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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

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Buon inizio settimana e benvenute al primo appuntamento della mia nuova rubrica "Brescia donna 3.0".

Per iniziare le danze e presentarvi le donne legate alla mia città che hanno saputo cogliere nei social una nuova opportunità per condividere le loro passioni, oggi vi parlo di Monica Frizzarin.

Monica cura e gestisce da anni il blog con relativa pagina chiamato "Modello Unico" (se non o conoscete, eccolo qui)

Appassionata di Giappone e dintorni, Monica crea dei magnifici manufatti con stoffa, ago e filo.

Perché l'ho scelta

Ho conosciuto di persona Monica un anno fa ad un incontro di formazione sul poter dei social a Brescia.

Mi ha subito colpito la sua disponibilità ad aiutare gli altri, anche se sconosciuti, la sua fiducia nelle persone, la sua timidezza mista ad orgoglio quando mi ha lasciato il suo biglietto da visita.

Monica non è solo una donna che lavora, ma è anche una mamma.

E' vero che ora suo figlio è grande, ma non è sempre stato così.

Intervista a Monica Frizzarin di Modello Unico

  1. Monica in pillole: qualche dato essenziale su di te.

Ciao a tutti, ho 53 anni, sposata da 31 un figlio di 28. Vivo a Brescia dall'età di 7 anni e sono fieramente friulana. Da 20 anni faccio l'insegnante di tennis e ho una smisurata passione per tessuti e colori.

  1. Tre lati di te che ami e tre che detesti

Di me amo la mia capacità di ascolto, di accoglienza e la capacità di cercare il buono ed il bello in ognuno. Detesto, o comunque non mi piace troppo la mia fisicità, una certa dose di pigrizia, e.... non mi viene alto al momento

  1. Come è nata l'idea di Modello Unico?

Della mia storia fanno parte i  cartamodelli sul tavolo della cucina, il suono delle forbici che tagliano il tessuto nelle orecchie e l'immagine della mia mamma china sulla macchina da cucire.

Pensate che abbia imparato a cucire da piccola?

Sbagliato! Come molti ragazzini ho avuto il rifiuto per le cose che facevano i miei genitori.

Ma 5/6 anni fa ho deciso di punto in bianco di comprarmi una macchina da cucire e da lì provando, riprovando, sbagliando e riuscendo ho cominciato a confezionare piccoli oggetti per amici e parenti fino al tentativo di proporre qualcosa a un pubblico più ampio.

  1. Come mai il Giappone è così importante nelle tue creazioni?

La storia e le tradizioni di quel paese mi hanno sempre affascinato, i tessuti sono fantastici ma devo dire che il connubio è stato abbastanza casuale.

Avevo provato a mandare la domanda per la selezione ad un evento legato al Giappone che si svolge in città, "Il Giappone nel chiostro".

Dovendo necessariamente preparare qualcosa di inerente al tema dell'evento ho cominciato a fare delle ricerche per trovare qualcosa che mi rendesse riconoscibile e che fosse originale o per lo meno non comune.

Da lì è nata l'idea delle scarpine, ho trovato un modello di ispirazione orientale e l'abbinamento dei tessuti giusti ha fatto il resto.

Devo dire grazie una serie infinita di volte a questo evento, le scarpine sono diventate il mio prodotto must che mi ha fatto diventare “quella delle scarpine”.

La soddisfazione di guardare i sorrisi che si aprono quando la gente posa lo sguardo su di esse mi fa essere fiera di quello che creo. Penso che la tenerezza che scaturisce nel momento in cui le si guarda venga anche dal tipo di modello, fanno ricordare un abbraccio, qualcosa di caldo e morbido, una coccola per l'anima.

  1. Quante ore al giorno dedichi a questo progetto?

Guarda, se ci mettiamo dentro tutto, oltre il confezionamento vero e proprio, cioè la ricerca, i progetti, i prototipi, le fotografie, i social, il blog, il negozio su Etsy credo che una media di 3/4 ore al giorno penso siano una media ragionevole (per fortuna la mia giornata comincia molto presto!).

  1. Quanto tempo richiede creare un paio delle tue emblematiche scarpine?

Se teniamo conto del solo confezionamento  circa 2 ore e mezza al paio ma, come dicevo prima bisognerebbe quantificare anche il resto...

  1. Qual è il tuo lavoro più vecchio e a cui sei più affezionata?

Un ricamo a punto croce, un quadro ricamato per il battesimo di mia nipote...

Ebbene sì, ho un passato da ricamatrice, ed una cosa strana ma bellissima è che quando mio figlio era piccolo, per un certo periodo, ho ricamato per il negozio di Gabriella Trionfi, bravissima coach e scrittrice bresciana di un libro utilissimo per le creative, che poi quando ho cominciato la mia avventura con Modello Unico, ho ritrovato casualmente ma con infinito piacere.

  1. Oltre alle scarpine, cosa ti piace creare?

Mi piace creare accessori per grandi e piccini che in qualche modo possano anche fare da contorno alle scarpine.

Per i piccoli bavaglie, porta ciuccio, copertine, copri pannolino, cerchietti.

Per gli adulti pochette, buste porta tutto, borse, porta chiavi, porta occhiali , custodie, papillons e fazzoletti da taschino magari  dello stesso tessuto con cui confeziono le scarpine.

Non uso solitamente tessuti per bambini, per cui posso creare qualsiasi cosa con lo stesso tessuto.

Mi piace pensare di creare un legame tra mamma, papà e fratelli del bimbo che nasce. Un modo per legarli tutti assieme ad un evento importante.

  1. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso le tue creazioni?

Come amo dire voglio celebrare l'unicità delle persone.

In un mondo che ci vorrebbe tutti omologati, con  la pubblicità che ci forza inconsciamente o meno, ad acquistare le stesse cose, vorrei dare un'alternativa.

Un articolo unico, che ti rende speciale perché creato solo per te.

Fa parte della filosofia del mio brand: creo solo 1 articolo per tipo, con lo stesso tessuto ne posso creare di simili ma mai uguali, solo su ordinazione ne creo un altro uguale.

Siamo unici e quindi bellissimi, non dimentichiamolo mai!

Per il mio lavoro ho a che fare giornalmente con i ragazzi e sento e vedo tante cose che non mi piacciono.

Non ci si può sentire belli e parte di un gruppo solo se si possiede una cosa che hanno tutti... Non siamo mica pecore!

Forse ho una preferenza innata per le pecore nere!

  1. E come concili la tua passione con la vita familiare?

Sfrutto le ore della mattina, come ora 😛

Mi sveglio molto presto, alle 5,30, anche perché solitamente il pomeriggio sono sul campo da tennis.

Mio figlio è grande, ho un marito che cerca di comprendere la mia passione e qualche volta chiude un occhio sulle cose tralasciate per cucire.

Diciamo che mi destreggio tra i vari impegni giornalieri, sono una campionessa di slalom!

  1. Come sarebbe il tuo giorno perfetto?

Ne ho tanti tipi ma quello che mi viene in mente ora è questo.

Mi sveglio con i raggi del sole che entrano dalla finestra e il rumore del mare. Mio marito mi abbraccia e mi dice: ti voglio bene.

Mi alzo, faccio una carezza al gatto che si strofina contro le mie gambe. In cucina con una tazza di caffè in mano guardo il mare e respiro l'aria salmastra.

Mio marito mi saluta e va al lavoro; io mi preparo e scendo al piano di sotto, apro il mio negozio/laboratorio e aspettando la gente mi metto a cucire.

Nel frattempo arriva una video chiamata di mio figlio dalla Danimarca che mi dice che gli hanno acquistato dieci repliche dello spettacolo teatrale  che ha scritto e di cui è protagonista.

 Bello sognare no!?!?!?

  1. C'è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo e se sì perché non lo hai ancora fatto?

Sì. Trasformare la mia passione in un lavoro, ma le tasse e la paura di un salto nel buio mi frena.

Un altro grandissimo sogno è quello di sviluppare e fare diventare grande, con l'associazione di cui sono co-fondatrice, l'Infinitamente Crea, un luogo dove le creative possano incontrarsi, creare, condividere e vendere quello che producono.

Un luogo degno del fatto a mano, dove si possa valorizzare l'artigianato che è un grandissimo valore della nostra bellissima Italia.

  1. Quali sono i tre valori più importanti che vorresti/hai trasmesso a tuo figlio?

Vorrei avergli trasmesso il rispetto per le persone, la dignità di guadagnarsi il pane onestamente e il coraggio di inseguire i suoi sogni, lavorando duro, senza accettare compromessi o scorciatoie.

Conclusione

So che queste domande non bastano a mettere in risalto la particolarità di Monica, unica proprio come i modelli che cuce a mano.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 22 ottobre.

Se vuoi fare felici Monica e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Settembre è un po' il nuovo gennaio: si stila una lista di buoni propositi, si comincia una nuova dieta, ci si iscrive in palestra e si fanno nuovi progetti.

I progetti talvolta si concretizzano grazie anche all'aiuto delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino.

Mesi fa - non so più nemmeno quanti- avevo partecipato ad un incontro di formazione promosso da Facebook per dare l'opportunità alla donne di avvicinarsi a questo social, per far comprendere le sue infinite potenzialità anche in ambito lavorativo.

Durante questa giornata ho incontrato e conosciuto alcune donne meravigliose.

Abbiamo parlato della loro vita, dei loro sogni e del duro lavoro che c'è dietro alla loro realizzazione, ci siamo confrontate su diverse tematiche, quali l'organizzazione, l'importanza di avere "una stanza tutta per noi".

Così, quasi per caso, mi è venuta l'idea di aprire qui sul blog una nuova rubrica.

L'idea mi è rimasta in testa, si è accampata in un angolino, come un piccolo tarlo.

Ogni tanto, nei momenti più improbabili, la ripescavo, la smontavo, la assemblavo di nuovo.

Ci ho riflettuto a lungo perché non sono una persona impulsiva e prima di partire volevo avere chiara la direzione da prendere.

Oggi vi presento ufficialmente "Brescia Donna 3.0", una  rubrica dedicata a donne che non si accontentano di fare le mamme o di lavorare, ma che hanno colto l'opportunità delle nuove tecnologie per cercare un'affermazione anche a livello personale.

Ho deciso di circoscrivere la zona alla mia città, perché mi piacerebbe in un futuro spero non troppo lontano creare una rete tra donne per le donne e questo non si può fare se non ci si conosce nemmeno tra di noi.

"Brescia Donna 3.0" è una rubrica a cadenza mensile.

Ogni post ci permetterà di conoscere la protagonista attraverso una serie di domande.

Ovviamente ogni vostro contributo sarà più che gradito.

Con questa serie di interviste vorrei riuscire a comunicare a tutte le donne, soprattutto alle mamme, che fare ciò che ci piace davvero non è così impossibile come sembra.

Troppe volte sento attorno a me persone, quasi sempre donne e soprattutto mamme, che si lamentano perché non hanno il tempo per fare ciò che vogliono.

E' innegabile che l'accudimento dei figli, non solo quando sono piccoli, porti via una gran fetta della giornata e sono la prima a dirlo.

Ma è anche innegabile che spesso i figli vengono usati come un pretesto per non fare più nulla e crogiolarsi nell'autocommiserazione, con tutte le implicazioni che questo comporta.

Le donne intervistate sono persone comuni, proprio come noi.

Comuni e straordinarie allo stesso tempo. 

La loro peculiarità?

Capire che le passioni sono ciò che ci tiene vivi e che la condivisione, anche e soprattutto attraverso le nuove tecnologie, può portare lontano.

Il primo appuntamento è per lunedì 24 ottobre e di volta in volta vi comunicherò la data successiva.

Intanto ringrazio le partecipanti senza le quali ovviamente la rubrica non sarebbe nata, ringrazio le ragazze del gruppo "Progetto blog" creato da Agnieszka di "Combinando" per esserci davvero sempre.

E, se avete letto fin qui, ringrazio anche voi che mi seguite e mi date l'energia e l'entusiasmo per andare avanti.

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Siamo ufficialmente entrati nel mese di Settembre.

Questo mese riecheggia di nuovi inizi, soprattutto scolastici e lavorativi, di ritmi che tornano ad essere più frenetici, mentre la natura, dal canto suo, ci invita a rallentare, a prepararsi all'arrivo dell'autunno.

Il tempo -e l'umoredirei io- si fa ballerino. Giornate autunnali, sferzate da piogge incessanti e venti freddi, si alternano a giorni dai cieli tersi, soleggiati e briosi, strascichi di un'estate che si vorrebbe trattenere tra le mani ancora un po'.

Approfittando quindi del primo week-end autunnale che ci ha traghettato nel nono mese dell'anno, per combattere lo sconforto, rinsaldare gli animi e quietare le mie piccole pesti, cosa c'è di meglio che preparare una buona torta?

In vista dell'estate che se ne va, la Ninfa e Ringhio hanno deciso di preparare una torta alle pesche in stile autunnale.

La torta morbida alle pesche è un dolce facile e veloce che i bimbi possono preparare da soli con la supervisione di un adulto.

E'una torta soffice, profumata, che ricorda l'estate per l'uso delle pesche e del basilico, ma allo stesso tempo anticipa l'autunno, grazie ad una preparazione che rimanda a quella della tradizionale torta di mele.

Torta morbida alle pesche: ingredienti

La torta morbida alle pesche non necessita di molti ingredienti:

  • 3 pesche o pesche noci belle mature
  • 100 grammi di farina 0 o 00
  • 100 grammi di amido di mais
  • 100 grammi di olio di semi
  • 180 grammi di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • tre foglie di basilico
  • zucchero a velo per decorare

Pronti a procedere? Ecco qui come preparare il nostro dolce.

Torta morbida alle pesche: procedimento

Iniziate preriscaldando il forno a 180° gradi.

Imburrate una teglia ad anello del diametro di 24 cm, oppure foderatela con la carta forno.

Fatto questo, setacciate le farine assieme al lievito e tenetele da parte.

Grattugiate la buccia di un limone preferibilmente biologico.

Tagliate le pesche a spicchi e mettetele a scolare in un colino.

In una terrina dai bordi alti mettete lo zucchero e le uova.

Servendovi di uno sbattitore elettrico lavorate questi ingredienti finché lo zucchero non si sarà sciolto ed il composto non sarà diventato chiaro e spumoso.

Aggiungete lentamente l'olio di semi, la buccia di limone e le foglie di basilico spezzettate a mano.

Lavorate per un minuto e passate alle polveri.

Riducete la velocità e incorporate la miscela di farina bianca, amido di mais e lievito un cucchiaio alla volta.

Quando l'impasto sarà denso e omogeneo, spegnete lo sbattitore e prendete le pesche.

Passate gli spicchi nella farina bianca in modo che non affondino ed uniteli all'impasto utilizzando un cucchiaio di legno e mescolando dall'alto verso il basso.

Versate il composto nella teglia ed infornate in forno statico ad altezza media.

Per recuperare la temperatura che diminuisce sempre quando si apre il forno, alzate il termostato di dieci gradi per i primi dieci minuti, poi abbassatelo di nuovo.

La torta deve stare in forno circa 40 minuti, ma regolatevi come sempre in base al vostro forno.

Noi per esempio dopo i primi venti minuti abbiamo abbassato la temperatura a 160° perché ci sembrava di sentire odore di bruciato (per fortuna era solo il naso ingannatore).

Passati i 40 minuti, fate la prova stecchino e se l'impasto non è rimasto attaccato al bastoncino, spegnete il forno, socchiudete lo sportello e lasciate la torta ad intiepidire al suo interno.

Dopo un'oretta potrete sfornare il vostro dolce e metterlo su una gratella.

Se avete seguito tutti i semplici passaggi, avrete ottenuto una torta mediamente alta, leggermente umida in superficie e da chiaro aroma di pesche.

Assicuratevi che sia davvero ben fredda ed infine cospargetela con abbondante zucchero a velo.

Vi avviso: è talmente morbida, saporita e al tempo stesso leggera che sparirà in un attimo.

In caso ve ne rimanga un po', potete conservarla in una tortiera per un paio di giorni al massimo.

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Che dite, a noi è sembrato un modo delizioso per celebrare il momento di transizione tra agosto e settembre, per iniziare con sprint il nuovo mese, sicuramente impegnativo ma che si prospetta pieno di cose interessanti.

E voi cosa avete fatto in questo fine settimana?

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Eccomi, le ferie sono finite e sono definitivamente rientrata alla base.

Anzi, ho già anche ricominciato a lavorare.

No, non lo sto dicendo con spavalderia, ma semmai proprio il contrario.

Rientrare al lavoro dopo settimane di vacanza mi causa un'ansia che la metà basta e avanza.

Piangere e agitarsi però non serve a nulla.

Nel tempo ho imparato che i primi giorni di lavoro sono giorni di assestamento.

Li considero come un piccolo periodo di transizione e, negli ultimi anni, ho scoperto che se li affronto in modo "soft" alla fine non sono così tragici.

Il ritorno alla solita vita, alla routine frenetica da mamma lavoratrice, non deve per forza essere negativo.

Insomma, durante i mesi in cui non siamo in ferie riusciamo comunque a fare cose stimolanti e divertenti: una cena con gli amici, una gita fuori porta, un poco di giardinaggio.

Questo è un ottimo punto di partenza: pianificare cose piacevoli mi fa sentire ancora un po' in vacanza.

A volte devo riconoscere che tutta questa pianificazione può risultare un'arma a doppio taglio, perché rischio di mettere troppa carne al fuoco.

In men che non si dica, se non sto attenta, mi ritrovo l'agenda piena di impegni la maggior parte dei quali è destinata a fallire miseramente dopo il primo mese.

Quindi assegno un ordine di priorità agli impegni e ai progetti che mi interessano.

In questo modo comincio già a capire dove indirizzare le mie energie.

Parto con calma, senza fare tutto subito.

Durante il corso della giornata mi piace ogni tanto prendermi delle pause "contemplative": mi perdo nei ricordi delle ferie e inizio a progettare quelle nuove.

La parola d'ordine per evitare ansie da rientro è gradualità.

Rientrare al lavoro dopo le vacanze equivale a fare un intenso sforzo fisico.

E certi sforzi non si possono affrontare senza un allenamento graduale.

Quindi non siate severe con voi stesse, non pretendete di essere efficienti e produttive subito al cento per cento.

Cercate di riposare bene (sì, lo so, mamme e sonno non vanno d'accordo), di mangiare sano, seguendo la stagionalità dei prodotti, di passare qualche ora all'aria aperta senza necessariamente fare un'intensa attività fisica.

Concentratevi sulle vostre esigenze e non solo su quelle dei vostri familiari: rientrare dalla vacanze non vuol dire dimenticarsi di noi come persone. Prendetevi il vostro tempo, i vostri spazi.

E poi diciamocelo: il rientro dalle vacanze significa anche la riapertura delle scuole.

Quante di voi stanno facendo il conto alla rovescia? Uhhh, quante mani alzate!

Forza, allora, ricominciamo assieme.

Piano piano e con serenità.

Buon rientro a tutte!