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Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

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datemiunam-polpette-tonno-forno-ricetta-ingredianti-come-fareLe polpette di tonno sono uno dei miei piatti preferiti: facili da preparare, economiche e anche veloci.

Le polpette, a casa nostra, sono un evergreen: si mangiano volentieri in tutte le stagioni dell'anno.

Ne esistono mille varianti per cui non ci si stufa mai né a prepararle né a mangiarle.

In inverno vanno per la maggiore le polpette di carne al sugo, magari con un bel purè di patate o un po' di polenta.

In estate cerchiamo invece sapori più leggeri e delicati. Quindi cosa c'è di meglio di un bel piatto di polpette di tonno?

Invece che friggerle noi le prepariamo al forno, ma ovviamente nessuno vi vieta di farlo, anzi.

Le polpette di tonno sono ideali sia per un antipasto sfizioso, servite come  finger-food, sia per un secondo accompagnate da tanta insalata croccante e da pomodori succosi.

Inoltre le polpette incontrano sempre le simpatie dei bambini, sarà per la loro forma o per la facilità con cui si mangiano.

La versione che vi propongo oggi è quella velocissima che prepara CF assieme ai bambini e che non richiede particolari doti culinarie.

E' una ricetta base che potete però arricchire aggiungendo olive tritate, acciughe o capperi o inserendo magari un dadino di formaggio.

I bimbi si divertono sempre molto a preparare le polpette di tonno, per cui alla fine il ruolo del genitore in questo caso rimane quasi marginale, più di sorveglianza.

Se volete provare anche voi a farle o a delegare il compito al vostro partner ecco quello che vi serve.

Polpette di tonno: ingredienti

Queste sono indicativamente le dosi per circa 20 polpette poi dipende anche dalle dimensioni che volete dare loro.

Ecco la lista della spesa:

  • 500 grammi di tonno  in scatola naturale o sott'olio come preferite voi
  • una patata grande
  • 100 grammi di parmigiano grattugiato
  • 100 grammi di pangrattato
  • un uovo
  • una fetta di pancarré senza crosta o la mollica di un pane
  • prezzemolo tritato
  • sale
  • pepe
  • spezie a piacere

Come vedete sono ingredienti che bene o male sono sempre presenti in casa nostra come immagino nella maggior parte delle case italiane.

Ora che avete preparato tutti gli ingredienti, possiamo cominciare.

Polpette di tonno al forno: procedimento

Iniziate mettendo a lessare la patata. Nel frattempo, ammollate il pancarrè o la mollica di pane in un goccio di latte o di acqua in modo che si ammorbidisca bene.

Quando la patata sarà pronta, schiacciatela con una forchetta e mettetela a raffreddare.

Intanto cominciamo a preparare l'impasto: in una boule mettete il tonno sgocciolato, il formaggio, il prezzemolo tritato, il pane strizzato, l'uovo, le spezie e il sale.

Aggiungiamo la patata schiacciata e mischiamo bene il tutto.

Se notate che l'impasto è molto umido potete aggiungere un paio di cucchiai di pangrattato.

Per impastare potete aiutarvi con un bel cucchiaio oppure farlo con le mani (secondo voi i bambini cosa hanno preferito fare?)

Infine, inumiditevi le mani e cominciate a formare le vostre palline con l'impasto che poi passerete nel pangrattato.

Prendete una leccarda, disponetevi sopra un foglio di carta forno con un goccino di olio e adagiate le vostre polpette.

Cuocetele in forno a 200° per venti minuti. Ricordatevi a metà cottura di girarle (non fatelo fare ai bambini, mi raccomando!).

Ed ecco qua pronte le polpette di tonno al forno da assaporare tiepide oppure fredde.

E' una ricetta salva tempo e che vi può trarre d'impiccio anche in caso di inviti dell'ultimo minuto.

Le polpette di tonno al forno sono croccanti, gustose e leggere e vi faranno fare sempre una bella figura.

E voi, di che polpette siete?

Come sempre, potete lasciarmi i vostri suggerimenti nei commenti.

Se volete condividere le ricette fatte dal vostro uomo, potete utilizzare l'hashtag #luomoincucina #ricetteperveriuomini e ricordatevi di taggarmi @datemiunam così non me ne perdo nemmeno una.

Vi aspetto il prossimo mese con una nuova ricetta della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini"

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Scena 1: interno di un appartamento, luci soffuse, atmosfera ovattata tipica di un rilassato dopo cena

Personaggi: mamma, papà, figlio e figlia

Priscilla ha appena finito di riordinare con l'aiuto del marito e si appresta a continuare la lettura di un libro che giace da settimane a prendere polvere sulla libreria.

Non appena si siede, quasi come ad un segnale prestabilito, irrompono sulla scena Ringhio e la Ninfa.

Ringhio: "E' mio!" sbraita con il suo vocione profondo.

La Ninfa  ribatte con tono aggressivo e cantilenante: "Ma ce l'avevo prima io!" stringendosi al petto il libro delle filastrocche.

Compagno Fedele alza lo sguardo dal tablet, allunga una mano e toglie il libro alla figlia.

Poi perentorio ordina: "Dai tesoro, lascialo a lui che è più piccolo!"  E fa il gesto di porgerlo al bambino.

A queste parole Priscilla si alza spinta da un intimo moto di solidarietà verso la figlia maggiore.

"Giammai!" strilla iraconda "L'età non mi pare un valido motivo affinché tuo figlio ottenga tutto ciò che vuole"

Con cipiglio fiero e occhi dardeggianti, si guarda attorno: sei occhi la osservano, tre bocche aperte aspettano il seguito, in trepidante attesa.

"Mi è sempre stato sulle scatole quando ero bambina che mi dicessero che dovevo cedere i miei giocattoli a mio fratello perché lui era più piccolo di me"

Cf guarda la compagna, con un sorrisetto di superiorità.

"Mi era sembrato di capire che in questa casa non ci fosse tuo o mio, ma che tutto fosse di tutti perché in famiglia bisogna condividere e collaborare"

Priscilla si sente punta sul vivo. Con tono ispirato, prosegue la sua arringa:

"Infatti è così. Ma condividere i giochi significa che sia Ringhio che la Ninfa possono utilizzarli indifferentemente fregandosene di tutte quelle antiche concezioni sessiste su bambole e macchinine.

Ma non vuol dire che se uno sta usando un gioco l'altro lo debba ottenere perché è più piccolo altrimenti comincia a fare i capricci e addio quiete serale. Che razza di insegnamento è?"

I bimbi osservano la scena, in religioso silenzio. Anche se non capiscono tutto, sanno che tra la mamma e il papà è in atto un braccio di ferro e dalla vittoria di uno dei due dipenderà anche la loro sorte.

A questo punto, Compagno Fedele fa la parte di Pilato.

"Ok, se non vuoi il mio aiuto allora risolvi la faccenda a modo tuo"

E torna a guardare il tablet.

L'indomita Priscilla non si lascia scoraggiare.

"E' no bello mio! I figli sono anche tuoi, mica li ho fatti da sola, per cui visto che dici sempre che ti escludo e che prendo sempre le decisioni da sola ora la questione si risolve assieme.

Dai, non dirmi che non ti veniva il nervoso quando da piccolo ti obbligavano a condividere i tuoi giochi con gli altri"

Compagno Fedele bofonchia: "Dimentichi che sono figlio unico e che da piccolo ero pure un bambino asociale. Un verme solitario aveva più amici di me. Non ho mai condiviso niente, io!"

"E si vede!" sbotta Priscilla, sempre più agguerrita.

"Guarda che la nuova tendenza educativa del momento dissuade gli adulti dall'obbligare i bambini a condividere o cedere il gioco che stanno usando.

Così facendo il messaggio che passa al bambino che sta usando il gioco è pressapoco questo: "non ritengo quello che stai facendo qualcosa di importante tanto quello che potrebbe fare l'altro bambino".

In questo modo non si fa altro che scatenare inutili e insane competizioni tra fratelli, che poi da grandi si odieranno."

Priscilla prende fiato e poi continua: "Guarda che lo spiega benissimo anche la Laura, eh!"

"Che Laura?" chiede  il padre, interdetto. Nella sua mente sta passando in rassegna le amiche e conoscenti in comune, ma non riesce a capire chi è, sta fantomatica Laura.

"Ma come chi?" squittisce Priscilla "Ma la Laura Markham, la psicologa e psicoterapeuta americana, quella che ha scritto un sacco di manuali sull'educazione dei bambini. Ecco, guarda qui"

Così dicendo mostra trionfante al compagno il libro che si apprestava a proseguire, intitolato "Peaceful parent, happy kids".

"E' davvero interessante e spiega molto bene perché non si deve obbligare i bambini a condividere i giochi"

"Ah davvero? E la Laura ti spiega anche come fare per farli smettere di litigare?"

"Certo, suggerisce di incoraggiare dei turni di gioco autoregolati"

"Cioè?" domanda CF, spazientito.

"Semplicemente si spiega a chi vuole il gioco che deve aspettare il proprio turno: quando il pupo che sta usando il giocattolo passa ad altro, allora può usarlo"

"Beh, dai, occorreva la Laura per dirlo! Ci arrivavo anche io. Intanto però quello che lo vuole pianta giù un casino della Madonna e altro che calma e pace"

"Intanto" continua Priscilla con tono saccente "si propone al pupo qualcosa di alternativo, così l'attesa non diventa pesante"

"Certo, ce lo vedo proprio Ringhio che si fa sviare così facilmente. Se si fissa si fissa e non lo schiodi più" ribatte il padre

Priscilla medita un attimo.

"Allora proponiamo al pupo di fare un baratto: un gioco in cambio di un altro, in questo caso un libro in cambio di questo" E indica il libro delle filastrocche che giace, dimenticato e solitario, sul bracciolo del divano.

CF la osserva con aria scettica.

"Sicuro, ma se quei due sono capaci di litigare anche quando  hanno due giochi uguali! Ma dai, come se non li conoscessi anche tu i tuoi figli!"

La povera Priscilla è senza parole.

"Ma guarda che non è un atteggiamento tipico dei nostri figli. Sono così tutti i bambini: Ringhio ha tre anni, è nella fase dell'egocentrismo, per cui tutto è suo sempre e comunque.

La Ninfa dall'alto dei suoi cinque anni che sia un po' gelosa ci sta, del resto se continuate a penalizzarla perché è più grande è ovvio che diventi ancora più acida nei confronti del fratellino."

A questo punto i due litiganti si accorgono che qualcosa non va: i bambini non si sentono più.

"Ma dove sono finiti adesso?"

"C'è troppo silenzio, vado a controllare" CF si alza dal divano e si precipita in cameretta.

Scena due: interno, nella cameretta dei bambini.

Personaggi: gli stessi di prima

Il padre si affaccia sulla porta con aria apprensiva. Dopo un istante di silenzio, chiama la compagna.

"Vieni a vedere"

Priscilla si avvicina alla porta per osservare.

All'interno della stanza, Ringhio e la Ninfa stanno giocando assieme. Hanno montato le rotaie del trenino e ora stanno costruendo con le lego una fattoria vicino ai binari.

"Ma cosa fate qui?" chiede Priscilla, stupita.

"Ci siamo stancati di aspettare che voi decidevate chi doveva usare il libro. Così siamo venuti qui e abbiamo cambiato gioco."

I genitori si guardano e scoppiano a ridere, sollevati.

Il battibecco è finito, la pace e l'ordine sono stati ripristinati.

Scuotendo la testa, i genitori tornano in soggiorno.

A volte è proprio vero: se si lascia fare a loro, i bambini in qualche modo trovano sempre una soluzione.

 

 

 

 

 

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San Valentino è già nell'aria, le giovani coppie stanno pensando a come festeggiare la giornata degli innamorati, mentre invece chi è in coppia da molto tempo si chiede soprattutto se valga la pena festeggiarlo ancora.

Non sono mai stata una fanatica di San Valentino, nemmeno i primi anni di vita con il mio compagno.

Sono diventata sua sostenitrice dopo l'arrivo dei bambini: San Valentino era il pretesto per avere di nuovo una serata a due.

Si sceglieva un locale che nella maggior parte era super affollato, si mangiava non sempre in modo impeccabile e si fingeva di essere tornati allo status quo.

Inevitabilmente però il discorso cadeva sui figli.

A questo punto ci siamo detti: ma perché uscire quando possiamo festeggiare qui in casa, con i nostri spazi in un modo che ci rispecchia di più?

E così da qualche anno la nostra tradizione di San Valentino prevede una romantica cenetta a due dopo aver messo a nanna i pupi.

Di solito scegliamo assieme le linee basi per il nostro menù di San Valentino: carne o pesce, etnico o tradizionale...

Quest'anno abbiamo deciso che ogni portata doveva avere come denominatore comune il cacao.

Dopo di chè abbiamo estratto a sorte.

Per volere del fato a me sono toccati il primo e il dolce.

E va beh, trovare un dolce al cioccolato per San Valentino è abbastanza semplice.

Ma invece il primo rappresenta una vera sfida.

Volevo fare qualcosa di diverso, di esotico ma allo stesso tempo che non divergesse troppo dalla nostra tradizione.

E allora, dopo aver cercato nei ricettari sparsi per casa, ho scovato una ricetta che ha come ingrediente principale il cacao.

Perché non ci può essere San Valentino senza il cioccolato declinato nelle sue millemila forme.

RISOTTO DI ZUCCA PROFUMATO AL CACAO

Il risotto di zucca profumato al cacao è un primo molto particolare, l'ideale per stupire e accendere i sensi nella giornata di San Valentino.

Quando il cacao venne scoperto e portato in Europa, venne utilizzato come una qualsiasi altra spezia, per esempio per insaporire piatti di cacciagione o di pesce.

Il risotto di zucca profumato al cacao riprende questa vecchia concezione di cacao.

Il risultato è davvero sorprendente: un piatto ben noto che diviene però un qualcosa di totalmente diverso e inaspettato.

Risotto di zucca profumato al cacao: ingredienti per due persone

Essendo un piatto da proporre il giorno di San Valentino, le dosi sono calcolate su due commensali, ma nulla vi vieta di proporre il risotto di zucca profumato al cacao in altre occasioni.

Ecco gli ingredienti che vi serviranno per il risotto zucca profumato al cacao:

  • 150 grammi di riso Carnaroli
  • 80 grammi di zucca mantovana al netto degli scarti
  • 350 ml di brodo vegetale
  • 2 cucchiai di cacao amaro
  • 1 anice stellato
  • 1 rondella di radice di zenzero fresca
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 1 pizzico di peperoncino
  • 1 manciata di mandorle tostate
  • aceto di lamponi
  • olio evo

Risotto di zucca profumato al cacao: procedimento

Per preparare il vostro buonissimo risotto di zucca profumato al cacao da presentare il giorno di San Valentino, cominciate mettendo in infusione nel brodo l'anice stellato e la rondella di zenzero.

Pulite la zucca mantovana e tagliatela a dadini. Prendete un tegame (io utilizzo il wok), versate un filo d'olio evo e buttateci i dadini di zucca assieme agli aghi di rosmarino sommariamente sminuzzati.

Con la fiamma media, cominciate a rosolare la zucca. Dopo circa cinque minuti, aggiungete un mescolo di brodo vegetale e coprite con un coperchio.

Abbassate la fiamma e lasciate stufare la zucca per una ventina di minuti. Quando vedete che i dadini sono abbastanza morbidi ma non sfaldati, togliete il wok dal fuoco.

Tenete da parte sei dadini, quelli che alla vista vi sembrano più belli e compatti e riducete gli altri in purea con l'aiuto di un frullatore a immersione. Nel caso in cui la purea risultasse troppo densa, aggiungete un cucchiaio di brodo.

Mettete momentaneamente da parte la zucca e occupatevi del riso.

Il risotto di zucca profumato al cacao è un risotto dove le spezie si devono sentire e non devono fare da corollario agli altri sapori, soprattutto il cacao.

Proprio per questo ho optato per una tostatura a secco, che non prevede l'uso di grassi vegetali o animali.

Per tostare a secco il riso utilizzate una casseruola di alluminio. Versate il riso e stendetelo con un cucchiaio in modo uniforme su tutta la superficie. Mescolate di tanto in tanto per evitare che il riso si bruci. La tostatura del riso avviene in circa tre- quattro minuti.

Una volta tostato il riso, aggiungete un bel mescolo di brodo e la purea di zucca.

Procedete quindi come per un risotto tradizionale: tenete bagnato con il brodo vegetale aromatizzato all'anice stellato e zenzero e cuocete per il tempo indicato sulla confezione ( di solito quattordici-sedici minuti).

Quando vedrete che mancano pochi minuti alla fine della cottura, tostate le mandorle (io ne ho ridotte alcune in pezzetti e altre ho preferito lasciarle intere).

Infine mantecate il risotto: peperoncino, noce moscata e ovviamente cacao.

Siccome la preparazione è abbastanza cremosa, non ho aggiunto burro o formaggio per mantenere puro il sapore delle spezie a cui fa da sottofondo il dolce della zucca.

Per lo stesso motivo ho messo il sale solo nel brodo vegetale.

Per dare al piatto quella nota croccante, ho aggiunto al risotto le mandorle tostate ridotte a pezzetti.

Infine, l'impiattamento. Ho utilizzato un coppapasta tondo, ma qui quello a cuore ci stava davvero bene. Ho impiattato il riso e ho decorato la superficie con i pezzetti di zucca e le mandorle.

Per finire, un tocco appena accennato di acidità: qualche goccia di aceto di lamponi che lascia in bocca il gusto asprigno tipico di questi frutti mitigato però dalla loro dolcezza, un connubio davvero perfetto con il cacao.

Ecco quindi la ricetta del mio risotto di zucca aromatizzato al cacao, un primo semplice ma veramente inusuale per celebrare la giornata di San Valentino in modo diverso dal solito.

Voi avete già deciso cosa preparerete?

 

 

 

Questo post partecipa all'iniziativa "L'ingrediente in comune" a cui hanno partecipato tante magnifiche donne:

PRIMI PIATTI

Risotto al cavolo rosso, mele e salsiccia: un cuore rosa per San Valentino di Cucinare le stagioni

DOLCE

Cuori con Cioccolato Fondente e Farina di Cocco di In Cucina con Sissi

Per gli innamorati: torta briosa al cioccolato e moscato di Maison Lizia

Muffin con panna montata e fragole di Il piatto del giorno

Torta Foresta Nera di Ladies are baking

Crostata di pere e nutella di Segreti di mamma

Mousse extracioccolato con avocado di Sanobioglutenfree

Lecca Lecca a forma di Cuore. Ricetta Last Minute per San Valentino di La Cascata dei Sapori

RICETTE VEGANE

San Valentino sano e vegano! di Le cene del giovedì

Cioccolata calda per un San Valentino da single di Sas Bellas Mariposas

SALUTE E BENESSERE

Cioccolato: perché è importante mangiarlo di Marmellata di fragole

E se il cioccolato fiorisce? Suggerimenti d’uso e di conservazione del cibo degli dei di Alchimie alimentari

ILLUSTRAZIONE

San Valentino di Alessandra Fragiacomo

Non è un segreto che CF sia appassionato di cucina, nel senso che ogni tanto ci prepara da mangiare.

E sicuramente molte di voi ora staranno alzando gli occhi al cielo, pensando: "Che ragazza fortunata!".

Senza scendere nei sordidi dettagli sulla mia presunta fortuna, oggi per la rubrica "L'uomo in cucina" voglio condividere con voi una ricetta velocissima che qualsiasi essere proveniente da Marte è in grado di fare.

Siccome a casa nostra siamo amanti del riciclo a tutto tondo e soprattutto non ci piace sprecare il cibo, per questa ricetta l'ingegnoso CF ha utilizzato la polenta avanzata del giorno prima.

Ecco cosa ci ha proposto:

LASAGNE DI POLENTA CON RAGU' DI SALSICCIA E FUNGHI

Ingredienti:

  • polenta avanzata dal giorno prima
  • ragù di salsiccia
  • besciamella
  • scamorza affumicata a fette
  • funghi tipo champignon

Procedimento:

Cominciate prendendo una pirofila da forno e cospargete il fondo con un poco di besciamella.

Tagliate la polenta a fette spesse circa un centimetro e mezzo e fatele leggermente abbrustolire su una bistecchiera, facendo attenzione a non bruciacchiarle.

Componete ora le vostre lasagne di polenta mettendo le fettine di polenta abbrustolita, un bello strato di ragù di salsiccia e alcune fette di scamorza.

Fate il secondo strato come il primo ma anziché utilizzare il ragù mettete la besciamella.

Siate accorti nell'alternanza tra ragù e besciamella, perché l'ultimo strato dovrà essere fatto con quest'ultima.

Adagiate poi sulla cima delle lasagne dei funghi tagliati a fette sottili (vanno bene anche gli champignon).

Mettete la teglia in forno a 180° per una ventina di minuti e servite le vostre lasagne di polenta ben calde.

Come vedete, si tratta di una preparazione semplicissima.

Se poi andate di fretta, nulla vi vieta di utilizzare ragù e besciamella già pronti.

E' una ricetta a basso costo, molto saporita e apprezzata dai bambini.

Inoltre vi permette di dar fondo ad eventuali avanzi di polenta del giorno prima, soprattutto ora che si avvicinano le feste.

Mi scuserete di nuovo se, vista la fame lupina che avevo, non ho pensato a fare le foto al piatto ma ho preferito mangiarmelo.

Voi come riciclate il cibo avanzato?

Come sempre, attendo anche le ricette dei vostri cuochi in erba.

Se avete un blog, potete scrivere un post linkando il mio sito oppure potete fotografare i manicaretti preparati dalla vostra dolce metà e pubblicarli su IG o FB con i seguenti hashtag:  #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Buon appetito!

 

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Bambini o animali?

In questo mondo pazzo troppo spesso gli animali vengono trattati come figli e i figli come animali.

Ieri alla radio ho sentito che l'attenzione verso gli animali domestici è salita rispetto a quella verso i bambini, tanto che sempre più spesso i supermercati espandono i reparti dedicati agli animali e riducono quelli dedicati ai neonati.

Oramai si sa che l'Italia è un Paese dove le nascite sono sempre più in calo e lo speaker ipotizzava che le coppie fossero più propense a prendere un animale da compagnia piuttosto che a fare un figlio.

Io voglio sperare che la scelta non sia un out-out: chi ha dei bambini può decidere di allargare la famiglia e prendere un animale e chi ha un animale può tranquillamente decidere di fare un figlio.

Bambini e animali

Fin da quando ero piccola ho avuto l'opportunità di vivere a stretto contatto con gli animali domestici: gatti, canarini, pappagalli, criceti, pesci, tartarughe...

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di tenere dei cani, perché i miei genitori hanno sempre pensato che avessero bisogno di stare in un giardino o in un cortile.

Ho rimediato ora che sono grande, "adottando" il cockerdei genitori di CF.

Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico accanto ai bambini arrechi loro grandi vantaggi.

Vantaggi psicologici

Prendersi cura di un cane, un gatto, una tartaruga...aiuta i nostri figli a diventare più responsabili - mi vengono sempre in mente i telefilm americani, dove a turno ogni alunno porta a casa la mascotte della classe per accudirla.-

La convivenza con un animale aumenta l'autostima, migliora le capacità di osservazione e riduce ansia e stress, come ha ben dimostrato la pet-therapy.

Inoltre, considerando che spesso gli animali da compagnia hanno aspettative di vita differenti dalle nostre, vivere con loro insegna ai nostri figli il ciclo della vita.

Spesso infatti i nostri pets vengono presi quando sono solo dei cuccioli e restano con noi fino a che non muoiono.

Seppur triste, da quest'esperienza ogni bimbo imparerà cheogni cosa ha un inizio e una fine, compresi gli esseri viventi.

Vantaggi fisici

Vivere a stretto contatto con un animale può recare vantaggi anche a livello fisico, non solo psicologico.

Pensiamo infatti a tutti quei bambini che hanno un cane: sono più invogliati ad uscire e questo riduce la sedentarietà e combatte il sovrappeso.

Uscire inoltre significa vedere e incontrare altre persone, stimolando la socializzazione.

Da tempo è stato dimostrato che chi vive a contatto con gli animali corre meno rischi di sviluppare allergie e forme asmatiche.

Inutile sottolineare che si parla sempre di animali ben tenuti, ossia sottoposti a periodici controlli veterinari almeno una volta l'anno e a cui vengono applicate le norme igieniche basilari: pulire frequentemente le gabbiette e le lettiere, così come ceste e cucce dove dormono, non far mai mancare loro acqua fresca e nutrirli in modo adeguato.

Quale animale scegliere?

Ok, avete capito che la convivenza tra animali domestici e bambini è possibile e avete deciso di prenderne uno.

Mi auguro che la decisione sia stata attentamente ponderata e non sia stato frutto dell'impulso del momento.

Non mi stancherò mai di ripetere di non regalare animali per Natale o per compleanno se non siete sicuri che poi vengano accuditi con gioia e amore per sempre.

Gli animali non sono giocattoli e richiedono impegno e costanza, che essi ci restituiscono poi sotto forma di amore e dedizione incondizionata.

Per capire quale animale è il più adatto per la vostra famiglia, il mio consiglio è quello di documentarsi e se possibile di fare una chiacchierata con un veterinario.

Tenete ben presente che, come ogni persona, anche gli animali sono individui unici con una loro personalità: il gatto della bisnonna non si comporterà necessariamente come il gatto che prenderete voi, il cane di vostro cugino non sarà mai uguale al vostro.

Ricordatevi che, qualunque sia la scelta che farete, un animale è come un diamante: per sempre.

Valutate quindi attentamente:

  • quanto tempo siete disposti a dedicargli: pulire la boccia dei pesci è meno impegnativo che badare ad un cane, per esempio;
  • quanto spazio avete: tenere un alano in un appartamento di 75 mq. a mio avviso non è una scelta, è un suicidio;
  • quali sono le vostre possibilità economiche: gli animali hanno un costo: controlli periodici dal veterinario, cibo e un minimo di attrezzatura. Il costo di mantenimento di un cavallo non sarà paragonabili a quello di un canarino.

L'ultimo consiglio importante che voglio lasciarvi è questo: se optate per animali che non stanno in gabbia, abbiate l'accortezza di non lasciarli mai incustoditi con i vostri bambini, soprattutto se molto piccoli.

Detto questo, concludo augurandovi una felice e serena convivenza!