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Il Natale è alle porte e la corsa ai regali si fa sempre più pressante.

Mi capita spesso di sentire qua e là stralci di conversazioni su cosa regalare ai bambini.

"Prendiamo questo o quest'altro?"

"Mah, non saprei proprio. Alla fine poi tanto hanno già tutto"

Ecco, questa frase mi destabilizza parecchio.

E' vero, i nostri figli hanno tutto il necessario per vivere bene: cibo, vestiti, un tetto sopra la testa...

E' altrettanto vero che sempre più spesso li subissiamo di beni materiali come se non ci fosse un domani.

Non mi voglio addentrare sui millemila motivi che portano a questo risultato o ai milioni di conseguenze che tale accumulo di beni materiali può provocare sui bambini.

Volevo solo rispondere a chi dice che oramai i bambini hanno tutto.

In realtà quello che a loro manca è vivere le cose, fare esperienze, passare del tempo accanto ai genitori o alle persone a cui vogliono bene.

E allora perché invece che comperare il solito trenino o la solita bambola non puntiamo su qualcosa di diverso?

Non sono contraria al giocattolo in sé, li ho presi anche io per i miei figli, dico solo che si può fare sia l'uno che l'altro.

Magari questa volta regaliamo un gioco in meno e un'esperienza in più.

Regalare esperienze ai bambini: perché farlo

Quando decidiamo di regalare un'esperienza ai bambini in realtà nella maggior parte dei casi stiamo facendo un regalo esperienziale a tutta la famiglia.

Quindi oltre all'esperienza in sé ci stiamo assumendo anche l'impegno di trascorrere del tempo con loro.

Fare un regalo esperienziale vuol dire proporre ai bambini di vivere un'esperienza diversa da solito, offrire un input che potrebbe portare a qualcos'altro.

E' come gettare un sasso in uno stagno: non sappiamo quanto grandi e intense saranno le onde di propagazione.

Regali esperienziali da fare ai bambini: cosa scegliere

Cosa si può scegliere da regalare ai nostri figli?

Beh, di regali esperienziali da fare ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età.

Qui ve ne elenco alcuni:

  • esperienze culturali: si può programmare una bella visita in qualche museo, a seconda dell'età. Perché non fare un salto nella Villa del Balì oppure a visitare il Museo dell'automobile di Torino?
  • esperienze con animali: per chi ama gli animali si può scovare un maneggio dove provare ad andare a cavallo o magari programmare un'escursione a dorso d'asino. La cosa più semplice è visitare una fattoria didattica. Per chi vuole vedere animali meno "nostrani" si può organizzare invece una gita in qualche parco faunistico o addirittura al mitico Acquario di Genova;
  • esperienze da favola: chi è appassionato di fiabe rimarrà a bocca aperta nel paese di Pinocchio o si perderà inseguendo gli gnomi nel Giocabosco. Indimenticabili le gite ai parchi divertimento che in occasione del Natale danno davvero il meglio di sé;
  • esperienze avventurose: chi ama le avventure e gli sport può scegliere tra discese in canoa, gite in miniera o percorsi appesi alle funi sugli alberi;
  • esperienze creative: per i più estrosi si può scegliere un corso di cucina o iscriversi a un mini-corso di pittura.

Queste sono solo alcune delle proposte che si possono fare, poi la fantasia non ha limiti: i miei figli per esempio ci hanno chiesto qualcosa inerente agli aerei e noi ci stiamo organizzando.

Regali esperienziali per bambini e famiglie: dove acquistarli

Francamente non ho idea di dove si possano acquistare.

Immagino che ci saranno anche dei cofanetti studiati per le esigenze ed i desideri dei più piccoli, così come ci sono quelli per gli adulti.

In tutta sincerità a me piace organizzarmi da sola: a mio fratello e al mio nipotino farò trovare una busta con un coupon da me confezionato per andare a provare i go-kart.

Quando vorranno farlo, basterà che mi avvisino, prenoterò e pagherò per loro.

Altrimenti potete contattare anche la struttura di riferimento (se già ne avete in mente una) e chiedere se è possibile pre-acquistare i biglietti.

Le possibilità sono davvero infinite.

Volete mettere poi la soddisfazione di regalare un'esperienza unica e indimenticabile?

Cosa ne pensate: la trovate una buona idea oppure no? Lo fareste?

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Ieri sera ho fatto un po' di pulizia nel mio portafoglio.

Di soldi ce n'erano pochi, mischiati a scontrini di ogni tipo e di ogni data, perché il portafoglio è il luogo dove tutto si accumula.

Dato che c'ero, ne ho approfittato anche per riordinare le varie tessere: ora ogni attività commerciale ti rilascia la sua card e a sentir loro il fatto stesso di possederla ti aprirebbe le porte del Paradiso!

Ad ogni modo c'è una carta a cui sono particolarmente affezionata - no, non sto parlando del bancomat o della carta di credito, quello è scontato!- .

Si tratta della Viviparchi Card, una delle più grandi scoperte degli ultimi anni.

Viviparchi Card: che cos'è

La Viviparchi Card è una tessera con validità annuale che offre molti vantaggi alle famiglie con figli fino ai tredici anni di età.

Grazie alle sue numerose convenzioni con strutture di varie tipologie permette al nucleo famigliare di risparmiare cifre considerevoli durante tutto l'anno.

Basta infatti acquistare la carta ad una cifra irrisoria pari a € 25 per assicurare sconti e promozioni in ogni regione d'Italia.

Vi faccio un esempio: io ho due bambini e se vado a Movieland presentando la carta un bambino entra gratis perché io pago un biglietto intero e l'altro bambino entra gratis perché il mio compagno paga anche lui il biglietto intero.

Morale della favola: paghiamo solo noi adulti.

Il che per noi è davvero conveniente: abitando vicino alla zona dei parchi del Garda, avete idea di cosa significa godere di un simile vantaggio?

La Viviparchi Card si può utilizzare tutte le volte che si vuole, in qualsiasi regione italiana in qualsiasi periodo dell'anno: sul sito ufficiale trovate tutte le strutture convenzionate.

Per farvi una panoramica veloce, le strutture vengono suddivise in varie categorie:

  • acqua
  • divertimento
  • natura
  • sport invernali
  • strutture ricettive
  • turismo e cultura
  • servizi e benessere

Già così si capisce che l'offerta è molto varia: spazia da parchi del divertimento come Gardaland a musei come il Vigamus il museo dei videogiochi di Roma, dal Villaggio della Salute Più in Emilia Romagna al Planetario di Bari, ma offre anche convenzioni con comprensori sciistici come quello dell'Aprica e Corteno e addirittura con hotel o ristoranti.

Ce n'è davvero per tutti i gusti!

Io la tengo sempre nel portafoglio e me la porto anche in vacanza: è capitato più volte infatti di decidere all'ultimo momento di visitare qualcosa o di provare un parco e di scoprire con somma gioia che i bambini entravano gratis.

Viviparchi Card: come si usa

Usare la Viviparchi Card è semplicissimo: basta esibirla nelle biglietterie delle varie strutture per godere di sconti, ingressi gratuiti o altre agevolazioni.

Nella maggior parte dei casi viene offerto l' ingresso gratuito ai figli (fino ad un massimo di due) entro i 13 anni di età a condizione che ognuno sia accompagnato da un adulto pagante tariffa intera.

Viviparchi Card: dove si acquista

Potete acquistare la Viviparchi Card direttamente dal sito ufficiale e farvela recapitare comodamente a casa.

So che offrono anche sconti di gruppo vantaggiosi se ci si organizza con altre famiglie.

Ricordatevi che è valida un anno dal 1 dicembre  al 30 novembre dell'anno successivo. Questo vuol dire che se decidete di prenderla ad aprile non scadrà nell'aprile dell'anno dopo, ma scadrà sempre il 30 novembre.

Viviparchi Card: a chi conviene davvero

Viviparchi Card è la soluzione ideale per tutte le famiglie con bambini al di sotto dei tredici anni che amano provare nuove esperienze, dal semplice parco a tema al museo o alla miniera.

Facciamo parlare i numeri.

Poniamo il caso che si voglia andare a fare una gita al parco faunistico Le Cornelle:

ogni adulto paga 16 €

ogni bambino dai due anni in su paga 12 €

Quindi il mio nucleo familiare spenderà € 56.

Ma siccome ho la Viviparchi Card i bambini entrano gratis e pago solo € 32.

Praticamente ho già risparmiato € 24 utilizzando la Viviparchi Card un'unica volta.

Il che significa che recupero la spesa della carta dal secondo utilizzo.

E le famiglie lo sanno bene: entrare nei parchi divertimento, nei parchi acquatici o solo nei musei incide parecchio sul budget familiare.

Cosa state aspettando allora? Comperate ora la Viviparchi Card 2019: mille esperienze vi stanno aspettando!

Da parte mia ringrazio la direzione di Viviparchi che mi ha dato per la prima volta in omaggio la magica carta!

Buon inizio settimana e benvenute al terzo appuntamento della mia rubrica "Brescia donna 3.0"

Le protagoniste di oggi sono due donne che hanno inseguito un sogno e hanno lottato per farlo diventare realtà.

La giovane Giada ha creato con l'aiuto della madre Rosy e del suo compagno un luogo unico, il regno dei golosi.

Sto parlando del famoso laboratorio "Le torte di Giada" ( se vuoi dare un'occhiata alle loro delizie clicca qui ma non farlo a stomaco vuoto!)

Perché le ho scelte

Ho conosciuto di persona Rosy un anno fa ad un incontro di formazione sul potere dei social a Brescia.

Era una delle relatrici e mi ha colpito molto la storia de "Le torte di Giada", ma soprattutto mi ha colpito lei con la sua personalità dirompente e allo stesso tempo semplice e disponibile.

E' passata a chiacchierare con tutte, si è presentata ma con discrezione e delicatezza e, chiacchierando con me, mi ha detto che se mai avessi avuto in mente qualcosa di contattarla.

Quando l'ho fatto, nonostante i suoi mille impegni, ha tenuto fede alle sue parole.

Ho scelto di raccontarvi di lei perché è una mamma formidabile che lavora con Giada, sua figlia.

La particolarità è che "Le torte di Giada" non è un'attività familiare gestita dai genitori e poi "tramandata" alla figlia, ma al contrario: Giada ha fatto di tutto per inventarla a partire da zero.

Intervista a Rosy e Giada di Le Torte di Giada

  1. Rosy e Giada, una madre e una figlia che lavorano assieme ad un grande progetto. Rosy, descrivi Giada con tre aggettivi. Giada, tre parole su tua madre

Giada e’ precisa , generosa , molto professionale

Rosy e’ etica , generosa , mamma

  1. E' ormai di dominio pubblico che Giada, benché abbia sempre avuto la passione per la cucina, inizialmente ha studiato altro. E' stata una scelta di ripiego?

Noi genitori non appoggiavamo la scelta di Giada di fare la pasticcera, la preferivamo architetto , ma raggiunta l’indipendenza economica , a 30 anni ha deciso di dare retta alla vocina interna che le ripeteva “torte” continuamente

  1. Quando e come Giada ha deciso di seguire la sua passione?

Dopo un viaggio di lavoro in America , e’ tornata parlando di Cake Design e di quello che aveva scoperto

  1. Come è nata l'idea di aprire "Le torte di Giada"?

Da li’ l’idea e la partenza del brand “Le Torte di Giada” e siamo stati pionieri delle torte American Style. Giada ha seguito un corso (e segue tuttora aggiornamenti) di pasticceria alla Castalimenti.

5.Quali sono i vostri tre lavori di cui andate più fiere?

Forse in assoluto la torta per Papa Francesco che abbiamo consegnato personalmente al Santo Padre

  1. Giada, quanto è stato importante per te il sostegno dei tuoi genitori e non solo per questo progetto?

Fondamentale ! Mi hanno aiutato in tutti i modi possibili e consigliandomi con la loro esperienza professionale. Marco (marito di Rosy) a sua volta e’ pasticcere , ma bravissimo con business plan , regole degli acquisti ecc

  1. Rosy, qual è stata o qual'è la tua paura più grande nei confronti di Giada?

Giada e’ sempre stata una persona responsabile.

Fin da bimba , non ho mai avuto paure reali se non quelle in caso di incidenti e farsi male. Poi e’ cresciuta con valori che porta avanti tutti i giorni , per noi in famiglia l’etica e’ tutto e vale la regola “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te !

  1. Come riuscite a lavorare assieme senza "pestarvi i piedi" a vicenda?

Ognuno di noi si e’ preso un compito e lo porta avanti.

Rosy con i social e la sua “ naturale “ presenza ha trovato la sua strada; a  Giada  piace più far parlare di se’ attraverso le sue creazioni e la professionalità; Marco e’ il top in fatto  di economia aziendale.

Comunichiamo tantissimo, ci confrontiamo e facciamo squadra. Il segreto e’ questo

  1. Come sarebbe il vostro giorno perfetto?

Abbiamo giorni perfetti! Prendiamo zainetti e cani  (ne abbiamo due )  e via in montagna

  1. C'è qualche cosa che sognate di fare da tanto tempo e se sì perché non lo avete ancora fatto?

Credo che abbiamo realizzato tanto, tantissimo. Abbiamo aperto in tempo di crisi , dunque ci siamo temprati , ora un progetto di franchising ci piacerebbe ... Chissà!

  1. Rosy, quali sono i tre valori più importanti che vuoi trasmettere a tua figlia?

Giada e’ cresciuta con valori che le ho trasmesso non da sola,  ma anche i nonni hanno contribuito e’ cresciuta con loro e a loro dico grazie!

  1. Giada, tre cose che hai imparato da tua mamma e da tuo papà

Sono dei grandi lavoratori e il loro esempio e’ stato fondamentale poi l’allegria di mamma e la sua concretezza

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Ecco qui il Papa mentre taglia la sua torta

Conclusione

Spero di aver saputo rendere giustizia a Giada e Rosy e a dimostrare che, quando la volontà di rendere un sogno reale è così forte da farci andare contro il parere di tutti, anche quello della nostra famiglia, allora forse è dovere di noi genitori fermarci e valutare bene l'idea per capire assieme se può diventare qualcosa di concreto.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 17 dicembre.

Se vuoi fare felici Giada, Rosy e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Venite a conoscere le altre leonesse di Brescia:

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Parlare del giorno del ringraziamento in Italia è un po' come parlare di Halloween, vale a dire che genera spesso reazioni negative.

So bene che il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è una festa tipica degli Stati Uniti.

Perché allora dovremmo festeggiarla anche qui da noi? Non ne abbiamo già abbastanza delle nostre?

Ecco, non fraintendetemi, non sto proponendo di farla diventare una festa nazionale.

Quello che voglio dire è che di motivi per dire grazie ne abbiamo tanti anche noi, per cui trovo bello scegliere un giorno dell'anno in cui farlo tutti assieme.

Inoltre, sopratutto in questi ultimi anni, anche a livello educativo ci si sta focalizzando molto sul tema della gratitudine.

Quale occasione migliore allora per dimostrare ai bambini l'importanza di dire grazie e quella di non dare mai per scontato quello che si ha?

Prima che i soliti ignoti mi saltino addosso e mi azzannino alla gola, cercherò brevemente di spiegare che cos'è il Giorno del Ringraziamento.

Il Giorno del Ringraziamento: che cos'è e quando si festeggia

Il giorno del Ringraziamento  è una festa nazionale americana che si celebra il quarto giovedì di novembre.

Il Giorno del Ringraziamento: come nasce

Le nostre conoscenze riguardo a questa festa sono legate principalmente a quello che leggiamo nei libri o a quello che vediamo nei film.

Il che si traduce nelle immagini di famiglie che si riuniscono attorno ad un tavolo per mangiare un enorme tacchino con una salsa strana.

La nascita del Giorno del Ringraziamento si fa risalire al 1623 ed è legata alla storia dei Padri Pellegrini.

All'inizio del 1600 un gruppetto di cristiani perseguitati in Inghilterra si imbarca sul vascello "Mayflower" per dirigersi verso il nuovo continente.

Molti di loro però non ce la fanno e muoiono durante la traversata.

Per quelli che riescono a sbarcare sul suola americano, la speranza di ricominciare una nuova vita si infrange contro la dura realtà.

La terra non è adeguata per i semi che gli esuli hanno portato con loro.

Il raccolto non spunta e molti  non riescono a superare l'inverno.

L'anno seguente le condizioni dei pellegrini non sembrano affatto migliorate: nonostante la loro cura la terra non dà frutti.

Questa volta però la provvidenza viene loro in aiuto: un gruppo di nativi americani, impietositi, dona loro dei semi di mais, dei semi di zucca e dei tacchini.

In questo modo, quando giunge l'inverno, i coloni sono pronti: la terra questa volta è stata generosa e non moriranno di fame.

I coloni, da buoni cristiani, decidono di rendere grazie a Dio per la sua generosità: organizzano una cerimonia a cui sono invitati anche i nativi americani.

E' solo nel 1789  però che la festa del ringraziamento viene proclamata a livello ufficiale dal primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.

Con il passare degli anni il carattere religioso si perde, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la celebrazione diventa di fatto una festività laica.

Il Giorno del Ringraziamento: cosa rappresenta

Visto in quest'ottica, dunque, il Giorno del Ringraziamento rappresenta per gli americani la partenza della creazione del loro stato.

Non voglio qui aprire una diatriba sulle stragi di nativi americani avvenute in seguito alla colonizzazione dell'America.

Mi premeva solo sottolineare quanto abbia rappresentato e ancora rappresenti questa festa per i cittadini degli Stati Uniti.

Giorno del Ringraziamento: come si festeggia

Secondo la tradizione,  il giorno del ringraziamento ogni famiglia organizza un pranzo o una cena luculliane preferibilmente in casa.

Questa giornata è l'occasione per riunire i membri della famiglia che spesso abitano molto distanti e non hanno la possibilità di vedersi frequentemente.

Protagonista del pasto è il tacchino, che viene farcito, cotto al forno e servito con una particolare salsa a base di ribes.

Non devono mancare poi le preparazioni a base di mais e le torte fatte con la zucca.

Anche la casa viene decorata, con addobbi luccicanti e colorati che richiamano l'autunno.

Ma vi lascio spiegare tutto questo da Isabella di "Mama made in Italy", una mamma expat che vive negli USA da alcuni anni.

Giorno del Ringraziamento: curiosità

Sapete che il giorno del ringraziamento è chiamato anche T-day?

T sta per Turkey, ossia "tacchino" in inglese. E' oramai una tradizione consolidata quella della cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini ( National Thanksgiving Turkey Presentation).

Gli allevatori mandano alla Casa Bianca uno dei loro tacchini ed il presidente, alcuni giorni prima del giorno del ringraziamento, decide quali tacchini graziare.

I due fortunati volatili vengono poi utilizzati per aprire la parata sulla Main Street di Disneyland.

A questo proposito, avete mai guardato con i vostri bambini il film d'animazione "Tacchini in fuga"?

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Come festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia

Festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia non è solo e sempre un voler seguire la moda del momento.

Se a monte ci sono dei bisogni particolari, delle idee e dei ragionamenti la festa del Ringraziamento può essere adattata anche alla nostra cultura.

Dire grazie ed essere consapevoli delle fortune che abbiamo è un valore che cerco di trasmettere ai miei figli.

Tempo fa avevo parlato di quanto sia importante per ogni famiglia crearsi dei propri riti, delle proprie tradizioni.

Proprio per questo, lo scorso anno abbiamo deciso di fare un esperimento.

Negli ultimi dodici mesi, sulla mensola della sala, ognuno di noi a turno ha messo in un vasetto un piccolo bigliettino con un ringraziamento speciale per una persona.

Per esempio, la Ninfa mi ha fatto scrivere cose del tipo:

"Grazie alla mia amica A. che mi ha regalato la sua mollettina".

Con CF e i bambini abbiamo concordato un giorno specifico dell'anno in cui celebrare il "nostro" ringraziamento.

In questo giorno speciale (un sabato o una domenica per ragioni lavorative) cuciniamo tutti quanti assieme i piatti che ci piacciono di più (mi dispiace, il tacchino non rientra tra questi).

Ci vestiamo bene, apparecchiamo la tavola con una cura maggiore del solito e ci sediamo a festeggiare.

Al termine del pasto prendiamo il nostro vasetto e leggiamo i bigliettini.

Come potete vedere, non c'è bisogno di una festa nazionale, di parate e di banchetti per celebrare la gratitudine.

Basta fermarsi un attimo, in un giorno qualsiasi, e prendersi del tempo per elencare anche a mente cinque motivi per essere grati.

Vedrete che poi la parola "grazie" vi affiorerà facilmente sulla labbra.

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Un paio di settimane fa Priscilla e il suo compagno hanno deciso di comperare un nuovo armadio da mettere in garage.

La casa relativamente piccina dove vive la coppia sembra si sia ristretta ancor di più con l'arrivo dei figli.

Del resto, come ben si sa, lo spazio in una casa non basta mai.

Quindi, dopo aver passato due fine settimana a casa ko per il virus grastrointestinale la nostra famigliola si è bruciata il terzo week-end consecutivo per comperare e assemblare l'armadio.

La scelta ovviamente è ricaduta sul Pax dell'Ikea, economico e abbordabile.

Del resto già lo sapete che Priscilla adora la Svezia...

CF e la sua dolce metà generalmente vanno abbastanza d'accordo.

Non sono quelle coppie pucciose che si chiamano "Amore mio", "Vita mia" e che se ne vanno in giro appiccicate come francobolli sempre e ovunque, magari capita, ma non è la norma.

D'altro canto non sono nemmeno anaffettivi, anzi, amano il contatto fisico (baci, abbracci, coccole e compagnia bella) e le dimostrazioni d'amore fatte in pubblico, sempre senza degenerare in atti osceni, non li disturbano più di tanto.

Però CF e Priscilla litigano. Su tutto e per tutto. Con veemenza e passione.

Senza insultarsi o arrivare alle mani, beninteso.

E soprattutto gridano, come albatros urlatori, le voci che si sovrappongono e si mischiano in una delirante cacofonia.

Sicuramente non potrebbero vivere in un condominio, ecco, li butterebbero fuori nel giro di qualche settimana.

L'arrivo del Pax ha innescato una serie di diatribe che sono degenerate in un litigio di proporzioni epiche.

A discapito del nome, il Pax è divenuto di fatto l'emblema della discordia.

Fin da subito.

"Come lo vogliamo fare questo armadio?"

La domanda innocente in realtà si è rivelata molto più insidiosa di quanto non si pensasse.

CF lo voleva tutto pieno di mensole mentre Priscilla voleva i cassetti.

Entrambi volevano una barra appendiabiti ma non erano d'accordo su dove posizionarla.

CF voleva metterci una bella scarpiera mentre Priscilla riteneva fosse meglio di no.

Dopo vari battibecchi, infine, le due parti hanno trovato un accordo.

Gli animi si sono placati e, mentre CF stava ultimando le questioni burocratiche, la sua amata è corsa a comperare quel dolcetto che lui adora per farsi perdonare.

Tornati due piccioncini felici e innamorati, i due con prole e armadio disassemblato al seguito si sono diretti al parcheggio.

Lì, in quel luogo caotico e maleodorante, li attendeva la prova più ardua di tutte: caricare le varie parti del Pax sulla loro auto.

A questo punto la brace della lite, che covava paziente sotto la cenere come una vipera del Namib sotto la sabbia, è divampata alimentando la fiamma della discordia.

"Ma come cacchio si caricano tutti questi pezzi sulla macchina?"

Proviamo così, no, proviamo cosà, non capisci niente, no, sei tu che non capisci niente.

Dopo circa un'oretta di tira e molla, la rivelazione: sull'auto si può mettere il Pax oppure la famiglia.

Bisogna scegliere. Entrambi contemporaneamente non si può, nemmeno se si caricano alcune delle scatole sulle barre con gli elastici.

Priscilla ha il fumo che esce dalle orecchie, a CF la vena sulla tempia ha preso a gonfiarsi e a pulsare pericolosamente.

Come un deus ex machina arriva la chiamata di un amico che si offre "spontaneamente" di raccattare Priscilla e pargoli sulla sua auto da scapolo.

A poco a poco la calma scende e nel parcheggio non risuonano più le grida infernali della nostra coppia di eroi.

Priscilla e il suo compagno guardano le altre famigliole passare, colgono stralci di conversazione tra mogli e mariti che battibeccano con toni sommessi sulle assurdità delle cose comperate.

I due si guardano di sottecchi e si sorridono impacciati.

Quando l'amico arriva, li trova abbracciati seduti sulle scatole di cartone, mentre i bambini giocano tranquilli.

Caricano tutto sull'auto, spostano i seggiolini sulla macchina dell'amico e si dirigono verso casa.

Purtroppo però all'interno delle mura domestiche le cose prendono di nuovo una brutta piega: lei vorrebbe montare l'armadio subito, lui vorrebbe rimandare.

Si grida di nuovo, ma stavolta lei non cede.

Per fortuna, gli amici arrivano in soccorso: ché si sa che l'amico si vede nel momento del bisogno.

Montare un armadio in una stanza piccola dopo una giornata pesante è sicuramente un "momento del bisogno" e due amici sono meglio di uno.

Mentre gli uomini avvitano, inchiodano e assemblano il Pax, Priscilla prepara uno dei piatti preferiti di CF e, in sovrappiù, anche una bella torta.

Dopo interminabili ore di lavoro tutto è a posto: il Pax, nuovo fiammante, è pronto per essere stipato.

I lavoratori gradiscono la cena e a loro si sono aggiunte le compagne e i figli.

La casa piccina picciò risuona di grida, ma stavolta non sono quelle di Priscilla e CF, ma quelle di un gruppo di amici stanchi e soddisfatti, di pupi che giocano e si rincorrono, di amiche che si scambiano confidenze.

Il Pax dal garage pare sorridere, soddisfatto: a modo suo è riuscito a riportare la pace e la serenità.

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Buon lunedì ragazze e ragazzi, pare finalmente che l'autunno sia arrivato.

Quando la temperatura comincia a scendere cosa c'è di meglio di un caldo plaid, un caffè bollente e un bel libro?

Per rendere l'atmosfera più rilassante, magari mettiamo su anche della musica, ma non una musica qualsiasi, eh.

La musica che mi piace ascoltare, da quando l'ho scoperta, è quella trasmessa da Vinyl Sound Radio.

Ho scaricato l'app così ce l'ho sempre a portata di mano anche sul mio smartphone.

Sei di Brescia e non la conosci? Tranquilla, ti spiego io cos'è.

Per il secondo appuntamento della rubrica "Brescia donna 3.0"  oggi vi presento Laura Pagliaini che, con suo marito Andrea, ha creato questa web-radio che trasmette musica da vinili non solo degli anni '60, '70, '80 ma anche contemporanei.

Perché l'ho scelta

Ho avuto il piacere di conoscere Laura e Andrea alla festa di un'amica comune, di parlare con loro e di scoprire quali persone eclettiche e interessanti siano.

Spero che attraverso queste risposte vi arrivi la passione per la musica, l'impegno che ci mettono nel diffondere le note di intramontabili classici e di imperdibili brani contemporanei.

Intervista a Laura Pagliaini di Vinyl Sound Radio

  • Come è nata l'idea di una web radio?

Andrea è appassionato fin da quando era ragazzino di dischi e musica ed ha sempre fatto il dj a livello amatoriale prima e a livello professionale poi, collaborando con diversi locali di Brescia e provincia.

Per motivi di vita e lavoro non ha mai potuto però trasformare la sua passione in un lavoro vero e gli è rimasta la voglia di fare della musica la sua vita.

Da circa 15 anni ha ripreso la sua attività di collezionista di dischi ed ha ingrandito la sua collezione fino a circa 5-6 mila dischi in vinile (33 e 45 giri) neri e colorati.

Negli ultimi anni aveva espresso il desiderio di fondare una piccola radio anche amatoriale come hobby per la pensione.

Ho ho sempre amato la musica in modo viscerale ed è una delle passioni che ci ha unito, anzi il primo argomento di cui abbiamo parlato quando ci siamo conosciuti.

Dopo aver ascoltato per anni i suoi racconti sull'attività di dj da giovane ed averlo spinto nella ricostruzione della collezione di dischi, ho deciso che la "radio della pensione" non doveva essere solo un hobby, non solo una passione e certamente non per la pensione!

Abbiamo entrambi un altro lavoro, ma la passione ci avrebbe aiutato a trovare il tempo per occuparci della radio.

Io mi occupo di web design e avrei potuto creare una web radio, che avrebbe avuto costi molto ridotti, rispetto ad una canonica radio FM, e soprattutto spazio, perché lo spazio sul web è illimitato, così ho cominciato a progettarne il sito nel febbraio 2017, parallelamente Andrea ha cominciato a registrare in digitale tutti i dischi in vinile che aveva.

Una radio è un azzardo di questi tempi, dato che anche solo in Italia esistono grossi network che occupano la scena e sono inarrivabili sia dal punto di vista della qualità, che della tecnica e della fama.

Abbiamo però pensato ad un filone che ci potesse contraddistinguere e così, cavalcando anche l'onda del ritorno del vinile, abbiamo creato una radio a tema dedicata al mondo del disco in vinile.

La progettazione è stata lunga: il logo, il sito, i testi, le foto, i video, il sistema per trasmettere in tutto il mondo e naturalmente la preparazione di tutto l'archivio musicale. Però ce l'abbiamo fatta.

  • Cosa vi proponete di fare?

Ci siamo prefissati un anno di rodaggio, che vuol dire un anno di "radio amatoriale", ovvero la formula più economica prevista dalla SIAE e dalla SCF (società consortile fonografici) per il pagamento della quota annuale.

Ci siamo quindi autofinanziati e abbiamo cominciato, con l'intento però di passare alla formula commerciale dopo un anno o poco più.

La formula commerciale ci permetterebbe di trasformarlo in un lavoro vero, di poter avere sponsor e poter guadagnare.

  • Da quando avete cominciato a trasmettere?

Abbiamo cominciato esattamente il 20 settembre 2017, trasmettiamo tutti i giorni 24 ore su 24 senza interruzioni pubblicitarie.

  • Come studiate e organizzate il vostro palinsesto?

Cerchiamo di fondere il più possibile canzoni di diverse epoche e diversi generi, chiaramente all'insegna del buon gusto.

Avevamo cominciato con playlist differenti a seconda dell'orario della giornata, ma dopo qualche tempo ci siamo resi conto che questa regola non è valida per una web radio, che trasmette anche fuori Italia e in più la diversificazione secondo fasce orarie la fanno già tutte le radio più note e ascoltate.

  • Fate delle dirette?

Sì,ne abbiamo fatte, dirette di mixati, ovvero di sequenze di musica mixate dal dj al momento.

Fra poco cominceremo invece a farle con regolarità: dirette audio e video con interviste anche video a varie persone che porteranno in radio i loro dischi e con essi i loro ricordi.

  • Qual è il vinile più vecchio? E quello a cui siete più affezionati?

Quello più vecchio è "Banana Boat Song" di Harry Belafonte, è del 1956, ed è un onore averlo, perché, oltre che essere una canzone splendida e che non sente il tempo, esprime un sentimento sempre attuale ed è una pietra miliare della musica moderna.

Ognuno di noi ha i propri preferiti: nel mio caso quello a cui sono più legata è "True Blue" di Madonna, è un LP ed è il primo che mi sono comprata e avevo solo 9 anni, era il 1986, mi sono fatta accompagnare nel negozio di Ricordi che c'era una volta nel centro di Brescia da mio papà e me lo sono fatto regalare, me lo ricordo come fosse ieri.

E' la mia cantante preferita e l'ho consumato, sia il disco che la copertina interna con i testi, perché ai tempi in molti dischi c'erano anche i testi delle canzoni.

Andrea invece è particolarmente legato a "Money's too tight to mention" dei Simply Red, il mix, ovvero il disco che contiene solo un brano, il tipo di disco che usano i dj.

I Simply Red sono tra i suoi gruppi preferiti e questo brano ha un sound particolare che gli lascia i brividi ancora oggi, ogni volta che lo ascolta. Inoltre era un brano molto gettonato nelle discoteche ai tempi in cui lui era un giovane dj nei locali di Brescia e provincia nel lontano 1985.

  • Avete anche vinili con musica per bambini?

Sì, ma non li trasmettiamo in radio, fanno solo parte della collezione, perché sono molto vecchi, intorno agli anni '60, e sono preziosi.

  • Dal momento che lavorate, come ricavate il tempo da dedicare alla vostra web-radio?

Io lavoro meno di Andrea ed ho comunque orari liberi, perché sono libera professionista e lavoro da casa. Infatti sono io che mi occupo delle cose più urgenti e di quelle che vanno fatte quotidianamente e,beh,  mi impongo di ritagliarmi il tempo, perché non è un hobby per me.

Ad Andrea spettano altri compiti, meno urgenti, che può svolgere nel fine settimana.

E comunque essendo una passione per entrambi, non sentiamo il peso, anzi ogni volta che possiamo dedicarci alla radio siamo felici ed è anche un modo in più per stare insieme e condividere qualcosa, che ci mette entusiasmo ed energia.

  • E come conciliate la vostra passione per la musica con la vita genitoriale?

Io sono libera professionista e lavoro a casa e anche quando lavoro alla radio sono al computer.

Mio figlio, se è a casa, è sempre accanto a me e ho la fortuna di poter stare con lui e cerco sempre di dare priorità alle sue esigenze, indipendentemente dal mio lavoro e dagli altri impegni. Per me è fondamentale!

La sede della radio è in casa nostra, abbiamo trasformato la nostra mansarda in studio e quando siamo in mezzo ai dischi nostro figlio è con noi e apprezza particolarmente sia la musica che i vinili.

Anzi,spesso è proprio lui a chiedere ad Andrea di fargli ascoltare questo o quell'altro disco e ha già alcuni gusti ben definiti.

E' superfluo dire che in genere non concordano con i miei e spesso mi dice "Mamma spegni quella musica orrenda!"

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  • Come sarebbe il vostro giorno perfetto?

Perfetto? Siamo molto legati tutti e tre e per noi perfetto vuol dire stare tutti e tre insieme, possibilmente ad occuparci della radio, come unico lavoro per me e mio marito, magari in un casolare ristrutturato da noi, nella campagna toscana. Ma non troppo isolato!

  • C'è qualcosa che sognate di fare da tanto tempo e se sì perché non lo avete ancora fatto?

Quello che sogniamo di fare da tempo lo stiamo già facendo: la web-radio.

Un' altra cosa è un viaggio lungo negli Stati Uniti e stiamo solo aspettando che nostro figlio, che ha 8 anni, sia appena poco più grande di 2 o 3 anni, perché si possa davvero divertire e possa apprezzare ogni cosa.

  • Quali sono i tre valori più importanti che vorreste trasmettere a vostro figlio?

Il rispetto per se stessi e per gli altri, soprattutto per le donne, essendo lui un uomo.

La lealtà nei confronti di amici e amori.

L'umiltà ma senza esagerare, perché il mondo di oggi è molto difficile e bisogna avere un carattere forte e deciso per non essere sopraffatti.

  • Laura, ma tu non ti occupi solo di web-radio. Un uccellino mi ha detto che hai scritto anche un libro...

Sì, è vero, ho scritto un romanzo nel 2016 che si intitola "Anita. Storia di un viaggio", auto-pubblicato poi l'anno dopo.

E' ispirato ad una storia vera e ambientato nel 1945 tra Genova e Gorizia.

Ha partecipato all'edizione del Salone di Torino di quest'anno 2018 e ne sono molto fiera ovviamente.

L'anno scorso poi ho creato un blogg legato al libro, dove però scrivo anche di altri argomenti e mi piace molto!

Conclusione

Impossibile rimanere indifferenti di fronte alla grinta di Laura e di suo marito Andrea.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: il nostro appuntamento con "Brescia donna 3.0" è per il giorno 19 novembre. Vi anticipo già che sarà un post molto, molto...dolce!

Se vuoi fare felici Laura e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

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