2

"I bambini si sono addormentati, finalmente!" esclamo con un filo di voce.

"Bene, cosa guardiamo ora?" chiede CF, afferrando il telecomando con una certa ansia e stoppando l'immagine dell'ennesimo cartone animato.

"Mah, non saprei. In giro parlano tutti di questa nuova serie televisiva, "La casa di carta" o qualche cosa del genere. Dicono che sia davvero bella" la butto lì, così tanto per.

CF cerca su Netflix e la trova subito. Io mi preparo a godere appieno della serata.

Già dopo il primo quarto d'ora capiamo che è la nostra serie.

Ci guardiamo quattro episodi uno di seguito all'altro finché diventa chiaro che dobbiamo andare a dormire.

Ma oramai è fatta: "La casa di carta" ci ha stregato.

Nei giorni successivi ci spariamo tutta la prima serie e poi tutta la seconda.

La terza deve ancora uscire. Inutile dire che la attendiamo con ansia.

"La casa di carta": la trama della nuova serie spagnola che affascina il mondo

"La casa di carta" titolo originale "La casa de papel" - sapete che io amo informarmi quando le cose mi affascinano- è una serie spagnola nata dalla mente di Alex Pina.

Inizialmente è stata trasmessa dall'emittente Antenna 3 nel 2017 e solo dopo è stata acquistata da Netflix.

L'idea originale prevedeva quindici episodi totali ognuno della durata di settantacinque minuti.

La Netflix, che ci vede lungo, ha deciso di tagliare a metà ciascun episodio, raddoppiando quindi il numero di puntate.

Ha creato perciò una prima serie di tredici episodi e una seconda di nove della durata media di quarantacinque minuti.

Come ho accennato prima, la terza serie è in corso d'opera.

"La casa di carta": trama (senza anticipazioni)

La trama di "La casa di carta" è davvero molto semplice: un personaggio misterioso, chiamato il Professore, recluta otto delinquenti di vario genere per tentare un colpo grosso: entrare nella Zecca di Stato spagnola per stampare 2400 milioni di euro.

Ognuno dei malviventi è stato scelto e selezionato con cura sulla base di proprie specifiche abilità ma, soprattutto, perché non ha nulla da perdere.

L' identità di ciascun membro del team deve essere mantenuta segreta anche per gli altri membri e per questo ciascuno sceglie il nome di una città: Berlino, Tokyo, Mosca, Nairobi, Helsinki, Oslo, Denver e Rio.

Dopo un periodo di addestramento in un luogo isolato, gli otto capitanati dal Professore sono pronti per il colpo.

Con un geniale espediente riescono a penetrare nella Zecca di Stato e a prendere in ostaggio chiunque si trovi all'interno.

La polizia viene subito allertata e comincia una vera e proprio battaglia strategica tra il Professore, la mente suprema che tira i fili all'esterno della Zecca, e Raquel Murillo, la negoziatrice che ha la responsabilità dell'intervento.

Ovviamente non vi accenno niente di più, se no vi rovino la visione.

Sicuramente non è originalissima come trama, però funziona bene.

La voce narrante è quella di Tokyo, ragazza giovane e affascinante.

Ogni personaggio -chi più, chi meno- riceve il suo spazio.

Le informazioni vengono presentate con la tecnica consolidata del flash-back e lo spettatore le raccoglie ad ogni puntata come i cocci di un vaso rotto che andrà poi a ricomporre.

Questo però non basta a rendere "La casa di carta" una delle serie più memorabili e apprezzate degli ultimi anni.

"La casa di carta": cinque (buoni) motivi + 1 per guardarla

Allora, se la vicenda in sé non è particolarmente originale, perché "La casa di carta" è riuscita ad essere tanto affascinante?

Non sono un critico cinematografico e queste sono solo le mie considerazioni personali.

Secondo me i punti di forza de "La casa di carta" sono questi:

L'immedesimazione

Una buona storia, che sia scritta o narrata attraverso le immagini , è destinata a fallire se il "lettore" non riesce ad immedesimarsi in almeno uno dei personaggi.

Qui di personaggi ne abbiamo molti e possiamo dividerli in tre schieramenti: i rapinatori, la polizia e gli ostaggi.

Ogni gruppo ha un suo leader, una figura di spicco, ma anche le altre figure riescono a ritagliarsi il loro quarto d'ora di gloria.

Alex Pina pone l'accento sui "cattivi", sfruttando una corrente che si è andata consolidando già da tempo immemorabile e portando lo spettatore a parteggiare per loro.

La polizia d'altro canto non ci fa una bella figura: l'ispettrice, che ha già di suo tanti problemi personali, non pecca per la sua perspicacia e per la sua intelligenza.

Quando l'ho vista all'opera, mi è venuto in mente il povero sfigato di Matthew del manga "Occhi di gatto" o l'ispettore Zenigata di "Lupin III".

Per quanto riguarda gli ostaggi, anche qui brillano Arturo, i direttore della Zecca, e la sua amante che contribuiranno a tenere vivo il ritmo della narrazione.

La credibilità dei personaggi

Accanto ad una trama abbastanza solida e per permettere allo spettatore di immedesimarsi, i personaggi devono risultare credibili.

Nella società attuale la gente si è stufata di eroi buoni: la bontà sempre e comunque è diventata qualcosa di incredibile, un miraggio, noiosa tanto quanto la perfezione.

Siamo affascinati da personaggi umani, imperfetti, che si lasciano tentare dal "lato oscuro" o che sono diventati cattivi a seguito di eventi e circostanze in cui ognuno di noi non avrebbe potuto fare altro.

Nel caso specifico, quello più azzeccato de "La casa di carta" è Berlino: bello, elegante, affascinante ma cinico ed egoista, con un suo senso dell'onore, che divide le simpatie anche dei suoi stessi colleghi.

I colpi di scena

Come nel miglior genere thriller che si rispetti, la vicenda è costellata da infiniti colpi di scena.

I colpi di scena possono essere volutamente creati dal Professore oppure possono essere "falle" del suo piano infallibile.

In questo caso derivano proprio dalla natura umana dei protagonisti e dall'impossibilità di prevedere al cento per cento le loro reazioni in determinate situazioni.

L'aspettativa

Grazie ai colpi di scena, al modo in cui la vicenda viene narrata, alle micro-storie dei personaggi e all'imprevedibilità dei protagonisti, il senso di aspettativa che viene instillato nello spettatore è davvero pazzesco, tanto da creare una sorta di vera e propria dipendenza.

Si ha sempre la sensazione di essere sul filo del rasoio, che prima o poi il precario equilibrio che si è creato sia all'interno che all'esterno della Zecca crollerà come un fatiscente castello di carte.

Non si sa ancora ad opera di chi, ma è certo che qualcuno farà qualcosa che farà precipitare la situazione. Effetto domino, insomma.

I riferimenti alla cultura pop

Ecco, questa parte è quella che ho apprezzato appieno solo grazie all'aiuto di CF, che in questo se la cava meglio di me.

"La casa di carta" è una serie che si rifà molto alla cultura pop dei decenni passati, sia nelle citazioni stesse sia nei dettagli presenti nei diversi episodi.

Riconoscibili anche per chi non se ne intende (la sottoscritta) i riferimenti a Tarantino così come le analogie con i più noti film sulle rapine, come "Inside man".

L'uso stesso delle maschere di Dalì, i nomi finti, i problemi dei vari ispettori, i cambi di prospettiva sono elementi tipici che costellano le migliori pellicole crime e trhriller della cinematografia internazionale.

La lotta contro il sistema

"La casa di carta", come tante serie della nostra problematica era, non si esime dal lanciare un messaggio socio-politico chiaro e definito.

La Zecca diviene il simbolo di quell'un percento della popolazione mondiale che detiene il vero potere politico ed economico e che determina le sorti del mondo.

Negli intenti del Professore prendere la Zecca significa ribaltare le sorti e dare il potere al popolo.

Chi infatti meglio di delinquenti, di "scarti" della società potrebbe essere la nemesi perfetta?

Il Professore stesso afferma: "Noi siamo la Resistenza" e sempre sua è l'idea di far imparare una nota canzone (ma non vi dico quale) ai suoi ragazzi.

Se non vi ho ancora convinto a guardare almeno le prime puntate de "La casa di carta", sappiate che basterebbe l'ottima recitazione degli attori e delle attrici a farlo.

Il cast, quasi tutto spagnolo, non è molto famoso al di fuori del confine, ma grazie a questa serie lo diventerà molto presto.

Sono certa che sentiremo ancora parlare di Alvaro Morte, Ursula Corberò o Pedro Alonso.

E volete mettere la soddisfazione di poter dire "Io me li ricordo quando hanno recitato nella serie "La casa di carta"?

Questo è l'argomento che ho scelto di proporvi per la mia rubrica # Time is mine.

Ora vorrei sapere quali sono le vostre opinioni in merito alla serie, nel caso l'abbiate vista.

Ma soprattutto, quali sono le cose che avete fatto per voi stesse nell'ultimo mese?

I commenti sono graditissimi, qui sul blog come su FB.

Stanotte, visto che non riuscivo a prendere sonno (ogni tanto mi capita, se conoscete un rimedio suggerite volentieri), mi sono impossessata del tablet e ho cercato un film da vedere.

La scelta totalmente casuale è ricaduta su "Tulipani-Love, honour and a bicycle".

TULIPANI- LOVE, HONOUR AND A BICYCLE

Questa pellicola è recente, dello scorso anno.

E' una coproduzione tra Italia, Olanda e Canada.

Il cast annovera tra gli attori italiani Giorgio Pasotti, Giancarlo Giannini, Lidia Vitale e Donatella Finocchiaro.

E sapete chi è il regista? Nientepopodimeno che Mike Van Diem, che ha vinto l'Oscar nell'ormai lontano 1998 con il film "Character-Bastardo eccellente".

Ad ogni modo io ho scelto "Tulipani-Love, Honour and a Bicycle" unicamente attratta dal titolo e dall'immagine della locandina, che mi richiamavano alla mente quiete, tranquillità e romanticismo, tutto quello che mi serviva per cadere tra le braccia di Morfeo.

Niente di più sbagliato. O meglio, poesia e romanticismo ci sono, la bellezza e l'incanto dei luoghi anche ma c'è tanto tanto altro.

Per cui non mi sono addormentata per niente, anzi.

"Tulipani-Love, Honour and a Bicycle" è ambientato nella magnifica Puglia.

Il film si apre con una bella ragazza che viene portata in ospedale da un amico e dalla di lui madre, a causa di una vistosa bruciatura sul didietro.

Anna, originaria di Montreal, è giunta da poco in Puglia per disperdere le ceneri della madre Chiara e per raccogliere notizie sul suo passato.

In ospedale un commissario piacente interroga il trio per avere delucidazioni su come sia avvenuto l'incidente che ha causato l'esplosione di una grotta fuori dal paese e la bruciatura di Anna.

Per raccontare certe storie, si sa, bisogna narrare gli antefatti che nel nostro caso risalgono a tanto tempo prima, a quando il padre della ragazza era arrivato su una bicicletta in quel paese sperduto della Puglia senza sapere una parola d'italiano o conoscere chicchessia.

L'Olandese, come iniziarono a chiamarlo gli abitanti del luogo, comperò un trullo con tanto terreno e, a sorpresa di tutti, mise su una bellissima piantagione di tulipani colorati.

Qualche tempo dopo una stupenda donna con una piccola valigia e una neonata arriva in paese.

E' la donna dell'Olandese che si ricongiunge con il suo amato.

Tutto sembra andare bene: la coppia felice con la bimba Anna, gli amici Piero e Chiara, la vita di paese così spensierata.

Ma l'apparenza inganna. Perfino in un luogo così incantato esistono persone malvagie che non esitano a distruggere la vita di due famiglie.

Tra scontri, feste e omicidi la vita del paese subisce una grande scossa.

Il terremoto causato dalle azioni dell'Olandese porterà un intero paese ad abbattere l'egemonia del Bianco, il perfido boss della malavita locale.

Vi ho già dato un indizio (se leggete bene potete capire qual è) sull'intrigata vicenda familiare di Anna.

Non voglio svelarvi altro.

"Tulipani-Love, Honour and a Bicycle" è un film poetico, che riesce a mostrare il lato più crudo delle vicende da una prospettiva diversa dal solito.

Ironico, irriverente, a tratti demenziale riesce a tenere avvinto lo spettatore e a coinvolgerlo nella vicenda.

I luoghi poi sono bellissimi e varrebbe la pena vederlo solo per quello.

A me è piaciuto molto, tanto da decidere di farne il post di questo mese della rubrica #timeismine

E voi, cosa avete fatto per voi stesse questo mese?

I commenti sono sempre graditi e verranno letti con sommo piacere.

2

Oggi è il primo lunedì con il ritorno dell'ora solare.

Il che significa che abbiamo avuto, nella notte tra sabato e domenica, ben un'ora di sonno in più.

Quindi dovrei essere più riposata, ma scommetto che tutti noi genitori sappiamo benissimo che i nostri figli non si programmano come gli orologi.

Domenica mattina quindi bellamente si saranno svegliati prestissimo, tirandovi giù dal letto all'alba.

Nonostante la stanchezza, dovremmo ringraziare i nostri bambini che, così facendo, ci hanno permesso di sfruttare appieno la giornata.

Time is mine- La mia nuova rubrica

Siamo mamme e papà, siamo persone con tanti interessi e tante esigenze.

Non smetterò mai di ripetere quanto sia importante riuscire a ritagliarsi qualche spazio per dedicarci a ciò che ci piace fare, sia esso una seduta dall'estetista o una partita a paintball.

Da qui è nata l'idea per questa piccola rubrica dove, a fine mese, vi proporrò qualcosa di interessante che ho fatto per me, di qualsiasi genere si tratti.

Lo scopo di questo spazio, che ho chiamato "Time is mine" è quello sì di darvi dei suggerimenti, ma anche quello di dimostrarvi che nonostante la nostra condizione di genitori, essere noi stessi è ancora possibile.

Non c'è niente di peggio per me di sentire frasi del tipo "Mi sacrifico per i miei figli" che tradotto in soldoni significa "Smetto di fare qualunque cosa mi piace perché devo seguire le mie creature", il che ci porta ad avere genitori esauriti e incattiviti che in modo più o meno cosciente gettano sui propri figli le loro frustrazioni.

"Qualche cosa di troppo"- Il film

Grazie ai miei adorabili pupi, domenica sono riuscita a guardare questo film francese che avevo in programma di vedere da un po' di tempo.

"Qualche cosa di troppo" è uscito quest'anno ma non se ne è sentito parlare molto.

Secondo me è un film invece che vale la pena vedere.

La regista, nonché attrice protagonista, è Dana Audrey, che aveva diretto già il film "11 donne a Parigi".

Protagonista della storia è Jeanne, una quasi quarantenne, professione architetto, sposata con due figli.

Jeanne è l'antitesi della rampante e affascinante donna in carriera.

Sul piano professionale si fa mettere i piedi in testa dai suoi colleghi e dal suo capo, su quello personale fa come gli struzzi: finge di non vedere che il suo matrimonio sta andando a rotoli.

Insomma, la povera Jeanne è una donna con una scarsa autostima che le deriva da questo concetto inculcatole fin dall'infanzia: "se non sei un uomo non vali niente".

La situazione precipita quando il marito la lascia definitivamente e il giudice stabilisce l'affido congiunto dei figli.

Jeanne, dopo lo sfogo di rito con l'amica del cuore, va a dormire affranta e si risveglia il mattino seguente, dopo una notte tempestosa, con...qualcosa in più.

Avete già capito di cosa si tratta?

Alla protagonista durante la notte è spuntato un bel pene con tanto di attributi.

Dopo l'ovvio terrore iniziale e una visita dal ginecologo (che segnerà la prima tappa di varie sedute), Jeanne si ritroverà a dover fare buon viso a cattivo gioco.

Non tutto il male vien per nuocere: la donna riesce pian piano a dimostrare il proprio valore al lavoro, lasciando di stucco sia il capo che i colleghi.

Allo stesso tempo riesce a vendicarsi del marito fedifrago, riprende le redini della propria vita e diventa una persona pienamente soddisfatta anche in ambito familiare.

Tutto questo sullo sfondo di equivoci divertenti e scene davvero esilaranti che non scadono mai nel volgare.

La commedia riesce a divertire basandosi sullo scambio uomo-donna, ma fatto in modo intelligente e profondo.

L'intento di Dana è quello di mostrarci il mondo maschile con occhi femminili ma lasciando da parte gli stereotipi (gli uomini pensano solo al sesso, le donne sono sempre delle vittime...).

Allo stesso tempo la regista vuole sottolineare quanto purtroppo la nostra società sia ancora legata a stereotipi di genere, soprattutto in ambito lavorativo.

Nel film poi non manca la componente amorosa: Jeanne infatti si innamora, ricambiata, di un suo collega. Ma ora la domanda è: quest'uomo riuscirà ad amarla anche con...qualcosa in più?

Vi suggerisco quindi di vedervi questa pellicola, rilassarvi e ridere, sole o in compagnia (ecco, se non siete pronte a intavolare discussioni complesse magari mandate i bambini a nanna).

Ora aspetto i vostri preziosi suggerimenti non solo in ambito cinematografico: cosa avete fatto per voi questo mese che volete condividere?

Potete lasciarmi i vostri pensieri anche su FB o IG usando l'hashtag #timeismine @datemiunam.

 

Venerdì sera CF ha deciso di portarci al cinema.

Per noi è stato un evento, non tanto per il film in sé quanto piuttosto perché era la prima volta della Ninfa.

La scelta è ricaduta su "Pirati dei Caraibi 5- La vendetta di Salazar".

Detto così non sembra una pellicola adatta ai bambini, ma i miei adorano i film con i mostri e i cattivi.. E i pirati non passano mai di moda.

La Ninfa e Ringhio avevano visto tutti i capitoli precedenti, anche se la visione di ognuno era stata fatta in due tranche, vista la lunghezza di ogni episodio.

Per una sera la Ninfa è tornata ad essere figlia unica, con mamma e papà tutti per sé.

Non si è fatta mancare nulla, dai pop-corn giganti alle caramelle.

La piccola è rimasta affascinata dall'immensità della sala cinematografica: seduta a gambe incrociate sulla poltrona guardava a bocca aperta lo schermo gigantesco.

Unica pecca il volume: a causa del sistema dolby atmos così realistico ogni minimo rumore risulta percettibile e, a orecchie non abituate, inizialmente può creare un attimo di fastidio.

Incredibilmente non ha esclamato: "Mamma, mi scappa la pipì!" che era la cosa che temevo di più: camminare al buio, risalire le gradinate con una quatrenne che rischia di farsela sotto e correre al bagno....Mi venivano i brividi solo a pensarci!

Non ha neppure parlato molto, come invece fa normalmente a casa: niente perché qui e perché là, niente cosa sta facendo questo e cosa sta facendo quello.

Guardava il film, così concentrata che a volte si dimenticava di masticare il pop-corn che aveva in bocca.

Io e CF eravamo un pò tesi: volevamo rendere questa serata unica, sia perché appunto era la prima volta sia perché era la sua "serata speciale".

Abbiamo tentato di farla chiacchierare per sapere se c'era magari qualcosa che non le andava, ma lei ci ha liquidati con un: "Fate silenzio che sto guardando il film!".

Capisco benissimo che "Pirati dei Caraibi 5-la vendetta di Salazar" visto sui grandi schermi sia in grado di catturare l'attenzione non solo dei piccoli, ma anche dei grandi.

La bravura dei registi infatti si nota nella sceneggiatura e nell'uso consapevolmente grandioso degli effetti speciali: gli arrembaggi e gli scontri tra i vascelli sembrano veramente reali.

I costumi e le location sono fantastiche, vien voglia di visitare quei luoghi così esotici, soprattutto ora che sta arrivando l'estate.

Se la Ninfa è rimasta impressionata da tutto questo, io invece a livello di trama sono rimasta un tantino delusa.

Il film mi è sembrato ricalcato sul primo capitolo della saga.

La coppia giovane invece che da Orlando e da Keira ( che fanno una breve apparizione) è formata da Brenton Thwaites e Kaya Scodelario.

Il giovanotto è il figlio di Will Turner che ora è condannato a servire sulla nave maledetta dallo stesso sortilegio che aveva colpito suo padre "Sputafuoco" Turner.

Potrà essere liberato solo da un oggetto magico e misterioso chiamato il tridente di Poseidone.

Che, guarda caso, per motivi differenti è anche l'oggetto dei desideri della protagonista femminile, una giovane orfana divenuta astronoma e accusata di stregoneria.

Nella ricerca i due, che si incontrano casualmente, vengono ovviamente aiutati dal mitico Jack Sparrow, che ha tutti gli interessi nel ritrovare il Tridente.

Solo in questo modo infatti riuscirà a liberarsi del non morto capitano Salazar, indomito sterminatore di pirati che ha un conto aperto col protagonista.

Per ragioni di tipo economico invece il bucaniere Hector Barbarossa decide di fare il doppio gioco: dopo una pericolosa alleanza con Salazar passa dalla parte dei buoni.

E come se non bastasse, entra in gioco anche la marina britannica: chi ha il Tridente ha il potere su tutti i mari e quindi l'impero britannico non può farselo sfuggire.

Colpi di scena, duelli mozzafiato, battute ironiche che non mancano mai, in linea con le aspettative sulla saga.

Quello che per me riesce a salvare la pellicola da banale remake del primo episodio e farla diventare un sequel piacevole è la possibilità che ha ogni personaggio di avere uno spazio tutto suo all'interno della trama.

Si apprende l'origine del soprannome di Jack Sparrow, si scoprono retroscena romantici e tragici su Barbarossa e si racconta la vita di Salazar...

Passatemi il termine: l'ho trovata una pellicola democratica da questo punto di vista.

E se il personaggio di Jack non risulta così brillante come nei capitoli precedenti, la verve è affidata all'antagonista, l'attore Javier Bardem, un cattivo coi fiocchi.

Tutto sommato, per me è stata una serata fantastica. Ho apprezzato il gesto di CF che ci ha voluto regalare questo momento e l'ha apprezzato anche la Ninfa, nonostante non sia arrivata sveglia al finale.

La mattina dopo ha decretato che lei vuole andare al mare e che dobbiamo procurarle una bussola magica come quella del film.

Voi siete delle appassionate di questo genere di film? Cosa guardano i vostri figli?

 

Ieri sera, dopo cena, i pupi mi hanno pregato di guardare un film con loro, invece di raccontare la  favola della buona notte.

Visto che ero stremata, ho colto al volo l'occasione. Hanno deciso di guardare un film per ragazzi sui dinosauri. (Sapete, Ringhio c'ha questa passione).

Il film, intitolato "Viaggio nell'isola dei dinosauri" è carino, ma nulla di particolare.

Però ai bambini piace, non fa paura e non è eccessivamente lungo.

Qui la locandina del film

 

I protagonisti sono un ragazzo, Lucas,  e una ragazza, Kate,  che, per questioni non ben precisate, si ritrovano su un'isola fuori dal tempo e dallo spazio.

Dopo varie vicissitudini, il ragazzo riuscirà a tornare a casa mentre Kate deciderà di rimanere sull'isola per approfondire la ricerca sui dinosauri, sua grande passione di sempre.

Alla fine del film si scoprirà che la ragazza è la nonna di Lucas.

"Bene, ora tutti nei vostri lettini a fare la nanna".

A quel punto, la Ninfa mi chiede: "Ma mamma, perché la signora è la nonna del bambino?"

Ed io già lì a lambiccarmi il cervello per tentare di spiegare ad una quatrenne i paradossi spazio-temporali.

Discorso già di per sé impegnativo, figuriamoci se fatto alle 10 di sera. Da una poi che di fisica non ne capisce notoriamente un'acca.

"Dunque, vedi, ci sono il passato, il presente e il futuro"- tento di spiegare, ma lei mi interrompe.

"Macché, mamma! Come fa lei che è rosa ad essere la nonna di lui che è marrone?"

Una scena del film

 

Ahhhhh, mi sento più leggera!

Essì, perché il ragazzino è di colore mentre la nonna no.

"Amore, hai visto che la mamma del bambino era anche lei marrone?"

Annuisce, ma poi esclama:"Sì, però il papà era rosa".

"Ecco, appunto, ma il bambino somigliava alla mamma. Come te che somigli al papà e alla nonna G. mentre Ringhio somiglia al nonno E. e alla nonna M."

La vedo riflettere, pensierosa, la fronte leggermente aggrottata, occhi e labbra strette, come se lo sforzo di immagazzinare quel concetto fosse quasi fisico.

Poi spara: "Ma perché se Ringhio somiglia alla nonna M. non è marrone?"

"Perché, la nonna M. è marrone?"

"Sì, io e te siamo rosa ma la nonna M. è marrone, non scura come il bambino ma marrone chiaro"

Mi affiora un sorriso, perché effettivamente mia mamma ha una bella carnagione olivastra. E' quel fototipo che, se si mette sotto il sole, dopo due minuti è già abbronzata che manco fosse stata ai Caraibi un mese.

"Anche Ringhio se sta sotto il sole diventa marroncino, come la mamma e anche tu un pò. Ma il bimbo del film è marrone scuro perché quello è il colore della sua pelle. E' nato così."

"Ahhhhh, ho capito!"esclama felice

"Anche all'asilo mio ci sono dei bambini colorati di marrone scuro, di marrone chiaro e di rosa. Però di blu no e neanche di verde" afferma, con un moto di dispiacere.

"Perché blu e verde no, mamma?"

Oddio, dalla fisica alla biologia genetica no, non ce la posso fare.

Mi sto ancora lambiccando il cervello farfugliando qualcosa che lei rapida cambia discorso: "Mi piacciono i bambini marroni scuro e anche quelli marroni chiaro. Anche quelli rosa. Mi piacciono di tutti i colori dell'arcobaleno."

"Bene, infatti i bambini sono sempre bambini anche se hanno un colore diverso dal tuo e tanto giocate assieme ugualmente."

La Ninfa annuisce, poi continua: "Ma quelli marroni, i maschi ma anche le femmine, c'hanno i ricci e allora mi piacciono di più!"

 

Questi ultimi giorni per i bambini sono stati giorni intensi, all’insegna del divertimento e della vita familiare.

Giovedì sera abbiamo assistito al rito tradizionale del Rogo della Vecchia

Il maltempo e la pioggia ci hanno graziato giusto in tempo per andare all’oratorio e partecipare ai festeggiamenti.

Nel campo di calcio (chè ogni oratorio ha almeno un campo di calcio) avevano allestito una pira su cui capeggiavano un vecchio e una vecchia di cartapesta seduti su due sedie.

Prima di andare ho spiegato ai pupi che quello che avrebbero visto era un fuoco che veniva accesso per bruciare un pupazzo, non una persona vera (sia mai che magari pensassero chissà ché).

Ho anche detto due parole sul significato di questa tradizione: il rito pagano che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera e quello cristiano di mezza Quaresima.

Credo che la Ninfa abbia capito quello del passaggio dalla bella alla brutta stagione, ma del resto è normale visto che non ho mai spiegato cosa fosse la Quaresima.

Gli allestitori avevano delimitato lo spazio con delle corde per ragioni di sicurezza. Tutti i bambini sono stati messi in prima fila e la pira è stata accesa dal signore e dalla signora più anziani del paese (mi è parsa una bella idea).

Al coro di “Brucia brucia” il fuoco si è mangiato pira, sedie e vecchietti. I bambini erano affascinati. Del resto è stato uno spettacolo suggestivo: notte buia, fiamme rosse e arancio, bambini elettrizzati…

Ne è valsa la pena. In oratorio inoltre si poteva cenare e non mancavano nemmeno zucchero filato e frittelle.

L'espressione rapita mentre guarda il rogo della vecchia

Non ci siamo trattenuti tantissimo, perché lo spettacolo è finito alle attorno alle dieci e per noi era già tardi. Sicuramente il prossimo anno sarà da ripetere.

I bambini hanno poi passato la giornata del venerdì a casa col papà. Hanno fatto enormi torri e castelli con i mattoncini della Lego Duplo, hanno guardato “Inside out” che poi hanno voluto rivedere con me anche sabato pomeriggio, hanno preparato un pranzetto coi fiocchi.

Sabato mattina siamo andati in piscina. La Ninfa ha concluso il corso di acquaticità e si è portata i suoi braccioli. Ora tocca a Ringhio.

Mentre la pupa giocava con i suoi amichetti sotto sorveglianza di una mamma amica (santa subito!) io affrontavo la prima lezione con un bambino recalcitrante per natura ad ogni novità.

Devo dire che mi aspettavo di peggio. Ha pianto dieci minuti, poi si è calmato e ha provato qualche esercizio. La cosa più piacevole è stata fare il motoscafo con il biscione galleggiante usato come un salvagente e catturare le palline.

Mentre la Ninfa si scatenava su e giù dallo scivolo, Ringhio se ne stava pacifico nel suo mondo a raccattare palline colorate.

Vedremo le prossime lezioni. Visto come ora la pupa sta in acqua volentieri credo che il corso di acquaticità nel mio caso sia stato un investimento azzeccato.

Il pomeriggio invece nonostante il bel tempo ce ne siamo rimasti a casa. L’obiettivo era quello di far riposare un po’ i bambini, in vista della serata. Sa va san dir che erano svegli e pimpanti come grilli.

Infatti siamo andati a cena da una coppia di amici che vediamo (ahimé) poche volte l’anno. I bambini si sono divertiti un sacco a giocare con la figlia della coppia che ha un anno più della Ninfa.

Dopo una normale prima fase di timidezza, i tre sembrava che si fossero frequentati fino al giorno prima. Hanno colorato, giocato, cantato senza litigare una sola volta.

E questo ovviamente ha permesso anche a noi adulti di vivere una serata tranquilla, tra chiacchiere e risa.

Domenica, complici il cambio dell’ora e l’orario in cui siamo tornati, ci siamo alzati verso le undici. Tutti assieme ci siamo preparati un bel brunch.

I bimbi si sono divertiti a mangiare dolce e salato senza un ordine preciso, torte al cioccolato con uova strapazzate e pancetta, latte con miele e succo d’arancia, toast con marmellata…

Sono davvero entrati nella parte. Era da tanto che non facevamo un brunch, probabilmente non se ne ricordavano più. Comunque hanno davvero apprezzato, sia la fase di preparazione sia il cibo stesso.

Il pomeriggio il tempo era incerto. Io e la Ninfa avevamo in programma di andare all’oratorio, dove le mamme avevano organizzato un pranzo per raccogliere fondi per la scuola materna. Dopo pranzo c’erano in programma diverse attività ricreative, giochi e lavoretti per la Pasqua.

Ma la Ninfa a sorpresa si è rifiutata categoricamente di andare. Le ho spiegato che non l’avrei lasciata da sola, che saremmo state assieme, che ci sarebbero state le sue amichette ma è stata irremovibile.

Ha detto che lei voleva stare a casa, punto e basta. Ci sono perfino rimasta male.

Allora ho tirato fuori la mia cartelletta magica dei lavoretti. Vi ho già detto, vero, che io a livello manuale sono negata e odio fare qualsiasi cosa che implichi l’uso di carta, colla, forbici e affini?

Per la legge del contrappasso mia figlia adora fare queste cose, così l’ho presa come un’opportunità e quando me lo chiede facciamo qualcosa assieme (sono ancora a livello base, chiariamo).

Comunque domenica abbiamo lavorato sulle stagioni. Abbiamo ritagliato un alberello riproposto su cinque fogli: il primo è la copertina e gli altri quattro sono dedicati ciascuno ad ogni stagione. Su un foglio a parte ci sono due file di fiori, due di frutti, due di foglie e due di fiocchi di neve.

L’attività è semplice: si ritagliano gli alberi, si incollano per la parte superiore una sopra l’altro e il bambino deve ritagliare e appiccicare su ogni stagione il disegnino giusto.

Io ho trovato un sacco di cose interessanti su Homemademamma .

Così la Ninfa e Ringhio hanno passato un paio d’ore a ritagliare e incollare (Ringhio ritagliava a modo suo, ovviamente).

Siccome ero a casa, mi sono dilettata a provare con la famiglia una nuova ricetta: gli gnocchi fuscia.

La posterò nei prossimi giorni, perché ne vale davvero la pena, soprattutto se avete delle bambine che mangiano poco e che sono fissate col colore rosa declinato in tutte le varianti possibili.

E voi, come avete passato questo fine settimana?