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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

Io adoro il caffè, sono una dipendente da caffeina, tanto che la mia ginecologa mi aveva dato una particolare dispensa per consumarlo in gravidanza.

Mi piace un sacco fare la pausa caffè.

Ma, chiariamoci, c'è pausa caffè e pausa caffè.

Generalmente con questo termine si intende una breve sospensione dalle attività che si stanno svolgendo in quel momento per bere una tazzina di caffè, magari in piedi al bancone del bar o appoggiati al distributore automatico al lavoro.

Quello che io intendo per pausa caffè -non che disdegni quella di cui sopra- è però un'altra cosa.

Ossia: una merenda di tempo variabile seduta in un posto confortevole sorseggiando questa o altro genere di bevanda con un mucchio di leccornie intanto che chiacchiero piacevolmente con le mia amiche.

Una fika, insomma. No, non fate quella faccia stupita, non è una parolaccia.

E' semplicemente quello che ho spiegato sopra utilizzando un unico termine della lingua svedese.

Quando si dice avere il dono della sintesi, eh?!

Comunque, la fika non è l'unica cosa che mi piace della Svezia.

Sì, c'è anche l'Ikea, non potrei vivere senza, tengo il catalogo sul comodino a mò di Bibbia.

Ma esistono anche altre cose che mi piacciono di questa nazione del Nord Europa.

Per esempio, adoro i kanelbullar, quelle spirali dolci fatte con la cannella.

La prima volta che le ho assaggiate ero in Germania, ospite di una famiglia metà francese e metà tedesca che li ha preparati in casa.

E' stato uno spettacolo. Le mie papille gustative hanno fatto la Ola e il mio stomaco è andato in visibilio.

E niente, ovviamente poi mi sono fatta dare la ricetta.

Del resto, una che come me ha un amore sviscerato per le spezie poteva rimanere impassibile di fronte a cotanta dolcezza?

La ricetta dei kanelbullar mi ha accompagnato negli anni ed è diventata una di famiglia, una ricetta di quelle da tramandare di generazione in generazione.

Poi a casa nostra è arrivato il Bimby e quindi ho deciso di adattarla per utilizzare questo elettrodomestico.

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Kanelbullar versione tradizionale e con cacao amaro

Kanelbullar o cinnamon rolls: la ricetta con il Bimby

I kanelbullar sono talmente buoni da essere stati esportati in tutto il mondo.

Hanno riscosso un successo enorme soprattutto negli Stati Uniti, dove sono conosciuti con il nome di cinnamon rolls.

Il popolo americano, però, ha nel tempo modificato la ricetta originale svedese, creando un dolce che, benché buono, perde alcuni tratti distintivi tipici del kanelbulle originale.

Quella che vi propongo è una delle versioni classiche che vengono cucinate in Svezia.

Non si può dire che sia la ricetta vera e tradizionale.

Il kanelbulle infatti è un piatto così tipico e diffuso che ogni famiglia ha la sua ricetta e tutti sono pronti a spergiurare che sia quella originale, un po' come accade qui da noi con la ricetta del tiramisù.

Come preparare i kanelbullar, dolcetti svedesi alla cannella

Per preparare i kanelbullar non servono ingredienti strani o di difficile reperibilità.

Potete comodamente acquistare ciò che vi serve in un comunissimo supermercato.

Ecco qui la lista.

Per l'impasto:

  • 300 grammi di farina 00
  • 300 grammi di farina di manitoba
  • un cubetto di lievito di birra fresco o una bustina di lievito di birra secco
  • 50 grammi di zucchero
  • 120 grammi di acqua a temperatura ambiente
  • 120 grammi di latte a temperatura ambiente
  • 80 grammi di burro
  • 1 uovo grande
  • 7 grammi di cardamomo
  • un cucchiaino di sale

Per il ripieno:

  • 100 grammi di zucchero di canna
  • 30 grammi di burro
  • 20 grammi di cannella

Per la glassa:

  • 200 grammi di zucchero a velo
  • acqua a temperatura ambiente

Come potete vedere, non è una lista lunga né difficile.

Una volta pronti gli ingredienti, potete iniziare.

Come preparare i Kanelbullar o dolcetti alla cannella svedesi: la mia ricetta con il Bimby TM5

Il Bimby è un elettrodomestico versatile che può essere utile in cucina anche per la preparazione di dolci di cui si ha solo la ricetta tradizionale.

Ho preferito adattare la ricetta che avevo in mano piuttosto che cercarne una già pubblicata perché sono sicura del risultato strabiliante e dell'effetto "wow!" che provoca in chi poi assaggia le mie spirali alla cannella.

Se volete quella tradizionale senza Bimby, saltate questa parte e andate a quella successiva.

Per prima cosa setacciate la farina 00 e quella di manitoba in un'unica terrina.

Alle farine aggiungete il sale e il cardamomo in polvere.

Se avete i semi, potete sbriciolarli con il Bimby: 10 secondi vel.10 ripetete il passaggio più volte.

Mettete nel boccale il burro e fatelo sciogliere a 37° vel 1 per due minuti.

Una volta che è sciolto, unite il latte e il cubetto di lievito sbriciolato (se avete scelto quello secco, ricordatevi di aggiungere un cucchiaino di zucchero come indicato sulla confezione).

Impostate di nuovo 37° gradi, velocità uno, due minuti.

Quando anche il lievito sarà sciolto, unite l'uovo e l'acqua a temperatura ambiente.

Mischiate un altro minuto a vel.1.

Ora è il momento di unire tutti gli ingredienti secchi: versate nel boccale del Bimby la miscela di farine, sale e cardamomo, chiudete con il coperchio e il misurino e impastate in modalità spiga per 3 minuti.

L'impasto sarà pronto quando, toccandolo, non vi rimarrà attaccato alle mani.

Mettetelo in una boule imburrata, ricopritelo con la pellicola trasparente e fatelo lievitare per almeno 45 minuti ad una temperatura di 25° (in inverno piazzo la boule vicino al calorifero, in estate nel forno che preriscaldo per qualche minuto; in alternativa va bene il forno con la luce accesa se però non parte la ventola come nel mio caso).

Trascorso il tempo indicato, riprendete l'impasto che avrà raddoppiato il suo volume e lavoratelo su una spianatoia leggermente infarinata.

Appiattitelo con un mattarello formando approssimativamente un rettangolo di circa 50x30 cm.

Preparate ora il ripieno dei kanelbullar, mischiando lo zucchero di canna e la cannella.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e spennellatelo su tutta la superficie del rettangolo.

Cospargetela con 3/4 di cannella e zucchero e procedete ad arrotolarla su se stessa partendo dal lato più lungo.

Otterrete un lungo cilindro da cui ricaverete le nostre girelle alla cannella in questo modo: con un coltello tagliate il cilindro a metà, poi prendete una delle metà e tagliatela di nuovo a metà e così via.

Io ho tenuto come spessore la misura di un dito, perché le spirali poi crescono ancora.

Disponete i pezzi così ottenuti (a me ne sono risultati sedici) su una teglia ricoperta di carta da forno precedentemente bagnata e strizzata.

Mi raccomando, cercate di distanziarli o durante la cottura si appiccicheranno tutti.

Sotto ogni girella mettete un po' di zucchero e cannella e anche sopra.

Coprite la leccarda con uno strato di pellicola e mettete i kannelbullar a riposare di nuovo per quarantacinque minuti.

Preriscaldate il forno a 180° in modalità statica e fate cuocere i nostri dolcetti svedesi alla cannella per una mezz'oretta.

Sfornateli e fateli raffreddare.

Una volta freddi, ecco l'ultimo passaggio: la glassatura.

In una ciotola mettete lo zucchero a velo e un filo di acqua a temperatura ambiente.

Mischiate con una forchetta fino ad ottenere un impasto vischioso e biancastro.

Se fosse troppo compatto, aggiungete ancora un filo di acqua, ma sempre poca alla volta.

Ora che la glassa è pronta cospargete le girelle alla cannella e lasciate che si asciughi prima di servirli.

Kanelbullar o cinnamon rolls: la ricetta senza Bimby

Se non avete il Bimby o semplicemente non avete voglia di usarlo (a me a volte capita) potete preparare i kanelbullar come si faceva una volta, cioè impastando a mano.

Il procedimento per fare le girelle alla cannella senza Bimby è semplice.

Si parte sempre setacciando le farine a cui vanno uniti il sale e il cardamomo.

Se il cardamomo è in semi potete utilizzare un mortaio per sbriciolarli.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e, una volta tiepido, unitelo al latte a temperatura ambiente e mischiate con un cucchiaio.

Aggiungete il lievito sbriciolato oppure il lievito secco (in questo caso ricordatevi di aggiungere un cucchiaino di zucchero).

Mischiate bene per farlo sciogliere e unite l'uovo e l'acqua a temperatura ambiente.

Mischiate ancora in modo che gli ingredienti si amalgamino tra di loro.

Quando gli ingredienti liquidi saranno ben miscelati, aggiungete il mix di farine, sale e cardamomo, poco alla volta.

Mischiate con un cucchiaio dopodiché trasferite l'impasto su una spianatoia cosparsa di farina e lavoratelo a mano fino ad ottenere un composto liscio che non si appiccica alle dita.

Da qui in poi seguite i passaggi che vi ho spiegato sopra.

Kanelbullar o cinnamon rolls: varianti

Questa è la versione classica del tipico dolce svedese, ma, come accennavo prima, ne esistono molte varianti.

Si può infatti arricchire l'impasto con delle gocce di cioccolato o con del cacao amaro in polvere (come abbiamo fatto noi per una parte dell'impasto), potete aggiungere al ripieno frutta secca tritata (come abbiamo fatto noi) oppure dell'uvetta passa fatta rinvenire in acqua o rum.

Per quanto riguarda la glassa, invece di usare una glassa all'acqua, potete cospargere i kanelbullar con granella di zucchero e mandorla, o preparare una glassa con uovo e panna.

Le varianti sono davvero infinite, dipende da quanto siete golosi.

Una cosa però deve essere sempre presente: l'uso delle spezie.

Nella ricetta americana il cardamomo non viene utilizzato ma la cannella non deve mancare, come dice il nome del dolce stesso.

Kanelbullar o cinnamon rolls: conservazione

Nel caso avanzassero (a me non è mai capitato), le spirali alla cannella  possono essere congelate per tre mesi al massimo.

Per mangiarle, basterà scongelarle a temperatura ambiente e farle scaldare per pochi minuti in un forno preriscaldato o nel microonde.

Capisco che, se non avete invitato degli amici per condividere i kanelbullar, contravvenendo alla fika, mangiare in un giorno una quindicina di dolci svedesi alla cannella sia fuori discussione.

In tal caso, non lasciateli all'aria perché si seccano in men che non si dica.

Riponeteli in un contenitore ermetico o in una scatola di latta per uno o due giorni al massimo.

Kanelbullar o cinnamon rolls: curiosità

Il quattro ottobre è la festa nazionale dei kanelbullar, i dolci alla cannella svedesi.

In questa giornata non si commemorano solo i dolci in sé, ma anche lo spirito della fika, che si può dire sia una filosofia di vita.

Per noi italiani comprendere quest'aspetto così importante del popolo svedese non è sempre facile.

Ma, per fare un paragone un po' azzardato, la fika richiama il concetto quasi sacrale che ha per noi il pranzo domenicale in famiglia unito a quello dell'ospitalità tipica del sud Italia.

Assieme alla filosofia hygge è uno dei valori che tento di trasmettere ai miei figli.

Che senso ha infatti circondarsi di cose belle e buone se poi non le condividi con le persone a te più care?

I kanelbullar rappresentano quindi la voglia di stare assieme assaporando le cose belle della vita non solo attraverso la bocca e lo stomaco.

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La Festa dei Nonni si avvicina e per noi è una ricorrenza sacra quasi quanto i compleanni o il Natale.

Ogni anno cerchiamo di festeggiare i nonni preparando un lavoretto, una poesia oppure un dolce.

E per i nonni lontani? Lavoretti e poesie anche per loro, poi aspettiamo che arrivino per dare loro i nostri piccoli doni.

La scorsa settimana siamo andati a mangiare un gelato in città.

Passando davanti alla vetrina di una libreria i bambini si sono fermati a guardare tutta una serie di libri dedicati ai nonni.

Mi è sembrata un'idea carina per questo venerdì del libro suggerirvi allora cinque titoli di libri sui nonni per bambini dai tre ai sei anni.

Sono letture piacevoli che, con poche parole e tante figure colorate, fanno emergere la magia del rapporto tra nonni e nipoti.

Libri sui nonni: 5 titoli per bambini dai tre ai sei anni

Ecco di seguito i miei suggerimenti di lettura ideali per bimbi in età pre-scolare.

  • "Nonni vi voglio bene!" di Trace Moroney, editore Crealibri

Un simpatico nipotino si diverte un sacco con i suoi nonni.

I nonni, infatti, gli trasmettono le loro passioni, condividono con lui i loro ricordi e lo aiutano in caso di bisogno

Un piccolo libro che valorizza il rapporto tra nonni e nipoti e pone l'accento sui loro sentimenti.

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  • "L'isola del nonno" di Benji Davies, editore Giralangolo

Questo albo così ricco di colore è una gioia per gli occhi.

Racconta di un bimbo che, come tutti i giorni, va a trovare il nonno.

A differenza delle altre volte, però, questa volta il nonno lo attende in soffitta.

I due, insieme, varcano una porta magica e d'incanto si trovano su una nave.

La meta è un'isola tropicale, da esplorare assieme.

Dopo aver vissuto mille avventure, è ora di far ritorno.

Ma solo il bambino torna a casa, perché il nonno decide di rimanere sull'isola.

Come vedete, è un libro che affronta, oltre al legame tra nonno e nipote, anche la morte.

La morte del nonno non è un distacco definitivo, perché il bambino sa che potrà raggiungere il suo amato nonno attraverso i ricordi, utilizzando gli oggetti che si trovano in soffitta o le vecchie fotografie.

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  • "Una giornata speciale" di Emanuela Bussolati, editore Lapis

E' una lettura che i miei bambini hanno sentito come nostra, perché le due nonne sono davvero così!

"Una giornata speciale" è un silent-book, cioè un libro che narra utilizzando le immagini.

La storia è semplice: una mamma con due bambini porta il fratellino più grande dalla nonna.

Il bambino è emozionato: infatti sa che dalla nonna ogni giornata normale è sempre speciale!

Assieme costruiscono un castello di carta e la nonna si trasforma in un drago.

Poi preparano degli gnocchi deliziosi e, il pomeriggio, vanno a giocare al parco.

La nonna compera addirittura lo zucchero filato!

Quando è il momento di tornare a casa la nonna si accorge di non avere più le chiavi: per fortuna i vicini di casa li aiutano.

La nonna prepara il nipotino e, quando arriva la mamma, si nota che la casa è tutta in disordine.

Ma si vede anche la felicità del bambino e gli sguardi complici che si scambiano la nonna e il nipotino.

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  • "Sempreverde. Il segreto di nonno Teodoro" di Ilaria Guarducci, editore Fatatrac

Osvaldo e Teodoro sono due vecchietti nati lo stesso giorno.

Ma, nonostante abbiano la stessa età, tra i due esiste una grossa differenza.

Teodoro infatti è un vecchietto arzillo e pimpante, che sa gioire delle piccole cose, come sorridere guardando le nuvole.

Viceversa Osvaldo è ingrigito e spento, come se la vita lo stesse abbandonando.

Il povero Osvaldo decide di scoprire il segreto di Teodoro e comincia a pedinarlo.

Tra gite e varie attività, alla fine anche Osvaldo comincia a cambiare.

Il segreto tanto cercato non è altro che un bambino che aspetta Teodoro con trepidazione.

In questa storiella divertente si capisce benissimo quanto bene facciano i bambini ai nonni, che ringiovaniscono e riacquistano la voglia di vivere

Stimoliamo quindi i nostri bambini a passare più tempo in loro compagnia!

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  • "A casa dei nonni" di Quentin Greban, editore La Margherita

Protagoniste sono due piccole scimmiette che vanno spesso a trovare i loro nonni.

La nonna prepara per loro tanti dolcetti, li fa giocare e...fa per il più piccolo un bel maglioncino!

La scimmietta più grande allora comincia a chiedersi se la nonna gli voglia ancora bene...

Un libro un po' più complesso, che affronta il tema della gelosia e del bene profondo che i nonni provano per i nipoti, anche se lo dimostrano in modi diversi!

Queste sono i libri che abbiamo letto con i bambini durante i mesi passati.

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E' innegabile che, per la nostra famiglia, i nonni sono indispensabili e non parlo solo di gestione della routine familiare.

I nonni hanno il duro compito di guidare i bambini attraverso la vita supportandoli con il loro amore e la loro esperienza.

Mi sembra giusto ricordarsene tutto l'anno, ma mi sembra altrettanto corretto che ai nonni venga dedicato un giorno speciale, tutto per loro.

E voi, avete già deciso come festeggerete i nonni? Se avete voglia, potete condividere qui sotto le vostre idee.

Nel frattempo, come ogni venerdì, non mi resta che ringraziare Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

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Durante il mese di agosto siamo riusciti finalmente a portare i bambini in gita nel tanto gettonato parco divertimenti di Leolandia.

Leolandia si trova a Capriate San Gervasio (BG), per cui a circa un'oretta di strada da casa nostra.

Ho sempre aspettato ad andarci perché so che in genere, in questi parchi, se i bambini non raggiungono un'altezza minima si perdono gran parte del divertimento.

Ora che la Ninfa e Ringhio sono più grandicelli mi sembrava giusto provare.

Siamo stati a Leolandia venerdì 17 agosto.

Non abbiamo trovato code né alla biglietteria né all'ingresso.

Anche le code per le attrazioni, rispetto al giorno in cui siamo stati a Gardaland, erano praticamente inesistenti.

Abbiamo beccato il periodo giusto e mi sono decisa a scrivere questo post perché secondo me queste ultime settimane di settembre sono l'ideale per vivere i parchi divertimento.

C'è ancora caldo ma la gente è meno rispetto a luglio o ad agosto.

Tra le altre cose le temperature sono ancora abbastanza alte da permettervi di sfruttare anche le attrazioni acquatiche senza il rischio di beccarvi un raffreddore.

Piccolo consiglio: fate indossare ai bambini un costume da bagno e prendetevi una salvietta e un cambio, così potranno bagnarsi tranquillamente.

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Foto di rito a Leolandia

Leolandia offre ben 40 attrazioni suddivise sempre per fasce d'età.

Il fattore che determina se i vostri pargoli possono o non possono salire su un gioco è l'altezza.

Sui giochi che ne richiedono una minima c'è un metro all'inizio per misurare il bambino così come alla fine, poco prima di salire, per permettere al personale di controllare in caso di dubbio.

A differenza di altri parchi, qui sono molte di più le attrazioni per bambini dai 2 ai 5 anni d'età.

Inutile dire che Ringhio si è divertito moltissimo perché stavolta poteva salire su quasi tutti i giochi dove andava la sorella grande.

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La cucina di Orso, veramente curata in ogni dettaglio

Tanti anche gli spettacoli con i personaggi dei cartoni animati: Masha e Orso, sempre imbattibili, i Superpigiamini e i nuovi arrivati Lady Bug e Chat Noir.

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Spettacolo dei Superpigiamini

C'è la possibilità di prenotarsi per fare una foto con loro, oppure potete andare a vedere gli spettacoli che vengono fatti diverse volte al giorno o incontrarli mentre correte da un'attrazione all'altra.

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Sempre la zona dedicata a Masha e Orso

Le giostre che ci sono piaciute di più sono state le "Bici da Vinci" e la "Flotta Mediterranea".

La Ninfa si è entusiasmata a setacciare la sabbia per trovare le pepite d'oro e si è portata a casa la sua bandana.

Ringhio invece è impazzito per le "Botti Boom".

Ed io e CF invece abbiamo adorato la parte dedicata alla Minitalia, che con i suoi 160 monumenti in miniatura ti permette di scoprire le meravigli architettoniche e naturali del nostro Paese.

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Abbiamo però notato che purtroppo rispetto a una ventina di anni fa (sì, sono vecchia oramai!) la Minitalia risulta trascurata rispetto agli antiche splendori.

Nel complesso, però, assegno un voto più che positivo a Leolandia che ho trovato molto più adatto ai bambini dell'età dei miei rispetto agli altri parchi divertimenti.

E comunque non vedo l'ora che raggiungano il metro e venti: da lì poi si apre un mondo!

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Come vi avevo anticipato, torno a parlare dei luoghi interessanti che ho visitato con i bambini durante le nostre vacanze estive.

Salutato il Salento non senza qualche lacrimuccia, abbiamo iniziato la risalita della Penisola.

Non abbiamo stabilito a priori con esattezza il tragitto da fare, ma abbiamo deciso di andare dove ci portava il cuore.

La prima inevitabile tappa è stata Alberobello.

Alberobello con i bambini

Ero così contenta quando ci siamo inerpicati sulla collina di Alberobello: il cielo infatti era coperto e tirava una bella arietta, tutte condizioni ideali per visitare una città nei mesi estivi.

La cittadina di Alberobello è una normale città con all'interno un intero quartiere fatto di trulli.

Per questo viene definita la capitale dei trulli, quelle tipiche abitazioni bianche con i tetti a cono.

Infatti è l'unico luogo ad aver conservato così tanti edifici: nei paesi vicini ci sono due o tre trulli, ma non un intero quartiere!

Abbiamo lasciato l'auto in un comodo parcheggio abbastanza vicino alla zona d'interesse e ci siamo incamminati.

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I bambini e non solo loro cercavano le poche zone in ombra

Il quartiere dei trulli ovviamente era pieno di turisti, ma la cosa sconvolgente è che di colpo le nuvole si sono diradate.

Noi avevamo lascito gli occhiali da sole in auto.

Grosso, ma grosso errore: la luce del sole estivo infatti viene riflessa da tutti quegli edifici bianchi provocando un bagliore fastidioso e accecante nel senso letterale del termine.

Si faceva fatica a tenere gli occhi aperti e non sto esagerando.

Mezzi accecati, abbiamo vagato tra quelle tipiche costruzioni e ci siamo imbattuti nel Trullo Sovrano, alto 14 metri e costruito circa a metà del Settecento.

Molto particolare anche la Basilica dedicata ai santi Cosma e Damiano.

La Basilica è in stile neoclassico con pianta a forma di croce latina.

E' stata costruita alla fine del XIX secolo in sostituzione di una piccola cappella dedicata alla Madonna delle Grazie con sotto l'ossario.

Non so come mai, ma questo particolare ha affascinato mia figlia in modo incredibile, devo ancora appurare il motivo. Del resto si sa che a volte i bambini hanno gusti particolari...

Molto carina anche la Chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova anche se non così antica: è stata costruita infatti nel 1926, ma non per questo è meno curata.

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Alberobello

Alberobello vanta anche un museo, il Museo del Territorio, dove è possibile trovare reperti e di testimonianze relative alla storia, alle tradizioni e al folklore del territorio della Murgia dei Trulli e della Valle d'Itria.

Devo ammettere però che i miei bambini, probabilmente perché ancora troppo piccoli, non l'hanno trovato molto interessante.

Loro hanno gradito di più fermarsi nei vari negozietti e assaggiare i prodotti locali, come le buonissime delizie a base di pasta di mandorla o il gelato artigianale.

Tutto sommato Alberobello non mi ha stupito più di tanto: sarà perché alla fine i trulli in sé non sono niente di che, sarà per il caldo o il fastidio agli occhi, sarà per mille cose.

Mi sarebbe piaciuto di più visitarlo di sera. Dicono sia spettacolare. Vedremo la prossima volta.

IL GARGANO: VIESTE E PESCHICI CON I BAMBINI

Partiti da Alberobello, abbiamo proseguito verso il Gargano.

Il Gargano sembra aver subito un declassamento nell'opinione popolare a favore del Salento.

Si sa che anche il turismo è questione di mode, per cui non c'è da stupirsi più di tanto.

Dal canto mio, ho trovato il Gargano magnifico dal punto di vista del paesaggio e condivido appieno le parole di G. Ungaretti:

«Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d'altezza e un fusto d'una bracciata di 5 metri, e l'età di Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un rigoglio, un colore, l'idea che le stagioni si siano incantate in sull'ora di sera; con caprioli, lepri, volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigolio d'uccelli...»

Caprioli, lepri e volpi purtroppo non ne ho visti, ma sicuramente se visitate il Parco Nazionale del Gargano avrete occasione di avvistarli.

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Squarcio di un panorama sul Gargano

Questa parte della Puglia offre molto anche dal punto di vista balneare.

Percorrendo la litoranea ci si imbatte in un sacco di spiagge e di calette, più o meno frequentate.

Avete solo l'imbarazzo della scelta: Calenella, Zaiana, la baia di San Felice solo per citarne alcune.

Noi abbiamo seguito il consiglio di alcuni amici e ci siamo fermati a Vieste.

E abbiamo fatto bene. Abbiamo passato un pomeriggio in spiaggia, fatto il bagno nelle acque del maredavvero cristalline  e che non hanno niente da invidiare al Salento.

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Una delle numerose spiagge del Gargano

Abbiamo appreso la storia del pescatore Pizzomunno, da cui prende il nome il faraglione simbolo della cittadina.

La leggenda narra che un pescatore, di nome Pizzomunno, talmente bello che perfino le sirene si innamorarono di lui. Ma il cuore del pescatore batteva solo per una ragazza del posto, Cristalda. Le sirene, gelose, attrassero la fanciulla nelle acque del mare e la trascinarono con loro negli abissi. Il dolore pietrificò Pizzomunno, che da quel giorno osserva immobile il mare del Gargano.

Vieste, soprannominata "la perla del Gargano" mi ha stupito.

Questo villaggio di pescatori, dopo il tramonto, assume una veste quasi magica.

Abbiamo passeggiato per le strette vie del centro storico, ci siamo lasciati coinvolgere dalla movida serale, dalle botteghe dell'artigianato locale, abbiamo assaporato la cucina a base di pesce...

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Vieste e la sua notte magica

Fosse per me probabilmente sarei ancora lì. Anche ai bambini Vieste è piaciuta molto, con i suoi artisti di strada e la musica.

La mattina dopo siamo stati a Peschici, altro paesino caratteristico.

Sul tratto di strada che da Vieste porta a Peschici abbiamo visto i famosi trabucchi (senza riuscire ahimè a fotografarli) e le torri di avvistamento.

Peschici si trova su una rupe a strapiombo sul mare. Grazie alla sua posizione, offre una vista spettacolare, molto suggestiva.

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Panorama del Gargano

Ci siamo stati solo poche ore, il tempo di dare un'occhiata in giro, ma mi è rimasto davvero nel cuore.

Nel suo complesso sono dell'idea che il Gargano meriti di essere esplorato con la dovuta calma, per cui dovremo fare questo sacrificio e scendere di nuovo.

VISITA A GUBBIO CON I BAMBINI: SIAMO DIVENTATI MATTI!?

Lasciata la Puglia, abbiamo deciso di fare una capatina a Gubbio.

Gubbio è chiamata anche la "città grigia", per il suo colore caratteristico: infatti è costruita con rocce calcaree di colore grigio.

Di primo acchito sembra un labirinto, in realtà se vi fermate a dare un'occhiata alla mappa si nota a colpo d'occhio che è esattamente l'opposto: è formata da cinque vie parallele situate a diversi livelli e collegate tra loro da  vicoli e scalinate.

E' una città molto ordinata e pulita.

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Gubbio al tramonto

Secondo me, se avete dei bambini piccoli, è meglio lasciare perdere il passeggino. Ci sono anche un paio di ascensori per passare comodamente dai piedi del colle alla parte più alta della città.

Noi siamo arrivati a Gubbio nel tardo pomeriggio, perché ci siamo fermati lungo la strada più di una volta ad ammirare il panorama, a mangiare qualcosa, a fare pipì...Le cose tipiche di chi viaggia con i bambini.

Abbiamo parcheggiato la macchina nell'enorme parcheggio libero ai piedi della città e ci siamo inerpicati lungo le strade in salita.

Ecco, i miei pupi sono stati lagnosi finché non siamo arrivati all'hotel che avevamo prenotato.

Dopo la doccia e un po' di riposo sono tornati del loro solito umore.

Avevamo poco tempo a disposizione per dare un'occhiata alla città, per cui siamo stati nella Piazza Grande, abbiamo fatto tappa alla Fontana dei Matti, abbiamo fermato uno dei pochi passanti residenti a Gubbio e...abbiamo preso tutti la nostra patente!

Ma come si prende la patente dei matti?

Per prendere la patente dei matti si devono fare di corsa tre giri della fontana e poi essere bagnati con l'acqua della fontana da un abitante del posto.

Questa, ovviamente, è stata la cosa più bella per i bambini.

Fontana del Bargello, Gubbio

In realtà io la patente dei matti ce l'avevo già, perché questa è stata la mia terza visita alla cittadina umbra, ma così l'ho rinnovata! Sono a posto per altri dieci anni.

Abbiamo dato un'occhiata nel complesso agli edifici cittadini dall'esterno, al Duomo e alla Chiesa di San Francesco.

Nel complesso, però Gubbio by-night si è rivelata deludente: a parte qualche locale e i ristoranti era tutto chiuso.

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Gubbio al calar delle tenebre

Mi è spiaciuto tantissimo, perché ci tenevo tanto a far vivere alla mia famiglia questa bella città, con la sua atmosfera particolare!

Così, con una sensazione di incompletezza, abbiamo lasciato Gubbio dopo una bella dormita.

Direzione: casa, sì, ma con calma!