“Cara Mamma Natale,

quest’anno ho deciso di scrivere la mia letterina a te invece che a Babbo Natale, perché lui ha già tanti impegni e tante cose da preparare e ho paura che non gli presti molta attenzione. E poi, si sa, tra donne ci si capisce meglio.

Con questo non sto insinuando che tu non sia impegnata o non abbia niente da fare! Immagino che con un marito come il Babbo le incombenze siano molte: innanzi tutto la casa da mandare avanti, poi le scadenze burocratiche da fronteggiare, ricordarsi quando bisogna portare le renne dal veterinario per la visita di controllo, il tagliando alla slitta, le previsioni meteo da tenere d’occhio, controllare che la divisa rossa di Babbo Natale sia in ordine, verificare l’andamento della produzione dei giocattoli e presiedere alle operazioni di imballaggio e stoccaggio.

Però mi fido più di te che di lui, perché -oramai si sa- le donne sono multitasking e sicuramente tu troverai il tempo di leggere questa mia missiva e di darle il giusto peso.

Certamente sai che quest’anno sono stata brava, molto brava. O almeno mi sono sforzata di esserlo. Mi sono comportata bene con tutti, compresi i colleghi di lavoro e le mamme dell’asilo, ho sempre cercato di essere diplomatica e di evitare lo scontro diretto.

Ho sfoderato una pazienza degna di Gandhi anche con i bambini per far fronte ai loro capricci (pardon, bisogni) e con CF  e tu sai bene quanti sforzi ci vogliono per non prendere a matterellate in testa CF quando dopo una giornata pesante torni a casa e lui si è bellamente addormentato sul divano fregandosene di tutto e di tutti.

Non mi sono lasciata abbattere dalla sequela infinita di entrate-uscite dai più svariati ospedali che sta affliggendo ogni membro della famiglia ormai da Marzo.

In sintesi, in virtù del mio comportamento esemplare, sono a sottoporti queste richieste che per te –se lo vorrai- saranno facilmente esaudibili:

  1. un lavoro nuovo, o per meglio dire, il lavoro che svolgo ora ma con flessibilità d’orario, una retribuzione più idonea alle mie mansioni e capacità e un minimo di soddisfazione personale;
  2. una giornata che per me e solo per me sia di 30 ore, in modo tale da arrivare a sera e avere ancora un po’ di tempo da dedicare a me stessa e ai miei interessi;
  3. un anno senza la “maledizione del week-end”, ossia senza che i bambini o CF si ammalino durante il week-end. Se non ci si ammalasse per niente poi sarei davvero contenta. Sinceramente sono stufa di correre al pronto soccorso ogni tre per due, che poi è causa di stress e lo stress fa invecchiare;
  4. il teletrasporto, solo per saltare la lunga coda durante il ritorno a casa dal lavoro;
  5. una vasca da bagno, anzi, esageriamo, una stanza da bagno solo per me, dove non possano entrare né bambini, né gatti, né CF. Totale relax in quelle due ore in più che mi hai concesso prima;
  6. un sacco o due di pazienza, perché non so se ho scorte sufficienti ancora per un altro anno,
  7. la capacità di guardare le cose sempre con le lenti rosa e con lo stupore tipico dei bambini;
  8. la serenità per apprezzare tutte le cose semplici che già ho e che a volte do per scontate;
  9. la possibilità di fare due intere settimane di ferie al mare a luglio che ad agosto è sempre un delirio;
  10. dulcis in fundo, ma non ultimo in ordine di importanza, potresti dire a Babbo Natale di ricordarsi dei doni che hanno chiesto i miei figli? Sai, non vorrei che facesse pasticci. Sì, lo so che è un professionista, ma vedere la felicità nei loro occhioni grandi quando la mattina di Natale scartano i loro pacchi, alla fine, è il regalo più bello del mondo. E tu, che sei donna e forse mamma, lo sai meglio di me.

Con tanto affetto,

Priscilla”

Con questo post partecipo al contest del mese di dicembre ideato dalle Stormoms. Se vuoi farlo anche tu, usa l'hashtag #stormoms e l’hashtag del tema del mese #caramammanatale. Ricordati di mettere la foto con il logo e il link alla pagina Facebook delle Stormoms. In questo modo tutti i contributi verranno condivisi.

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Ieri sera dopo la classica favola della buona notte.

"Amori, ora si fa la nanna. Buona notte"

"Mamma, ci fai compagnia un pochino?"

"Si, tesoro, ma solo un attimo perché la mamma è stanca e domani deve alzarsi presto per andare a lavorare"

"Mamma, ma posso fare la nanna nel tuo letto solo un pochino?"

Era da tanto che la Ninfa non me lo chiedeva. Probabilmente perché la sera prima li ho tenuti con me nel lettone a guardare per l'ennesima volta L'Era Glaciale.

"No, mi fermo un pochino ma ognuno deve dormire nel suo lettino. Sapete bambini che quando la mamma era piccola dormiva anche lei nella sua cameretta?"

"Davvero? E avevi anche tu il tuo lettino?"

"Certo, un lettino rosso"

"Ma ce l'avevi anche tu un armadio?"

"Sì, ma non era grande come il tuo"

" E ce l'avevi anche tu un fratellino?"

"Sicuro, amore, guarda che ce l'ho ancora un fratellino: è lo zio D."

"Non è vero! Lo zio D. è uno zio, non un fratellino. Ringhio è un fratellino"

"Tesoro, lo zio D. non è stato sempre grande: prima era piccolo piccolo come Ringhio" (Sempre che Ringhio si possa definire "piccolo")

"Noooo, non è vero! Questa è una bugia! Lo zio D. è lo zio D. punto e basta! Il tuo fratellino era Ringhio che poi è diventato il mio"

"Ma come fa a essere Ringhio?! Io sono la sua mamma, non la sua sorella. Tu sei la sorella di Ringhio e la mamma è la sorella dello zio D."

"Sì, va bene, se tu vuoi puoi fare la sorella dello zio D. però per finta. Lo zio D. è sempre lo zio D."

Sospiro rassegnata.

"Va bene, ora dormi che è tardi. Vedi che Ringhio dorme già?"

"Mamma...."

"Dimmi ma poi basta che è ora di dormire"

"Ma il papà ce l'aveva la cameretta?"

"Sì, è quella dove tu e Ringhio avete ammassato tutti i giochi su dai nonni"

"Ma quella non è una cameretta! Non c'è il letto e neanche l'armadio"

"Ma una volta c'erano, quando il papà era piccolo. Poi quando è diventato grande ed è venuto a vivere con la mamma la nonna li ha spostati"

"E dove li ha messi adesso?"

"L'armadio è di là in garage e il letto sarà in soffitta"

"Ahhhh, e chi lo usa adesso?"

"Amore, non lo usa nessuno. Adesso dormi!"

"Forse lo userà il suo fratellino"

"Gioia, il papà non ha nessun fratellino. E' figlio unico, cioè c'è solo lui. E' solo" (Detto così fa una certa tristezza...)

"No, non è vero! Lo zio D. è il fratellino del papà"

"Ma no, al massimo lo zio D. è il fratello della mamma"

"Mamma, no! Lo zio D. è il fratellino del papà perché lui è un maschio come il papà. Punto e basta! Adesso zitta che io ho sonno"

"......."

Sull'albero genealogico c'è ancora da lavorare, ma la distinzione di genere l'abbiamo acquisita.

Essere mamma non è sempre bello. Non voglio dire che non rifarei i miei figli o che li spedirei indietro come reso (a volte sì, dai, ammettiamolo) , ma siamo sincere: essere madri ha anche i suoi lati negativi.

Ecco qui, in ordine sparso, le situazioni in cui mi imbizzarrisco come un cavallo pazzo e che mi schifano proprio dell'essere genitore:

  1. A TAVOLA: quando ti siedi a tavola e ti porti alla bocca la prima forchettata di pasta alla puttanesca, con i succhi gastrici che sono in fermento, le papille gustative che ballano la rumba e loro declamano: "Mamma, mi scappa la pipì/pupù proprio forte fortissimo";
  2. LA NOTTE: quando stai dormendo e ti svegliano a ripetizione perché hanno: sete/la tosse/il prurito al mignolo del piede sinistro/ l'uomo nero sotto il letto/non hanno più sonno/vogliono dirti un'informazione di vitale importanza;
  3. I PASTI: quando gli chiedi cosa vogliono mangiare e ti sbatti per soddisfare la loro richiesta, fai un impiattamento che manco alla finale di Masterchef e loro candidamente ti rispondono: "Io non ho più fame adesso. Avevo fame prima"
  4. IL BAGNO: quando sei in bagno ed entrano fregandosene altamente della privacy (la praivaché mamma?), si siedono sul tappeto e rimangono a fissarti. Farebbe saltare i nervi anche a Santa Madre Teresa di Calcutta;
  5. CONVERSAZIONI: quando stai parlando con un altro adulto e loro a raffica sparano: "Mamma, mamma, mamma ma mi ascoltiiiiiiii?";
  6. LE USCITE: quando dovete uscire, avete impiegato un'ora e mezza a preparare i pargoli, li avete caricati in macchina e legati ai seggiolini, avete sprangato porte e finestre, avete appoggiato il culo sul sedile, infilato la chiave e....- sono sicura che lo sapete benissimo- Vi assale un profumino di Eau de Pupù n.5, per cui dovete tirare giù il pupo dal seggiolino, toglierli i dieci strati di vestiti che ha indosso, lavarlo e cambiarlo;
  7. IL NASO: quando devono pulirsi il naso e invece del fazzoletto usano le tende della sala, il rivestimento del divano, le salviette del bagno, la manica del vostro vestito nuovo;
  8. LE PULIZIE: quando hai appena finito faticosamente di passare lo straccio bagnato sul pavimento, ti siedi soddisfatta e i piccoli demoni arrivano di corsa coi i loro piedini scalzi e lasciano le loro stampe che manco le star sul walk of fame;
  9. AL SUPERMERCATO: quando sei in coda alla cassa del supermercato e dopo ore di attesa, dopo la nonnina pensionata cieca e sorda, dopo l'omino col cappello che paga la spesa con la monetina rossa, dopo l'extracomunitario che vuole essere certo che non ci sia strutto nel pane che ha comperato, arriva il tuo turno, metti la spesa sul nastro e...Forza, diciamolo in coro! "Mamma, mi scappa la pipìììììì!";
  10. PER L'ETERNITA': l'ansia perenne e logorante che nasce con tuo figlio e cresce con lui, che non ti abbandonerà mai perché oramai sei mamma e quando sei mamma sei mamma per sempre, che ti spinge a chiederti ad ogni starnuto, ad ogni colpo di tosse e ad ogni mal di pancia se in realtà non sia il sintomo di qualche grave malattia.

Se volete aggiungerne qualcuno, forza, non esitate!

 

In questi ultimi giorni la mia vita notturna ha subito un grande miglioramento.

La Ninfa assieme ai regali di Santa Lucia si è beccata pure la varicella. Se siete mamme esperte, saltate questo paragrafo, sennò fatene tesoro che potrebbe servirvi prima o poi.

"La  varicellaè una malattia infettiva altamente contagiosa provocata dal virus Varicella zoster (Vzv), della famiglia degli Herpes virus." Detta così fa proprio paura, eh? Su, ripigliamoci un attimo. Chi di voi non ha avuto la varicella da piccolo?  Se non l'avete fatta, preoccupatevi. Se invece l'avete fatta, ecco, siete ancora vivi.

In breve è quella malattia infettiva per cui ci si ricopre di pustolette piene di siero che una volta scoppiate diventano crosticine e prudono molto. Se togli le crosticine, ti rimane una bella cicatrice.

La Ninfa per ora ne è affetta solo in forma leggera, che significa poche pustole, niente febbre e prurito nella norma. Solitamente viene prescritta una lozione per la pelle ( scusate, io sono retrograda ma uso il talco mentolato o "mescolato" come dice la pupa), un antistaminico e paracetamolo al bisogno.

Quindi, prima di andare a letto se ha molto prurito, come prescritto dalla pediatra, le do alcune gocce di antistaminico. Risultato: non si gratta più. Fattore collaterale: sonno di piombo. Il che vuol dire che al mattino la ritrovo nel letto nella stessa posizione in cui si è addormentata.

Non so se sia per simpatia o per altro, pure Ringhio dorme sonni sereni e si sveglia alle sei, ma senza l'intermezzo a cavallo delle due.

Riuscite a immaginare cosa vuol dire per me? No, non vuol dire che dormo otto ore di fila, perché oramai ho il cervello che automaticamente mi fa svegliare alle due e poi faccio fatica a riprendere sonno.

Se prima non dormivo per i risvegli di Ringhio o per il pavor nocturnus della Ninfa, ora non dormo perché c'è troppo silenzio: i pargoli non russano, non parlano, non si girano e rigirano come frittate nei loro lettini e il mio maledettissimo subconscio lo avverte come una sorta di pericolo. Quindi mi devo alzare per verificare che siano vivi e vegeti.

Per cui, ricapitoliamo la situazione: quando sono neonati non si dorme perché devono mangiare, quando sono poppanti non si dorme perché sono programmati dalla natura per svegliarsi frequentemente e rompono i maroni o soffrono di pavor nocturnus  quando dormono non dormiamo noi perché madre Natura ci fa scattare un segnale di allarme che ci spinge a verificare empiricamente che la nostra progenie non sia morta nel sonno.

Quindi, quando può dormire una povera madre?

Ieri sera  non ho dato  l'antistaminico alla Ninfa perché diceva che non le faceva prurito niente.

Durante la notte, sento una vocina che mi chiama.

-Mamma, facciamo l'albero di Natale?

Alle due di notte?! Ma poi l'abbiamo già fatto, no?

-Amore, cosa stai dicendo? Dormi che è notte.

-Quello con tutte le luci colorate che poi è bellissimo.

Mi alzo imbufalita perché voglio evitare che Ringhio si svegli. Entro nella cameretta e me la trovo lì, bella come il sole, seduta sul tappetto in mezzo alla stanza.

Comincia a battere le mani e a cantare una canzone. La guardo un attimo nella penombra e mi rendo conto che è persa nel suo mondo.

Ci mancava anche il sonnambulismo !

Con calma mi siedo vicino a lei e in tono tranquillo tento parlarle. Non serve a nulla. Dopo un altro paio di canzoni si alza e si rimette a letto.

Confesso che mi sono un pò agitata. Sicuramente come fenomeno è meno agghiacciante del pavor. Però sono comunque un filino preoccupata. La Ninfa non ha vagato per casa ma se dovesse farlo e non me ne accorgessi?

CF è sonnambulo, ma lui si è sempre limitato a parlare nel sonno, non si è mai mosso dal letto. Tranne forse da piccolo.

In qualunque caso quando si ha a che fare con bambini sonnambuli ci sono solo due cose da fare: stare calmi e assicurarsi che il pupo non si faccia male.

Dicono che poi passa da solo, di solito durante l'adolescenza. Quindi se mi va bene forse potrò dormire sonni tranquilli tra dieci o dodici anni circa.

Devo solo mantenere la calma, munirmi di thè e caffè e sperare che il mio sistema nervoso non collassi prima. O continuare a darle l'antistaminico.

 

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imagesC'è una cosa più bella del giorno di Natale. Impossibile, direte voi! Invece è proprio così: è la notte tra il 12 e il 13 dicembre, la notte di Santa Lucia.

La Santa siracusana è attesissima dai bambini della nostra zona (e pure da me, perché mia mamma mi fa ancora il regalo!).

La storia  di S. Lucia, portatrice di luce e protettrice di tutto quello che concerne gli occhi, passa con il suo carretto carico di giochi e dolci che consegna con l'aiuto del fedele cocchiere Castaldo a tutti i bambini buoni.

In cambio, ogni famiglia prepara una tazza di caffè per la Santa (che altrimenti poverina s'addormenta tra una consegna e l'altra), carote e fieno per l'asinello e latte e biscotti o un tozzo di pane per il buon Castaldo.

I bambini sanno bene che S.Lucia passa la sera del 12 dicembre in processione accompagnata dal tintinnio del campanellino d'argento.

E sanno pure che la notte non devono uscire dai loro lettini, perché la S.Lucia si spaventa e getta cenere negli occhi dei malcapitati (cosa non si dice per non farsi sorprendere a lasciare i doni).

Risultati immagini per campanella d'argento

Come per Babbo Natale, anche la Santa viene informata direttamente dai pupi su cosa vogliono ricevere. Ogni paesello ha una bella buca per le lettere a lei dedicata.

Io da stasera ho introdotto una nuova fiaba della buonanotte da raccontare ai pargoli: quella dell'asinello di Santa Lucia.

Perché se non ci fosse lui i doni non verrebbero consegnati, un po' come se mancassero le renne alla slitta di Babbo Natale.

download

 

L'ASINELLO DI SANTA LUCIA

" Quando Santa Lucia arrivò in cielo vide che era un posto davvero molto bello, con prati verdi e punteggiati di fiori. Santa Lucia venne accolta molto bene dagli altri Santi. Quello che le piaceva più di tutti era San Pietro, che con le sue rughe e la sua barba bianca sembrava un nonno buono e gentile.

 Lucia trascorreva le sue giornate passeggiando sulle nuvolette. Ma man mano che il tempo passava cominciò a diventare triste e malinconica. San Pietro se ne accorse e, preoccupato, le chiese quale fosse il problema.

"Sono preoccupata per i bambini che ho lasciato sulla Terra, soprattutto per quelli più poveri e bisognosi".

Il vecchio San Pietro allora le diede una piccola chiave d'oro e le disse: "Con questa chiave puoi aprire una porticina per vedere come stanno i bambini sulla Terra".

Lucia e il suo amico guardarono e quello che videro fece diventare la Santa ancora più triste. Sulla terra infatti i bimbi più poveri non avevano cibo, coperte per scaldarsi, giocattoli per giocare. 

San Pietro, vedendo che la povera Lucia piangeva disperata, le diede un'altra chiave.

"Questa chiave apre una porta nello spazio", spiegò 

La piccola santa guardò e vide giochi, dolci e morbide coperte che volteggiavano tra le stelle.

"Queste sono le cose che i bambini ricchi e viziati non vogliono più e che si sono dimenticati di avere. Se vuoi, puoi prenderle tutte e andare stanotte a consegnarle ai bambini poveri"

Gli occhi di Lucia tornarono a sorridere e la ragazza subito cominciò a raccogliere balocchi, dolcetti e coperte.

Il buon Pietro vide che il lavoro era tanto e andò a chiamare Castaldo, un giovane e robusto ragazzo, per aiutare la piccola Lucia. I due insieme misero tutti i doni su un bel carretto di legno. 

"Sono pronta a partire" esclamò Santa Lucia.

"Ma chi tirerà il carro?" chiese pratico Castaldo.

San Pietro assieme ai due compagni cominciò a cercare qualcuno disposto a tirare il carretto.

"Gatto, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono piccolo e non posso tirare il carretto. Chiedete al cane."

"Cane, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono il migliore amico dell'uomo e il mio compito è stare accanto a lui. Chiedete al bue"

"Bue, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono lento e non riusciremmo mai a consegnare tutti i regali in una sola notte. Chiedete al cavallo"

"Cavallo, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma il carro per me è troppo pesante e non riuscirei mai a trainarlo"

Sconsolata, Santa Lucia cominciò a piangere. Ma proprio in quel momento si sentì un "Hi-ho, hi-ho, hi-ho".

San Pietro, Lucia e Castaldo si girarono e videro un bell'asinello.

"Vengo io con voi a consegnare i regali ai bambini! Sono abbastanza forte da trainare il carretto e abbastanza veloce da fare il giro in una sola notte".

Lucia cominciò a saltellare per la gioia e abbracciò l'asinello.

Fu così che, da quella notte, Santa Lucia, Castaldo e il fido asinello tutti gli anni passano a portare giocattoli e dolcetti ai bambini buoni".

E voi, avete favole tradizionali legate a questo periodo dell'anno?

Sono curiosa di conoscerle!

 

 

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Ieri sera è venuta a trovarci una coppia di amici che non vedevamo da qualche mese. Aspettano un bambino. Sono frizzanti e agitati come tutte le coppie in attesa.

Ma sono anche molto pratici, o meglio lei è molto pratica. Sotto tutta quell'aurea rosa piena di cuoricini e sdolcinatezze varie tipica delle donne incinte, spicca una donna dal carattere forte.

Inevitabilmente abbiamo parlato di figli (no, tranquille, non ho fatto terrorismo psicologico).

Mi ha fatto una domanda spiazzante: "Ma voi l'avete fatto il pre-riconoscimento?"

Scena muta. Io e CF siamo scesi dalle nuvole. Il pre-ri-cosa?

In poche parole ci ha spiegato cos'è.

Quando si convive (ma anche se non si convive), al momento della nascita dei figli, entrambi i genitori devono andare all'anagrafe per riconoscere il frugoletto. Se ci va solo la mamma, al bambino viene dato il suo cognome di default. Il padre da solo non viene neppure preso in considerazione. Invece nelle coppie sposate questa procedura può essere fatta solo da un genitore.

Ma cosa succede se uno dei due non ha la possibilità di andare? Per esempio, se la mamma in seguito al parto (porella!) ha avuto delle complicazioni e non può andare all'anagrafe o se il padre è tragicamente venuto a mancare prima del termine (sì, sono ammessi scongiuri di ogni tipo), come fa a riconoscere il proprio figlio?

Ecco allora che i legislatori hanno avuto un colpo di genio: il riconoscimento posteriore al concepimento. Trattasi di una procedura semplicissima che ogni coppia non sposata che vuole riconoscere il proprio bambino dovrebbe fare.

Quando il figlio se ne sta ancora bello placido nella pancia della mamma, i futuri genitori muniti di documenti d'identità validi e di certificato che attesti la gravidanza vanno all'anagrafe e firmano una dichiarazione che afferma che, dall'unione naturale dei conviventi, è stato concepito un figlio che entrambi si impegnano fin da subito a riconoscere.

Una copia della dichiarazione viene rilasciata ai futuri genitori e, dopo il parto, basterà che uno solo di loro si rechi all'anagrafe. Et voilà!

Semplice, immediato ed efficace!

Noi non lo sapevamo. Non ce l'hanno spiegato neppure al corso pre-parto, quando ci è stato detto quello che dovevano fare le coppie non sposate.

Certo, per fortuna non ne abbiamo avuto bisogno. E se invece così non fosse stato? Mi vengono i brividi solo a pensarci.

E' soddisfacente sapere che pian piano la legislatura si sta adoperando per parificare e tutelare i figli non concepiti all'interno del matrimonio. Ma allo stesso tempo trovo strano che l'informazione non venga divulgata. Personalmente io non conoscevo questa pratica, ma chiedendo qua e là ho assodato che nessuna delle coppie non sposate con cui sono in contatto ne era a conoscenza. Fa parte della Legge numero 219 del 10 Dicembre 2012. Io ho avuto la Ninfa nel 2013  e Ringhio nel 2014, per cui qualcuno avrebbe potuto informarmi.

Francamente sono costernata. Insomma, non è un'informazione da poco!

Ho fatto una telefonata al comune dove viviamo, tanto per vedere che aria tira. La signora dell'anagrafe mi ha detto che è una pratica che nell'ultimo anno hanno fatto spesso, ma effettivamente non ci sono volantini o brochure che la incoraggiano. Davvero, ha detto proprio così, "incoraggiano"!

Neppure al consultorio ho trovato materiale informativo, ma mi hanno rassicurato dicendo che durante il corso pre-parto sono informazioni che si danno. Delle due, allora, l'una: o la nostra ostetrica si è dimenticata di dirlo o non lo sapeva nemmeno lei. Su dieci coppie (di cui tre non sposate) nemmeno una si ricorda di questo.

Che dire, per fortuna non ci è capitato nulla di grave! E' chiaro che se tornassi indietro lo farei subito immediatamente al volo.

Che di mamma (e anche di papà) in questo caso ce n'è una sola.