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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

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Buon inizio settimana e buon inizio mese.

Ottobre è senza dubbio uno dei mesi che preferisco, anche per la cucina: zucche, castagne, pere, funghi e via dicendo.

A casa ci tengo a seguire la stagionalità anche perché secondo me permette ai bambini di capire meglio il passaggio da una stagione all'altra e quindi lo scorrere del tempo.

Penso di avere contagiato anche CF perché ultimamente quando si mette ai fornelli sta molto attento agli ortaggi che utilizza.

Ieri per esempio si è occupato lui del pranzetto domenicale e devo dire che un po' mi ha stupito.

Ha preparato un piatto semplice, in linea con l'autunno, molto saporito e appetitoso: degli involtini di carne con ripieno di pere, grana e pancetta.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: ingredienti

Ecco gli ingredienti che servono per preparare questi involtini di carne autunnali:

  • 400 grammi di carne di maiale (lonza o coppa a seconda dei gusti);
  • 2 etti di pancetta;
  • 1 pera;
  • 50 grammi di grana o parmigiano;
  • erbe aromatiche;
  • olio evo;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • sale e pepe

Sono ingredienti semplici ma vi garantisco che il risultato è davvero ottimo.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: procedimento

Ora vi spiego passo per passo come preparare questi deliziosi involtini di carne.

Il procedimento per realizzarli è davvero facile e veloce.

Per prima cosa assottigliate le fettine di carne con un batticarne.

Mettete ogni fettina tra due fogli di carta forno e battetela leggermente.

Passate poi a riempire la carne.

Sbucciate la pera e tagliatela a fettine sottili.

Fate lo stesso per il grana.

Spolverizzate ogni fettina con il trito di erbe aromatiche, metteteci dentro una fettina di pancetta, una di pera e una di grana e arrotolate.

Sull'esterno arrotolate un'altra fettina di pancetta che servirà ad evitare che la carne di maiale si secchi.

Ora non resta che cuocere i nostri involtini.

In una pentola mettete un goccio di olio evo e posizionate ogni involtino di carne in modo che la parte aperta rimanga in basso.

Accendete e fate rosolare bene su tutti da tutti i lati.

Fate sfumare con il vino e abbassate la fiamma.

Dopo circa venti minuti i vostri involtini autunnali saranno pronti per essere gustati, magari con qualche verdura di stagione o un bel purè.

Anche questa ricetta fa parte della rubrica "L'uomo in cucina- Ricette per veri uomini."

Potete mandarmi le ricette che fanno i vostri compagni o delle ricette semplici che voi ritenete "a prova di uomo" qui, nei commenti, oppure postare il risultato su Instagram utilizzando l'hashtag #luomoincucina oltre a #datemiunam, naturalmente.

datemiunam-uomo-in-cucina-ricetta-facile-involtini-pere-grana-pancetta

Vi aspetto il mese prossimo con una nuova ricetta a prova di uomo!

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La Festa dei Nonni si avvicina e per noi è una ricorrenza sacra quasi quanto i compleanni o il Natale.

Ogni anno cerchiamo di festeggiare i nonni preparando un lavoretto, una poesia oppure un dolce.

E per i nonni lontani? Lavoretti e poesie anche per loro, poi aspettiamo che arrivino per dare loro i nostri piccoli doni.

La scorsa settimana siamo andati a mangiare un gelato in città.

Passando davanti alla vetrina di una libreria i bambini si sono fermati a guardare tutta una serie di libri dedicati ai nonni.

Mi è sembrata un'idea carina per questo venerdì del libro suggerirvi allora cinque titoli di libri sui nonni per bambini dai tre ai sei anni.

Sono letture piacevoli che, con poche parole e tante figure colorate, fanno emergere la magia del rapporto tra nonni e nipoti.

Libri sui nonni: 5 titoli per bambini dai tre ai sei anni

Ecco di seguito i miei suggerimenti di lettura ideali per bimbi in età pre-scolare.

  • "Nonni vi voglio bene!" di Trace Moroney, editore Crealibri

Un simpatico nipotino si diverte un sacco con i suoi nonni.

I nonni, infatti, gli trasmettono le loro passioni, condividono con lui i loro ricordi e lo aiutano in caso di bisogno

Un piccolo libro che valorizza il rapporto tra nonni e nipoti e pone l'accento sui loro sentimenti.

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  • "L'isola del nonno" di Benji Davies, editore Giralangolo

Questo albo così ricco di colore è una gioia per gli occhi.

Racconta di un bimbo che, come tutti i giorni, va a trovare il nonno.

A differenza delle altre volte, però, questa volta il nonno lo attende in soffitta.

I due, insieme, varcano una porta magica e d'incanto si trovano su una nave.

La meta è un'isola tropicale, da esplorare assieme.

Dopo aver vissuto mille avventure, è ora di far ritorno.

Ma solo il bambino torna a casa, perché il nonno decide di rimanere sull'isola.

Come vedete, è un libro che affronta, oltre al legame tra nonno e nipote, anche la morte.

La morte del nonno non è un distacco definitivo, perché il bambino sa che potrà raggiungere il suo amato nonno attraverso i ricordi, utilizzando gli oggetti che si trovano in soffitta o le vecchie fotografie.

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  • "Una giornata speciale" di Emanuela Bussolati, editore Lapis

E' una lettura che i miei bambini hanno sentito come nostra, perché le due nonne sono davvero così!

"Una giornata speciale" è un silent-book, cioè un libro che narra utilizzando le immagini.

La storia è semplice: una mamma con due bambini porta il fratellino più grande dalla nonna.

Il bambino è emozionato: infatti sa che dalla nonna ogni giornata normale è sempre speciale!

Assieme costruiscono un castello di carta e la nonna si trasforma in un drago.

Poi preparano degli gnocchi deliziosi e, il pomeriggio, vanno a giocare al parco.

La nonna compera addirittura lo zucchero filato!

Quando è il momento di tornare a casa la nonna si accorge di non avere più le chiavi: per fortuna i vicini di casa li aiutano.

La nonna prepara il nipotino e, quando arriva la mamma, si nota che la casa è tutta in disordine.

Ma si vede anche la felicità del bambino e gli sguardi complici che si scambiano la nonna e il nipotino.

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  • "Sempreverde. Il segreto di nonno Teodoro" di Ilaria Guarducci, editore Fatatrac

Osvaldo e Teodoro sono due vecchietti nati lo stesso giorno.

Ma, nonostante abbiano la stessa età, tra i due esiste una grossa differenza.

Teodoro infatti è un vecchietto arzillo e pimpante, che sa gioire delle piccole cose, come sorridere guardando le nuvole.

Viceversa Osvaldo è ingrigito e spento, come se la vita lo stesse abbandonando.

Il povero Osvaldo decide di scoprire il segreto di Teodoro e comincia a pedinarlo.

Tra gite e varie attività, alla fine anche Osvaldo comincia a cambiare.

Il segreto tanto cercato non è altro che un bambino che aspetta Teodoro con trepidazione.

In questa storiella divertente si capisce benissimo quanto bene facciano i bambini ai nonni, che ringiovaniscono e riacquistano la voglia di vivere

Stimoliamo quindi i nostri bambini a passare più tempo in loro compagnia!

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  • "A casa dei nonni" di Quentin Greban, editore La Margherita

Protagoniste sono due piccole scimmiette che vanno spesso a trovare i loro nonni.

La nonna prepara per loro tanti dolcetti, li fa giocare e...fa per il più piccolo un bel maglioncino!

La scimmietta più grande allora comincia a chiedersi se la nonna gli voglia ancora bene...

Un libro un po' più complesso, che affronta il tema della gelosia e del bene profondo che i nonni provano per i nipoti, anche se lo dimostrano in modi diversi!

Queste sono i libri che abbiamo letto con i bambini durante i mesi passati.

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E' innegabile che, per la nostra famiglia, i nonni sono indispensabili e non parlo solo di gestione della routine familiare.

I nonni hanno il duro compito di guidare i bambini attraverso la vita supportandoli con il loro amore e la loro esperienza.

Mi sembra giusto ricordarsene tutto l'anno, ma mi sembra altrettanto corretto che ai nonni venga dedicato un giorno speciale, tutto per loro.

E voi, avete già deciso come festeggerete i nonni? Se avete voglia, potete condividere qui sotto le vostre idee.

Nel frattempo, come ogni venerdì, non mi resta che ringraziare Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

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Buon inizio settimana e benvenute al primo appuntamento della mia nuova rubrica "Brescia donna 3.0".

Per iniziare le danze e presentarvi le donne legate alla mia città che hanno saputo cogliere nei social una nuova opportunità per condividere le loro passioni, oggi vi parlo di Monica Frizzarin.

Monica cura e gestisce da anni il blog con relativa pagina chiamato "Modello Unico" (se non o conoscete, eccolo qui)

Appassionata di Giappone e dintorni, Monica crea dei magnifici manufatti con stoffa, ago e filo.

Perché l'ho scelta

Ho conosciuto di persona Monica un anno fa ad un incontro di formazione sul poter dei social a Brescia.

Mi ha subito colpito la sua disponibilità ad aiutare gli altri, anche se sconosciuti, la sua fiducia nelle persone, la sua timidezza mista ad orgoglio quando mi ha lasciato il suo biglietto da visita.

Monica non è solo una donna che lavora, ma è anche una mamma.

E' vero che ora suo figlio è grande, ma non è sempre stato così.

Intervista a Monica Frizzarin di Modello Unico

  1. Monica in pillole: qualche dato essenziale su di te.

Ciao a tutti, ho 53 anni, sposata da 31 un figlio di 28. Vivo a Brescia dall'età di 7 anni e sono fieramente friulana. Da 20 anni faccio l'insegnante di tennis e ho una smisurata passione per tessuti e colori.

  1. Tre lati di te che ami e tre che detesti

Di me amo la mia capacità di ascolto, di accoglienza e la capacità di cercare il buono ed il bello in ognuno. Detesto, o comunque non mi piace troppo la mia fisicità, una certa dose di pigrizia, e.... non mi viene alto al momento

  1. Come è nata l'idea di Modello Unico?

Della mia storia fanno parte i  cartamodelli sul tavolo della cucina, il suono delle forbici che tagliano il tessuto nelle orecchie e l'immagine della mia mamma china sulla macchina da cucire.

Pensate che abbia imparato a cucire da piccola?

Sbagliato! Come molti ragazzini ho avuto il rifiuto per le cose che facevano i miei genitori.

Ma 5/6 anni fa ho deciso di punto in bianco di comprarmi una macchina da cucire e da lì provando, riprovando, sbagliando e riuscendo ho cominciato a confezionare piccoli oggetti per amici e parenti fino al tentativo di proporre qualcosa a un pubblico più ampio.

  1. Come mai il Giappone è così importante nelle tue creazioni?

La storia e le tradizioni di quel paese mi hanno sempre affascinato, i tessuti sono fantastici ma devo dire che il connubio è stato abbastanza casuale.

Avevo provato a mandare la domanda per la selezione ad un evento legato al Giappone che si svolge in città, "Il Giappone nel chiostro".

Dovendo necessariamente preparare qualcosa di inerente al tema dell'evento ho cominciato a fare delle ricerche per trovare qualcosa che mi rendesse riconoscibile e che fosse originale o per lo meno non comune.

Da lì è nata l'idea delle scarpine, ho trovato un modello di ispirazione orientale e l'abbinamento dei tessuti giusti ha fatto il resto.

Devo dire grazie una serie infinita di volte a questo evento, le scarpine sono diventate il mio prodotto must che mi ha fatto diventare “quella delle scarpine”.

La soddisfazione di guardare i sorrisi che si aprono quando la gente posa lo sguardo su di esse mi fa essere fiera di quello che creo. Penso che la tenerezza che scaturisce nel momento in cui le si guarda venga anche dal tipo di modello, fanno ricordare un abbraccio, qualcosa di caldo e morbido, una coccola per l'anima.

  1. Quante ore al giorno dedichi a questo progetto?

Guarda, se ci mettiamo dentro tutto, oltre il confezionamento vero e proprio, cioè la ricerca, i progetti, i prototipi, le fotografie, i social, il blog, il negozio su Etsy credo che una media di 3/4 ore al giorno penso siano una media ragionevole (per fortuna la mia giornata comincia molto presto!).

  1. Quanto tempo richiede creare un paio delle tue emblematiche scarpine?

Se teniamo conto del solo confezionamento  circa 2 ore e mezza al paio ma, come dicevo prima bisognerebbe quantificare anche il resto...

  1. Qual è il tuo lavoro più vecchio e a cui sei più affezionata?

Un ricamo a punto croce, un quadro ricamato per il battesimo di mia nipote...

Ebbene sì, ho un passato da ricamatrice, ed una cosa strana ma bellissima è che quando mio figlio era piccolo, per un certo periodo, ho ricamato per il negozio di Gabriella Trionfi, bravissima coach e scrittrice bresciana di un libro utilissimo per le creative, che poi quando ho cominciato la mia avventura con Modello Unico, ho ritrovato casualmente ma con infinito piacere.

  1. Oltre alle scarpine, cosa ti piace creare?

Mi piace creare accessori per grandi e piccini che in qualche modo possano anche fare da contorno alle scarpine.

Per i piccoli bavaglie, porta ciuccio, copertine, copri pannolino, cerchietti.

Per gli adulti pochette, buste porta tutto, borse, porta chiavi, porta occhiali , custodie, papillons e fazzoletti da taschino magari  dello stesso tessuto con cui confeziono le scarpine.

Non uso solitamente tessuti per bambini, per cui posso creare qualsiasi cosa con lo stesso tessuto.

Mi piace pensare di creare un legame tra mamma, papà e fratelli del bimbo che nasce. Un modo per legarli tutti assieme ad un evento importante.

  1. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso le tue creazioni?

Come amo dire voglio celebrare l'unicità delle persone.

In un mondo che ci vorrebbe tutti omologati, con  la pubblicità che ci forza inconsciamente o meno, ad acquistare le stesse cose, vorrei dare un'alternativa.

Un articolo unico, che ti rende speciale perché creato solo per te.

Fa parte della filosofia del mio brand: creo solo 1 articolo per tipo, con lo stesso tessuto ne posso creare di simili ma mai uguali, solo su ordinazione ne creo un altro uguale.

Siamo unici e quindi bellissimi, non dimentichiamolo mai!

Per il mio lavoro ho a che fare giornalmente con i ragazzi e sento e vedo tante cose che non mi piacciono.

Non ci si può sentire belli e parte di un gruppo solo se si possiede una cosa che hanno tutti... Non siamo mica pecore!

Forse ho una preferenza innata per le pecore nere!

  1. E come concili la tua passione con la vita familiare?

Sfrutto le ore della mattina, come ora 😛

Mi sveglio molto presto, alle 5,30, anche perché solitamente il pomeriggio sono sul campo da tennis.

Mio figlio è grande, ho un marito che cerca di comprendere la mia passione e qualche volta chiude un occhio sulle cose tralasciate per cucire.

Diciamo che mi destreggio tra i vari impegni giornalieri, sono una campionessa di slalom!

  1. Come sarebbe il tuo giorno perfetto?

Ne ho tanti tipi ma quello che mi viene in mente ora è questo.

Mi sveglio con i raggi del sole che entrano dalla finestra e il rumore del mare. Mio marito mi abbraccia e mi dice: ti voglio bene.

Mi alzo, faccio una carezza al gatto che si strofina contro le mie gambe. In cucina con una tazza di caffè in mano guardo il mare e respiro l'aria salmastra.

Mio marito mi saluta e va al lavoro; io mi preparo e scendo al piano di sotto, apro il mio negozio/laboratorio e aspettando la gente mi metto a cucire.

Nel frattempo arriva una video chiamata di mio figlio dalla Danimarca che mi dice che gli hanno acquistato dieci repliche dello spettacolo teatrale  che ha scritto e di cui è protagonista.

 Bello sognare no!?!?!?

  1. C'è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo e se sì perché non lo hai ancora fatto?

Sì. Trasformare la mia passione in un lavoro, ma le tasse e la paura di un salto nel buio mi frena.

Un altro grandissimo sogno è quello di sviluppare e fare diventare grande, con l'associazione di cui sono co-fondatrice, l'Infinitamente Crea, un luogo dove le creative possano incontrarsi, creare, condividere e vendere quello che producono.

Un luogo degno del fatto a mano, dove si possa valorizzare l'artigianato che è un grandissimo valore della nostra bellissima Italia.

  1. Quali sono i tre valori più importanti che vorresti/hai trasmesso a tuo figlio?

Vorrei avergli trasmesso il rispetto per le persone, la dignità di guadagnarsi il pane onestamente e il coraggio di inseguire i suoi sogni, lavorando duro, senza accettare compromessi o scorciatoie.

Conclusione

So che queste domande non bastano a mettere in risalto la particolarità di Monica, unica proprio come i modelli che cuce a mano.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 22 ottobre.

Se vuoi fare felici Monica e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

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Come vi avevo anticipato, torno a parlare dei luoghi interessanti che ho visitato con i bambini durante le nostre vacanze estive.

Salutato il Salento non senza qualche lacrimuccia, abbiamo iniziato la risalita della Penisola.

Non abbiamo stabilito a priori con esattezza il tragitto da fare, ma abbiamo deciso di andare dove ci portava il cuore.

La prima inevitabile tappa è stata Alberobello.

Alberobello con i bambini

Ero così contenta quando ci siamo inerpicati sulla collina di Alberobello: il cielo infatti era coperto e tirava una bella arietta, tutte condizioni ideali per visitare una città nei mesi estivi.

La cittadina di Alberobello è una normale città con all'interno un intero quartiere fatto di trulli.

Per questo viene definita la capitale dei trulli, quelle tipiche abitazioni bianche con i tetti a cono.

Infatti è l'unico luogo ad aver conservato così tanti edifici: nei paesi vicini ci sono due o tre trulli, ma non un intero quartiere!

Abbiamo lasciato l'auto in un comodo parcheggio abbastanza vicino alla zona d'interesse e ci siamo incamminati.

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I bambini e non solo loro cercavano le poche zone in ombra

Il quartiere dei trulli ovviamente era pieno di turisti, ma la cosa sconvolgente è che di colpo le nuvole si sono diradate.

Noi avevamo lascito gli occhiali da sole in auto.

Grosso, ma grosso errore: la luce del sole estivo infatti viene riflessa da tutti quegli edifici bianchi provocando un bagliore fastidioso e accecante nel senso letterale del termine.

Si faceva fatica a tenere gli occhi aperti e non sto esagerando.

Mezzi accecati, abbiamo vagato tra quelle tipiche costruzioni e ci siamo imbattuti nel Trullo Sovrano, alto 14 metri e costruito circa a metà del Settecento.

Molto particolare anche la Basilica dedicata ai santi Cosma e Damiano.

La Basilica è in stile neoclassico con pianta a forma di croce latina.

E' stata costruita alla fine del XIX secolo in sostituzione di una piccola cappella dedicata alla Madonna delle Grazie con sotto l'ossario.

Non so come mai, ma questo particolare ha affascinato mia figlia in modo incredibile, devo ancora appurare il motivo. Del resto si sa che a volte i bambini hanno gusti particolari...

Molto carina anche la Chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova anche se non così antica: è stata costruita infatti nel 1926, ma non per questo è meno curata.

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Alberobello

Alberobello vanta anche un museo, il Museo del Territorio, dove è possibile trovare reperti e di testimonianze relative alla storia, alle tradizioni e al folklore del territorio della Murgia dei Trulli e della Valle d'Itria.

Devo ammettere però che i miei bambini, probabilmente perché ancora troppo piccoli, non l'hanno trovato molto interessante.

Loro hanno gradito di più fermarsi nei vari negozietti e assaggiare i prodotti locali, come le buonissime delizie a base di pasta di mandorla o il gelato artigianale.

Tutto sommato Alberobello non mi ha stupito più di tanto: sarà perché alla fine i trulli in sé non sono niente di che, sarà per il caldo o il fastidio agli occhi, sarà per mille cose.

Mi sarebbe piaciuto di più visitarlo di sera. Dicono sia spettacolare. Vedremo la prossima volta.

IL GARGANO: VIESTE E PESCHICI CON I BAMBINI

Partiti da Alberobello, abbiamo proseguito verso il Gargano.

Il Gargano sembra aver subito un declassamento nell'opinione popolare a favore del Salento.

Si sa che anche il turismo è questione di mode, per cui non c'è da stupirsi più di tanto.

Dal canto mio, ho trovato il Gargano magnifico dal punto di vista del paesaggio e condivido appieno le parole di G. Ungaretti:

«Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d'altezza e un fusto d'una bracciata di 5 metri, e l'età di Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un rigoglio, un colore, l'idea che le stagioni si siano incantate in sull'ora di sera; con caprioli, lepri, volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigolio d'uccelli...»

Caprioli, lepri e volpi purtroppo non ne ho visti, ma sicuramente se visitate il Parco Nazionale del Gargano avrete occasione di avvistarli.

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Squarcio di un panorama sul Gargano

Questa parte della Puglia offre molto anche dal punto di vista balneare.

Percorrendo la litoranea ci si imbatte in un sacco di spiagge e di calette, più o meno frequentate.

Avete solo l'imbarazzo della scelta: Calenella, Zaiana, la baia di San Felice solo per citarne alcune.

Noi abbiamo seguito il consiglio di alcuni amici e ci siamo fermati a Vieste.

E abbiamo fatto bene. Abbiamo passato un pomeriggio in spiaggia, fatto il bagno nelle acque del maredavvero cristalline  e che non hanno niente da invidiare al Salento.

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Una delle numerose spiagge del Gargano

Abbiamo appreso la storia del pescatore Pizzomunno, da cui prende il nome il faraglione simbolo della cittadina.

La leggenda narra che un pescatore, di nome Pizzomunno, talmente bello che perfino le sirene si innamorarono di lui. Ma il cuore del pescatore batteva solo per una ragazza del posto, Cristalda. Le sirene, gelose, attrassero la fanciulla nelle acque del mare e la trascinarono con loro negli abissi. Il dolore pietrificò Pizzomunno, che da quel giorno osserva immobile il mare del Gargano.

Vieste, soprannominata "la perla del Gargano" mi ha stupito.

Questo villaggio di pescatori, dopo il tramonto, assume una veste quasi magica.

Abbiamo passeggiato per le strette vie del centro storico, ci siamo lasciati coinvolgere dalla movida serale, dalle botteghe dell'artigianato locale, abbiamo assaporato la cucina a base di pesce...

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Vieste e la sua notte magica

Fosse per me probabilmente sarei ancora lì. Anche ai bambini Vieste è piaciuta molto, con i suoi artisti di strada e la musica.

La mattina dopo siamo stati a Peschici, altro paesino caratteristico.

Sul tratto di strada che da Vieste porta a Peschici abbiamo visto i famosi trabucchi (senza riuscire ahimè a fotografarli) e le torri di avvistamento.

Peschici si trova su una rupe a strapiombo sul mare. Grazie alla sua posizione, offre una vista spettacolare, molto suggestiva.

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Panorama del Gargano

Ci siamo stati solo poche ore, il tempo di dare un'occhiata in giro, ma mi è rimasto davvero nel cuore.

Nel suo complesso sono dell'idea che il Gargano meriti di essere esplorato con la dovuta calma, per cui dovremo fare questo sacrificio e scendere di nuovo.

VISITA A GUBBIO CON I BAMBINI: SIAMO DIVENTATI MATTI!?

Lasciata la Puglia, abbiamo deciso di fare una capatina a Gubbio.

Gubbio è chiamata anche la "città grigia", per il suo colore caratteristico: infatti è costruita con rocce calcaree di colore grigio.

Di primo acchito sembra un labirinto, in realtà se vi fermate a dare un'occhiata alla mappa si nota a colpo d'occhio che è esattamente l'opposto: è formata da cinque vie parallele situate a diversi livelli e collegate tra loro da  vicoli e scalinate.

E' una città molto ordinata e pulita.

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Gubbio al tramonto

Secondo me, se avete dei bambini piccoli, è meglio lasciare perdere il passeggino. Ci sono anche un paio di ascensori per passare comodamente dai piedi del colle alla parte più alta della città.

Noi siamo arrivati a Gubbio nel tardo pomeriggio, perché ci siamo fermati lungo la strada più di una volta ad ammirare il panorama, a mangiare qualcosa, a fare pipì...Le cose tipiche di chi viaggia con i bambini.

Abbiamo parcheggiato la macchina nell'enorme parcheggio libero ai piedi della città e ci siamo inerpicati lungo le strade in salita.

Ecco, i miei pupi sono stati lagnosi finché non siamo arrivati all'hotel che avevamo prenotato.

Dopo la doccia e un po' di riposo sono tornati del loro solito umore.

Avevamo poco tempo a disposizione per dare un'occhiata alla città, per cui siamo stati nella Piazza Grande, abbiamo fatto tappa alla Fontana dei Matti, abbiamo fermato uno dei pochi passanti residenti a Gubbio e...abbiamo preso tutti la nostra patente!

Ma come si prende la patente dei matti?

Per prendere la patente dei matti si devono fare di corsa tre giri della fontana e poi essere bagnati con l'acqua della fontana da un abitante del posto.

Questa, ovviamente, è stata la cosa più bella per i bambini.

Fontana del Bargello, Gubbio

In realtà io la patente dei matti ce l'avevo già, perché questa è stata la mia terza visita alla cittadina umbra, ma così l'ho rinnovata! Sono a posto per altri dieci anni.

Abbiamo dato un'occhiata nel complesso agli edifici cittadini dall'esterno, al Duomo e alla Chiesa di San Francesco.

Nel complesso, però Gubbio by-night si è rivelata deludente: a parte qualche locale e i ristoranti era tutto chiuso.

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Gubbio al calar delle tenebre

Mi è spiaciuto tantissimo, perché ci tenevo tanto a far vivere alla mia famiglia questa bella città, con la sua atmosfera particolare!

Così, con una sensazione di incompletezza, abbiamo lasciato Gubbio dopo una bella dormita.

Direzione: casa, sì, ma con calma!