Primo post dell'anno. Siamo approdati nel 2017 quasi senza accorgercene, tra una chiacchiera con gli amici e un occhio puntato sui bambini che giocavano pimpanti.

Abbiamo festeggiato a casa di amici incuranti della varicella (oramai sia Ringhio che CF sono solo ricoperti di crosticine che si stanno staccando). Non è stata una festa organizzata, ma una cosa decisa alle quattro del pomeriggio.

"Dai venite qui, almeno stiamo assieme. Vengono anche A. e V. con la piccola".

Ognuno di noi ha portato qualcosa e come succede sempre quando gli eventi non vengono organizzati, è stato un cenone fantastico e divertente. Tantissimo cibo, ottima compagnia e i bambini che hanno giocato tra litigi e abbracci riappacificatori.

Abbiamo guardato i fuochi d'artificio a mezzanotte, abbiamo brindato e mangiato le immancabili lenticchie. Ognuno di noi ha salutato l'arrivo dell'anno nuovo a modo suo.

Il 2016 si è concluso in sordina, senza infamia e senza gloria. Io lo ricorderò principalmente per le innumerevoli vicissitudini legate alla salute dei diversi membri della famiglia.

Il 2017 mi fa un pò paura. Quel 17 così foriero di cattiva sorte... Non ho fatto buoni propositi ( non ne faccio da moltissimo tempo ormai).

Spero di essere abbastanza determinata per perseguire quei due o tre obiettivi che mi sono preposta: dedicare più tempo a me stessa, stare bene con i miei figli e viaggiare di più.

Se c'è una cosa che ho imparato dall'anno passato è che avere figli comporta una grande organizzazione ma soprattutto la capacità di fronteggiare gli imprevisti di qualsiasi tipo.

Per cui, forza e avanti tutta: che il 2017 sia l'anno che vogliamo, ricco e prospero, pieno di gioia e felicità.

Sulle strade, si sa, il pericolo è sempre in agguato. Basta un poco di ghiaia, un velo di ghiaccio, un ostacolo visto all'ultimo minuto...Basta un attimo di disattenzione e...sbam! L'incidente è fatto.

E' proprio quello che è successo ieri a me e ad una mia amica, al ritorno da un pranzo per scambiarci regali e auguri di Natale. Siamo arrivate in prossimità di una rotatoria e, a causa del sole negli occhi, non ci siamo accorte che l'auto di fronte a noi aveva frenato.

Abbiamo tamponato la malcapitata. Per fortuna andavamo a velocità ridotta (non eravamo nemmeno a 40 Km/h) e nessuno si è fatto niente. Le auto si sono danneggiate in maniera più o meno lieve, ma nulla di disastroso.

Quando capitano incidenti, anche quelli banali come il nostro, l'agitazione ci assale e si tende a dimenticare che cosa fare.

Ecco qui i passi da seguire in caso di incidenti di lieve entità:

  1. mantenere la calma e il sangue freddo per quanto è possibile;
  2. assicurarsi che nessuno abbia subito lesioni;
  3. scendere dall'automobile e con rispetto e civiltà assicurarsi dello stato di salute degli occupanti dell'altro veicolo;
  4. spostare i mezzi in modo da non ostruire il traffico;
  5. compilare il modulo di constatazione amichevole o modulo blu.Questo modulo viene consegnato gratuitamente dalla compagnia di assicurazioni (puoi scaricarlo anche qui in  formato .pdf). Se ne dovrebbe tenere una copia in ogni veicolo. Ricordatevi che ne va compilato uno in caso i mezzi coinvolti siano due e due in caso i mezzi siano tre.
  6. Il modulo è composto da 4 fogli: non divideteli perché va compilato solo il primo. Gli altri tre sono delle copie carbone. Ogni conducente tiene due fogli: uno lo consegnerà alla propria assicurazione entro 3 giorni dalla data dell'incidente e l'altro lo conserverà per sè.
  7. Come vedete dall'immagine, il foglio è diviso in tre colonne: quella blu e quella gialla sono simmetriche e servono per riportare i dati dei mezzi coinvolti nel sinistro e i dati di proprietari e conducenti. Ogni parte va compilata in modo chiaro e leggibile e firmata da entrambi i conducenti (si chiama amichevole per quello, perché le parti si accordano in maniera consensuale  sulle dinamiche dell'incidente).
  8. Qui vi spiego come va compilato il modulo.Nello spazio superiore indicare data, luogo e ora in cui si è verificato l'incidente. Nelle due colonne colorate, identiche per entrambi i conducenti, inserire:- dati del contraente della polizza;
    - dati relativi al veicolo;
    - dati della compagnia d’Assicurazione;
    - la dinamica del sinistro;
    - l’indicazione dei danni subiti dalle vetture;
    - firma.  Nel foglio si possono aggiungere altre informazioni, ad esempio eventuali feriti, eventuali testimoni coinvolti, dati del proprietario del veicolo se differente dal conducente.
  9. Nello spazio apposito riportare un disegno dello scontro, che riproduca le strade, la posizione dei veicoli e la loro traiettoria, evidenziando eventuali diritti di precedenza delle strade o altre segnaletiche stradali rilevanti.
  10. Fate attenzione, perché quando poi vi sarete salutati e ognuno sarà tornato a casa con le proprie copie sarà impossibile modificare i dati, pena l'invalidazione del modulo stesso.

La constatazione amichevole permette di sveltire le pratiche di rimborso. Le Assicurazioni infatti non hanno bisogno di verificare le modalità dell'incidente e quindi si risparmia un sacco di tempo.

In caso invece di incidenti stradali con gravi danni a persone e cose, è meglio non spostare i veicoli e chiamare ambulanza e forze dell'ordine per mettere in sicurezza il posto. Dopodiché deve essere redatto un verbale dettagliato sull'avvenuto incidente stradale.

Passato il piccolo shock io e la mia amica ci siamo chieste cosa sarebbe accaduto se ci fossero stati con noi anche i bambini. Probabilmente, vista la scarsa velocità di crociera, non si sarebbero fatti nulla, perché noi siamo mamme che amiamo i nostri figli e utilizziamo sempre anche nei tragitti brevi i dispositivi di ritenuta per bambini, più comunemente noti come seggiolini.

Se vuoi maggiori informazioni riguardo alle normative sui seggiolini, devi assolutamente leggere www.seggiolinoperauto.it

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Oggi voglio parlarvi di questo piccolo gioiello della letteratura contemporanea, "Chiamate la levatrice". Magari i grandi critici non concorderanno con me nel definire così questo libro, ma chissene.

Come i libri che leggo ultimamente, anche questa perla era sullo scaffale a fare la polvere, regalo della mia stimatissima amica geniale.  Quando si è genitori di bimbi piccoli (vi prego, ditemi che poi i figli crescono e le cose cambiano), dedicarsi ad attività diverse dall'allevamento della prole, dalla gestione della casa ed eventualmente da un lavoro, diventa difficile.

Così l'ho aperto un pò per caso, come si fa con una bottiglia di vino buono lasciata invecchiare. Ho pensato, massì gli do giusto giusto una sbirciatina che tanto quando lo leggo? E invece da vera ingorda il tempo l'ho trovato. Minuti rubati ad altro, per alcune magari è così, ma per me hanno avuto un valore inestimabile. Adesso vi dico perché.

L'autrice è Jennifer Worth, professione infermiera e levatrice, appunto. E' un romanzo autobiografico in cui vengono raccontati alcuni tra i più significativi aneddoti capitati alla giovane Jennifer quando cominciò a fare la levatrice nella Londra degli anni Cinquanta. Il romanzo è frizzante, intrigante, commovente, ironico e interessante.

Jennifer (scusate la confidenza, ma oramai la sento proprio vicina) descrive con tratti rapidi e profondi le suore del convento di Nonnathus House, i loro pregi e le loro idiosincrasie, creando un quadro tragicomico da cui emergono, pian piano, le storie vere delle "sorelle in Dio" e delle altre levatrici con cui la protagonista condivide la storia.

Allo stesso modo ci svela il mondo delle Docklands, la zona del porto di Londra, con i suoi vicoli malfamati pieni di violenza e di miseria. Sono storie ordinarie per quei tempi, ma lette ai giorni nostri diventano avventure epiche e sicuramente eroiche.

C'è la storia della donna spagnola che non conosce una parola di inglese sposata con un inglese che non sa una parola di spagnolo (forse, ironizza l'autrice, è questo il segreto del loro matrimonio perfetto e duraturo), con i loro 24- sì, amiche, l'ho scritto proprio giusto!- figli, alle prese con la nascita di un piccolo prematuro che già ora sarebbe difficile affrontare; la biografia di una ragazzina di appena quattordici anni costretta a prostituirsi e della sua fuga coraggiosa per avere il suo bambino; c'è la storia tragica di una benestante che muore a causa dell'eclampsia.

Ma soprattutto c'è l'analisi della figura della levatrice, bistrattata e poco considerata da tutti e delle piccole eroine impegnate ogni giorno ad aiutare mamme di qualsiasi tipo e di qualsiasi età a partorire in situazioni talmente disagiate che solo a leggerle fanno venire i brividi.

Care mamme, leggete questo libro, a metà tra un diario e un romanzo storico, e non vi lamenterete più del parto che avete avuto!

Immagini della serie tratta dalla trilogia di Jennifer Worth
Immagini della serie tratta dalla trilogia di Jennifer Worth

 

Oggi qui da noi c'è un tempo proprio novembrino: nebbia, freddo e umido. Ma niente ci fermerà: io e le mie amiche in pausa pranzo ce ne andremo a camminare.

E' un impegno che ci siamo prese visto che non avevamo voglia né tempo di andare in palestra. Camminare è economico (bastano vestiti comodi, caldi e traspiranti e un paio di scarpe adatte) e soprattutto fa bene.

  1. fa bene all'umore (cosa per me più importante di tutte in questo periodo): il corpo produce fino a cinque volte più endorfine rispetto a quando è a riposo. Non è un caso se le endorfine vengono chiamati "ormoni della felicità", no?
  2. stimola la creatività: una passeggiata a contatto con la natura aumenta la capacità creativa del 50%. Il cervello si riposa e si prepara a elaborare nuovi processi creativi,
  3. migliora la produttività: esperimenti condotti negli Stati Uniti hanno dimostrato gli impiegati che possono camminare su un tapis roulant sono più produttivi rispetto ai loro colleghi sedentari. Quindi qui: o avete un capo illuminato che vi mette a disposizione un tapis o sfruttate la pausa pranzo per farvi una bella passeggiata, magari in compagnia;
  4. riduce il rischio di malattie cardiache: camminando regolarmente per trenta minuti al giorno un paio di volte a settimana il cuore si allena , favorendo la circolazione sanguigna;
  5. riduce i rischi sulle articolazioni: quando si cammina le sollecitazioni alle articolazioni e il rischio di traumi da caduta (se non siete distratte come me) sono inferiori rispetto ad altre attività,
  6. previene il diabete: secondo gli esperti bastano 2000 passi al giorno per allontanare il rischio di diabete di tipo 2. Camminare, infatti, può ostacolare l'aumento di peso che è uno dei fattori principali dell'insorgenza del diabete;
  7. aumenta le difese immunitarie: camminare, anche a passo veloce, aumenta il metabolismo e aiuta il corpo ad espellere tossine con la sudorazione;
  8. aiuta a perdere peso: ora, parliamoci chiaro: se ti mangi la lasagna e la parmigiana di melanzane o ti ingozzi con cibi fritti come se non ci fosse un domani, amica mia, camminare mezz'ora al giorno non ti farà sicuramente calare la ciccia;
  9. riduce il cancro al seno: secondo uno studio di alcuni anni fa le donne che camminano da mezz'ora ad un'ora al giorno riducono del 14% la possibilità di ammalarsi;
  10. camminare allunga la vita: riduce lo stress, fa bene all'umore e dona benefici al corpo.

Quindi, care mamme, niente più scuse: prendete passeggino, fascia o mettetevi il pupo in spalla, munitevi di una bottiglietta d'acqua e andate a passeggiare. Vedrete che in poco tempo vi sentirete meglio, anche in questa stagione!

Io e Compagno Fedele siamo degli animali sociali, nel senso che amiamo molto passare del tempo con amici e parenti, anche se non disdegniamo la reciproca compagnia o i momenti solo per noi.

L'altra sera ci ha fatto visita una coppia di nostri amici con due bimbi dell'età della Ninfa.

Una chiacchiera tira l'altra e si sono fatte le 19.00.

I pupi cominciavano a reclamare la pappa, ma i nostri amici non sembravano volersene andare. Che fare allora?

La Ninfa, dall'alto dei suoi quasi quattro anni, mobilita la squadra.

"Adesso si apparecchia".

Gli amici ci guardano, forse sentendosi di troppo.

Ma, si sa, l'ospitalità è sacra, per cui si invitano gli amici a rimanere.

Cori di giubilo e saltelli di bimbi.

CF sfodera il telefonino per ordinare le pizze da asporto alla nostra fidata pizzeria, ma non ci rispondono.

Mi guarda sconfortato.

"Non preoccuparti, ci penso io!". Ammetto di essermi sentita wonder woman.

Ho pescato dal freezer un chilo di casoncelli fatti in casa la scorsa settimana e ho messo a bollire l'acqua.

Conditi con burro e salvia e abbondante parmigiano sono la fine del mondo.

Nel frattempo ho incaricato gli uomini di pelare le patate mentre i bambini apparecchiavano la tavola sotto la direzione dell'altra mamma.

Sempre dal mio congelatore ho tolto un vassoio di arrosto di lonza al latte. Quando lo faccio ne congelo sempre un pò per le emergenze.

Ho acceso il forno, l'ho infilato assieme a una teglia di patate e voilà, cena pronta.

Per concludere con l'aiuto dei nani abbiamo preparato una bella macedonia.

Abbiamo stappato una bottiglia di prosecco e tagliato un salamino nostrano.

Avevamo il pane preso dal forno la mattina (questo è stato un caso, perché di solito il pane non c'è quasi mai).

Problema cena risolto in un batter d'occhio, senza scoraggiarsi o perdersi in un bicchiere d'acqua.

A me non piace usare prodotti già pronti.

Quando ho il tempo per cucinare faccio sempre delle porzioni in più da mettere nel freezer da utilizzare in caso di emergenza.

Non ho un congelatore grande, ma quello classico dei frigoriferi a colonna.

Il trucco sta nel non stivare troppa roba perché poi è facile dimenticarsene.

Il cibo pronto risolve delle serate no, quando arrivo tardi dal lavoro causa incidenti o quando non posso cucinare o semplicemente quando non ne ho voglia.

Voi come vi destreggiate in queste situazioni?

 

Siamo all'inizio di Novembre e i più fortunati tornano a lavorare dopo un ponte di due giorni. I più  avranno passato il fine settimana e la festa di Halloween a riposarsi e divertirsi. Tra questi magari anche alcune mamme. Ovviamente io non sono tra quelle.

Io sono tra quei pochi sfortunati che il 31 non hanno fatto il ponte ma la sera hanno deciso di festeggiare comunque. Perché oramai chi non festeggia il 31 ottobre? Quindi  esco dal lavoro e mi scapicollo per arrivare a casa il prima possibile. Alle ore 20.30 abbiamo appuntamento a casa di amici per la classica festa in maschera fatta a misura di bambino.

Arrivo a casa e trovo Compagno Fedele già in fermento che ha fatto il bagno ai bambini e aspetta me per travestirli. I due girano mezzi nudi per la casa elettrizzati come dopo aver mangiato due cucchiai di zucchero. Mi tolgo scarpe-giacca-borsa e recupero il necessario.

La Ninfa è dotata di cerchietto con orecchiette da gatto, leggins e maglietta nera. Deve solo essere truccata. Quindi le dico di vestirsi. Ringhio invece ha un pigiamino rosso fuoco, cerchietto con piccole corna luminose e una piccola forca nera. Incarico CF di vestirlo e corro a preparare il dolce.

Quest'anno è toccato alla torta morbida alla zucca. Intanto che preparo gli ingredienti, il bzz-bzzz del telefono mi avverte che è arrivato un messaggio. Il gruppo di what's up è quello relativo alla festicciola, ovviamente.

"Ciao, sono P. mamma di E.Stasera non veniamo perché E. ha la febbre, crediamo sia solo influenza"

Seguono raffiche di "Oh, speriamo si riprenda presto", "Che peccato!" "Mi dispiace" e via discorrendo.

Butto nella'impastatrice farina zucchero uova e impasto. Intanto CF è riuscito a preparare Ringhio che non vuole indossare il cerchietto con le corna.

"Mamma, lui è un maschio il cerchietto me lo metto io!" E addio alle orecchiette da gatta.

Bzzz-bzzz-bzzz. CF guarda il telefonino e legge: "Ciao, sono D. papà di F.Stasera non ci siamo perché la mamma di F. è indisposta". CF mi guarda e sogghigna sornione:" E' la classica scusa per dire che hanno litigato". Poi si dilegua come solo lui sa fare.

Verso l'impasto nella tortiera. La Ninfa mi raggiunge e comincia a martellarmi: "Mamma mi trucchi? Mamma mi trucchi?". Inutile tentare di sottrarsi. Prendo la matita nera e le disegno dei bei baffi sulle guance e un bel nasino nero.

Soddisfatta, torna a giocare. Bevo un bicchiere di acqua. Cosa darei per un prosecco o meglio ancora per qualcosa di più forte! Inforno la torta e comincio a dare da mangiare nell'ordine ai gatti, ai criceti e ai pesci. Il cane riceverà la pappa dopo, quando usciremo. Sto versando il mangime nell'acqua dei pesci quando tutto piomba nel buio più assoluto.

CF ha acceso il phon in concomitanza con il forno. Sospiro e a tentoni raggiungo il pannello per far tornare l'elettricità.

Pam, pum, sbang....Ueeeeeeee! La luce torna e trovo Ringhio in lacrime: è inciampato nei giochi sul pavimento e ha picchiato la fronte contro il muro. Lo prendo in braccio e lo bagno con l'acqua fredda. CF compare con aria colpevole. Lo incenerisco e continuo a consolare Ringhio. Sulla fronte ha un bel paio di bozzi rossi. Le corna non servono più adesso.

Lascio i pargoli col padre e vado a prepararmi. Nel bagno pare ci sia stata un'esondazione: acqua ovunque, vapore che rende impossibile vedere la parete di fronte, aroma pestilenziale di dopobarba. Apro la finestra, faccio cambiare l'aria con abbassamento drastico della temperatura. Pazienza, mi lavo in fretta e comincio a vestirmi. Toc toc toc toc... " Mamma, la sveglia è suonata!".

Merda, la torta! Corro in cucina lasciando orme bagnate sul pavimento, afferro il guanto e sforno il dolce, che sembra in buone condizioni. Lo posiziono su una gratella per farlo raffreddare e finisco di prepararmi. Mi guardo sconsolata allo specchio: ho l'aria talmente sfatta con dei bei cerchi neri che quasi quasi non mi trucco neppure...

Sto finendo di sistemarmi quando una lacrimante Ninfa mi raggiunge.

"Amore che è successo?"

"Guarda cosa mi ha fatto Ringhio" E mi mostra l'avambraccio su cui è stampato un bell'orologio.

La consolo pazientemente, mentre lancio un'occhiata assassina a suo fratello. Le lacrime hanno ridotto il suo viso a un'unica macchia nera, quindi la lavo e la trucco di nuovo.

Seguita dai pupi, torno in cucina per spolverizzare la torta con lo zucchero a velo. I bambini mi aiutano a posizionare la scritta e il disegno della zucca sulla torta e poi cospargiamo il tutto con la polverina bianca.

"Che bella!" esclama mia figlia soddisfatta.

Bzzz-bzzz-bzzz. Afferro il telefono e vedo che nel frattempo ho ricevuto trentacinque nuovi messaggi.

"Ciao, la famiglia B. ringrazia per l'invito ma i nostri tre bimbi hanno preso il virus gastrointestinale e stanno vomitando come degli idranti". Risposte a raffica e poi messaggio di V. che ci informa che invece a casa loro l'idrante non è la bocca.

Sospiro e ordino al Compagno di caricare i bambini in macchina e di dare da mangiare al nostro amico a quattro zampe. Mentre sto chiudendo la porta, vedo CF che mi corre incontro con Ringhio tra le braccia.

"Che succede?"

"Puzza da morire. Devi cambiarlo."

E che cavolo però! Sono le 20,20. Arriveremo in ritardo. Cambio il pargolo maleodorante alla velocità della luce, lo metto sul suo seggiolino e partiamo.

Bzzz-bzzz-bzzz. Frugo nella mia enorme borsa e agguanto il telefonino.

"Amici, mi dispiace! Festa annullata perché M. ha preso la piedi-mani-bocca!"

Non credo ai miei occhi!

"Cosa facciamo adesso?"

"Quanti sono quelli sani?" Chiede CF.

Due calcoli rapidi. Credo che tra genitori e bambini siamo circa una decina.

"OK", dice facendo inversione a U "Tutti da noi!".

"Yeeeeeeee", urla felice la Ninfa.

Io non dico niente. Decisamente Halloween non è una festa per tutti.