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Delegare è un'arte che non si impara dall'oggi al domani, specialmente se sei una mamma e, peggio ancora, se sei una mamma della peggior specie, ossia una mamma con manie di controllo e di perfezionismo, come per esempio la sottoscritta.

Delegare, però, è quell'atto che ti impedisce di impazzire e di commettere omicidi in special modo se, come me, sei anche una mamma lavoratrice.

Noi mamme siamo più che consapevoli che un semplice imprevisto può scatenare il temutissimo effetto domino sulle attività dell'intera giornata.

Perciò, soprattutto quando si lavora, imparare a delegare diventa una questione di sopravvivenza sia per noi stesse che per gli altri.

Ma non ci si improvvisa esperte in questo campo così, dall'oggi al domani.

Come per molti lati del carattere, per delegare bisogna avere una certa predisposizione.

Se però anche voi ne siete sprovviste, non disperatevi, ché si può sempre rimediare.

Per prima voglio spiegarvi perché è utile delegare.

Delegare: perché fa bene

Per quanto possiate essere in gamba, care amiche, rassegnatevi: nessuno ha il dono dell'ubiquità.

Se siete al lavoro, fisicamente non potete essere da un'altra parte, come ad esempio a prendere i pargoletti all'uscita da scuola.

Ma se tutte difettiamo sull'ubiquità, allo stesso modo tutte siamo oberate da un grave fardello: il senso di colpa per la qualsiasi.

Il senso di colpa è come un tarlo: si scava lentamente ma inesorabilmente una via per arrivare fino al cuore.

E, si sa, il cuore di una mamma è tenero e vulnerabile.

Chi ha dei figli ve lo può confermare: non riuscire a fare qualcosa per i nostri bambini innesca immediatamente il senso di colpa che a sua volta ci sprona a fare sempre di più per compensare  questa presunta mancanza e genera così una mole indicibile di stress.

Lo stress, ormai è noto ai più, fa invecchiare precocemente, ci rende irritabili, stanche e nevrasteniche.

Per quanto quindi continuiamo ad affannarci, senza l'aiuto degli altri siamo destinate prima o poi a soccombere a quello che è il nostro peggior nemico.

Perché è difficile imparare a delegare

Da quando sono mamma quella di delegare è la lezione che mi è risultata più difficile da imparare.

La parola stessa, "delegare", per me è sempre stata sinonimo di debolezza.

Io, vissuta con la certezza del "chi fa per sé fa per tre", ho sempre ritenuto che chi delega nella maggior parte dei casi lo fa perché è pigro e non ha voglia di sbattersi.

Niente di più sbagliato. Studi recenti infatti dimostrano come delegare sia in realtà utile e salutare anche per le aziende.

E se va bene per loro, perché non dovrebbe andare bene anche per la famiglia?

Delegare: perché è indispensabile

Riflettiamo un attimo: davvero voi preferite arrivare a sera nervose, stanche e irritabili perché vi siete fatte carico di ogni singola cosa, dalla spesa alla consegna di una pratica nei tempi previsti, mentre gli altri membri della famiglia vi appaiono freschi e riposati?

Con queste premesse, come pensate di poter godere della compagnia dei vostri bambini?

Si fa tanto parlare di tempo di qualità ma quando si arriva a certi livelli di stress già avere del tempo diventa un'utopia.

Ecco perché delegare diventa indispensabile.

Immaginate che tutti gli impegni e i compiti che avete siano dei sassi contenuti in una grossa cesta.

Ogni giorno voi dovete percorrere un sentiero accidentato, magari una salita bella ripida, con questa cesta sulle spalle.

Accanto a voi ci sono altre persone con le loro ceste, a volte più piene della vostra a volte meno.

Ora, magari chi ha meno sassi si offre di darvi una mano.

Voi che fate: gli consentite di trasportarne uno al posto vostro oppure no?

Si parla tanto di collaborazione in famiglia e collaborare, come si nota dall'etimologia stessa, vuol dire "lavorare assieme".

Come imparare a delegare

Come per la maggior parte dei problemi, lo step numero uno è riconoscere di avere un problema.

Nel nostro caso, significa riconoscere di non potere fare tutto da sole.

Spesso ce ne dimentichiamo, ma la giornata è fatta da ventiquattro ore e non sempre abbiamo il tempo per fare tutto perfettamente.

Per cui, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti con la realtà e cercare delle persone che collaborino con noi.

Che sia il nostro partner, i nonni, la tata o la maestra, la cosa principale è che dobbiamo imparare a fidarci di loro.

Avere fiducia in chi ci sta accanto non è così facile e scontato come sembra.

Volete un esempio banale?

Onestamente, pensate a tutte quelle volte che avete affermato:

"Non gli spiego neanche quello che deve fare, perché faccio prima a farlo da sola e lo faccio anche meglio".

Quante volte lo facciamo?

Invece dobbiamo sforzarci e imparare a comunicare, a spiegare come deve essere fatta una determinata cosa.

Una buona comunicazione sta alla base di una fruttuosa collaborazione.

Personalmente sono rimasta piacevolmente sorpresa una delle prime volte che CF si è occupato di mettere i bambini a letto.

La mia routine serale di solito è questa: ci si lava, poi pigiama, tisana, denti, favola della buona notte, baci, abbracci e buona notte.

Quando CF mette a letto i bambini, la sequenza invece è questa: doccia, pigiama, latte, denti, gioco del mostro, film nel lettone e i bambini, stremati, sono nel mondo dei sogni.

Il risultato è sempre lo stesso, il modo in cui è stato raggiunto è differente, ma non meno valido.

Accettare che le cose non vengano sempre fatte come vogliamo noi implica tanta maturità.

Delegare e organizzare

Delegare diventa un punto di forza anziché una debolezza: se delego ho più tempo a disposizione per fare altro, magari anche per riposarmi un po'.

Chi delega di solito ha ottime capacità organizzative.

Per prima cosa sa stilare una lista di priorità, in secondo luogo è consapevole che gli altri possono portare a termine l'incarico che è stato loro affidato nei tempi previsti ed infine sa come far fruttare il tempo che ha a disposizione.

In parole povere,chi delega è come un generale che ha ben chiara la strategia da attuare.

E come in tutte le guerre, un buon generale sa che anche l'aiuto di un soldato semplice può fare la differenza.

Quindi, care amiche, ve la sentite di fare il salto e passare da mamme accentratrici a mamme deleganti?

 

 

 

Pasqua non è Pasqua se non si mangia almeno un uovo: che sia al latte o fondente non ha importanza, l'importante è che sia buono.

E per buono intendo non solo che la cioccolata sia di qualità ma anche che l'uovo stesso abbia in qualche modo delle valenze positive.

Un uovo di Pasqua può far star bene non solo chi lo mangia o lo riceve in dono, non solo chi lo acquista ma anche chi riceve i soldi dell'acquisto.

Di che cosa sto parlando?

Delle uova di Pasqua solidali, quelle che tutti gli anni compaiono per magia sulle bancarelle nelle piazze italiane o fuori dagli ospedali.

Trovate volontari di ogni associazione che, a rotazione, si impegnano nella vendita di questi buonissimi dolci.

Non smetterò mai di dire che sono fortunata.

Certo, anche a me ogni tanto capitano congiunture negative, come in questo periodo, ma posso tranquillamente affermare di non essere affetta da sfiga cronica.

Come la maggior parte di voi, del resto.

Andiamo, non fate quella faccia e non storcete il naso.

Viviamo in un Paese civilizzato, in cui non dobbiamo combattere tutti i giorni per un tozzo di pane o una scodella di riso.

I nostri figli e le nostre figlie possono studiare e possono giocare, senza essere costretti a lavorare in tenera età.

Abbiamo un tetto sulla testa, magari godiamo anche di una discreta salute.

Ma cosa succederebbe se le cose cambiassero? Se per disgrazia scopriste che voi o, peggio ancora, i vostri figli, soffrite di una qualche malattia?

Ecco, siccome sono fortunata ma sono anche consapevole che altri non lo sono altrettanto, nel limite del possibile cerco di orientare le mie scelte per dare un minimo aiuto a chi ne ha bisogno.

Anche un uovo di Pasqua può fare la differenza.

Quest'anno la nostra scelta è ricaduta sulle uova di cioccolato promosse dalla ANT.

Vengono vendute con regolare ricevuta nelle principali città italiane ad un costo abbordabile oppure le potete trovare sul sito.

La ANT è solo una della tante Onlus che in questo periodo sta utilizzando la vendita di uova di Pasqua o di colombe per raccogliere fondi.

Potete trovare anche la AIL, o Noi per Voioppure le uova della LILT.

E queste sono solo alcune delle tante.

Al costo di un uovo di Pasqua di una multinazionale o di una famosa azienda dolciaria, potete avere un dolce altrettanto buono e potete essere altrettanto buoni anche voi.

E se la cioccolata proprio non vi piace?

Potete sempre essere generosi e fare una donazione.

A questo proposito, conoscete già La casa di sabbia?

La solidarietà non ha mai fatto male a nessuno.

La ruota della fortuna gira e dall'oggi al domani potreste essere voi a desiderare che ci siano più soldi per la ricerca.

Madre Teresa aveva un detto:

"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno."

Non serve Natale o Pasqua per essere più buoni e non serve fare grandi gesti per esserlo.

Basta poco, a volte basta solo un uovo.

Ci siamo, l'otto marzo è tornato e le mimose hanno invaso le  bacheche di Facebook, Instagram e Pinterest rubando per un giorno la scena ai tenerissimi gattini.

Donne che si scambiano gli auguri, uomini che si sono appuntati di farli a mamme, mogli e colleghe, venditori improvvisati di regali a tema ai bordi delle strade.

Stasera, assieme alla vecchia che verrà bruciata in occasione del giovedì grasso, esponenti del gentil sesso si riuniranno in congreghe per festeggiare con bagordi più o meno spinti il giorno a noi dedicato.

La festa della donna è un altro di quei temi (assieme all'allattamento e alla depilazione) che spacca a metà l'universo femminile.

C'è chi la celebra a tutti i costi e c'è chi invece preferisce non farlo.

Io sono contraria all'uso del termine "festeggiare".

A mio parere, più che di festeggiamenti si dovrebbe parlare di commemorazione.

L'otto di marzo è una giornata commemorativa in cui si ricordano tutte le tappe significative che hanno portato noi donne dove siamo adesso, dal punto di vista sociale, culturale ed economico.

Non credo che a nessuno sia mai venuto in mente di svilire la giornata della memoria andando in giro a gozzovigliare o a far baldoria.

Perché non dovrebbe essere lo stesso nella giornata dedicata a noi donne?

L'otto di marzo, la festa della donna, per me è un momento di riflessione anche personale: penso a chi sono, alla strada che ho fatto per essere quella che sono, a cosa sto facendo ora.

E sì, mi faccio anche i complimenti e mi do delle belle pacche sulla spalla: perché nonostante tutto e tutti, nonostante la situazione del mondo lavorativo che non è sicuramente a favore di chi è donna e mamma, io vado avanti con energia e determinazione.

E se posso studiare e crescere, se posso avere un'indipendenza economica, se posso decidere quando e come esibire la mia femminilità lo devo a tutte le donne che sono venute prima di me.

Perciò, nel giorno della festa della donna, il mio ringraziamento va a tutte quelle figure femminili che stanno lentamente scomparendo dal nostro orizzonte culturale per lasciare il posto a feste in discoteca, pornodivi o cene luculliane di dubbio gusto.

Spero che ovunque si trovino queste vere donne abbiano di meglio da fare che guardare giù altrimenti chissà come rabbrividiscono!

E per finire, voglio condividere qui la mia personale selezione di frasi celebri che mi aiutano ad auto motivarmi e a migliorarmi giorno per giorno:

  • "Una donna intelligente riesce a far di tutto" Christine de Pizan

 

  • "Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno" Madre Teresa di Calcutta

 

  • "La chiave per realizzare un sogno non è focalizzarsi sul successo ma sul significato e poi anche i piccoli passi e le piccole vittorie lungo il nostro percorso prenderanno un significato più  grande" Oprah Winfrey

 

  • "Non farti dare limiti artificiali che non siano veramente tuoi. E soprattutto non darteli tu stessa, ma se hai dei sogni e delle ambizioni prova a trovare una strada" Samantha Cristoforetti

 

  • "Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo" Malala Yousafzai

Se non conoscete queste donne, vi consiglio di documentarvi. Potreste davvero rimanere sorprese...

E ora facciamo un gioco: mi dite quali sono le vostre eroine preferite, le donne di ieri e di oggi che ammirate di più?

Buona festa della donna a tutte, grandi e piccine. La strada per arrivare alla parità e all'uguaglianza in ogni angolo del mondo è ancora lunga e faticosa, ma insieme forse ce la possiamo fare.

A Natale siamo tutti più buoni.

Seee, come no, e gli asini volano (sì, quello di Santa Lucia per lo meno).

I regali di Natale sono una vera spina nel fianco, fastidio secondo forse solo alle riunioni familiari a cui non ci si può sottrarre, pena la scomunica o, peggio ancora, la perdita dell'eredità.

Fare i regali a Natale dovrebbe essere messo nella lista delle dodici fatiche, che così diventerebbero tredici, con buona pace dei superstiziosi.

I più previdenti cominciano a comperare pensierini e oggettame vario ancora un anno prima, approfittando dei saldi e delle varie occasioni, ché così la spesa non si accumula ed evitano lo stress.

Poi ci sono quelli che compilano liste infinite, da una parte i nomi e dall'altra il regalo e poi procedono spediti tra i negozi e le bancarelle, senza deviare di una virgola, penna in mano per mettere un segno di spunta quando l'acquisto viene fatto.

Una considerazione speciale va a chi fa lavoro di squadra: i tuoi parenti amore li fai tu, i miei io, gli amici in comune li dividiamo in ordine alfabetico e così ce la caviamo in mezza giornata.

Non si può non considerare i generosi, che comperano qualcosa per tutti, perfino per il cognato della portinaia, perché a Natale il regalo è d'obbligo.

Ecco, forse è proprio questa la cosa fastidiosa, la nota stonata, quella contro cui vengono lanciati gli anatemi del consumismo e del buonismo a tutti i costi.

Fare regali a Natale non dovrebbe essere un obbligo, ma un piacere.

Odio le persone che mi regalano la qualsiasi solo perché così fan tutti.

In un nanosecondo capace di ritrovarmi con imbarazzanti pigiami, improponibili borsette, bigiotteria scadente, fragranze ammorbanti o inutili pseudo-complementi d'arredo.

Astenersi, prego.

Peraltro mi infastidiscono anche coloro che sono per "l'utile a tutti i costi".

Che cosa ti serve? Ma cosa vuoi che mi serva? Magari la lavatrice nuova, ma dubito che tu possa stanziare un budget così alto solo per me.

In caso contrario, parliamone.

I regali di Natale sono dei doni.

Donare: Dare ad altri liberamente e senza compenso cosa gradita.

Focalizziamoci sull'aggettivo "gradito".

Presuppone che il donatore abbia con colui che riceve il dono un qualche tipo di rapporto di conoscenza.

Se il rapporto è superficiale, prego evitare il famigerato regalo.

Se il rapporto è invece più profondo, magari amichevole o sentimentale, allora si presuppone che chi dona dovrebbe sapere almeno a larghe spanne cosa gradisce l'altro.

Magari ti metto sulla buona strada se le opzioni sono più di una.

Impossibile non avere in mente un possibile regalo di Natale.

Dei due, l'una: o non si conosce davvero la persona o si preferisce ignorare per comodità quali sono i suoi interessi.

Se si sa che i desideri sono davvero al di fuori della nostra portata, onestamente, spieghiamolo quando presentiamo il nostro regalo alternativo.

Ma vi prego, non dite alla vostra fidanzata che sapevate benissimo che preferiva un bracciale di diamanti mentre scarta una sciarpa di lana sferruzzata dalla prozia Ada.

Fatevi guidare dal cuore e dall'istinto.

Tenete ben presente che quando regalate qualcosa state trasmettendo anche un pensiero, l'idea che voi stessi avete di chi vi sta di fronte.

Con questa massima ben impressa, orsù andate e scatenatevi che il famigerato 25 Dicembre si avvicina.

E tanto a Natale basta il pensiero. Oppure no?!

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In questo lunedì novembrino, reduce da un fine settimana particolare di cui vi parlerò in seguito, voglio cogliere l'occasione e condividere con voi alcuni momenti felici della scorsa settimana.
Scelgo di farlo in una giornata importante e significativa soprattutto per noi genitori: la giornata universale dei diritti dei bambini
Ogni mamma e ogni papà che si rispettino desiderano il meglio per i loro figli.
Spesso, però, ci si perde nella ricerca di beni e oggetti, dando per scontato che la felicità ha le sue basi in ricchezze che non sono certamente materiali.
Parlare dei diritti del fanciullo con i nostri bambini, specialmente se piccoli, può sembrare un'impresa difficile, ma non lo è affatto.
Ogni cosa che facciamo con loro durante la giornata, ogni attività che loro sono abituati a svolgere, ogni pretesto anche apparentemente banale può fornirci lo spunto per iniziare a spiegare i bambini i diritti dei bambini.
Non ci credete? Vi faccio un esempio. Ieri sera ho fatto un gioco con loro.
Sdraiata a letto per la seduta di coccole quotidiana, ho chiesto loro di dirmi tre momenti in cui sono stati felici.
Ed ecco qua le loro scintille di gioia:
  1.  Quando sabato scorso con la mamma siamo andati in biblioteca a scegliere i libri e la bibliotecaria ci ha fatto la tessera, una per uno: così possiamo tornare là e prendere tutti i libri che ci piacciono e guardarli con la mamma e il papà. (Quale miglior incipit per spiegare loro che nel mondo tanti bambini non sanno leggere, scrivere e non hanno nemmeno i libri?)
  2. Quando la nonna G. ci ha preparato il gelato al caffè per merenda ("Sapete che tanti bambini non hanno nulla da mangiare, nemmeno il pane? E che non hanno neanche una famiglia?)
  3. Quando abbiamo scritto la letterina a Santa Lucia che così ci porta i giochi e i dolci e possiamo giocare anche con la mamma e il papà (non serve che ve lo dica, vero? Non tutti i bambini sono così fortunati da poter giocare).

Ogni santo giorno ci sono milioni di momenti e milioni di modi per ricordarci quanto siamo fortunati e per cominciare a insegnarlo anche ai nostri figli.

Parlando con Ringhio e con la Ninfa mi sono resa conto di quanto questo sia possibile, prendendo spunto proprio dalla nostra vita quotidiana e da qui gesti a cui non diamo più il giusto peso: disegnare, lavarsi i denti, riposarsi...

Colgo quindi il suggerimento della bravissima e super positiva Silvia del blog "Scintille di gioia" e vi invito a indicarmi tre momenti felici della passata settimana.

Se poi siete interessati, potete anche:

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividere con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il blog "Scintille di gioia" e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviate a Silvia i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non se ne perda nemmeno uno!
Se siete curiose e volete sapere a chi ho chiesto di partecipare, date un'occhiata su FB!
Con questo vi lascio. Attendo i vostri preziosi momenti felici e vi auguro una buonissima settimana.

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Vorrei avere il lusso di aprire gli occhi baciata dai raggi del sole, non di rischiare il colpo apoplettico al suono della sveglia impostata sulla stessa ora cinque giorni la settimana.

Vorrei avere il tempo per preparare una colazione stile famiglia Mulino Bianco, con la tavola imbandita di ogni ben di Dio che tutte le volte ti chiedi in quanti sono in famiglia o se aspettano ospiti.

Vorrei poter indugiare a tavola, ascoltare le chiacchiere dei bimbi mentre io e CF ci scambiamo occhiate complici e innamorate.

Vorrei poter accompagnare la Ninfa all'asilo e anche andare a prenderla, che l'ultima volta che l'ho fatto nemmeno me lo ricordo e soprattutto non se ne ricordava la maestra che non mi ha riconosciuto.

Vorrei poter passare un'ora a coccolare Ringhio, che al di là del soprannome è un bambino dolcissimo, fargli le pernacchie sul pancino e i grattini sulla schiena prima di andare al lavoro.

Vorrei poter andare a lavorare col sorriso, senza rimanere imbottigliata nel  traffico, senza l'ansia di arrivare in ritardo.

Vorrei un lavoro stimolante, con colleghi simpatici e capi comprensivi, dove collaborazione e gentilezza siano all'ordine del giorno.

Vorrei avere tempo da dedicare a me stessa, per fare quello che mi va, fare una passeggiata canina con le amiche di sempre e, perché no, incontrare persone nuove, andare a visitare una mostra, fare shopping...

Vorrei avere l'opportunità di fare almeno un viaggio al mese sola con CF , perché viaggiare stimola la mente e non solo.

Vorrei perdermi a guardare la Ninfa e Ringhio giocare e scoppiare a ridere in modo irrefrenabile per qualcosa che solo loro due capiscono.

Vorrei poter preparare pranzi e cene luculliane, sperimentare nuove ricette e avere la soddisfazione di vedere tutta la famiglia mangiare fino all'ultimo boccone.

Vorrei poter parlare con CF di persona, senza usare il telefonino o scambiarci messaggi di servizio con whatsapp, come facevamo quando ci siamo conosciuti che passavamo ore e ore seduti in auto a chiacchierare di qualsiasi cosa.

Vorrei poter rimanere al caldo sotto il piumone nelle giornate di pioggia, a raccontare fiabe ai bimbi e poi alzarci e rincorrerci per la casa coi i nostri buffi calzettoni caldi.

Vorrei riuscire a non addormentarmi "come le galline", ad aspettare CF che torna dal lavoro alle 22,30 e magari guardare un film con lui mentre sorseggio una tisana bollente.

Vorrei addormentarmi, stanotte, con la certezza di poter realizzare, prima o poi, questi piccoli sogni.