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Il Natale da noi è una cosa seria.

Oddio, non sono una di quelle fan sfegatate che comincia a contare i giorni che mancano al Natale ai primi di gennaio o che a luglio ha già pronti e impacchettati tutti i regali, compreso quello per la cugina ottantenne della suocera che vediamo se ci va bene una volta ogni tre anni.

Ma quando arriva dicembre, allora lì mi trasformo.

Il Santo Spirito Natalizio si impossessa di me e parto per la tangente.

Decorazioni, lucine, canti natalizi, film che conosco ormai a memoria.

Del resto, ho l'attenuante: due bimbi in età pre-scolare a cui voglio far vivere appieno la magia del Natale.

La preparazione al Natale, frase che riecheggia inquietanti lezioni religiose, passa anche per altre vie.

Oggi affrontiamo il tema delle letture (non sacre, ma profane).

Per far comprendere ai bambini cosa accadrà e trasportarli in un mondo magico, a me piace scegliere con loro dei libri che parlino dell'eroe numero due (il numero uno per noi è sempre lei, Santa Lucia).

5 libri per bambini per prepararsi al Natale

Dunque, dicevamo, i libri.

Quest'anno dalla nostra escursione alla biblioteca comunale abbiamo recuperato questi 5 volumi che ci sono piaciuti assai.

  • "Il piccolo Babbo Natale diventa grande" di A. Stohner e H. Wilson

Un libricino che tocca i temi dell'emarginazione e della poca attenzione che spesso noi adulti concediamo ai bambini.

C'è questo piccolo Babbo Natale, molto diligente e introverso, che sta preparando i biscotti.

Ad un certo punto si accorge di non avere abbastanza zucchero e allora che fa? Esce a cercarlo.

Nessuno degli altri Babbi Natale si accorge di lui: sono troppo intenti a ridere e a scherzare tra di loro.

Avvilito, il piccolo Babbo Natale rientra in casa. Ma quello che non sa è che il capo dei Babbi Natale ha in serbo per lui una grande sorpresa...

  • "Una visita speciale" di K.Snapp

E' un piccolo libricino pop-up, pieno di finestrelle da aprire. Grandi illustrazioni tutte colorate, poche frasi e tanta magia.

  • "Babbo Natale" di M.L.Giraldo

E' il giorno della vigilia di Natale. Babbo Natale ed i suoi folletti stanno finendo di caricare i regali sulla slitta, ma ecco che qualcuno bussa alla porta.

Chi sarà mai? E' il postino che, tutto trafelato, consegna delle letterine ritardatarie al povero Babba Natale.

E ora come si fa? Niente paura, i folletti e il Babbo risolveranno tutto ed ogni bambino avrà i suoi regali.

  • "Babbo Natale" di R.Pagnoni

Questo in realtà è un libro per bimbi più piccoli, ma i miei bimbi lo hanno scelto per via delle finestrelle.

In dodici pagine l'autrice ci racconta cosa fa Babbo Natale quando torna a casa dopo aver consegnato tutti i regali.

Ai bimbi piace perché non è così scontato chiedersi cosa farà dopo, di solito ci si concentra sul prima o sul durante.

  • "Babbo Natale: l'esperto di giocattoli numero uno al mondo" di M.Frazee

Un libro particolare, che insegna ai bambini quanto sia importante ascoltare gli altri e concedere loro tutta l'attenzione che meritano.

Anche Babbo Natale fa così: passa tanto tempo ad ascoltare i desideri di ogni bambino, che si scrive attentamente sul suo quaderno.

Quando poi il Natale di avvicina, pensa intensamente ad ogni bambino e cerca di capire quale sarebbe per lui il regalo più adatto.

Poi, con pazienza, trova e impacchetta ogni singolo giocattolo, testato e provato da lui personalmente.

Ed infine, il momento che Babbo Natale ama di più: consegnare i suoi regali, fatti con tanto amore, ai bambini bravi di tutto il mondo.

Questa in breve la nostra selezione di quest'anno.

Se avete altre proposte da suggerire siamo tutt'orecchi.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Buona continuazione!

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Il Natale è alle porte e la corsa ai regali si fa sempre più pressante.

Mi capita spesso di sentire qua e là stralci di conversazioni su cosa regalare ai bambini.

"Prendiamo questo o quest'altro?"

"Mah, non saprei proprio. Alla fine poi tanto hanno già tutto"

Ecco, questa frase mi destabilizza parecchio.

E' vero, i nostri figli hanno tutto il necessario per vivere bene: cibo, vestiti, un tetto sopra la testa...

E' altrettanto vero che sempre più spesso li subissiamo di beni materiali come se non ci fosse un domani.

Non mi voglio addentrare sui millemila motivi che portano a questo risultato o ai milioni di conseguenze che tale accumulo di beni materiali può provocare sui bambini.

Volevo solo rispondere a chi dice che oramai i bambini hanno tutto.

In realtà quello che a loro manca è vivere le cose, fare esperienze, passare del tempo accanto ai genitori o alle persone a cui vogliono bene.

E allora perché invece che comperare il solito trenino o la solita bambola non puntiamo su qualcosa di diverso?

Non sono contraria al giocattolo in sé, li ho presi anche io per i miei figli, dico solo che si può fare sia l'uno che l'altro.

Magari questa volta regaliamo un gioco in meno e un'esperienza in più.

Regalare esperienze ai bambini: perché farlo

Quando decidiamo di regalare un'esperienza ai bambini in realtà nella maggior parte dei casi stiamo facendo un regalo esperienziale a tutta la famiglia.

Quindi oltre all'esperienza in sé ci stiamo assumendo anche l'impegno di trascorrere del tempo con loro.

Fare un regalo esperienziale vuol dire proporre ai bambini di vivere un'esperienza diversa da solito, offrire un input che potrebbe portare a qualcos'altro.

E' come gettare un sasso in uno stagno: non sappiamo quanto grandi e intense saranno le onde di propagazione.

Regali esperienziali da fare ai bambini: cosa scegliere

Cosa si può scegliere da regalare ai nostri figli?

Beh, di regali esperienziali da fare ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età.

Qui ve ne elenco alcuni:

  • esperienze culturali: si può programmare una bella visita in qualche museo, a seconda dell'età. Perché non fare un salto nella Villa del Balì oppure a visitare il Museo dell'automobile di Torino?
  • esperienze con animali: per chi ama gli animali si può scovare un maneggio dove provare ad andare a cavallo o magari programmare un'escursione a dorso d'asino. La cosa più semplice è visitare una fattoria didattica. Per chi vuole vedere animali meno "nostrani" si può organizzare invece una gita in qualche parco faunistico o addirittura al mitico Acquario di Genova;
  • esperienze da favola: chi è appassionato di fiabe rimarrà a bocca aperta nel paese di Pinocchio o si perderà inseguendo gli gnomi nel Giocabosco. Indimenticabili le gite ai parchi divertimento che in occasione del Natale danno davvero il meglio di sé;
  • esperienze avventurose: chi ama le avventure e gli sport può scegliere tra discese in canoa, gite in miniera o percorsi appesi alle funi sugli alberi;
  • esperienze creative: per i più estrosi si può scegliere un corso di cucina o iscriversi a un mini-corso di pittura.

Queste sono solo alcune delle proposte che si possono fare, poi la fantasia non ha limiti: i miei figli per esempio ci hanno chiesto qualcosa inerente agli aerei e noi ci stiamo organizzando.

Regali esperienziali per bambini e famiglie: dove acquistarli

Francamente non ho idea di dove si possano acquistare.

Immagino che ci saranno anche dei cofanetti studiati per le esigenze ed i desideri dei più piccoli, così come ci sono quelli per gli adulti.

In tutta sincerità a me piace organizzarmi da sola: a mio fratello e al mio nipotino farò trovare una busta con un coupon da me confezionato per andare a provare i go-kart.

Quando vorranno farlo, basterà che mi avvisino, prenoterò e pagherò per loro.

Altrimenti potete contattare anche la struttura di riferimento (se già ne avete in mente una) e chiedere se è possibile pre-acquistare i biglietti.

Le possibilità sono davvero infinite.

Volete mettere poi la soddisfazione di regalare un'esperienza unica e indimenticabile?

Cosa ne pensate: la trovate una buona idea oppure no? Lo fareste?

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Ieri sera ho fatto un po' di pulizia nel mio portafoglio.

Di soldi ce n'erano pochi, mischiati a scontrini di ogni tipo e di ogni data, perché il portafoglio è il luogo dove tutto si accumula.

Dato che c'ero, ne ho approfittato anche per riordinare le varie tessere: ora ogni attività commerciale ti rilascia la sua card e a sentir loro il fatto stesso di possederla ti aprirebbe le porte del Paradiso!

Ad ogni modo c'è una carta a cui sono particolarmente affezionata - no, non sto parlando del bancomat o della carta di credito, quello è scontato!- .

Si tratta della Viviparchi Card, una delle più grandi scoperte degli ultimi anni.

Viviparchi Card: che cos'è

La Viviparchi Card è una tessera con validità annuale che offre molti vantaggi alle famiglie con figli fino ai tredici anni di età.

Grazie alle sue numerose convenzioni con strutture di varie tipologie permette al nucleo famigliare di risparmiare cifre considerevoli durante tutto l'anno.

Basta infatti acquistare la carta ad una cifra irrisoria pari a € 25 per assicurare sconti e promozioni in ogni regione d'Italia.

Vi faccio un esempio: io ho due bambini e se vado a Movieland presentando la carta un bambino entra gratis perché io pago un biglietto intero e l'altro bambino entra gratis perché il mio compagno paga anche lui il biglietto intero.

Morale della favola: paghiamo solo noi adulti.

Il che per noi è davvero conveniente: abitando vicino alla zona dei parchi del Garda, avete idea di cosa significa godere di un simile vantaggio?

La Viviparchi Card si può utilizzare tutte le volte che si vuole, in qualsiasi regione italiana in qualsiasi periodo dell'anno: sul sito ufficiale trovate tutte le strutture convenzionate.

Per farvi una panoramica veloce, le strutture vengono suddivise in varie categorie:

  • acqua
  • divertimento
  • natura
  • sport invernali
  • strutture ricettive
  • turismo e cultura
  • servizi e benessere

Già così si capisce che l'offerta è molto varia: spazia da parchi del divertimento come Gardaland a musei come il Vigamus il museo dei videogiochi di Roma, dal Villaggio della Salute Più in Emilia Romagna al Planetario di Bari, ma offre anche convenzioni con comprensori sciistici come quello dell'Aprica e Corteno e addirittura con hotel o ristoranti.

Ce n'è davvero per tutti i gusti!

Io la tengo sempre nel portafoglio e me la porto anche in vacanza: è capitato più volte infatti di decidere all'ultimo momento di visitare qualcosa o di provare un parco e di scoprire con somma gioia che i bambini entravano gratis.

Viviparchi Card: come si usa

Usare la Viviparchi Card è semplicissimo: basta esibirla nelle biglietterie delle varie strutture per godere di sconti, ingressi gratuiti o altre agevolazioni.

Nella maggior parte dei casi viene offerto l' ingresso gratuito ai figli (fino ad un massimo di due) entro i 13 anni di età a condizione che ognuno sia accompagnato da un adulto pagante tariffa intera.

Viviparchi Card: dove si acquista

Potete acquistare la Viviparchi Card direttamente dal sito ufficiale e farvela recapitare comodamente a casa.

So che offrono anche sconti di gruppo vantaggiosi se ci si organizza con altre famiglie.

Ricordatevi che è valida un anno dal 1 dicembre  al 30 novembre dell'anno successivo. Questo vuol dire che se decidete di prenderla ad aprile non scadrà nell'aprile dell'anno dopo, ma scadrà sempre il 30 novembre.

Viviparchi Card: a chi conviene davvero

Viviparchi Card è la soluzione ideale per tutte le famiglie con bambini al di sotto dei tredici anni che amano provare nuove esperienze, dal semplice parco a tema al museo o alla miniera.

Facciamo parlare i numeri.

Poniamo il caso che si voglia andare a fare una gita al parco faunistico Le Cornelle:

ogni adulto paga 16 €

ogni bambino dai due anni in su paga 12 €

Quindi il mio nucleo familiare spenderà € 56.

Ma siccome ho la Viviparchi Card i bambini entrano gratis e pago solo € 32.

Praticamente ho già risparmiato € 24 utilizzando la Viviparchi Card un'unica volta.

Il che significa che recupero la spesa della carta dal secondo utilizzo.

E le famiglie lo sanno bene: entrare nei parchi divertimento, nei parchi acquatici o solo nei musei incide parecchio sul budget familiare.

Cosa state aspettando allora? Comperate ora la Viviparchi Card 2019: mille esperienze vi stanno aspettando!

Da parte mia ringrazio la direzione di Viviparchi che mi ha dato per la prima volta in omaggio la magica carta!

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Mancano pochi giorni al tredici dicembre, il giorno preferito di ogni bambino della mia zona: la festa di Santa Lucia.

Santa Lucia surclassa di gran lunga perfino Babbo Natale, perché qui da noi è lei che porta doni e dolci ai bambini buoni.

Esistono mille modi per celebrare questa ricorrenza ed io sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da proporre ai miei bambini e da fare eventualmente diventare una delle nostre tradizioni familiari.

Parlando con una coppia di amici che hanno vissuto a lungo in Svezia ho scoperto che esistono dei bellissimi dolcetti che si fanno per celebrare la notte più lunga dell'anno.

Sono i Lussekatter o Gatti di Santa Lucia. Come potevo non farmi incuriosire da un dolcetto con questo nome?

Ovviamente mi sono fatta dare la ricetta e l'ho sperimentata subito.

Il risultato è stato...imprevedibile.

Lussekatter: Gatti o dolcetti di Santa Lucia

In Svezia il culto di Santa Lucia è molto diffuso e per celebrare la Santa che simbolicamente è  legata alla luce i popoli nordici si sono inventati questi dolcetti, il cui colore giallo brillante è legato all'uso massiccio dello zafferano (che da quelle parti costa meno che qui).

Si tratta di una sorta di panini morbidi aromatizzati con lo zafferano e spennellati con l'uovo che conferiscono ai lussekatter un colore giallo brillante che richiama appunto la luce del sole.

Come ogni tradizione che si rispetti, i Gatti di Santa Lucia affondano le loro radici nel folklore locale.

Pare infatti che il nome riporti al filone delle lingue germaniche: lussekatter ha in sé l'etimologia della parola Lucifero (portatore di luce).

Infatti secondo le leggende nordiche i gatti, simbolo del diavolo, durante la notte facevano i dispetti ai bambini mentre Gesù, sotto l'aspetto di un bambino, portava ai bimbi buoni dolci e doni.

Quindi, per esorcizzare le paure ancestrali, si sfornavano questi dolci di colore giallo brillante che tenevano lontane le tenebre.

Lussekatter: come preparare i Gatti o dolcetti di Santa Lucia

La ricetta che mi hanno fornito i miei amici è di una semplicità disarmante e si presta benissimo per essere preparata con l'aiuto dei nostri piccoli chef.

Ecco gli ingredienti:

  • 600 grammi di farina 0
  • 200 grammi di farina di Manitoba
  • 200 grammi di zucchero
  • 150 grammi di burro
  • 250 grammi di latte
  • un cubetto di lievito di birra
  • quattro bustine di zafferano
  • uvetta sultanina
  • un uovo per spennellare

Con queste dosi a me sono venuti una ventina di Gatti di Santa Lucia, ma dipende sempre da quanto li fate grandi.

La ricetta prevedeva un grammo di zafferano che sono circa sei bustine, ma io ne avevo solo quattro.

Vi garantisco che già con queste dosi il sapore dello zafferano si sente davvero molto.

Come preparare i Lussekatter: procedimento senza Bimby

Preparare i Gatti di Santa Lucia è semplice.

Cominciamo intiepidendo in un pentolino il latte e il burro.

Mentre si scaldano, setacciate la farina.

Riprendete il pentolino e controllate il latte.

Quando la temperatura sarà di circa 37 gradi (se non avete un termometro provatela con il dito: se sentite caldo ma non vi scottate allora la temperatura è giusta), sbriciolate il cubetto di lievito di birra e lasciatelo sciogliere.

Unite lo zucchero e lo zafferano e mischiate bene.

A questo punto versate i liquidi sopra la farina e iniziate ad impastare.

Dovrete ottenere un composto elastico e che non si appiccica alle dita, come quello della pizza per intenderci.

Riponete la vostra palla in un luogo tiepido (il forno scaldato senza ventola o vicino al termosifone), coprite con un panno umido e lasciate lievitare per due ore.

Passato questo tempo, preriscaldate il forno a 200°.

Intanto  riprendete l'impasto e lavoratelo velocemente su una spianatoia (non dovreste avere bisogno di infarinarla, perché se l'impasto è della giusta consistenza non si appiccica).

Formate delle palline tutte più o meno della stessa dimensione.

Quando avrete finito, con ogni pallina formate un cordoncino -altrimenti detto biscio- lungo circa una spanna e mezza (i bambini qui si divertono un sacco).

Con ogni biscio formate una lettera "S" che termini con due spirali chiuse (capite bene se guardate la foto).

Disponete ogni Gatto di Santa Lucia su una teglia, spennellateli con l'uovo e con l'uvetta formate gli occhietti dei Gatti.

Lasciate lievitare ancora per una ventina di minuti.

Infornateli sul piano medio del forno, abbassate la temperatura a 180° e fateli cuocere per 12-15 minuti ( non smetterò mai di dire che ogni forno è diverso, per cui controllate la cottura: la mia prima infornata per esempio era molto colorita).

Ora i Lussekatter sono pronti: non vi resta che farli raffreddare e gustarli magari accompagnati da una bella bevanda calda, magari addirittura da una cioccolata.

Come preparare i Lussekatter: procedimento con il Bimby

Se disponete del Bimby, la procedura per preparare i dolcetti di Santa Lucia è questa:

  • mettete nel boccale il latte e il burro: 37°, due minuti, vel. 1;
  • sbriciolate il cubetto di lievito e fatelo sciogliere: 37°, un minuto, vel.1;
  • aggiungete zucchero e zafferano: 30 secondi, vel.1;
  • aggiungete la farina e lavorate a velocità spiga finché l'impasto non si staccherà dalle pareti (scusate, non so essere più precisa perché non ho impostato il tempo).

Versate l'impasto su una spianatoia, formate la palla, copritelo con un tovagliolo umido e fatelo lievitare.

Per il resto procedete come spiegato sopra.

Lussekatter: conservazione

Una volta cotti, i Gatti di Santa Lucia si possono conservare in un contenitore ermetico per un paio di giorni.

Potete decidere anche di congelarli oppure potete tenere l'impasto in frigorifero per un giorno prima di farli.

Lussekatter: varianti

Se non vi piace l'uvetta, che ha una funzione puramente decorativa, potete sostituirla con delle gocce di cioccolato.

Potete aggiungere all'impasto delle noci spezzettate ma ricordatevi che il gusto forte dello zafferano risulta molto coprente.

Per questo ho detto prima che il risultato è stato imprevedibile: mi aspettavo un gusto molto più dolce, mentre invece i Gatti di Santa Lucia sembrano più a dei panini dal deciso gusto di zafferano.

Io comunque li ho sperimentati con un bel pezzetto di gorgonzola e mi è sembrato un buon abbinamento.

Provateli anche voi e fatemi sapere che cosa ne pensate.

Bon appétit e buona Santa Lucia!

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Oggi torno con la rubrica "time is mine".

Era da un po' che non scrivevo nulla a riguardo. Non che in questo periodo non mi sia presa del tempo per me, ma non ho fatto nulla di eccezionale che valesse la pena di essere condiviso.

Aspetto con ansia novembre per poter andare a BookCity Milano che, per un'amante dei libri come me, è un'occasione da non perdere.

Questa volta è stato ancora più eccezionale dello scorso anno.

Infatti sono riuscita ad incontrare ben quattro scrittori che seguo.

La mattina ho avuto l'onore con altre amiche di fare colazione con Carla Maria Russo.

L'occasione ovviamente ci ha permesso di approfondire le tematiche dei suoi romanzi, gettando una luce nuova su "L'acquaiola".

Trovarsi a sorseggiare un thé con una scrittrice del suo livello chiacchierando non solo di libri è un'esperienza indimenticabile.

Carla Maria Russo ha una personalità forte ma non prevaricante: sa mettere gli altri a proprio agio, sa ascoltare con attenzione e quando parla semplicemente incanta.

Il concetto che mi ha colpito di più riguarda il potere delle donne. Da sempre le donne sono depositarie della conservazione delle tradizioni.

Se le donne capissero che, oltre alla tradizione, possono insegnare anche il cambiamento e il rinnovamento, le società cambierebbero più velocemente.

Il ruolo delle madri in questo senso è fondamentale, specialmente in questi ultimi anni: dobbiamo insegnare che il sapere è la chiave di volta.

Più una persona sa (e non si parla di nozionismo) più è in grado di capire la realtà e il mondo che ci circonda.

Di fondo quest'argomento è stato ripreso anche da Matteo Strukul, altro autore italiano che negli ultimi mesi sta facendo molto parlare di sé anche all'estero.

Lo scrittore, durante la presentazione del suo ultimo romanzo storico dedicato alla figura di Michelangelo, sottolinea l'importanza dell'insegnamento dell'arte, della letteratura e della storia.

L'insegnamento è vano se non è collegato anche alla conservazione e alla promozione del ricco patrimonio artistico di cui l'Italia dispone (non voglio entrare in merito a discorsi politici, sia chiaro).

Strukul mi ha lasciato senza fiato: è un personaggio eclettico, di vasta cultura, che "non se la tira" anche se potrebbe.

La presentazione è stata condotta da Daniele Bossari, che ho davvero rivalutato. Ha fatto una lettura di alcuni passaggi del libro a dir poco meravigliosa.

Spero che qualcuno per il futuro valuti l'idea di fargli registrare qualche audio-libro.

E finalmente dopo dieci anni sono riuscita a conoscere Licia Troisi, la regina del fantasy italiano.

Che dire di lei? Astrofisica, scrittrice, conduttrice di un programma tv, mamma...

Un vulcano di idee, una donna con la mente sempre in movimento, eppure di un'umiltà e di una semplicità incredibili.

Ha presentato il suo ultimo romanzo dedicato alla saga del Dominio, "L'isola del santuario" di cui vi parlerò in uno dei prossimi venerdì del libro.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la spiegazione che ha dato sul genere fantasy e l'attinenza con la realtà che ci circonda: esempi alla mano ha dimostrato come nei suoi romanzi le problematiche sociali siano sempre presenti.

Addirittura, la Troisi ha voluto scrivere il suo primo romanzo spinta dall'esigenza di parlare della guerra ed in particolare della parte più cruenta degli scontri in combattimento: la lotta con le armi bianche o a mani nude.

E questo mentre la guerra in Afghanistan diveniva un evento da dare in pasto all'audience, come era già avvenuto dieci anni prima con la Guerra nel Golfo.

L'attinenza alla realtà del mondo che ci circonda è lo sfondo dei romanzi di Alessia Gazzola, che presentava "Il ladro gentiluomo" (inutile dire che ne tratterò in seguito, eh!).

Di fatto è stato l'incontro che mi ha esaltato di meno, perché la scrittrice ha parlato poco del libro in sé e molto del rapporto con il mondo del cinema.

Ha lasciato lo spazio anche agli attori della serie televisiva tratta dai suoi libri e alla band della colonna sonora.

Tirando le somme, è stata una giornata eccezionale. Avere a che fare con personalità così diverse, così stimolanti non può che farti sentire poi diversa.

Ora cercherò più che mai di applicare quello che ho imparato rapportandolo alla mia vita.

Voi invece qual'è l'ultima esperienza stimolante che avete vissuto?

Sono curiosa di leggere le vostre risposte.

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Parlare del giorno del ringraziamento in Italia è un po' come parlare di Halloween, vale a dire che genera spesso reazioni negative.

So bene che il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è una festa tipica degli Stati Uniti.

Perché allora dovremmo festeggiarla anche qui da noi? Non ne abbiamo già abbastanza delle nostre?

Ecco, non fraintendetemi, non sto proponendo di farla diventare una festa nazionale.

Quello che voglio dire è che di motivi per dire grazie ne abbiamo tanti anche noi, per cui trovo bello scegliere un giorno dell'anno in cui farlo tutti assieme.

Inoltre, sopratutto in questi ultimi anni, anche a livello educativo ci si sta focalizzando molto sul tema della gratitudine.

Quale occasione migliore allora per dimostrare ai bambini l'importanza di dire grazie e quella di non dare mai per scontato quello che si ha?

Prima che i soliti ignoti mi saltino addosso e mi azzannino alla gola, cercherò brevemente di spiegare che cos'è il Giorno del Ringraziamento.

Il Giorno del Ringraziamento: che cos'è e quando si festeggia

Il giorno del Ringraziamento  è una festa nazionale americana che si celebra il quarto giovedì di novembre.

Il Giorno del Ringraziamento: come nasce

Le nostre conoscenze riguardo a questa festa sono legate principalmente a quello che leggiamo nei libri o a quello che vediamo nei film.

Il che si traduce nelle immagini di famiglie che si riuniscono attorno ad un tavolo per mangiare un enorme tacchino con una salsa strana.

La nascita del Giorno del Ringraziamento si fa risalire al 1623 ed è legata alla storia dei Padri Pellegrini.

All'inizio del 1600 un gruppetto di cristiani perseguitati in Inghilterra si imbarca sul vascello "Mayflower" per dirigersi verso il nuovo continente.

Molti di loro però non ce la fanno e muoiono durante la traversata.

Per quelli che riescono a sbarcare sul suola americano, la speranza di ricominciare una nuova vita si infrange contro la dura realtà.

La terra non è adeguata per i semi che gli esuli hanno portato con loro.

Il raccolto non spunta e molti  non riescono a superare l'inverno.

L'anno seguente le condizioni dei pellegrini non sembrano affatto migliorate: nonostante la loro cura la terra non dà frutti.

Questa volta però la provvidenza viene loro in aiuto: un gruppo di nativi americani, impietositi, dona loro dei semi di mais, dei semi di zucca e dei tacchini.

In questo modo, quando giunge l'inverno, i coloni sono pronti: la terra questa volta è stata generosa e non moriranno di fame.

I coloni, da buoni cristiani, decidono di rendere grazie a Dio per la sua generosità: organizzano una cerimonia a cui sono invitati anche i nativi americani.

E' solo nel 1789  però che la festa del ringraziamento viene proclamata a livello ufficiale dal primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.

Con il passare degli anni il carattere religioso si perde, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la celebrazione diventa di fatto una festività laica.

Il Giorno del Ringraziamento: cosa rappresenta

Visto in quest'ottica, dunque, il Giorno del Ringraziamento rappresenta per gli americani la partenza della creazione del loro stato.

Non voglio qui aprire una diatriba sulle stragi di nativi americani avvenute in seguito alla colonizzazione dell'America.

Mi premeva solo sottolineare quanto abbia rappresentato e ancora rappresenti questa festa per i cittadini degli Stati Uniti.

Giorno del Ringraziamento: come si festeggia

Secondo la tradizione,  il giorno del ringraziamento ogni famiglia organizza un pranzo o una cena luculliane preferibilmente in casa.

Questa giornata è l'occasione per riunire i membri della famiglia che spesso abitano molto distanti e non hanno la possibilità di vedersi frequentemente.

Protagonista del pasto è il tacchino, che viene farcito, cotto al forno e servito con una particolare salsa a base di ribes.

Non devono mancare poi le preparazioni a base di mais e le torte fatte con la zucca.

Anche la casa viene decorata, con addobbi luccicanti e colorati che richiamano l'autunno.

Ma vi lascio spiegare tutto questo da Isabella di "Mama made in Italy", una mamma expat che vive negli USA da alcuni anni.

Giorno del Ringraziamento: curiosità

Sapete che il giorno del ringraziamento è chiamato anche T-day?

T sta per Turkey, ossia "tacchino" in inglese. E' oramai una tradizione consolidata quella della cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini ( National Thanksgiving Turkey Presentation).

Gli allevatori mandano alla Casa Bianca uno dei loro tacchini ed il presidente, alcuni giorni prima del giorno del ringraziamento, decide quali tacchini graziare.

I due fortunati volatili vengono poi utilizzati per aprire la parata sulla Main Street di Disneyland.

A questo proposito, avete mai guardato con i vostri bambini il film d'animazione "Tacchini in fuga"?

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Come festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia

Festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia non è solo e sempre un voler seguire la moda del momento.

Se a monte ci sono dei bisogni particolari, delle idee e dei ragionamenti la festa del Ringraziamento può essere adattata anche alla nostra cultura.

Dire grazie ed essere consapevoli delle fortune che abbiamo è un valore che cerco di trasmettere ai miei figli.

Tempo fa avevo parlato di quanto sia importante per ogni famiglia crearsi dei propri riti, delle proprie tradizioni.

Proprio per questo, lo scorso anno abbiamo deciso di fare un esperimento.

Negli ultimi dodici mesi, sulla mensola della sala, ognuno di noi a turno ha messo in un vasetto un piccolo bigliettino con un ringraziamento speciale per una persona.

Per esempio, la Ninfa mi ha fatto scrivere cose del tipo:

"Grazie alla mia amica A. che mi ha regalato la sua mollettina".

Con CF e i bambini abbiamo concordato un giorno specifico dell'anno in cui celebrare il "nostro" ringraziamento.

In questo giorno speciale (un sabato o una domenica per ragioni lavorative) cuciniamo tutti quanti assieme i piatti che ci piacciono di più (mi dispiace, il tacchino non rientra tra questi).

Ci vestiamo bene, apparecchiamo la tavola con una cura maggiore del solito e ci sediamo a festeggiare.

Al termine del pasto prendiamo il nostro vasetto e leggiamo i bigliettini.

Come potete vedere, non c'è bisogno di una festa nazionale, di parate e di banchetti per celebrare la gratitudine.

Basta fermarsi un attimo, in un giorno qualsiasi, e prendersi del tempo per elencare anche a mente cinque motivi per essere grati.

Vedrete che poi la parola "grazie" vi affiorerà facilmente sulla labbra.