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Un paio di settimane fa Priscilla e il suo compagno hanno deciso di comperare un nuovo armadio da mettere in garage.

La casa relativamente piccina dove vive la coppia sembra si sia ristretta ancor di più con l'arrivo dei figli.

Del resto, come ben si sa, lo spazio in una casa non basta mai.

Quindi, dopo aver passato due fine settimana a casa ko per il virus grastrointestinale la nostra famigliola si è bruciata il terzo week-end consecutivo per comperare e assemblare l'armadio.

La scelta ovviamente è ricaduta sul Pax dell'Ikea, economico e abbordabile.

Del resto già lo sapete che Priscilla adora la Svezia...

CF e la sua dolce metà generalmente vanno abbastanza d'accordo.

Non sono quelle coppie pucciose che si chiamano "Amore mio", "Vita mia" e che se ne vanno in giro appiccicate come francobolli sempre e ovunque, magari capita, ma non è la norma.

D'altro canto non sono nemmeno anaffettivi, anzi, amano il contatto fisico (baci, abbracci, coccole e compagnia bella) e le dimostrazioni d'amore fatte in pubblico, sempre senza degenerare in atti osceni, non li disturbano più di tanto.

Però CF e Priscilla litigano. Su tutto e per tutto. Con veemenza e passione.

Senza insultarsi o arrivare alle mani, beninteso.

E soprattutto gridano, come albatros urlatori, le voci che si sovrappongono e si mischiano in una delirante cacofonia.

Sicuramente non potrebbero vivere in un condominio, ecco, li butterebbero fuori nel giro di qualche settimana.

L'arrivo del Pax ha innescato una serie di diatribe che sono degenerate in un litigio di proporzioni epiche.

A discapito del nome, il Pax è divenuto di fatto l'emblema della discordia.

Fin da subito.

"Come lo vogliamo fare questo armadio?"

La domanda innocente in realtà si è rivelata molto più insidiosa di quanto non si pensasse.

CF lo voleva tutto pieno di mensole mentre Priscilla voleva i cassetti.

Entrambi volevano una barra appendiabiti ma non erano d'accordo su dove posizionarla.

CF voleva metterci una bella scarpiera mentre Priscilla riteneva fosse meglio di no.

Dopo vari battibecchi, infine, le due parti hanno trovato un accordo.

Gli animi si sono placati e, mentre CF stava ultimando le questioni burocratiche, la sua amata è corsa a comperare quel dolcetto che lui adora per farsi perdonare.

Tornati due piccioncini felici e innamorati, i due con prole e armadio disassemblato al seguito si sono diretti al parcheggio.

Lì, in quel luogo caotico e maleodorante, li attendeva la prova più ardua di tutte: caricare le varie parti del Pax sulla loro auto.

A questo punto la brace della lite, che covava paziente sotto la cenere come una vipera del Namib sotto la sabbia, è divampata alimentando la fiamma della discordia.

"Ma come cacchio si caricano tutti questi pezzi sulla macchina?"

Proviamo così, no, proviamo cosà, non capisci niente, no, sei tu che non capisci niente.

Dopo circa un'oretta di tira e molla, la rivelazione: sull'auto si può mettere il Pax oppure la famiglia.

Bisogna scegliere. Entrambi contemporaneamente non si può, nemmeno se si caricano alcune delle scatole sulle barre con gli elastici.

Priscilla ha il fumo che esce dalle orecchie, a CF la vena sulla tempia ha preso a gonfiarsi e a pulsare pericolosamente.

Come un deus ex machina arriva la chiamata di un amico che si offre "spontaneamente" di raccattare Priscilla e pargoli sulla sua auto da scapolo.

A poco a poco la calma scende e nel parcheggio non risuonano più le grida infernali della nostra coppia di eroi.

Priscilla e il suo compagno guardano le altre famigliole passare, colgono stralci di conversazione tra mogli e mariti che battibeccano con toni sommessi sulle assurdità delle cose comperate.

I due si guardano di sottecchi e si sorridono impacciati.

Quando l'amico arriva, li trova abbracciati seduti sulle scatole di cartone, mentre i bambini giocano tranquilli.

Caricano tutto sull'auto, spostano i seggiolini sulla macchina dell'amico e si dirigono verso casa.

Purtroppo però all'interno delle mura domestiche le cose prendono di nuovo una brutta piega: lei vorrebbe montare l'armadio subito, lui vorrebbe rimandare.

Si grida di nuovo, ma stavolta lei non cede.

Per fortuna, gli amici arrivano in soccorso: ché si sa che l'amico si vede nel momento del bisogno.

Montare un armadio in una stanza piccola dopo una giornata pesante è sicuramente un "momento del bisogno" e due amici sono meglio di uno.

Mentre gli uomini avvitano, inchiodano e assemblano il Pax, Priscilla prepara uno dei piatti preferiti di CF e, in sovrappiù, anche una bella torta.

Dopo interminabili ore di lavoro tutto è a posto: il Pax, nuovo fiammante, è pronto per essere stipato.

I lavoratori gradiscono la cena e a loro si sono aggiunte le compagne e i figli.

La casa piccina picciò risuona di grida, ma stavolta non sono quelle di Priscilla e CF, ma quelle di un gruppo di amici stanchi e soddisfatti, di pupi che giocano e si rincorrono, di amiche che si scambiano confidenze.

Il Pax dal garage pare sorridere, soddisfatto: a modo suo è riuscito a riportare la pace e la serenità.

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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Buon inizio settimana e buon inizio mese.

Ottobre è senza dubbio uno dei mesi che preferisco, anche per la cucina: zucche, castagne, pere, funghi e via dicendo.

A casa ci tengo a seguire la stagionalità anche perché secondo me permette ai bambini di capire meglio il passaggio da una stagione all'altra e quindi lo scorrere del tempo.

Penso di avere contagiato anche CF perché ultimamente quando si mette ai fornelli sta molto attento agli ortaggi che utilizza.

Ieri per esempio si è occupato lui del pranzetto domenicale e devo dire che un po' mi ha stupito.

Ha preparato un piatto semplice, in linea con l'autunno, molto saporito e appetitoso: degli involtini di carne con ripieno di pere, grana e pancetta.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: ingredienti

Ecco gli ingredienti che servono per preparare questi involtini di carne autunnali:

  • 400 grammi di carne di maiale (lonza o coppa a seconda dei gusti);
  • 2 etti di pancetta;
  • 1 pera;
  • 50 grammi di grana o parmigiano;
  • erbe aromatiche;
  • olio evo;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • sale e pepe

Sono ingredienti semplici ma vi garantisco che il risultato è davvero ottimo.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: procedimento

Ora vi spiego passo per passo come preparare questi deliziosi involtini di carne.

Il procedimento per realizzarli è davvero facile e veloce.

Per prima cosa assottigliate le fettine di carne con un batticarne.

Mettete ogni fettina tra due fogli di carta forno e battetela leggermente.

Passate poi a riempire la carne.

Sbucciate la pera e tagliatela a fettine sottili.

Fate lo stesso per il grana.

Spolverizzate ogni fettina con il trito di erbe aromatiche, metteteci dentro una fettina di pancetta, una di pera e una di grana e arrotolate.

Sull'esterno arrotolate un'altra fettina di pancetta che servirà ad evitare che la carne di maiale si secchi.

Ora non resta che cuocere i nostri involtini.

In una pentola mettete un goccio di olio evo e posizionate ogni involtino di carne in modo che la parte aperta rimanga in basso.

Accendete e fate rosolare bene su tutti da tutti i lati.

Fate sfumare con il vino e abbassate la fiamma.

Dopo circa venti minuti i vostri involtini autunnali saranno pronti per essere gustati, magari con qualche verdura di stagione o un bel purè.

Anche questa ricetta fa parte della rubrica "L'uomo in cucina- Ricette per veri uomini."

Potete mandarmi le ricette che fanno i vostri compagni o delle ricette semplici che voi ritenete "a prova di uomo" qui, nei commenti, oppure postare il risultato su Instagram utilizzando l'hashtag #luomoincucina oltre a #datemiunam, naturalmente.

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Vi aspetto il mese prossimo con una nuova ricetta a prova di uomo!

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Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

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datemiunam-polpette-tonno-forno-ricetta-ingredianti-come-fareLe polpette di tonno sono uno dei miei piatti preferiti: facili da preparare, economiche e anche veloci.

Le polpette, a casa nostra, sono un evergreen: si mangiano volentieri in tutte le stagioni dell'anno.

Ne esistono mille varianti per cui non ci si stufa mai né a prepararle né a mangiarle.

In inverno vanno per la maggiore le polpette di carne al sugo, magari con un bel purè di patate o un po' di polenta.

In estate cerchiamo invece sapori più leggeri e delicati. Quindi cosa c'è di meglio di un bel piatto di polpette di tonno?

Invece che friggerle noi le prepariamo al forno, ma ovviamente nessuno vi vieta di farlo, anzi.

Le polpette di tonno sono ideali sia per un antipasto sfizioso, servite come  finger-food, sia per un secondo accompagnate da tanta insalata croccante e da pomodori succosi.

Inoltre le polpette incontrano sempre le simpatie dei bambini, sarà per la loro forma o per la facilità con cui si mangiano.

La versione che vi propongo oggi è quella velocissima che prepara CF assieme ai bambini e che non richiede particolari doti culinarie.

E' una ricetta base che potete però arricchire aggiungendo olive tritate, acciughe o capperi o inserendo magari un dadino di formaggio.

I bimbi si divertono sempre molto a preparare le polpette di tonno, per cui alla fine il ruolo del genitore in questo caso rimane quasi marginale, più di sorveglianza.

Se volete provare anche voi a farle o a delegare il compito al vostro partner ecco quello che vi serve.

Polpette di tonno: ingredienti

Queste sono indicativamente le dosi per circa 20 polpette poi dipende anche dalle dimensioni che volete dare loro.

Ecco la lista della spesa:

  • 500 grammi di tonno  in scatola naturale o sott'olio come preferite voi
  • una patata grande
  • 100 grammi di parmigiano grattugiato
  • 100 grammi di pangrattato
  • un uovo
  • una fetta di pancarré senza crosta o la mollica di un pane
  • prezzemolo tritato
  • sale
  • pepe
  • spezie a piacere

Come vedete sono ingredienti che bene o male sono sempre presenti in casa nostra come immagino nella maggior parte delle case italiane.

Ora che avete preparato tutti gli ingredienti, possiamo cominciare.

Polpette di tonno al forno: procedimento

Iniziate mettendo a lessare la patata. Nel frattempo, ammollate il pancarrè o la mollica di pane in un goccio di latte o di acqua in modo che si ammorbidisca bene.

Quando la patata sarà pronta, schiacciatela con una forchetta e mettetela a raffreddare.

Intanto cominciamo a preparare l'impasto: in una boule mettete il tonno sgocciolato, il formaggio, il prezzemolo tritato, il pane strizzato, l'uovo, le spezie e il sale.

Aggiungiamo la patata schiacciata e mischiamo bene il tutto.

Se notate che l'impasto è molto umido potete aggiungere un paio di cucchiai di pangrattato.

Per impastare potete aiutarvi con un bel cucchiaio oppure farlo con le mani (secondo voi i bambini cosa hanno preferito fare?)

Infine, inumiditevi le mani e cominciate a formare le vostre palline con l'impasto che poi passerete nel pangrattato.

Prendete una leccarda, disponetevi sopra un foglio di carta forno con un goccino di olio e adagiate le vostre polpette.

Cuocetele in forno a 200° per venti minuti. Ricordatevi a metà cottura di girarle (non fatelo fare ai bambini, mi raccomando!).

Ed ecco qua pronte le polpette di tonno al forno da assaporare tiepide oppure fredde.

E' una ricetta salva tempo e che vi può trarre d'impiccio anche in caso di inviti dell'ultimo minuto.

Le polpette di tonno al forno sono croccanti, gustose e leggere e vi faranno fare sempre una bella figura.

E voi, di che polpette siete?

Come sempre, potete lasciarmi i vostri suggerimenti nei commenti.

Se volete condividere le ricette fatte dal vostro uomo, potete utilizzare l'hashtag #luomoincucina #ricetteperveriuomini e ricordatevi di taggarmi @datemiunam così non me ne perdo nemmeno una.

Vi aspetto il prossimo mese con una nuova ricetta della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini"

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Scena 1: interno di un appartamento, luci soffuse, atmosfera ovattata tipica di un rilassato dopo cena

Personaggi: mamma, papà, figlio e figlia

Priscilla ha appena finito di riordinare con l'aiuto del marito e si appresta a continuare la lettura di un libro che giace da settimane a prendere polvere sulla libreria.

Non appena si siede, quasi come ad un segnale prestabilito, irrompono sulla scena Ringhio e la Ninfa.

Ringhio: "E' mio!" sbraita con il suo vocione profondo.

La Ninfa  ribatte con tono aggressivo e cantilenante: "Ma ce l'avevo prima io!" stringendosi al petto il libro delle filastrocche.

Compagno Fedele alza lo sguardo dal tablet, allunga una mano e toglie il libro alla figlia.

Poi perentorio ordina: "Dai tesoro, lascialo a lui che è più piccolo!"  E fa il gesto di porgerlo al bambino.

A queste parole Priscilla si alza spinta da un intimo moto di solidarietà verso la figlia maggiore.

"Giammai!" strilla iraconda "L'età non mi pare un valido motivo affinché tuo figlio ottenga tutto ciò che vuole"

Con cipiglio fiero e occhi dardeggianti, si guarda attorno: sei occhi la osservano, tre bocche aperte aspettano il seguito, in trepidante attesa.

"Mi è sempre stato sulle scatole quando ero bambina che mi dicessero che dovevo cedere i miei giocattoli a mio fratello perché lui era più piccolo di me"

Cf guarda la compagna, con un sorrisetto di superiorità.

"Mi era sembrato di capire che in questa casa non ci fosse tuo o mio, ma che tutto fosse di tutti perché in famiglia bisogna condividere e collaborare"

Priscilla si sente punta sul vivo. Con tono ispirato, prosegue la sua arringa:

"Infatti è così. Ma condividere i giochi significa che sia Ringhio che la Ninfa possono utilizzarli indifferentemente fregandosene di tutte quelle antiche concezioni sessiste su bambole e macchinine.

Ma non vuol dire che se uno sta usando un gioco l'altro lo debba ottenere perché è più piccolo altrimenti comincia a fare i capricci e addio quiete serale. Che razza di insegnamento è?"

I bimbi osservano la scena, in religioso silenzio. Anche se non capiscono tutto, sanno che tra la mamma e il papà è in atto un braccio di ferro e dalla vittoria di uno dei due dipenderà anche la loro sorte.

A questo punto, Compagno Fedele fa la parte di Pilato.

"Ok, se non vuoi il mio aiuto allora risolvi la faccenda a modo tuo"

E torna a guardare il tablet.

L'indomita Priscilla non si lascia scoraggiare.

"E' no bello mio! I figli sono anche tuoi, mica li ho fatti da sola, per cui visto che dici sempre che ti escludo e che prendo sempre le decisioni da sola ora la questione si risolve assieme.

Dai, non dirmi che non ti veniva il nervoso quando da piccolo ti obbligavano a condividere i tuoi giochi con gli altri"

Compagno Fedele bofonchia: "Dimentichi che sono figlio unico e che da piccolo ero pure un bambino asociale. Un verme solitario aveva più amici di me. Non ho mai condiviso niente, io!"

"E si vede!" sbotta Priscilla, sempre più agguerrita.

"Guarda che la nuova tendenza educativa del momento dissuade gli adulti dall'obbligare i bambini a condividere o cedere il gioco che stanno usando.

Così facendo il messaggio che passa al bambino che sta usando il gioco è pressapoco questo: "non ritengo quello che stai facendo qualcosa di importante tanto quello che potrebbe fare l'altro bambino".

In questo modo non si fa altro che scatenare inutili e insane competizioni tra fratelli, che poi da grandi si odieranno."

Priscilla prende fiato e poi continua: "Guarda che lo spiega benissimo anche la Laura, eh!"

"Che Laura?" chiede  il padre, interdetto. Nella sua mente sta passando in rassegna le amiche e conoscenti in comune, ma non riesce a capire chi è, sta fantomatica Laura.

"Ma come chi?" squittisce Priscilla "Ma la Laura Markham, la psicologa e psicoterapeuta americana, quella che ha scritto un sacco di manuali sull'educazione dei bambini. Ecco, guarda qui"

Così dicendo mostra trionfante al compagno il libro che si apprestava a proseguire, intitolato "Peaceful parent, happy kids".

"E' davvero interessante e spiega molto bene perché non si deve obbligare i bambini a condividere i giochi"

"Ah davvero? E la Laura ti spiega anche come fare per farli smettere di litigare?"

"Certo, suggerisce di incoraggiare dei turni di gioco autoregolati"

"Cioè?" domanda CF, spazientito.

"Semplicemente si spiega a chi vuole il gioco che deve aspettare il proprio turno: quando il pupo che sta usando il giocattolo passa ad altro, allora può usarlo"

"Beh, dai, occorreva la Laura per dirlo! Ci arrivavo anche io. Intanto però quello che lo vuole pianta giù un casino della Madonna e altro che calma e pace"

"Intanto" continua Priscilla con tono saccente "si propone al pupo qualcosa di alternativo, così l'attesa non diventa pesante"

"Certo, ce lo vedo proprio Ringhio che si fa sviare così facilmente. Se si fissa si fissa e non lo schiodi più" ribatte il padre

Priscilla medita un attimo.

"Allora proponiamo al pupo di fare un baratto: un gioco in cambio di un altro, in questo caso un libro in cambio di questo" E indica il libro delle filastrocche che giace, dimenticato e solitario, sul bracciolo del divano.

CF la osserva con aria scettica.

"Sicuro, ma se quei due sono capaci di litigare anche quando  hanno due giochi uguali! Ma dai, come se non li conoscessi anche tu i tuoi figli!"

La povera Priscilla è senza parole.

"Ma guarda che non è un atteggiamento tipico dei nostri figli. Sono così tutti i bambini: Ringhio ha tre anni, è nella fase dell'egocentrismo, per cui tutto è suo sempre e comunque.

La Ninfa dall'alto dei suoi cinque anni che sia un po' gelosa ci sta, del resto se continuate a penalizzarla perché è più grande è ovvio che diventi ancora più acida nei confronti del fratellino."

A questo punto i due litiganti si accorgono che qualcosa non va: i bambini non si sentono più.

"Ma dove sono finiti adesso?"

"C'è troppo silenzio, vado a controllare" CF si alza dal divano e si precipita in cameretta.

Scena due: interno, nella cameretta dei bambini.

Personaggi: gli stessi di prima

Il padre si affaccia sulla porta con aria apprensiva. Dopo un istante di silenzio, chiama la compagna.

"Vieni a vedere"

Priscilla si avvicina alla porta per osservare.

All'interno della stanza, Ringhio e la Ninfa stanno giocando assieme. Hanno montato le rotaie del trenino e ora stanno costruendo con le lego una fattoria vicino ai binari.

"Ma cosa fate qui?" chiede Priscilla, stupita.

"Ci siamo stancati di aspettare che voi decidevate chi doveva usare il libro. Così siamo venuti qui e abbiamo cambiato gioco."

I genitori si guardano e scoppiano a ridere, sollevati.

Il battibecco è finito, la pace e l'ordine sono stati ripristinati.

Scuotendo la testa, i genitori tornano in soggiorno.

A volte è proprio vero: se si lascia fare a loro, i bambini in qualche modo trovano sempre una soluzione.