Pare che le temperature estive siano in netto rialzo.

Se da una parte apprezzo questa notizia, visto che tra poco sarò in ferie, da un'altra la cosa mi disturba: adoro l'estatema, da quando sono rimasta incinta la prima volta, il caldo mi infastidisce parecchio.

Le alte temperature però creano disagi anche ai nostri amici animali, non solo a noi.

E se noi possiamo lamentarci, inveire, maledire perché dotati di parola, i nostri amici ci mandano chiari segnali in un altro modo.

In questo post voglio darvi alcuni suggerimenti per rinfrescare gli animali durante la calura estiva.

Consigli utili per rinfrescare gli animali in estate

Cani, gatti, criceti e perfino i pesci soffrono il caldo come noi esseri umani, se non di più.

Anche se non sono dotati di parole, gli animali ci inviano chiari segnali per comunicare che hanno caldo.

Il mio gatto, per esempio, cerca sempre di infilarsi in cantina e si acciambella su un gradino dove vegeta per l'intero pomeriggio.

Ci sono alcune strategie che possiamo adottare per aiutare i nostri amici a sconfiggere il caldo.

La tecnologia può aiutarci: l'aria condizionata va bene se regolata tra i 21° gradi e i 26° gradi, non indirizziamo il getto direttamente su cani, gatti o criceti che potrebbero risentire dello sbalzo di temperatura e raffreddarsi troppo.

Anche il ventilatore può bastare: il getto d'aria è generalmente ben tollerato dai nostri pets, ma alcuni non gradiscono il rumore.

Se i vostri animali sono ancora dei cuccioli, fate attenzione: loro vedono il ventilatore come un gioco e potrebbero saltarci sopra o trovare il modo di infilare le loro zampette attraverso la rete di protezione o, peggio ancora, le loro code potrebbero inavvertitamente essere prese dalle pale con risultati disastrosi.

Potete servirvi di asciugamani umidi da posizionare in qualche angolo della casa o in qualche zona ombreggiata del giardino oppure, cosa che il mio cane adora, utilizzare un materassino refrigerante: lo mettete nel freezer per un po' poi lo togliete , ci stendete sopra un asciugamano et voilà: il cane se ne sta al fresco.

Se ne avete la possibilità, perché non mettete una vaschetta grande o una piccola piscina gonfiabile in giardino?

I cani apprezzeranno molto, garantito!

Mi raccomando, mai e poi mai usare il ghiaccio a contatto diretto con la pelle del vostro amico a quattro zampe ( e nemmeno su di noi), ma avere sempre l'accortezza di mettere un panno prima di appoggiare il ghiaccio sul corpo per non provocare geloni.

datemiunam-come.rinfrescare-animali-estate-gatto-cane-tecniche-anti-caldo

Sempre parlando di pelle, sapete che anche gli animali possono scottarsi?

Per non correre rischi, se volete tosare il vostro cane o gatto, accertatevi sempre che il pelo non sia troppo corto.

Potete anche  servirvi di creme solari con formulazioni apposite per la cute degli animali.

Ovviamente, vale sempre la regola aurea e sensata di fare in modo che cani e gatti che stanno fuori casa possano trovare refrigerio in luoghi ombreggiati.

A questo proposito, mi raccomando, evitate di trascinare il vostro povero cane in lunghe passeggiate o addirittura in allenamenti di jogging durante le ore più calde della giornata, piuttosto uscite la mattina presto o la sera quando le temperature iniziano ad abbassarsi.

Durante le passeggiate con i vostri cani, ricordatevi sempre di portare con voi una ciotola di acqua e fate bere spesso il vostro amico: come per i bambini, gli animali soffrono la disidratazione.

A tal proposito, non sto a perdere neanche un secondo a dire che non bisogna lasciare i vostri animali in auto, neanche con i finestrini abbassati e in un posto all'ombra, vero?!

Ragazzi, è reato, senza contare che c'è gente matta che si diverte a rubare gli animali, specialmente se di razza.

Se vedete un animale incustodito in macchina, siete invitati a chiamare il 112 segnalando il problema, come consiglia l'OIPA.

Un altro accorgimento, quando andate a passeggio con i vostri cani, sono le museruole: non usate museruole che impediscano al cane di aprire la bocca, tirare fuori la lingua e ansimare. Questa è una tecnica che tutti gli animali hanno a disposizione per abbassare la temperatura corporea.

Cani, gatti e company infatti non sudano e ansimano per favorire lo scambio di calore attraverso la respirazione.

Se glielo impedite, il cane rischia di avere un colpo di calore.

datemiunam-come-rinfrescare-animali-estate-cane-gatto-criceto-tecniche-anti-caldo-consigli

Come per noi, anche l'alimentazione dei nostri pets deve essere modificata in base alla stagione.

Non sto parlando di mettere a dieta i nostri pelosetti per la prova costume (il mio gatto sì, perché è ingrassato, ma a questo ci pensa il veterinario), ma di aggiustare l'alimentazione per  apportare più liquidi.

Quindi, oltre a non far mai mancare acqua fresca a volontà, usate il cibo umido piuttosto delle crocchette (io alterno, la mattina crocchette e la sera bocconcini) e scegliete formule più ricche di verdure.

Non preoccupatevi se i vostri animali perderanno un po' di peso: in estate un calo ponderale è normale e frequente.

Ai criceti date più verdura e anche qualche pezzetto di frutta, non tenete la gabbia in un posto soleggiato e non esponetela ma direttamente al getto dell'aria, nemmeno quella del ventilatore.

I criceti sono molto più delicati di quanto si pensi e potrebbero raffreddarsi troppo.

Piuttosto, ecco un trucco per rinfrescare il vostro piccolo roditore: mettete attorno alla gabbietta delle bottiglie di acqua ghiacciata per abbassare la temperatura.

Ed infine, un consiglio per i pesci: acquari, vasche e bocce mai sotto il sole, altrimenti bollite i vostri amici che rischiano di morire perché l'acqua si surriscalda troppo: per un pesce rosso la temperatura ideale è attorno ai 25° gradi.

Bastano questi pochi accorgimenti per alleviare i fastidi legati al caldo e risollevare i nostri pets, assicurandoci la loro eterna gratitudine.

 

8

Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

Che io ami gli animalinon è un segreto. Che, tra loro, abbia una predilezione particolare per i gatti neppure.

Oggi, per l'appuntamento con il venerdì del libro vi presento un romanzo abbastanza famoso: "Io sono un gatto" dell'autore giapponese Natsume Soseki, pseudonimo di Kinnosuke Natsume.

Io sono un gatto di Natsume Soseki: brevi cenni alla trama

"Io sono un gatto" è ambientato in Giappone agli inizi del Novecento, l'epoca in cui questa nazione sta iniziando il suo lento cammino verso la modernità aprendosi ancor di più all'Occidente.

Il protagonista è un gatto che non ha un nome. Il felino, ancora cucciolo, in una terribile notte di pioggia riesce ad entrare in casa di un professore d'inglese.

Il povero gatto non gode di vita facile: il professore decide di tenerlo, ma la madre, le tre figlie e la serva non lo possono davvero sopportare, tanto che il gatto rimane appunto senza un nome.

Ciononostante, l'animale si adegua con facilità alla sua nuova esistenza. Cibo ne ha a sufficienza, un tetto sopra la testa pure, coccole meno ma non sembra importargli poi molto.

Il suo passatempo preferito è quello di ascoltare e spiare i discorsi del capofamiglia, che reputa un essere umano abbastanza bizzarro.

Kushami, questo il nome del professore, si dedica a mille hobby in modo alquanto superficiale, scatenando le risate dell'intero vicinato: passa dal comporre poesie tradizionali giapponesi a scrivere prosa in un inglese sgrammaticato, dal tiro con l'arco alla pittura.

Kushami è il punto di riferimento di un suo ex studente, Kangetsu, laureato in fisica, promesso sposo della figlia viziata e ricca dei suoi vicini di casa.

Il gatto, oltre ai discorsi del professore con il giovane, assiste anche a quelli di altri personaggi particolari amici del padrone di casa, come per esempio Sanpei, un uomo d'affari, e Tofu, un poeta.

La trama si incentra sugli episodi che deve fronteggiare Kushami per salvare l'amico Kangetsu dalle mire della ricca famiglia della promessa sposa.

In sostanza, l'intera vita del professore e dei suoi amici serve da pretesto al gatto senza nome per discorsi pseudo filosofici e più o meno profondi su quanto certi comportamenti umani siano strani e a volte addirittura incomprensibili.

Io sono un gatto di Natsume Soseki: recensione

"io sono un gatto" non è sicuramente un romanzo d'azione.

I pochi fatti movimentati vengono raccontati dal protagonista ai suoi amici o viceversa.

In "Io sono un gatto" il pilastro della narrazione è incentrato su come il gatto vede il genere umano.

"Senza nome" è un felino particolare, non ama molto la vicinanza dei propri simili, seppur qualche amico felino ce l'abbia.

A lui interessa capire gli uomini, ma è un'osservazione, la sua, quasi scientifica, antropologica o psicologica: molto distaccata, a volte con un pizzico d'invidia, di chi però è ben consapevole di far parte di una razza superiore.

Non c’è nulla di meno sopportabile al mondo della noia, se non succede qualcosa che stimoli la nostra vitalità non vale la pena vivere.”

L'autore ha reso questo gatto un animale poco socievole, opportunista, arrogante e senza alcun dubbio non tenero né empatico, a volte perfino odioso.

Eppure allo stesso tempo è un acuto osservatore, curioso e critico allo stesso tempo.

La particolarità che mi ha fatto apprezzare "Io sono un gatto" è che è stato scritto nel 1905. Sì, non è un errore, l'anno è proprio quello.

La cosa ancor più sconcertante è che in Italia sia stato pubblicato per la prima volta solo nel 2006!

Ma i comportamenti umani che vengono analizzati risultano essere tutt'ora attuali, nonostante si parli del Giappone di più di un secolo fa, quindi di uomini che appartengono ad una cultura agli antipodi rispetto alla nostra sia dal punto di vista geografico che storico.

Devo confessare però che leggere "Io sono un gatto" non è stato così semplice per varie ragioni.

La prima è quella dell'uso di termini giapponesi che non possono essere tradotti nella nostra lingua. Tranquilli, nel testo ci sono le note che rimandano alle spiegazioni.

Questo, seppur rappresenta una difficoltà perché rende la lettura più lenta, allo stesso tempo risulta essere un tratto affascinante.

La seconda cosa che mi ha messo in difficoltà è proprio la lentezza della trama: nella prima parte del libro il motore che mi ha mosso è sempre stato la convinzione che prima o poi sarebbe successo qualcosa.

Quando poi ho capito che non sarebbe accaduto nulla di significativo, che il protagonista non si sarebbe rivelato un ninja, che non ci sarebbero state eclatanti ed eccitanti battaglie tra samurai, mi sono messa il cuore in pace e mi sono semplicemente goduta la rappresentazione del genere umano.

Orbene, vi vedo già sospirare e alzare gli occhi al cielo: perché allora consigliare la lettura di questo romanzo?

Sicuramente per il suo valore letterario: "Io sono un gatto" è infatti il primo romanzo moderno giapponese.

In secondo luogo perché, come accennavo prima, parla sì di un gatto, ma ancor più dell'umanità e di quanto spesso noi uomini sappiamo essere così superbamente stupidi, tanto da giustificare la frase del gatto:

Gli umani per quanto forti non saranno in auge per sempre. Meglio attendere tranquillamente l'ora dei gatti"

Ecco, quindi, nonostante lo stile narrativo sia semplice e scorrevole, "Io sono un gatto" non è una lettura da ombrellone, anche se risulta comunque un romanzo davvero piacevole.

Come sempre, ringrazio Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro, e aspetto i vostri suggerimenti.

4

datemiunam-rimedi-naturali-contro-formicheIl calendario non è il solo strumento che ci fa capire quando arriva la bella stagione.

A casa mia sappiamo che sta ufficialmente cominciando il caldo quando avvistiamo le formiche.

Le formiche hanno sempre fatto parte della nostra esistenza da conviventi fin da quando siamo venuti ad abitare qui.

Fino a qualche anno fa, però, questi simpatici insetti effettuavano la loro transumanza passando radente il muro del soggiorno per scomparire dall'altro lato della casa.

Erano formiche educate, tutte in fila come scolareretti, seguivano le linee delle piastrelle senza mai cambiare percorso.

In due giorni la casa era di nuovo tutta per noi.

Ora invece no. Si vede che è venuta a mancare la vecchia regina e quella nuova non ha un pugno di ferro, preferisce regole meno rigide.

Così le formiche sono diventate indisciplinate e hanno cominciato a scorrazzare per la casa.

Dapprima hanno tentato una timida sortita in cucina.

Hanno scoperto la frutta, che tengo a maturare fuori dal frigorifero -quando si compra al supermercato è sempre molto indietro-.

Non sarà parso loro vero, tutto quel ben di Dio a portata delle loro zampette.

In un attimo hanno dato inizio ad un attacco di massa, un'invasione in piena regola.

Mi hanno trovato totalmente impreparata, soprattutto perché io detesto uccidere gli insetti.

Se c'è una cosa che mi fa proprio schifo, sono gli insetti morti.

E poi non mi piace proprio l'atto in sé. Non ho mai schiacciato le formiche, non uso le palette contro le mosche e non friggo le zanzare.

Ma a volte non c'è altra soluzione. I mutui accordi di pace sono stati violati, ogni trattativa per risolvere il conflitto in modo pacifico è risultata impossibile.

Del resto, benché laureata in lingue, non parlo il formichese.

A malincuore, abbiamo accolto la dichiarazione di guerra.

Cosa fare in caso di formiche in casa: i metodi naturali più efficaci

Calata nel mio ruolo di novello Nelson, ho chiamato alle armi l'intera famiglia, gatticompresi.

Mentre schieravo le truppe, ho specificato che i disertori sarebbero stati puniti severamente: niente dolce per una settimana almeno.

Ho subito ribadito il mio fermo no per le armi chimiche: al bando gli insetticidi, con bambini e animali non mi sento affatto tranquilla.

Ma come vincere la guerra e bonificare la casa?

Sono andata a rispolverare gli antichi volumi della nonna e mi sono affidata ai rimedi naturali.

Come un degno generale che si rispetti, ho coordinato la controffensiva affidando una missione ad ogni membro della squadra.

Per prima cosa sono partiti i ricognitori, con il compito di scoprire da dove penetrasse il nemico.

"Il nemico ha approfittato di un varco aperto nel settore ovest, generale"

Partiamo subito all'attacco: per spezzare l'avanzamento degli insetti, interrompiamo la colonna di formiche usando fondi di caffé e pepe di cayenna.

Il nemico è destabilizzato e batte in ritirata.

"Avanti col sale!" comando a gran voce.

La Ninfa e Ringhio, ubbidienti, cospargono il perimetro delle stanze con quintalate di sale, mentre il mio coraggioso compagno fa lo stesso lungo il perimetro esterno delle mura domestiche.

"Soldati, abbiamo vinto la battaglia, ma non la guerra!" urlo per risollevare il morale dell'esercito e fare in modo che rimangano comunque vigili.

Approfittando del momentaneo sbandamento delle truppe nemiche, ergiamo una barricata con bucce d'arancia e cetriolo rinforzate da bastoncini di cannella e foglie di alloro.

Nel frattempo, non diamo tregua agli insetti e piombiamo loro addosso sganciando sui gruppetti di formiche-soldato bustine di thè alla menta.

In un attimo avviene un fuggi-fuggi generale.

"Serrate i ranghi!" grido ai miei impavidi soldati.

"Via con l'artiglieria pesante!"

E' il caos: accerchiamo le formiche da ogni lato brandendo i nostri spruzzini carichi di acqua e sapone e oli essenziali agli agrumi.

La battaglia infuria da ogni lato. Guadagniamo la cucina, piastrella dopo piastrella, armadietto dopo armadietto.

Spugnette intrise di aceto per rimuovere le briciole spazzano i piani senza sosta, eliminando alle formiche la possibilità di ritrovare la via di casa seguendo eventuali tracce olfattive.

I corpi del nemico cadono come mosche ma noi, senza curarci d'altro se non della missione, procediamo impavidi con sprezzo del pericolo.

La cucina è libera, sul pavimento giacciono solo i corpi dei morti.

"Generale, non abbiamo riscontrato nessuna perdita!"

La fortuna ci ha assistito, ma la lotta è ancora lunga.

Benché stremati, dobbiamo approfittare di questo vantaggio.

"Disponete le trappole!" ordino perentoria.

Grossi barattoli contenenti qualche cucchiaino di miele vengono disposti sui mobili della cucina.

"Se mai quelle bastarde riusciranno a penetrare le nostre difese, troveranno una gran brutta sorpresa ad attenderle: la morte dolce"

Le tenebre calano sulle stanze devastate dalla guerra.

Mentre la luna si alza in cielo, andiamo a controllare se la barricata di bucce resiste.

La sentinella mi avvisa che ci sono stati strani movimenti.

Non possiamo permettere che le formiche ci sorprendano durante il sonno.

"Fai portare le luci!" gracchio, salda e ferma mentre dentro di me imperversa una tempesta.

Un paio di luci notturne comperate per i bambini vengono posizionate in corrispondenza della falla. Questo trucchetto dovrebbe sballare i ritmi di approvvigionamento delle formiche e farle andare in tilt.

"Con questo siamo al sicuro" borbotto, incrociando le dita, mentre assegno i turni di guardia.

Il tempo scorre lento, i minuti si trasformano in interminabili ore.

Sembra tutto tranquillo, ma mi sento addosso gli occhi ostili di quei piccoli insetti.

Infine il sole sorge su un nuovo giorno, per fortuna privo di formiche.

Le difese hanno retto, il nemico è distrutto, battuto.

Mi guardo attorno, soddisfatta.

La casa pare un'immondezzaio, tra bucce di frutta e verdura, fondi di caffè, sale e insetti morti.

Se non ripuliamo in fretta, la prossima volta ad invaderci non saranno le formiche, ma nemici ben peggiori: scarafaggi, blatte o chissà cos'altro.

Ma noi non ci faremo più trovare impreparati: il nuovo motto è tolleranza zero, ogni insetto a casa sua.

Da oggi in poi ogni animale con sei zampe (massì, dai, mettiamoci pure gli aracnidi che ne hanno otto) deve sapere che casa nostra non è un luogo sicuro.

Insetto avvisato, mezzo salvato.

Ci sono dei libri a cui ognuno di noi è particolarmente affezionato.

Uno dei libri che mi accompagnano da tempo immemorabile è "Gatti da legare" di Doreen Tovey.

Anche se lo conosco praticamente a memoria, ogni tanto mi piace rileggerlo.

A volte, quando spolvero la libreria e me lo ritrovo tra le mani, non resisto: lo apro a caso e ne leggo qualche pagina, ridendo tra me e me.

Siccome come ben sapete adoro gli animali e soprattutto ho un feeling particolare con i gatti, ho deciso che ve ne dovevo assolutamente parlare.

"Gatti da legare" di Doreen Tovey: recensione

Doreen Tovey è una scrittrice inglese di cui non si sa molto.

Nata nel 1918, appassionata di gatti, diventa presidente del "Siamese Cat Club" e del "Club del gatto dell'Inghilterra Occidentale".

Durante la sua vita, passata in un paese della campagna inglese vicino a Bristol, Doreen scrive una serie di libri autobiografici che hanno come protagonisti alcune generazioni di gatti Siamesi.

Un'epopea familiare dedicata ai piccoli felini, dunque.

Ho letto tutta la serie, ma l'unico libro che possiedo è "Gatti da legare", il terzo volume.

Ogni libro infatti può essere letto come una storia a sé stante e non è nemmeno necessario leggere i romanzi in ordine cronologico.

In "Gatti da legare" troviamo i coniugi Tovey alle prese con la ristrutturazione del loro cottage.

Ma soprattutto facciamo la conoscenza di Seeley e Shebalu, un seal point e un blue point, arrivati come dei terremoti a spazzare via la tranquillità della vecchia Sheeba.

Doreen ci propone delle divertentissime scene, raccontando come solo un inglese sa fare, le disavventure e le situazioni strane in cui lei e il marito Charles si vengono a trovare a causa dei due pestiferi gattini.

Tra le avventure feline, l'autrice ci presenta una galleria di strani personaggi, dal cacciatore miope all'improvvisata addestratrice di cani.

E tanti sono anche gli animali che animano la scena: dall'asinello all'oca selvaggia, dagli animali del bosco a quelli della campagna inglese.

Suggestivi sono i paesaggi che Doreen ci dipinge con grande abilità: la campagna inglese che ha sempre un che di affascinante, almeno su di me.

"Gatti da legare" è un piccolo romanzo che riesce a farsi strada fino al cuore, che strappa più di un sorriso e che tiene compagnia in queste giornate ancora così poco primaverili.

Vale la pena leggerlo, in un pomeriggio, sorseggiando una tazza di the caldo, magari davanti al caminetto acceso.

Quali sono i libri a cui voi siete particolarmente legate?

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, la creatrice del #venerdidellibro.

Buon fine settimana e buone feste!

2

ANIMALI DOMESTICI E NEONATI

L'arrivo di un neonato è un evento che sconvolge gli esseri umani, tanto la sua portata è immensa e ricca di sfumature, figuriamoci poi gli animali che condividono la loro esistenza con noi.

Come ho già accennato in precedenza, la mia convivenza con gli animali risale a quando ero piccola.

Anche CF vanta una varia esperienza nei rapporti con gli animali, soprattutto cani e cavalli.

Quando siamo andati a vivere assieme, abbiamo deciso di comune accordo che volevamo continuare questa tradizione.

La nostra casa è piccola ma abbiamo un giardino sfruttato dal cane dei genitori di CF, di cui ci occupiamo comunque noi, per cui abbiamo preferito optare per altri animali.

Nostri compagni di avventura dell'epoca erano un criceto e un'acquario di pesci tropicali.

Con me ho traslocato la mia vecchia gatta che ci ha lasciato dopo pochi mesi.

Da quando viviamo lì molte cose sono cambiate: l'acquario di pesci tropicali è diventato un acquario di acqua dolce che ha poi lasciato il posto a una boccia di pesci rossi.

I felini sono diventati due, un maschio e una femmina e la criceta è andata nel paradiso dei roditori mesi or sono.

Quando abbiamo deciso di avere dei bambini, francamente non ci siamo soffermati troppo a pensare a cosa questo avrebbe significato per i nostri animali, soprattutto per i gatti e il cane.

Fare in modo di far accettare il neonato ai nostri amici a quattro zampe non è stato affatto un problema insormontabile.

Certo, ci sono dei trucchetti e degli stratagemmi che possono sempre far comodo.

Ecco quindi cosa posso consigliare a chi vuole allargare la propria famiglia ma trema all'idea di come possano reagire gli amati pets all'arrivo di un bebè.

Pesci

I pesci sono gli animali che dal punto di vista dell'interazione con i bambini non mi hanno mai preoccupato.

Del resto, loro stanno dentro un acquario o una boccia e i pupi stanno fuori.

Che siano pesci tropicali o pesci d'acqua dolce, non si accorgeranno nemmeno del nuovo membro della famiglia. A loro basta avere un habitat adatto e nutrimento a sufficienza.

I pesci tropicali generalmente sono più appariscenti di quelli d'acqua dolce, ma sono anche più delicati.

Informatevi sempre bene prima di decidere se un acquario fa per voi. Personalmente se non siete esperti vi consiglio di provare prima con pesci più resistenti.

I miei figli sono sempre stati affascinati dagli acquari.

Quando erano piccini secondo me il rumore delle bolle in qualche modo li riportava al grembo materno, tant'è vero che nei pressi dell'acquario si tranquillizzavano più facilmente.

Quando sono cresciuti, ho notato che seguire i movimenti dei piccoli animali acquatici era davvero un toccasana.

Guardare nuotare i pesci anche all'interno di una boccia ha un effetto rilassante sui bambini, meglio ancora del barattolo della calma montessoriano.

Quando i bambini cominciano a volervi aiutare nella cura dei pesci, potete insegnare loro come dargli da mangiare: pochi pizzichi del loro mangime e il gioco è fatto.

Per quanto riguarda invece la pulizia è una fase che è meglio che siate voi a gestire, onde evitare splaccicamenti involontari degli animaletti sul pavimento.

Criceti

Esistono cinque specie di roditori che la legge consente di tenere in casa:

  • criceto russo
  • criceto siberiano
  • criceto di Roborowskij
  • criceto dorato
  • criceto Cinese

Le altre specie sono protette e quindi la legge ne vieta la vendita e il possesso.

I criceti sono animaletti buffi che di primo acchito risultano subito simpatici, soprattutto ai bambini, anche abbastanza piccoli.

Allevare uno di questi roditori non è particolarmente impegnativo.

Basterà tenere conto di una cosa: i criceti sono animaletti territoriali, quindi vale la regola una gabbia un roditore.

Mettere due o più criceti nella stessa gabbia, a meno che non sia molto grande o su più piani, scatenerà vere e proprie battaglie che si concluderanno in un bagno di sangue.

I criceti sono animali che amano la pulizia e l'ordine. Ricordatevi di pulire la gabbietta una volta al giorno e di non lavarli mai: i criceti si puliscono da soli e lo fanno davvero spesso e bene.

Ogni criceto suddivide la propria gabbia in varie zone: zona notte, zona pappa, zona gioco e zona bisogni.

Ricordatevi di rifornirli di cibo (ci sono mangimi ben bilanciati a base di frutta, verdura e semi vari da offrire loro) ma senza esagerare e di cambiare spesso l'acqua nell'abbeveratoio  e procurargli una piccola tana con tanto cotone.

I criceti non vanno in letargo e adorano giocare.

Sono sicura che la prima immagine che vi si è presentata alla mente alla parola "criceto" è quella del piccolo animaletto che gira sulla ruota.

Perché effettivamente lo fa. Giorno e notte. E si arrampica dappertutto.

I criceti generalmente non sono aggressivi se si abituano fin da piccoli ad avere contatti con le persone che li accudiscono.

Olivia, la mia piccola peste, si faceva tranquillamente prendere in mano e coccolare anche sotto gola e pancia.

A volte l'ho portata in giro all'interno della mia tasca o in una piccola borsetta.

Ma quando mia suocera ha avvicinato il dito per accarezzarla, lei veloce come un fulmine le ha morsicato il polpastrello.

Per cui non fate avvicinare i bambini con le mani alla gabbia, spiegate loro che il criceto si può guardare ma non toccare e soprattutto dite loro che non devono fare rumori assordanti nei pressi della gabbia, perché il nostro piccolo amico si spaventa moltissimo.

Col tempo potete insegnare ai vostri figli a dare semi o pezzettini di frutta all'animaletto che avrà modo di familiarizzare con loro.

CANI

Come ho accennato all'inizio del post, la mia esperienza nell'ambito canino è abbastanza recente.

I genitori di CF sono i proprietari di una cockerina di ormai otto anni, ma la maggior parte delle volte ce ne occupiamo noi.

La cagnolina non è stata allevata da me e, come dice spesso il veterinario, mi considera una compagna di branco con cui giocare e bighellonare.

Infatti andiamo a spasso insieme, ci coccoliamo e giochiamo come due matte.

Le porto la pappa, l'acqua e la tengo pulita.

Ogni tanto le faccio un bel bagno, cosa che non gradisce per niente.

Ma mi ubbidisce di rado e solo se sa che poi le allungo una ricompensa.

Come la maggior parte dei proprietari di cani, la preoccupazione più grande per l'arrivo dei nostri bambini era proprio lei.

Su consiglio del veterinario, appena nata la Ninfa, ho subito portato una sua tutina alla cagnolina in modo da farle sentire e conoscere il nuovo odore.

Pian pianino, quando uscivamo, abbiamo fatto in modo che si avvicinasse alla neonata e le abbiamo premesso di annusarla.

Siccome è un cocker agitato, la premiavamo con un bel biscottino quando riusciva a stare seduta ferma vicino a noi senza tentare di salire in braccio quando c'erano la Ninfa e Ringhio.

Pian pianino abbiamo allungato il tempo passato assieme, senza costringerla a stare con noi se lei non voleva.

Man mano che i bambini crescevano, anche lei cambiava atteggiamento nei loro confronti: il suo fare circospetto ha lasciato posto ad una gioia irrefrenabile quando li vede.

Ciò nonostante, spesso bisogna tenere a bada la sua esuberanza, perché, non appena vede Ringhio e la Ninfa, il suo primo istinto è quello di balzar loro addosso e di leccarli tutti.

Da parte loro anche i pupi devono essere frenati, perché come tutti i cuccioli -e i bambini non fanno eccezione- di primo acchito si mettono a correre e lei ovviamente li insegue e poi finiscono tutti a rotolarsi nell'erba o sul porfido.

Se all'apparenza sembra un rapporto idilliaco, non nasconde però dei rischi.

Il nostro cane non è abituato a stare con la gente per cui non a volte interpreta male alcuni gesti.

In più ha delle abitudini ben radicate: la pappa ad una certa ora servita in un determinato modo e diventa aggressiva se qualcuno prova a portargli via il cibo, anche per gioco.

La stessa cosa capita con la sua copertina e con alcuni dei suoi giochi.

Io e CF abbiamo spiegato tutto questo ai bambini, ma non lasciamo mai i pupi e il cocker da soli per prevenire spiacevoli incidenti.

Si gioca assieme, si fanno le coccole, si sta in braccio a turno (sì, pure lei), si mangia il biscotto se ci si comporta bene (sì, pure lei).

Babbo Natale e Santa Lucia lasciano sempre qualcosa anche a lei e il giorno del suo compleanno, arbitrariamente scelto in Luglio, riceve un piccolo regalo.

Anche se non ha il permesso di entrare in casa (no, non è perché ho paura che sporchi, ma perché in casa ci sono i gatti), di fatto lei è un membro della nostra famiglia a tutti gli effetti.

GATTI

Infine, veniamo al mondo gatto.

I gatti sono gli animali con cui ho più familiarità e quelli di cui era più facile per me prevedere le reazioni all'arrivo dei bambini.

Sfatiamo subito un mito: i gatti non sono animali indipendenti.

I mici come tutti gli altri animali domestici dipendono da noi per i loro bisogni primari: cibo, acqua, cure sanitarie e pulizia.

Non è affatto vero che i gatti non hanno bisogno di coccole, anzi: sono tra gli animali più coccoloni con cui ho avuto a che fare.

Ci sono esemplari che sopportano la solitudine meglio di altri, ma quello dipende dall'indole del felino.

I gatti sono territoriali, per cui se ne volete più di uno è meglio prenderli assieme, quando sono cuccioli, per evitare problemi e difficoltà di inserimento più avanti.

In questo caso territoriale si riferisce allo spazio fisico ma anche alle persone.

La mia attuale gatta, così come quella vecchia che mi aveva seguito nell'avventura a due, è molto possessiva nei miei riguardi: tollera la presenza degli altri membri della famiglia ma ha ben chiaro chi è la sola persona che può permettersi di coccolarla.

Il gatto, invece, è un pezzo di pane: buono fino all'esagerazione si fa coccolare e a volte anche malmenare da tutti.

I gatti hanno capito subito che sarebbe cambiato qualcosa fin da quando ero incinta.

Vivere a contatto con loro, nonostante non fossi immune alla toxoplasmosi, non ha mai rappresentato un problema:  i gatti vengono controllati e vaccinati periodicamente e ho sempre seguito le usuali norme igieniche per cambiare la lettiera.

Un piccolo consiglio: sarebbe meglio avere una cassettina per ogni gatto.

I gatti sono animali con la puzza sotto al naso: non amano gli ambienti sporchi e con odori troppo forti, non mangiano dove fanno i loro bisogni, per cui pappa e acqua lontano dalle cassettine.

Odiano essere sporchi e disordinati e passano gran parte del loro tempo a leccarsi e a sonnecchiare.

In più, fin da piccini i miei mici sono stati abituati a farsi lavare e non temono l'acqua (l'asciugacapelli invece li fa imbestialire).

Questi piccoli felini sono prevalentemente notturni, per cui è facile che si scatenino in corse pazze e giochi rumorosi durante la notte, specialmente quando sono giovani.

Per i gatti l'arrivo di un bebè può essere davvero destabilizzante, soprattutto se si da loro l'impressione di essere trascurati.

Per questo fate in modo di coccolarli più di quanto facevate prima, spazzolate il loro pelo e ricompensateli spesso.

Quando il bimbo nasce, lasciate che il gatto si avvicini pian piano e secondo le sue tempistiche per valutare il nuovo venuto.

Inizialmente il gatto farà l'indifferente, magari anche l'offeso, ma è solo apparenza. In realtà muore dalla curiosità.

Le difficoltà più grandi si hanno quando i bambini cominciano a muoversi e a gattonare in autonomia.

A questo punto vedono il gatto come un bel giocattolo peloso a cui tirare la goda e i baffi.

Cosa che il micio non ama per niente. Se il vostro gatto è placido come il mio, lascerà correre e al massimo vi lancerà sguardi da martire mentre il vostro pupo gli strapperà una vibrissa.

Se invece il vostro gatto è bisbetico come la mia, potrebbe sfoderare gli artigli e graffiare il piccolo.

Proprio per questo vi suggerisco per prima cosa di tenere sempre le unghie dei gatti tagliate e curate (non è vero che ai gatti fa male tagliare gli artigli, semplicemente non amano essere immobilizzati mentre lo fate).

In più, se avete a che fare con gatti non molto accomodanti, fate in modo che i bambini non si avvicinino troppo.

Credetemi, di solito i gatti sono i primi a defilarsi se ritengono i bambini pericolosi.

Con il tempo poi i bambini capiranno che i mici non sono giocattoli, ma animali che possono essere coccolati.

La Ninfa corre a farsi consolare dal mio gatto se io la sgrido e, quando è triste, passa ore e ore ad accarezzarlo.

Dal canto loro i gatti si abitueranno ai nuovi venuti e smetteranno di fare di tutto per evitarli: si siederanno vicino a loro e andranno a strusciarsi sulle loro gambe quando rientreranno a casa.

COME FAR CONVIVERE BAMBINI E ANIMALI

Spero che questo post sia servito a rassicurare tutte quelle coppie che si preoccupano di come far accettare il neonato al proprio animale domestico, soprattutto al cane e al gatto.

Con qualche piccolo accorgimento e un po'di pazienza i vostri amici animali si abitueranno a convivere serenamente con i nostri bambini.