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imagesC'è una cosa più bella del giorno di Natale. Impossibile, direte voi! Invece è proprio così: è la notte tra il 12 e il 13 dicembre, la notte di Santa Lucia.

La Santa siracusana è attesissima dai bambini della nostra zona (e pure da me, perché mia mamma mi fa ancora il regalo!).

La storia  di S. Lucia, portatrice di luce e protettrice di tutto quello che concerne gli occhi, passa con il suo carretto carico di giochi e dolci che consegna con l'aiuto del fedele cocchiere Castaldo a tutti i bambini buoni.

In cambio, ogni famiglia prepara una tazza di caffè per la Santa (che altrimenti poverina s'addormenta tra una consegna e l'altra), carote e fieno per l'asinello e latte e biscotti o un tozzo di pane per il buon Castaldo.

I bambini sanno bene che S.Lucia passa la sera del 12 dicembre in processione accompagnata dal tintinnio del campanellino d'argento.

E sanno pure che la notte non devono uscire dai loro lettini, perché la S.Lucia si spaventa e getta cenere negli occhi dei malcapitati (cosa non si dice per non farsi sorprendere a lasciare i doni).

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Come per Babbo Natale, anche la Santa viene informata direttamente dai pupi su cosa vogliono ricevere. Ogni paesello ha una bella buca per le lettere a lei dedicata.

Io da stasera ho introdotto una nuova fiaba della buonanotte da raccontare ai pargoli: quella dell'asinello di Santa Lucia.

Perché se non ci fosse lui i doni non verrebbero consegnati, un po' come se mancassero le renne alla slitta di Babbo Natale.

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L'ASINELLO DI SANTA LUCIA

" Quando Santa Lucia arrivò in cielo vide che era un posto davvero molto bello, con prati verdi e punteggiati di fiori. Santa Lucia venne accolta molto bene dagli altri Santi. Quello che le piaceva più di tutti era San Pietro, che con le sue rughe e la sua barba bianca sembrava un nonno buono e gentile.

 Lucia trascorreva le sue giornate passeggiando sulle nuvolette. Ma man mano che il tempo passava cominciò a diventare triste e malinconica. San Pietro se ne accorse e, preoccupato, le chiese quale fosse il problema.

"Sono preoccupata per i bambini che ho lasciato sulla Terra, soprattutto per quelli più poveri e bisognosi".

Il vecchio San Pietro allora le diede una piccola chiave d'oro e le disse: "Con questa chiave puoi aprire una porticina per vedere come stanno i bambini sulla Terra".

Lucia e il suo amico guardarono e quello che videro fece diventare la Santa ancora più triste. Sulla terra infatti i bimbi più poveri non avevano cibo, coperte per scaldarsi, giocattoli per giocare. 

San Pietro, vedendo che la povera Lucia piangeva disperata, le diede un'altra chiave.

"Questa chiave apre una porta nello spazio", spiegò 

La piccola santa guardò e vide giochi, dolci e morbide coperte che volteggiavano tra le stelle.

"Queste sono le cose che i bambini ricchi e viziati non vogliono più e che si sono dimenticati di avere. Se vuoi, puoi prenderle tutte e andare stanotte a consegnarle ai bambini poveri"

Gli occhi di Lucia tornarono a sorridere e la ragazza subito cominciò a raccogliere balocchi, dolcetti e coperte.

Il buon Pietro vide che il lavoro era tanto e andò a chiamare Castaldo, un giovane e robusto ragazzo, per aiutare la piccola Lucia. I due insieme misero tutti i doni su un bel carretto di legno. 

"Sono pronta a partire" esclamò Santa Lucia.

"Ma chi tirerà il carro?" chiese pratico Castaldo.

San Pietro assieme ai due compagni cominciò a cercare qualcuno disposto a tirare il carretto.

"Gatto, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono piccolo e non posso tirare il carretto. Chiedete al cane."

"Cane, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono il migliore amico dell'uomo e il mio compito è stare accanto a lui. Chiedete al bue"

"Bue, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono lento e non riusciremmo mai a consegnare tutti i regali in una sola notte. Chiedete al cavallo"

"Cavallo, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma il carro per me è troppo pesante e non riuscirei mai a trainarlo"

Sconsolata, Santa Lucia cominciò a piangere. Ma proprio in quel momento si sentì un "Hi-ho, hi-ho, hi-ho".

San Pietro, Lucia e Castaldo si girarono e videro un bell'asinello.

"Vengo io con voi a consegnare i regali ai bambini! Sono abbastanza forte da trainare il carretto e abbastanza veloce da fare il giro in una sola notte".

Lucia cominciò a saltellare per la gioia e abbracciò l'asinello.

Fu così che, da quella notte, Santa Lucia, Castaldo e il fido asinello tutti gli anni passano a portare giocattoli e dolcetti ai bambini buoni".

E voi, avete favole tradizionali legate a questo periodo dell'anno?

Sono curiosa di conoscerle!

 

 

Ai miei bambini piace tantissimo disegnare. La Ninfa lo fa con grande serietà e convinzione. Ringhio invece lo fa per imitazione (della serie, se non vedo gli altri che lo fanno a me non viene manco in mente).

Pennarelli e bambini, si sa, non sono un connubio felice. Quindi, su consiglio di chi è mamma da più tempo di me, ci siamo equipaggiati di pennarelli lavabili di varie marche e grandezze, mentre per andare in giro abbiamo optato per le classiche matite colorate. Ho preferito per ora bandire i gessi perché ho paura che Ringhio se li ingoi.

Un discorso a parte meritano i gessetti a cera. Lo scorso anno infatti un'amica senza bambini ne regalò una bella scatola alla pupa. Ringraziammo sentitamente e li mettemmo da parte per i tempi futuri.

Non so ancora come abbia fatto, ma la Ninfa un paio di giorni dopo riuscì a mettere le sue manine sulla scatola e, approfittando di un momento di assenza genitoriale (era con la nonna di turno mentre noi eravamo via a fare una visita con Ringhio), li usò per colorare. Il suo estro creativo non risparmiò le federe bianche dei cuscini.

Al momento di andare a dormire, CF mi fece i complimenti: "Belli questi cuscini tutti colorati, sono molto allegri". 

Da quel momento i gessetti a cera sono stati banditi dalle mura domestiche.

In un'epoca non meglio definita, la pupa usò il gatto di casa (più bianco che nero) come lavagna. Lui (povero!) si lascia fare tutto, ma avere un gatto con il pelo a macchie verdi e viola non è il massimo. Soprattutto quando poi lo devi lavare e asciugare.

In queste ultime settimane, volendo imitare delle compagne d'asilo che si pitturano le unghie, la Ninfa si impiastriccia tutte le dita. Non contenta di ciò, ieri sera si è presentata a casa con le labbra tutte blu. Faceva davvero impressione, è un'idea da tenere in considerazione per Halloween.

Per fortuna i pennarelli sono lavabili e quindi basta un pò di sapone e acqua tiepida e tutto (o quasi) scompare.

Ieri, intanto che la bimba disegnava un bel mare con i pesciolini ma senza barche accanto a suo fratello, mi sono persa in una conversazione nonnesca, di quelle lunghe senza capo nè coda.

Complice la stanchezza, non mi sono resa conto che Ringhio era in silenzio già da un pò. Mi sono girata e lui era lì, piccolo Diego Rivera, a colorare la parete crema del soggiorno. 

"Noooooooo, che cos'hai fatto!?". L'urlo belluino è uscito spontaneo dalla mia gola.

Acchiappo il monello, lo sgrido senza troppa convinzione e valuto il danno. Massì, mi dico, tanto sono lavabili. Lavabili un bel paio di palle!

Mi armo di spugnetta e acqua e tento di toglierli. Sfrego, sfrego, sfrego ma niente. I colori sbiadiscono ma permangono.

Provo con uno straccetto e una miscela fatta con acqua, bicarbonato e aceto. L'acqua santa avrebbe fatto di più.

Scoraggiata, ricorro alla chimica: riesumo una vecchia spugnetta magica, prodotto miracoloso. Nulla da fare. Il disegno del mio famigerato quasi duenne spicca ancora sul muro.

Pazienza, c'ho provato, mi toccherà dipingere l'intera parete di nuovo.

La Ninfa non ha mai preso in considerazione l'idea di usare i muri per disegnare. Perché lui sì?

E' proprio vero che i figli non sono mai uguali l'uno all'altro.

Anche a voi sono capitate disavventure simili? Come le avete risolte?

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Ebbene sì, lo ammetto, faccio parte di quelle inguaribili romantiche che aspettano con ansia il Natale. Natale per me è sempre stato sinonimo di magia, fin da quando ero piccola.

Di questo periodo amo praticamente tutto: i calendari dell'Avvento, le decorazioni, i bigliettini, le luminarie, gli alberi, i presepi...

Non parliamo del lato eno-gastronomico: panettoni, pandori, panforte, zelten (solo per citare alcuni dei dolci).

La corsa ai regali, la famigerata spesa per il cenone o il pranzo di Natale (ecco, questa un pò meno), l'odore delle caldarroste e del vin brulé nelle fredde serate invernali, le campane che suonano a festa.

Mi piace ancora di più ora che ho dei bambini e posso contribuire a rendere speciale questo momento proprio come la mia famiglia ha fatto per me, quasi come se fosse un passaggio del testimone.

Quest'anno abbiamo deciso di introdurre il calendario dell'Avvento perché la Ninfa comincia a familiarizzare con i giorni della settimana.

Avrei tanto voluto farne uno con lei, ma per diversi fattori concomitanti (se mi fossi impegnata ce l'avrei anche fatta, ma non starò qui a colpevolizzarmi per questo) abbiamo optato per quelli così carini e già pronti con i cioccolatini dentro ( per lei questo è stato l'elemento decisivo).

Per par condicio ovviamente ne abbiamo regalato uno anche a Ringhio. Mi fa tanta tenerezza la Ninfa quando tenta di spiegare al suo vorace fratellino che bisogna mangiare solo un cioccolatino al giorno...

Siamo passati poi alle decorazioni. Avete già capito che sono una a cui piace decorare la casa con candele, ninnoli e oggetti vari rappresentanti Babbi Natale, folletti, renne, angioletti e chi più ne ha più ne metta.

Consapevole che bambini piccoli e oggetti fragili non vanno particolarmente d'accordo, ho seguito lo stesso stile dello scorso anno: ho tirato fuori dalle scatole solo quattro oggetti (ovviamente diversi rispetto a quelli dell'anno precedente) da mettere in quei (pochi) posti dove i bambini non riescono ancora ad arrivare.

Dopodiché abbiamo appeso una bella ghirlanda fuori dalla porta d'ingresso (questa sì fatta a mano dalla nonna) e un pupazzo a forma di renna che ci accompagna da tempi immemorabili.

Infine abbiamo fatto l'albero in soggiorno. Il nostro abete è artificiale, piccolo e bianco. L'abbiamo comperato io e CF circa otto anni fa, quando ci siamo trasferiti a vivere nelle nostra attuale casetta. Per noi quindi ha un valore anche sentimentale.

Di solito lo appoggiamo sopra un tavolino di cristallo e sotto ci infiliamo i regali. Ma tra gatti e pupi stavolta ci è sembrato più sicuro farlo a terra.

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L'unica pecca è rappresentata dalle decorazioni: sono quasi tutte in vetro, gesso o porcellana. Risalgono anche queste all'epoca ante-figli, anzi, quelle in gesso le usavo io per addobbare l'albero quando ero piccola (avevamo anche quelle belle statuine del presepio in gesso. Ogni anno le schiere di pastori in adorazione di Gesù subivano delle perdite: si passava da arti mancanti a decapitazioni vere e proprie. Alla fine è rimasto intatto solo il bimbo con il bue).

Quest'estate durante un week-end ad Andalo ho comperato due decorazioni da fare appendere alla Ninfa e a Ringhio (mi sono svenata, le fanno pagare un occhio della testa, ma dovevo pur comprare qualcosa, no?).

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Ho voluto rischiare: le ho usate ugualmente. Vediamo quante ne arrivano all'Epifania!

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Per quanto riguarda il presepio, nè io nè CF siamo particolarmente religiosi. Apprezzo il lato folkloristico della Messa di Natale e del Presepio Vivente. Inoltre sarebbe abbastanza disagevole costruire un presepio in casa nostra per mancanza di spazio. Ma abbiamo un mini mini presepio in una bella palla di vetro soffiato e un altro di legno che sta con noi dai tempi delle elementari.

Ora abbiamo la casa pronta ed è tempo di pensare ai regali. Lo spirito natalizio non è solo nell'atmosfera ma è anche a livello interiore. Cerco sempre di spiegare ai miei pupi che Natale vuol dire donare anche e soprattutto a chi ne ha bisogno. Noi stiamo ancora valutando ma abbiamo visto in Internet tante belle iniziative.

Il sito internet www.valnerinaonline.it elenca una serie di contatti ai quali potersi rivolgere direttamente per l’acquisto di prodotti made in Umbria e confezionare così dei cesti di Natale solidali.

Se cliccate  regaliperunsogno.it accedete al sito Actionaid con tante iniziative solidali per aiutare i bambini disagiati: dalla capretta al kit nascita o scuola.

Potete essere solidali anche in altri modi: da noi per esempio lo scorso anno è stata fatta una raccolta di giocattoli usati ma in buono stato da donare ai reparti di oncologia pediatrica distribuiti da volontari travestiti da Babbo Natale e da folletti.

E voi come vivete il Natale? Siete tra quelli di "ci tocca per forza" o cominciate a fare il conto alla rovescia a partire da Novembre?

 

La Ninfa ha scoperto relativamente tardi la televisione. No, non complimentatevi con me, non è il caso, non sono una di quelle mamme che "la televisione per me potrebbe anche non esistere". O meglio, la televisione è una grande risorsa se gestita nel modo corretto.

In breve: io c'ho tentato di propinare qualche programma educativo (ma anche no) a mia figlia, di mollarla davanti allo schermo giusto il tempo per andare in bagno, ma lei niente, non ha mai subito il fascino della scatola magica.

Questo fino allo scorso anno, con la scoperta della oramai nota serie TV "Mascha e l'orso". Ma bene, mi sono detta, forse riesco a fare qualcosa senza essere pedinata e sorvegliata a vista. Già immaginavo lei piazzata sul divano con Ringhio e col padre che, volente o nolente (sotto pesanti minacce), si trastullava guardando i classici della Disney.

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Grosso grossissimo errore: la mia piccola bambina, così femminile nelle posture, nelle abitudini e negli atteggiamenti odia le principesse! Le piace giocare con bambole dai vestiti principeschi, adora travestirsi da principessa o da fatina ma detesta Belle, Ariel o Cenerentola. Proprio non ce la fa a guardare questi film d'animazione per più di venti minuti consecutivi.

Abbiamo scoperto che la Ninfa ha una propensione per quei cartoni animati e film i cui protagonisti sono draghi o mostri. CF non ci poteva credere: ho visto i suoi occhi illuminarsi. Con un plateale sospiro di sollievo ha subito fatto vedere alla pupa Shreck e da lì non ci siamo più fermati.

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Quindi, nell'ordine: tutta la serie dell'orco verde (i suoi preferiti sono l'uno e il tre), tutta la serie di Kung Fu Panda, tutta l'Era Glaciale, Hotel Transilvania 1 e 2 e DragonTrailer 1 e 2.

CF ha tentato con la  "Cars" ma senza successo. Un paio di mesi fa complice un'amichetta la Ninfa ha visto per la prima volta "Frozen". Che dire? Amore a prima vista con crollo dei castelli in aria del papà. Ma è stata la defaiance di un momento.La Ninfa più che il film adora il merchandising: bambole, libri, pigiama...

Il mese scorso avevo voglia di guardare "Jurassic Park- Il mondo perduto". I bimbi dormivano già per cui via libera. Dopo una mezz'oretta, la pargola si sveglia e ci raggiunge sul divano. L'ho tenuta con noi nella speranza che si riaddormentasse. Indovinate un pò? S'è vista tutto il film con un interesse quasi comico. Come suo solito, non stava zitta un attimo:

"Perchè scappano?"

"Perchè il dinosauro li insegue."

"Perchè?"

"Perchè vuole mangiarli. Ma solo nella televisione, nella realtà il dinosauro non c'è"

"Si, mamma, lo so, è per finta".

Non inorridite, per favore, vi assicuro che non ha subito traumi di sorta, anzi.

Dal mese scorso quindi nella hit parade della Ninfa sono entrati anche tutti e quattro i film di Jurassik Park. 

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Ora, se ho bisogno di fare delle cose le accendo la tv e le dico:

"Amore, guarda che tra poco arrivano i dinosauri!"

Sì, sono subdola e ingannatrice, ma almeno così la pipì riesco a farla in pace!

Uno di questi giorni provo con la saga de "Il signore degli anelli"...

Se volete, ditemi quali sono i programmi che amano i vostri figli. E quali stratagemmi utilizzate per andare in bagno in santa pace.

 

 

L'altro sera stavo finendo di sistemare la casa.

"E guardo il mondo da un'oblò mi annoio un po'" canticchio a mezza voce.

La Ninfa è stesa sul divano. A gambe in su, si contempla le punte dei piedi. Assorta, molto assorta.

"Mamma, cosa vuol dire annoio?"

Mi fermo con il panno in mano.

"Bhè..." Scusate, ma come si spiega la noia ai bambini?

Attimo di riflessione. Noia nella nostra cultura è una parola negativa. Essere annoiati è brutto. Ma la noia spesso e volentieri è la scintilla che ci fa fare qualcosa, ci fa creare e inventare. Quindi tanto brutta non è.

Appoggio il peso da una gamba all'altra. La Ninfa mi guarda con gli occhioni sgranati. Per me ci gode, la monella, ad avermi messo in difficoltà. Mi sento sotto pressione.

"Dunque, amore, annoiarsi vuol dire che in quel momento tu non sai bene cosa vuoi fare, non sai se vuoi giocare, disegnare, mangiare, giocare col didò...E te ne stai lì a pensare"

"Ahhhh"- esclama "Allora posso stare qui e annoiarmi ancora un po', mamma? Intanto tu finisci i mestieri e io decido cosa fare dopo". Mica scema, la bambina. Mi complimento con me stessa.

Torno a spolverare e intanto rifletto. Mi ricordo che da piccola non mi sono mai annoiata. O meglio, probabilmente mi sarò anche sentita così, ma il sentimento di sconforto, di abbattimento in realtà mi viene in mente solo legato ad una me stessa più grande.

Da piccoli, escluse le ore passate alla scuola dell'infanzia, non si ha molto da fare. Anzi, non è vero, noi non avevamo molto da fare. La maggior parte dei bambini di oggi ha una settimana ricca di impegni.

Oltre alle ore passate a scuola, in media un bambino di sei anni segue almeno un'attività extra scolastica che lo tiene impegnato per un'ora minimo due pomeriggi a settimana. Se è un'attività sportiva, probabilmente sarà impegnato anche il sabato o la domenica. Nulla di male, ci mancherebbe, lo sport fa bene al corpo e alla mente.

Spesso però i genitori si dimenticano che i bambini, sono, appunto, bambini. Li sovraccaricano di attività: musica, sport, disegno...Quando sono a casa i piccoli sono sempre iper -stimolati, anche quando sembra che non stiano facendo niente: televisione, radio, consolle, videogiochi...Il risultato è che vivono seguendo gli stessi ritmi incalzanti di un adulto. E se vivere così causa stress a noi, che siamo grandi, figuriamoci a loro!

Mamme e papà lo fanno in buona fede: stimolano i figli per fare in modo che facciano molte esperienze. In questo modo saranno più preparati ad affrontare quello che la vita gli offrirà. Non perderanno le occasioni e diventeranno.....(mettete voi a vostra scelta: medico, astronauta, scrittore, calciatore, velina...). Torniamo sempre al discorso che noi genitori siamo competitivi  e abbiamo infinite aspettative nei confronti della nostra prole. E pecchiamo per eccesso di zelo. D'altro canto, si sa, le vie che conducono all'inferno sono lastricate di buone intenzioni!

Proviamo a sostituire la parola "noia" con la parola "ozio". Alzi la mano a chi di noi, soprattutto mamme, non fa piacere oziare di tanto in tanto. Quindi perché non dovrebbe essere così anche per i bambini?

Quando siamo lì polleggiate in pieno relax, pensiamo. Ci guardiamo dentro, osserviamo il mondo, ci ricarichiamo e magari ci vengono anche delle belle idee (non solo cosa fare per pranzo, spero!).

I bambini, negli ormai rari momenti in cui sono liberi di sperimentare la noia, diventano creativi. Non sto dicendo che di colpo ci troviamo di fronte a novelli Picasso o Marconi in erba, ma un bambino strutturerà il suo tempo facendo ciò che in quel momento gli piace. Potrà giocare, sfogliare un libro, ballare, ma anche guardare le gocce di pioggia sul vetro di una finestra o contare i fili d'erba.

In questo modo le sue celluline grige verranno stimolate e le sinapsi si creeranno da sole. Un bambino interiorizza e impara dalle esperienze che fa e quelle che gli rimangono di più sono quelle che fa da solo, senza imposizioni.

Adesso non fate le furbette, però. Non ho detto che dovete abbandonare i vostri figli a loro stessi.

Per prima cosa i bimbi hanno bisogno di sentirsi rassicurati sul fatto che se hanno bisogno noi siamo lì pronti a intervenire e a proporre loro attività magari da fare assieme.

Inoltre dobbiamo fornire  un contesto e un ambiente ideale a far nascere in loro lo stimolo creativo: materiali e spazi a misura di bambino, senza eccedere con giochi, giocattoli e affini.

Per cui, care mamme e cari papà, basta ottimizzare la giornata dei vostri figli, basta sovraccaricarli con impegni che manco un manager, basta renderli competitivi fin da piccoli. Hanno tutta la vita davanti!

E anche voi, presi dal lavoro, smettetela di correre come trottole per portare i figli da un corso all'altro. Rilassatevi, sedetevi e guardatevi le punte dei piedi!

Oggi è il 25 Novembre, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

A me dà fastidio. A me dà fastidio il fatto che ogni giorno sia la giornata mondiale di qualcosa. Perché quando poi ci sono argomenti importanti, come questo, non risaltano più, in mezzo a 'ste giornate mondiali.

Mi dà fastidio che possa esistere un giorno specifico dedicato alla violenza contro le donne. Si fa di tutto per eliminare le distinzioni di genere e poi ci si casca anche su queste tematiche così importanti. Qualcuno di voi sa anche gli uomini sono vittime di violenza da parte delle donne? Sicuramente la percentuale non sarà così alta come per le femmine, ma ci sono e nessuno ne parla.

Per par condicio allora dovevano chiamarla GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA su ogni essere vivente, donna, uomo, bambino o animale che sia.

La cultura cambia, almeno da noi, cambia lentamente ma inesorabilmente. Noi genitori di ultima generazione proclamiamo davanti ai nostri figli che una donna è libera di diventare tutto quello che vuole così come lo è un uomo. Mostriamo con il buon esempio che mamma e papà (o meglio che entrambi i genitori) possono lavorare e seguire la casa. Mamma lavora, papà anche. Mamma cucina, papà pure. Papà stira, mamma idem (no, lo ammetto, nel mio caso solo papà).

Madre e padre (ma leggete pure genitore 1 e genitore 2) possono occuparsi altrettanto bene delle stesse cose, seppur con approcci differenti, proprio in virtù del fatto che siamo persone diverse. Il rapporto che posso avere io con i miei figli è sicuramente diverso da quello che ha CF quando è con loro, ma va altrettanto bene.

Alla domanda: "La mamma è diversa dal papà?" la Ninfa una volta ha detto: "Sì, perché la mamma è una femmina e il papà un maschio." Approfondendo la questione, questa è stata l'unica differenza rilevata. CF può e di fatto fa (seppur magari con risultati discutibili) le stesse cose della mamma.

Quindi il messaggio che abbiamo trasmesso ai nostri figli è che il papà è un mammo? Non credo proprio. Abbiamo solo messo davanti ai loro occhi il fatto che entrambi i genitori si occupano dei loro bambini, della casa, della famiglia e del lavoro.

Stiamo dando a Ringhio e a Ninfa la miglior dimostrazione possibile che bambini e bambine sono uguali: possono giocare tutti e due con le bambole, con la cucina, con le macchinine, con le lego. Allo stesso modo hanno entrambi dei piccoli compiti da svolgere: apparecchiare, sparecchiare, riordinare, spolverare. Aiutano con la spesa e cucinano volentieri.

Vengono sgridati allo stesso modo: se Ringhio picchia la Ninfa o un altro bambino, sia maschio o femmina, viene mandato in castigo. Non ho mai detto a Ringhio "le femmine non si toccano nemmeno con un fiore", ma ho sempre detto: "Non si deve picchiare e basta!" ad entrambi i miei figli. "Avete mai visto il papà che picchia la mamma o la mamma che picchia il papà?"

Cambiare il mondo significa cambiare la mentalità della prossima generazione. Vuol dire impegnarsi a fondo per spiegare ai bambini che anche i maschi possono piangere se sono tristi o emozionati, che anche le bambine possono giocare a calcio o a rugby se ne hanno voglia, che la forza fisica nella vita non è tutto ed essere forte non dà il diritto di essere prepotenti. La forza vera di una persona non risiede nei muscoli, ma viene da dentro. Le femmine per conformazione fisica sono più deboli fisicamente rispetto ai maschi ma questo non dà loro il diritto di maltrattarle.

Con costanza dobbiamo lavorare per scardinare quelle gabbie mentali che, ahimè, ci tengono ancora prigionieri, che vedono il maschio libero di fare quello che vuole dopo le ore lavorative e la femmina regina della casa anche se lavora, il maschio "che non deve chiedere mai", la femmina "con un fisico da urlo" ma che deve mimetizzare la propria intelligenza.

Usciamo da questi stereotipi, spieghiamo ai nostri bambini che nessuno è inferiore ad un altro e che nessuno ha il diritto di farci sentire inferiori. La violenza non è solo quella fisica, ma è anche quella psicologica.

Solo educando i nostri bambini al rispetto verso se stessi e verso ogni essere vivente potremo attuare un vero cambiamento. Non stanchiamoci mai di dire loro che la violenza è una cosa sbagliata, da qualunque parte provenga. Le percosse non sono dei forti, sono dei deboli, dei perdenti, di coloro che non hanno altro modo per fronteggiare la situazione.

Rendiamo consapevoli i bambini che la cattiveria purtroppo esiste, ma che non siamo costretti a subirla. Fin da piccoli, spieghiamo loro che in caso capitasse di essere oggetto di bullismo ne devono parlare subito. In questo modo non avremo giovani donne o uomini convinti che il partner dimostri il proprio amore a suon di pugni e schiaffoni come se fosse la cosa più naturale del mondo, perché è sempre stato così dalla notte dei tempi.

Rendiamo i nostri bambini liberi di essere ciò che vogliono essere, liberi di amare chiunque vogliono amare, ma soprattutto liberi di capire che la cosa più importante è l'amore verso se stessi.

 Ama il prossimo tuo come te stesso.