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Ultimamente i miei bambini hanno riscoperto i film.

Non quelli d'animazione, intendiamoci, ma i film veri e propri.

A quelli che hanno come protagonisti i dinosauri (e dico tutti ma proprio tutti), a quelli dedicati al maghetto più famoso di tutti i tempi o alla serie fantasy basata sui romanzi di Tolkien, ora si sono aggiunti quelli dedicati agli animali.

Ho pensato allora di condividere con voi una lista dei miei 5 film preferiti sugli animali da guardare con i bambini.

5 film indimenticabili sugli animali adatti ai bambini

La mia personale lista di film imperdibili da far vedere ai bambini comprende pellicole d'altri tempi, ma sempre attuali e universali.

L'incredibile avventura

Questo film è stato girato nel 1963 dalla Walt Disney che negli anni Novanta ne ha fatto anche un remake intitolato "In fuga a quattro zampe".

Ho apprezzato entrambi ma, per ragioni sentimentali, la mia preferenza va all'originale.

Trama

La vicenda si svolge nell'Ontario, in Canada.

La famiglia Hunter è composta da padre, madre, due figli, due cani e un gatto.

Un giorno il padre riceve un incarico temporaneo in Inghilterra, presso una famosa università e la parte umana della famiglia è costretta a trasferirsi, seppur per un breve periodo.

Gli Hunter lasciano i loro amati animali, il giovane Labrador retriever Luath, l'anziano Bull Terrier Bodger e il gatto siamese Tao a John, un loro amico che vive in campagna, a 300 miglia dalla loro casa.

Un giorno, però, John deve recarsi con urgenza in città e affida ad altri amici la cura degli animali della sua tenuta, compresi quelli degli Hunter.

Prima di partire, lascia le istruzioni di riferimento riguardanti i due cani e il gatto sul caminetto.

Inavvertitamente, però, Tao le fa cadere nel fuoco, così la coppia incaricata di badare a loro pensa che siano andati con John.

I due cani e il gatto, invece, sono scappati e hanno deciso di tornare a casa loro.

Al suo ritorno John fa scattare le ricerche, ma invano.

Gli Hunter nel frattempo tornano a casa e rimangono costernati quando apprendono la notizia della fuga dei loro beniamini.

I due cani e il gatto continuano nel loro viaggio.

La strada del ritorno è lunga e irta di pericoli, ma alla fine i tre ce la fanno e tornano a casa, dove riabbracciano la loro famiglia, che oramai aveva perso le speranze di rivederli.

Perché guardarlo

"L'incredibile avventura" per me è un film magico.

Il suo punto di forza è la narrazione del viaggio avventuroso e delle sfide che devono fronteggiare i tre animali.

Nonostante tutti i pericoli che mettono alla prova i protagonisti, loro riescono sempre a farcela: non c'è puma, cacciatore, cascata o dirupo che possa fermarli.

Questo perché, nonostante il proverbio che vede cani e gatti eterni rivali, i nostri amici a quattro zampe collaborano tra di loro e riescono a superare le avversità sfruttando i loro punti di forza, le loro caratteristiche.

Il film, oltre ad intrattenere i bambini e tenerli con il fiato sospeso, insegna che ognuno di noi è un individuo unico e particolare ma non migliore degli altri.

Mostra come insieme si riesca a superare qualsiasi avversità: la collaborazione e il rispetto reciproco sono le basi per risolvere ogni problema.

L'amicizia, anche tra animali che dovrebbero essere contrapposti, non è impossibile, ma realizzabile.

Direi che il messaggio che propone è senza dubbio in linea con i nostri tempi.

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L'immagine è tratta dal sitp maximumfilm.it

Le tre vite della gatta Tomasina

"Le tre vite della gatta Tomasina" è un altro classico disneyano datato 1964.

Trama

Tomasina - la voce narrante della vicenda-  è una bella gatta rossa che vive con la famiglia McDuhi in un piccolo paesino della Scozia.

La storia si svolge nella prima decade del Novecento.

Mary McDuhi, una bimba vivace di sette anni, vive con il padre Andrew che fa il veterinario e la sua gatta Tomasina.

In seguito alla morte della madre, il padre della bambina è diventato un uomo cinico e disinteressato sia alla vita dei suoi pazienti sia a quella dei suoi simili.

Uno sfortunato giorno la gatta rimane ferita in un incidente.

Andrew, ritenendo che la gatta abbia contratto il tifo, si rifiuta di curarla e convince la piccola Mary della sua morte.

La bambina, con il cuore a pezzi, organizza un solenne funerale per la sua amica.

Mentre Mary e i suoi amici stanno concludendo la cerimonia nei pressi del bosco, si avvicina inaspettatamente la giovane Lory.

Lory è considerata da tutti la strega del villaggio, perché ama starsene per conto suo e allo stesso tempo cura le persone con vecchi rimedi.

La donna si accorge subito che la gatta in realtà è ancora viva, per cui la raccoglie e la porta a casa sua.

Tomasina si riprende e comincia a vivere la sua seconda vita.

Dopo un piccolo viaggio nell'aldilà felino, la gatta riprende la sua quotidiana esistenza, immemore dei fatti accaduti prima dell'incidente.

Nel frattempo Mary, che non si è mai ripresa dalla morte della sua piccola amica, si ammala gravemente.

Alla polmonite si somma il dolore per la perdita di Tomasina.

Le cure del medico sembrano vane e il padre, sull'orlo della pazzia, non sa come salvare la figlia.

Il povero Andrew viene abbandonato da tutti, quando si sparge la voce che è stato proprio lui la causa principale dello stato della figlioletta.

Pentito, comincia a capire i gravi danni che ha causato, seppur involontariamente.

Mentre vaga sconfitto e in stato confusionale lungo le strade del villaggio sotto una pioggia torrenziale, Andrew vede per caso Tomasina e la riconosce.

Mettendo da parte l'orgoglio, si ritrova a discutere con il felino e ad implorarla di tornare a casa.

Tomasina, che di colpo riacquista i suoi ricordi, è molto combattuta tra il desiderio di tornare dalla piccola Mary e il desiderio di vendetta nei confronti dell'uomo che si è rifiutato di aiutarla.

A convincerla sarà il comportamento di Lory che, nonostante il disprezzo mostrato da Andrew verso di lei, considerata arretrata e ignorante, di fatto resta l'unica persona a stare accanto al giovane vedovo.

Tomasina, quindi, corre da Mary che, grazie alla sua presenza, comincia a riprendersi.

Così ha inizio la terza vita della gatta Tomasina, che la vede felice con Mary, Andrew e Lory.

La strega e il padre della bimba, infatti, nonostante le loro divergenze si innamorano e formano una nuova famiglia.

Perché guardarlo

"Le tre vite della gatta Tomasina" è una favola che non può lasciare indifferenti.

Tenera senza troppi fronzoli, mostra sia il lato bello delle persone sia quello brutto, senza estremizzare o demonizzare nessuno.

Non indora la pillola e affronta molti temi: la morte, il dolore, l'amicizia, l'amore e il perdono.

Il tutto con un tono mai troppo cupo, inframezzato anche da scene più divertenti, come quando Lory approfitta della sua fama per spaventare i bambini.

Una favola per far riflettere e diventare grandi, lieto fine compreso.

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L'immagine è tratta dal sito chiliesperienza.altervista.org

A cavallo di un pony selvaggio

La Walt Disney gira questa pellicola nel 1975.

Devo ammettere che sono in pochi a conoscerla e la cosa mi lascia alquanto perplessa perché credo che sia uno dei film più interessanti riguardo agli animali che siano stati girati.

Trama

Con "A cavallo di un pony selvaggio" ci spostiamo in Australia.

Siamo negli anni tra le due guerre. Protagonisti della vicenda sono un bellissimo pony e due ragazzi, Scott e Josie.

Scott, di umili origini, è costretto a percorrere a piedi circa sette miglia ogni giorno per andare a scuola.

Il padre, quindi, acconsente a comperare al figlio volenteroso un piccolo pony.

Taff (così si chiama il cavallino) e Scott sono inseparabili e diventano amici, finché un brutto giorno il pony sparisce.

Josie invece è una ricca bambina che ha perso l'uso delle gambe a causa di una malattia.

Per spostarsi utilizza un piccolo calesse trainato da un pony.

La sua passione sono le corse al trotto. Il suo pony però è vecchio e viene pensionato.

Al suo posto il padre regala a Josie un giovane pony comparso chissà come nella sua tenuta, a cui lei dà il nome di Bo.

Quale sorpresa per il povero Scott quando vede Taff trainare il calesse della ricca Jodie durante la festa annuale!

Il ragazzo rivendica pubblicamente la proprietà del cavallo, ma Jodie non vuole cederlo.

Il caso diventa popolare e spacca in due addirittura l'opinione pubblica della città radunata in occasione della fiera.

Scott suscita simpatie perché è un ragazzo del popolo mentre Jodie ha dalla sua l'invalidità.

Il giudice stabilisce che sarà il cavallo a decidere con chi rimanere.

Ma il pony, in puro stile disneyano, unisce anziché dividere.

Scott e Judie diventano amici e trovano un accordo pacifico sull'utilizzo del piccolo cavallo, ormai più che un mero mezzo di trasporto.

Perché guardarlo

"A cavallo di un pony selvaggio" ha dei paesaggi magnifici e solo questo basterebbe per consigliarne la visione.

Personalmente, penso che la trama sia ben strutturata anche se a tratti magari un po' melensa.

La scena della scelta del pony poi è davvero toccante e non può lasciare indifferenti.

Questo film insegna ai bambini come risolvere i conflitti in maniera intelligente, senza litigare e che la condivisone è spesso la soluzione migliore.

Inoltre, viene sempre messo in rilievo il valore dell'amicizia che non guarda in faccia nessuno, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza.

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L'immagine è tratta dal sito filmtv.it

C'era un castello con quaranta cani

Questa pellicola è una produzione italiana del 1990 che mi ha sempre affascinato, sarà per il castello, sarà per i quaranta cani che riportano a galla emozioni legate all'indimenticabile carica dei 101.

Trama

Il protagonista della vicenda è un manager milanese di nome Bob che convive con una bella vedova,Giovanna, e il suo figlioletto, Tom, a cui è molto legato.

Un giorno Bob apprende di aver ereditato da una sconosciuta zia ricca un castello in Toscana.

Renzoni, il notaio che lo contatta, lo convince a vendere la proprietà utilizzando come leva la tassa di successione che ammonterebbe ad una cifra tale da risultare troppo onerosa per Bob.

Ciononostante, i tre, una volta giunti a destinazione, si innamorano del luogo per vari motivi: Bob per la pace e la tranquillità, così distanti dalla caotica vita milanese, Giovanna per la possibilità di frequentare antiche famiglie nobili e benestanti che la accolgono nella loro cerchia e il piccolo Tom per la presenza di due magnifici cani che fanno parte del "pacchetto".

Bob e la sua famiglia decidono quindi di cambiare vita e si trasferiscono in Toscana.

Seguendo lo spirito imprenditoriale, Bob e Giovanna avviano una pensione per cani di lusso.

La vita campestre piace molto ai tre, così come la gente del luogo con cui fanno facilmente amicizia. Tra i vari personaggi spiccano la maestra Violetta e il veterinario Muggione.

Sembra tutto perfetto, finché la stagione finisce e i vicini nobili se ne vanno.

Giovanna allora decide inaspettatamente di tornare a Milano alla vita di prima e, senza consultare Bob, promette ad un gruppo di imprenditori locali di vendere il castello per costruire un residence.

La notizia fa felice il notaio, che fa parte del gruppo degli imprenditori, salvo poi infuriarsi con Bob che non acconsente alla vendita.

Quindi, l'uomo di legge ordina ai suoi scagnozzi di dare fuoco al canile del castello.

L'incendio provoca gravi danni economici, ma soprattutto causa la morte di uno dei cani.

A questo punto, pressato da debiti, il povero Bob deve accettare la sconfitta.

Viene indetta una falsa asta immobiliare.

Ma il veterinario riesce ad intervenire in extremis: convoca un perito delle Belle Arti che, pochi minuti prima della conclusione dell'asta, riesce a bloccare il tutto e sancisce l'intoccabilità del castello, sede di magnifici dipinti dall'inestimabile valore.

Il castello è salvo, i cani hanno di nuovo la loro dimora, Tom e Bob sono felici e decidono di continuare a vivere lì, mentre Giovanna convola a nuove nozze.

Anche Bob non è da meno e sposa Viola, la dolce maestra.

Perché guardarlo

"C'era un castello con quaranta cani" è un film che piace molto ai bambini.

Ritroviamo il sistema di narrazione classica, in cui è fin da subito chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.

C'è quella punta di mistero che non guasta mai e ci sono loro, i cani, così buffi e teneri, praticamente irresistibili.

C'è il papà sempre impegnato che cambia non appena mette piede in Toscana e trova il suo equilibrio grazie ai ritmi più lenti, che tanto rispecchia i papà dei nostri tempi; c'è la figura della maestra buona, brava e bella, anche se stereotipata.

In sostanza, ha molta presa sui bambini proprio perché è la classica bella fiaba a lieto fine.

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L'immagine è tratta dal sito photo.ivid.it

Babe-maialino coraggioso

Questa pellicola è la più recente, uscita nel 1995 e ho avuto modo di vederla solo da mamma.

Trama

Il film è ambientato in Nuova Zelanda. Il protagonista della vicenda è Babe, un piccolo maialino.

Babe è il premio di un gioco di un luna park e viene vinto da un pastore che ne indovina il peso.

L'uomo porta il premio alla sua fattoria dove la moglie decide di allevarlo in vista del pranzo natalizio.

Il piccolo porcellino fa amicizia con gli animali della fattoria: la pecora Maa, l'oca Ferdinand e la coppia di Border Collie che hanno il compito di tenere d'occhio il gregge.

Babe viene adottato dalla coppia di cani da pastore che lo cresce assieme ai suoi cuccioli, insegnandogli il mestiere.

Babe in poco tempo diviene un ottimo "maialino da pastore" ed è talmente bravo che il suo padrone decide di iscriverlo ad una gara nazionale.

Ecco quindi che il coraggioso porcellino gareggia con i migliori cani della Nuova Zelanda, tra lo sguardo divertito del pubblico che non gli risparmia sarcastiche battute.

Tuttavia Babe si rivela per quello che è, cioè uno strabiliante "cane" da pastore, talmente bravo da lasciare tutti a bocca aperta.

Tra l'esaltazione generale, Babe viene proclamato vincitore indiscusso, dimostrando il suo valore agli occhi del mondo.

Perché guardarlo

Ho guardato questo film con gli occhi di un genitore e non con quelli di una bambina.

Proprio per questo, sono ancor più convinta che sia un ottimo film da proporre ai bambini.

"Babe-maialino coraggioso", nella sua semplicità, insegna una lezione importante: non importa se nasci porcellino o cane da pastore, importa solo quello che sai fare e quanto sei bravo a farlo.

Il nostro roseo protagonista, il cui destino sarebbe stato fornire un delizioso pranzetto il giorno di Natale, si rivela invece il più bravo "cane" da pastore della Nuova Zelanda.

Anche i genitori possono imparare qualcosa da questa pellicola: sproniamo i nostri figli e crediamo in loro, anche se non ne vediamo appieno le potenzialità.

Permettiamo ai bambini di seguire le loro inclinazioni, di mettere a frutto i loro talenti e non ingabbiamoli in ruoli o posizioni standarizzate.

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L'immagine è tratta dal sito caffeinamagazine.it

Conclusioni

Chi dice che troppa televisione fa male ai bambini, non sempre ha ragione.

Esistono tanti bei film che possono insegnare qualcosa ai bambini in modo piacevole, servendosi delle immagini, delle parole e della musica.

I film possono essere un grande strumento se sommate all'opera di noi genitori che ne mediamo i contenuti, rendendoli utilizzabili ai nostri figli in base alla loro età.

Ho scelto quelli che hanno come protagonisti gli animali perché hanno sempre un grande fascino sui piccoli telespettatori.

Quelli che vi ho elencato prima sono la mia personale hit-parade, ma ovviamente ne esistono altri.

Quali sono secondo voi i migliori film con animali da proporre ai bambini, escludendo i film di animazione?

E qual è il vostro preferito?

Come sempre, ogni commento è ben gradito e non verrà lasciato senza risposta.

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Questa immagine è tratta dal sito intagramersitalia.it

 

Pare che le temperature estive siano in netto rialzo.

Se da una parte apprezzo questa notizia, visto che tra poco sarò in ferie, da un'altra la cosa mi disturba: adoro l'estatema, da quando sono rimasta incinta la prima volta, il caldo mi infastidisce parecchio.

Le alte temperature però creano disagi anche ai nostri amici animali, non solo a noi.

E se noi possiamo lamentarci, inveire, maledire perché dotati di parola, i nostri amici ci mandano chiari segnali in un altro modo.

In questo post voglio darvi alcuni suggerimenti per rinfrescare gli animali durante la calura estiva.

Consigli utili per rinfrescare gli animali in estate

Cani, gatti, criceti e perfino i pesci soffrono il caldo come noi esseri umani, se non di più.

Anche se non sono dotati di parole, gli animali ci inviano chiari segnali per comunicare che hanno caldo.

Il mio gatto, per esempio, cerca sempre di infilarsi in cantina e si acciambella su un gradino dove vegeta per l'intero pomeriggio.

Ci sono alcune strategie che possiamo adottare per aiutare i nostri amici a sconfiggere il caldo.

La tecnologia può aiutarci: l'aria condizionata va bene se regolata tra i 21° gradi e i 26° gradi, non indirizziamo il getto direttamente su cani, gatti o criceti che potrebbero risentire dello sbalzo di temperatura e raffreddarsi troppo.

Anche il ventilatore può bastare: il getto d'aria è generalmente ben tollerato dai nostri pets, ma alcuni non gradiscono il rumore.

Se i vostri animali sono ancora dei cuccioli, fate attenzione: loro vedono il ventilatore come un gioco e potrebbero saltarci sopra o trovare il modo di infilare le loro zampette attraverso la rete di protezione o, peggio ancora, le loro code potrebbero inavvertitamente essere prese dalle pale con risultati disastrosi.

Potete servirvi di asciugamani umidi da posizionare in qualche angolo della casa o in qualche zona ombreggiata del giardino oppure, cosa che il mio cane adora, utilizzare un materassino refrigerante: lo mettete nel freezer per un po' poi lo togliete , ci stendete sopra un asciugamano et voilà: il cane se ne sta al fresco.

Se ne avete la possibilità, perché non mettete una vaschetta grande o una piccola piscina gonfiabile in giardino?

I cani apprezzeranno molto, garantito!

Mi raccomando, mai e poi mai usare il ghiaccio a contatto diretto con la pelle del vostro amico a quattro zampe ( e nemmeno su di noi), ma avere sempre l'accortezza di mettere un panno prima di appoggiare il ghiaccio sul corpo per non provocare geloni.

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Sempre parlando di pelle, sapete che anche gli animali possono scottarsi?

Per non correre rischi, se volete tosare il vostro cane o gatto, accertatevi sempre che il pelo non sia troppo corto.

Potete anche  servirvi di creme solari con formulazioni apposite per la cute degli animali.

Ovviamente, vale sempre la regola aurea e sensata di fare in modo che cani e gatti che stanno fuori casa possano trovare refrigerio in luoghi ombreggiati.

A questo proposito, mi raccomando, evitate di trascinare il vostro povero cane in lunghe passeggiate o addirittura in allenamenti di jogging durante le ore più calde della giornata, piuttosto uscite la mattina presto o la sera quando le temperature iniziano ad abbassarsi.

Durante le passeggiate con i vostri cani, ricordatevi sempre di portare con voi una ciotola di acqua e fate bere spesso il vostro amico: come per i bambini, gli animali soffrono la disidratazione.

A tal proposito, non sto a perdere neanche un secondo a dire che non bisogna lasciare i vostri animali in auto, neanche con i finestrini abbassati e in un posto all'ombra, vero?!

Ragazzi, è reato, senza contare che c'è gente matta che si diverte a rubare gli animali, specialmente se di razza.

Se vedete un animale incustodito in macchina, siete invitati a chiamare il 112 segnalando il problema, come consiglia l'OIPA.

Un altro accorgimento, quando andate a passeggio con i vostri cani, sono le museruole: non usate museruole che impediscano al cane di aprire la bocca, tirare fuori la lingua e ansimare. Questa è una tecnica che tutti gli animali hanno a disposizione per abbassare la temperatura corporea.

Cani, gatti e company infatti non sudano e ansimano per favorire lo scambio di calore attraverso la respirazione.

Se glielo impedite, il cane rischia di avere un colpo di calore.

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Come per noi, anche l'alimentazione dei nostri pets deve essere modificata in base alla stagione.

Non sto parlando di mettere a dieta i nostri pelosetti per la prova costume (il mio gatto sì, perché è ingrassato, ma a questo ci pensa il veterinario), ma di aggiustare l'alimentazione per  apportare più liquidi.

Quindi, oltre a non far mai mancare acqua fresca a volontà, usate il cibo umido piuttosto delle crocchette (io alterno, la mattina crocchette e la sera bocconcini) e scegliete formule più ricche di verdure.

Non preoccupatevi se i vostri animali perderanno un po' di peso: in estate un calo ponderale è normale e frequente.

Ai criceti date più verdura e anche qualche pezzetto di frutta, non tenete la gabbia in un posto soleggiato e non esponetela ma direttamente al getto dell'aria, nemmeno quella del ventilatore.

I criceti sono molto più delicati di quanto si pensi e potrebbero raffreddarsi troppo.

Piuttosto, ecco un trucco per rinfrescare il vostro piccolo roditore: mettete attorno alla gabbietta delle bottiglie di acqua ghiacciata per abbassare la temperatura.

Ed infine, un consiglio per i pesci: acquari, vasche e bocce mai sotto il sole, altrimenti bollite i vostri amici che rischiano di morire perché l'acqua si surriscalda troppo: per un pesce rosso la temperatura ideale è attorno ai 25° gradi.

Bastano questi pochi accorgimenti per alleviare i fastidi legati al caldo e risollevare i nostri pets, assicurandoci la loro eterna gratitudine.

 

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Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

Che io ami gli animalinon è un segreto. Che, tra loro, abbia una predilezione particolare per i gatti neppure.

Oggi, per l'appuntamento con il venerdì del libro vi presento un romanzo abbastanza famoso: "Io sono un gatto" dell'autore giapponese Natsume Soseki, pseudonimo di Kinnosuke Natsume.

Io sono un gatto di Natsume Soseki: brevi cenni alla trama

"Io sono un gatto" è ambientato in Giappone agli inizi del Novecento, l'epoca in cui questa nazione sta iniziando il suo lento cammino verso la modernità aprendosi ancor di più all'Occidente.

Il protagonista è un gatto che non ha un nome. Il felino, ancora cucciolo, in una terribile notte di pioggia riesce ad entrare in casa di un professore d'inglese.

Il povero gatto non gode di vita facile: il professore decide di tenerlo, ma la madre, le tre figlie e la serva non lo possono davvero sopportare, tanto che il gatto rimane appunto senza un nome.

Ciononostante, l'animale si adegua con facilità alla sua nuova esistenza. Cibo ne ha a sufficienza, un tetto sopra la testa pure, coccole meno ma non sembra importargli poi molto.

Il suo passatempo preferito è quello di ascoltare e spiare i discorsi del capofamiglia, che reputa un essere umano abbastanza bizzarro.

Kushami, questo il nome del professore, si dedica a mille hobby in modo alquanto superficiale, scatenando le risate dell'intero vicinato: passa dal comporre poesie tradizionali giapponesi a scrivere prosa in un inglese sgrammaticato, dal tiro con l'arco alla pittura.

Kushami è il punto di riferimento di un suo ex studente, Kangetsu, laureato in fisica, promesso sposo della figlia viziata e ricca dei suoi vicini di casa.

Il gatto, oltre ai discorsi del professore con il giovane, assiste anche a quelli di altri personaggi particolari amici del padrone di casa, come per esempio Sanpei, un uomo d'affari, e Tofu, un poeta.

La trama si incentra sugli episodi che deve fronteggiare Kushami per salvare l'amico Kangetsu dalle mire della ricca famiglia della promessa sposa.

In sostanza, l'intera vita del professore e dei suoi amici serve da pretesto al gatto senza nome per discorsi pseudo filosofici e più o meno profondi su quanto certi comportamenti umani siano strani e a volte addirittura incomprensibili.

Io sono un gatto di Natsume Soseki: recensione

"io sono un gatto" non è sicuramente un romanzo d'azione.

I pochi fatti movimentati vengono raccontati dal protagonista ai suoi amici o viceversa.

In "Io sono un gatto" il pilastro della narrazione è incentrato su come il gatto vede il genere umano.

"Senza nome" è un felino particolare, non ama molto la vicinanza dei propri simili, seppur qualche amico felino ce l'abbia.

A lui interessa capire gli uomini, ma è un'osservazione, la sua, quasi scientifica, antropologica o psicologica: molto distaccata, a volte con un pizzico d'invidia, di chi però è ben consapevole di far parte di una razza superiore.

Non c’è nulla di meno sopportabile al mondo della noia, se non succede qualcosa che stimoli la nostra vitalità non vale la pena vivere.”

L'autore ha reso questo gatto un animale poco socievole, opportunista, arrogante e senza alcun dubbio non tenero né empatico, a volte perfino odioso.

Eppure allo stesso tempo è un acuto osservatore, curioso e critico allo stesso tempo.

La particolarità che mi ha fatto apprezzare "Io sono un gatto" è che è stato scritto nel 1905. Sì, non è un errore, l'anno è proprio quello.

La cosa ancor più sconcertante è che in Italia sia stato pubblicato per la prima volta solo nel 2006!

Ma i comportamenti umani che vengono analizzati risultano essere tutt'ora attuali, nonostante si parli del Giappone di più di un secolo fa, quindi di uomini che appartengono ad una cultura agli antipodi rispetto alla nostra sia dal punto di vista geografico che storico.

Devo confessare però che leggere "Io sono un gatto" non è stato così semplice per varie ragioni.

La prima è quella dell'uso di termini giapponesi che non possono essere tradotti nella nostra lingua. Tranquilli, nel testo ci sono le note che rimandano alle spiegazioni.

Questo, seppur rappresenta una difficoltà perché rende la lettura più lenta, allo stesso tempo risulta essere un tratto affascinante.

La seconda cosa che mi ha messo in difficoltà è proprio la lentezza della trama: nella prima parte del libro il motore che mi ha mosso è sempre stato la convinzione che prima o poi sarebbe successo qualcosa.

Quando poi ho capito che non sarebbe accaduto nulla di significativo, che il protagonista non si sarebbe rivelato un ninja, che non ci sarebbero state eclatanti ed eccitanti battaglie tra samurai, mi sono messa il cuore in pace e mi sono semplicemente goduta la rappresentazione del genere umano.

Orbene, vi vedo già sospirare e alzare gli occhi al cielo: perché allora consigliare la lettura di questo romanzo?

Sicuramente per il suo valore letterario: "Io sono un gatto" è infatti il primo romanzo moderno giapponese.

In secondo luogo perché, come accennavo prima, parla sì di un gatto, ma ancor più dell'umanità e di quanto spesso noi uomini sappiamo essere così superbamente stupidi, tanto da giustificare la frase del gatto:

Gli umani per quanto forti non saranno in auge per sempre. Meglio attendere tranquillamente l'ora dei gatti"

Ecco, quindi, nonostante lo stile narrativo sia semplice e scorrevole, "Io sono un gatto" non è una lettura da ombrellone, anche se risulta comunque un romanzo davvero piacevole.

Come sempre, ringrazio Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro, e aspetto i vostri suggerimenti.

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datemiunam-rimedi-naturali-contro-formicheIl calendario non è il solo strumento che ci fa capire quando arriva la bella stagione.

A casa mia sappiamo che sta ufficialmente cominciando il caldo quando avvistiamo le formiche.

Le formiche hanno sempre fatto parte della nostra esistenza da conviventi fin da quando siamo venuti ad abitare qui.

Fino a qualche anno fa, però, questi simpatici insetti effettuavano la loro transumanza passando radente il muro del soggiorno per scomparire dall'altro lato della casa.

Erano formiche educate, tutte in fila come scolareretti, seguivano le linee delle piastrelle senza mai cambiare percorso.

In due giorni la casa era di nuovo tutta per noi.

Ora invece no. Si vede che è venuta a mancare la vecchia regina e quella nuova non ha un pugno di ferro, preferisce regole meno rigide.

Così le formiche sono diventate indisciplinate e hanno cominciato a scorrazzare per la casa.

Dapprima hanno tentato una timida sortita in cucina.

Hanno scoperto la frutta, che tengo a maturare fuori dal frigorifero -quando si compra al supermercato è sempre molto indietro-.

Non sarà parso loro vero, tutto quel ben di Dio a portata delle loro zampette.

In un attimo hanno dato inizio ad un attacco di massa, un'invasione in piena regola.

Mi hanno trovato totalmente impreparata, soprattutto perché io detesto uccidere gli insetti.

Se c'è una cosa che mi fa proprio schifo, sono gli insetti morti.

E poi non mi piace proprio l'atto in sé. Non ho mai schiacciato le formiche, non uso le palette contro le mosche e non friggo le zanzare.

Ma a volte non c'è altra soluzione. I mutui accordi di pace sono stati violati, ogni trattativa per risolvere il conflitto in modo pacifico è risultata impossibile.

Del resto, benché laureata in lingue, non parlo il formichese.

A malincuore, abbiamo accolto la dichiarazione di guerra.

Cosa fare in caso di formiche in casa: i metodi naturali più efficaci

Calata nel mio ruolo di novello Nelson, ho chiamato alle armi l'intera famiglia, gatticompresi.

Mentre schieravo le truppe, ho specificato che i disertori sarebbero stati puniti severamente: niente dolce per una settimana almeno.

Ho subito ribadito il mio fermo no per le armi chimiche: al bando gli insetticidi, con bambini e animali non mi sento affatto tranquilla.

Ma come vincere la guerra e bonificare la casa?

Sono andata a rispolverare gli antichi volumi della nonna e mi sono affidata ai rimedi naturali.

Come un degno generale che si rispetti, ho coordinato la controffensiva affidando una missione ad ogni membro della squadra.

Per prima cosa sono partiti i ricognitori, con il compito di scoprire da dove penetrasse il nemico.

"Il nemico ha approfittato di un varco aperto nel settore ovest, generale"

Partiamo subito all'attacco: per spezzare l'avanzamento degli insetti, interrompiamo la colonna di formiche usando fondi di caffé e pepe di cayenna.

Il nemico è destabilizzato e batte in ritirata.

"Avanti col sale!" comando a gran voce.

La Ninfa e Ringhio, ubbidienti, cospargono il perimetro delle stanze con quintalate di sale, mentre il mio coraggioso compagno fa lo stesso lungo il perimetro esterno delle mura domestiche.

"Soldati, abbiamo vinto la battaglia, ma non la guerra!" urlo per risollevare il morale dell'esercito e fare in modo che rimangano comunque vigili.

Approfittando del momentaneo sbandamento delle truppe nemiche, ergiamo una barricata con bucce d'arancia e cetriolo rinforzate da bastoncini di cannella e foglie di alloro.

Nel frattempo, non diamo tregua agli insetti e piombiamo loro addosso sganciando sui gruppetti di formiche-soldato bustine di thè alla menta.

In un attimo avviene un fuggi-fuggi generale.

"Serrate i ranghi!" grido ai miei impavidi soldati.

"Via con l'artiglieria pesante!"

E' il caos: accerchiamo le formiche da ogni lato brandendo i nostri spruzzini carichi di acqua e sapone e oli essenziali agli agrumi.

La battaglia infuria da ogni lato. Guadagniamo la cucina, piastrella dopo piastrella, armadietto dopo armadietto.

Spugnette intrise di aceto per rimuovere le briciole spazzano i piani senza sosta, eliminando alle formiche la possibilità di ritrovare la via di casa seguendo eventuali tracce olfattive.

I corpi del nemico cadono come mosche ma noi, senza curarci d'altro se non della missione, procediamo impavidi con sprezzo del pericolo.

La cucina è libera, sul pavimento giacciono solo i corpi dei morti.

"Generale, non abbiamo riscontrato nessuna perdita!"

La fortuna ci ha assistito, ma la lotta è ancora lunga.

Benché stremati, dobbiamo approfittare di questo vantaggio.

"Disponete le trappole!" ordino perentoria.

Grossi barattoli contenenti qualche cucchiaino di miele vengono disposti sui mobili della cucina.

"Se mai quelle bastarde riusciranno a penetrare le nostre difese, troveranno una gran brutta sorpresa ad attenderle: la morte dolce"

Le tenebre calano sulle stanze devastate dalla guerra.

Mentre la luna si alza in cielo, andiamo a controllare se la barricata di bucce resiste.

La sentinella mi avvisa che ci sono stati strani movimenti.

Non possiamo permettere che le formiche ci sorprendano durante il sonno.

"Fai portare le luci!" gracchio, salda e ferma mentre dentro di me imperversa una tempesta.

Un paio di luci notturne comperate per i bambini vengono posizionate in corrispondenza della falla. Questo trucchetto dovrebbe sballare i ritmi di approvvigionamento delle formiche e farle andare in tilt.

"Con questo siamo al sicuro" borbotto, incrociando le dita, mentre assegno i turni di guardia.

Il tempo scorre lento, i minuti si trasformano in interminabili ore.

Sembra tutto tranquillo, ma mi sento addosso gli occhi ostili di quei piccoli insetti.

Infine il sole sorge su un nuovo giorno, per fortuna privo di formiche.

Le difese hanno retto, il nemico è distrutto, battuto.

Mi guardo attorno, soddisfatta.

La casa pare un'immondezzaio, tra bucce di frutta e verdura, fondi di caffè, sale e insetti morti.

Se non ripuliamo in fretta, la prossima volta ad invaderci non saranno le formiche, ma nemici ben peggiori: scarafaggi, blatte o chissà cos'altro.

Ma noi non ci faremo più trovare impreparati: il nuovo motto è tolleranza zero, ogni insetto a casa sua.

Da oggi in poi ogni animale con sei zampe (massì, dai, mettiamoci pure gli aracnidi che ne hanno otto) deve sapere che casa nostra non è un luogo sicuro.

Insetto avvisato, mezzo salvato.

Ci sono dei libri a cui ognuno di noi è particolarmente affezionato.

Uno dei libri che mi accompagnano da tempo immemorabile è "Gatti da legare" di Doreen Tovey.

Anche se lo conosco praticamente a memoria, ogni tanto mi piace rileggerlo.

A volte, quando spolvero la libreria e me lo ritrovo tra le mani, non resisto: lo apro a caso e ne leggo qualche pagina, ridendo tra me e me.

Siccome come ben sapete adoro gli animali e soprattutto ho un feeling particolare con i gatti, ho deciso che ve ne dovevo assolutamente parlare.

"Gatti da legare" di Doreen Tovey: recensione

Doreen Tovey è una scrittrice inglese di cui non si sa molto.

Nata nel 1918, appassionata di gatti, diventa presidente del "Siamese Cat Club" e del "Club del gatto dell'Inghilterra Occidentale".

Durante la sua vita, passata in un paese della campagna inglese vicino a Bristol, Doreen scrive una serie di libri autobiografici che hanno come protagonisti alcune generazioni di gatti Siamesi.

Un'epopea familiare dedicata ai piccoli felini, dunque.

Ho letto tutta la serie, ma l'unico libro che possiedo è "Gatti da legare", il terzo volume.

Ogni libro infatti può essere letto come una storia a sé stante e non è nemmeno necessario leggere i romanzi in ordine cronologico.

In "Gatti da legare" troviamo i coniugi Tovey alle prese con la ristrutturazione del loro cottage.

Ma soprattutto facciamo la conoscenza di Seeley e Shebalu, un seal point e un blue point, arrivati come dei terremoti a spazzare via la tranquillità della vecchia Sheeba.

Doreen ci propone delle divertentissime scene, raccontando come solo un inglese sa fare, le disavventure e le situazioni strane in cui lei e il marito Charles si vengono a trovare a causa dei due pestiferi gattini.

Tra le avventure feline, l'autrice ci presenta una galleria di strani personaggi, dal cacciatore miope all'improvvisata addestratrice di cani.

E tanti sono anche gli animali che animano la scena: dall'asinello all'oca selvaggia, dagli animali del bosco a quelli della campagna inglese.

Suggestivi sono i paesaggi che Doreen ci dipinge con grande abilità: la campagna inglese che ha sempre un che di affascinante, almeno su di me.

"Gatti da legare" è un piccolo romanzo che riesce a farsi strada fino al cuore, che strappa più di un sorriso e che tiene compagnia in queste giornate ancora così poco primaverili.

Vale la pena leggerlo, in un pomeriggio, sorseggiando una tazza di the caldo, magari davanti al caminetto acceso.

Quali sono i libri a cui voi siete particolarmente legate?

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, la creatrice del #venerdidellibro.

Buon fine settimana e buone feste!