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Tra i mille compiti educativi di noi poveri genitori c'è l'annosa questione di insegnare ai nostri figli a non dire bugie.

Ci sono i genitori estremisti che non concepiscono nessun tipo di bugia o di mezza verità, per cui fin da subito patti chiari e amicizia lunga: Babbo Natale non esiste, la fata dei Dentini neppure, il Paradiso  solo se si è fortemente credenti.

Ci sono invece quelle coppie che credono nella scarsa capacità intellettiva dei bambini, per cui dicono loro la qualsiasi, tanto i pupi sono piccoli e ancora non capiscono.

E poi ci sono i genitori delle mille sfumature, quelli che si barcamenano in base al contesto in cui si trovano, per cui se una piccola omissione o una mezza verità può salvare la situazione esitano solo un pochino.

Io credo che insegnare ai propri figli ad essere sempre onesti sia senza dubbio un' ottima lezione di vita, ma sono sicura che non paghi sempre e comunque.

I bambini non hanno il filtro per capire che certe volte non si deve dire per forza la verità ad ogni costo, non sanno cosa sono le convenzioni sociali.

Soprattutto mia figlia.

L'altro giorno ero in coda alla cassa del supermercato con la Ninfa.

Una signora che conosco solo di vista mi saluta con il solito "Salve, tutto bene?"

Come da prassi, le rispondo con un "Sì, grazie e lei?"

La Ninfa dal suo metro e dieci sbuffa e con aria angelica e voce cristallina udibile a metri di distanza informa la suddetta signora che non è vero che va tutto bene, perché la mamma ha il mal di pancia ed è corsa al supermercato per prendere gli assorbenti e se non facciamo in fretta a trovare un bagno si sporcherà tutta di sangue.

Al che come per magia la coda davanti a me sparisce e tutti si spostano per farmi passare, con l'espressione tra lo schifato e il divertito.

La pupa ha detto la verità, proprio tutta la verità.

Non sapevo neppure come sgridarla, tecnicamente non aveva fatto nulla di sbagliato.

Era solo stata onesta e non aveva detto nemmeno una bugia.

Le situazioni imbarazzanti in cui un incauto genitore si viene a trovare solo per aver insegnato ai propri figli a non dire le bugie sono innumerevoli.

Volete un altro esempio?

Il figlio di quattro anni di una mia amica è in casa con il papà mentre la mamma è in bagno.

Squilla il campanello ed entra il loro consulente finanziario.

"Mia moglie arriva subito. Finisce di sbrigare una faccenda e scende."

Il papà manda il figlio ad avvisare la mamma che è arrivato l'ospite che aspettavano.

Il bimbo ubbidisce e poi torna.

"La mamma ha detto che finisce di fare la cacca e poi arriva"

Ecco, sicuramente il bambino è stato l'onestà fatta persona. Magari la mamma avrebbe potuto suggerire qualche altra frase.

Ci si dimentica davvero troppo spesso che i bambini non hanno quelle capacità sociali che si imparano diventando adulti, quel substrato culturale che impedisce a noi grandi di dire ogni cosa che ci passa per la testa sempre e comunque.

E questo come si insegna ai bambini?

Voglio dire, come faccio a spiegare a un bimbo di tre anni che certe informazioni non è necessario che vengano dette e che si può rispondere in altro modo?

Perché se quello che diciamo non è la verità allora è una bugia e quindi noi diventiamo dei bugiardi agli occhi dei nostri figli.

In un caso o nell'altro facciamo sempre una figura barbina.

Per il futuro, quindi,  sappiate che se volete sapere i segreti più oscuri di una famiglia vi basta porre le domande corrette ai bambini, perché "in filio veritas".

Ecco perché sostengo che non sempre è conveniente insegnare ai bambini a non dire le bugie.

Voi vi siete mai trovati in situazioni imbarazzanti a causa della lingua dei vostri figli?

Sono curiosa di leggere cosa vi è capitato.

Pasqua non è Pasqua se non si mangia almeno un uovo: che sia al latte o fondente non ha importanza, l'importante è che sia buono.

E per buono intendo non solo che la cioccolata sia di qualità ma anche che l'uovo stesso abbia in qualche modo delle valenze positive.

Un uovo di Pasqua può far star bene non solo chi lo mangia o lo riceve in dono, non solo chi lo acquista ma anche chi riceve i soldi dell'acquisto.

Di che cosa sto parlando?

Delle uova di Pasqua solidali, quelle che tutti gli anni compaiono per magia sulle bancarelle nelle piazze italiane o fuori dagli ospedali.

Trovate volontari di ogni associazione che, a rotazione, si impegnano nella vendita di questi buonissimi dolci.

Non smetterò mai di dire che sono fortunata.

Certo, anche a me ogni tanto capitano congiunture negative, come in questo periodo, ma posso tranquillamente affermare di non essere affetta da sfiga cronica.

Come la maggior parte di voi, del resto.

Andiamo, non fate quella faccia e non storcete il naso.

Viviamo in un Paese civilizzato, in cui non dobbiamo combattere tutti i giorni per un tozzo di pane o una scodella di riso.

I nostri figli e le nostre figlie possono studiare e possono giocare, senza essere costretti a lavorare in tenera età.

Abbiamo un tetto sulla testa, magari godiamo anche di una discreta salute.

Ma cosa succederebbe se le cose cambiassero? Se per disgrazia scopriste che voi o, peggio ancora, i vostri figli, soffrite di una qualche malattia?

Ecco, siccome sono fortunata ma sono anche consapevole che altri non lo sono altrettanto, nel limite del possibile cerco di orientare le mie scelte per dare un minimo aiuto a chi ne ha bisogno.

Anche un uovo di Pasqua può fare la differenza.

Quest'anno la nostra scelta è ricaduta sulle uova di cioccolato promosse dalla ANT.

Vengono vendute con regolare ricevuta nelle principali città italiane ad un costo abbordabile oppure le potete trovare sul sito.

La ANT è solo una della tante Onlus che in questo periodo sta utilizzando la vendita di uova di Pasqua o di colombe per raccogliere fondi.

Potete trovare anche la AIL, o Noi per Voioppure le uova della LILT.

E queste sono solo alcune delle tante.

Al costo di un uovo di Pasqua di una multinazionale o di una famosa azienda dolciaria, potete avere un dolce altrettanto buono e potete essere altrettanto buoni anche voi.

E se la cioccolata proprio non vi piace?

Potete sempre essere generosi e fare una donazione.

A questo proposito, conoscete già La casa di sabbia?

La solidarietà non ha mai fatto male a nessuno.

La ruota della fortuna gira e dall'oggi al domani potreste essere voi a desiderare che ci siano più soldi per la ricerca.

Madre Teresa aveva un detto:

"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno."

Non serve Natale o Pasqua per essere più buoni e non serve fare grandi gesti per esserlo.

Basta poco, a volte basta solo un uovo.

Che io abbia un debole per la pasta sfoglia è una cosa nota.

La pasta sfoglia è quella base che, anche se non semplice da preparare, da la possibilità di realizzare piatti appetitosi sia nella versione dolce che salata.

Era da un po' che la Ninfa mi chiedeva se poteva organizzare una merenda con qualche amica.

Siccome però lavoro e torno a casa per l'ora di cena, durante la settimana è impossibile organizzare queste cose.

Allora ho fatto una sorpresa alla mia pupa: una merenda con le sue amiche domenica pomeriggio.

Ho deciso di preparare qualcosa di dolce e qualcosa di salato, affidandomi a lei, la pasta sfoglia.

Come preparare la pasta sfoglia

La pasta sfoglia è una preparazione lunga ma anche soddisfacente.

Non è una cosa che preparo spesso, ma se ho tempo e l'estro giusto lo faccio volentieri.

Se volete provare anche voi, questa è la ricetta che seguo io.

Ingredienti per la preparazione della pasta sfoglia

Per preparare la pasta sfoglia, vi serviranno questi ingredienti:

  • 250 gr.di farina
  • 125 ml. di acqua fredda
  • 190 gr. di burro
  • 1 cucchiaino di sale

Procedimento per la preparazione della pasta sfoglia

Ora vi spiego come fare la pasta sfoglia.

Per prima cosa fate sciogliere 40 grammi di burro e lasciatelo raffreddare.

Una volta che sarà pronto, prendete una boule e versateci la farina.

Al centro formate una buca in cui verserete il burro fuso, l'acqua e il cucchiaino di sale.

Impastate bene, formate una palla, fateci una croce sopra con un coltello e mettete a riposare in frigorifero per mezz'ora.

Passato questo tempo, prendete il panetto e cominciamo a fare i "giri" della sfoglia.

Su un piano infarinato stendete la palla a forma di X utilizzando ciascuno degli spicchi formati dalla croce.

Al centro mettete i restanti 150 grammi di burro freddo di frigo. Sovrapponete i quattro lembi di pasta e chiudeteli bene.

Stendete il panetto con il matterello dandogli la forma di un rettangolo.

Piegate un terzo della sfoglia verso il centro e poi piegate sopra questo anche il terzo all'estremità opposta.

Fate riposare in frigo per trenta minuti.

Riprendete la sfoglia e stendetela con il matterello ruotandola di 90 gradi e poi sovrapponete i lembi come prima.

Riponetela di nuovo in frigo per 30 minuti.

Fate questo per sei volte (i famosi giri della sfoglia) ed infine avrete la vostra sfoglia pronta per essere utilizzata.

Meglio se la fate riposare ancora per un'oretta.

Girelle salate al prosciutto

Ora che la vostra sfoglia è pronta, possiamo fare le girelle salate al prosciutto.

Preriscaldate il forno a 200° gradi.

Prendete il panetto di pasta sfoglia e stendetelo in un rettangolo su cui riporrete le fette di prosciutto (un etto sarà sufficiente).

Arrotolate la pasta sfoglia dal lato più lungo e mettete il tutto a riposare ancora una ventina di minuti frigo.

Tagliate il rotolo a fettine dello spessore di circa un dito e fatele cuocere per venti minuti.

Sfornate, fate intiepidire e le vostre girelle sono pronte per essere gustate.

Io le ho servite su uno stecco, con un bel fiocchetto colorato.

Sapete qual è il bello di questa ricetta? Che per velocizzarla ulteriormente potete utilizzare un rotolo di pasta rettangolare già pronta.

Ed ecco qui le girelle di pasta sfoglia salate.

Potete sbizzarrirvi utilizzando affettati diversi o aggiungere anche della fettine di formaggio.

Vedrete che saranno un vero successo!

Con questa ricetta partecipo all'iniziativa "Le merende dei bambini" promossa da alcune blogger del gruppo Progetto Blog.

Se volete, ecco qui il link alle altre gustose ricette:

In Cucina con Sissi

Pasta and other stories

Nonnapaperina

biscotti di pasta frolla farciti di marmellata

Hashtagmamme

Provatele tutte e fatemi sapere cosa ne pensate!

 

Ci siamo, l'otto marzo è tornato e le mimose hanno invaso le  bacheche di Facebook, Instagram e Pinterest rubando per un giorno la scena ai tenerissimi gattini.

Donne che si scambiano gli auguri, uomini che si sono appuntati di farli a mamme, mogli e colleghe, venditori improvvisati di regali a tema ai bordi delle strade.

Stasera, assieme alla vecchia che verrà bruciata in occasione del giovedì grasso, esponenti del gentil sesso si riuniranno in congreghe per festeggiare con bagordi più o meno spinti il giorno a noi dedicato.

La festa della donna è un altro di quei temi (assieme all'allattamento e alla depilazione) che spacca a metà l'universo femminile.

C'è chi la celebra a tutti i costi e c'è chi invece preferisce non farlo.

Io sono contraria all'uso del termine "festeggiare".

A mio parere, più che di festeggiamenti si dovrebbe parlare di commemorazione.

L'otto di marzo è una giornata commemorativa in cui si ricordano tutte le tappe significative che hanno portato noi donne dove siamo adesso, dal punto di vista sociale, culturale ed economico.

Non credo che a nessuno sia mai venuto in mente di svilire la giornata della memoria andando in giro a gozzovigliare o a far baldoria.

Perché non dovrebbe essere lo stesso nella giornata dedicata a noi donne?

L'otto di marzo, la festa della donna, per me è un momento di riflessione anche personale: penso a chi sono, alla strada che ho fatto per essere quella che sono, a cosa sto facendo ora.

E sì, mi faccio anche i complimenti e mi do delle belle pacche sulla spalla: perché nonostante tutto e tutti, nonostante la situazione del mondo lavorativo che non è sicuramente a favore di chi è donna e mamma, io vado avanti con energia e determinazione.

E se posso studiare e crescere, se posso avere un'indipendenza economica, se posso decidere quando e come esibire la mia femminilità lo devo a tutte le donne che sono venute prima di me.

Perciò, nel giorno della festa della donna, il mio ringraziamento va a tutte quelle figure femminili che stanno lentamente scomparendo dal nostro orizzonte culturale per lasciare il posto a feste in discoteca, pornodivi o cene luculliane di dubbio gusto.

Spero che ovunque si trovino queste vere donne abbiano di meglio da fare che guardare giù altrimenti chissà come rabbrividiscono!

E per finire, voglio condividere qui la mia personale selezione di frasi celebri che mi aiutano ad auto motivarmi e a migliorarmi giorno per giorno:

  • "Una donna intelligente riesce a far di tutto" Christine de Pizan

 

  • "Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno" Madre Teresa di Calcutta

 

  • "La chiave per realizzare un sogno non è focalizzarsi sul successo ma sul significato e poi anche i piccoli passi e le piccole vittorie lungo il nostro percorso prenderanno un significato più  grande" Oprah Winfrey

 

  • "Non farti dare limiti artificiali che non siano veramente tuoi. E soprattutto non darteli tu stessa, ma se hai dei sogni e delle ambizioni prova a trovare una strada" Samantha Cristoforetti

 

  • "Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo" Malala Yousafzai

Se non conoscete queste donne, vi consiglio di documentarvi. Potreste davvero rimanere sorprese...

E ora facciamo un gioco: mi dite quali sono le vostre eroine preferite, le donne di ieri e di oggi che ammirate di più?

Buona festa della donna a tutte, grandi e piccine. La strada per arrivare alla parità e all'uguaglianza in ogni angolo del mondo è ancora lunga e faticosa, ma insieme forse ce la possiamo fare.

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La festa del papà si sta avvicinando e quindi è ora di cominciare a pensare a come rendere indimenticabile questa giornata dedicata proprio a lui, al caro papà.

Mi è sempre piaciuta la festa del papà, forse perché in primo luogo è sempre piaciuta al mio, di papà.

Pensate che conserva ancora alcuni dei lavoretti che ho fatto per lui quando andavo alla scuola materna, che allora si chiamava asilo.

Non dimentichiamo che il 19 marzo si festeggia anche San Giuseppe ed io avevo una nonna che si chiamava Giuseppina e che ci teneva da morire a questa ricorrenza.

Insomma, sempre grandi festeggiamenti.

Come festeggiare la festa del papà

Festeggiare la festa del papà significa dare importanza ad una figura che negli ultimi anni è stata un po' bistrattata.

Si parla spesso di padri che non sanno fare i padri, di figure paterne allo sbando che stanno imparando a reinventarsi, di papà che devono imparare a non essere autoritari ma autorevoli e così via.

Non voglio ora mettermi a parlare di quanto sia cambiato il ruolo del padre negli ultimi anni.

Come madre voglio che i miei figli costruiscano con il loro papà un rapporto sano e solido e che capiscano che pure lui è importante tanto quanto la mamma.

Perciò ci tengo a rendere indimenticabile la giornata della festa del papà.

Come? Bastano pochi gesti per rendere speciale questo momento.

Filastrocche e poesie per la festa del papà

Non c'è festività che non abbia una sua poesia o una sua filastrocca.

Quando ero piccola le maestre ci facevano imparare una filastrocca o una poesia che poi dovevamo recitare il giorno della festa del papà.

Mi ricordo che finito il pranzo si serviva il caffè con il dolce preparato per quell'occasione.

Dopodiché mia mamma mi esortava a fare la mia performance, spesso in piedi sulla sedia.

Mangiando qualche parola qua e là, declamavo i quattro versi che avevo imparato, sotto lo sguardo divertito e orgoglioso di mio papà.

Alla materna dove va mia figlia non fanno imparare le filastrocche, ma noi ci siamo organizzate lo stesso.

Questa è la filastrocca che abbiamo scelto assieme per la festa del papà:

" Che bello giocare insieme con le costruzioni, poi arriva la sera e guardiamo i cartoni.

Che bello disegnare con i pennarelli e comporre assieme i puzzle più belli.

La vera magia sta tutta qua: quando sei con noi, caro papà!"

Semplice e facile da far imparare ai bambini.

Ne potete trovare tantissime in rete, per esempio su www.filastrocche.it o www.maetramary.altervista.org

Lavoretti per la festa del papà

I lavoretti sono il mio tallone d'Achille. Sono davvero negata in quanto a manualità.

Ovviamente Ringhio e la Ninfa adorano fare i lavoretti di qualsiasi genere si tratti.

Quindi quando la Ninfa ha scelto di imparare la filastrocca ha imposto come altra condizione quella di fare qualcosa per la festa del papà.

Ovviamente non potevo negarglielo.

Ho dato un'occhiata al mio sito di riferimento www.homemademamma.com da cui lo scorso anno avevo tratto ispirazione per la tovaglietta e l'Ipap.

Internet è pieno di tutorial e spiegazioni su come realizzare lavoretti per la festa del papà da fare con i vostri bambini.

Ci sono pensieri carini, come il barattolo di vetro da riempire con frasi simpatiche e zuccherine da donare al papà, ci sono svariati bigliettini, uno più carino dell'altro, ci sono lavoretti con materiale di riciclo...

La nostra scelta è ricaduta su questo:

Uno dei lavoretti fai da te che potete trovare sul sito www.nostrofiglio.it

Sono delle simpatiche cravatte segnalibro e sul retro scriverò la filastrocca che reciteremo per la festa del papà.

Libri per la festa del papà

Nella nostra famiglia c'è il rito della favola della buona notte, a cui alterniamo la visione di qualche cartone animato o di qualche film per famiglie.

Dopo cena i bambini allestiscono un comodo e confortevole angolo lettura in perfetto stile hygge e tutti insieme ci sediamo per leggere i libri presi in prestito dalla biblioteca o ricevuti in regalo.

La Ninfa e Ringhio manco a farlo apposta sabato scorso sono tornati dalla biblioteca con sue libri proprio adatti a festeggiare la festa del papà che possono essere delle simpatiche idee regalo.

Due magnifici libri per la festa del papà

Il primo è "Io e il mio papà" di Crea Libri. Il protagonista è il piccolo Bamboo che vuole fare quello che fa il suo papà: si dedica al giardinaggio come fa lui, si appassiona alla lettura, vuole imparare da lui a pitturare...Il piccolo Panda e il suo papà si divertono un mondo assieme e spesso combinano anche dei bei pasticci!

Un libro carino che spiega con poche frasi e tante figure come il bambino apprende per imitazione dal papà.

Il secondo invece si intitola "Indovina quanto bene ti voglio". Anche qui i protagonisti sono papà leprotto e il suo figlioletto.

Prima di andare a dormire, il piccolo leprotto vuole dimostrare al padre quanto sia grande l'amore che prova per lui. Il papà dal canto suo riesce a batterlo sempre, perché inevitabilmente l'amore che un padre prova per il proprio figlio può essere solo smisurato, o "da qui fino alla luna e ritorno" per parafrasare il libro.

Un piccolo gioiello che insegna a parlare di sentimenti e di educazione emotiva, tutto dedicato all'amore.

Ricette per la festa del papà

Infine, noi che amiamo mangiare e pasticciare in cucina non potevamo non pensare di cucinare qualcosa per la festa del papà.

Lo scorso anno la Ninfa ed io in qualità di sua accompagnatrice avevamo partecipato ad un mini corso di pasticceriae uno degli incontri era stato dedicato alla realizzazione di una torta per la festa del papà.

Per i più tradizionalisti ci sono le intramontabili zeppole di San Giuseppe ma potete anche fare una torta o magari qualcosa di salato.

Quest'anno in realtà non abbiamo ancora deciso cosa cucinare: la Ninfa vorrebbe preparare dei biscotti da decorare per cui se avete delle ricette non esitate a lasciarmele nei commenti.

Voi come festeggerete la festa del papà?

Qualunque sia il modo che sceglierete, non dimenticatevi mai che

Ogni uomo può essere padre.

Ci vuole una persona speciale per essere un papà"

E ricordatevi sempre che un "ti voglio bene, papà!" detto col cuore vale più di mille regali.

Buona festa del papà!

 

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Scena 1: interno di un appartamento, luci soffuse, atmosfera ovattata tipica di un rilassato dopo cena

Personaggi: mamma, papà, figlio e figlia

Priscilla ha appena finito di riordinare con l'aiuto del marito e si appresta a continuare la lettura di un libro che giace da settimane a prendere polvere sulla libreria.

Non appena si siede, quasi come ad un segnale prestabilito, irrompono sulla scena Ringhio e la Ninfa.

Ringhio: "E' mio!" sbraita con il suo vocione profondo.

La Ninfa  ribatte con tono aggressivo e cantilenante: "Ma ce l'avevo prima io!" stringendosi al petto il libro delle filastrocche.

Compagno Fedele alza lo sguardo dal tablet, allunga una mano e toglie il libro alla figlia.

Poi perentorio ordina: "Dai tesoro, lascialo a lui che è più piccolo!"  E fa il gesto di porgerlo al bambino.

A queste parole Priscilla si alza spinta da un intimo moto di solidarietà verso la figlia maggiore.

"Giammai!" strilla iraconda "L'età non mi pare un valido motivo affinché tuo figlio ottenga tutto ciò che vuole"

Con cipiglio fiero e occhi dardeggianti, si guarda attorno: sei occhi la osservano, tre bocche aperte aspettano il seguito, in trepidante attesa.

"Mi è sempre stato sulle scatole quando ero bambina che mi dicessero che dovevo cedere i miei giocattoli a mio fratello perché lui era più piccolo di me"

Cf guarda la compagna, con un sorrisetto di superiorità.

"Mi era sembrato di capire che in questa casa non ci fosse tuo o mio, ma che tutto fosse di tutti perché in famiglia bisogna condividere e collaborare"

Priscilla si sente punta sul vivo. Con tono ispirato, prosegue la sua arringa:

"Infatti è così. Ma condividere i giochi significa che sia Ringhio che la Ninfa possono utilizzarli indifferentemente fregandosene di tutte quelle antiche concezioni sessiste su bambole e macchinine.

Ma non vuol dire che se uno sta usando un gioco l'altro lo debba ottenere perché è più piccolo altrimenti comincia a fare i capricci e addio quiete serale. Che razza di insegnamento è?"

I bimbi osservano la scena, in religioso silenzio. Anche se non capiscono tutto, sanno che tra la mamma e il papà è in atto un braccio di ferro e dalla vittoria di uno dei due dipenderà anche la loro sorte.

A questo punto, Compagno Fedele fa la parte di Pilato.

"Ok, se non vuoi il mio aiuto allora risolvi la faccenda a modo tuo"

E torna a guardare il tablet.

L'indomita Priscilla non si lascia scoraggiare.

"E' no bello mio! I figli sono anche tuoi, mica li ho fatti da sola, per cui visto che dici sempre che ti escludo e che prendo sempre le decisioni da sola ora la questione si risolve assieme.

Dai, non dirmi che non ti veniva il nervoso quando da piccolo ti obbligavano a condividere i tuoi giochi con gli altri"

Compagno Fedele bofonchia: "Dimentichi che sono figlio unico e che da piccolo ero pure un bambino asociale. Un verme solitario aveva più amici di me. Non ho mai condiviso niente, io!"

"E si vede!" sbotta Priscilla, sempre più agguerrita.

"Guarda che la nuova tendenza educativa del momento dissuade gli adulti dall'obbligare i bambini a condividere o cedere il gioco che stanno usando.

Così facendo il messaggio che passa al bambino che sta usando il gioco è pressapoco questo: "non ritengo quello che stai facendo qualcosa di importante tanto quello che potrebbe fare l'altro bambino".

In questo modo non si fa altro che scatenare inutili e insane competizioni tra fratelli, che poi da grandi si odieranno."

Priscilla prende fiato e poi continua: "Guarda che lo spiega benissimo anche la Laura, eh!"

"Che Laura?" chiede  il padre, interdetto. Nella sua mente sta passando in rassegna le amiche e conoscenti in comune, ma non riesce a capire chi è, sta fantomatica Laura.

"Ma come chi?" squittisce Priscilla "Ma la Laura Markham, la psicologa e psicoterapeuta americana, quella che ha scritto un sacco di manuali sull'educazione dei bambini. Ecco, guarda qui"

Così dicendo mostra trionfante al compagno il libro che si apprestava a proseguire, intitolato "Peaceful parent, happy kids".

"E' davvero interessante e spiega molto bene perché non si deve obbligare i bambini a condividere i giochi"

"Ah davvero? E la Laura ti spiega anche come fare per farli smettere di litigare?"

"Certo, suggerisce di incoraggiare dei turni di gioco autoregolati"

"Cioè?" domanda CF, spazientito.

"Semplicemente si spiega a chi vuole il gioco che deve aspettare il proprio turno: quando il pupo che sta usando il giocattolo passa ad altro, allora può usarlo"

"Beh, dai, occorreva la Laura per dirlo! Ci arrivavo anche io. Intanto però quello che lo vuole pianta giù un casino della Madonna e altro che calma e pace"

"Intanto" continua Priscilla con tono saccente "si propone al pupo qualcosa di alternativo, così l'attesa non diventa pesante"

"Certo, ce lo vedo proprio Ringhio che si fa sviare così facilmente. Se si fissa si fissa e non lo schiodi più" ribatte il padre

Priscilla medita un attimo.

"Allora proponiamo al pupo di fare un baratto: un gioco in cambio di un altro, in questo caso un libro in cambio di questo" E indica il libro delle filastrocche che giace, dimenticato e solitario, sul bracciolo del divano.

CF la osserva con aria scettica.

"Sicuro, ma se quei due sono capaci di litigare anche quando  hanno due giochi uguali! Ma dai, come se non li conoscessi anche tu i tuoi figli!"

La povera Priscilla è senza parole.

"Ma guarda che non è un atteggiamento tipico dei nostri figli. Sono così tutti i bambini: Ringhio ha tre anni, è nella fase dell'egocentrismo, per cui tutto è suo sempre e comunque.

La Ninfa dall'alto dei suoi cinque anni che sia un po' gelosa ci sta, del resto se continuate a penalizzarla perché è più grande è ovvio che diventi ancora più acida nei confronti del fratellino."

A questo punto i due litiganti si accorgono che qualcosa non va: i bambini non si sentono più.

"Ma dove sono finiti adesso?"

"C'è troppo silenzio, vado a controllare" CF si alza dal divano e si precipita in cameretta.

Scena due: interno, nella cameretta dei bambini.

Personaggi: gli stessi di prima

Il padre si affaccia sulla porta con aria apprensiva. Dopo un istante di silenzio, chiama la compagna.

"Vieni a vedere"

Priscilla si avvicina alla porta per osservare.

All'interno della stanza, Ringhio e la Ninfa stanno giocando assieme. Hanno montato le rotaie del trenino e ora stanno costruendo con le lego una fattoria vicino ai binari.

"Ma cosa fate qui?" chiede Priscilla, stupita.

"Ci siamo stancati di aspettare che voi decidevate chi doveva usare il libro. Così siamo venuti qui e abbiamo cambiato gioco."

I genitori si guardano e scoppiano a ridere, sollevati.

Il battibecco è finito, la pace e l'ordine sono stati ripristinati.

Scuotendo la testa, i genitori tornano in soggiorno.

A volte è proprio vero: se si lascia fare a loro, i bambini in qualche modo trovano sempre una soluzione.