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Rien ne va plus di Antonio Manzini: recensione

In questa stupenda e soleggiata (sì, avete capito bene, ho scritto proprio soleggiata) giornata di fine maggio, per il venerdì del libro io che sono un po’ sadica vi trasporto nella fredda e innevata Aosta.

Oggi parliamo del nono romanzo dedicato al mitico vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna dello sceneggiatore e scrittore Antonio Manzini.

Sapete, lui è uno dei miei autori di gialli preferiti e qui sul blog ho già recensito “La giostra dei criceti” e “Pulvis et umbra”.

In attesa del decimo capitolo, vi presento “Rien ne va plus”, che è stato per molti mesi in testa alle classifiche dei libri più venduti in Italia.

Rien ne va plus di Antonio Manzini: brevi cenni alla trama

Il nono capitolo riprende la vicenda del romanzo precedente, “Fate il vostro gioco”.

Schiavone avverte “a naso” che c’è qualcosa che non quadra nella vicenda dell’omicidio di Romano Favre,  dipendente del casinò di Saint-Vincent.

E il fatto si complica quando un furgone portavalori contenente il ricavato di una serata del Casinò scompare misteriosamente.

Per Rocco la casualità non esiste ed i fatti devono essere per forza collegati, bisogna solo scoprire come.

E sarà grazie al lavoro di tutta la sua squadra al completo, dal dottor Fumagalli a Michela Gambino, al vecchio Casella, a Italo Pierron e ad Antonio Scipioni, con l’aiuto di qualche membro esterno, che i legami verranno alla luce.

Ma non saranno questi le uniche cose ad essere portate allo scoperto: a causa di una soffiata fatta da un assassino, il corpo di Baiocchi -l’uomo che aveva brutalmente assassinato la moglie di Schiavone- sta per essere ritrovato nelle fondamenta di una villetta alle porte di Roma.

Schiavone, alle prese con i suoi fantasmi passati e con non poche preoccupazioni sul futuro, si precipita nella capitale e chiede aiuto ai suo vecchi amici.

Affiancato dall’inseparabile Lupa, attorniato da amicizie vecchie e  nuove, Rocco dovrà combattere una durissima battaglia: quella con la sua coscienza. Ne uscirà vittorioso o sconfitto?

Rien ne va plus di Antonio Manzini: recensione

Come sempre, Antonio Manzini ci regala un romanzo denso di colpi di scena, dalla trama intricata ma verosimile, non scevra di passaggi di critica sociale.

Con il suo linguaggio scarno e diretto, l’autore dipinge scenari cupi che ben si adattano alle vicende narrate.

A differenza dei capitoli precedenti, qui largo spazio viene dato anche ai personaggi che stanno attorno a Schiavone, in primis a Casella, l’introverso innamorato di turno.

La vicenda procede veloce, e non mancano passaggi umoristici a bilanciare il tono tragico della vicenda.

I filoni della narrazione delle vicende personali del protagonista e della nuova avventura si fondo abilmente in un quadro che offre una visione d’insieme più completa sul personaggio di Schiavone: complicato e quasi stanco della vita, eppure con quella scintilla di curiosità che lo spinge ad andare avanti sempre.

Il panorama umano è ben rappresentato dalla galleria dei personaggi, ognuno portavoce di un valore o di un vizio, emblematici dell’intera società.

“Rien ne va plus” è la degna svolta di una saga iniziata nel 2013 che oltre alla trama poliziesca è in grado di offrire qualcosa in più: la convinzione che il mondo non è bianco e nero, che non esiste il buono o il male assoluto.

E ne è ben consapevole il nostro Rocco Schiavone, sempre in bilico tra legalità e illegalità, instabile e imprevedibile.

Il vicequestore si delinea come un personaggio di spicco nel panorama nazionale dedicato al romanzo poliziesco.

Quali sono per voi altri ispettori, commissari, investigatori che hanno fatto la storia?

Come sempre, un ringraziamento a Paola di “Homemademamma” per aver creato il venerdì del libro.

Alla prossima e buona lettura!

SCHEDA TECNICA

Titolo: Rien ne va plus

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio Editore

Anno di pubblicazione: 2019

Pagine: 310

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