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vita con i bambini

Lentezza e vitalità: nuovo ritmo, nuova vita

Da qualche tempo, dopo le giornate piovose, sono tornate le chiocciole.

Con i loro gusci solo all’apparenza simili, il loro incedere lento e strascicato, la striscia argentea che si lasciano dietro, quasi un piccolo tesoro con cui chiedere scusa al mondo per il loro perenne ritardo.

Oramai i miei figli ed io abbiamo i nostri punti segreti in cui andare a salutare le lumachine la mattina, quando usciamo per andare a scuola.

Il primo è proprio di fronte a casa: un muretto al di là del quale si estende un prato lasciato un po’ a se stesso.

“Guarda, eccole lì!” – Il grido argentino di Ringhio risveglia gli uccellini che se ne volano via, stizziti.

La Ninfa si precipita a guardare, preceduta dal clangore metallico della borraccia che sbatte contro il porta merende.

Io sono l’ultima ad arrivare. Guardiamo il trio bavoso impegnato nella scalata del muretto, poi ci dirigiamo verso la scuola.

Nel vialetto della materna ci imbattiamo nel secondo gruppetto di lumache. Stavolta non ci limitiamo ad osservarle, ma le solleviamo con gentilezza e le deponiamo ai piedi dei cespugli.

In questo modo non rischieranno di finire schiacciate sotto i piedi frettolosi dei bambini che tra poco invaderanno il cortile.

Depongo la chiocciola più piccola e a fior di labbra la ringrazio.

In auto, mentre mi dirigo al lavoro, rifletto su quanto sia cambiata la mia vita dall’inizio di settembre.

Un osservatore esterno molto probabilmente non si accorgerebbe di niente: in fondo svolgo le stesse attività di prima.

Invece è tutto diverso. Le lumache mi hanno insegnato il valore della lentezza.

Essere lenti non significa essere pigri, ma prendersi il proprio tempo per fare le proprie cose.

La giornata ha sempre ventiquattro ore, sono io ad affrontarle in modo diverso, con un ritmo che mi consente di respirare.

Settembre è stato devastante per me, mi sono fatta prendere dalla frenesia, dalla mania di perfezionismo, dal bisogno insano di avere il controllo su tutto e su tutti, perché altrimenti chissà cosa succedeva.

Alla fine ne ho pagato lo scotto: problemi di concentrazione, sbalzi d’umore, calo dell’autostima, insonnia e pure – per la prima volta in tutta la mia vita!- un herpes labiale che mi è guarito solo due giorni fa, dovuto allo stress e al calo delle difese immunitarie.

Ho deciso di smettere per quanto possibile di essere una mamma multitasking, ho cercato di rallentare ma soprattutto di cambiare il mio modo di pormi di fronte alle cose.

Si affronta tutto con calma, ponendosi dei limiti, quel che si riesce si fa il resto si rimanda.

Volete sapere qual è stato il risultato? Che riusciamo sempre a fare tutto, ma quando arriviamo alla fine siamo sereni anziché arrabbiati col mondo.

Non mi sembra più di correre come su un tapis ruolant, ora corro sì ma per sport.

Ci sono ancora alcune cose da migliorare, ma sento che ce la posso fare.

Ritmo nuovo, vita nuova. Ora devo aiutare mia figlia ad affrontare la nuova avventura scolastica.

Sarà dura, visto che detesta andarci. La motivazione? Fanno le stesse cose della scuola dell’infanzia, solo che non possono giocare.

Spero che la situazione cambi quando inizieranno ad imparare a scrivere, altrimenti la vedo davvero dura.

Voi come fate a non farvi travolgere dai ritmi ultra veloci della vita moderna?

 

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One Comment

  • Gufo a molla

    Che poi a fare le cose troppo velocemente o comunque a fare troppe cose, poi veramente non si apprezza niente. Anche le cose belle, inutile farne troppe, se poi deve essere tutto di corsa.

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