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vita con i bambini

Le mamme ai tempi del Coronavirus

È ormai all’ordine del giorno sentire parlare del Coronavirus.

Se cercate consigli su come prepare l’Amuchina in casa o su come utilizzare in modo corretto una mascherina con dispositivo FFP3 siete capitati nel posto sbagliato.

Me ne sono stata in disparte, in questi giorni, troppo spaesata per tentare di scrivere in modo coerente più di qualche frase.

Ho preferito osservare dal mio angolino la situazione, sapendo già in partenza che cercare ci controllare qualcosa era inutile quanto lottare con i mulini a vento.

L’effetto Coronavirus sulla nostra vita quotidiana è stato qualcosa di prevedibile e allo stesso tempo inaspettato.

Prevedibile perché come purtroppo accade in queste situazioni l’uso strumentalizzato delle informazioni ha scatenato un panico di massa che solo ora sembra stia lentamente rientrando.

Inaspettato perché quando succedono queste cose una parte della nostra mente nega l’evidenza, quasi come se fatti di una certa gravità succedano sempre agli altri e mai a noi.

Gente barricata in casa, assalti ai supermercati, lotte all’ultimo sangue per una boccetta di Amuchina… Vi assicuro, sembrava di vivere all’interno di un film di fantascienza! L’anticamera dell’Apocalisse.

Penso che, per noi mamme, la mazzata finale sia stata data dalla chiusura delle scuole.

Chè, se potevamo rassegnarci a convincere i pargoli a mangiare un piatto di penne lisce anziché di spaghetti, se potevamo passare sopra la chiusura dei bar dopo le 18 e pazienza per l’aperitivo programmato 5 mesi prima con le amiche, le scuole con i battenti chiusi sono state come uno schiaffo in faccia a mano aperta.

Come hanno affrontato le mamme questa gravissima emergenza?

Per le mamme casalinghe, il problema principale non è stato dove mettere i bambini mentre vado al lavoro, ma come fare ad intrattenerli.

le più organizzate hanno preparato una scaletta suddivisa per orari e giorni: lunedì 9-11 facciamo la casetta con le scatole di cartone, 11-12 pasta di sale, 12-13 pranzo, 13-15 bambole o macchinine, 15-17 canti e balli, 17-18 tv, 18-19 prepariamo la cena, 19 amor mio che sei tornato dal lavoro i figli li hai voluti anche tu per cui goditeli io corro un attimo in bagno.

Quelle che lavorano, se sono state fortunate, hanno provato l’ebbrezza dello smart-working, ossia la possibilità di lavorare tranquillamente da casa.

E se sulle prime hanno esclamato: “Bello, via i tacchi e sto in pigiama e pantofole!”  dopo solo due ore hanno dovuto ricredersi.

Una mia amica, povera, si è chiusa in cantina per poter fare una videoconferenza, mentre in soggiorno i suoi tre bambini si lanciavano cuscini come se non ci fosse un domani.

Parliamoci chiaro, chi ha avuto quest’idea non si è mai trovato a dover lavorare nella stessa stanza con dei bambini o degli adolescenti!

E poi ci sono le altre mamme, quelle che non hanno nemmeno sentito parlare di lavorare da casa, costrette a recarsi sul luogo di lavoro come ogni santo giorno. Con la sottile differenza di non sapere a chi lasciare i bambini.

Le più fortunate hanno potuto contare sull’aiuto dei nonni, altre hanno arruolato eserciti di baby sitter pagate a peso d’oro, altre ancora si sono associate con altre mamme per fare a turno a guardare gruppi di bambini…

Insomma, come sempre anche se con grande fatica le mamme hanno dimostrato che, anche di fronte alle calamità naturali, niente ci può abbattere.

I signori uomini? Stanno ancora piangendo per la chiusura degli stadi e la situazione della Moto GP.

E guai a loro se tirano fuori l’argomento della selezione naturale!

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