vita con i bambini

Spannolinamento e altre cagate

La primavera è arrivata: la natura si risveglia, il clima diventa più mite, le giornate si allungano…

Ma se sei madre di un bambino di due anni primavera per te significa solo una cosa: spannolinamento.

Lo spannolinamento rappresenta l’ultimo ostacolo (o quasi) che vi renderà donne libere, che vi farà vedere la fantomatica luce alla fine dal tunnel, affrancandovi per sempre (o finché non sarete abbastanza vecchie da doverlo utilizzare per voi) dal pannolino.

Come per qualsiasi altra cosa inerente all’universo dei bambini, la pratica dello spannolinamento varia da bambino a bambino: quello che funziona per uno non è detto che funzioni per l’altro (per  cui non stressatevi  a fare inutili paragoni con il figlio della cugina del fratello della cognata del vicino di casa, che lasciano il tempo che trovano).

Nemmeno se si parla di fratelli.

Con la Ninfa è stata una guerra-lampo: in un giorno lei ha imparato ad utilizzare il water. La mattina si è svegliata con il pannolino e la sera è andata a dormire con le mutandine.

Non siamo mai più tornati indietro. Non ha mai fatto una pipì addosso. Per assurdo, le è capitato un paio di volte quest’anno all’asilo, perché non è riuscita ad arrivare in bagno in tempo.

Come ho fatto? Mi piacerebbe attribuirmi il merito, ma non ho proprio fatto niente.

A due anni e mezzo lei in piena autonomia ha deciso che il pannolino non lo voleva più, nemmeno a dormire. Io da vera scettica le ho proposto il vasino, già armata di straccio e spazzolone per raccattare il liquido paglierino dai pavimenti di casa.

La Ninfa ha letteralmente scagliato il vasino sul muro del bagno (fortuna senza beccare lo specchio, altrimenti altro che sette anni di guai) e ha indicato perentoria il wc aggiungendo un “Lì!”. Quindi riduttore, poggiapiedi e via.

Ovviamente Ringhio è di un’altra pasta. Quello che ci si prospetta è una cosa lunga, più sullo stile della Guerra dei Cent’anni.

Quando sente il bisogno di andare in bagno, il monello parte alla carica verso la porta del bagno, urlando “Pipìpipìpipìpipìpipì”.

Scatta la mobilitazione generale: l’adulto più vicino corre ad aprire la porta e aiuta il pupo a calarsi i pantaloni e il pannolino a mutandina. Ringhio sale fiero sulla pedanina, si sporge sulla tazza del water e si concentra tutto. A volte la pipì esce con un getto deciso altre volte invece nonostante gli sforzi  escono solo delle piccole goccioline.

In ogni caso Ringhio gonfia il petto come un tacchino, stira le labbra in un sorriso soddisfatto e indica il fondo del wc tutto orgoglioso.

Saluta la pipì (è ben educato, il nostro ometto), viene sollevato e tira lo sciaquone..

Una volta rivestito, scatta l’applauso di rito che il piccolo accoglie con falsa modestia, come un attore navigato che si gode il suo momento di gloria sul palcoscenico.

Il problema è che il pupo non ha ancora ben chiaro quando deve andare in bagno.

A volte dice “pipì” quando l’ha già fatta, a volte lo dice ma quando arriva in loco non la fa (nonostante i suoi sforzi, perché lo vedi che si impegna pure, diventa perfino rosso, ma non esce nulla), a volte non lo dice e bisogna portarlo in bagno di peso.

La notte il pannolino continua ad essere il suo compagno fedele.

Al di là delle mie esperienze personali, esistono chiari segnali che ci avvertono che i nostri pargoli sono pronti ad essere spannolinati:

  1. secondo alcuni quando un bambino sa salire e scendere le scale in autonomia allora è in grado anche di controllare vescica e sfintere ( nel mio caso, come direbbe Fantozzi e sempre per restare in tema “è una cagata pazzesca”, perché entrambi i pupi facevano le scale da soli a 18 mesi, Ringhio anche prima);
  2. un altro indizio sarebbe dato dal fatto che i bambini pronti hanno già un discreto vocabolario ( e anche qui, permettetemi di dissentire: la Ninfa ha cominciato a parlare tardissimo, più o meno quando è entrata all’asilo, per cui direi trenta mesi abbondanti e sapeva dire bene quindici parole al massimo. Se osserviamo suo fratello, ora come ora sa pronunciare sì e no sette parole);
  3. i bambini pronti sono quelli che vogliono fare le cose da soli e sanno eseguire alcune richieste, come per esempio “vai per favore a prendere la scatola blu in camera”;
  4. sono pronti quando manifestano disagio e insofferenza se non vengono cambiati subito (Ringhio se ha fatto la cacca te lo fa notare e se prontamente non lo pulisci, si toglie il pannolino da solo. Ovviamente provocando danni irreparabili;)
  5. se quando si svegliano la mattina il loro pannolino è asciutto o rimane asciutto per circa due ore di seguito durante il giorno (vi vedo già lì, col vostro cronometro in mano…);
  6. le femmine raggiungono anche questo traguardo prima rispetto ai maschietti (perché, c’è davvero qualcuno che ne dubitava?)

Sicuramente ce ne saranno altri ( potete scriverli nei commenti  se ve ne viene in mente qualcuno).

Ci sono anche tanti trucchetti da utilizzare per rendere questa fase meno traumatica (per i genitori probabilmente, perché se il bimbo è ok non c’è nessun trauma).

Potete allestire un angolo a misura di bambino, mettendo il vasino vicino al water e portando il piccolo con voi ogni volta che dovete andare in bagno.

Ci sono anche dei simpatici vasini a forma di water che vi possono facilitare il compito.

Esiste anche un filone letterario dedicato a non utilizzare più il pannolino per l’espletamento delle proprie funzioni corporali (chi l’avrebbe mai immaginato, prima di diventare genitori, eh?!)

Potete anche usare il meccanismo della ricompensa ( se fai pipì e pupù nel posto giusto, allora ti do in premio una caramella o un biscottino – sì, proprio come facciamo con Fido, ma occhio a non confondere i biscottini!-).

Ma come sempre, amiche mie, ricordatevi che sono necessarie calma e pazienza.

E stracci e spazzolone.

 

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