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Posso entrare?

Nei film ambientati in America e Inghilterra è consuetudine che le case abbiano due entrate, una principale e una secondaria.

Mi sono sempre chiesta perché e non ho mai trovato una risposta.

Poi sono diventata grande, questo interrogativo è finito nel cassetto delle domande senza risposta , accanto a “Perché esistiamo?”, “ Da dove veniamo?”, “ Perché quando nasce un bambino non ti danno il libretto delle istruzioni?”.

Finché sono andata a vivere con CF nella nostra casa attuale. E ho due entrate.

Continuo a non sapere il perché, ma ora posso dire anch’io “porta principale” e “porta di servizio”.

Avete notato come quando si parli di case si dice entrata anziché uscita come sinonimo di porta?

Le case servono per ripararsi, accogliere, avvolgere e proteggere.

Contengono il nostro amore e solo noi possiamo decidere chi far entrare.

La porta principale è l’ingresso ufficiale, quello più curato, quasi un biglietto da visita.

Orgogliosamente se ne sta tronfia a far da spartiacque, accoglie gli ospiti che vengono in visita.

Ecco l’entrata principale

La porta secondaria è quella utilizzata dai membri della famiglia, quella che si usa per sgattaiolare fuori a fumare una sigaretta o a portare la spazzatura.

Dimessa, se ne sta lì timidamente, quasi lieta di essere ignorata dai più.

Ma nel mio caso, vista la posizione, è anche la via più breve per entrare in casa.

Ed è quella riservata agli amici, quelli veri, quelli che sono entrati nel nostro cuore attraverso la porta principale ma che poi sono diventati di fatto la nostra famiglia.

E questa è la porta della famiglia, l’ingresso secondario

Quelli che non si fermano all’apparenza, al rigore formale, all’estetica.

Quelli che non fanno una piega quando entrano e vedono il cesto della biancheria sporca, i panni stesi o i raccoglitori per la differenziata.

Quelli che conoscono la parte intima del nostro essere e che la sanno accettare, anche con le sue imperfezioni o le sue brutture.

Finalmente ho capito a cosa servono le due porte, quella principale e quella secondaria.

Con questo post partecipo al tema della settimana #porte proposto dagli Aedi digitali.

 

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2 Comments

  • maddalena

    Ma che bello! Hai fatto delle considerazioni acute, piene di osservazione… mi è piaciuto molto. E che la porta di casa si chiami entrata (o ingresso) e non uscita… è così terribilmente vero che avevo bisogno di leggerlo dalle tue parole, per accorgermene (come spesso accade per cose che diamo per scontate). Grazie 🙂

    • Priscilla

      Grazie a te per aver dedicato del tempo prezioso per leggere e commentare. A volte le parole degli altri portano alla luce concetti che ognuno di noi sa ma su cui non ci si sofferma comunemente a pensare.

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