Alla scuola materna della Ninfa quest’anno come percorso didattico si parla di emozioni.

E’ un percorso interessante e ovviamente, io, che sono curiosa riguardo a queste cose, potevo non cercare qualche informazione?

“I bambini più equilibrati e sereni, più sicuri di sé, i più felici, con risultati scolastici migliori sono quelli con l'intelligenza emotiva più sviluppata. Vale a dire quell'intelligenza che sta alla base dell'autocontrollo, dell'attenzione verso gli altri e dell'empatia.”

John Gottmann, psicologo americano padre dell’intelligenza emotiva che è arrivato a questi risultati dopo anni di ricerche, afferma che nessuno nasce imparato (e te pareva, vero?): l’intelligenza emotiva si apprende se qualcuno la insegna. 

E chi secondo voi si dovrebbe assumere l’arduo compito? Genitori e insegnati, ovviamente. Il buon John chiama addirittura i genitori “allenatori emotivi”.

Vi vedo già alzare gli occhi al cielo e storcere le labbra: con tutti gli impegni che abbiamo, quando troviamo il tempo di allenare i nostri figli?

E soprattutto, perché dovremmo farlo?  Una volta mica si facevano queste cose e siamo diventati adulti lo stesso. (La risposta è alla fine del post, ma non correre subito a leggerla!)

Non voglio parlare qui di come venivamo educati una volta e su che tipo di adulti siamo diventati. Di sicuro ognuno di noi si è accorto che il mondo è cambiato, così come sono cambiati i genitori.

Spesso si sente parlare di padri che non hanno modelli da imitare, di donne che hanno assunto in famiglia un ruolo predominante scalzando anche i mariti, di papà che fanno i “mammi”…

L’educazione emotiva può anche essere la moda del momento, ma secondo me è un’opportunità in più che abbiamo per conoscere i nostri figli e per rapportarci con loro.

E per fronteggiare i loro stati d’animo, dalla tristezza agli scatti di rabbia (anche i capricci, che forse esistono ma forse no)

La via più facile è parlare delle emozioni con i bambini così come ci viene più naturale. Senza evitare nessuna emozione, perché nessuna emozione è brutta o nocivaLe emozioni non sono né buone, né cattive, le emozioni semplicemente esistono.

Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"
Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"

Ci sono però dei comportamenti socialmente ed eticamente inaccettabili: non è giusto che un bambino in preda alla rabbia picchi un altro bambino, per esempio.

A livello pratico, la prima cosa da fare è insegnare ai bambini che non sono sbagliati perché stanno “provando” un’emozione: le emozioni -gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura…- sono normali, anche papà e mamma le provano.

Mostrare ai nostri figli che è davvero così è semplice: quando sono triste dico alla Ninfa e a Ringhio “La mamma si sente triste perché …..”.

In questo modo insegniamo ai bambini a dare un nome a quello che provano. In molti libri fantasy si sente spesso dire “cosa nominata cosa comandata”, nel senso che dare un nome a una cosa è il primo passo per dominarla.

Tutti sappiamo che le parole hanno un peso. In più la nostra lingua è una di quelle più ricche di termini. Si può cominciare con quelli più semplici: oggi mi sento allegro, triste, spaventato…

Non nascondiamo ai nostri figli quello che proviamo: rischiamo solo di allontanarli e di confonderli. Se la Ninfa mi vede piangere mentre guardo un film, non le dico: “Va tutto bene” e stop. Ma le dico: ”Sto piangendo perché questo film è commovente”.

Allo stesso modo se sono contenta affermo: “Oggi sono contenta perché non vado al lavoro e sto con voi”.

Essere bambini non significa essere stupidi. I bambini sono intuitivi, capiscono e “sentono” quello che noi proviamo.

Quando ci emozioniamo cambiamo anche nel nostro atteggiamento. Se ridiamo stendiamo le labbra in un sorriso, la bocca va all’insù. Se siamo arrabbiati, diventiamo rossi e il cuore batte più forte.

Per cui quando chiediamo a un bimbo “Raccontami cosa senti adesso” quando succede qualcosa lo stiamo già allenando emotivamente. Come sempre, per farli sentire accettati, evitiamo di sminuire quello che provano, di ridicolizzarli, di non prestare loro attenzione.

Ed evitiamo di trovare noi una soluzione al loro problema, di sostituirci a loro. Per esempio “Amore, lo so che sei arrabbiato perché il bambino ti ha rubato il giocattolo. Ma picchiare è una brutta cosa, non si fa. Che cosa potresti fare invece?”

Secondo me con i bimbi piccoli un suggerimento possiamo comunque darglielo. “Perché intanto non gli diamo quest’altro gioco e vediamo se ce lo ridà? Oppure potremmo giocare con questo che è più bello” (Non sempre funziona, per cui come sempre portate tanta pazienza: prima o poi i risultati arrivano)

Insegnare ai bambini l’intelligenza emotiva è un percorso di crescita che darà loro una marcia in più quando saranno grandi, per rapportarsi con gli altri, per indirizzare le loro emozioni e anche quelle degli altri nella direzione più favorevole e vantaggiosa. Essere emotivamente intelligente vuol dire adattarsi meglio all’ambiente in cui viviamo e migliorare il nostro benessere.

E scusate se questo è poco.

PS: La cosa mi ha un po’ preso la mano, per cui vi parlerò dei giochi e libri divertenti sulle emozioni prossimamente.

Intanto, se vi va, vi do qualche titolo interessante:

“Intelligenza emotiva per un figlio” di John Gottman

“Alla scoperta delle emozioni” di Patrizio Paoletti

“Introduzione alla psicologia delle emozioni” di Valentina D’Urso.

Questi ultimi giorni per i bambini sono stati giorni intensi, all’insegna del divertimento e della vita familiare.

Giovedì sera abbiamo assistito al rito tradizionale del Rogo della Vecchia

Il maltempo e la pioggia ci hanno graziato giusto in tempo per andare all’oratorio e partecipare ai festeggiamenti.

Nel campo di calcio (chè ogni oratorio ha almeno un campo di calcio) avevano allestito una pira su cui capeggiavano un vecchio e una vecchia di cartapesta seduti su due sedie.

Prima di andare ho spiegato ai pupi che quello che avrebbero visto era un fuoco che veniva accesso per bruciare un pupazzo, non una persona vera (sia mai che magari pensassero chissà ché).

Ho anche detto due parole sul significato di questa tradizione: il rito pagano che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera e quello cristiano di mezza Quaresima.

Credo che la Ninfa abbia capito quello del passaggio dalla bella alla brutta stagione, ma del resto è normale visto che non ho mai spiegato cosa fosse la Quaresima.

Gli allestitori avevano delimitato lo spazio con delle corde per ragioni di sicurezza. Tutti i bambini sono stati messi in prima fila e la pira è stata accesa dal signore e dalla signora più anziani del paese (mi è parsa una bella idea).

Al coro di “Brucia brucia” il fuoco si è mangiato pira, sedie e vecchietti. I bambini erano affascinati. Del resto è stato uno spettacolo suggestivo: notte buia, fiamme rosse e arancio, bambini elettrizzati…

Ne è valsa la pena. In oratorio inoltre si poteva cenare e non mancavano nemmeno zucchero filato e frittelle.

L'espressione rapita mentre guarda il rogo della vecchia

Non ci siamo trattenuti tantissimo, perché lo spettacolo è finito alle attorno alle dieci e per noi era già tardi. Sicuramente il prossimo anno sarà da ripetere.

I bambini hanno poi passato la giornata del venerdì a casa col papà. Hanno fatto enormi torri e castelli con i mattoncini della Lego Duplo, hanno guardato “Inside out” che poi hanno voluto rivedere con me anche sabato pomeriggio, hanno preparato un pranzetto coi fiocchi.

Sabato mattina siamo andati in piscina. La Ninfa ha concluso il corso di acquaticità e si è portata i suoi braccioli. Ora tocca a Ringhio.

Mentre la pupa giocava con i suoi amichetti sotto sorveglianza di una mamma amica (santa subito!) io affrontavo la prima lezione con un bambino recalcitrante per natura ad ogni novità.

Devo dire che mi aspettavo di peggio. Ha pianto dieci minuti, poi si è calmato e ha provato qualche esercizio. La cosa più piacevole è stata fare il motoscafo con il biscione galleggiante usato come un salvagente e catturare le palline.

Mentre la Ninfa si scatenava su e giù dallo scivolo, Ringhio se ne stava pacifico nel suo mondo a raccattare palline colorate.

Vedremo le prossime lezioni. Visto come ora la pupa sta in acqua volentieri credo che il corso di acquaticità nel mio caso sia stato un investimento azzeccato.

Il pomeriggio invece nonostante il bel tempo ce ne siamo rimasti a casa. L’obiettivo era quello di far riposare un po’ i bambini, in vista della serata. Sa va san dir che erano svegli e pimpanti come grilli.

Infatti siamo andati a cena da una coppia di amici che vediamo (ahimé) poche volte l’anno. I bambini si sono divertiti un sacco a giocare con la figlia della coppia che ha un anno più della Ninfa.

Dopo una normale prima fase di timidezza, i tre sembrava che si fossero frequentati fino al giorno prima. Hanno colorato, giocato, cantato senza litigare una sola volta.

E questo ovviamente ha permesso anche a noi adulti di vivere una serata tranquilla, tra chiacchiere e risa.

Domenica, complici il cambio dell’ora e l’orario in cui siamo tornati, ci siamo alzati verso le undici. Tutti assieme ci siamo preparati un bel brunch.

I bimbi si sono divertiti a mangiare dolce e salato senza un ordine preciso, torte al cioccolato con uova strapazzate e pancetta, latte con miele e succo d’arancia, toast con marmellata…

Sono davvero entrati nella parte. Era da tanto che non facevamo un brunch, probabilmente non se ne ricordavano più. Comunque hanno davvero apprezzato, sia la fase di preparazione sia il cibo stesso.

Il pomeriggio il tempo era incerto. Io e la Ninfa avevamo in programma di andare all’oratorio, dove le mamme avevano organizzato un pranzo per raccogliere fondi per la scuola materna. Dopo pranzo c’erano in programma diverse attività ricreative, giochi e lavoretti per la Pasqua.

Ma la Ninfa a sorpresa si è rifiutata categoricamente di andare. Le ho spiegato che non l’avrei lasciata da sola, che saremmo state assieme, che ci sarebbero state le sue amichette ma è stata irremovibile.

Ha detto che lei voleva stare a casa, punto e basta. Ci sono perfino rimasta male.

Allora ho tirato fuori la mia cartelletta magica dei lavoretti. Vi ho già detto, vero, che io a livello manuale sono negata e odio fare qualsiasi cosa che implichi l’uso di carta, colla, forbici e affini?

Per la legge del contrappasso mia figlia adora fare queste cose, così l’ho presa come un’opportunità e quando me lo chiede facciamo qualcosa assieme (sono ancora a livello base, chiariamo).

Comunque domenica abbiamo lavorato sulle stagioni. Abbiamo ritagliato un alberello riproposto su cinque fogli: il primo è la copertina e gli altri quattro sono dedicati ciascuno ad ogni stagione. Su un foglio a parte ci sono due file di fiori, due di frutti, due di foglie e due di fiocchi di neve.

L’attività è semplice: si ritagliano gli alberi, si incollano per la parte superiore una sopra l’altro e il bambino deve ritagliare e appiccicare su ogni stagione il disegnino giusto.

Io ho trovato un sacco di cose interessanti su Homemademamma .

Così la Ninfa e Ringhio hanno passato un paio d’ore a ritagliare e incollare (Ringhio ritagliava a modo suo, ovviamente).

Siccome ero a casa, mi sono dilettata a provare con la famiglia una nuova ricetta: gli gnocchi fuscia.

La posterò nei prossimi giorni, perché ne vale davvero la pena, soprattutto se avete delle bambine che mangiano poco e che sono fissate col colore rosa declinato in tutte le varianti possibili.

E voi, come avete passato questo fine settimana?

Va bene, è ufficiale: Ringhio è nella fase dei “terrible two”.

A due anni questo bambino è una miscela esplosiva: basta un nonnulla per accendere la miccia e provocare una deflagrazione di proporzioni epiche.

Anche la Ninfa ha attraversato questa fase che poi è andata via via scemando (per fortuna!).

Quando vedo Ringhio che si arrabbia tento sempre di placcarlo prima che la situazione degeneri: ultimamente infatti quando è in piena crisi urla, lancia oggetti e volte picchia gli altri.

Queste scenate mi destabilizzano completamente: oltre ad un senso di impotenza, di smarrimento e di imbarazzo vengo poi regolarmente assalita dall’inevitabile senso di colpa.

Sulla mia spalla compare una piccola tata Lucia che mi sussurra all’orecchio che in fondo in fondo è tutta colpa mia, che dovrei essere più autoritaria ma allo stesso tempo più amorevole, che dovrei essere autorevolmente dolce, che come mamma sono proprio un disastro….

Insomma, ho reso l’idea, no?

Quando mi riscuoto, passo all’azione. Sto utilizzando lo stesso metodo sperimentato con la Ninfa ( ovviamente se avete altri consigli da darmi saranno bene accetti).

Per prima cosa tento di contenere fisicamente Ringhio, cosa che non è sempre facile, perché il pupo scalcia come un cavallo pazzo. Lo abbraccio forte, ma senza stringerlo. Lo massaggio sulla schiena e gli bisbiglio parole dolci all’orecchio.

Quando vedo che si è calmato, allora tento di spiegargli la situazione.  Generalmente cerco un luogo appartato, come un angolino.

In casa abbiamo proprio un posto dedicato ai capricci che chiamiamo “l’angolo del castigo”. Sì, suona male, ma non è che trasciniamo lì i bambini e infliggiamo loro punizioni corporali. E’ semplicemente un luogo dove la Ninfa e Ringhio dovrebbero stare a sbollire la rabbia e riflettere.

Ovviamente la pupa, vista anche l’età, sa gestire meglio la cosa. Quando ha fatto decantare la rabbia e si è calmata, mi chiede: “Mamma, adesso sono calma. Scusa, posso uscire?”.

E io o il papà la facciamo sedere in braccio a noi e le spieghiamo perché ci siamo arrabbiati e l’abbiamo messa in castigo. Poi facciamo spiegare a lei, con le sue parole, perché si è comportata male.

Con Ringhio la cosa è più complicata, dal momento che ancora non sa parlare (a parte cinque o sei parole).Quando vedo che è tornato calmo, gli dico  con voce ed espressione serissima (mi raccomando, la mimica facciale e l’atteggiamento del corpo sono messaggi forti che arrivano bene ai bambini):

“La mamma è arrabbiata con te perché tu ti sei comportato male: hai lanciato i giocattoli e picchiato gli altri e lo sai che non si fa. La mamma capisce che ti sei arrabbiato perché volevi il gioco della Ninfa ( metteteci quello che secondo voi ha provocato lo scatto d’ira) ma ti abbiamo già spiegato che certi comportamenti non si devono fare. E’ sbagliato far male agli altri o urlare. Adesso stai qui con me ancora un po’ e poi andiamo a chiedere scusa”

Funziona sempre. Il problema principale è il lasso di tempo che ci impiega Ringhio a sbollire. A volte ci vuole anche un’ora abbondante.

E purtroppo il discolo può comportarsi male di nuovo, sempre per gli stessi motivi. Magari non il giorno dopo, magari la settimana successiva.

Quindi la domanda che sorge spontanea è: ma a che cavolo serve fare tutta questo se dopo siamo punto e a capo?

Dove sto sbagliando?

Sinceramente non mi ricordo se anche la Ninfa era così ( probabilmente sì, ma devo avere rimosso tutto).

So che ci vuole tanta tanta pazienza. So che il ragionamento di base è giusto e che per funzionare anche io devo essere in grado di mantenere la calma.

La gestione della rabbia e dell’aggressività è una conquista. Da solo il bambino non può arrivarci, per cui è indispensabile l’aiuto dei genitori.

La conquista dell’intelligenza emotiva è una meta per tutti, sia adulti che bambini. E siccome i pargoli apprendono anche attraverso l’imitazione, i genitori devono dare il buon esempio.

Ma quanto è faticoso ricordarsi che siamo di fronte a dei bambini che non sempre sanno esprimere con le parole quello che provano, anche se sanno parlare!

Ricordiamoci che i grandi siamo noi, per cui respiriamo profondamente, facciamo un “Ommmmmmm”, contiamo fino a dieci, ma non perdiamo il controllo: niente urla, niente sceneggiate, niente insulti o frasi sarcastiche che possono confondere i bambini ( il sarcasmo si acquisisce attorno ai sette-otto anni, per cui i pupi intendono quello che diciamo loro in modo letterale) e soprattutto….mani a posto!

E che Dio ce la mandi buona!

Prima o poi anche i terrible two passano. E arrivano i terrificanti tre, gli agghiaccianti quattro, i drammatici cinque…

Ma questa è un’altra storia.

 

Il carattere di ogni bambino, come quello di qualsiasi altro individuo, è un tratto distintivo e peculiare.

Non esistono bambini uguali per carattere, nemmeno i fratelli gemelli.

L'uomo però tende ad aver bisogno di categorizzare, suddividere ed etichettare tutto quello che gli sta attorno, per comodità o per un effimero senso di controllo sulla realtà.

Tale sorte non ha risparmiato nemmeno i neonati.

La suddivisione più famosa al momento è quella indicata nel libro "Il linguaggio segreto dei neonati" di Tracy Hogg, ripreso poi nel volume seguente "Il linguaggio segreto dei bambini".

Lascio a voi le considerazioni sugli scritti di questa donna.

Al momento invece il mio interrogativo è un altro: ma come fanno certi bambini (sì, i miei in primis) ad avere un carattere demmerda  che più demmerda non si può?!

Vi confesso che mi prudono non poco le mani quando i miei angelici pargoli si trasformano in diavoli scatenati e mi sento dire dalla mamma del mio compagno:

"Ma chissà da chi avrà preso, CF da piccolo era così buono! Poi, frequentando certe compagnie..."

Segue sospiro rassegnato e sguardo di traverso alla sottoscritta.

Del resto a CF succederà lo stesso a parti invertite.

Quindi se mamma e papà a detta dei rispettivi genitori erano così adorabili, quel caratteraccio da dove arriva?

E poi, il carattere si eredita davvero?

Ho voluto approfondire l'argomento e ho scoperto che la psicologia distingue tra:

  • TEMPERAMENTO  ossia tutti quegli aspetti innati trasmessi geneticamente non mediati dalla cultura. Alcune caratteristiche sono presenti già quando i neonati sono nel grembo materno: ci sono quelli che scalciano e sono in moto continuo e quelli che se ne stanno tranquilli a galleggiare. Quando nascono, ci sono bambini che piangono sempre e bambini placidi che non emettono un suono. (Secondo voi, i miei due che tipo di neonati erano?!)
  • CARATTERE è quell'insieme di caratteristiche che dipendono fortemente dall'ambiente e dalla cultura in cui il bambino vive, nonché dalle figure di riferimento che lo circondano.
  • PERSONALITA' è l'immagine che diamo e che abbiamo di noi stessi, la maschera con cui ci presentiamo, legata a quanto avviene nel profondo di noi stessi. E' il risultato della combinazione tra temperamento e carattere.

La prima cosa che ho detto riguardo alla Ninfa dopo due giorni di vita fuori dalla pancia era che è lunatica. Se si alza col piede sbagliato la giornata sarà pesante per tutti. E a quattro anni di distanza è ancora così.

Di Ringhio invece non ricordo bene. Ero troppo intenta a guardarlo e annusarlo e a chiedermi se mi sarei innamorata di lui prima o poi, visto che il tanto conclamato "amore a prima vista" questa volta non aveva funzionato.

Superfluo dire che anche il piccolo si sta rivelando un osso duro. Se dovessi identificarlo con un aggettivo sarebbe testardo. Se si fissa che deve fare una cosa non c'è verso di distoglierlo.

Sabato scorso siamo andati a fare la spesa. Sono riuscita a metterlo nel carrello ma dopo circa una mezz'ora non ci voleva più stare.

Ha cominciato a piangere (fin qui niente di strano, è un bambino). Sapete per quanto ha continuato? Due ore di orologio!

In quel lasso di tempo ho provato a: toglierlo dal carrello e tenerlo in braccio, farlo tenere a CF, provare a farlo camminare, tentare di rabbonirlo con dolciumi vari, minacciarlo e supplicarlo. Niente da fare!

La cosa più umiliante, a parte le innumerevoli occhiatacce della gente, è stato l'intervento della guardia giurata. Mi si è avvicinata, mi ha domandato se c'era qualche problema e mi ha chiesto un documento che provasse che il bambino era il mio.

Ha fatto il suo lavoro, l'ha fatto bene, per carità, ma riuscite a immaginare cosa si prova?! (No, probabilmente siete tutte genitrici di bambini angelici e tranquilli!)

Abbiamo cresciuto la Ninfa e Ringhio con le stesse regole, senza essere dei generali dal pugno di ferro ma neppure dei mollaccioni che si fanno mettere i piedi in testa.Eppure è innegabile che i miei figli agli stessi stimoli rispondano in modo diverso.

Ringhio dopo un pò trova la folla opprimente e insopportabile e manifesta il suo disagio piangendo disperato, mentre la Ninfa alla sua età stava bene in mezzo alla gente.

Mi ricordo addirittura che un'estate eravamo sul lago di Garda a casa dei nonni. La Ninfa avrà avuto sette otto mesi. Il pomeriggio ha cominciato a piangere e dopo un lasso di tempo esageratamente lungo io e CF l'abbiamo caricata in macchina e portata sul lungo lago, pieno di turisti. Dopo circa dieci minuti di bagno nella folla si è addormentata pacifica.

E succede lo stesso anche adesso. Quando è stanca, lei prende sonno in mezzo al rumore, anche se sto passando l'aspirapolvere.

Per questo non abbiamo mai avuto problemi ad andare in giro con lei e, spesso e volentieri, ci dimentichiamo invece che Ringhio è fatto di un'altra pasta.

Per cui sì, ammettiamo pure che il temperamento si erediti, ma sapete che si può ereditare qualcosa da qualcuno fino a sette generazioni prima? 

Il che significa che il bambino ha gli occhi azzurri come la nonna, il mento volitivo dello zio e il carattere demmerda della bisnonna. Tutti paterni, ovviamente!

2

Qualche giorno fa la Ninfa ha compiuto gli anni.

Sono una mamma socievole, che ama passare il proprio tempo con gli amici, che organizza pranzi e cene e che partecipa agli eventi organizzati dagli altri.

Ma sono anche una mamma che lavora.

Il che significa che di solito arrivo al fine settimana stanca.

Per farla breve, dopo consultazione con l'altro genitore, avevamo deciso che per quest'anno la Ninfa avrebbe festeggiato i suoi quattro anni alla scuola materna.

Festeggiamenti in grande a partire dal prossimo anno.

Ultimamente il tema dei compleanni è molto sentito dai genitori.

Da quel che ho provato personalmente da invitata alle feste dei bambini, ho appurato quanto segue:

  1. la festa di compleanno va annunciata almeno un mese prima tramite invito ufficiale a cui dovrà essere data ufficiale risposta (sia mai che un quatrenne abbia qualche impegno precedente);
  2. si deve scegliere un tema che sarà il filo conduttore della festa, per le bambine va molto Frozen o le Winx, per i maschietti non sono informata;
  3. scelto il tema, si procede con la distribuzione degli inviti (attenzione: non è un vero party se ci sono meno di 20 bambini);
  4. la festa non viene più organizzata in casa (e dove li metto io 20 bambini urlanti in un appartamento di  settanta metri quadrati?), quindi si affitta una stanza solitamente in oratorio;
  5. la location viene poi agghindata con ogni cosa inerente al tema scelto, dallo striscione di auguri, alla torta di compleanno,alla carta igienica del bagno;
  6. la torta di compleanno, secondo la moda corrente, deve essere di almeno due piani, fatta in pasta di zucchero e decorata con il protagonista scelto (ergo, se non siete mastri pasticceri dovete farvela preparare);
  7. il buffet deve servire a sfamare i piccoli invitati e le loro famiglie che, per l'occasione, non mangiano da due giorni;
  8. alla fine della festa, ad ogni invitato viene consegnato un sacchettino di dolci come segno di ringraziamento per essere intervenuto all'evento mondano;
  9. voi, dopo aver passato almeno due ore in compagnia dei genitori dei piccoli invitati, dovete occuparvi della pulizia del locale;
  10. arrivate a sera sfatti, con le orecchie che vi fumano a forza di sentire urlare bambini e adulti, le guance che vi fanno male per i sorrisi forzati elargiti ai genitori vari e gli occhi che vi lacrimano per la stanchezza.

Ergo, come detto sopra, festeggiamenti rimandati al prossimo anno.

Ma le cose non vanno mai come uno se le aspetta.

Alla scuola materna che frequenta la Ninfa i compleanni si festeggiano una volta al mese. Tutti i bambini nati quel mese vengono festeggiati in un'unica soluzione nel tal giorno prefissato dalla nutrizionista che prepara i menù mensili.

A lei spetta il grande compito di stabilire in quale data una fetta di torta rigorosamente industriale scompiglierà meno l'equilibrio alimentare dei bambini.

Questo mese si sono dimenticati di inserire la Ninfa tra i festeggiati.

Per cui per lei niente festa, niente coroncina da principessa, niente canzoncina, niente di niente.

Ovviamente non l'ha presa bene.

Siccome poi le maestre non sono riuscite a farla inserire nei festeggiati di febbraio ( devo ancora capire bene come mai), a restarci male non è stata solo lei.

Va da sè che, cuore di mamma, si doveva trovare un modo per risolvere la situazione.

Allora abbiamo deciso di festeggiare come una volta, ossia domenica pomeriggio festina di compleanno casalinga.

Oltre a noi, erano presenti i nonni e il cuginetto di sette anni, la madrina e il padrino con i loro gemelli che frequentano la scuola primaria e una coppia di amici con due bambine più o meno dell'età della Ninfa e soprattutto con cui lei gioca volentieri.

Ho preparato un piccolo buffet che comprendeva pizzette, salatini, cake pops e la mitica torta di compleanno.

Piccolo buffet dolce e salato! La cosa chè è piaciuta molto ai bambini più grandi è stata il bruco!

 

La Ninfa ha espresso solo due richieste: che la torta fosse di Frozen e di poter indossare il vestito che portava alla vigilia di Natale.

Io amo cucinare, ma i dolci sono il mio tallone d'Achille. Ma quale mamma non farebbe di tutto per accontentare sua figlia?

Quindi mi sono messa d'impegno e ho preparato una torta di compleanno esteticamente gradevole ma soprattutto buonissima (infatti non ne è avanzata nemmeno una fetta!).

Ecco la mia torta DIY a tema Frozen! Magari non perfetta, ma davvero buonissima!

 

La mia bambina ha avuto la sua festicciola, si è vestita da principessa, ha spento le candeline al coro di "Tanti auguri", ha scartato i regali e ha ringraziato tutti gli invitati per aver festeggiato con lei.

La Ninfa alle nove è crollata nel suo lettino, dopo aver giocato come una pazza e aver ballato con tutti.

Prima di chiudere gli occhi, mi ha abbracciato e mi ha detto: "Grazie mamma, è stata una festa meravigliosa, la giornata più bella di sempre!"

Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, il mio cuore scoppiava d'amore e d'orgoglio.

E' bastato tanto poco a renderla felice!

 

A volte capita anche a me di essere presa dal sacro fuoco del riordino e delle pulizie.

Questo week-end ho messo mano alla mia piccola libreria. Dal fondo di un cassetto ho ripescato un'agenda vecchia, dell'epoca ante-figli.

Ebbene sì, care amiche, quando sei mamma la tua vita si divide in due epoche: quella ante figli e quella post figli.

E sì, so benissimo che l'agenda cartacea è un pò superata, che le più tecnologiche utilizzano quella elettronica, ma io rimango una fedele sostenitrice della carta.

Ma tant'è, volete vedere come è cambiata?

Settimana tipo della me ante-figli

Lunedì pausa pranzo: pranzo con Simo (amica dei tempi dell'università)

Lunedì ore 19: spinning (perché la forma fisica è importante!)

E il pacchetto comprende anche un bel giretto nella zona relax della palestra, con sauna e bagno turco...

Martedì ore 13: appuntamento dall'estetista. Manicure, pedicure e magari un bel massaggio. Perché anche l'occhio vuole la sua parte!

E la sera ore 19,15: aperitivo con due amiche, G. e P. per discutere della festa di compleanno dell'amica S.

Mercoledì: ricordarsi il regalo per la suddetta amica e la sera un bel salto al cinema con CF! Poi magari una birretta al pub lì vicino.

Giovedì pausa pranzo: salto dalla parrucchiera,  l'ordine comincia dalla testa!

La sera di nuovo palestra, magari dopo si fa un salto a casa dell'amica a dare un'occhiata al vestito nuovo che ha preso e magari mi presta pure quella favolosa pochette argento griffata che fa tanto VIP!

Venerdì sera: tutti carichi per la festa di S!!!  Cena in qualche locale trendy e poi via a ballare in qualche posto fichissimo! Al ritorno cornetto e cappucino non ce lo toglie nessuno.

E immuni alla stanchezza, sabato mattina si parte all'alba, si prende un aereo con CF e si va a Barcellona per il week-end!

Ed ecco a voi, siore e siori, l'agenda della me figli-munita:

Lunedì pausa pranzo: stendere e caricare un'altra lavatrice

Lunedì sera: mentre si prepara la cena, intrattenere due pargoli exagitati e con una mano rispondere alla telefonata della nonna di turno, mentre una parte del cervello si occuperà di continuare a ricordarti di preparare i soldi per la gita dell'asilo da consegnare l'indomani.

Martedì pausa pranzo: stirare, stirare, stirare

Martedì sera: sperare di riuscire a sfamare la famiglia, riordinare la casa e schizzare alla velocità della luce alla noiosissima riunione dell'asilo, dove si discuterà di varie ed eventuali. E della gita. Di cui ovviamente avrete dimenticato i soldi.

Mercoledì pausa pranzo: correre con Ringhio alla visita di controllo dal pediatra, riportarlo a casa e ritornare al lavoro.

Mercoledì sera: crollare sfrante sul divano con due bambini belli carichi che saltellano per la stanza mentre CF imperturbabile si prepara per andare al lavoro.

Giovedì pausa pranzo: "Si, salve, purtroppo devo annullare la lezione di spinning di questa sera...Sì, lo so, dovevo chiamare ieri ora devo pagarla. Pazienza!" La panza ringrazia, il portafoglio no.

Giovedì sera: ci spariamo per la trecentotrentatreesima volta "Frozen", cercando di arginare la palpebra che cala, mentre chi doveva tenere i bambini è a casa malata.

Venerdì pausa pranzo: correre in quel negozio dove è appena partita l'offerta dei pannolini per Ringhio. Arraffare quante più confezioni possibile, arrivare alla cassa e scoprire che al massimo se ne possono comperare due. Bofonchiare contro le stupide regole e scoprire di aver dimenticato il bancomat a casa!

Venerdì sera: oltre alla normale routine, ricordarsi di preparare le cose per la piscina.

Sabato mattina: altro che voli ed emozionanti week end in città straniere! Caricare una recalcitrante Ninfa in auto e andare in piscina per la lezione di nuoto. Seguirà emozionantissimo tour per le corsie sovraffollate del supermercato di turno, con un Ringhio incazzato e strillante costretto a stare nel carrello, mentre la Ninfa e CF saranno alla festa di compleanno dell'amica di turno (speriamo che CF si sia ricordato il regalo!)

E per finire cena a casa con pizza a domicilio. Che verrà consegnata da un nuovo ragazzetto brufoloso con un'ora di ritardo. Fredda e gommosa.

Domenica non vi sveglierete tra le coltri di un hotel a cinque stelle con colazione in camera, ma i vostri pargoli vi tireranno giù dal letto alle 6,30 fregandosene che la domenica sia un giorno festivo. Ancora in coma, vi sbatterete per preparare la colazione, valuterete se vestirvi e opterete per rimanere in pigiama almeno fino al primo pomeriggio.

Poi caricherete i pupi in macchina e andrete con CF al campo del paese vicino dove avete appuntamento con altri disgraziati genitori per la partita di calcio organizzata dall'istituto durante la riunione del lunedì sera precedente.

E buona vita a tutte!