Io e CF adoriamo partecipare ai pic-nic.

Ci piace molto la sensazione di libertà, il clima informale e goliardico che si crea quando si mangia all'aperto con altre persone.

L'ideale è quando riusciamo a trovare un'area attrezzata che abbia anche il barbecue.

Il problema, almeno nella nostra zona, è che i BBQ sono sempre sotto numerati, del tipo che se va bene ce n'è uno per quattro tavoli, il che significa uno da dividere con altri tre gruppi di persone affamate e scatenate.

Allora, quando si decide di fare una grigliata all'aperto qualcuno si deve immolare, alzarsi presto e correre ad occupare il barbecue.

Un paio di anni fa, sull'onda dell'entusiasmo, CF ha deciso di comperare un barbecue da tenere in giardino per organizzare delle favolose grigliate senza doversi spostare.

E' uno di quegli strumenti ingombranti, massicci che certo non si può portare in giro, completo di coperchio.

Potenzialmente ci si può cuocere perfino la pizza, pensate un po'.

Comunque CF ha deciso di imparare l'arte del BBQ, ché saper usare bene tale strumento non significa schiaffare su una bisteccazza e aspettare che cuocia lentamente.

Cucinare con il barbecue è un'arte davvero. E qui entro in gioco io, anzi, entra in gioco lei, Eleonora.

Ma andiamo con ordine. Mi sono imbattuta nel blog di Eleonora Magon, "Letto a quattro piazze", davvero per caso.

Questa donna mi ha colpito sotto molti aspetti e, credetemi, non basterebbe un'intera serie di post per descriverla.

Tra le varie cose che fa, l'autrice di "Letto a quattro piazze" si diletta pure con il barbecue.

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All'inizio CF era diffidente, ché nell'immaginario comune il BBQ è una cosa da uomo.

Beh, si è rassicurato quando gli ho gentilmente spiegato che Eleonora è un Giudice Certificato Internazionale di BBQ!

Abbiamo provato molte sue ricette che hanno riscosso un grande successo.

E da quel momento Eleonora per noi è semplicemente "la regina del BBQ".

Ho avuto poi la fortuna di incontrarla di persona in occasione del Mammacheblog 2018, da cosa nasce cosa ed è quindi con grande gioia che oggi condivido con voi una delle sue ricette più buone: le polpette al barbecue.

Ecco il post che Eleonora ha scritto apposta per l'occasione:

Polpette al barbeque

Estate per me fa rima con grigliate.

E’ il momento ideale per trascorrere le domeniche fuori in giardino con gli amici e preparare carne e verdure al BBQ.

Sono una grande appassionata e sfrenata mangiatrice di carne cucinata al BBQ.

Priscilla, l’amica che mi ha chiesto di consigliarle una ricetta per la famosa grigliata di ferragosto, mi ha da sempre ( con mio immenso piacere) chiamata “la regina del BBQ”.

Ad essere sincera sono più brava ad assaggiare che a cucinare la carne alla griglia, non per niente sono diventata Giudice Certificato Internazionale di BBQ.

Ma non perdiamo tempo in chiacchiere, ti spiego come fare delle facilissime polpette al barbecue.

Ovviamente devi essere dotato di un BBQ americano, per capirci di quelli con il coperchio.

Polpette al barbeque: ingrdienti per 15 polpette

  • 650 Gr di macinato di manzo, (perfetto quello per hamburger). La carne deve avere circa il 15% - 20% di grasso, per risultare morbida e saporita, con la carne magra rischi di ottenere delle pietre, gustose ma un po’ dure.
  • Pangrattato qb
  • 2 uova grandi
  • Aglio finemente tritato
  • 8 fette sottili di bacon
  • Rub (un misto spezie secche)
  • Salsa barbecue qb

PREPARAZIONE RUB

Mischiare tutti gli ingredienti successivamente elencati in una ciotola rendendo omogeneo il composto. Conservarlo fino all’utilizzo in un contenitore ermetico.

Di  RUB ce ne sono una varietà infinita, per questa ricetta utilizzeremo quello classico che spesso viene utilizzato sulle costine. L’unica attenzione è quella di rispettare le proporzioni degli ingredienti.

  • 3 cucchiai di sale
  • 2 cucchiaini di paprika
  • 1 cucchiaino di pepe
  • 1 cucchiaino di aglio in polvere
  • 60gr di zucchero di canna grezzo.

Polpette al barbeque: procedimento

In una ciotola mischia la tritata, il pangrattato, le uova e l’aglio con le mani.

Quando avrai amalgamato il tutto bene, prepara le 15 polpette (circa 3 cm) poi avvolgi intorno ad ogni polpetta mezza fetta di bacon fermandola con uno stuzzicadenti.

Poi ricopri le polpette con il rub già pronto.

Non ti resta che accendere il BBQ, posizionare le polpette sulla griglia ben oliata e chiudere il coperchio.

Lasciale in cottura per circa 20 minuti e quando saranno ben rosolate spennella sopra ad ogni polpetta la salsa barbecue.

Richiudi il coperchio per altri 5 minuti.

Ecco, le tue polpette sono pronte, dopo averle fatte riposare per 5 minuti le puoi servire lasciando i tuoi ospiti a bocca aperta.

Buona grigliata a tutti!

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Foto presa dal sito https://www.seriouseats.com/

Ecco, allora cosa ne pensate? Scommetto che anche voi  non sapevate che il bbq si può utilizzare anche per le polpette!

E non è tutto lì. Per saperne di più date un'occhiata al blog di Eleonora e poi fatemi sapere qual è la vostra ricetta preferita.

 

Doveva arrivare fine giugno per riuscire ad organizzare una merenda per bambini a casa nostra.

La Ninfa è oramai da mesi che mi tartassa con questa richiesta, poverina.

Tutte le sue amiche della scuola materna si incontrano periodicamente a casa dell'una o a casa dell'altra per fare merenda.

La mia pupa a volte viene invitata ma devo sempre chiedere alla nonna se per cortesia riesce a portarla.

Anche se la nonna lo fa, so bene che per lei è più un obbligo che un piacere e quindi la maggior parte delle volte ringrazio dell'invito ma rifiuto educatamente.

La Ninfa oramai ha cinque anni ed è in quell'età in cui comincia a fare paragoni con le sue amiche.

Perché le mamme degli altri bambini vanno a prenderli alla materna  e tu non vieni mai a prendermi?

Perché io sono al lavoro a quell'ora.

Perché le mamme delle altre le accompagnano alle feste di compleanno e tu non mi accompagni mai?

Perché sono al lavoro, ma se le fanno il sabato o la domenica ti accompagno volentieri

Perché le mamme delle mie amiche organizzano la merenda e tu no?

Perché io lavoro e non sono a casa.

Non trovo affatto giusto che i miei figli non riescano ad avere un minimo di vita sociale o a fare altro perché io lavoro.

Ma allo stesso tempo non è corretto che i nonni si sobbarchino sempre gli impegni dei nipotini.

Come sempre, il giusto sta nel mezzo.

Ho già detto che  a volte sia la Ninfa che Ringhio vengono gentilmente accompagnati a merende e feste di compleanno.

Secondo me è giusto anche ricambiare, quindi stavolta ho chiesto senza mezzi termini ai nonni di turno di organizzare una merenda a casa nostra.

Anzi, per meglio dire, di supervisionare la merenda, perché ad organizzare ci ho pensato io.

Per organizzare una merenda coi bambini, per prima cosa decidete dove volete farla.

Noi abbiamo optato per casa nostra, quindi all'interno.

In base allo spazio che avete a disposizione, procedete con gli inviti.

Ecco, non prendete esempio da me: avevo chiesto alla Ninfa i nomi di due sue amiche, che poi sono diventate quattro  e per par condicio abbiamo invitato anche un paio di amichetti di Ringhio.

Totale: oltre ai miei due oggi in casa ci saranno sette esserini agitati e strillanti tra i tre e i sei anni.

Quando l'ho detto a mio papà, a momenti chiama subito l'agenzia viaggi e si fa anticipare il volo per Gran Canaria!

I miei pupi sono al settimo cielo, chiaro, neanche stessimo organizzando il party di compleanno.

Ho avvisato le mamme che noi abbiamo i gatti in casa giusto per essere sicura che nessuno abbia delle allergie. Vorrei evitare di ritrovare bambini rantolanti e ansimanti sul tappeto del soggiorno per via del pelo del gatto.

Allo stesso tempo ho anche chiesto se qualcuno aveva qualche intolleranza o allergia alimentare, giusto per stare tranquilla.

Visto che tutto sembrava essere a posto, ho stabilito cosa preparare.

La merenda dovrebbe apportare circa il 10% delle calorietotali della giornata, il che vuol dire che dovrebbe spezzare la fame tra il pranzo e la cena.

Ma se invito dei bambini per la merenda, devo comunque preparare qualcosa di goloso e allettante.

Ingrediente escluso a priori: il cioccolato. Goloso sì, ma nelle mani di un bambino si trasforma in un'arma micidiale.

Ho visto bimbi con un biscotto di cioccolato in mano fare cose che voi umani...

Mi sono orientata verso una più sicura crostata di marmellata a cui ho deciso di abbinare dei semplici biscotti di pasta frolla al limone spolverizzati di zucchero a velo.

Per il salato, su richiesta dei miei figli, ci saranno le classiche pizzette e le girelle salate.

Infine, una bella macedonia con fragole e banane.

Da bere succhi di frutta a volontà e acqua naturale.

Preparerò una tavola semplice, con bicchieri e piatti di plastica colorata e tanti tovaglioli (che con i bambini non bastano mai).

Ed infine, non si può lasciare una decina di bambini senza qualche regola: la merenda si fa esclusivamente in soggiorno, non si mangia e beve nelle altre stanze della casa.

La camera di mamma e papà è off-limits: gli unici che ci possono stare sono i gatti, che si rifugeranno sotto il letto.

Si può giocare a qualsiasi cosa ma poi si deve riordinare. Va bene truccarsi e travestirsi, giocare con i giochi in scatola, disegnare ma eviterei le tempere.

Si può uscire in cortile a giocare a palla e a fare le bolle, ma non si deve andare dove c'è il cane, che non apprezza per niente la compagnia dei bambini.

Tutto qui. A me sembra abbastanza, ma essendo una principiante ditemi voi se ho tralasciato qualcosa.

Se devo essere sincera un filino d'ansia ce l'ho: troverò ancora la casa?

Ma soprattutto, in che condizioni saranno i nonni?

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Susine o prugne, così si chiamano da noi, quei frutti bianchi o viola che finalmente appaiono sui banchi dei fruttivendoli.

In realtà dire susina o prugna non è la stessa cosa, perché il termine susina si utilizza per il frutto fresco mentre prugna si utilizza per il frutto secco.

Da noi però dire "prugna secca" non ha sempre un significato botanico o culinario, ma, ecco, ha una diversa attinenza non molto gentile e piuttosto volgare.

Tutto questo parlare di susine e affini solo per arrivare a dire che ieri sera ho ricevuto in dono un sacchetto di susine raccolte dall'albero della mia vicina di casa.

Erano quasi un chilo, tonde e dalla buccia scintillante, profumate e dolcissime.

Siccome sono per noi le prime susine dell'anno, non avevo voglia di utilizzarle per una marmellata, volevo rendere loro omaggio con qualcosa di più.

Ho pensato subito ad una torta una preparazione estiva e stagionale, che racchiudesse il sapore dolce e intenso dell'estate.

Ho scartabellato tra le mie ricette e ho deciso di usare la classica ricetta della crostata di pesche sostituendo a questi frutti le mie susine.

La crostata morbida di susine è una torta estiva, facile e golosa.

Siccome lavoro, ho diviso la preparazione in due parti: la mattina ho preparato la pasta frolla e la sera ho cucinato la crostata.

Ammetto che io e la Ninfa, in fase di preparazione, qualche susina l'abbiamo mangiata.

Non abbiamo proprio saputo resistere al richiamo della loro dolcezza!

Che poi, quando la frutta è buona, succede come con le ciliegie: una tira l'altra.

Crostata morbida di susine: ingredienti e procedimento

Per preparare la crostata di susine innanzi tutto dovete decidere se comperare la pasta frolla già pronta oppure se farla voi.

Adesso vi confesso una cosa: ho dei gravi problemi con la pasta frolla, nel senso che non ho ancora trovato una ricetta che mi soddisfi pienamente.

Per cui ogni volta cambio, sperando di azzeccare quella più adatta ai miei gusti e alla preparazione che devo fare.

Per questa crostata di susine volevo una pasta frolla che fosse diversa, più morbida e avvolgente.

Ho deciso allora di utilizzare la ricetta della pasta frolla  morbida che mi ha passato la mamma di una mia amica e che è sempre una garanzia.

Potete anche decidere di comperare un panetto di pasta frolla già pronto, in questo caso però la crostata non risulterà così morbida, ma sarà comunque buona.

Se avete optato per la pasta frolla morbida fatta in casa, leggete qui altrimenti saltate pure questa parte (tipo nei game-book).

Ingredienti per la pasta frolla

Questa ricetta, quindi, prevede che la pasta frolla sia morbida ma allo stesso tempo abbastanza resistente da sopportare il peso degli ingredienti scelti per la farcitura, sia questa fatta di  marmellata, crema, frutta o altro.

Le dosi indicate vanno bene per una teglia di 24 o 26 cm di diametro.

Queste sono le dosi che ho utilizzato per realizzare la mia pasta frolla morbida:

  • 320 grammi di farina 0
  • 160 grammi di burro a temperatura ambiente
  • 100 grammi di zucchero
  • 2 tuorli d'uovo + 1 uovo intero
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • scorza grattugiata di un arancio
  • un pizzico di sale

Procedimento per la pasta frolla

Setacciate la farina e il lievito e tenetele da parte.

Prendete una boule capiente e dai bordi alti e mettete il burro a temperatura ambiente, lo zucchero, il sale e la buccia dell'arancia.

Servendovi dello sbattitore elettrico, lavorate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto bello cremoso.

A questo punto aggiungete uno alla volta i due tuorli e l'uovo intero.

Ricordatevi di aspettare che l'uovo sia stato completamente amalgamato prima di aggiungere l'altro.

Infine aggiungete la farina.

L'impasto finale si presenta morbido rispetto a quello della frolla tradizionale.

Formate una palla, copritela con la pellicola e fatela riposare in frigorifero, nel piano più freddo, per almeno tre ore.

Passato questo tempo, potete procedere e preparare la vostra crostata morbida di susine.

Ingredienti per la crostata morbida di susine

Ora che avete pronto il vostro panetto di pasta frolla, fatto da voi o comperato, potete procedere e preparare la crostata morbida di susine.

Ecco cosa vi serve:

  • 350 grammi di susine
  • 80 grammi di zucchero
  • 60 grammi di farina
  • 150 grammi di mandorle pelate
  • 2 uova
  • 50 grammi di burro
  • due cucchiai di miele
  • una foglia di basilico
  • 20 ml di sambuca

Ok, adesso possiamo cominciare!

Crostata morbida di susine: procedimento

Per preparare la crostata morbida di susine preriscaldate il forno a 180° in modalità statica.

Togliete la pasta frolla dal frigorifero e lasciatela a temperatura ambiente per circa cinque minuti.

Nel frattempo, imburrate e infarinate uno stampo per crostate.

Ora tocca alla pasta frolla: spargete un cucchiaio di farina su un piano da lavoro preferibilmente non di legno,  per non scaldare la frolla eccessivamente, e stendete l'impasto con l'aiuto di un mattarello.

Tenete in considerazione che l'impasto lieviterà un po' durante la cottura, per cui stendetelo non più alto di 4 mm.

Mettetelo nella tortiera, bucherellatelo con i rebbi di una forchetta, copritelo con un foglio di carta forno e cospargete la superficie con legumi secchi o con gli appositi pesetti.

Infornatelo per un quarto d'ora.

Intanto che il guscio della crostata cuoce, preparate il ripieno.

Lavate le susine, togliete il nocciolo e tagliatele a spicchi.

Pesate le mandorle e tenetene da parte trenta grammi per decorare.

Con un robot da cucina sminuzzate le mandorle restanti con un cucchiaio di zucchero che assorbirà l'olio dei frutti.

Trasferite il composto in una terrina.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e setacciate la farina.

Quando il burro sarà tiepido, aggiungetelo al composto di mandorle e zucchero.

Con l'aiuto di una frusta a mano o di una forchetta amalgamate anche le uova, il miele e la sambuca.

Unite anche lo zucchero rimasto e continuate a mescolare.

Lavorate l'impasto senza montarlo poi, una volta raggiunta una consistenza cremosa, aggiungete la foglia di basilico sminuzzata a mano e la farina.

Proseguite ancora un attimo fino a che otterrete una consistenza simile a quella di una pomata.

A questo punto sarà ora di togliere la pasta frolla dal forno.

Levate i legumi secchi e il foglio di carta forno, versate nel guscio di frolla l'impasto, disponetevi sopra le fettine di susine e il resto delle mandorle.

Rimettete la crostata in forno, nel piano più basso e proseguite la cottura per altri venti minuti a 150° gradi.

Fate attenzione a non far colorire troppo la superficie della crostata.

Se vi accorgete che questo sta capitando, allora coprite la crostata con un foglio di carta stagnola.

Trascorsi i venti minuti, sfornate la vostra torta e lasciatela raffreddare.

Avrete una bellissima crostata morbida di susine, da gusto intenso e profumato, così buona da leccarsi i baffi!

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Ecco qua, non è perfetta perché la frolla è un tantino scura ma per fortuna non bruciata.
La foto non è il massimo, l'ho scattata di sera ma i bimbi volevano assaggiare la crostata e la mattina dopo sarebbe stato troppo tardi.

8

Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

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datemiunam-rimedi-naturali-contro-formicheIl calendario non è il solo strumento che ci fa capire quando arriva la bella stagione.

A casa mia sappiamo che sta ufficialmente cominciando il caldo quando avvistiamo le formiche.

Le formiche hanno sempre fatto parte della nostra esistenza da conviventi fin da quando siamo venuti ad abitare qui.

Fino a qualche anno fa, però, questi simpatici insetti effettuavano la loro transumanza passando radente il muro del soggiorno per scomparire dall'altro lato della casa.

Erano formiche educate, tutte in fila come scolareretti, seguivano le linee delle piastrelle senza mai cambiare percorso.

In due giorni la casa era di nuovo tutta per noi.

Ora invece no. Si vede che è venuta a mancare la vecchia regina e quella nuova non ha un pugno di ferro, preferisce regole meno rigide.

Così le formiche sono diventate indisciplinate e hanno cominciato a scorrazzare per la casa.

Dapprima hanno tentato una timida sortita in cucina.

Hanno scoperto la frutta, che tengo a maturare fuori dal frigorifero -quando si compra al supermercato è sempre molto indietro-.

Non sarà parso loro vero, tutto quel ben di Dio a portata delle loro zampette.

In un attimo hanno dato inizio ad un attacco di massa, un'invasione in piena regola.

Mi hanno trovato totalmente impreparata, soprattutto perché io detesto uccidere gli insetti.

Se c'è una cosa che mi fa proprio schifo, sono gli insetti morti.

E poi non mi piace proprio l'atto in sé. Non ho mai schiacciato le formiche, non uso le palette contro le mosche e non friggo le zanzare.

Ma a volte non c'è altra soluzione. I mutui accordi di pace sono stati violati, ogni trattativa per risolvere il conflitto in modo pacifico è risultata impossibile.

Del resto, benché laureata in lingue, non parlo il formichese.

A malincuore, abbiamo accolto la dichiarazione di guerra.

Cosa fare in caso di formiche in casa: i metodi naturali più efficaci

Calata nel mio ruolo di novello Nelson, ho chiamato alle armi l'intera famiglia, gatticompresi.

Mentre schieravo le truppe, ho specificato che i disertori sarebbero stati puniti severamente: niente dolce per una settimana almeno.

Ho subito ribadito il mio fermo no per le armi chimiche: al bando gli insetticidi, con bambini e animali non mi sento affatto tranquilla.

Ma come vincere la guerra e bonificare la casa?

Sono andata a rispolverare gli antichi volumi della nonna e mi sono affidata ai rimedi naturali.

Come un degno generale che si rispetti, ho coordinato la controffensiva affidando una missione ad ogni membro della squadra.

Per prima cosa sono partiti i ricognitori, con il compito di scoprire da dove penetrasse il nemico.

"Il nemico ha approfittato di un varco aperto nel settore ovest, generale"

Partiamo subito all'attacco: per spezzare l'avanzamento degli insetti, interrompiamo la colonna di formiche usando fondi di caffé e pepe di cayenna.

Il nemico è destabilizzato e batte in ritirata.

"Avanti col sale!" comando a gran voce.

La Ninfa e Ringhio, ubbidienti, cospargono il perimetro delle stanze con quintalate di sale, mentre il mio coraggioso compagno fa lo stesso lungo il perimetro esterno delle mura domestiche.

"Soldati, abbiamo vinto la battaglia, ma non la guerra!" urlo per risollevare il morale dell'esercito e fare in modo che rimangano comunque vigili.

Approfittando del momentaneo sbandamento delle truppe nemiche, ergiamo una barricata con bucce d'arancia e cetriolo rinforzate da bastoncini di cannella e foglie di alloro.

Nel frattempo, non diamo tregua agli insetti e piombiamo loro addosso sganciando sui gruppetti di formiche-soldato bustine di thè alla menta.

In un attimo avviene un fuggi-fuggi generale.

"Serrate i ranghi!" grido ai miei impavidi soldati.

"Via con l'artiglieria pesante!"

E' il caos: accerchiamo le formiche da ogni lato brandendo i nostri spruzzini carichi di acqua e sapone e oli essenziali agli agrumi.

La battaglia infuria da ogni lato. Guadagniamo la cucina, piastrella dopo piastrella, armadietto dopo armadietto.

Spugnette intrise di aceto per rimuovere le briciole spazzano i piani senza sosta, eliminando alle formiche la possibilità di ritrovare la via di casa seguendo eventuali tracce olfattive.

I corpi del nemico cadono come mosche ma noi, senza curarci d'altro se non della missione, procediamo impavidi con sprezzo del pericolo.

La cucina è libera, sul pavimento giacciono solo i corpi dei morti.

"Generale, non abbiamo riscontrato nessuna perdita!"

La fortuna ci ha assistito, ma la lotta è ancora lunga.

Benché stremati, dobbiamo approfittare di questo vantaggio.

"Disponete le trappole!" ordino perentoria.

Grossi barattoli contenenti qualche cucchiaino di miele vengono disposti sui mobili della cucina.

"Se mai quelle bastarde riusciranno a penetrare le nostre difese, troveranno una gran brutta sorpresa ad attenderle: la morte dolce"

Le tenebre calano sulle stanze devastate dalla guerra.

Mentre la luna si alza in cielo, andiamo a controllare se la barricata di bucce resiste.

La sentinella mi avvisa che ci sono stati strani movimenti.

Non possiamo permettere che le formiche ci sorprendano durante il sonno.

"Fai portare le luci!" gracchio, salda e ferma mentre dentro di me imperversa una tempesta.

Un paio di luci notturne comperate per i bambini vengono posizionate in corrispondenza della falla. Questo trucchetto dovrebbe sballare i ritmi di approvvigionamento delle formiche e farle andare in tilt.

"Con questo siamo al sicuro" borbotto, incrociando le dita, mentre assegno i turni di guardia.

Il tempo scorre lento, i minuti si trasformano in interminabili ore.

Sembra tutto tranquillo, ma mi sento addosso gli occhi ostili di quei piccoli insetti.

Infine il sole sorge su un nuovo giorno, per fortuna privo di formiche.

Le difese hanno retto, il nemico è distrutto, battuto.

Mi guardo attorno, soddisfatta.

La casa pare un'immondezzaio, tra bucce di frutta e verdura, fondi di caffè, sale e insetti morti.

Se non ripuliamo in fretta, la prossima volta ad invaderci non saranno le formiche, ma nemici ben peggiori: scarafaggi, blatte o chissà cos'altro.

Ma noi non ci faremo più trovare impreparati: il nuovo motto è tolleranza zero, ogni insetto a casa sua.

Da oggi in poi ogni animale con sei zampe (massì, dai, mettiamoci pure gli aracnidi che ne hanno otto) deve sapere che casa nostra non è un luogo sicuro.

Insetto avvisato, mezzo salvato.

2

Ieri sera sono tornata a casa, dopo i soliti quaranta minuti di coda sotto un pesante nubifragio, di umore alquanto irritabile.

Non appena ho aperto la porta di servizio -entro sempre da questa, perché per me è più comoda- ho trovato la lavanderia piena di sabbiolina: si era rotto il sacco della lettiera dei gatti e quei demonietti pelosi si erano divertiti a sparpagliarla in giro per la stanza.

Pazienza, mi son detta, c'è di peggio. Ho preso la mia fedele scopa e ho ripulito il tutto.

Mi tolgo le scarpe ed entro in cucina. Giocattoli ovunque: lego, vestiti delle bambole, macchinine, dinosauri...

Con un'agilità non proprio felina riesco a non pestarne nemmeno uno e a raggiungere la sala, senza cadute pericolose o slogamenti di arti vari.

Lì mi vedo CF, con il suo tipico aplomb, intento a giocareserafico con il piccolo mentre la Ninfa se ne sta stesa sul divano, le gambe allungate sullo schienale e la testa penzoloni, i capelli che toccano il pavimento.

"Ciao, mamma. Bentornata!"  Sarà che sono in fase pre-ciclo, ma mi faccio intenerire dalle loro moine e dai loro abbracci.

Senza dire nulla, li lascio ai loro giochi e mi rintano in bagno.

L'ordine in casa con due bimbi è una battaglia persa in partenza, del resto potranno mettere a posto i loro giochi mentre prepariamo la cena.

Nella solitudine del bagno - oh gaudio, oh gioia!- penso che, in fondo in fondo, me la sono proprio voluta.

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: Ringhio è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Mamma bis: cosa cambia quando arriva il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora come non abbia fatto ad impazzire.

Mi viene sempre da ridere quando incontro le mamme con un solo figlio che si lamentano perché non hanno mai tempo  e sono sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, affronti la gravidanza con uno spirito diverso.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, quindi, non ci coglie impreparate: curva glicemica, toxo, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, in teoria. Perché c'è l'altro figlio, il primogenito, a riportarci coi piedi per terra.

Il primo figlio, ancora piccolino, capisce bene che c'è qualcosa che non va.

Che la pancia cresce lo vede pure un cieco ed è un dato di fatto che portare in braccio un bimbo quando si è all'ottavo mese è alquanto disagevole.

Ma è altrettanto ovvio che far capire al tuo rampollo perché non riesci più a farlo è un altro paio di maniche. Io ho optato mettendomi la pupa direttamente sulle spalle.

Quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Quando avete deciso di dare un compagno di giochi al vostro bambino o di fare un fratello perché non sarebbe rimasto solo -ma son motivazioni logiche queste? Un cane non andava meglio?- pensavate di aver ponderato bene la situazione.

Scommetto che questo più o meno è quello che vi siete dette.

Posso farcela, perché in fondo sto ancora accudendo un bimbo piccolo per cui sono ancora in ballo con cacche, pannolini e pappe.

In più non devo affrontare grosse spese: lettino, passeggino e quelle cose lì in linea di massima le ho già tutte, al massimo mi farò regalare dai parenti quello che mi manca.

Se viene dello stesso sesso del primo, ancora meglio: riciclo tutto ed il gioco è fatto!

Che ingenue, ragazze!

Se da una parte è così, dall'altra non lo è affatto.

I ritmi di un bambino di un anno sono diversi da quelli di un neonato. In più un bambino di dodici mesi e passa ha già una certa autonomia.

Vogliamo poi parlare del delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito?

Dopo esperimenti ed errori di varia portata avete creato una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siccome siamo donne e quindi abbiamo una marcia in più, siamo riusciti ad inserire perfettamente anche il nostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio. 

Per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire il secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è così semplice.

Un neonato è come un buco nero: cattura tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi ritrovate più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande".

Cercare di coinvolgerlo nell'accudimento del neonato è sempre la miglior strategia.

Ecco, evitate di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

La vita di una mamma bis è come quella dei personaggi di un videogioco: ad ogni livello acquisti punti resistenza e punti consapevolezza e, sì, anche punti forza sia fisica che interiore.

Una bismamma è in grado di trasportare in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, e pure la borsa della spesa.

L'organizzazione di una bismamma farebbe impallidire quella dei monasteri benedettini.

Passati più o meno indenni i primi mesi, si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata più sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvolto nel nostro menage anche nonni, cugini, zii e parenti tutti e siamo tornate a respirare.

Ed è ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Via allora alle gelosie, ai litigi, alle scazzottate, ai capricci...Non temete, c'è sempre il lato bello della cosa.

Entrambi i vostri figli, care bismamme, sono in grado di ragionare. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto questo, siete ancora certe di voler diventare una mamma bis e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!