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Il Natale è alle porte e la corsa ai regali si fa sempre più pressante.

Mi capita spesso di sentire qua e là stralci di conversazioni su cosa regalare ai bambini.

"Prendiamo questo o quest'altro?"

"Mah, non saprei proprio. Alla fine poi tanto hanno già tutto"

Ecco, questa frase mi destabilizza parecchio.

E' vero, i nostri figli hanno tutto il necessario per vivere bene: cibo, vestiti, un tetto sopra la testa...

E' altrettanto vero che sempre più spesso li subissiamo di beni materiali come se non ci fosse un domani.

Non mi voglio addentrare sui millemila motivi che portano a questo risultato o ai milioni di conseguenze che tale accumulo di beni materiali può provocare sui bambini.

Volevo solo rispondere a chi dice che oramai i bambini hanno tutto.

In realtà quello che a loro manca è vivere le cose, fare esperienze, passare del tempo accanto ai genitori o alle persone a cui vogliono bene.

E allora perché invece che comperare il solito trenino o la solita bambola non puntiamo su qualcosa di diverso?

Non sono contraria al giocattolo in sé, li ho presi anche io per i miei figli, dico solo che si può fare sia l'uno che l'altro.

Magari questa volta regaliamo un gioco in meno e un'esperienza in più.

Regalare esperienze ai bambini: perché farlo

Quando decidiamo di regalare un'esperienza ai bambini in realtà nella maggior parte dei casi stiamo facendo un regalo esperienziale a tutta la famiglia.

Quindi oltre all'esperienza in sé ci stiamo assumendo anche l'impegno di trascorrere del tempo con loro.

Fare un regalo esperienziale vuol dire proporre ai bambini di vivere un'esperienza diversa da solito, offrire un input che potrebbe portare a qualcos'altro.

E' come gettare un sasso in uno stagno: non sappiamo quanto grandi e intense saranno le onde di propagazione.

Regali esperienziali da fare ai bambini: cosa scegliere

Cosa si può scegliere da regalare ai nostri figli?

Beh, di regali esperienziali da fare ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età.

Qui ve ne elenco alcuni:

  • esperienze culturali: si può programmare una bella visita in qualche museo, a seconda dell'età. Perché non fare un salto nella Villa del Balì oppure a visitare il Museo dell'automobile di Torino?
  • esperienze con animali: per chi ama gli animali si può scovare un maneggio dove provare ad andare a cavallo o magari programmare un'escursione a dorso d'asino. La cosa più semplice è visitare una fattoria didattica. Per chi vuole vedere animali meno "nostrani" si può organizzare invece una gita in qualche parco faunistico o addirittura al mitico Acquario di Genova;
  • esperienze da favola: chi è appassionato di fiabe rimarrà a bocca aperta nel paese di Pinocchio o si perderà inseguendo gli gnomi nel Giocabosco. Indimenticabili le gite ai parchi divertimento che in occasione del Natale danno davvero il meglio di sé;
  • esperienze avventurose: chi ama le avventure e gli sport può scegliere tra discese in canoa, gite in miniera o percorsi appesi alle funi sugli alberi;
  • esperienze creative: per i più estrosi si può scegliere un corso di cucina o iscriversi a un mini-corso di pittura.

Queste sono solo alcune delle proposte che si possono fare, poi la fantasia non ha limiti: i miei figli per esempio ci hanno chiesto qualcosa inerente agli aerei e noi ci stiamo organizzando.

Regali esperienziali per bambini e famiglie: dove acquistarli

Francamente non ho idea di dove si possano acquistare.

Immagino che ci saranno anche dei cofanetti studiati per le esigenze ed i desideri dei più piccoli, così come ci sono quelli per gli adulti.

In tutta sincerità a me piace organizzarmi da sola: a mio fratello e al mio nipotino farò trovare una busta con un coupon da me confezionato per andare a provare i go-kart.

Quando vorranno farlo, basterà che mi avvisino, prenoterò e pagherò per loro.

Altrimenti potete contattare anche la struttura di riferimento (se già ne avete in mente una) e chiedere se è possibile pre-acquistare i biglietti.

Le possibilità sono davvero infinite.

Volete mettere poi la soddisfazione di regalare un'esperienza unica e indimenticabile?

Cosa ne pensate: la trovate una buona idea oppure no? Lo fareste?

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Si avvicina novembre e con questo mese si presenta puntuale anche la commemorazione dei morti.

Oramai i miei bambini stanno crescendo ed è sempre più frequente che, soprattutto la Ninfa, mi chieda: "cos'è la morte?" , "Perché si muore?", "Dove si va quando si muore?", "Anche tu mamma morirai?".

Parlare di un tema così complesso con i bambini può metterci in difficoltà.

Del resto ignorare le loro domande e liquidarle con un "Ne riparleremo quando sarai più grande" è una strategia da non prendere nemmeno in considerazione.

Tempo fa la Ninfa e gli altri bambini della loro scuola materna si sono trovati a fronteggiare la morte di una loro compagna di classe.

Ho apprezzato molto il tatto con cui le insegnanti hanno affrontato la questione, facendo sentire i bambini accolti, ascoltandoli e spiegando loro cosa era accaduto con termini chiari e rapportati alla loro età.

Da loro ho imparato che esistono alcune "strategie" per parlare della morte ai bimbi.

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere. Uso il condizionale perché mi rendo conto che quando capita di affrontare un lutto anche noi genitori, spesso, ne siamo colpiti in prima persona.

Per esempio, quando muore il nonno o anche il cane di famiglia, a risentirne per primi siamo noi stessi ed è comprensibile che ci lasciamo trasportare dai sentimenti piuttosto che dalla ragione.

Come affrontare il discorso della morte con i bambini

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere quando dobbiamo comunicare ai nostri figli che è mancato qualcuno.

  • Non raccontiamo bugie

Come accennavo sopra, deviare le domande dei bambini o, peggio ancora, raccontare bugie allo scopo di proteggerli dal dolore può provocare più danno che giovamento.

I bimbi, anche se piccoli, sono già in grado di capire che qualcosa non va e si interrogano su quello che capita attorno a loro.

Raccontare loro bugie o mezze verità può minare il rapporto di fiducia e creare confusione: " la mamma mi dice che va tutto bene, ma la vedo triste e preoccupata".

I bambini sono empatici e intelligenti: spiegare loro cosa è accaduto con parole semplici e chiare, adatte alla loro età, è la soluzione più corretta.

  • Chiediamo aiuto alla narrazione

Quando una perdita ci tocca da vicino, spesso ci mancano proprio le parole per spiegarlo.

Lasciamo allora che a parlare per noi lo facciano i racconti: scegliamone uno adatto all'età del nostro bambino, leggiamolo assieme e condividiamo i nostri sentimenti.

  • Non nascondiamo il nostro dolore

I bambini sono empatici, riescono meglio di noi adulti a capire e leggere i vari stati d'animo e i vari sentimenti. Del resto l'educazione emotiva è una delle pietre miliari nel percorso educativo del bambino.

Evitiamo allora di dire ai nostri figli che le cose vanno bene quando invece non è così: riconosciamo il nostro dolore e parliamone con loro.

In questo modo anche i piccoli si sentiranno "autorizzati" ad esternare i loro sentimenti, si sentiranno accolti e compresi.

  • Rispettiamo i tempi dei bambini

Per elaborare un lutto ci vuole spesso molto tempo. Magari per noi grandi, che ci siamo già passati, questo può essere scontato.

Per un bambino che si trova ad affrontare una perdita affettiva, forse per la prima volta, i tempi possono essere più lunghi.

Non mettiamo loro fretta, ma impariamo ad aspettare e ad ascoltare quello che ci comunicano, non solo con le parole.

Rispettiamo le loro emozioni e aiutiamoli ad elaborare la perdita.

5 libri utili per spiegare la morte ai bambini da tre a sei anni

In occasione dell'avvicinarsi della Commemorazione dei Defunti,  vi lascio 5 suggerimenti di lettura per affrontare il tema della morte adatti a bambini dai tre ai sei anni.

Sono racconti brevi, scritti in modo delicato e chiaro, accompagnati da bellissime illustrazioni.

  • "Il cerchio della vita" di K.Meinderts

Ambientato nella savana, questo coloratissimo libro illustra come la morte sia l'inevitabile destino di ogni creatura. Che pasticci potrebbero accadere se ognuno di noi vivesse per sempre?

In sole 32 pagine l'autore con spiazzante ironia presenta la morte non più come una nemica, ma come un personaggio positivo e gradevole.

  • "Un paradiso per il piccolo orso" di W. Erlbruch

Stessa lunghezza dell'albo precedente e stessa leggerezza nell'affrontare il tema del lutto. Il bimbo segue le avventure di un piccolo orso che sta cercando di raggiungere il paradiso per ritrovare i genitori morti.

  • "Perché non c'è più?" di L.Mundy

Questo piccolo libro si pone dal punto di vista dei bambini e degli  interrogativi che si pongono quando muore una persona cara.

Grazie anche alle immagini, è un valido aiuto per far capire ai piccoli che, anche se stanno vivendo un momento molto doloroso, prima o poi torneranno di nuovo a sorridere e a essere felici.

  • "Gina e il pesciolino rosso" di J. Koppens

Personalmente è il libro che i miei bimbi preferiscono.

Gina ha un pesciolino rosso. Un giorno però il pesce muore. Gina e i suoi amichetti pensano che stia solo dormendo. Uno di loro, però, spiega ciò che è accaduto in realtà.

I bimbi sono addolorati, ma il saggio amico suggerisce di seppellire il pesciolino in un bel posto. In questo modo Gina potrà andarlo a trovare tutte le volte che vorrà.

La bimba va ogni giorno a trovare il suo amico e gli porta dell'acqua fresca, finché un bel giorno, come per magia, sulla tomba del pesce nasce un fiorellino del suo stesso colore.

  • "La nonna in cielo" di A. Lavatelli

Questo albo racchiude tutta la tenerezza del rapporto magico tra Emma e la sua nonna che muore e va in cielo.

Emma, da quando la mamma le ha spiegato questo, trascorre il suo tempo in giardino, con il naso all'insù, aspettando di vedere la nonna adorata far capolino tra le nuvole.

Nel frattempo ripensa a tutte le cose belle che ha fatto assieme alla nonna quando era ancora viva.

Con chiarezza e semplicità questo libro mostra come il legame speciale che si ha con una persona cara è indissolubile nonostante la morte.

Conclusione

Spero che questo post vi possa essere utile. Affrontare una perdita è una prova difficile per un adulto, figuriamoci per un bambino.

Quando ci si trova in queste situazioni, le parole possono mancare. Perché allora non usare quelle degli altri?

 

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Un paio di settimane fa Priscilla e il suo compagno hanno deciso di comperare un nuovo armadio da mettere in garage.

La casa relativamente piccina dove vive la coppia sembra si sia ristretta ancor di più con l'arrivo dei figli.

Del resto, come ben si sa, lo spazio in una casa non basta mai.

Quindi, dopo aver passato due fine settimana a casa ko per il virus grastrointestinale la nostra famigliola si è bruciata il terzo week-end consecutivo per comperare e assemblare l'armadio.

La scelta ovviamente è ricaduta sul Pax dell'Ikea, economico e abbordabile.

Del resto già lo sapete che Priscilla adora la Svezia...

CF e la sua dolce metà generalmente vanno abbastanza d'accordo.

Non sono quelle coppie pucciose che si chiamano "Amore mio", "Vita mia" e che se ne vanno in giro appiccicate come francobolli sempre e ovunque, magari capita, ma non è la norma.

D'altro canto non sono nemmeno anaffettivi, anzi, amano il contatto fisico (baci, abbracci, coccole e compagnia bella) e le dimostrazioni d'amore fatte in pubblico, sempre senza degenerare in atti osceni, non li disturbano più di tanto.

Però CF e Priscilla litigano. Su tutto e per tutto. Con veemenza e passione.

Senza insultarsi o arrivare alle mani, beninteso.

E soprattutto gridano, come albatros urlatori, le voci che si sovrappongono e si mischiano in una delirante cacofonia.

Sicuramente non potrebbero vivere in un condominio, ecco, li butterebbero fuori nel giro di qualche settimana.

L'arrivo del Pax ha innescato una serie di diatribe che sono degenerate in un litigio di proporzioni epiche.

A discapito del nome, il Pax è divenuto di fatto l'emblema della discordia.

Fin da subito.

"Come lo vogliamo fare questo armadio?"

La domanda innocente in realtà si è rivelata molto più insidiosa di quanto non si pensasse.

CF lo voleva tutto pieno di mensole mentre Priscilla voleva i cassetti.

Entrambi volevano una barra appendiabiti ma non erano d'accordo su dove posizionarla.

CF voleva metterci una bella scarpiera mentre Priscilla riteneva fosse meglio di no.

Dopo vari battibecchi, infine, le due parti hanno trovato un accordo.

Gli animi si sono placati e, mentre CF stava ultimando le questioni burocratiche, la sua amata è corsa a comperare quel dolcetto che lui adora per farsi perdonare.

Tornati due piccioncini felici e innamorati, i due con prole e armadio disassemblato al seguito si sono diretti al parcheggio.

Lì, in quel luogo caotico e maleodorante, li attendeva la prova più ardua di tutte: caricare le varie parti del Pax sulla loro auto.

A questo punto la brace della lite, che covava paziente sotto la cenere come una vipera del Namib sotto la sabbia, è divampata alimentando la fiamma della discordia.

"Ma come cacchio si caricano tutti questi pezzi sulla macchina?"

Proviamo così, no, proviamo cosà, non capisci niente, no, sei tu che non capisci niente.

Dopo circa un'oretta di tira e molla, la rivelazione: sull'auto si può mettere il Pax oppure la famiglia.

Bisogna scegliere. Entrambi contemporaneamente non si può, nemmeno se si caricano alcune delle scatole sulle barre con gli elastici.

Priscilla ha il fumo che esce dalle orecchie, a CF la vena sulla tempia ha preso a gonfiarsi e a pulsare pericolosamente.

Come un deus ex machina arriva la chiamata di un amico che si offre "spontaneamente" di raccattare Priscilla e pargoli sulla sua auto da scapolo.

A poco a poco la calma scende e nel parcheggio non risuonano più le grida infernali della nostra coppia di eroi.

Priscilla e il suo compagno guardano le altre famigliole passare, colgono stralci di conversazione tra mogli e mariti che battibeccano con toni sommessi sulle assurdità delle cose comperate.

I due si guardano di sottecchi e si sorridono impacciati.

Quando l'amico arriva, li trova abbracciati seduti sulle scatole di cartone, mentre i bambini giocano tranquilli.

Caricano tutto sull'auto, spostano i seggiolini sulla macchina dell'amico e si dirigono verso casa.

Purtroppo però all'interno delle mura domestiche le cose prendono di nuovo una brutta piega: lei vorrebbe montare l'armadio subito, lui vorrebbe rimandare.

Si grida di nuovo, ma stavolta lei non cede.

Per fortuna, gli amici arrivano in soccorso: ché si sa che l'amico si vede nel momento del bisogno.

Montare un armadio in una stanza piccola dopo una giornata pesante è sicuramente un "momento del bisogno" e due amici sono meglio di uno.

Mentre gli uomini avvitano, inchiodano e assemblano il Pax, Priscilla prepara uno dei piatti preferiti di CF e, in sovrappiù, anche una bella torta.

Dopo interminabili ore di lavoro tutto è a posto: il Pax, nuovo fiammante, è pronto per essere stipato.

I lavoratori gradiscono la cena e a loro si sono aggiunte le compagne e i figli.

La casa piccina picciò risuona di grida, ma stavolta non sono quelle di Priscilla e CF, ma quelle di un gruppo di amici stanchi e soddisfatti, di pupi che giocano e si rincorrono, di amiche che si scambiano confidenze.

Il Pax dal garage pare sorridere, soddisfatto: a modo suo è riuscito a riportare la pace e la serenità.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

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Ultimamente i miei bambini hanno riscoperto i film.

Non quelli d'animazione, intendiamoci, ma i film veri e propri.

A quelli che hanno come protagonisti i dinosauri (e dico tutti ma proprio tutti), a quelli dedicati al maghetto più famoso di tutti i tempi o alla serie fantasy basata sui romanzi di Tolkien, ora si sono aggiunti quelli dedicati agli animali.

Ho pensato allora di condividere con voi una lista dei miei 5 film preferiti sugli animali da guardare con i bambini.

5 film indimenticabili sugli animali adatti ai bambini

La mia personale lista di film imperdibili da far vedere ai bambini comprende pellicole d'altri tempi, ma sempre attuali e universali.

L'incredibile avventura

Questo film è stato girato nel 1963 dalla Walt Disney che negli anni Novanta ne ha fatto anche un remake intitolato "In fuga a quattro zampe".

Ho apprezzato entrambi ma, per ragioni sentimentali, la mia preferenza va all'originale.

Trama

La vicenda si svolge nell'Ontario, in Canada.

La famiglia Hunter è composta da padre, madre, due figli, due cani e un gatto.

Un giorno il padre riceve un incarico temporaneo in Inghilterra, presso una famosa università e la parte umana della famiglia è costretta a trasferirsi, seppur per un breve periodo.

Gli Hunter lasciano i loro amati animali, il giovane Labrador retriever Luath, l'anziano Bull Terrier Bodger e il gatto siamese Tao a John, un loro amico che vive in campagna, a 300 miglia dalla loro casa.

Un giorno, però, John deve recarsi con urgenza in città e affida ad altri amici la cura degli animali della sua tenuta, compresi quelli degli Hunter.

Prima di partire, lascia le istruzioni di riferimento riguardanti i due cani e il gatto sul caminetto.

Inavvertitamente, però, Tao le fa cadere nel fuoco, così la coppia incaricata di badare a loro pensa che siano andati con John.

I due cani e il gatto, invece, sono scappati e hanno deciso di tornare a casa loro.

Al suo ritorno John fa scattare le ricerche, ma invano.

Gli Hunter nel frattempo tornano a casa e rimangono costernati quando apprendono la notizia della fuga dei loro beniamini.

I due cani e il gatto continuano nel loro viaggio.

La strada del ritorno è lunga e irta di pericoli, ma alla fine i tre ce la fanno e tornano a casa, dove riabbracciano la loro famiglia, che oramai aveva perso le speranze di rivederli.

Perché guardarlo

"L'incredibile avventura" per me è un film magico.

Il suo punto di forza è la narrazione del viaggio avventuroso e delle sfide che devono fronteggiare i tre animali.

Nonostante tutti i pericoli che mettono alla prova i protagonisti, loro riescono sempre a farcela: non c'è puma, cacciatore, cascata o dirupo che possa fermarli.

Questo perché, nonostante il proverbio che vede cani e gatti eterni rivali, i nostri amici a quattro zampe collaborano tra di loro e riescono a superare le avversità sfruttando i loro punti di forza, le loro caratteristiche.

Il film, oltre ad intrattenere i bambini e tenerli con il fiato sospeso, insegna che ognuno di noi è un individuo unico e particolare ma non migliore degli altri.

Mostra come insieme si riesca a superare qualsiasi avversità: la collaborazione e il rispetto reciproco sono le basi per risolvere ogni problema.

L'amicizia, anche tra animali che dovrebbero essere contrapposti, non è impossibile, ma realizzabile.

Direi che il messaggio che propone è senza dubbio in linea con i nostri tempi.

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L'immagine è tratta dal sitp maximumfilm.it

Le tre vite della gatta Tomasina

"Le tre vite della gatta Tomasina" è un altro classico disneyano datato 1964.

Trama

Tomasina - la voce narrante della vicenda-  è una bella gatta rossa che vive con la famiglia McDuhi in un piccolo paesino della Scozia.

La storia si svolge nella prima decade del Novecento.

Mary McDuhi, una bimba vivace di sette anni, vive con il padre Andrew che fa il veterinario e la sua gatta Tomasina.

In seguito alla morte della madre, il padre della bambina è diventato un uomo cinico e disinteressato sia alla vita dei suoi pazienti sia a quella dei suoi simili.

Uno sfortunato giorno la gatta rimane ferita in un incidente.

Andrew, ritenendo che la gatta abbia contratto il tifo, si rifiuta di curarla e convince la piccola Mary della sua morte.

La bambina, con il cuore a pezzi, organizza un solenne funerale per la sua amica.

Mentre Mary e i suoi amici stanno concludendo la cerimonia nei pressi del bosco, si avvicina inaspettatamente la giovane Lory.

Lory è considerata da tutti la strega del villaggio, perché ama starsene per conto suo e allo stesso tempo cura le persone con vecchi rimedi.

La donna si accorge subito che la gatta in realtà è ancora viva, per cui la raccoglie e la porta a casa sua.

Tomasina si riprende e comincia a vivere la sua seconda vita.

Dopo un piccolo viaggio nell'aldilà felino, la gatta riprende la sua quotidiana esistenza, immemore dei fatti accaduti prima dell'incidente.

Nel frattempo Mary, che non si è mai ripresa dalla morte della sua piccola amica, si ammala gravemente.

Alla polmonite si somma il dolore per la perdita di Tomasina.

Le cure del medico sembrano vane e il padre, sull'orlo della pazzia, non sa come salvare la figlia.

Il povero Andrew viene abbandonato da tutti, quando si sparge la voce che è stato proprio lui la causa principale dello stato della figlioletta.

Pentito, comincia a capire i gravi danni che ha causato, seppur involontariamente.

Mentre vaga sconfitto e in stato confusionale lungo le strade del villaggio sotto una pioggia torrenziale, Andrew vede per caso Tomasina e la riconosce.

Mettendo da parte l'orgoglio, si ritrova a discutere con il felino e ad implorarla di tornare a casa.

Tomasina, che di colpo riacquista i suoi ricordi, è molto combattuta tra il desiderio di tornare dalla piccola Mary e il desiderio di vendetta nei confronti dell'uomo che si è rifiutato di aiutarla.

A convincerla sarà il comportamento di Lory che, nonostante il disprezzo mostrato da Andrew verso di lei, considerata arretrata e ignorante, di fatto resta l'unica persona a stare accanto al giovane vedovo.

Tomasina, quindi, corre da Mary che, grazie alla sua presenza, comincia a riprendersi.

Così ha inizio la terza vita della gatta Tomasina, che la vede felice con Mary, Andrew e Lory.

La strega e il padre della bimba, infatti, nonostante le loro divergenze si innamorano e formano una nuova famiglia.

Perché guardarlo

"Le tre vite della gatta Tomasina" è una favola che non può lasciare indifferenti.

Tenera senza troppi fronzoli, mostra sia il lato bello delle persone sia quello brutto, senza estremizzare o demonizzare nessuno.

Non indora la pillola e affronta molti temi: la morte, il dolore, l'amicizia, l'amore e il perdono.

Il tutto con un tono mai troppo cupo, inframezzato anche da scene più divertenti, come quando Lory approfitta della sua fama per spaventare i bambini.

Una favola per far riflettere e diventare grandi, lieto fine compreso.

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L'immagine è tratta dal sito chiliesperienza.altervista.org

A cavallo di un pony selvaggio

La Walt Disney gira questa pellicola nel 1975.

Devo ammettere che sono in pochi a conoscerla e la cosa mi lascia alquanto perplessa perché credo che sia uno dei film più interessanti riguardo agli animali che siano stati girati.

Trama

Con "A cavallo di un pony selvaggio" ci spostiamo in Australia.

Siamo negli anni tra le due guerre. Protagonisti della vicenda sono un bellissimo pony e due ragazzi, Scott e Josie.

Scott, di umili origini, è costretto a percorrere a piedi circa sette miglia ogni giorno per andare a scuola.

Il padre, quindi, acconsente a comperare al figlio volenteroso un piccolo pony.

Taff (così si chiama il cavallino) e Scott sono inseparabili e diventano amici, finché un brutto giorno il pony sparisce.

Josie invece è una ricca bambina che ha perso l'uso delle gambe a causa di una malattia.

Per spostarsi utilizza un piccolo calesse trainato da un pony.

La sua passione sono le corse al trotto. Il suo pony però è vecchio e viene pensionato.

Al suo posto il padre regala a Josie un giovane pony comparso chissà come nella sua tenuta, a cui lei dà il nome di Bo.

Quale sorpresa per il povero Scott quando vede Taff trainare il calesse della ricca Jodie durante la festa annuale!

Il ragazzo rivendica pubblicamente la proprietà del cavallo, ma Jodie non vuole cederlo.

Il caso diventa popolare e spacca in due addirittura l'opinione pubblica della città radunata in occasione della fiera.

Scott suscita simpatie perché è un ragazzo del popolo mentre Jodie ha dalla sua l'invalidità.

Il giudice stabilisce che sarà il cavallo a decidere con chi rimanere.

Ma il pony, in puro stile disneyano, unisce anziché dividere.

Scott e Judie diventano amici e trovano un accordo pacifico sull'utilizzo del piccolo cavallo, ormai più che un mero mezzo di trasporto.

Perché guardarlo

"A cavallo di un pony selvaggio" ha dei paesaggi magnifici e solo questo basterebbe per consigliarne la visione.

Personalmente, penso che la trama sia ben strutturata anche se a tratti magari un po' melensa.

La scena della scelta del pony poi è davvero toccante e non può lasciare indifferenti.

Questo film insegna ai bambini come risolvere i conflitti in maniera intelligente, senza litigare e che la condivisone è spesso la soluzione migliore.

Inoltre, viene sempre messo in rilievo il valore dell'amicizia che non guarda in faccia nessuno, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza.

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L'immagine è tratta dal sito filmtv.it

C'era un castello con quaranta cani

Questa pellicola è una produzione italiana del 1990 che mi ha sempre affascinato, sarà per il castello, sarà per i quaranta cani che riportano a galla emozioni legate all'indimenticabile carica dei 101.

Trama

Il protagonista della vicenda è un manager milanese di nome Bob che convive con una bella vedova,Giovanna, e il suo figlioletto, Tom, a cui è molto legato.

Un giorno Bob apprende di aver ereditato da una sconosciuta zia ricca un castello in Toscana.

Renzoni, il notaio che lo contatta, lo convince a vendere la proprietà utilizzando come leva la tassa di successione che ammonterebbe ad una cifra tale da risultare troppo onerosa per Bob.

Ciononostante, i tre, una volta giunti a destinazione, si innamorano del luogo per vari motivi: Bob per la pace e la tranquillità, così distanti dalla caotica vita milanese, Giovanna per la possibilità di frequentare antiche famiglie nobili e benestanti che la accolgono nella loro cerchia e il piccolo Tom per la presenza di due magnifici cani che fanno parte del "pacchetto".

Bob e la sua famiglia decidono quindi di cambiare vita e si trasferiscono in Toscana.

Seguendo lo spirito imprenditoriale, Bob e Giovanna avviano una pensione per cani di lusso.

La vita campestre piace molto ai tre, così come la gente del luogo con cui fanno facilmente amicizia. Tra i vari personaggi spiccano la maestra Violetta e il veterinario Muggione.

Sembra tutto perfetto, finché la stagione finisce e i vicini nobili se ne vanno.

Giovanna allora decide inaspettatamente di tornare a Milano alla vita di prima e, senza consultare Bob, promette ad un gruppo di imprenditori locali di vendere il castello per costruire un residence.

La notizia fa felice il notaio, che fa parte del gruppo degli imprenditori, salvo poi infuriarsi con Bob che non acconsente alla vendita.

Quindi, l'uomo di legge ordina ai suoi scagnozzi di dare fuoco al canile del castello.

L'incendio provoca gravi danni economici, ma soprattutto causa la morte di uno dei cani.

A questo punto, pressato da debiti, il povero Bob deve accettare la sconfitta.

Viene indetta una falsa asta immobiliare.

Ma il veterinario riesce ad intervenire in extremis: convoca un perito delle Belle Arti che, pochi minuti prima della conclusione dell'asta, riesce a bloccare il tutto e sancisce l'intoccabilità del castello, sede di magnifici dipinti dall'inestimabile valore.

Il castello è salvo, i cani hanno di nuovo la loro dimora, Tom e Bob sono felici e decidono di continuare a vivere lì, mentre Giovanna convola a nuove nozze.

Anche Bob non è da meno e sposa Viola, la dolce maestra.

Perché guardarlo

"C'era un castello con quaranta cani" è un film che piace molto ai bambini.

Ritroviamo il sistema di narrazione classica, in cui è fin da subito chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.

C'è quella punta di mistero che non guasta mai e ci sono loro, i cani, così buffi e teneri, praticamente irresistibili.

C'è il papà sempre impegnato che cambia non appena mette piede in Toscana e trova il suo equilibrio grazie ai ritmi più lenti, che tanto rispecchia i papà dei nostri tempi; c'è la figura della maestra buona, brava e bella, anche se stereotipata.

In sostanza, ha molta presa sui bambini proprio perché è la classica bella fiaba a lieto fine.

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L'immagine è tratta dal sito photo.ivid.it

Babe-maialino coraggioso

Questa pellicola è la più recente, uscita nel 1995 e ho avuto modo di vederla solo da mamma.

Trama

Il film è ambientato in Nuova Zelanda. Il protagonista della vicenda è Babe, un piccolo maialino.

Babe è il premio di un gioco di un luna park e viene vinto da un pastore che ne indovina il peso.

L'uomo porta il premio alla sua fattoria dove la moglie decide di allevarlo in vista del pranzo natalizio.

Il piccolo porcellino fa amicizia con gli animali della fattoria: la pecora Maa, l'oca Ferdinand e la coppia di Border Collie che hanno il compito di tenere d'occhio il gregge.

Babe viene adottato dalla coppia di cani da pastore che lo cresce assieme ai suoi cuccioli, insegnandogli il mestiere.

Babe in poco tempo diviene un ottimo "maialino da pastore" ed è talmente bravo che il suo padrone decide di iscriverlo ad una gara nazionale.

Ecco quindi che il coraggioso porcellino gareggia con i migliori cani della Nuova Zelanda, tra lo sguardo divertito del pubblico che non gli risparmia sarcastiche battute.

Tuttavia Babe si rivela per quello che è, cioè uno strabiliante "cane" da pastore, talmente bravo da lasciare tutti a bocca aperta.

Tra l'esaltazione generale, Babe viene proclamato vincitore indiscusso, dimostrando il suo valore agli occhi del mondo.

Perché guardarlo

Ho guardato questo film con gli occhi di un genitore e non con quelli di una bambina.

Proprio per questo, sono ancor più convinta che sia un ottimo film da proporre ai bambini.

"Babe-maialino coraggioso", nella sua semplicità, insegna una lezione importante: non importa se nasci porcellino o cane da pastore, importa solo quello che sai fare e quanto sei bravo a farlo.

Il nostro roseo protagonista, il cui destino sarebbe stato fornire un delizioso pranzetto il giorno di Natale, si rivela invece il più bravo "cane" da pastore della Nuova Zelanda.

Anche i genitori possono imparare qualcosa da questa pellicola: sproniamo i nostri figli e crediamo in loro, anche se non ne vediamo appieno le potenzialità.

Permettiamo ai bambini di seguire le loro inclinazioni, di mettere a frutto i loro talenti e non ingabbiamoli in ruoli o posizioni standarizzate.

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L'immagine è tratta dal sito caffeinamagazine.it

Conclusioni

Chi dice che troppa televisione fa male ai bambini, non sempre ha ragione.

Esistono tanti bei film che possono insegnare qualcosa ai bambini in modo piacevole, servendosi delle immagini, delle parole e della musica.

I film possono essere un grande strumento se sommate all'opera di noi genitori che ne mediamo i contenuti, rendendoli utilizzabili ai nostri figli in base alla loro età.

Ho scelto quelli che hanno come protagonisti gli animali perché hanno sempre un grande fascino sui piccoli telespettatori.

Quelli che vi ho elencato prima sono la mia personale hit-parade, ma ovviamente ne esistono altri.

Quali sono secondo voi i migliori film con animali da proporre ai bambini, escludendo i film di animazione?

E qual è il vostro preferito?

Come sempre, ogni commento è ben gradito e non verrà lasciato senza risposta.

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Questa immagine è tratta dal sito intagramersitalia.it

 

datemiunam-farmaci-indispensabili-bambini-in-viaggioTra cinque giorni partiamo. Quest'anno più che mai l'eccitazione che si respira è tanto palpabile da poter essere toccata con mano.

CF ha già sottoposto a rigidi controlli l'auto: gomme, freni, olio tutte quelle cose di cui non capisco nulla e di cui non voglio impicciarmi.

Su queste cose se posso delego molto volentieri.

La Ninfa, dal canto suo, sta facendo il conto alla rovescia.

"Tra quanto partiamo? Quanti giorni? Cinque? Sette?" E mi mostra la mano con le dita alzate.

Per l'occasione ho creato con un foglio un calendario speciale, così almeno mi lascia in pace e non mi fa la stessa domanda ventimila volte al giorno -in realtà continua, ma si dà la risposta da sola, come con gli esercizi di autocorrezione-.

Assieme al fratello ha preparato gli zainetti con i giochi che vogliono portare nella casa al mare (un bilocale affittato per una settimana), di cui hanno comunque voluto vedere le foto.

"Il bagno c'è, vero?"

"E i letti, come sono i letti?"

Ogni sera il gruppetto di giochi subisce delle modifiche: un dinosauro sparisce a favore di un trattore, una bambola cede il posto ad un peluche.

Solo io non mi sono ancora lasciata trasportare da questo clima generale, forse perché sabato mi sembra ancora così lontano...

CF ieri con noncuranza ha buttato lì un "Forse è meglio che inizi a preparare la roba"

Eppure dovrebbe saperlo che non mi piace preparare i bagagli in anticipo, anche per una questione di scaramanzia.

E poi quando ho la lista pronta con tutto l'elenco delle cose da mettere in valigia mi basta un'ora per preparare le cose per tutta la famiglia, compreso quello che devo portare in spiaggia e le cose da lasciare in appartamento.

Comunque, giusto per non sentire la mia metà borbottare come una pentola di fagioli per tutto il tempo, ho deciso di preparare il kit delle medicine.

Non sono una mamma paranoica, so bene che le farmacie si trovano ogni tre per due soprattutto in Italia.

Ma mi piace comunque avere un piccolo equipaggiamento con i farmaci base che mi possono risparmiare corse folli in cerca di una farmacia di turno in un posto che non conosco alla due del mattino.

Premesso che nessuno di noi ha patologie gravi, questo è il mio personalissimo elenco dei farmaci base che non mancano mai quando andiamo in vacanza.

I farmaci da viaggio per bambini ma non solo indispensabili in vacanza

Questa piccola lista è frutto della mia esperienza e mi ha salvato in diverse occasioni, come per esempio lo scorso anno quando Ringhio ha avuto per due giorni una febbre da cavallo o quando CF  ha visto le stelle per il dente del giudizio.

Il mio kit comprende:

  • paracetamolo, come Tachipirina, in sciroppo per i bambini, in compresse per gli adulti ma anche in supposte. Infatti, in caso di vomito, le soluzioni via bocca sono da scartare per forza;
  • paracetamolo e codeina, come Co-efferalgan per noi adulti, utile quando il dolore è particolarmente acuto come nel caso di mal di denti;
  • ibuprofene, come Nurofen febbre e dolore, uno sciroppo che ho imparato su istruzioni del pediatra a utilizzare per il pupo;
  • termometro;
  • sciroppo per la tosse che quest'anno sembra non voler passare. Ultimamente da quello a base di lumaca ci siamo spostati sul Grintuss;
  • fermenti lattici a volontà, basta anche la classica Enterogermina per tutta la famiglia;
  • farmaci che bloccano la dissenteria (Gelenterum per i bambini e Imodium o Dissenten per gli adulti, oltre alle bustine di Biotrap)
  • prodotti che agiscono all'opposto, cioè combattono la stitichezza, come la mannite oppure le suppostine di glicerina per i bambini (non ho mai usato i clisteri, ma tanti li portano e si trovano bene) e dei lassativi per adulti come Movicol;
  • soluzioni saline e reidratanti, come Idravita, in caso di perdita veloce e consistente di sali minerali;
  • gocce per gli occhi, io preferisco le monouso, come le gocce di Euphralia ideali per lenire gli occhi anche dopo una giornata al mare;
  • disinfettante liquido da tenere in appartamento e le pratiche salviettine monouso da tenere in borsa;
  • cerotti e garze;
  • repellente per insetti;
  • dopo-puntura (io adoro le penne e ho scoperto che ci sono anche quelle apposite per le meduse);
  • crema antistaminica come Polaramin, utile anche per le punture di insetti ma per me vitale in caso di eritema solare (mi è capitato per la prima volta in Croazia una decina di anni fa, mai avuto prima, ma un prurito sulla zona del décolletté impressionante);
  • crema all'arnica per le botte dei bambini;
  • gel aloe vera, che adoro, anche da mettere sulle scottature che mi procuro quando cucino;
  • crema tea-tree che, come per l'aloe, ha mille usi.

Di solito preparo una bustina che tengo in borsa con le quattro cose che potrebbero servirmi sempre, come cerotti, salviettine disinfettanti, repellente per insetti e dopo-puntura.

Come vedete, nel mio kit di medicinali base si trovano farmaci tradizionali affiancati a prodotti omeopatici o più naturali.

Molte persone che conosco mettono in valigia anche un antibiotico a largo spettro. Di norma, se in quel momento non stiamo facendo una cura antibiotica, io non lo metto.

Gli antibiotici, e questo vale anche per quelli a largo spettro, non sono farmaci da prendere alla leggera, soprattutto non sono medicinali da somministrare ai bambini senza chiare e precise indicazioni mediche, per cui non rientrano nel mio elenco base.

Sono curiosa di sapere invece voi cosa fate: portate un minimo di medicinali, fate come mia mamma che addirittura si porta le prescrizioni mediche "perché non si sa mai" o non prendete nulla perché tanto le farmacie ci sono ovunque?

Secondo voi poi devo aggiungere qualcosa alla lista?

Attendo i vostri consigli nei commenti qui sotto.