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vita con i bambini

Mamma multitasking? No, grazie!

L’altra sera stavo cercando delle immagini di colore verde per ultimare un collage con i mie pupi.

Mi è capitato tra le mani un vecchio numero di “Grazia” con un interessante articolo dal titolo “7 motivi per smettere di essere multitasking”.

Per noi donne, soprattutto se mamme ma non solo, essere multitasking non è solo una questione di scelta, ma di necessità.

Credo che ascoltare nostro figlio recitare la poesia che sta imparando a memoria mentre sbattiamo le uova per la frittata con il sottofondo del marito brontolone che chiede dove siano finite le sue pantofole non siano abilità fuori dal comune.

Sulla stessa riga, non penso che ritirare gli abiti dalla lavanderia mentre si fissa un appuntamento al telefono con il commercialista tenendo per mano un recalcitrante bambino di tre anni siano cose da wonder-woman.

Vabbè, dai, forse un pochino sì…

Il senso dell’articolo è che fare troppe cose contemporaneamente può implicare il fatto che in realtà si finisce per farle male, che a lungo andare questo può essere deleterio per la nostra salute e che a conti fatti essere multitasking non sia poi così conveniente come ci vogliono far credere.

Beh, è bello che anche una nutrita schiera di esperti sia arrivata alla stessa conclusione a cui noi donne eravamo già giunte da un pezzo: il multitasking causa stress e ci fa vivere male.

Come ho detto sopra, però, a volte fare più cose contemporaneamente è una necessità e finché si tratta di compiti marginali credo che di problemi non ce ne siano molti.

Differente invece se parliamo di faccende più complicate, dove è richiesto un livello di attenzione più alto. In questo caso allora sono d’accordo, perché il rischio di commettere degli errori e di non accorgersene nemmeno cresce in modo esponenziale.

La società ha tessuto il mito della donna multitasking per tanto tempo che alla fine sotto sotto esserlo è diventato un vanto. Basta pensare per esempio al film “Ma come fa a fare tutto?”.

Anche io sotto certi aspetti ne sono compiaciuta. Ma, come ho sempre detto, saper fare qualcosa non è sinonimo di volerlo fare.

Per me, come per la stragrande maggioranza delle persone, svolgere diversi compiti contemporaneamente è questione di sopravvivenza, per rimanere al passo con i ritmi troppo serrati che la vita ci impone.

Beh, sapete una cosa? Mi sono stufata di correre avanti e indietro e arrivare a fine giornata con l’impressione di non avere fatto nulla di valore per me.

Durante questa pausa estiva e dopo una chiacchierata con Michela del blog “La bella tartaruga” (se non sai di chi parlo puoi leggere la sua intervista in questo mio vecchio post), ho deciso che è giunto il momento di dire “Basta!” e di fare del mio meglio per riappropriarmi delle mie giornate.

Multitasking? No, grazie!

Ecco perché sto tentando, per quanto possibile, di rivoluzionare le mie giornate. Voglio smettere di sentirmi come se stessi perennemente correndo su un tapis-roulant e arrivare a fine giornata completamente esausta e con la brutta sensazione di non aver fatto niente che valesse davvero la pena fare.

Voglio rallentare, concedermi il lusso di avere un’ora al giorno tutta per me, dedicare del tempo di valore alla mia famiglia, pensare a fine giornata che non ho solo corso inutilmente.

Per farlo ho bisogno di cambiare -in parte- la mia impostazione mentale quindi una delle cose che voglio evitare di fare è proprio essere in modalità multitasking ventiquattr’ore su ventiquattro.

Se andare col pilota automatico può rivelarsi utile quando c’è da svolgere compiti noiosi e ripetitivi, voglio essere io a “guidare” durante il resto della giornata.

Tradotto in parole povere, questo significa anche decidere quali impegni affrontare, quali delegare e come impiegare il tempo del cazzeggio (come lo chiamiamo in famiglia).

Se mi seguite su Facebook o su Instagram, avrete notato che i post che pubblico sono calati; questo proprio perché quando apro un social non so davvero quando ne esco, anche se generalmente ci sto nei ritagli di tempo (per esempio mentre sono in coda alla posta o quando mi rifugio in bagno).

In ogni caso quei ritagli li potrei utilizzare per far “prendere aria” alla mente, lasciare che i pensieri vaghino senza una meta particolare.

Vorrei concedermi la possibilità di rilassarmi senza che la mia testa si arrovelli in continuazione sul fare tutto per forza.

Il percorso è lungo e difficile, perché significa creare nuove abitudini e nuovi schemi mentali, con il rischio di fallire miseramente.

Ma non posso andare avanti a sentirmi come se stessi sprecando il tempo, che è la risorsa più preziosa che abbiamo.

Ho trovato questa massima che voglio condividere con voi:

Se non ora, quando?

Se non io, chi?

Se non qui, dove?

E voi, avete mai pensato di modificare una vostra abitudine che non vi piace per niente?

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Immagine tratta dal sito acolore.com

 

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2 Comments

  • L'angolo di me stessa

    Bè intanto se il marito è a casa, LUI ascolta la poesia, mentre io sbatto le uova! Questo punto dovrebbe essere fondamentale, perché siamo diventate così multitasking e quindi stressate perché i hanno fatto credere che dobbiamo fare tutto noi, che è il nostro ruolo. Un po’ ce l’hanno fatto credere e un po’ è la voglia di controllo assoluto, che è una peculiarità tutta delle mamme italiane! Delegare è la parola d’ordine per trovarsi degli spazi che non siano fare la lavatrice o la cena, ma bere il caffè con le amiche, uscire con il marito o andare a fare una corsa. Purtroppo è un grande difetto tutto italiano questo!
    Io ho deciso che devo fare un po’ meno il “satellite” che ruota intorno soprattutto a mio marito e al suo lavoro. Siccome lui c’è molto poco, spesso parte anche per mesi, cerco sempre di includerlo in tutto, ma questo significa sapere le cose all’ultimo secondo, aspettare lui per fare qualcosa insieme, non potermi organizzare al meglio. Ho deciso che così non va bene, mi stressa troppo.

    • Priscilla

      Ciao, sicuramente io sono una maniaca del controllo (sto sforzandomi di non esserlo troppo), ma non perché il mio compagno sia assente. A volte è un’esigenza dei bambini quella di affidarsi di più alla mamma, nel mio caso alcune cose preferiscono farle con me altre con il papà.
      Delegare è sicuramente necessario almeno nel mio caso perché sono assente dieci ore al giorno e non ho il dono dell’ubiquità quindi se non avessi qualcuno ad aiutarmi impazzirei davvero.
      Detto questo sono stata abituata quando ci sono a darmi da fare, probabilmente troppo, e così rischio di sovraccaricarmi. Il discorso è che non perché siamo presenti in automatico dobbiamo gestire tutto noi.

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