Io adoro il caffè, sono una dipendente da caffeina, tanto che la mia ginecologa mi aveva dato una particolare dispensa per consumarlo in gravidanza.

Mi piace un sacco fare la pausa caffè.

Ma, chiariamoci, c'è pausa caffè e pausa caffè.

Generalmente con questo termine si intende una breve sospensione dalle attività che si stanno svolgendo in quel momento per bere una tazzina di caffè, magari in piedi al bancone del bar o appoggiati al distributore automatico al lavoro.

Quello che io intendo per pausa caffè -non che disdegni quella di cui sopra- è però un'altra cosa.

Ossia: una merenda di tempo variabile seduta in un posto confortevole sorseggiando questa o altro genere di bevanda con un mucchio di leccornie intanto che chiacchiero piacevolmente con le mia amiche.

Una fika, insomma. No, non fate quella faccia stupita, non è una parolaccia.

E' semplicemente quello che ho spiegato sopra utilizzando un unico termine della lingua svedese.

Quando si dice avere il dono della sintesi, eh?!

Comunque, la fika non è l'unica cosa che mi piace della Svezia.

Sì, c'è anche l'Ikea, non potrei vivere senza, tengo il catalogo sul comodino a mò di Bibbia.

Ma esistono anche altre cose che mi piacciono di questa nazione del Nord Europa.

Per esempio, adoro i kanelbullar, quelle spirali dolci fatte con la cannella.

La prima volta che le ho assaggiate ero in Germania, ospite di una famiglia metà francese e metà tedesca che li ha preparati in casa.

E' stato uno spettacolo. Le mie papille gustative hanno fatto la Ola e il mio stomaco è andato in visibilio.

E niente, ovviamente poi mi sono fatta dare la ricetta.

Del resto, una che come me ha un amore sviscerato per le spezie poteva rimanere impassibile di fronte a cotanta dolcezza?

La ricetta dei kanelbullar mi ha accompagnato negli anni ed è diventata una di famiglia, una ricetta di quelle da tramandare di generazione in generazione.

Poi a casa nostra è arrivato il Bimby e quindi ho deciso di adattarla per utilizzare questo elettrodomestico.

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Kanelbullar versione tradizionale e con cacao amaro

Kanelbullar o cinnamon rolls: la ricetta con il Bimby

I kanelbullar sono talmente buoni da essere stati esportati in tutto il mondo.

Hanno riscosso un successo enorme soprattutto negli Stati Uniti, dove sono conosciuti con il nome di cinnamon rolls.

Il popolo americano, però, ha nel tempo modificato la ricetta originale svedese, creando un dolce che, benché buono, perde alcuni tratti distintivi tipici del kanelbulle originale.

Quella che vi propongo è una delle versioni classiche che vengono cucinate in Svezia.

Non si può dire che sia la ricetta vera e tradizionale.

Il kanelbulle infatti è un piatto così tipico e diffuso che ogni famiglia ha la sua ricetta e tutti sono pronti a spergiurare che sia quella originale, un po' come accade qui da noi con la ricetta del tiramisù.

Come preparare i kanelbullar, dolcetti svedesi alla cannella

Per preparare i kanelbullar non servono ingredienti strani o di difficile reperibilità.

Potete comodamente acquistare ciò che vi serve in un comunissimo supermercato.

Ecco qui la lista.

Per l'impasto:

  • 300 grammi di farina 00
  • 300 grammi di farina di manitoba
  • un cubetto di lievito di birra fresco o una bustina di lievito di birra secco
  • 50 grammi di zucchero
  • 120 grammi di acqua a temperatura ambiente
  • 120 grammi di latte a temperatura ambiente
  • 80 grammi di burro
  • 1 uovo grande
  • 7 grammi di cardamomo
  • un cucchiaino di sale

Per il ripieno:

  • 100 grammi di zucchero di canna
  • 30 grammi di burro
  • 20 grammi di cannella

Per la glassa:

  • 200 grammi di zucchero a velo
  • acqua a temperatura ambiente

Come potete vedere, non è una lista lunga né difficile.

Una volta pronti gli ingredienti, potete iniziare.

Come preparare i Kanelbullar o dolcetti alla cannella svedesi: la mia ricetta con il Bimby TM5

Il Bimby è un elettrodomestico versatile che può essere utile in cucina anche per la preparazione di dolci di cui si ha solo la ricetta tradizionale.

Ho preferito adattare la ricetta che avevo in mano piuttosto che cercarne una già pubblicata perché sono sicura del risultato strabiliante e dell'effetto "wow!" che provoca in chi poi assaggia le mie spirali alla cannella.

Se volete quella tradizionale senza Bimby, saltate questa parte e andate a quella successiva.

Per prima cosa setacciate la farina 00 e quella di manitoba in un'unica terrina.

Alle farine aggiungete il sale e il cardamomo in polvere.

Se avete i semi, potete sbriciolarli con il Bimby: 10 secondi vel.10 ripetete il passaggio più volte.

Mettete nel boccale il burro e fatelo sciogliere a 37° vel 1 per due minuti.

Una volta che è sciolto, unite il latte e il cubetto di lievito sbriciolato (se avete scelto quello secco, ricordatevi di aggiungere un cucchiaino di zucchero come indicato sulla confezione).

Impostate di nuovo 37° gradi, velocità uno, due minuti.

Quando anche il lievito sarà sciolto, unite l'uovo e l'acqua a temperatura ambiente.

Mischiate un altro minuto a vel.1.

Ora è il momento di unire tutti gli ingredienti secchi: versate nel boccale del Bimby la miscela di farine, sale e cardamomo, chiudete con il coperchio e il misurino e impastate in modalità spiga per 3 minuti.

L'impasto sarà pronto quando, toccandolo, non vi rimarrà attaccato alle mani.

Mettetelo in una boule imburrata, ricopritelo con la pellicola trasparente e fatelo lievitare per almeno 45 minuti ad una temperatura di 25° (in inverno piazzo la boule vicino al calorifero, in estate nel forno che preriscaldo per qualche minuto; in alternativa va bene il forno con la luce accesa se però non parte la ventola come nel mio caso).

Trascorso il tempo indicato, riprendete l'impasto che avrà raddoppiato il suo volume e lavoratelo su una spianatoia leggermente infarinata.

Appiattitelo con un mattarello formando approssimativamente un rettangolo di circa 50x30 cm.

Preparate ora il ripieno dei kanelbullar, mischiando lo zucchero di canna e la cannella.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e spennellatelo su tutta la superficie del rettangolo.

Cospargetela con 3/4 di cannella e zucchero e procedete ad arrotolarla su se stessa partendo dal lato più lungo.

Otterrete un lungo cilindro da cui ricaverete le nostre girelle alla cannella in questo modo: con un coltello tagliate il cilindro a metà, poi prendete una delle metà e tagliatela di nuovo a metà e così via.

Io ho tenuto come spessore la misura di un dito, perché le spirali poi crescono ancora.

Disponete i pezzi così ottenuti (a me ne sono risultati sedici) su una teglia ricoperta di carta da forno precedentemente bagnata e strizzata.

Mi raccomando, cercate di distanziarli o durante la cottura si appiccicheranno tutti.

Sotto ogni girella mettete un po' di zucchero e cannella e anche sopra.

Coprite la leccarda con uno strato di pellicola e mettete i kannelbullar a riposare di nuovo per quarantacinque minuti.

Preriscaldate il forno a 180° in modalità statica e fate cuocere i nostri dolcetti svedesi alla cannella per una mezz'oretta.

Sfornateli e fateli raffreddare.

Una volta freddi, ecco l'ultimo passaggio: la glassatura.

In una ciotola mettete lo zucchero a velo e un filo di acqua a temperatura ambiente.

Mischiate con una forchetta fino ad ottenere un impasto vischioso e biancastro.

Se fosse troppo compatto, aggiungete ancora un filo di acqua, ma sempre poca alla volta.

Ora che la glassa è pronta cospargete le girelle alla cannella e lasciate che si asciughi prima di servirli.

Kanelbullar o cinnamon rolls: la ricetta senza Bimby

Se non avete il Bimby o semplicemente non avete voglia di usarlo (a me a volte capita) potete preparare i kanelbullar come si faceva una volta, cioè impastando a mano.

Il procedimento per fare le girelle alla cannella senza Bimby è semplice.

Si parte sempre setacciando le farine a cui vanno uniti il sale e il cardamomo.

Se il cardamomo è in semi potete utilizzare un mortaio per sbriciolarli.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e, una volta tiepido, unitelo al latte a temperatura ambiente e mischiate con un cucchiaio.

Aggiungete il lievito sbriciolato oppure il lievito secco (in questo caso ricordatevi di aggiungere un cucchiaino di zucchero).

Mischiate bene per farlo sciogliere e unite l'uovo e l'acqua a temperatura ambiente.

Mischiate ancora in modo che gli ingredienti si amalgamino tra di loro.

Quando gli ingredienti liquidi saranno ben miscelati, aggiungete il mix di farine, sale e cardamomo, poco alla volta.

Mischiate con un cucchiaio dopodiché trasferite l'impasto su una spianatoia cosparsa di farina e lavoratelo a mano fino ad ottenere un composto liscio che non si appiccica alle dita.

Da qui in poi seguite i passaggi che vi ho spiegato sopra.

Kanelbullar o cinnamon rolls: varianti

Questa è la versione classica del tipico dolce svedese, ma, come accennavo prima, ne esistono molte varianti.

Si può infatti arricchire l'impasto con delle gocce di cioccolato o con del cacao amaro in polvere (come abbiamo fatto noi per una parte dell'impasto), potete aggiungere al ripieno frutta secca tritata (come abbiamo fatto noi) oppure dell'uvetta passa fatta rinvenire in acqua o rum.

Per quanto riguarda la glassa, invece di usare una glassa all'acqua, potete cospargere i kanelbullar con granella di zucchero e mandorla, o preparare una glassa con uovo e panna.

Le varianti sono davvero infinite, dipende da quanto siete golosi.

Una cosa però deve essere sempre presente: l'uso delle spezie.

Nella ricetta americana il cardamomo non viene utilizzato ma la cannella non deve mancare, come dice il nome del dolce stesso.

Kanelbullar o cinnamon rolls: conservazione

Nel caso avanzassero (a me non è mai capitato), le spirali alla cannella  possono essere congelate per tre mesi al massimo.

Per mangiarle, basterà scongelarle a temperatura ambiente e farle scaldare per pochi minuti in un forno preriscaldato o nel microonde.

Capisco che, se non avete invitato degli amici per condividere i kanelbullar, contravvenendo alla fika, mangiare in un giorno una quindicina di dolci svedesi alla cannella sia fuori discussione.

In tal caso, non lasciateli all'aria perché si seccano in men che non si dica.

Riponeteli in un contenitore ermetico o in una scatola di latta per uno o due giorni al massimo.

Kanelbullar o cinnamon rolls: curiosità

Il quattro ottobre è la festa nazionale dei kanelbullar, i dolci alla cannella svedesi.

In questa giornata non si commemorano solo i dolci in sé, ma anche lo spirito della fika, che si può dire sia una filosofia di vita.

Per noi italiani comprendere quest'aspetto così importante del popolo svedese non è sempre facile.

Ma, per fare un paragone un po' azzardato, la fika richiama il concetto quasi sacrale che ha per noi il pranzo domenicale in famiglia unito a quello dell'ospitalità tipica del sud Italia.

Assieme alla filosofia hygge è uno dei valori che tento di trasmettere ai miei figli.

Che senso ha infatti circondarsi di cose belle e buone se poi non le condividi con le persone a te più care?

I kanelbullar rappresentano quindi la voglia di stare assieme assaporando le cose belle della vita non solo attraverso la bocca e lo stomaco.

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Ultimamente i miei bambini hanno riscoperto i film.

Non quelli d'animazione, intendiamoci, ma i film veri e propri.

A quelli che hanno come protagonisti i dinosauri (e dico tutti ma proprio tutti), a quelli dedicati al maghetto più famoso di tutti i tempi o alla serie fantasy basata sui romanzi di Tolkien, ora si sono aggiunti quelli dedicati agli animali.

Ho pensato allora di condividere con voi una lista dei miei 5 film preferiti sugli animali da guardare con i bambini.

5 film indimenticabili sugli animali adatti ai bambini

La mia personale lista di film imperdibili da far vedere ai bambini comprende pellicole d'altri tempi, ma sempre attuali e universali.

L'incredibile avventura

Questo film è stato girato nel 1963 dalla Walt Disney che negli anni Novanta ne ha fatto anche un remake intitolato "In fuga a quattro zampe".

Ho apprezzato entrambi ma, per ragioni sentimentali, la mia preferenza va all'originale.

Trama

La vicenda si svolge nell'Ontario, in Canada.

La famiglia Hunter è composta da padre, madre, due figli, due cani e un gatto.

Un giorno il padre riceve un incarico temporaneo in Inghilterra, presso una famosa università e la parte umana della famiglia è costretta a trasferirsi, seppur per un breve periodo.

Gli Hunter lasciano i loro amati animali, il giovane Labrador retriever Luath, l'anziano Bull Terrier Bodger e il gatto siamese Tao a John, un loro amico che vive in campagna, a 300 miglia dalla loro casa.

Un giorno, però, John deve recarsi con urgenza in città e affida ad altri amici la cura degli animali della sua tenuta, compresi quelli degli Hunter.

Prima di partire, lascia le istruzioni di riferimento riguardanti i due cani e il gatto sul caminetto.

Inavvertitamente, però, Tao le fa cadere nel fuoco, così la coppia incaricata di badare a loro pensa che siano andati con John.

I due cani e il gatto, invece, sono scappati e hanno deciso di tornare a casa loro.

Al suo ritorno John fa scattare le ricerche, ma invano.

Gli Hunter nel frattempo tornano a casa e rimangono costernati quando apprendono la notizia della fuga dei loro beniamini.

I due cani e il gatto continuano nel loro viaggio.

La strada del ritorno è lunga e irta di pericoli, ma alla fine i tre ce la fanno e tornano a casa, dove riabbracciano la loro famiglia, che oramai aveva perso le speranze di rivederli.

Perché guardarlo

"L'incredibile avventura" per me è un film magico.

Il suo punto di forza è la narrazione del viaggio avventuroso e delle sfide che devono fronteggiare i tre animali.

Nonostante tutti i pericoli che mettono alla prova i protagonisti, loro riescono sempre a farcela: non c'è puma, cacciatore, cascata o dirupo che possa fermarli.

Questo perché, nonostante il proverbio che vede cani e gatti eterni rivali, i nostri amici a quattro zampe collaborano tra di loro e riescono a superare le avversità sfruttando i loro punti di forza, le loro caratteristiche.

Il film, oltre ad intrattenere i bambini e tenerli con il fiato sospeso, insegna che ognuno di noi è un individuo unico e particolare ma non migliore degli altri.

Mostra come insieme si riesca a superare qualsiasi avversità: la collaborazione e il rispetto reciproco sono le basi per risolvere ogni problema.

L'amicizia, anche tra animali che dovrebbero essere contrapposti, non è impossibile, ma realizzabile.

Direi che il messaggio che propone è senza dubbio in linea con i nostri tempi.

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L'immagine è tratta dal sitp maximumfilm.it

Le tre vite della gatta Tomasina

"Le tre vite della gatta Tomasina" è un altro classico disneyano datato 1964.

Trama

Tomasina - la voce narrante della vicenda-  è una bella gatta rossa che vive con la famiglia McDuhi in un piccolo paesino della Scozia.

La storia si svolge nella prima decade del Novecento.

Mary McDuhi, una bimba vivace di sette anni, vive con il padre Andrew che fa il veterinario e la sua gatta Tomasina.

In seguito alla morte della madre, il padre della bambina è diventato un uomo cinico e disinteressato sia alla vita dei suoi pazienti sia a quella dei suoi simili.

Uno sfortunato giorno la gatta rimane ferita in un incidente.

Andrew, ritenendo che la gatta abbia contratto il tifo, si rifiuta di curarla e convince la piccola Mary della sua morte.

La bambina, con il cuore a pezzi, organizza un solenne funerale per la sua amica.

Mentre Mary e i suoi amici stanno concludendo la cerimonia nei pressi del bosco, si avvicina inaspettatamente la giovane Lory.

Lory è considerata da tutti la strega del villaggio, perché ama starsene per conto suo e allo stesso tempo cura le persone con vecchi rimedi.

La donna si accorge subito che la gatta in realtà è ancora viva, per cui la raccoglie e la porta a casa sua.

Tomasina si riprende e comincia a vivere la sua seconda vita.

Dopo un piccolo viaggio nell'aldilà felino, la gatta riprende la sua quotidiana esistenza, immemore dei fatti accaduti prima dell'incidente.

Nel frattempo Mary, che non si è mai ripresa dalla morte della sua piccola amica, si ammala gravemente.

Alla polmonite si somma il dolore per la perdita di Tomasina.

Le cure del medico sembrano vane e il padre, sull'orlo della pazzia, non sa come salvare la figlia.

Il povero Andrew viene abbandonato da tutti, quando si sparge la voce che è stato proprio lui la causa principale dello stato della figlioletta.

Pentito, comincia a capire i gravi danni che ha causato, seppur involontariamente.

Mentre vaga sconfitto e in stato confusionale lungo le strade del villaggio sotto una pioggia torrenziale, Andrew vede per caso Tomasina e la riconosce.

Mettendo da parte l'orgoglio, si ritrova a discutere con il felino e ad implorarla di tornare a casa.

Tomasina, che di colpo riacquista i suoi ricordi, è molto combattuta tra il desiderio di tornare dalla piccola Mary e il desiderio di vendetta nei confronti dell'uomo che si è rifiutato di aiutarla.

A convincerla sarà il comportamento di Lory che, nonostante il disprezzo mostrato da Andrew verso di lei, considerata arretrata e ignorante, di fatto resta l'unica persona a stare accanto al giovane vedovo.

Tomasina, quindi, corre da Mary che, grazie alla sua presenza, comincia a riprendersi.

Così ha inizio la terza vita della gatta Tomasina, che la vede felice con Mary, Andrew e Lory.

La strega e il padre della bimba, infatti, nonostante le loro divergenze si innamorano e formano una nuova famiglia.

Perché guardarlo

"Le tre vite della gatta Tomasina" è una favola che non può lasciare indifferenti.

Tenera senza troppi fronzoli, mostra sia il lato bello delle persone sia quello brutto, senza estremizzare o demonizzare nessuno.

Non indora la pillola e affronta molti temi: la morte, il dolore, l'amicizia, l'amore e il perdono.

Il tutto con un tono mai troppo cupo, inframezzato anche da scene più divertenti, come quando Lory approfitta della sua fama per spaventare i bambini.

Una favola per far riflettere e diventare grandi, lieto fine compreso.

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L'immagine è tratta dal sito chiliesperienza.altervista.org

A cavallo di un pony selvaggio

La Walt Disney gira questa pellicola nel 1975.

Devo ammettere che sono in pochi a conoscerla e la cosa mi lascia alquanto perplessa perché credo che sia uno dei film più interessanti riguardo agli animali che siano stati girati.

Trama

Con "A cavallo di un pony selvaggio" ci spostiamo in Australia.

Siamo negli anni tra le due guerre. Protagonisti della vicenda sono un bellissimo pony e due ragazzi, Scott e Josie.

Scott, di umili origini, è costretto a percorrere a piedi circa sette miglia ogni giorno per andare a scuola.

Il padre, quindi, acconsente a comperare al figlio volenteroso un piccolo pony.

Taff (così si chiama il cavallino) e Scott sono inseparabili e diventano amici, finché un brutto giorno il pony sparisce.

Josie invece è una ricca bambina che ha perso l'uso delle gambe a causa di una malattia.

Per spostarsi utilizza un piccolo calesse trainato da un pony.

La sua passione sono le corse al trotto. Il suo pony però è vecchio e viene pensionato.

Al suo posto il padre regala a Josie un giovane pony comparso chissà come nella sua tenuta, a cui lei dà il nome di Bo.

Quale sorpresa per il povero Scott quando vede Taff trainare il calesse della ricca Jodie durante la festa annuale!

Il ragazzo rivendica pubblicamente la proprietà del cavallo, ma Jodie non vuole cederlo.

Il caso diventa popolare e spacca in due addirittura l'opinione pubblica della città radunata in occasione della fiera.

Scott suscita simpatie perché è un ragazzo del popolo mentre Jodie ha dalla sua l'invalidità.

Il giudice stabilisce che sarà il cavallo a decidere con chi rimanere.

Ma il pony, in puro stile disneyano, unisce anziché dividere.

Scott e Judie diventano amici e trovano un accordo pacifico sull'utilizzo del piccolo cavallo, ormai più che un mero mezzo di trasporto.

Perché guardarlo

"A cavallo di un pony selvaggio" ha dei paesaggi magnifici e solo questo basterebbe per consigliarne la visione.

Personalmente, penso che la trama sia ben strutturata anche se a tratti magari un po' melensa.

La scena della scelta del pony poi è davvero toccante e non può lasciare indifferenti.

Questo film insegna ai bambini come risolvere i conflitti in maniera intelligente, senza litigare e che la condivisone è spesso la soluzione migliore.

Inoltre, viene sempre messo in rilievo il valore dell'amicizia che non guarda in faccia nessuno, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza.

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L'immagine è tratta dal sito filmtv.it

C'era un castello con quaranta cani

Questa pellicola è una produzione italiana del 1990 che mi ha sempre affascinato, sarà per il castello, sarà per i quaranta cani che riportano a galla emozioni legate all'indimenticabile carica dei 101.

Trama

Il protagonista della vicenda è un manager milanese di nome Bob che convive con una bella vedova,Giovanna, e il suo figlioletto, Tom, a cui è molto legato.

Un giorno Bob apprende di aver ereditato da una sconosciuta zia ricca un castello in Toscana.

Renzoni, il notaio che lo contatta, lo convince a vendere la proprietà utilizzando come leva la tassa di successione che ammonterebbe ad una cifra tale da risultare troppo onerosa per Bob.

Ciononostante, i tre, una volta giunti a destinazione, si innamorano del luogo per vari motivi: Bob per la pace e la tranquillità, così distanti dalla caotica vita milanese, Giovanna per la possibilità di frequentare antiche famiglie nobili e benestanti che la accolgono nella loro cerchia e il piccolo Tom per la presenza di due magnifici cani che fanno parte del "pacchetto".

Bob e la sua famiglia decidono quindi di cambiare vita e si trasferiscono in Toscana.

Seguendo lo spirito imprenditoriale, Bob e Giovanna avviano una pensione per cani di lusso.

La vita campestre piace molto ai tre, così come la gente del luogo con cui fanno facilmente amicizia. Tra i vari personaggi spiccano la maestra Violetta e il veterinario Muggione.

Sembra tutto perfetto, finché la stagione finisce e i vicini nobili se ne vanno.

Giovanna allora decide inaspettatamente di tornare a Milano alla vita di prima e, senza consultare Bob, promette ad un gruppo di imprenditori locali di vendere il castello per costruire un residence.

La notizia fa felice il notaio, che fa parte del gruppo degli imprenditori, salvo poi infuriarsi con Bob che non acconsente alla vendita.

Quindi, l'uomo di legge ordina ai suoi scagnozzi di dare fuoco al canile del castello.

L'incendio provoca gravi danni economici, ma soprattutto causa la morte di uno dei cani.

A questo punto, pressato da debiti, il povero Bob deve accettare la sconfitta.

Viene indetta una falsa asta immobiliare.

Ma il veterinario riesce ad intervenire in extremis: convoca un perito delle Belle Arti che, pochi minuti prima della conclusione dell'asta, riesce a bloccare il tutto e sancisce l'intoccabilità del castello, sede di magnifici dipinti dall'inestimabile valore.

Il castello è salvo, i cani hanno di nuovo la loro dimora, Tom e Bob sono felici e decidono di continuare a vivere lì, mentre Giovanna convola a nuove nozze.

Anche Bob non è da meno e sposa Viola, la dolce maestra.

Perché guardarlo

"C'era un castello con quaranta cani" è un film che piace molto ai bambini.

Ritroviamo il sistema di narrazione classica, in cui è fin da subito chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.

C'è quella punta di mistero che non guasta mai e ci sono loro, i cani, così buffi e teneri, praticamente irresistibili.

C'è il papà sempre impegnato che cambia non appena mette piede in Toscana e trova il suo equilibrio grazie ai ritmi più lenti, che tanto rispecchia i papà dei nostri tempi; c'è la figura della maestra buona, brava e bella, anche se stereotipata.

In sostanza, ha molta presa sui bambini proprio perché è la classica bella fiaba a lieto fine.

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L'immagine è tratta dal sito photo.ivid.it

Babe-maialino coraggioso

Questa pellicola è la più recente, uscita nel 1995 e ho avuto modo di vederla solo da mamma.

Trama

Il film è ambientato in Nuova Zelanda. Il protagonista della vicenda è Babe, un piccolo maialino.

Babe è il premio di un gioco di un luna park e viene vinto da un pastore che ne indovina il peso.

L'uomo porta il premio alla sua fattoria dove la moglie decide di allevarlo in vista del pranzo natalizio.

Il piccolo porcellino fa amicizia con gli animali della fattoria: la pecora Maa, l'oca Ferdinand e la coppia di Border Collie che hanno il compito di tenere d'occhio il gregge.

Babe viene adottato dalla coppia di cani da pastore che lo cresce assieme ai suoi cuccioli, insegnandogli il mestiere.

Babe in poco tempo diviene un ottimo "maialino da pastore" ed è talmente bravo che il suo padrone decide di iscriverlo ad una gara nazionale.

Ecco quindi che il coraggioso porcellino gareggia con i migliori cani della Nuova Zelanda, tra lo sguardo divertito del pubblico che non gli risparmia sarcastiche battute.

Tuttavia Babe si rivela per quello che è, cioè uno strabiliante "cane" da pastore, talmente bravo da lasciare tutti a bocca aperta.

Tra l'esaltazione generale, Babe viene proclamato vincitore indiscusso, dimostrando il suo valore agli occhi del mondo.

Perché guardarlo

Ho guardato questo film con gli occhi di un genitore e non con quelli di una bambina.

Proprio per questo, sono ancor più convinta che sia un ottimo film da proporre ai bambini.

"Babe-maialino coraggioso", nella sua semplicità, insegna una lezione importante: non importa se nasci porcellino o cane da pastore, importa solo quello che sai fare e quanto sei bravo a farlo.

Il nostro roseo protagonista, il cui destino sarebbe stato fornire un delizioso pranzetto il giorno di Natale, si rivela invece il più bravo "cane" da pastore della Nuova Zelanda.

Anche i genitori possono imparare qualcosa da questa pellicola: sproniamo i nostri figli e crediamo in loro, anche se non ne vediamo appieno le potenzialità.

Permettiamo ai bambini di seguire le loro inclinazioni, di mettere a frutto i loro talenti e non ingabbiamoli in ruoli o posizioni standarizzate.

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L'immagine è tratta dal sito caffeinamagazine.it

Conclusioni

Chi dice che troppa televisione fa male ai bambini, non sempre ha ragione.

Esistono tanti bei film che possono insegnare qualcosa ai bambini in modo piacevole, servendosi delle immagini, delle parole e della musica.

I film possono essere un grande strumento se sommate all'opera di noi genitori che ne mediamo i contenuti, rendendoli utilizzabili ai nostri figli in base alla loro età.

Ho scelto quelli che hanno come protagonisti gli animali perché hanno sempre un grande fascino sui piccoli telespettatori.

Quelli che vi ho elencato prima sono la mia personale hit-parade, ma ovviamente ne esistono altri.

Quali sono secondo voi i migliori film con animali da proporre ai bambini, escludendo i film di animazione?

E qual è il vostro preferito?

Come sempre, ogni commento è ben gradito e non verrà lasciato senza risposta.

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Questa immagine è tratta dal sito intagramersitalia.it

 

Mi piace molto leggere i post scritti dalle altre blogger sugli argomenti più svariati, che siano temi impegnati o articoli più leggeri.

E adoro allo stesso modo prendere parte alle loro bellissime iniziative, come il bookcrossing, l'l'ingrediente in comuneo la serie di post legati a cosa aspettarsi dopo che si aspetta.

Oggi rispondo ad una proposta lanciata da Elisabetta, del blog "Elisabetta Grafica", a cui avevo aderito anche lo scorso anno.

Si tratta di scegliere una canzone, un luogo e una frase che hanno rivestito un significato particolare per noi durante questa estate 2018, nominare un'altra blogger e, ovviamente, taggare l'ideatrice della proposta utilizzando l'hashtag #top5summer.

Ecco quindi in che modo ho deciso di farlo.

***

Questa sera non ti dico no 
Arriviamo in Cile in autostop 
Non chiedermi la luna tanto la conosco..."

Cantano a squarciagola i bambini, sulle note travolgenti di uno dei tanti tormentoni estivi.

Canzone che non mi dispiace affatto, con il suo ritmo incalzante ed orecchiabile.

Ad essere onesti, devo ammettere che questa volta i tormentoni estivi mi stanno quasi tutti simpatici.

Mi giro e sorrido allusiva al mio compagno.

Lo specchietto retrovisore mi rimanda l'immagine del mio viso abbronzato: perfino le occhiaie non si vedono più.

Merito del sole o del riposo? Scuoto le spalle e mi perdo nel paesaggio circostante.

Ulivi, ulivi e ancora ulivi. Il Salento è il regno di questi magnifici alberi, che si perdono indefiniti all'orizzonte.

Il sole, egoista, continua a spadroneggiare con prepotenza nel cielo profondo.

Sa bene che oramai è solo questione di ore ed il turchese sfumerà in un delicato blu cobalto. Ma nonostante questo non molla.

Ne sono ben coscienti anche le cicale che sembrano intensificare ancor di più il loro canto, quasi a voler procrastinare l'inevitabile.

Il loro frinire è assordante, soverchia perfino la radio.

Chiudo gli occhi e assaporo la perfezione di quell'istante: hic et nunc, qui ed ora, non vorrei essere da nessun'altra parte se non qui, in nessun altro momento se non in questo.

Perdo coscienza del mio corpo, vado alla deriva, stordita da quelle sensazioni.

E' tutto troppo: troppa luce, troppi odori, troppi rumori, troppi profumi, troppi colori.

La Puglia entra in ogni fibra del mio essere, si insinua attraverso il naso, gli occhi, le orecchie, la bocca e la pelle fino ad arrivare al centro morbido dell'anima.

Alla fine mi sento una supernova, colma di luce ed energia, pronta ad esplodere.

Portami giù

dove non si tocca

dove la vita è loca..."

****

Lascio volentieri il testimone a Paola, di Homemademammae ringrazio ancora Elisabetta e Fiore di Collina del blog Casalinga per caso.

Non serve dirvi che sono curiosa di sapere le vostre risposte, vero?

Io e CF adoriamo partecipare ai pic-nic.

Ci piace molto la sensazione di libertà, il clima informale e goliardico che si crea quando si mangia all'aperto con altre persone.

L'ideale è quando riusciamo a trovare un'area attrezzata che abbia anche il barbecue.

Il problema, almeno nella nostra zona, è che i BBQ sono sempre sotto numerati, del tipo che se va bene ce n'è uno per quattro tavoli, il che significa uno da dividere con altri tre gruppi di persone affamate e scatenate.

Allora, quando si decide di fare una grigliata all'aperto qualcuno si deve immolare, alzarsi presto e correre ad occupare il barbecue.

Un paio di anni fa, sull'onda dell'entusiasmo, CF ha deciso di comperare un barbecue da tenere in giardino per organizzare delle favolose grigliate senza doversi spostare.

E' uno di quegli strumenti ingombranti, massicci che certo non si può portare in giro, completo di coperchio.

Potenzialmente ci si può cuocere perfino la pizza, pensate un po'.

Comunque CF ha deciso di imparare l'arte del BBQ, ché saper usare bene tale strumento non significa schiaffare su una bisteccazza e aspettare che cuocia lentamente.

Cucinare con il barbecue è un'arte davvero. E qui entro in gioco io, anzi, entra in gioco lei, Eleonora.

Ma andiamo con ordine. Mi sono imbattuta nel blog di Eleonora Magon, "Letto a quattro piazze", davvero per caso.

Questa donna mi ha colpito sotto molti aspetti e, credetemi, non basterebbe un'intera serie di post per descriverla.

Tra le varie cose che fa, l'autrice di "Letto a quattro piazze" si diletta pure con il barbecue.

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All'inizio CF era diffidente, ché nell'immaginario comune il BBQ è una cosa da uomo.

Beh, si è rassicurato quando gli ho gentilmente spiegato che Eleonora è un Giudice Certificato Internazionale di BBQ!

Abbiamo provato molte sue ricette che hanno riscosso un grande successo.

E da quel momento Eleonora per noi è semplicemente "la regina del BBQ".

Ho avuto poi la fortuna di incontrarla di persona in occasione del Mammacheblog 2018, da cosa nasce cosa ed è quindi con grande gioia che oggi condivido con voi una delle sue ricette più buone: le polpette al barbecue.

Ecco il post che Eleonora ha scritto apposta per l'occasione:

Polpette al barbeque

Estate per me fa rima con grigliate.

E’ il momento ideale per trascorrere le domeniche fuori in giardino con gli amici e preparare carne e verdure al BBQ.

Sono una grande appassionata e sfrenata mangiatrice di carne cucinata al BBQ.

Priscilla, l’amica che mi ha chiesto di consigliarle una ricetta per la famosa grigliata di ferragosto, mi ha da sempre ( con mio immenso piacere) chiamata “la regina del BBQ”.

Ad essere sincera sono più brava ad assaggiare che a cucinare la carne alla griglia, non per niente sono diventata Giudice Certificato Internazionale di BBQ.

Ma non perdiamo tempo in chiacchiere, ti spiego come fare delle facilissime polpette al barbecue.

Ovviamente devi essere dotato di un BBQ americano, per capirci di quelli con il coperchio.

Polpette al barbeque: ingrdienti per 15 polpette

  • 650 Gr di macinato di manzo, (perfetto quello per hamburger). La carne deve avere circa il 15% - 20% di grasso, per risultare morbida e saporita, con la carne magra rischi di ottenere delle pietre, gustose ma un po’ dure.
  • Pangrattato qb
  • 2 uova grandi
  • Aglio finemente tritato
  • 8 fette sottili di bacon
  • Rub (un misto spezie secche)
  • Salsa barbecue qb

PREPARAZIONE RUB

Mischiare tutti gli ingredienti successivamente elencati in una ciotola rendendo omogeneo il composto. Conservarlo fino all’utilizzo in un contenitore ermetico.

Di  RUB ce ne sono una varietà infinita, per questa ricetta utilizzeremo quello classico che spesso viene utilizzato sulle costine. L’unica attenzione è quella di rispettare le proporzioni degli ingredienti.

  • 3 cucchiai di sale
  • 2 cucchiaini di paprika
  • 1 cucchiaino di pepe
  • 1 cucchiaino di aglio in polvere
  • 60gr di zucchero di canna grezzo.

Polpette al barbeque: procedimento

In una ciotola mischia la tritata, il pangrattato, le uova e l’aglio con le mani.

Quando avrai amalgamato il tutto bene, prepara le 15 polpette (circa 3 cm) poi avvolgi intorno ad ogni polpetta mezza fetta di bacon fermandola con uno stuzzicadenti.

Poi ricopri le polpette con il rub già pronto.

Non ti resta che accendere il BBQ, posizionare le polpette sulla griglia ben oliata e chiudere il coperchio.

Lasciale in cottura per circa 20 minuti e quando saranno ben rosolate spennella sopra ad ogni polpetta la salsa barbecue.

Richiudi il coperchio per altri 5 minuti.

Ecco, le tue polpette sono pronte, dopo averle fatte riposare per 5 minuti le puoi servire lasciando i tuoi ospiti a bocca aperta.

Buona grigliata a tutti!

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Foto presa dal sito https://www.seriouseats.com/

Ecco, allora cosa ne pensate? Scommetto che anche voi  non sapevate che il bbq si può utilizzare anche per le polpette!

E non è tutto lì. Per saperne di più date un'occhiata al blog di Eleonora e poi fatemi sapere qual è la vostra ricetta preferita.

 

"Il giardino dei musi eterni lo hai mai letto?", mi chiede un giorno il mio collega.

"Dovresti provare, è incredibile."

Ed io l'ho fatto. Ed è stato fantastico.

Quindi il mio suggerimento per questo venerdì del libro non può essere che questo romanzo di Bruno Tognolini.

Il giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini: brevi cenni alla trama

Il romanzo si apre con la gatta Ginger, razza Maine Coon, che si risveglia la mattina, bene come non si sentiva da tempo immemorabile.

Si guarda attorno spaesata perché non riconosce il luogo in cui si trova. Pare un giardino, ci sono anche degli strani poggia schiena di pietra.

Il suo sconcerto aumenta quando viene apostrofata da una vetusta testuggine, un piccolo uccellino e un grosso cagnolone.

Lo sconcerto si tramuta in terrore puro quando Ginger realizza di essere passata a miglior vita e che il posto in cui si trova è un cimitero per animali.

Grazie al fantastico trio, soprattutto grazie alla guida della vecchia tartaruga, Ginger comincerà a confrontarsi con i grandi quesiti legati alla vita e alla morte.

A poco a poco la gatta si abituerà al suo nuovo status di Animan, si abituerà ad essere individuo e totalità, ad essere gatto, cane e tutti gli altri animali assieme.

E mentre noi con lei prendiamo pian piano confidenza con il mondo dei morti, con le sue regole e le sue abitudini, e facciamo conoscenza con tutta la moltitudine di Animan che popolano il cimitero, le cose pian piano cominciano a cambiare.

I toni del romanzo si fanno da poetici e filosofeggianti a cupi e misteriosi ed improvvisamente la trama prende la svolta di un thriller: alcuni abitanti del cimitero cominciano misteriosamente a scomparire.

La saggia tartaruga, antica quanto il mondo, raduna una squadra di emergenza per far fronte all'accaduto.

Ginger, come tutti i gatti, spicca per le sue doti investigative e comincia a tenere d'occhio il custode che, con il suo cane, vaga tra una tomba e l'altra impegnato in qualche misteriosa ricerca.

Le sue investigazioni non risparmiano nessuno, nemmeno la Vecchina, una medium - Saltafossi nel linguaggio degli Animan- che ogni giorno si reca a fare quattro chiacchiere con gli spiriti degli animali.

Il mistero si infittisce quando, durante le visite degli umani, Ginger si scontra con degli inquietanti peluches, dallo sguardo assai vivido e tormentato.

Chi sarà il responsabile delle sparizioni? Riusciranno gli Animan a conservare il loro giardino dei musi eterni che il comune è intenzionato a utilizzare in altro modo?

Le risposte nel finale che getta una nuova luce sul rapporto tra esseri umani e animali.

Il giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini: recensione

Non ho mai letto nulla di Bruno Tognolini, per cui "Il giardino dei musi eterni" è stato il primo romanzo con cui mi sono approcciata a questo autore.

La scrittura di Tognolini mi ha ricordato, per certi versi, quella di Stefano Benni: poetica, visionaria, ricca di nuovi termini.

Tognolini ha la particolarità di affrontare i grandi temi come la morte e la vita dopo la morte con un approccio semplice ma allo stesso tempo intenso e per nulla scontato.

Attraverso le parole della saggia Mama Kurma lo scrittore ci comunica la sua idea di spiritismo: nella morte ognuno di noi, pur mantenendo una sua identità ed individualità, diventa un tutt'uno con gli altri esseri viventi, con gli altri elementi della terra, quasi come se avvenisse un ritorno al brodo primordiale che ha dato origine alla vita stessa.

Anche la "virata" verso il romanzo giallo non si discosta da questo contesto: trovare il colpevole delle sparizioni misteriose significa mettere in discussione il rapporto che noi come esseri umani abbiamo con gli altri animali.

Tognolini attraverso le azioni del responsabile mette in evidenza l'egoismo della specie umana, il disprezzo con cui la nostra razza tratta gli altri esseri viventi, attribuendosi addirittura la facoltà di decidere per loro dopo la morte stessa.

Per fortuna lo scrittore evidenzia anche il retro della medaglia: ci sono esseri umani, soprattutto i bambini, ancora in grado di creare un legame empatico con i loro amici a quattro zampe, di entrare in simbiosi con loro in modo tanto forte da prevaricare la morte stessa.

"Il giardino dei musi eterni" è un romanzo caleidoscopico che cambia a seconda del lettore che si trova di fronte.

Adatto anche ad un pubblico di adolescenti e perfino ai bambini per il messaggio universale che trasmette; ognuno poi capisce e approfondisce la lettura in base alla propria età.

E' impossibile rimanere impassibili durante la lettura, soprattutto se amate gli animali: commovente, ironico e a tratti divertente.

"Il giardino dei musi eterni" è un libro che scava nell'anima e nel cuore: dopo averlo letto è impossibile non sentirsi diversi.

Tu sei tutti e tu sei tu"

Come ogni venerdì, un grande e doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

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Doveva arrivare fine giugno per riuscire ad organizzare una merenda per bambini a casa nostra.

La Ninfa è oramai da mesi che mi tartassa con questa richiesta, poverina.

Tutte le sue amiche della scuola materna si incontrano periodicamente a casa dell'una o a casa dell'altra per fare merenda.

La mia pupa a volte viene invitata ma devo sempre chiedere alla nonna se per cortesia riesce a portarla.

Anche se la nonna lo fa, so bene che per lei è più un obbligo che un piacere e quindi la maggior parte delle volte ringrazio dell'invito ma rifiuto educatamente.

La Ninfa oramai ha cinque anni ed è in quell'età in cui comincia a fare paragoni con le sue amiche.

Perché le mamme degli altri bambini vanno a prenderli alla materna  e tu non vieni mai a prendermi?

Perché io sono al lavoro a quell'ora.

Perché le mamme delle altre le accompagnano alle feste di compleanno e tu non mi accompagni mai?

Perché sono al lavoro, ma se le fanno il sabato o la domenica ti accompagno volentieri

Perché le mamme delle mie amiche organizzano la merenda e tu no?

Perché io lavoro e non sono a casa.

Non trovo affatto giusto che i miei figli non riescano ad avere un minimo di vita sociale o a fare altro perché io lavoro.

Ma allo stesso tempo non è corretto che i nonni si sobbarchino sempre gli impegni dei nipotini.

Come sempre, il giusto sta nel mezzo.

Ho già detto che  a volte sia la Ninfa che Ringhio vengono gentilmente accompagnati a merende e feste di compleanno.

Secondo me è giusto anche ricambiare, quindi stavolta ho chiesto senza mezzi termini ai nonni di turno di organizzare una merenda a casa nostra.

Anzi, per meglio dire, di supervisionare la merenda, perché ad organizzare ci ho pensato io.

Per organizzare una merenda coi bambini, per prima cosa decidete dove volete farla.

Noi abbiamo optato per casa nostra, quindi all'interno.

In base allo spazio che avete a disposizione, procedete con gli inviti.

Ecco, non prendete esempio da me: avevo chiesto alla Ninfa i nomi di due sue amiche, che poi sono diventate quattro  e per par condicio abbiamo invitato anche un paio di amichetti di Ringhio.

Totale: oltre ai miei due oggi in casa ci saranno sette esserini agitati e strillanti tra i tre e i sei anni.

Quando l'ho detto a mio papà, a momenti chiama subito l'agenzia viaggi e si fa anticipare il volo per Gran Canaria!

I miei pupi sono al settimo cielo, chiaro, neanche stessimo organizzando il party di compleanno.

Ho avvisato le mamme che noi abbiamo i gatti in casa giusto per essere sicura che nessuno abbia delle allergie. Vorrei evitare di ritrovare bambini rantolanti e ansimanti sul tappeto del soggiorno per via del pelo del gatto.

Allo stesso tempo ho anche chiesto se qualcuno aveva qualche intolleranza o allergia alimentare, giusto per stare tranquilla.

Visto che tutto sembrava essere a posto, ho stabilito cosa preparare.

La merenda dovrebbe apportare circa il 10% delle calorietotali della giornata, il che vuol dire che dovrebbe spezzare la fame tra il pranzo e la cena.

Ma se invito dei bambini per la merenda, devo comunque preparare qualcosa di goloso e allettante.

Ingrediente escluso a priori: il cioccolato. Goloso sì, ma nelle mani di un bambino si trasforma in un'arma micidiale.

Ho visto bimbi con un biscotto di cioccolato in mano fare cose che voi umani...

Mi sono orientata verso una più sicura crostata di marmellata a cui ho deciso di abbinare dei semplici biscotti di pasta frolla al limone spolverizzati di zucchero a velo.

Per il salato, su richiesta dei miei figli, ci saranno le classiche pizzette e le girelle salate.

Infine, una bella macedonia con fragole e banane.

Da bere succhi di frutta a volontà e acqua naturale.

Preparerò una tavola semplice, con bicchieri e piatti di plastica colorata e tanti tovaglioli (che con i bambini non bastano mai).

Ed infine, non si può lasciare una decina di bambini senza qualche regola: la merenda si fa esclusivamente in soggiorno, non si mangia e beve nelle altre stanze della casa.

La camera di mamma e papà è off-limits: gli unici che ci possono stare sono i gatti, che si rifugeranno sotto il letto.

Si può giocare a qualsiasi cosa ma poi si deve riordinare. Va bene truccarsi e travestirsi, giocare con i giochi in scatola, disegnare ma eviterei le tempere.

Si può uscire in cortile a giocare a palla e a fare le bolle, ma non si deve andare dove c'è il cane, che non apprezza per niente la compagnia dei bambini.

Tutto qui. A me sembra abbastanza, ma essendo una principiante ditemi voi se ho tralasciato qualcosa.

Se devo essere sincera un filino d'ansia ce l'ho: troverò ancora la casa?

Ma soprattutto, in che condizioni saranno i nonni?

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