vita con i bambini

La maledizione del week-end

E’ risaputo che coi bambini gli imprevisti sono all’ordine del giorno. Soprattutto quando si avvicina il week-end e tu hai quell’impegno fissato da luglio.

Regolare come la maledizione faraonica. Uno dei tuoi figli -o, perché no, entrambi- cominceranno a mostrare segni inequivocabili di malattia incombente.

Di solito lo spartiacque  è il mercoledì sera. Fino a poco prima il pargolo era vispo e allegro. Di colpo starnuti a raffica. Tu, dall’altro capo della stanza, lo guardi. “Sicuramente qualche granello di polvere che passava di là”.

Il giorno dopo il pupo si alza con naso completamente chiuso, rosso e gocciolante. Tu, ingenuamente, pensi: ” E’ solo un raffreddore, del resto è stagione, si sa”.

Venerdì la situazione si aggrava: oltre agli starnuti compare anche quella stramaledetta tosse stizzosa che da mane a sera si tramuta in tosse grassa, grassissima.

Ora ti trovi a fronteggiare muco dal naso e catarro (che sempre quello è) dalla bocca. Ma non perdi la speranza: si va di aerosol e lavaggi nasali.

Trovi almeno due collaboratori ( solitamente una nonna e il padre) e tenti di schizzare nel naso di tuo figlio quanta più soluzione fisiologica- isotonioca -ipertonica che neanche un piccolo chimico.

Uno immobilizza le braccia, l’altro la testa e tu tenti di centrare la narice del bambino che si dimena e urla come Emily Rose mentre la stanno esorcizzando. Schizzi il liquido, il pupo scansa la testa all’ultimo minuto e centri l’occhio di tua suocera.

Venerdì notte: il punto di non ritorno. Alle due o giù di lì il tuo allenatissimo orecchio di mamma capta un sinistro “sbluarhhhh” provenire dal letto di tuo figlio. Scatti in piedi.

Codice rosso, codice rosso: tuo figlio sguazza in una nauseante poltiglia. Riconosci chiaramente le mezze penne consumate per cena.

Seguono: bagno completo al bambino, cambio di lenzuola e pulizia della stanza. Il piccolo viene portato nel letto col papà intanto che la stanza viene arieggiata.

Sabato mattina: il bambino scotta (di solito lo esclama la nonna di turno). Per cui tenti in qualche modo di infilare da qualche parte il termometro al tuo recalcitrante figliolo per scoprire se puoi somministrare o meno il paracetamolo.

37,8 aspettiamo. 38,02 aspettiamo. 38,7 io lo darei e tu? Seguono consulti sul gruppo mamme di whatsapp.

Quando la febbre sfiora i 40 l’opinione pubblica è concorde: si va di paracetamolo. E qui scatta la fase due: meglio supposta o sciroppo. Segue consulto.

Sabato, pomeriggio inoltrato:  sull’orlo delle lacrime, povera tapina, disdici l’impegno, consapevole che tutti penseranno che hai usato tuo figlio come scusa per l’ennesima volta.

Passi il sabato notte insonne, alternandoti con il tuo compagno al capezzale del bambino per tenerlo monitorato. Gli fai bere qualche cucchiaino di acqua, ma senza esagerare. Il tuo unico desiderio è che tenga giù il riso in bianco che ha mangiato a cena.

Domenica mattina sei uno straccio: non ti reggi in piedi dalla stanchezza, ma per contro il sangue del tuo sangue sembra migliorare a vista d’occhio. Febbre sparita, vie aeree sgombre e un pallido rosa che gli tinge le guance.

A pranzo mangia come un leone, mentre tu non hai nemmeno la forza di sollevare la forchetta. Domenica sera il bambino è miracolosamente guarito.

Tu invece nell’ordine accusi: emicrania, nausea, male alle ossa, brividi seguiti da vampe di calore.

Lunedì mattina, puoi scommetterci, hai la febbre. Chiami tua mamma per chiedere una mano, ma il virus ha colpito anche lei. E pure quella scorza dura di tua suocera.

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2 Comments

  • Martina

    Ciao,
    ho scoperto il tuo blog solo ora attraverso quello di c’era una vodka e volevo farti i complimenti per la tua ironia e leggerezza nel descrivere attimi di quotidiana frenesia nella gestione dei bimbi.

    Continuerò a seguirti.
    Un abbraccio

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