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L’assassino, il prete e il portiere di Jonas Jonasson

Oggi voglio condividere con voi la recensione del romanzo di Jonas Jonasson, “L’assassino, il prete, il portiere”.

 

Per chi non lo conoscesse, Jonas è un autore svedese che è diventato famoso nella nostra penisola con la pubblicazione del volume “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” da cui poi è stato tratto anche un film.

Non ho mail letto i romanzi precedenti.

Questo l’ho scaricato ancora a Novembre.

La lettura della prima parte non è stata proprio entusiasmante.

Forse perché leggere verso mezzanotte, dopo una lunga contrattazione con i bambini su quale favola raccontare, quale canzone cantare, sul letto di chi sedersi per fermarsi a fare compagnia e via dicendo farebbe calare la palpebra a tutti.

Fatto sta che poi, a un certo punto, credo verso pagina trenta o giù di lì, inspiegabilmente sono stata catturata e in pochi giorni ho terminato il tomo.

Perché sto parlando di questo romanzo? Perché è sicuramente tra i libri da leggere.

La trama è semplice e arguta allo stesso tempo: tre personaggi che più malassortiti non si può (una donna prete protestante che non crede in Dio, un giovane portiere di uno sfigato hotel di quarta categoria e un assassino che ha appena finito di scontare la sua pena) si incontrano per caso.

Complice la disperazione e la necessità di sopravvivenza, decidono di mettersi in società. Sfruttando ognuno i propri talenti, creano un business rivolto a tutti coloro che hanno dei conti in sospeso con qualcuno. Dietro laute ricompense, l’assassino si impegna a picchiare su commissione.

Gli affari vanno a gonfie vele, fino a quando, dopo una sconclusionata chiacchierata con il prete, l’assassino decide di intraprendere la retta via e di non picchiare più.

I suoi due soci si ritrovano così appiedati e con alcuni incarichi pagati che rimarranno però non onorati.

Per non rischiare di incorrere nelle ire della loro poco raccomandabile clientela, il portiere e il prete (che nel frattempo si sono innamorati) decidono di scappare con il malloppo compresa la parte del loro socio, scaricando quindi l’assassino dalle vene filantrope.

Da qui in poi la parola d’ordine del romanzo è: adattarsi alla situazione e reinventarsi.

Dopo mille peripezie, mille situazioni improbabili e tragicomiche che a volte rasentano il surreale, la storia si conclude con un bel lieto fine.

“L’assassino, il prete, il portiere” è un libro fuori dagli schemi, politicamente scorretto, dai risvolti imprevedibili.

La dubbia moralità dei protagonisti unita alla vicenda quasi surreale cattura il lettore in un sali-scendi di emozioni e lo porta verso un finale per niente scontato.

Io vi consiglio di leggerlo perché la trama è leggera, vi strappa sicuramente almeno una sana risata.

E’ un romanzo particolare, sia per la scelta dei protagonisti sia per la vicenda davvero immorale che viene narrata.

Per lo meno, io non avevo ancora letto niente di simile.

Provare per credere.

Poi aspetto le vostre opinioni.

 

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