efficacie con i bambini più grandicelli è quello di farli mettere nei panni dell’altro. Prendiamo l’esempio del vicino di casa carico di pacchi. Diamo un paio di borse pesanti o degli scatoloni ingombranti al bambino e chiediamogli di portarli in un’altra stanza che ha la porta chiusa senza farli cadere. Lasciamogli fare tutto da solo la prima volta.

La seconda volta invece aiutiamolo e poi chiediamogli in quale situazione ha fatto meno fatica. Basta solo una volta e il pargolo ha imparato la differenza, in modo rapido e indolore.

Pensa a stare a spiegarglielo a parole, che barba che noia che barba che noia.

I bambini sono pratici, tattili, imparano con i sensi, vivono di concretezza, non di astrazione.

Eh, la fai facile tu, mi direte voi. Però guarda che i bambini non sono mica degli angeli eh, che se gli parte l’embolo ti devastano tutto.

Embé noi adulti invece siamo perfetti? Anche noi ci arrabbiamo, chi più chi meno. A tutti capita di avere una giornata negativa, di alzarsi con il piede storto, di avercene pieni i cosiddetti. Può anche capitare di perdere le staffe, di gridare e urlare come dei matti.

L’importante è ammettere di avere sbagliato, spiegare ai vostri figli che magari hanno assistito al vostro sclero che eravate arrivate al limite, che non ce la facevate più ma che vi siete accorte che fare quel che avete fatto non è stata la cosa giusta.

Ad ogni errore c’è un rimedio. In casi come questo il comportamento corretto è chiedere scusa, fare un mea culpa, che siamo esseri umani, non divini, e quindi ogni tanto possiamo anche sbagliare.

Credetemi, i vostri figli non perderanno la stima che hanno nei vostri confronti, anzi, si sentiranno ancora più vicini a voi.

Quindi, alla fin fine, vale davvero la pena insegnare la gentilezza?

Perché insegnare e praticare la gentilezza paga

Insegnare la gentilezza ai bambini attraverso la pratica quotidiana di semplici atti volti a portare beneficio agli altri alla lunga ripaga.

In termini egoistici e strettamente personali, se insegno a mio figlio ad aiutarmi ad apparecchiare la tavola, chi ci guadagna? Io, che lo faccio in meno tempo.

Scherzi a parte, praticare la gentilezza può cambiare la società in cui viviamo. L’uomo è un animale sociale, cioè -tranne qualche raro caso- tende a vivere a contatto con altri uomini e, in modo più o meno stretto, a dipendere da loro.

Se si fa del bene in modo diretto o indiretto anche chi lo ha fatto alla fine ne trarrà qualche beneficio.

E se non vi convince questo modo di pensare, recenti ricerche fatte attraverso risonanze magnetiche hanno provato che quando ci comportiamo gentilmente nel nostro cervello si attivano della aree adibite alla ricompensa e al piacere che ci donano delle sensazioni di profondo appagamento e positività.

Se non volete essere gentili per gli altri, allora, fatelo per voi stesse!

Come insegnare la gentilezza ai bambini: qualche consiglio pratico

Ricapitolando, insegnare ai bambini ad essere gentili è fattibile anche se non sempre facile. Educare alla gentilezza è un po’ come andare in palestra: bisogna allenarsi.

Insegnare ad essere gentili è un percorso in divenire che si costruisce giorno per giorno. Come sempre, i migliori insegnanti siamo noi genitori: più i bambini hanno modo di provare sulla loro pelle gesti cordiali e di rispetto, più saranno invogliati a imitare i nostri comportamenti anche nei confronti degli altri.

Essere trattati in modo gentile è il modo migliore e più semplice per imparare ad esserlo.

Questo si ottiene attraverso la valorizzazione degli atti di gentilezza, di educazione e di rispetto fatti dai nostri bambini. Impariamo allora a dire loro quanto ci ha fatto piacere quel loro gesto carino.

Allo stesso tempo educhiamo i nostri bambini a riconoscere i comportamenti non appropriati: dal bambino che lascia in giro la carta della caramella al signore maleducato che urla in automobile.

Chiediamo loro che cosa avrebbero fatto se si fossero trovati in quella circostanza e lasciamoli arrivare da soli alle loro conclusioni.

Essere gentili non è sempre facile: parlare senza alzare la voce, litigare senza picchiarsi o insultarsi può essere difficile in certe situazioni.

Spieghiamo ai pupi che essere arrabbiati è normale, la rabbia non è un sentimento di per sé negativo, se mai è come decidiamo di gestirla che può essere negativo.

Un trucchetto semplicissimo da provare è far respirare i bambini lentamente e contare fino a cinque (attenzione, non fatelo solo quando il piccolo è in piena crisi: per abituarlo dovete fargli fare il “giochetto” quando è tranquillo, così quando deve metterlo in pratica ha imparato come si fa).

E soprattutto quando si sbaglia, cosa umana e inevitabile, è importante saper chiedere scusa.

Per finire, ricordatevi che quando insegnate ad un bambino ad essere gentile state dando il via a una catena di Sant’Antonio: un atto di gentilezza ne richiama sempre un altro.

Fino a che, pian pianino, la gentilezza salverà il mondo.

(Immagine presa da Pixabay)

 

 

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