MAMMA, PERCHE’ LAVORI?

Lunedì e martedì i miei bambini sono stati a casa  perché la materna era chiusa per il Carnevale.

Ieri sera, come facciamo sempre la domenica, ho fatto preparare loro gli zainetti.

Mentre infilava la salviettina nel suo zaino, la Ninfa mi spara a bruciapelo:

"Mamma, ma perché tu lavori?"

Ecco, i bambini tirano fuori queste domande esistenziali sempre nei momenti meno opportuni, tipo quando hai sul fornello la cena che cuoce, alla stesso tempo stai tentando di seguire il discorso del tuo compagno e organizzando mentalmente la giornata che verrà.

"Mamma, perché devi andare a lavorare?"  La Ninfa non demorde.

Se sei una mamma lavoratrice, prima o poi ti aspetti che i tuoi figli ti chiedano perché lavori.

E' una domanda inevitabile, sicura come la morte.

Proprio per questo mi ero già preparata una spiegazione a prova di bimbo.

Non voglio scendere in discorsi morali e filosofici o affrontare l'argomento in modo complicato.

Per ora non ha bisogno di sapere che nella società in cui viviamo avere un lavoro è quasi un lusso, non ha bisogno di sapere che in caso il papà perda il lavoro c'è sempre la mamma che può portare a casa lo stipendio.

Non è necessario che le dica quanto ho studiato per ritrovarmi poi a fare un lavoro che non è quello dei miei sogni, quanto mi costa adattarmi e quanto mi piange il cuore all'idea di perdermi tanti bei momenti con loro che so che non torneranno più.

Non è ancora il momento per tirare fuori motivazioni femministe, ma non voglio neppure che pensino che le donne devono necessariamente stare a casa a fare la calzetta.

Lavorare o no a volte è una libera scelta. Ma per essere tale uno deve avere le armi per poter decidere in base alla propria situazione.

Per cui prendo fiato e tento di spiegarle perché la sua mamma va a lavorare.

Come spiegare ai bambini perché la mamma lavora

Non so se ci sia un metodo universale per spiegare ai bambini perché la mamma lavora (che poi, fateci caso, raramente chiedono perché il papà lavora, sempre la mamma, eh!).

Io alla Ninfa che ha cinque anni l'ho spiegato in questo modo.

Ovviamente queste sono le mie personalissime ragioni.

"Amore, lo sai che vi voglio tantissimo bene, sia a te che a tuo fratello?

Proprio perché vi voglio bene desidero che voi abbiate la possibilità di fare tante belle esperienze che vi fanno imparare cose nuove e diventare persone interessanti.

E voglio farle anche io queste belle esperienze, assieme a voi e al papà.

Ecco perché la mamma e il papà vanno a lavorare: per guadagnare i soldi che ci servono per mangiare, per comperare i vestiti, per pagare l'asilo e per fare quello che ci piace.

Nel mondo dove viviamo se non hai i soldi tante cose non le puoi fare: non possiamo andare al mare in estate o viaggiare e visitare posti nuovi, non possiamo comperare i libri che ti piacciono tanto e a volte non possiamo neppure prendere i vestiti.

E per avere i soldi che ci danno la possibilità di fare tante cose belle e interessanti bisogna lavorare.

Se lavori sei indipendente e significa che puoi decidere come usare i tuoi soldi, senza chiedere niente alla mamma o al papà o ad altre persone.

Ci sono persone fortunate che di lavoro fanno qualcosa che piace loro e ci sono persone meno fortunate a cui andare a lavorare non piace molto ma lo fanno per necessità.

Anche tu e Ringhio, quando sarete grandi, se sarete fortunati potrete fare il lavoro che vi piace.

Cosa ti piacerebbe fare?"

"Quella che vende i gelati" risponde mia figlia prontamente.

Beh, viva l'ambizione! L'importante è la felicità, ovviamente, ma mi aspettavo qualcosa di meglio.

"Tesoro, tu lo sai che puoi diventare quello che vuoi, vero?

Puoi fare qualsiasi tipo di lavoro."

"Anche Ringhio può fare qualsiasi tipo di lavoro?"

"Sì, certo, anche lui può fare quello che gli piace"

"Proprio tutto tutto? Anche la mamma?"

"Oddio, amore, si brucia la pappa!"

A volte una ritirata strategica è meglio che imbarcarsi in un discorso complicato.

Ogni cosa a suo tempo. Io non sono ancora pronta per questo.

E voi avete spiegato ai vostri figli perché lavorate o perché non lavorate?

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9 pensieri su “MAMMA, PERCHE’ LAVORI?

  1. L'angolo di me stessa

    I miei figli sono l'eccezione che conferma la regola: hanno chiesto eccome perché papà lavora e, soprattutto, perché sta via tanto tempo. Io ho spiegato che ovviamente servono i soldi per vivere, ma gli ho anche detto che al loro papà piace il suo lavoro. Gliel'ho voluto sottolineare visto il lavoro di m...volevo dire il lavoro complicato del padre, che sta via anche per lunghi periodi, e anche perché sono fermamente convinta che nella vita bisogna fare quello che ti piace, anche vendere gelati (ovvio subordinato al fatto che "s'ha da campà!").
    Non hanno mai chiesto invece perché io non lavoro (me lo aspetto, visto che in Italia sono moltissime le mamme lavoratrici, almeno per l'ambiente che ci circonda, rispetto invece alla Francia dove invece eravamo contornati da famiglie expat con mamme non lavoratrici), quando lo faranno la mia risposta sarà veloce ed esaustiva: per seguire il vostro papà. Tutti gli faranno credere che ho lasciato il lavoro per loro, ma non è vero, la colpa è sempre del famigerato lavoro di m...di mio marito! E voglio che lo sappiano, voglio che sappiano che il mio lavoro è tenere unita questa famiglia anche in capo al mondo se dovessimo andarci e che loro non hanno influenzato le mie scelte.

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    1. Priscilla

      I bambini vogliono sono molto attenti: probabilmente hanno capito che il papà fa un lavoro diverso rispetto agli altri padri e vogliono sapere il perché e il percome.Tuo marito è stato fortunato a trovare un lavoro che gli piaccia. L'unico appunto che mi sento di fare è che mi sembri dispiaciuta di aver dovuto smettere di lavorare per poter dare modo a lui di farlo. in ogni caso trovo giustissima la tua scelta di spiegarlo ai tuoi figli quando ci sarà occasione: tenere unita la famiglia quando un membro della coppia è via per lunghi periodi non deve essere per niente facile. ti ammiro davvero molto per questo.

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      1. L'angolo di me stessa

        No, in realtà non sono dispiaciuta di aver lasciato il lavoro, mi dispiace però che questo sia dato troppo spesso per scontato o che mi si venga a dire "vabbè l'hai scelto tu di sposare un marinaio", come se uno scegliesse la persona in base al lavoro che fa.
        In un mondo dove pare che se non lavori dai un cattivo esempio alla tua prole femminile, mi preme sempre sottolineare che, se io avessi lavorato, molte, se non tutte le nostre esperienze non sarebbe potuto accadere.
        Se ho un unico rimpianto nella vita è quello di aver lasciato lo sport, la mia vera passione, e di questo non posso che incolpare me stessa e la mia impulsività purtroppo...
        E non mi ammirare troppo, per riuscire a fare quello che faccio, devo dire grazie al mio bel carattere di m...solo grazie a quello sono, siamo ancora qua!

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