12

Oggi è l'ultimo giorno di vacanza dei miei bambini, che sono stati con i nonni in montagna.

Domani sera la casa si riempirà di nuovo delle loro risa, dei loro litigi, delle loro chiacchiere.

Stare dieci giorni senza bambini non è stata una passeggiata dal punto di vista emotivo.

Come ho cercato di spiegare, in questi casi passo da uno stato di smodata ilarità ad uno stato di cupa malinconia.

Non so se avete presente il cartone animato "Rapunzel", la scena dove la protagonista è combattuta tra la gioia sfrenata della libertà e il senso di colpa per la preoccupazione che darà alla madre.

Ecco, una cosa così, insomma.

Siccome oramai so che questo stato di temporanea bipolarità è inevitabile e anche piuttosto comune, sono arrivata ad una sorta di accettazione consapevole.

Per questo, nella mia immensa bontà, voglio condividere con voi mamme 10 cose che si possono fare sfruttando l'assenza dei figli.

datemiunam-10-cose-da-fare-quando-i-figli-sono-in-vacanza

10 cose che le mamme fanno quando i bambini sono in vacanza

Questo che segue non è un elenco esaustivo, ma piuttosto una traccia che voglio condividere con quelle mamme che si trovano per la prima volta nella mia stessa situazione.

Tutto quel tempo da gestire, ore e ore che prima erano dedicate in qualche modo all'organizzazione dei figli, improvvisamente libero.

Questo può creare un momentaneo stato confusionale e, se siete ipocondriache, anche un lieve senso di ansia.

Ma non preoccupatevi, care mamme, tali stati sono, nella maggior parte dei casi, solo temporanei.

L'improvviso surplus di tempo (che purtroppo non si può stoccare per le emergenze, scade subito) può essere una vera e propria manna dal cielo.

Potete per esempio decidere di dedicare un paio di ore al restauro  alla cura  della vostra persona.

Basta con la passata di lametta tattica sulle gambe dal ginocchio in giù, ora possiamo fare le cose seriamente: un salto dall'estetista che, dopo avervi guardato schifata come se foste uno yeti, provvederà a rendervi lisce come delle saponette in ogni zona del corpo.

Quando uscirete, arrossate ma felici, avrete perso come minimo due chili, tra peli e sudori freddi.

Anche il viso vuole la sua parte per cui perché non utilizzare una sera della settimana per maschere e peeling? Nel frattempo possiamo anche applicare lo smalto sulle unghie, base-colore-top. Che figata, eh?

Un altro uso smodato di tempo è intrattenersi al telefono in lunghe quanto futili chiacchierate con persone che non si sentono dall'estate prima, quando i bambini erano giustappunto in ferie con i nonni.

Potete chiacchierare senza barricarvi in bagno e senza pericolo di interruzioni, finché il vostro operatore non chiuderà la telefonata per esaurimento di credito.

Sempre nell'ambito delle public-relations avrete finalmente l'inaspettata opportunità di uscire con quelle amiche single che non frequentate da tempo.

Voi vi divertirete da sballo, mentre a loro sembrerà di uscire con una ottuagenaria, specialmente quando pochi minuti dopo la mezzanotte collasserete sulle poltroncine del dehor di quel locale così trendy e loro saranno costrette a caricarvi a braccia sull'auto.

Vi ci vorranno un paio di giorni per riprendervi, ma ora di tempo ne avete in abbondanza.

Figurati, cara mamma-coi-bambini-in-vacanza, potrai dormire finanche otto ore di fila a notte, senza le inquietanti vocine che ti riportano alla realtà mentre aleggi in uno stato di dormiveglia e Morfeo ti sta tendendo la mano, per fare la pipì, bere un bicchiere d'acqua e raccontarti un fatto di importanza vitale proprio in quel fatidico momento.

Ma l'ebrezza più grande che le donne apprezzano solo quando diventano genitrici, secondo me, è la libertà di poter prendere impegni all'ultimo minuto, senza dover programmare tutto con settimane d'anticipo.

Decidere in cinque nanosecondi di fermarsi a prendere un aperitivo con le colleghe dell'ufficio e chiacchierare senza guardare l'orologio ogni tre minuti o fermarvi in un negozio solo perché avete visto un vestito che vi chiamava invitante dalla vetrina.

E quando avrete fatto il pieno di vita sociale, potrete concedervi sul serio una serata rilassante, in compagnia di quel bel libro che non siete riuscite a terminare dall'estate prima.

Magari deciderete anche di guardare la serie tv del momento sparandovi dodici puntate senza interruzione, finché avrete delle crisi d'identità e l'unica realtà sarà quella della fiction in cui vi siete forse  immedesimate  un po' troppo.

Ma non è finita qui: rispolverate le vostre doti artistiche e intellettuali e datevi senza ritegno a spettacoli teatrali, vernissage o visite ai musei.

Magari anche un salto al cinema, giusto solo per mangiare pop-corn e altre schifezze che normalmente, in presenza dei vostri figli, snobbate e vietate.

Ed infine, ma non in ordine di importanza, date nuovo lustro alla vostra vita di coppia: concedetevi una romantica cena in un posto dove normalmente non mettereste piede con prole al seguito, che sia un ristorante di lusso o un ritrovo di metallari.

Ritrovate la vostra sintonia, fate quelle attività che appassionano entrambi, siano scalate a pareti di roccia o pennichelle vicini vicini a bordo piscina.

Rafforzate il dialogo, ma tenete presente che quando non si hanno figli attorno anche i momenti di silenziohanno un certo non so ché.

Siate passionali a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza remore e senza pensieri: ricordatevi che, prima di essere madri, siete anche donne. E vostro marito è sempre un uomo (si capisce che va bene anche se siete dello stesso sesso, quel che conta è l'amore, vero?).

Qualunque cosa facciate, cercate di godervi ogni istante come fosse l'ultimo.

Una volta rientrati i vostri figli, tutto tornerà alla normalità.

E se è vero che la vita con i bambini è ricca e interessante, ricordatevi anche che "una volta all'anno è lecito impazzire".

Ci risentiamo la prossima estate 😉

Questa vignetta è stata creata da Stefania Gervasoni del blog "Il mondo di Hat" Anche lei prende parte all'iniziativa, quindi non perdetevela!

La vita di noi mamme è sempre molto indaffarata. Col tempo si impara a godere dei pochi attimi a disposizione per esempio quando si è in coda alle poste.

L'altro giorno avevo giusto quei dieci minuti liberi e ne ho approfittato per sguazzare in rete.

Internet è un luogo bellissimo e spesso ci si imbatte in post davvero interessanti, come quello di Mamamadeinitaly intitolato "Cosa aspettarsi dopo che sia aspetta" parte 1

Dopo averlo letto e sghignazzato, potevo non dire la mia?

Ecco quindi che raccolgo il testimone di Isabella e vi porto nel fantastico mondo della mamma di due, riagganciandomi anche ad un mio vecchio post.

Da uno a due: la vita dopo il secondo figlio

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la mia prima bimba, meglio nota come la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: il mio secondogenito, Ringhio, è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Come cambia la vita dopo il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora bene come non abbia fatto a perdere la ragione.

Non me ne vogliate, mono-mamme, ma sorrido sempre  sotto i baffi quando sento dire a voi, che avete un unico figlio, che  non avete mai tempo  e siete sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh, sia chiaro.

Tornando a noi, comunque, vi vedo già lì, col dito puntato, a bisbigliare: "Ma chi te lo ha fatto fare?"  o "Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!"

Sì, ragazze, l'ho proprio voluta 'sta bicicletta, l'ho desiderata con la stessa intensità con cui un bambino desidera i regali il giorno di Natale.

E, credetemi, quando la bicicletta è arrivata, dopo qualche giorno, mi son detta: "Ma che, posso mica restituirla e prendere, chessò, un peluscino carino carino? Ma non potevo almeno desiderare quella elettrica?"

Per cui, care mamme di uno, fate attenzione a cosa desiderate perché potrebbe avverarsi. E non dite poi che non vi avevo avvertito.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza (im)motivata che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, infatti, sai già benissimo cosa aspettarti dopo che si aspetta. O meglio, ti culli nell'illusione di saperlo.

Benedetta ignoranza!

Ma partiamo dal principio: la gravidanza.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, in confronto, sarà un paseggiata: curva glicemica, toxoplasmosi, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, questo in teoria, ché, come tutti sanno, la pratica è una cosa diversa.

Inutile dirlo, ma ogni gravidanza infatti è a sé.

La prima volta avete passato il primo trimestre a vomitare ad ogni minimo odore, il vostro stomaco si contorceva solo a sentire il nome dell'elegante Chanel n.5 o al solo vedere la pubblicità delle cialde del caffè?

Tranquille, questa volta sarà diverso. Le nausee, a cui siete preparate tanto da non uscire mai senza sacchettini e mentine in borsetta, non si faranno nemmeno vedere.

In cambio, sarete afflitte da una grave forma di narcolessia che vi coglierà ovunque, perfino intanto che siete in coda al supermercato.

Ma tranquille, poi passa, eh. A distrarvi e a tenervi sveglie ci penserà infatti lui, il primo figlio.

Il primo figlio, benchè piccino, grazie al suo sesto senso, sa già che  qualcosa bolle in pentola.

Mentre la vostra pancia comincia a crescere (vi ho già detto che con la seconda gravidanza la panza si vede prima, per cui già al terzo mese vi chiederanno quanti giorni mancano o se avete già passato la data prevista?), il vostro figlio primogenito continua nei suoi consueti comportamenti da bimbo piccolo.

E come tutti i bimbi piccoli, vuole, anzi, pretende, di essere preso in braccio.

Perché voi, care mamme, lo avete sempre fatto. Prima.

Quindi ora, con tutto l'amore, la pazienza e la comprensione di cui siete dotate, tentate di spiegare al vostro pupo che nella vostra pancia c'è un altro bimbo, il suo fratellino o la sua sorellina, e che quindi mammina non riesce a prenderlo in braccio.

Per quanto siate brave a comunicare, amiche mie, credetemi che far capire al vostro rampollo perché non riesci più a sollevarlo è un altro paio di maniche.

Senza contare che, scellerate, volete sul serio che vostro figlio cominci ad essere geloso e ad odiare il nuovo venuto ancor prima che esca dalla patata pancia?

Io ho risolto il problema mettendomi la pupa direttamente sulle spalle, cervicale assicurata ma rapporto tra fratelli salvato.

Nove mesi passano in fretta, ed infine arrivata l'ora di dare alla luce il vostro bimbo.

Avete passato gli ultimi sei mesi di gravidanza a preparare psicologicamente il "grande" al fatto che la mamma starà via qualche giorno e che tornerà con una bella sorpresa.

I vostri ripetuti discorsi non impediranno a vostro figlio di sentirsi abbandonato quando correrete all'ultimo minuto in ospedale.

E nemmeno vi preserveranno dal suo sguardo deluso quando tornerete a casa con il pupo nell'ovetto.

"Mamma, me stai a pijà p'er culo? Quando t'ho detto che volevo l'ovetto, intendevo quello di cioccolato con la sorpresa che si monta!"

Anche per il parto vale sempre la legge del contrappasso: se per partorire la prima volta avete sofferto le pene dell'inferno e vi siete fatte quasi tre giorni di travaglio, al secondo giro sarete graziate.

Tranquille, il secondo parto sarà veloce. Ma non indolore. Patirete sempre le pene dell'inferno. Sapevatelo.

Infine, quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Nei mesi precedenti, durante la fase comunemente nota come "caccia alla cicogna" avete sempre pensato che avere un secondo figlio fosse la soluzione perfetta per tutti.

In fondo, da brave genitrici, pensavate in buona fede che fosse la risposta se non a tutti a tanti dei vostri problemi.

Un secondo figlio sarebbe stato un compagno di gioco perfetto per il primogenito, voi avreste avuto una seconda chance per rimediare ad eventuali errori commessi col primo e l'intera famiglia sarebbe stata felice e contenta.

Già vi vedo, con gli occhi sbarluccicanti a forme di cuoricino, mentre immaginate i vostri bambini che giocano teneramente sul tappeto della loro cameretta.

Come se questo non bastasse, vi siete autoconvinte che accudire un neonato in concomitanza con un pupo di circa due anni fosse una passeggiata.

Posso farcela, vi siete dette, perché in fondo sto ancora prendendomi cura di un bimbo relativamente piccolo.

Ho già avuto a che fare con pappe e cacche, ho appena finito di spannolinare il primogenito, che ora gode di una certa autonomia.

Anche dal punto di vista del vile denaro che non fa la felicità, vi sentite tutelate: questa volta non dovrete fronteggiare grosse spese.

Lettino, passeggino, fasciatoio e tutto l'ambaradan  in linea di massima li avete già, al massimo vi farete regalare dai parenti quello che vi manca.

Nel caso fortunato in cui i rampolli siano dello stesso sesso, ancora meglio:  riciclo sarà la vostra parola d'ordine anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Quindi vi sentite in una botte di ferro: avete fatto tutto secondo la tabella di marcia più appropriata.

Il primo figlio andrà alla materna, ma prima passerete qualche mese assieme al neonato, tutti e tre (beh, quattro se contiamo anche il papà) così quando inizierà non si sentirà parcheggiato e non soffrirà di gelosia.

Amiche mamme di due, tutte assieme, in coro diciamo: "Ma povere illuse!"

Innanzitutto, i ritmi di un bambino di uno-due anni sono diversi da quelli di un neonato.

Il vostro bimbo grande mangia già come un adulto: colazione-pranzo-merenda-cena magari spuntino a metà mattina.

Un bimbo appena nato mangia in media...sempre, o ve lo siete dimenticate?

Vi troverete a preparare un pranzo equilibrato e sano per il vostro primogenito con un poppante attaccato al seno intento a tracannare latte materno svuotandovi di ogni energia, tentando di non infilarlo nel forno al posto dei bastoncini di pesce che, a causa del vostro stato fisico, propinerete al grande ché tanto per una volta non muore mica.

Oppure infilerete il biberon con il latte in polvere nella bocca del primogenito mentre metterete una baguette nelle fauci del secondo, favorendo in questo modo la fase di auto svezzamento del neonato alla sua ottava settimana di vita e dando il via alla fase di regressione del grande.

Infatti, quel delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito, dopo una serie praticamente infinita di esperimenti ed errori di varia portata, se ne va tranquillamente a quel paese in un soffio.

Siete state in grado di impostare una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siete riuscite a  rendere partecipe anche il vostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio.

Credetemi, mamme di uno, per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire un secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è affatto semplice.

Un neonato è come un enorme buco nero: assorbe tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi alzerete più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande", dedicandogli tutte le attenzioni che merita e forse anche qualcosa in più per lenire i vostri perenni sensi di colpa.

Cominciate a provarle tutte. La tattica migliore, stando agli esperti, è coinvolgere il figlio maggiore nell'accudimento del neonato.

Ecco, evitate però di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

Ci sono casi documentati di primogeniti affetti da forme di gelosia talmente forti che hanno tentato di affogare il piccolo nella vasca da bagno o di soffocarli con il borotalco.

Diffidate anche di quei primogeniti che sembrano amare i nuovi venuti della più alta forma di amore puro e sincero.

Questi, come dice il mio pediatra, sono i peggiori: infidi e letali come delle vipere. Della serie Caino scànsate!

Ma, c'è un ma, perché c'è sempre un ma.

Ricordatevi, care amiche, che la vita è un gioco.

Per la precisione, quella di una mamma bis può essere tranquillamente paragonata ad un videogioco: ad ogni livello  la mamma di due guadagna punti resistenza, punti conoscenza e punti forza.

Per esempio, avete mai notato che braccia muscolose ha una mamma di due? E mica si è fatta i muscoli in palestra -che ci sono mamme che trovano il tempo di andarci?-

No, la bismamma i muscoli se li è fatti trasportando in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, con  le borse della spesa appese ai mignoli e la confezione da sei bottiglie di acqua oligominerale ideale per l'alimentazione dei neonati in testa.

Vogliamo poi parlare delle doti organizzative di una mamma di due?

L'organizzazione di una bismamma è a livelli così alti da far impallidire quella della Casa Bianca.

Care mamme, se riuscite a superare indenni i primi mesi, le cose cominciano lentamente a migliorare.

Volete un esempio? Quando si devono gestire due bambini si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Allo stesso modo, notiamo che perfino il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvoltonel nostro menage anche nonni, zii, la cognata del cuggino di nostra suocera, l'uomo che consegna il pane, il postino...Insomma, tutti quelli che si trovano a passare accidentalmente nei pressi della vostra abitazione.

E così torniamo finalmente a respirare.

Ed è proprio ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Per mia figlia, per esempio, questa fase è coincisa con i primi passi del fratellino.

Il piccolo ora era in grado di muoversi e quindi di invadere i suoi spazi, toccare i suoi giocattoli, arrampicarsi sulle gambe della mamma...

Si aprano quindi le danze:  litigi, scazzottate, capricci saranno all'ordine del giorno.

Però non temete, care mamme, che c'è sempre il lato bello della cosa.

Ad un certo punto, infatti, entrambi i vostri bambini crescono e come per magia sono in grado di capire e fare dei ragionamenti. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto cio', siete ancora certe di voler passare da mamma di uno a mamma di due e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!

Mi raccomando, non perdetevi i post delle altre mamme ( e di un papà) su questo scottante argomento:

2

Ieri sera sono tornata a casa, dopo i soliti quaranta minuti di coda sotto un pesante nubifragio, di umore alquanto irritabile.

Non appena ho aperto la porta di servizio -entro sempre da questa, perché per me è più comoda- ho trovato la lavanderia piena di sabbiolina: si era rotto il sacco della lettiera dei gatti e quei demonietti pelosi si erano divertiti a sparpagliarla in giro per la stanza.

Pazienza, mi son detta, c'è di peggio. Ho preso la mia fedele scopa e ho ripulito il tutto.

Mi tolgo le scarpe ed entro in cucina. Giocattoli ovunque: lego, vestiti delle bambole, macchinine, dinosauri...

Con un'agilità non proprio felina riesco a non pestarne nemmeno uno e a raggiungere la sala, senza cadute pericolose o slogamenti di arti vari.

Lì mi vedo CF, con il suo tipico aplomb, intento a giocareserafico con il piccolo mentre la Ninfa se ne sta stesa sul divano, le gambe allungate sullo schienale e la testa penzoloni, i capelli che toccano il pavimento.

"Ciao, mamma. Bentornata!"  Sarà che sono in fase pre-ciclo, ma mi faccio intenerire dalle loro moine e dai loro abbracci.

Senza dire nulla, li lascio ai loro giochi e mi rintano in bagno.

L'ordine in casa con due bimbi è una battaglia persa in partenza, del resto potranno mettere a posto i loro giochi mentre prepariamo la cena.

Nella solitudine del bagno - oh gaudio, oh gioia!- penso che, in fondo in fondo, me la sono proprio voluta.

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: Ringhio è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Mamma bis: cosa cambia quando arriva il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora come non abbia fatto ad impazzire.

Mi viene sempre da ridere quando incontro le mamme con un solo figlio che si lamentano perché non hanno mai tempo  e sono sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, affronti la gravidanza con uno spirito diverso.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, quindi, non ci coglie impreparate: curva glicemica, toxo, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, in teoria. Perché c'è l'altro figlio, il primogenito, a riportarci coi piedi per terra.

Il primo figlio, ancora piccolino, capisce bene che c'è qualcosa che non va.

Che la pancia cresce lo vede pure un cieco ed è un dato di fatto che portare in braccio un bimbo quando si è all'ottavo mese è alquanto disagevole.

Ma è altrettanto ovvio che far capire al tuo rampollo perché non riesci più a farlo è un altro paio di maniche. Io ho optato mettendomi la pupa direttamente sulle spalle.

Quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Quando avete deciso di dare un compagno di giochi al vostro bambino o di fare un fratello perché non sarebbe rimasto solo -ma son motivazioni logiche queste? Un cane non andava meglio?- pensavate di aver ponderato bene la situazione.

Scommetto che questo più o meno è quello che vi siete dette.

Posso farcela, perché in fondo sto ancora accudendo un bimbo piccolo per cui sono ancora in ballo con cacche, pannolini e pappe.

In più non devo affrontare grosse spese: lettino, passeggino e quelle cose lì in linea di massima le ho già tutte, al massimo mi farò regalare dai parenti quello che mi manca.

Se viene dello stesso sesso del primo, ancora meglio: riciclo tutto ed il gioco è fatto!

Che ingenue, ragazze!

Se da una parte è così, dall'altra non lo è affatto.

I ritmi di un bambino di un anno sono diversi da quelli di un neonato. In più un bambino di dodici mesi e passa ha già una certa autonomia.

Vogliamo poi parlare del delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito?

Dopo esperimenti ed errori di varia portata avete creato una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siccome siamo donne e quindi abbiamo una marcia in più, siamo riusciti ad inserire perfettamente anche il nostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio. 

Per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire il secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è così semplice.

Un neonato è come un buco nero: cattura tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi ritrovate più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande".

Cercare di coinvolgerlo nell'accudimento del neonato è sempre la miglior strategia.

Ecco, evitate di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

La vita di una mamma bis è come quella dei personaggi di un videogioco: ad ogni livello acquisti punti resistenza e punti consapevolezza e, sì, anche punti forza sia fisica che interiore.

Una bismamma è in grado di trasportare in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, e pure la borsa della spesa.

L'organizzazione di una bismamma farebbe impallidire quella dei monasteri benedettini.

Passati più o meno indenni i primi mesi, si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata più sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvolto nel nostro menage anche nonni, cugini, zii e parenti tutti e siamo tornate a respirare.

Ed è ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Via allora alle gelosie, ai litigi, alle scazzottate, ai capricci...Non temete, c'è sempre il lato bello della cosa.

Entrambi i vostri figli, care bismamme, sono in grado di ragionare. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto questo, siete ancora certe di voler diventare una mamma bis e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!

9

Mamma che blog: cos'è e come partecipare

Sabato scorso ho avuto l'opportunità di partecipare al "Mamma che blog".

Il "Mamma che blog" è un evento creato da Fattore Mamma con il duplice scopo di offrire opportunità di formazione per le mamme blogger attraverso dei corsi gratuiti su varie tematiche e di avvicinare le aziende al mondo dei blog, offrendo l'occasione di conoscere eventuali sponsor.

In più permette alle partecipanti di incontrare altre mamme blogger nel mondo reale e, siccome da cosa nasce cosa, di instaurare e creare una rete di collaborazione.

Anche se lo conoscevo già, non ho mai avuto modo di parteciparvi.

Di solito il "Mamma che blog" si tiene due volte l'anno, una in primavera e l'altra in autunno al Palazzo delle Stelline in quel di Milano.

Da quest'anno invece resta solo l'appuntamento di maggio, ridotto da due giornate ad una sola.

Perdermelo anche questa volta, quindi,  sarebbe stato davvero un errore imperdonabile.

Così ho fatto carte false pur di andarci, che in altri termini significa ingaggiare i nonni per guardare gli irrequieti pargoli, visto che CF per la giornata di sabato era fuori uso e trovare un buco per svolgere le attività che di solito faccio il sabato.

Ma siccome sono una mamma che lavora e quindi l'organizzazione è il mio pane quotidiano, ce l'ho fatta anche stavolta ( un applauso, please!)

La mia prima volta al Mamma che blog

Per me è stata quindi la prima volta al "Mamma che blog" e dire che ero emozionatissima non rende bene l'idea.

La sera prima ho faticato a prendere sonno, pensando a chi avrei incontrato e a tutti quei corsi da seguire.

La mattina, come per tutte le donne, mi sono fatta prendere dal panico e dall'ansia da prestazione.

"Andrò bene vestita così? Non farò brutta figura? Trucco sì, trucco no? Oddio, saranno tutte tiratissime e farò la figura della montanara"

E poi: "Ho preso tutto: biglietto, blocco, penna..."

Insomma, ero davvero in preda ad una giostra emozionale pari a quella pre-esame, tanto che mi sono lasciata convincere da CF a cambiare le scarpe e a indossarne un paio un tantino più carino ma decisamente scomodo (ma questa è un'altra storia, non divaghiamo!).

Sfidando la mia proverbiale diffidenza  immotivata verso Milano, ho preso il "Freccia rossa" e ho iniziato la mia avventura.

Raggiungere il Palazzo delle Stelline non è stato per niente difficile e in più appena scesa dalla metropolitana ho incontrato altre due ragazze che si stavano dirigendo al "Mamma che blog" con cui ho fatto la strada.

Arrivate a destinazione, ci siamo dirette al banco dell'accoglienza dove ci hanno dato il badge e una sacca con il logo del "Mamma che blog" piena di prodotti della Valfrutta, uno degli sponsor dell'evento.

Gli organizzatori hanno allestito un buffet per la colazione.

Tra un caffè e una brioche sono iniziati i primi incontri con le altre mamme blogger: ognuna delle partecipanti buttava l'occhio sul badge delle sue vicine per vedere il nome del blog.

E' stata un'emozione unica abbracciare dal vivo Paola di Homemademamma, soprattutto perché non avevamo programmato di vederci lì.

mammacheblog-2018qui con Paola
mammacheblog-2018-qui con Paola

Allo stesso modo è stato fantastico conoscere Chiara (Piano terra, lato parco) Eleonora (Letto a quattro piazze), Maddalena (Pensieri Rotondi), Silvia (Scintille di gioia), Diana (Piccole mamme crescono) e Angela (Supermamma) solo per citare quelle a cui mi sento "mediaticamente" più legata.

mammacheblog-2018-Foto di gruppo (Maddalena, Diana, Eleonora, Angela ed io)
mammacheblog-2018-Foto di gruppo (Maddalena, Diana, Eleonora, Angela ed io)
mammacheblog-2018-eccomi con Chiara ed Eleonora
mammacheblog-2018-eccomi con Chiara ed Eleonora

Accanto a noi povere e comuni blogger normali c'erano le mamme blogger dei grandi numeri, quelle che scatenano sempre (immagino) un gran numero di chiacchiere sul loro più o meno meritato trovarsi in cima alla vetta.

Vetta sulla quale, peraltro, non stanno arroccate come le dee dell'Olimpo: sono mamme disponibili a fare due chiacchiere con chiunque le approcci.

Dopo la colazione, la simpatica Jolanda (uno dei miei idoli indiscussi, la fondatrice di Filastrocche.it e se siete mamme basta questo a farvi capire chi è) ha introdotto la presentazione del libro "Come se tu non fossi femmina" di Annalisa Monfreda, direttrice di "Donna Moderna" e "Starbene" di cui parlerò prossimamente.

mammacheblog-datemiunam-2018-Jolanda e Annalisa Monfreda
mammacheblog-2018-Jolanda e Annalisa Monfreda

E' stata una presentazione illuminante, in cui sono emerse tematiche quali la felicità dei genitori, l'indipendenza e l'inclinazione dei figli, la parità di genere e tanto altro.

A questo punto, devo dire che la cosa che mi ha colpito di più è stata questa: le discussioni e gli scambi di opinione che ne sono seguiti tra i vari gruppi di mamme che, in modo del tutto spontaneo, si sono ritrovate a discutere dell'argomento.

Mi ha stupito in positivo che le donne presenti si siano subito lanciate in conversazioni di un certo peso, tralasciando le banalità che magari avrei sentito se la presentazione fosse stata fatta con un altro tipo di pubblico.

La presentazione del libro è stata solo l'incipit ai corsi più seri.

Visto che sono una novellina della blog sfera, com'era prevedibile, ho seguito il corso tenuto da Barbara Damiano e dal suo simpaticissimo marito.

Per chi non sapesse  di chi sto parlando, sappiate che si tratta dei fondatori del portale "Mammafelice", dove è possibile trovare un sacco di informazioni anche pratiche sul mondo dei bambini.

Seguo Barbara da prima di diventare mamma, perché trovo che sia una persona positiva e piena di voglia di vivere e inoltre abbiamo idee molto simili su come approcciare la vita e il mondo che ci circonda.

Nelle vesti di relatori sia Barbara che Nestore sono stati bravissimi, tanto che ho imparato di più da un loro singolo corso che dai manuali letti finora

mammacheblog-2018-Barbara ed io
mammacheblog-2018-Barbara ed io

Non mi è andata altrettanto bene il pomeriggio, perché ho trovato la lezione molto disordinata da seguire e un tantino noiosa, ma forse ero in preda alla stanchezza postprandiale dovuta al buonissimo pranzo offerto dagli organizzatori del "Mamma che blog".

Tra un corso e l'altro le chiacchiere tra mamme blogger hanno preso il sopravvento.

Conoscersi fuori dalla rete è strano: quando leggiamo i vari blog ci immaginiamo le autrici esattamente allo stesso modo con cui ci creiamo i personaggi di un racconto.

Incontrarli quindi nel mondo reale mi ha fatto lo stesso effetto che  vedere la trasposizione cinematografica dei miei personaggi preferiti.

Quando uno si trova di fronte all'attore che impersona, che ne so, Harry Potter, c'è sempre quell'attimo di perplessità che ci fa pensare "Ma dai, me l'immaginavo diverso".

Non bastano le immagini di Facebook o di Instagram per prepararti all'incontro con la persona reale.

Le amiche virtuali che sono diventate reali mi sono piaciute molto di più in questa dimensione che nell'altra.

Parlando di persona si ha modo di vedere le espressioni, la mimica, le intonazioni della voce e tutto il resto e si ha quindi una prospettiva più vera del nostro interlocutore e già solo per questo vale la pena di andare al "Mamma che blog".

Mamma che blog: formazione, socializzazione e tanto altro

"Mamma che blog" è organizzato talmente bene da offrire modo alle partecipanti di potersi portare appresso l'intera famiglia.

Ci sono educatori ed animatori per i bambini dai tre anni in su che li intrattengono con giochi e altre attività.

Quest'anno per esempio hanno dato ai bambini la possibilità di provare gli strumenti musicali della Yamaha e di giocare con il nuovo Nintendo Labo.

Inoltre, per chi viene da lontano, ci sono anche convenzioni per quanto riguarda le sistemazioni in hotel o il parcheggio.

Per cui non c'è nessuna scusa per non partecipare al "Mamma che blog": formazione, socializzazione e divertimento a misura di mamma e di bambino.

E i papà? Scommetto che quelli che c'erano hanno trovato modo di divertirsi e di trascorrere una piacevole giornata in compagnia.

4

Ho approfittato del bel sole primaverile del lunedì dell'Angelo per regalarmi due ore di sana lettura, solo per me.

Mentre i bambini scorrazzavano sui prati fioriti come due selvaggi, mi sono seduta comodamente ai piedi di un olivo e ho iniziato a leggere "Viola e verde".

"Viola e verde" di Pamela della Mina è il primo (e mi auguro non ultimo) romanzo letto grazie al book-crossing ideato dalla creatrice del blog Fiore di Collina.

Pamela della Mina in sole 160 pagine ci presenta una serie di variopinti personaggi.

Dalle tinte più brillanti alle tonalità più opache e torbide, attraverso i colori l'autrice ci guida fin nei recessi più reconditi e segreti dell'animo umano.

La storia narrata in "Viola e verde" è un racconto che parla di amicizia, di amore, di relazioni umane e di personalità border-line con un finale a sorpresa.

E' un romanzo forte, che ti colpisce nel profondo, dove a farla da padrone sono le emozioni e i sentimenti, quelli che la giovane Futura tiene schedati e imprigionati in un armadio viola.

Viola e verde sono colori estremi proprio come i protagonisti del romanzo stesso.

Allo stesso modo rappresentano però due facce della stessa medaglia: un paio di lenti bicromatiche con cui osservare una Milano opaca e tediosa, in una perfetta bicromia sinfonica.

Attraverso un surreale caleidoscopio, veniamo scaraventati in un mondo in cui "le cose vanno come devono andare", dove il libero arbitrio serve "per scegliere il percorso, ma non la destinazione".

Mi chiamo Melarancia Ripamonti de-Lie [...] Proteggo ragazze fiere, confuse, depresse, euforiche, fragili, violente, ingenue, sfiduciate, arrabbiate; sommate e sottratte insieme"

"Lei era Futura, ma era anche Giada, era Sara, era Diana. E ora che le loro scatole erano aperte, le ragazze le volteggiavano intorno."

In conclusione, "Viola e verde" è un libro da leggere tutto d'un fiato da cui è impossibile staccarsi e al termine del quale è impensabile essere come prima.

Credo che dovrebbe essere consigliato come proposta di lettura anche nelle scuole, magari in terza media o prima superiore.

Oltre a Fiore, come sempre, ringrazio Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro

2

Domani sarà il primo giorno di primavera.

Secondo il calendario, almeno.

Perché basta guardare fuori dalla finestra per accorgersi del contrario: attualmente qui da me scende pioggia alternata a qualche fiocco di neve.

Insomma, sembra che quest'anno l'inverno non  voglia proprio mollare e cedere il passo alla bella stagione.

Io però, in barba alle avverse condizioni meteo, mi sto già preparando all'arrivo della primavera.

Come?

Non pensandoci affatto.

Perché la primavera per una mamma significa soprattutto una sola cosa: il cambio degli armadi dei propri figli.

Non c'è niente di così odioso, faticoso, aberrante e alienante del cambio di stagione degli armadi dei pargoli, nemmeno il nostro.

Questo perché normalmente noi non incorriamo in importanti modifiche fisico-strutturali di stagione in stagione.

Il che significa che quel che ci andava bene la primavera scorsa novantanove su cento ci andrà bene anche questa primavera, salvo non siate state così brave e fortunate da essere finalmente riuscite a perdere peso.

Inutile sottolineare come io non rientri in questa cerchia privilegiata, vero?

Certo, c'è la questione dei trendy di stagione e dei nuovi must, ma tutto sommato sono cose che possiamo tranquillamente riuscire a gestire archiviando i capi che sono definitivamente fuori moda e sostituendoli con qualche oufit più attuale.

Ma il cambio armadio dei bambini è un altro paio di maniche.

Prendiamo per esempio il caso di mia figlia.

La Ninfa è cresciuta di quasi dieci centimetri rispetto allo scorso anno, anche se a livello di peso è rimasta praticamente invariata (l'ho già detto, vero, che non somiglia a me?).

Il che significa che è praticamente impossibile che a primavera potrà indossare qualche capo della scorsa stagione.

Ma ci sono tutti quei vestiti regalati o accantonati gli anni precedenti che sono da rivalutare.

Non fatevi trarre in inganno dal verbo "rivalutare", perché sembra quasi innocuo ma non lo è affatto.

"Rivalutare" significa che la povera madre,  flippata per aver passato dieci ore fuori casa per lavoro, dopo aver imbastito alla bell'è meglio una cena commestibile , dopo aver fatto il minimo sindacabile per rendere la casa agibile, deve trascinare giù dal solaio scatole di abiti e convincere la figlioletta, con lusinghe alternate a minacce,  a provarsi i vari capi per vedere se le vanno bene oppure no.

Putacaso che la bimba adori sì provarsi i vestiti, ma che abbia anche una particolare propensione a non volersi levare il vestitino vichy nuovo nuovissimo perché le sta tanto bene e che voi perdiate un'altra ora del vostro già scarso tempo per convincerla?

Moltiplicate questo intero processo per il numero di abiti che dovete rivalutare, sommatelo alla stanchezza della madre, sottraete le ore di tempo perse, dividete infine per la pazienza che non è un numero infinito anche se tendente ad esso e avrete ottenuto il risultato di quanto la primavera possa essere una vera rottura di palle per una mamma.

Prepararsi all'arrivo della primavera è una faccenda seria e bisogna giocare d'anticipo.

Ecco perché, dall'alto della mia esperienza, mi sento abbastanza accreditata per darvi questi preziosi suggerimenti:

  1. procuratevi dei buoni integratori per aiutarvi contro la stanchezza fisica e psicologica, come per esempio del magnesio;
  2. cercate di fare una leggera attività sportiva, qualche flessione o qualche squat che vi aiuteranno nel sollevamento degli scatoloni;
  3. non sottovalutate l'importanza dello streching: non vorrete mica ritrovarvi con il colpo della strega o lo stiramento dei muscoli delle gambe dopo aver rincorso quel velocista di vostro figlio che non ne vuole affatto sapere di provare i vestiti?
  4. meditate di comperare qualche nuovo oggetto per la casa, come per esempio un nuovo vaso Lalique per sostituire quello che si è inavvertitamente frantumato quando il vostro invasato figlio treenne ha lanciato la scarpa da ginnastica che stavate tentando di infilargli al piede;
  5. cercate di rilassarvi, ascoltate musiche zen, utilizzate gocce di olio essenziale alla lavanda e curate l'alimentazione: no ai fritti e ai cibi troppo elaborati sì a frutta e verdura di stagione: provate a riacchiappare il figlio di turno dopo aver mangiato la polenta con lo spezzatino o la parmigiana di melanzane!

Quando avrete fatto il cambio degli armadi dei vostri bambini, passate subito al vostro: sono abbastanza sicura che la vecchia gonna che l'anno scorso non vi entrava più ora, come per magia, vi calzerà a pennello.

Con questi cinque semplici consigli, care mamme, vedrete che arriverete alla primavera  fresche, riposate e in forma smagliante.

E se vi fa piacere, potete indicarmi voi quali sono le vostre strategie per prepararvi all'arrivo della belle stagione.

Ne farò davvero tesoro, credetemi.