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vita con i bambini

La normalità al tempo del coronavirus

La normalità al tempo del coronavirus non esiste. O meglio, esiste nell’ottica in cui ogni cosa straordinaria (inteso come fuori dall’ordinario) che si protrae e reitera nel tempo diventa in automatico normale.

Per cui sarà normale non vedere più bambini che scorrazzano in giro, che giocano al parco, che passeggiano con le mamme, le tate o le nonne.

Diventa normale vedere le strade deserte, qualche auto sparuta che transita quasi vergognandosi, il silenzio innaturale tranciato di colpo dalle sirene dell’ennesima ambulanza, notte e dì, indifferenti al passare del tempo.

E’ all’ordine del giorno vedere la gente in coda ai supermercati mentre attende il proprio turno per entrare e fare la spesa in fretta (si entra cinque alla volta, guanti e mascherina), mettendo più cibo possibile nel carrello, nell’eventualità che il giorno dopo si blocchi del tutto la circolazione o che le aziende debbano chiudere sul serio, non solo per una decina di giorni.

Così non fa più scalpore vedere passanti con mascherine e guanti, consultare la lista dei necrologi sperando di non incappare in qualche conoscente, facendo i dovuti scongiuri quando le campane del paese suonano a morto.

Tra il notiziario del mattino e quello della sera le ore trascorrono come in una coltre grigia, intervallata dai pasti, dai compiti e dalla paura irrazionale di dover intrattenere ad ogni costo la propria prole, lo spettro della mamma perfetta sempre davanti agli occhi.

Ai tempi del coronavirus è normale vedere immagini di arcobaleni e bandiere italiane appiccicati ai vetri delle finestre, sentire gente che canta e suona affacciata dai balconi e dai davanzali, intervallati dalla conta dei contagiati, dei guariti e dei deceduti.

E’ perfettamente sensato vivere con un nodo d’ansia alla bocca dell’esofago, pregando che non tocchi a noi o ai nostri cari finire in terapia intensiva, allegramente soprannominata l’anticamera dell’inferno.

E di questi tempi è strettamente vietato salvo necessità lavorative o sanitarie uscire dalla propria abitazione, anche solo a far pisciare il cane.

Il che si traduce in parole povere nel passare l’intera giornata tappati in casa con i propri familiari. Ed io credo fermamente che questa sia una delle prove più dure che una famiglia possa affrontare.

Sono sicura che il perché sia facilmente intuibile.

Comunque, tornando alla normalità.

Il mio mondo “normale” è definitivamente crollato lo scorso venerdì quando abbiamo ricevuto la notizia del blocco temporaneo delle aziende. Tutti a casa, dunque.

Il che, devo dire, venerdì è stato fantastico. Sabato e domenica è stato anomalo, specialmente per noi che eravamo abituati a scorrazzare a destra e a manca, fosse anche solo per una breve passeggiata.

Lunedì si è abbattuto addosso a noi come uno tsunami ma al contrario. Ci siamo sentiti molto sovversivi, niente orari per il pranzo o la cena, orologi banditi, smartphone ignorati quasi totalmente, così come computer e tablet.

Abbiamo cucinato assieme, sfornato dolci, preparato lavoretti, letto favole, guardato film in tv, spalmato creme, coccolato bambole, curato peluche…

A fine giornata ero stanca morta!

E così ho realizzato che la sovversione totale di orari e abitudini non fa per me. Quindi da oggi ho saggiamente provato a gestire il tempo in maniera diversa e più costruttiva per tutti.

Ho diviso la giornata in blocchi più o meno definiti. Innanzi tutto sveglia non oltre le 9,00, poi in soggiorno con una delle innumerevoli app gratuite sessione di ginnastica con i bambini, indispensabile per non giungere a fine quarantena con dieci chili in più.

A seguire super colazione dei campioni e qui possiamo variare ogni giorno, basta solo che il caffè scorra a fiumi altrimenti io proprio non carburo.

Dopo la colazione, insieme si riordina: si fanno i letti, le polveri, si passa il Dyson, ci si occupa del gatto e si igienizza il bagno (questa parte, chissà perché, tocca sempre a me).

E poi si passa alla nota dolente: i famigerati compiti. Rispetto a molte mamme, devo ammettere di essere fortunata: Ringhio frequenta l’ultimo anno della materna e la Ninfa è al suo primo anno alla scuola primaria.

Il che si traduce, in parole povere, nel fatto che la didattica a distanza ci ha toccato in modo marginale: niente lezioni via Skype,  niente piattaforme con lezioni virtuali, niente compiti da inviare alle maestre: tutto si fa con il registro elettronico e la mole di lavoro, almeno per ora, è contenuta.

Quindi assegno a Ringhio delle schede pre-scolari e il papà lo aiuta con gli esercizi di logopedia, mentre la Ninfa fa i suoi compiti in modo quasi autonomo. Dico “quasi” perché, a differenza di quanto succedeva prima, mi chiede sempre di sedermi accanto a lei. Così io ne approfitto per leggere e smaltire l’innumerevole pila di libri che accumulo durante l’anno.

Dopo un paio di ore si prepara il pranzo assieme. E’ uno spasso poter mangiare senza guardare l’ora in continuazione, fosse anche una piadina o un’insalatona.

Dopo aver pranzato con la dovuta calma, si rigoverna e fino alle sei ognuno si dedica alle proprie attività. Ed è qui che inizia la nota dolente: essendo a casa, mi sento quasi in dovere di fare qualcosa con i miei bambini, anche se non ne ho voglia.

In questi giorni abbiamo fatto torte e biscotti, disegnato, fatto sculture con la pasta di sale e letto innumerevoli fiabe (questo a turno con mia figlia, per cui alla fine è stata una cosa positiva).

Ho deciso di lavorare proprio su questo punto: visto che non mi piace sentirmi obbligata a fare qualcosa, ho stabilito che dedicherò un paio di ore a fare cose con i figli e che per il resto i bambini si autogestiranno come sono soliti fare.

Per concludere la giornata, cena preparata in comunità, film in famiglia spaparanzati sul divano, coccole e nanna.

Credo che così possa funzionare. Questa serie di abitudini diventeranno lo scheletro della nostra giornata, la nostra nuova routine che ci farà sembrare più normale questi tempi strani e maledetti e ci farà sopportare lo scorrere del tempo con meno ansia, mentre le ambulanze continueranno a sfrecciare su e giù lungo le strade semideserte.

 

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