LA LUNGA STRADA VERSO IL PARCO, OVVERO DI LENTEZZA E DI BAMBINI

Sabato pomeriggio, complice un bellissimo sole primaverile, per la prima volta dopo tanti mesi io e i pupi ce ne siamo andati al parco.

Il parco che abbiamo scelto però non è quello vicino a casa dove di solito bazzichiamo la sera dopo il lavoro.

La nostra meta è un parco più grande e più bello, situato nel paese vicino, a circa venti minuti di camminata.

La foto rappresenta il Ponte Romano di Inzino, uno dei pezzi più belli della passeggiata. E' stata scattata da Zanotti Ivan.

Che con i bambini si dilata in un lasso di tempo indefinito e interminabile.

Quando passeggio con loro ho spesso la sensazione di essere scivolata, non so bene come dove quando e perché, dentro ad un buco spazio-temporale.

Mi dico che questo deve essere simile a quello che ha provato Alice quando è precipitata nella tana del Bianconiglio.

Il tragitto diventa una lunga strada verso il parco, costellata da un milione di cose da vedere e da provare.

Ringhio per il primo tratto di strada ci coinvolge in questo divertentissimo gioco: contiamo le cacche di cane.

Sì, ringraziamo pubblicamente i possessori di canidi che non rispettano la legge e non raccolgono le deiezioni canine, consentendoci così di imparare i numeri e pure il concetto di grande e piccolo.

Ogni volta che Ringhio si imbatte in un "tesoro", si gira soddisfatto verso di me e chiede: "Che cos'è?", una delle poche frasi che pronuncia.

"La pupù di un cane"

"Grande o piccolo?"

"Grande"- mera deduzione calcolare la taglia dell'animale basandosi sulla grandezza delle feci, ma per il discorso del parallelismo ai bimbi questo basta e avanza.

Continuando a camminare sulla lunga strada per il parco, i bimbi vengono attratti dai fiori di tarassaco che punteggiano di giallo le aiole.

Ne raccolgono interi mazzi, di cui mi omaggiano con devozione filiale.

Io non so dove metterli, ringrazio con un sorriso e fingo di infilarli nella borsa.

Ma loro sono già corsi avanti, insaziabili di curiosità, persi dietro al volo di un'ape.

"Mamma, guarda, se la seguiamo troviamo l'alveare e possiamo prendere il miele come fa Winnie the Pooh."

La Ninfa e Ringhio saltellano e piroettano, inebriati e pieni di vita.

Quei pochi passanti che incontriamo lungo la pista ciclo-pedonale guardano la coppia di monelli, qualcuno azzarda perfino un complimento.

Adesso lungo la strada c'è un marciapiede alto due spanne e mezza, irresistibile per qualsiasi bambino.

Ringhio e la Ninfa salgono e iniziano a percorrerlo.

I loro passi titubanti si fanno sempre più spediti man mano che acquistano sicurezza.

"Mamma, sono un'equilibrista!" Urla la pupa, pazza di felicità come solo i bambini di quell'età sanno essere.

Un salto e sono giù, pronti per un nuovo gioco.

"Un, due, tre via!" sbraita Ringhio.

Insieme si lanciano a rotta di collo lungo la ciclabile, improvvisando una gara di velocità.

Poi si arrestano bruscamente vicino alle prime panchine per aspettarmi.

Li raggiungo ma vedo che stanno osservando qualcosa sotto una panchina.

Per un attimo penso alla proverbiale capra.

Invece no: si tratta solo delle operose formiche.

Mi guardo attorno un secondo, quasi certa che di lì a poco salterà fuori anche la cicala.

I pupi non hanno intenzione di ripartire tanto presto: le formiche indaffarate che stanno lavorando sotto la panca per il momento offrono loro uno stimolo forte e catalizzano tutta la loro attenzione.

Dal canto mio, mi siedo sul bordo della panchina e aspetto.

Guardo i miei bambini in religioso silenzio mentre loro seguono i percorsi dei piccoli insetti, rispettando i loro tempi.

Non ho intenzione di far loro fretta, non oggi.

Il sole è piacevolmente caldo, i rumori del traffico sono quasi inesistenti.

Oggi posso permettermi di essere lenta, di godermi ogni istante, di assaporare i raggi del sole, le risate allegre dei miei figli.

Qualcuno mi ha fatto un dono inaspettato, questa giornata è davvero particolare.

I bimbi non hanno ancora litigato, per dire.

Forse non ci arriveremo neppure, al parco, ma che importa?

Sono contenta così, questo mi basta.

Sulla lunga strada per il parco la Ninfa e Ringhio hanno imparato più di quanto potrebbero apprendere in un'intera giornata di scuola: il valore inestimabile e infinito della lentezza.

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4 pensieri su “LA LUNGA STRADA VERSO IL PARCO, OVVERO DI LENTEZZA E DI BAMBINI

  1. Lorenzo

    Leggo che anche te hai qualche problema con i mazzetti di fiori :-). Anche le mie bimbe, grazie alla primavera, sono in piena fase raccolta e mazzetti per tutti quanti. Comunque hai proprio ragione. i bimbi hanno la capacità di trovare in ogni cosa ed in ogni dove una splendida novità.
    Un saluto
    Lorenzo

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    1. Priscilla

      Ahahah Lorenzo! Devo fare scorta di vasi con loro due e se non sono mazzetti sono coroncine. Sembra che i bambini adorino i fiori in modo viscerale.Io rimango sempre affascinata da come i bimbi si rapportano con le cose, della loro capacità di osservare e del loro meravigliarsi sempre e comunque: sono capaci di stare immobili per ore ad osservare le gocce d'acqua sul vetro della finestra quando piove, per dire...

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  2. Diara

    Il tuo post è proprio la dimostrazione che l'importante non è la destinazione ma il viaggio.
    All'inizio facevo fretta a mio figlio per arrivare velocemente al parco dove si sarebbe finalmente divertito. Poi mi sono resa conto dell'assurdità delle cosa. Andiamo al parco per il suo divertimento quindi va bene se si diverte per strada e impieghiamo di più ad arrivare.

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    1. Priscilla

      Esattamente, questo è lo spirito giusto! Anche io le prime volte mi innervosivo perché secondo me stavano solo perdendo tempo. Poi ho capito che era proprio il contrario! Quante cose sanno insegnarci i bambini

      Rispondi

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