6

Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

2

Ultimamente i miei bambini hanno riscoperto i film.

Non quelli d'animazione, intendiamoci, ma i film veri e propri.

A quelli che hanno come protagonisti i dinosauri (e dico tutti ma proprio tutti), a quelli dedicati al maghetto più famoso di tutti i tempi o alla serie fantasy basata sui romanzi di Tolkien, ora si sono aggiunti quelli dedicati agli animali.

Ho pensato allora di condividere con voi una lista dei miei 5 film preferiti sugli animali da guardare con i bambini.

5 film indimenticabili sugli animali adatti ai bambini

La mia personale lista di film imperdibili da far vedere ai bambini comprende pellicole d'altri tempi, ma sempre attuali e universali.

L'incredibile avventura

Questo film è stato girato nel 1963 dalla Walt Disney che negli anni Novanta ne ha fatto anche un remake intitolato "In fuga a quattro zampe".

Ho apprezzato entrambi ma, per ragioni sentimentali, la mia preferenza va all'originale.

Trama

La vicenda si svolge nell'Ontario, in Canada.

La famiglia Hunter è composta da padre, madre, due figli, due cani e un gatto.

Un giorno il padre riceve un incarico temporaneo in Inghilterra, presso una famosa università e la parte umana della famiglia è costretta a trasferirsi, seppur per un breve periodo.

Gli Hunter lasciano i loro amati animali, il giovane Labrador retriever Luath, l'anziano Bull Terrier Bodger e il gatto siamese Tao a John, un loro amico che vive in campagna, a 300 miglia dalla loro casa.

Un giorno, però, John deve recarsi con urgenza in città e affida ad altri amici la cura degli animali della sua tenuta, compresi quelli degli Hunter.

Prima di partire, lascia le istruzioni di riferimento riguardanti i due cani e il gatto sul caminetto.

Inavvertitamente, però, Tao le fa cadere nel fuoco, così la coppia incaricata di badare a loro pensa che siano andati con John.

I due cani e il gatto, invece, sono scappati e hanno deciso di tornare a casa loro.

Al suo ritorno John fa scattare le ricerche, ma invano.

Gli Hunter nel frattempo tornano a casa e rimangono costernati quando apprendono la notizia della fuga dei loro beniamini.

I due cani e il gatto continuano nel loro viaggio.

La strada del ritorno è lunga e irta di pericoli, ma alla fine i tre ce la fanno e tornano a casa, dove riabbracciano la loro famiglia, che oramai aveva perso le speranze di rivederli.

Perché guardarlo

"L'incredibile avventura" per me è un film magico.

Il suo punto di forza è la narrazione del viaggio avventuroso e delle sfide che devono fronteggiare i tre animali.

Nonostante tutti i pericoli che mettono alla prova i protagonisti, loro riescono sempre a farcela: non c'è puma, cacciatore, cascata o dirupo che possa fermarli.

Questo perché, nonostante il proverbio che vede cani e gatti eterni rivali, i nostri amici a quattro zampe collaborano tra di loro e riescono a superare le avversità sfruttando i loro punti di forza, le loro caratteristiche.

Il film, oltre ad intrattenere i bambini e tenerli con il fiato sospeso, insegna che ognuno di noi è un individuo unico e particolare ma non migliore degli altri.

Mostra come insieme si riesca a superare qualsiasi avversità: la collaborazione e il rispetto reciproco sono le basi per risolvere ogni problema.

L'amicizia, anche tra animali che dovrebbero essere contrapposti, non è impossibile, ma realizzabile.

Direi che il messaggio che propone è senza dubbio in linea con i nostri tempi.

datemiunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini-incredibile-avventura-in-fuga-quattro-zampe
L'immagine è tratta dal sitp maximumfilm.it

Le tre vite della gatta Tomasina

"Le tre vite della gatta Tomasina" è un altro classico disneyano datato 1964.

Trama

Tomasina - la voce narrante della vicenda-  è una bella gatta rossa che vive con la famiglia McDuhi in un piccolo paesino della Scozia.

La storia si svolge nella prima decade del Novecento.

Mary McDuhi, una bimba vivace di sette anni, vive con il padre Andrew che fa il veterinario e la sua gatta Tomasina.

In seguito alla morte della madre, il padre della bambina è diventato un uomo cinico e disinteressato sia alla vita dei suoi pazienti sia a quella dei suoi simili.

Uno sfortunato giorno la gatta rimane ferita in un incidente.

Andrew, ritenendo che la gatta abbia contratto il tifo, si rifiuta di curarla e convince la piccola Mary della sua morte.

La bambina, con il cuore a pezzi, organizza un solenne funerale per la sua amica.

Mentre Mary e i suoi amici stanno concludendo la cerimonia nei pressi del bosco, si avvicina inaspettatamente la giovane Lory.

Lory è considerata da tutti la strega del villaggio, perché ama starsene per conto suo e allo stesso tempo cura le persone con vecchi rimedi.

La donna si accorge subito che la gatta in realtà è ancora viva, per cui la raccoglie e la porta a casa sua.

Tomasina si riprende e comincia a vivere la sua seconda vita.

Dopo un piccolo viaggio nell'aldilà felino, la gatta riprende la sua quotidiana esistenza, immemore dei fatti accaduti prima dell'incidente.

Nel frattempo Mary, che non si è mai ripresa dalla morte della sua piccola amica, si ammala gravemente.

Alla polmonite si somma il dolore per la perdita di Tomasina.

Le cure del medico sembrano vane e il padre, sull'orlo della pazzia, non sa come salvare la figlia.

Il povero Andrew viene abbandonato da tutti, quando si sparge la voce che è stato proprio lui la causa principale dello stato della figlioletta.

Pentito, comincia a capire i gravi danni che ha causato, seppur involontariamente.

Mentre vaga sconfitto e in stato confusionale lungo le strade del villaggio sotto una pioggia torrenziale, Andrew vede per caso Tomasina e la riconosce.

Mettendo da parte l'orgoglio, si ritrova a discutere con il felino e ad implorarla di tornare a casa.

Tomasina, che di colpo riacquista i suoi ricordi, è molto combattuta tra il desiderio di tornare dalla piccola Mary e il desiderio di vendetta nei confronti dell'uomo che si è rifiutato di aiutarla.

A convincerla sarà il comportamento di Lory che, nonostante il disprezzo mostrato da Andrew verso di lei, considerata arretrata e ignorante, di fatto resta l'unica persona a stare accanto al giovane vedovo.

Tomasina, quindi, corre da Mary che, grazie alla sua presenza, comincia a riprendersi.

Così ha inizio la terza vita della gatta Tomasina, che la vede felice con Mary, Andrew e Lory.

La strega e il padre della bimba, infatti, nonostante le loro divergenze si innamorano e formano una nuova famiglia.

Perché guardarlo

"Le tre vite della gatta Tomasina" è una favola che non può lasciare indifferenti.

Tenera senza troppi fronzoli, mostra sia il lato bello delle persone sia quello brutto, senza estremizzare o demonizzare nessuno.

Non indora la pillola e affronta molti temi: la morte, il dolore, l'amicizia, l'amore e il perdono.

Il tutto con un tono mai troppo cupo, inframezzato anche da scene più divertenti, come quando Lory approfitta della sua fama per spaventare i bambini.

Una favola per far riflettere e diventare grandi, lieto fine compreso.

https://datemiunam.it/wp-content/uploads/2018/09/datemiunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini-tre-vite-gatta-tomasina.jpg
L'immagine è tratta dal sito chiliesperienza.altervista.org

A cavallo di un pony selvaggio

La Walt Disney gira questa pellicola nel 1975.

Devo ammettere che sono in pochi a conoscerla e la cosa mi lascia alquanto perplessa perché credo che sia uno dei film più interessanti riguardo agli animali che siano stati girati.

Trama

Con "A cavallo di un pony selvaggio" ci spostiamo in Australia.

Siamo negli anni tra le due guerre. Protagonisti della vicenda sono un bellissimo pony e due ragazzi, Scott e Josie.

Scott, di umili origini, è costretto a percorrere a piedi circa sette miglia ogni giorno per andare a scuola.

Il padre, quindi, acconsente a comperare al figlio volenteroso un piccolo pony.

Taff (così si chiama il cavallino) e Scott sono inseparabili e diventano amici, finché un brutto giorno il pony sparisce.

Josie invece è una ricca bambina che ha perso l'uso delle gambe a causa di una malattia.

Per spostarsi utilizza un piccolo calesse trainato da un pony.

La sua passione sono le corse al trotto. Il suo pony però è vecchio e viene pensionato.

Al suo posto il padre regala a Josie un giovane pony comparso chissà come nella sua tenuta, a cui lei dà il nome di Bo.

Quale sorpresa per il povero Scott quando vede Taff trainare il calesse della ricca Jodie durante la festa annuale!

Il ragazzo rivendica pubblicamente la proprietà del cavallo, ma Jodie non vuole cederlo.

Il caso diventa popolare e spacca in due addirittura l'opinione pubblica della città radunata in occasione della fiera.

Scott suscita simpatie perché è un ragazzo del popolo mentre Jodie ha dalla sua l'invalidità.

Il giudice stabilisce che sarà il cavallo a decidere con chi rimanere.

Ma il pony, in puro stile disneyano, unisce anziché dividere.

Scott e Judie diventano amici e trovano un accordo pacifico sull'utilizzo del piccolo cavallo, ormai più che un mero mezzo di trasporto.

Perché guardarlo

"A cavallo di un pony selvaggio" ha dei paesaggi magnifici e solo questo basterebbe per consigliarne la visione.

Personalmente, penso che la trama sia ben strutturata anche se a tratti magari un po' melensa.

La scena della scelta del pony poi è davvero toccante e non può lasciare indifferenti.

Questo film insegna ai bambini come risolvere i conflitti in maniera intelligente, senza litigare e che la condivisone è spesso la soluzione migliore.

Inoltre, viene sempre messo in rilievo il valore dell'amicizia che non guarda in faccia nessuno, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza.

datemunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini-a-cavallo-di-un-pony-selvaggio
L'immagine è tratta dal sito filmtv.it

C'era un castello con quaranta cani

Questa pellicola è una produzione italiana del 1990 che mi ha sempre affascinato, sarà per il castello, sarà per i quaranta cani che riportano a galla emozioni legate all'indimenticabile carica dei 101.

Trama

Il protagonista della vicenda è un manager milanese di nome Bob che convive con una bella vedova,Giovanna, e il suo figlioletto, Tom, a cui è molto legato.

Un giorno Bob apprende di aver ereditato da una sconosciuta zia ricca un castello in Toscana.

Renzoni, il notaio che lo contatta, lo convince a vendere la proprietà utilizzando come leva la tassa di successione che ammonterebbe ad una cifra tale da risultare troppo onerosa per Bob.

Ciononostante, i tre, una volta giunti a destinazione, si innamorano del luogo per vari motivi: Bob per la pace e la tranquillità, così distanti dalla caotica vita milanese, Giovanna per la possibilità di frequentare antiche famiglie nobili e benestanti che la accolgono nella loro cerchia e il piccolo Tom per la presenza di due magnifici cani che fanno parte del "pacchetto".

Bob e la sua famiglia decidono quindi di cambiare vita e si trasferiscono in Toscana.

Seguendo lo spirito imprenditoriale, Bob e Giovanna avviano una pensione per cani di lusso.

La vita campestre piace molto ai tre, così come la gente del luogo con cui fanno facilmente amicizia. Tra i vari personaggi spiccano la maestra Violetta e il veterinario Muggione.

Sembra tutto perfetto, finché la stagione finisce e i vicini nobili se ne vanno.

Giovanna allora decide inaspettatamente di tornare a Milano alla vita di prima e, senza consultare Bob, promette ad un gruppo di imprenditori locali di vendere il castello per costruire un residence.

La notizia fa felice il notaio, che fa parte del gruppo degli imprenditori, salvo poi infuriarsi con Bob che non acconsente alla vendita.

Quindi, l'uomo di legge ordina ai suoi scagnozzi di dare fuoco al canile del castello.

L'incendio provoca gravi danni economici, ma soprattutto causa la morte di uno dei cani.

A questo punto, pressato da debiti, il povero Bob deve accettare la sconfitta.

Viene indetta una falsa asta immobiliare.

Ma il veterinario riesce ad intervenire in extremis: convoca un perito delle Belle Arti che, pochi minuti prima della conclusione dell'asta, riesce a bloccare il tutto e sancisce l'intoccabilità del castello, sede di magnifici dipinti dall'inestimabile valore.

Il castello è salvo, i cani hanno di nuovo la loro dimora, Tom e Bob sono felici e decidono di continuare a vivere lì, mentre Giovanna convola a nuove nozze.

Anche Bob non è da meno e sposa Viola, la dolce maestra.

Perché guardarlo

"C'era un castello con quaranta cani" è un film che piace molto ai bambini.

Ritroviamo il sistema di narrazione classica, in cui è fin da subito chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.

C'è quella punta di mistero che non guasta mai e ci sono loro, i cani, così buffi e teneri, praticamente irresistibili.

C'è il papà sempre impegnato che cambia non appena mette piede in Toscana e trova il suo equilibrio grazie ai ritmi più lenti, che tanto rispecchia i papà dei nostri tempi; c'è la figura della maestra buona, brava e bella, anche se stereotipata.

In sostanza, ha molta presa sui bambini proprio perché è la classica bella fiaba a lieto fine.

datemunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini-cera-un-castello-con-quaranta-cani1
L'immagine è tratta dal sito photo.ivid.it

Babe-maialino coraggioso

Questa pellicola è la più recente, uscita nel 1995 e ho avuto modo di vederla solo da mamma.

Trama

Il film è ambientato in Nuova Zelanda. Il protagonista della vicenda è Babe, un piccolo maialino.

Babe è il premio di un gioco di un luna park e viene vinto da un pastore che ne indovina il peso.

L'uomo porta il premio alla sua fattoria dove la moglie decide di allevarlo in vista del pranzo natalizio.

Il piccolo porcellino fa amicizia con gli animali della fattoria: la pecora Maa, l'oca Ferdinand e la coppia di Border Collie che hanno il compito di tenere d'occhio il gregge.

Babe viene adottato dalla coppia di cani da pastore che lo cresce assieme ai suoi cuccioli, insegnandogli il mestiere.

Babe in poco tempo diviene un ottimo "maialino da pastore" ed è talmente bravo che il suo padrone decide di iscriverlo ad una gara nazionale.

Ecco quindi che il coraggioso porcellino gareggia con i migliori cani della Nuova Zelanda, tra lo sguardo divertito del pubblico che non gli risparmia sarcastiche battute.

Tuttavia Babe si rivela per quello che è, cioè uno strabiliante "cane" da pastore, talmente bravo da lasciare tutti a bocca aperta.

Tra l'esaltazione generale, Babe viene proclamato vincitore indiscusso, dimostrando il suo valore agli occhi del mondo.

Perché guardarlo

Ho guardato questo film con gli occhi di un genitore e non con quelli di una bambina.

Proprio per questo, sono ancor più convinta che sia un ottimo film da proporre ai bambini.

"Babe-maialino coraggioso", nella sua semplicità, insegna una lezione importante: non importa se nasci porcellino o cane da pastore, importa solo quello che sai fare e quanto sei bravo a farlo.

Il nostro roseo protagonista, il cui destino sarebbe stato fornire un delizioso pranzetto il giorno di Natale, si rivela invece il più bravo "cane" da pastore della Nuova Zelanda.

Anche i genitori possono imparare qualcosa da questa pellicola: sproniamo i nostri figli e crediamo in loro, anche se non ne vediamo appieno le potenzialità.

Permettiamo ai bambini di seguire le loro inclinazioni, di mettere a frutto i loro talenti e non ingabbiamoli in ruoli o posizioni standarizzate.

https://datemiunam.it/wp-content/uploads/2018/09/datemiunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini-babe-maialino-coraggioso.jpg
L'immagine è tratta dal sito caffeinamagazine.it

Conclusioni

Chi dice che troppa televisione fa male ai bambini, non sempre ha ragione.

Esistono tanti bei film che possono insegnare qualcosa ai bambini in modo piacevole, servendosi delle immagini, delle parole e della musica.

I film possono essere un grande strumento se sommate all'opera di noi genitori che ne mediamo i contenuti, rendendoli utilizzabili ai nostri figli in base alla loro età.

Ho scelto quelli che hanno come protagonisti gli animali perché hanno sempre un grande fascino sui piccoli telespettatori.

Quelli che vi ho elencato prima sono la mia personale hit-parade, ma ovviamente ne esistono altri.

Quali sono secondo voi i migliori film con animali da proporre ai bambini, escludendo i film di animazione?

E qual è il vostro preferito?

Come sempre, ogni commento è ben gradito e non verrà lasciato senza risposta.

datemiunam-cinque-film-sugli-animali-per-bambini1
Questa immagine è tratta dal sito intagramersitalia.it

 

datemiunam-farmaci-indispensabili-bambini-in-viaggioTra cinque giorni partiamo. Quest'anno più che mai l'eccitazione che si respira è tanto palpabile da poter essere toccata con mano.

CF ha già sottoposto a rigidi controlli l'auto: gomme, freni, olio tutte quelle cose di cui non capisco nulla e di cui non voglio impicciarmi.

Su queste cose se posso delego molto volentieri.

La Ninfa, dal canto suo, sta facendo il conto alla rovescia.

"Tra quanto partiamo? Quanti giorni? Cinque? Sette?" E mi mostra la mano con le dita alzate.

Per l'occasione ho creato con un foglio un calendario speciale, così almeno mi lascia in pace e non mi fa la stessa domanda ventimila volte al giorno -in realtà continua, ma si dà la risposta da sola, come con gli esercizi di autocorrezione-.

Assieme al fratello ha preparato gli zainetti con i giochi che vogliono portare nella casa al mare (un bilocale affittato per una settimana), di cui hanno comunque voluto vedere le foto.

"Il bagno c'è, vero?"

"E i letti, come sono i letti?"

Ogni sera il gruppetto di giochi subisce delle modifiche: un dinosauro sparisce a favore di un trattore, una bambola cede il posto ad un peluche.

Solo io non mi sono ancora lasciata trasportare da questo clima generale, forse perché sabato mi sembra ancora così lontano...

CF ieri con noncuranza ha buttato lì un "Forse è meglio che inizi a preparare la roba"

Eppure dovrebbe saperlo che non mi piace preparare i bagagli in anticipo, anche per una questione di scaramanzia.

E poi quando ho la lista pronta con tutto l'elenco delle cose da mettere in valigia mi basta un'ora per preparare le cose per tutta la famiglia, compreso quello che devo portare in spiaggia e le cose da lasciare in appartamento.

Comunque, giusto per non sentire la mia metà borbottare come una pentola di fagioli per tutto il tempo, ho deciso di preparare il kit delle medicine.

Non sono una mamma paranoica, so bene che le farmacie si trovano ogni tre per due soprattutto in Italia.

Ma mi piace comunque avere un piccolo equipaggiamento con i farmaci base che mi possono risparmiare corse folli in cerca di una farmacia di turno in un posto che non conosco alla due del mattino.

Premesso che nessuno di noi ha patologie gravi, questo è il mio personalissimo elenco dei farmaci base che non mancano mai quando andiamo in vacanza.

I farmaci da viaggio per bambini ma non solo indispensabili in vacanza

Questa piccola lista è frutto della mia esperienza e mi ha salvato in diverse occasioni, come per esempio lo scorso anno quando Ringhio ha avuto per due giorni una febbre da cavallo o quando CF  ha visto le stelle per il dente del giudizio.

Il mio kit comprende:

  • paracetamolo, come Tachipirina, in sciroppo per i bambini, in compresse per gli adulti ma anche in supposte. Infatti, in caso di vomito, le soluzioni via bocca sono da scartare per forza;
  • paracetamolo e codeina, come Co-efferalgan per noi adulti, utile quando il dolore è particolarmente acuto come nel caso di mal di denti;
  • ibuprofene, come Nurofen febbre e dolore, uno sciroppo che ho imparato su istruzioni del pediatra a utilizzare per il pupo;
  • termometro;
  • sciroppo per la tosse che quest'anno sembra non voler passare. Ultimamente da quello a base di lumaca ci siamo spostati sul Grintuss;
  • fermenti lattici a volontà, basta anche la classica Enterogermina per tutta la famiglia;
  • farmaci che bloccano la dissenteria (Gelenterum per i bambini e Imodium o Dissenten per gli adulti, oltre alle bustine di Biotrap)
  • prodotti che agiscono all'opposto, cioè combattono la stitichezza, come la mannite oppure le suppostine di glicerina per i bambini (non ho mai usato i clisteri, ma tanti li portano e si trovano bene) e dei lassativi per adulti come Movicol;
  • soluzioni saline e reidratanti, come Idravita, in caso di perdita veloce e consistente di sali minerali;
  • gocce per gli occhi, io preferisco le monouso, come le gocce di Euphralia ideali per lenire gli occhi anche dopo una giornata al mare;
  • disinfettante liquido da tenere in appartamento e le pratiche salviettine monouso da tenere in borsa;
  • cerotti e garze;
  • repellente per insetti;
  • dopo-puntura (io adoro le penne e ho scoperto che ci sono anche quelle apposite per le meduse);
  • crema antistaminica come Polaramin, utile anche per le punture di insetti ma per me vitale in caso di eritema solare (mi è capitato per la prima volta in Croazia una decina di anni fa, mai avuto prima, ma un prurito sulla zona del décolletté impressionante);
  • crema all'arnica per le botte dei bambini;
  • gel aloe vera, che adoro, anche da mettere sulle scottature che mi procuro quando cucino;
  • crema tea-tree che, come per l'aloe, ha mille usi.

Di solito preparo una bustina che tengo in borsa con le quattro cose che potrebbero servirmi sempre, come cerotti, salviettine disinfettanti, repellente per insetti e dopo-puntura.

Come vedete, nel mio kit di medicinali base si trovano farmaci tradizionali affiancati a prodotti omeopatici o più naturali.

Molte persone che conosco mettono in valigia anche un antibiotico a largo spettro. Di norma, se in quel momento non stiamo facendo una cura antibiotica, io non lo metto.

Gli antibiotici, e questo vale anche per quelli a largo spettro, non sono farmaci da prendere alla leggera, soprattutto non sono medicinali da somministrare ai bambini senza chiare e precise indicazioni mediche, per cui non rientrano nel mio elenco base.

Sono curiosa di sapere invece voi cosa fate: portate un minimo di medicinali, fate come mia mamma che addirittura si porta le prescrizioni mediche "perché non si sa mai" o non prendete nulla perché tanto le farmacie ci sono ovunque?

Secondo voi poi devo aggiungere qualcosa alla lista?

Attendo i vostri consigli nei commenti qui sotto.

12

A casa mia è iniziato ufficialmente il conto alla rovescia: dal ventisette luglio sarò finalmente in vacanza!

Per ben quattro settimane dirò addio ai viaggi su e giù con l'auto, alle code, ai litigi sulla strada, al chiasso dell'ufficio e ai problemi lavorativi.

Dal ventisette luglio sarò finalmente libera di fare...

Esattamente cosa?

Che poi una parte con mille mila progetti, un centinaio di idee e di buoni propositi che naufragano e si arenano dopo le prime ventiquattro ore.

Per far sì che questo non avvenga, riprendo l'idea di Mamma Piky in questo post  spumeggiante.

Oramai conoscete l'amore smisurato che ho per le liste, per lo meno per scriverle, sul fatto poi di rispettarle questo è un altro paio di maniche.

Quindi questa è la mia lista dei compiti per le vacanze che vorrei riuscire a fare.

Sono dieci punti, in ordine sparso, dieci cose che voglio fare durante l'estate.

Punto numero uno: passare più tempo possibile con i miei bambini.

Si fa un gran parlare in questi ultimi anni di tempo di qualità riferito al rapporto con i bambini.

Ma se la quantità di tempo è poca e ci si deve concentrare anche su questioni pratiche e gestionali ne consegue che anche il tempo di qualità sarà per forza minore.

Quindi quest'estate voglio prendermi tutto il tempo possibile per dedicarmi ai mie gnomi, ascoltando le loro storie buffe, i loro piccoli problemi esistenziali, giocando con loro o semplicemente restando stesi sul letto abbracciati senza buttare un occhio all'orologio.

Punto numero due: buttare l'orologio.

Non voglio dover impostare sveglie, seguire orari o farmi comandare dallo scorrere del tempo.

Voglio perdermi nel flusso interminabile di secondi, lasciare che il tempo si trascini lento all'infinito, arrotolandosi su se stesso come un gatto quando si acciambella su una sedia, senza inseguirlo col fiato corto durante le sue improvvise accelerazioni.

Durante l'estate non voglio più essere affetta dalla sindrome del Bianconiglio.

Punto numero tre: viaggiare.

Abbiamo deciso di trascorrere una decina di giorni in Puglia, ma questa volta, visto che i bambini cominciano ad essere un po' più grandi, vorrei iniziare anche a proporre delle visite alle città e, in caso, anche a qualche museo.

Ma oltre al mare c'è di più: qualche camminata in montagna, qualche gita a posti interessanti anche vicino a casa.

Punto quattro: dedicarsi agli amici

Durante l'anno incontrarsi con gli amici, specialmente se non abitano proprio vicino, è più complicato.

In estate le occasioni per frequentarsi, anche a gruppi, sono di più: una scampagnata, un pic-nic, una merenda all'aperto.

Si possono sfruttare le ore serali senza dover rincasare presto e non solo durante il fine settimana.

Punto cinque: ridare sprint alla vita di coppia.

Su, parliamoci chiaro: avere figli è bello, ma lo sappiamo bene che è anche estenuante.

Durante l'anno, con la storia che CF fa i turni, spesso non riusciamo a vederci neanche la sera, non abbiamo neppure il tempo di instaurare una conversazione sensata.

Il sabato è dedicato alle commissioni e la domenica si sta in famiglia.

Durante l'estate, soprattutto questo mese, grazie alla disponibilità dei nonni, possiamo passare qualche giorno senza i bambini.

Questo ci permette di comunicare e di progettare il nostro immediato futuro, ma anche di goderci il presente come solo gli adulti esasperati sanno fare, quasi come se non ci fosse un domani.

Punto sei: concentrarmi su me stessa.

Il che, restando fedele alla mia parola dell'anno, vuol dire sfruttare il tempo a disposizione per imparare cose nuove, soprattutto nel mondo del blogging, ma non solo.

Punto sette: essere pigra.

Oddio, io di indole sarei anche una persona pigra, il problema è che non posso mai permettermi di esserlo.

Mio malgrado, nella maggior parte dei casi faccio più cose contemporaneamente -no, non è un vanto, è una necessità-.

Probabilmente questo atteggiamento deriva anche dalla massima con cui sono stata allevata, "prima il dovere e poi il piacere" che mi sprona sempre a finire tutto quello che devo fare prima di fare qualsiasi altra cosa.

Il che significa che spesso, quando arriva il momento per me, crollo esausta e divento un tutt'uno con il letto.

Punto otto:dedicarmi alla casa.

Che sono un fanatica dell'ordine penso che lo abbiate intuito, per cui la casa non ha bisogno di essere sistemata o pulita.

Ma in estate, durante le vacanze, mi piace comunque provare nuove disposizioni dei mobili, introdurre qualche nuovo dettaglio, provare nuovi accostamenti...

Punto nove: leggere almeno cinque libri.

La lettura è una passione che ho fin da piccola, un'eredità di famiglia.

Da quest'anno poi ho scoperto i gruppi di lettura, sia reali che virtuali, spazi e persone con cui condividere opinioni e parlare di libri e di autori senza essere necessariamente classificata come secchiona o nerd.

Durante l'anno leggo ritagliandomi degli spazi qua e là.

In estate finalmente ho la possibilità di leggere quando ne ho voglia e quindi di smaltire la pila di libri che accumulo durante l'anno.

Punto dieci: riposarmi.

Sì, perché corro tutto l'anno come una trottola impazzita, organizzo, faccio, disfo e in estate voglio riposare e ricaricare le batterie.

Non so se riuscirò a portare a termine tutti questi compiti delle vacanze, ma di una cosa sono certa: mi godrò ogni singolo istante di queste lunghe vacanze.

Estate, sto arrivando!

Quali  sono i vostri compiti delle vacanze? Non siate timide e scrivetelo nei commenti.

datemiunam-compiti-vacanze-dieci-cose-da-fare-in-estate

2

Questa vignetta è stata creata da Stefania Gervasoni del blog "Il mondo di Hat" Anche lei prende parte all'iniziativa, quindi non perdetevela!

La vita di noi mamme è sempre molto indaffarata. Col tempo si impara a godere dei pochi attimi a disposizione per esempio quando si è in coda alle poste.

L'altro giorno avevo giusto quei dieci minuti liberi e ne ho approfittato per sguazzare in rete.

Internet è un luogo bellissimo e spesso ci si imbatte in post davvero interessanti, come quello di Mamamadeinitaly intitolato "Cosa aspettarsi dopo che sia aspetta" parte 1

Dopo averlo letto e sghignazzato, potevo non dire la mia?

Ecco quindi che raccolgo il testimone di Isabella e vi porto nel fantastico mondo della mamma di due, riagganciandomi anche ad un mio vecchio post.

Da uno a due: la vita dopo il secondo figlio

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la mia prima bimba, meglio nota come la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: il mio secondogenito, Ringhio, è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Come cambia la vita dopo il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora bene come non abbia fatto a perdere la ragione.

Non me ne vogliate, mono-mamme, ma sorrido sempre  sotto i baffi quando sento dire a voi, che avete un unico figlio, che  non avete mai tempo  e siete sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh, sia chiaro.

Tornando a noi, comunque, vi vedo già lì, col dito puntato, a bisbigliare: "Ma chi te lo ha fatto fare?"  o "Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!"

Sì, ragazze, l'ho proprio voluta 'sta bicicletta, l'ho desiderata con la stessa intensità con cui un bambino desidera i regali il giorno di Natale.

E, credetemi, quando la bicicletta è arrivata, dopo qualche giorno, mi son detta: "Ma che, posso mica restituirla e prendere, chessò, un peluscino carino carino? Ma non potevo almeno desiderare quella elettrica?"

Per cui, care mamme di uno, fate attenzione a cosa desiderate perché potrebbe avverarsi. E non dite poi che non vi avevo avvertito.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza (im)motivata che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, infatti, sai già benissimo cosa aspettarti dopo che si aspetta. O meglio, ti culli nell'illusione di saperlo.

Benedetta ignoranza!

Ma partiamo dal principio: la gravidanza.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, in confronto, sarà un paseggiata: curva glicemica, toxoplasmosi, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, questo in teoria, ché, come tutti sanno, la pratica è una cosa diversa.

Inutile dirlo, ma ogni gravidanza infatti è a sé.

La prima volta avete passato il primo trimestre a vomitare ad ogni minimo odore, il vostro stomaco si contorceva solo a sentire il nome dell'elegante Chanel n.5 o al solo vedere la pubblicità delle cialde del caffè?

Tranquille, questa volta sarà diverso. Le nausee, a cui siete preparate tanto da non uscire mai senza sacchettini e mentine in borsetta, non si faranno nemmeno vedere.

In cambio, sarete afflitte da una grave forma di narcolessia che vi coglierà ovunque, perfino intanto che siete in coda al supermercato.

Ma tranquille, poi passa, eh. A distrarvi e a tenervi sveglie ci penserà infatti lui, il primo figlio.

Il primo figlio, benchè piccino, grazie al suo sesto senso, sa già che  qualcosa bolle in pentola.

Mentre la vostra pancia comincia a crescere (vi ho già detto che con la seconda gravidanza la panza si vede prima, per cui già al terzo mese vi chiederanno quanti giorni mancano o se avete già passato la data prevista?), il vostro figlio primogenito continua nei suoi consueti comportamenti da bimbo piccolo.

E come tutti i bimbi piccoli, vuole, anzi, pretende, di essere preso in braccio.

Perché voi, care mamme, lo avete sempre fatto. Prima.

Quindi ora, con tutto l'amore, la pazienza e la comprensione di cui siete dotate, tentate di spiegare al vostro pupo che nella vostra pancia c'è un altro bimbo, il suo fratellino o la sua sorellina, e che quindi mammina non riesce a prenderlo in braccio.

Per quanto siate brave a comunicare, amiche mie, credetemi che far capire al vostro rampollo perché non riesci più a sollevarlo è un altro paio di maniche.

Senza contare che, scellerate, volete sul serio che vostro figlio cominci ad essere geloso e ad odiare il nuovo venuto ancor prima che esca dalla patata pancia?

Io ho risolto il problema mettendomi la pupa direttamente sulle spalle, cervicale assicurata ma rapporto tra fratelli salvato.

Nove mesi passano in fretta, ed infine arrivata l'ora di dare alla luce il vostro bimbo.

Avete passato gli ultimi sei mesi di gravidanza a preparare psicologicamente il "grande" al fatto che la mamma starà via qualche giorno e che tornerà con una bella sorpresa.

I vostri ripetuti discorsi non impediranno a vostro figlio di sentirsi abbandonato quando correrete all'ultimo minuto in ospedale.

E nemmeno vi preserveranno dal suo sguardo deluso quando tornerete a casa con il pupo nell'ovetto.

"Mamma, me stai a pijà p'er culo? Quando t'ho detto che volevo l'ovetto, intendevo quello di cioccolato con la sorpresa che si monta!"

Anche per il parto vale sempre la legge del contrappasso: se per partorire la prima volta avete sofferto le pene dell'inferno e vi siete fatte quasi tre giorni di travaglio, al secondo giro sarete graziate.

Tranquille, il secondo parto sarà veloce. Ma non indolore. Patirete sempre le pene dell'inferno. Sapevatelo.

Infine, quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Nei mesi precedenti, durante la fase comunemente nota come "caccia alla cicogna" avete sempre pensato che avere un secondo figlio fosse la soluzione perfetta per tutti.

In fondo, da brave genitrici, pensavate in buona fede che fosse la risposta se non a tutti a tanti dei vostri problemi.

Un secondo figlio sarebbe stato un compagno di gioco perfetto per il primogenito, voi avreste avuto una seconda chance per rimediare ad eventuali errori commessi col primo e l'intera famiglia sarebbe stata felice e contenta.

Già vi vedo, con gli occhi sbarluccicanti a forme di cuoricino, mentre immaginate i vostri bambini che giocano teneramente sul tappeto della loro cameretta.

Come se questo non bastasse, vi siete autoconvinte che accudire un neonato in concomitanza con un pupo di circa due anni fosse una passeggiata.

Posso farcela, vi siete dette, perché in fondo sto ancora prendendomi cura di un bimbo relativamente piccolo.

Ho già avuto a che fare con pappe e cacche, ho appena finito di spannolinare il primogenito, che ora gode di una certa autonomia.

Anche dal punto di vista del vile denaro che non fa la felicità, vi sentite tutelate: questa volta non dovrete fronteggiare grosse spese.

Lettino, passeggino, fasciatoio e tutto l'ambaradan  in linea di massima li avete già, al massimo vi farete regalare dai parenti quello che vi manca.

Nel caso fortunato in cui i rampolli siano dello stesso sesso, ancora meglio:  riciclo sarà la vostra parola d'ordine anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Quindi vi sentite in una botte di ferro: avete fatto tutto secondo la tabella di marcia più appropriata.

Il primo figlio andrà alla materna, ma prima passerete qualche mese assieme al neonato, tutti e tre (beh, quattro se contiamo anche il papà) così quando inizierà non si sentirà parcheggiato e non soffrirà di gelosia.

Amiche mamme di due, tutte assieme, in coro diciamo: "Ma povere illuse!"

Innanzitutto, i ritmi di un bambino di uno-due anni sono diversi da quelli di un neonato.

Il vostro bimbo grande mangia già come un adulto: colazione-pranzo-merenda-cena magari spuntino a metà mattina.

Un bimbo appena nato mangia in media...sempre, o ve lo siete dimenticate?

Vi troverete a preparare un pranzo equilibrato e sano per il vostro primogenito con un poppante attaccato al seno intento a tracannare latte materno svuotandovi di ogni energia, tentando di non infilarlo nel forno al posto dei bastoncini di pesce che, a causa del vostro stato fisico, propinerete al grande ché tanto per una volta non muore mica.

Oppure infilerete il biberon con il latte in polvere nella bocca del primogenito mentre metterete una baguette nelle fauci del secondo, favorendo in questo modo la fase di auto svezzamento del neonato alla sua ottava settimana di vita e dando il via alla fase di regressione del grande.

Infatti, quel delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito, dopo una serie praticamente infinita di esperimenti ed errori di varia portata, se ne va tranquillamente a quel paese in un soffio.

Siete state in grado di impostare una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siete riuscite a  rendere partecipe anche il vostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio.

Credetemi, mamme di uno, per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire un secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è affatto semplice.

Un neonato è come un enorme buco nero: assorbe tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi alzerete più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande", dedicandogli tutte le attenzioni che merita e forse anche qualcosa in più per lenire i vostri perenni sensi di colpa.

Cominciate a provarle tutte. La tattica migliore, stando agli esperti, è coinvolgere il figlio maggiore nell'accudimento del neonato.

Ecco, evitate però di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

Ci sono casi documentati di primogeniti affetti da forme di gelosia talmente forti che hanno tentato di affogare il piccolo nella vasca da bagno o di soffocarli con il borotalco.

Diffidate anche di quei primogeniti che sembrano amare i nuovi venuti della più alta forma di amore puro e sincero.

Questi, come dice il mio pediatra, sono i peggiori: infidi e letali come delle vipere. Della serie Caino scànsate!

Ma, c'è un ma, perché c'è sempre un ma.

Ricordatevi, care amiche, che la vita è un gioco.

Per la precisione, quella di una mamma bis può essere tranquillamente paragonata ad un videogioco: ad ogni livello  la mamma di due guadagna punti resistenza, punti conoscenza e punti forza.

Per esempio, avete mai notato che braccia muscolose ha una mamma di due? E mica si è fatta i muscoli in palestra -che ci sono mamme che trovano il tempo di andarci?-

No, la bismamma i muscoli se li è fatti trasportando in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, con  le borse della spesa appese ai mignoli e la confezione da sei bottiglie di acqua oligominerale ideale per l'alimentazione dei neonati in testa.

Vogliamo poi parlare delle doti organizzative di una mamma di due?

L'organizzazione di una bismamma è a livelli così alti da far impallidire quella della Casa Bianca.

Care mamme, se riuscite a superare indenni i primi mesi, le cose cominciano lentamente a migliorare.

Volete un esempio? Quando si devono gestire due bambini si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Allo stesso modo, notiamo che perfino il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvoltonel nostro menage anche nonni, zii, la cognata del cuggino di nostra suocera, l'uomo che consegna il pane, il postino...Insomma, tutti quelli che si trovano a passare accidentalmente nei pressi della vostra abitazione.

E così torniamo finalmente a respirare.

Ed è proprio ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Per mia figlia, per esempio, questa fase è coincisa con i primi passi del fratellino.

Il piccolo ora era in grado di muoversi e quindi di invadere i suoi spazi, toccare i suoi giocattoli, arrampicarsi sulle gambe della mamma...

Si aprano quindi le danze:  litigi, scazzottate, capricci saranno all'ordine del giorno.

Però non temete, care mamme, che c'è sempre il lato bello della cosa.

Ad un certo punto, infatti, entrambi i vostri bambini crescono e come per magia sono in grado di capire e fare dei ragionamenti. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto cio', siete ancora certe di voler passare da mamma di uno a mamma di due e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. io me in persona che vi racconto cosa succede quando i bambini iniziano l'era della scuola

 

 

Le feste di fine anno scolastico sono sempre una grande gioia.

Per prima cosa proprio perché la scuola finisce e già questa è di per sé una bella notizia, tranne per quei poveri genitori che lavorano entrambi e devono pensare a dove piazzare i figli-

In secondo luogo perché è un'occasione per far festa assieme ai nostri bambini e festeggiare è sempre bello.

Insomma, andare alle feste di fine anno, come avrete dedotto, non è un gran peso per me, anzi.

Quest'anno per me è stata la seconda volta alla festa di fine anno.

Infatti, anche se la Ninfa è già tre anni che frequenta la materna, il primo anno si era ammalata e quindi niente festa.

Inoltre questa era la prima volta di Ringhio che ha avuto il suo battesimo del palco (esiste? Si dice?) con la recita di Natalere

Qui da noi però a Natale si fa solo la recita senza la festa.

Purtroppo il papà non è riuscito a prendere le ferie ma stavolta erano presenti tutti e quattro i nonni, cosa alquanto incredibile.

Per motivi di spazio la recita viene fatta nel vicino teatro comunale anziché nell'edificio della scuola materna.

E proprio lì ci siamo diretti, in una soleggiata giornata di sole.

Il teatro era gremito di genitori e parenti, eccitati e accaldati.  Niente aria condizionata a mitigare la calura pomeridiana.

C'è stato un brevissimo discorso del sindaco seguito da quello del parroco, che ospita la festa all'interno dell'oratorio.

Le maestre, a turno, hanno presentato i vari gruppi di bambini, spiegando il percorso fatto durante l'anno scolastico e introducendo le scene che avremmo visto.

Il tema dell'anno erano le fiabe, partendo dalla figura centrale del cantastorie, che a me fa sempre venire in mente il simpatico menestrello del cartone animato "Robin Hood".

A questo poi hanno collegato il percorso sulla psico-motricità, sulla musica e su un paio di altre tematiche sviluppate prevalentemente dal gruppo dei grandi.

Trovo sempre interessante vedere come le maestre riescono a mettere assieme tutti questi aspetti differenti creando qualche cosa a misura di bambino che sia però comprensibile anche al mondo degli adulti.

La recita si è aperta con una canzone introduttiva di gruppo che ha visto sul palcoscenico tutti gli alunni, quindi quasi un centinaio di bambini.

Ogni gruppo, a seconda dell'età e del ruolo, era vestito con colori differenti e questo creava un impatto visivo davvero forte.

Dopo il canto iniziale, siamo entrati nel vivo dello spettacolo.

Hanno cominciato i piccoli e i piccolissimi, tra cui Ringhio, vestiti di bianco e blu e travestiti da topolini.

La scenetta era basata sulla storia di un topolino che viveva in biblioteca. I bimbi, in fila indiana, dovevano cimentarsi in un circuito sportivo con birilli, cerchi, saliscendi da panche e cose di questo genere.

Il mio pupo, che durante la canzone si stava quasi addormentando, si è improvvisamente risvegliato dal coma soporifero e ha avuto uno sprint inaspettato.

Ha fatto il suo giro con un po' di incertezza dovuta al sonno, poi non si sa bene perché ha cominciato a fare il circuito a velocità sostenuta doppiando i suoi compagni.

Correva come un fulmine, come morso dalla tarantola, una, due, tre volte finché una maestra è riuscita a placcarlo e a farlo sedere, tra gli applausi e il divertimento generale della platea.

Dopo l'inchino, i piccoli sono scesi dal palco. Tutti ordinati con i loro pantaloncini blu e la maglietta bianca.

Tutti tranne il mio. Che si era tranquillamente addormentato finiti gli esercizi e quindi è stato adagiato da qualche parte fuori scena.

Non preoccupatevi, eh, alla fine ce lo hanno riconsegnato.

E' stato quindi il turno dei mezzani. Siccome sono un gruppo molto numeroso, hanno suddiviso i bambini in tre sottogruppi.

La Ninfa recitava nella prima parte. La fiaba narrava di due moscerini (o erano altri insetti?) che non riuscivano a danzare finché non ritrovavano l'ispirazione grazie ai suoni della natura.

La Ninfa aveva la parte di un fiore, maglietta verde, gonna blu e corolla gialla a mò di colletto.

Come sempre, ha avuto un attimo di timidezza iniziale, subito passato quando la musica ha preso piede.

Si è comportata in modo serio, sempre attenta e composta, perfino quando ha dovuto danzare a ritmo sostenuto con un fiore suo compagno, che lei tiranneggia abitualmente già in classe.

Insomma, compassata e molto professionale. Ma poi mi ha detto che era agitata ma che, nonostante ciò, si è divertita davvero tanto.

Finita la favola dei moscerini, si sono esibiti tutti gli altri, portando in scena la fiaba di Rosinka, Popof, I tre porcellini e una canzone di commiato.

Per finire, la consegna dei diplomi ai bambini grandi, che è sempre fonte di orgoglio e di commozione.

L'anno prossimo toccherà anche alla Ninfa, ma intanto che si goda ancora un anno di giochi e serenità, che per studiare poi avrà tutta la vita davanti.

Prima di lasciare il teatro, c'è stata la lotteria. Il ricavato va tutto nelle casse dell'asilo.

Inutile dire che, ovviamente, nonostante i dieci biglietti comprati, non ho vinto un bel niente.

Finita la recita, con la consegna di un Ringhio di nuovo desto e arzillo, ci siamo recati tutti all'oratorio per la festa vera e propria: giochi, trucca-bimbi che non può mancare mai, intrattenimenti vari e buon cibo.

Non siamo rimasti molto perché, visto che lavoro tutta settimana, volevo approfittare del pomeriggio anche per andare a fare la spesa in modo tale da non doverla fare il sabato.

La recita di fine anno è un momento davvero importante per la vita dei nostri bambini.

Secondo me, la recita ha un grande valore educativo: i bambini devono imparare a collaborare, devono sapersi adattare ai ruoli e alla stesso tempo imparano il rispetto delle regole.

Esibirsi significa  anche sviluppare creatività e doti artistiche, sconfiggere la timidezza e rafforzare la propria autostima.

Queste sono competenze che a lungo andare formeranno parte del bagaglio culturale dei nostri bambini.

La recita è la parte conclusiva di un percorso durato un intero anno che ha sicuramente cambiato e formato i bambini, anche se magari noi genitori ce ne accorgiamo poco.

Siamo tutti lì, a guardare i nostri figli, a commentare e a stupirci.

"Oh, come sono diventati grandi!"

"Come passa il tempo"

"Come crescono i nostri figli!"

Già, perché il nocciolo della questione è quello: come crescono i nostri figli, e non solo fisicamente.

I nostri bambini crescono, diventano grandi, sviluppano abilità e competenze che saranno alla base della loro vita futura e non solo della loro istruzione.

I genitori non dovrebbero essere solo semplici spettatori e starsene in disparte, pensando che tanto è "solo" la scuola dell'infanzia.

La recita scolastica non è un banale spettacolino, ma è molto di più.

Anche per i genitori, comunque, la recita è una palestra emotiva: l'impatto di vedere i nostri bambini sul palcoscenico, che recitano, cantano e ballano davanti a tante persone sconosciute è davvero grande, specialmente il primo e l'ultimo anno.

Vi posso consigliare di non stare troppo addosso ai bambini, di non pretendere troppo da loro, di insegnare loro che essere sul palco è divertente e stimolante.

Godetevi la giornata e...non dimenticate a casa i fazzolettini!